“La spirale della vita”, in memoria delle vittime di mafia

fontana della vita

PALERMO – Una grande installazione a forma di spirale, in memoria di tutte le vittime di mafia. È l’ultimo lavoro dell’artista veneziano Gianfranco Meggiato. Un’opera inserita nel programma di I-design tra i collaterali di Manifesta 12 e in Palermo Capitale Italiana della Cultura e a cura di Daniela Brignone. Dal 19 luglio, giorno in cui ricorre il 26esimo anniversario della strage di via D’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, l’installazione sarà visibile e visitabile in piazza Bologni a pochi passi da Palazzo Belmonte Riso – sede del Polo Museale Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo – e dal No Mafia Memorial, la nuova istituzione culturale nata a Palermo per custodire la memoria dell’antimafia ed essere al contempo un luogo di incontro ed elaborazione sui diritti umani.

“La Spirale della vita”, l’opera creata utilizzando come materia prima 2000 sacchi militari, ha un diametro di 10 metri e rappresenta la prima installazione temporanea di grandi dimensioni realizzata a Palermo in memoria delle vittime di Cosa Nostra. Tra i patrocinatori dell’evento oltre al Comune e al Museo Riso ci sono il No Mafia Memorial presieduto da Umberto Santino, il Centro Paolo Borsellino presieduto da Rita Borsellino, il Marca (Museo delle Arti di Catanzaro) e la Fondazione Rocco Guglielmo.
Su progetto di Dario Scarpati, esperto di accessibilità museale, l’opera è concepita per consentire l’ingresso alle persone con disabilità motoria e agli ipovedenti in autonomia, grazie alla presenza di guide in braille, coniugando così gli aspetti legati all’arte e all’accessibilità. L’installazione sarà accompagnata da un catalogo pubblicato da Editoriale Giorgio Mondadori, con interventi istituzionali e saggi della curatrice Daniela Brignone e del critico Luca Nannipieri.

“Solo il libero pensiero, l’acquisizione di consapevolezza e non le armi – sottolinea l’artista Gianfranco Meggiato – possono salvare l’uomo da se stesso. L’uomo non ha bisogno di sovrastrutture ma, direttamente, con l’umiltà dell’apprendista, dovrà percorrere il proprio individuale labirinto per arrivare alla conoscenza”. Un progetto dal valore fortemente simbolico che parte dalla forma della spirale come rappresentazione del flusso vitale: quel percorso tortuoso che ognuno intraprende alla nascita, a volte tormentato da prove e fatiche, che conduce alla contemplazione e alla consapevolezza della verità e della giustizia. Valori rappresentati dall’imponente scultura – alta 4 metri – posta come punto di arrivo al centro dell’opera. Un’esperienza immersiva e multisensoriale che risulterà ancora più intensa per il visitatore che sarà investito dall’odore sprigionato dai sacchi di juta”.

“L’opera di Meggiato simboleggia la rinascita di un pensiero e di una coscienza che risveglia valori sopiti – dice la curatrice Daniela Brignone – Partendo dalla storia egli riscrive idealmente il futuro di un territorio, ridando un senso alla lotta per la libertà individuale. Attraverso l’espressione artistica, Meggiato traccia un percorso iniziatico, sospeso spazialmente e temporalmente, per ridestare gli animi dall’indifferenza al fine di intravedere la luce. La Spirale della vita coniuga così il valore dell’arte e della cultura a quelli dell’umanità”.

Scrive sul catalogo il critico d’arte Luca Nannipieri: “L’arte moltiplica la vita, anche quando affronta la materia più brutale dell’Italia democratica: i morti ammazzati per mafia. L’opera forse più civile di Gianfranco Meggiato dimostra che l’arte non è lontana dalle tragedie della storia. Le centinaia di vittime della mafia, trascritte una ad una sui sacchi militari, custodiscono questa spirale che culmina nella grande scultura di Meggiato, per testimoniare che l’arte è memoria della vita: è innalzamento della vita sulle macerie della morte. Se l’arte fosse soltanto estetica, sarebbe perdutamente ornamento, decorazione, cioè cosa superflua. In verità Meggiato dimostra, con quest’installazione, che l’arte è anche interrogazione viva sulle problematiche più brucianti e drammatiche del presente”.

“Il Polo Museale d’Arte Moderna e Contemporanea – dice la Direttrice del Polo Museale, Valeria Patrizia Li Vigni – ha aderito con entusiasmo all’ iniziativa di Daniela Brignone, inserita tra gli eventi collaterali di Manifesta 12, perché ben si allinea con gli obiettivi del Riso.  Il concetto di arte pubblica, condivisa e sociale, il lavorare in rete e fare sistema sono i principi perseguiti dal Riso e presenti nel progetto che vede la realizzazione dell’opera di Gianfranco Meggiato, artista di fama internazionale, a piazza Bologni.  Spazio esterno condiviso dal Riso, dal No Mafia Memorial e da I-design che dà luogo a un’opera concepita come percorso labirintico accessibile a tutti, simbolo del cammino impervio della vita. Si tratta del secondo evento del Riso inserito nei programmi di Manifesta 12 per la sezione Educational, dopo la mostra  “Breaking Myth” realizzata con lo SCAD University di Atlanta al Museo d’Aumale di Terrasini, altra sede del Polo Museale”.

GIANFRANCO MEGGIATO
Gianfranco Meggiato nasce il 26 agosto 1963 a Venezia. Nella sua opera guarda ai grandi maestri del 900: Brancusi per la sua ricerca dell’essenzialità, Moore per il rapporto interno-esterno delle sue maternità e Calder per l’apertura allo spazio delle sue opere. Lo spazio entra nelle opere di Meggiato e il vuoto diviene importante quanto il pieno. L’artista modella le sue sculture ispirandosi al tessuto biomorfo e al labirinto, che simboleggia il tortuoso percorso dell’uomo teso a trovare se stesso e a svelare la propria preziosa sfera interiore. Meggiato inventa così il concetto di “introscultura“ in cui lo sguardo dell’osservatore viene attirato verso l’interiorità dell’opera, non limitandosi alle superfici esterne. “A livello formale lo spazio e la luce non delimitano l’opera, scivolandole addosso come fosse un tuttotondo, ma penetrano al suo interno avvolgendone i reticoli e i grovigli arrivando ad illuminare la sfera centrale quale ideale punto di arrivo”.

A partire dal 1998 Meggiato partecipa ad esposizioni in Italia e all’estero, tra cui in USA, Canada, Gran Bretagna, Danimarca, Germania, Belgio, Olanda, Francia, Austria, Svizzera, Spagna, Portogallo, Principato di Monaco, Ucraina, Russia, India, Cina, Emirati Arabi, Kuwait, Corea del Sud, Singapore, Taipei, Australia. Nel 2007 le sue sculture monumentali sono presenti all’OPEN10 di Venezia – Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni. Tra il 2007 e il 2009 gli vengono dedicate diverse mostre personali: dal Museo degli Strumenti Musicali di Roma, al Palazzo del Senato a Milano e al Museo Correr (Biblioteca Marciana) a Venezia.
Nel 2009 partecipa alla mostra di sculture monumentali “Plaza” di Milano, (ventesimo anniversario del crollo del Muro di Berlino) mentre nel 2010 installa una sfera monumentale sul Breath Building GEOX a Milano ed è invitato ad una mostra personale all’ UBS BANK di Lugano.

Nel 2011 e 2013 è alla Biennale di Venezia nei padiglioni nazionali. Nel 2012 in occasione di Art Bre a Cap Martin la sua Sfera Enigma viene presentata al Principe Alberto di Monaco e successivamente esposta sul porto di Montecarlo. Nel 2014 il Lu.C.C.A. Center of Contemporary Art ospita una personale dell’artista e lo invita a partecipare alla collettiva ”Inquieto Novecento”: Vedova, Vasarely, Christo, Cattelan, Hirst e la genesi del terzo millennio. Nel dicembre 2016 espone una scultura monumentale: Sfera Sirio diam. 2 metri nel parco Bayfront di Miami.

A febbraio 2017, nel complesso monumentale della Misericordia a Venezia, viene inaugurata una grande mostra antologica con più di 50 opere. Sempre nello stesso anno, a giugno, il museo MARCA di Catanzaro inaugura una grande mostra dedicata al suo lavoro in quattro location della città: Museo Marca, Scolacium, Musmi (Museo Militare) e Marca Open con ”Il Giardino delle Muse Silenti” una installazione di grandi dimensioni con otto opere monumentali all’interno di un labirinto. Ad Ottobre 2017 a Gianfranco Meggiato viene conferito il prestigioso premio ICOMOS-UNESCO ”per aver magistralmente coniugato l’antico e il contemporaneo in installazioni scultoree di grande potere evocativo e valenza estetica” Sempre nello stesso mese, in occasione di Pistoia capitale della cultura, Meggiato viene invitato ad esporre in piazza duomo con una sua installazione: Il Mio Pensiero Libero-Le Muse Silenti.

Strage in California. Ancora ignoto il movente

san-bernardinoGli Stati Uniti fanno di nuovo i conti con le sparatorie. Quella avvenuta in queste ore in California, nella strage chiamata di San Bernardino, è la 355esima dall’inizio dell’anno. I due killer responsabili della strage al centro per disabili di San Bernardino, in California, di cui ancora non si conosce il movente, sono stati uccisi dopo un inseguimento. I due assassini Syed Rizwan Farook, 28 anni, e Tashfeen Malik, 27 anni, un uomo e una donna, “pesantemente armati”, hanno aperto il fuoco in una sala del centro uccidendo 14 persone e ferendone 17, mentre era in corso la festa di Natale, sparando per 30 secondi, fermandosi per ricaricare e colpendo ancora. Subito dopo sono saliti su un suv inseguiti dalla Polizia, che nel frattempo aveva avuto una segnalazione, durante il tragitto i due si sono sbarazzati di diversi tubi esplosivi lanciandoli dal finestrino.

L’Fbi sta ancora indagando, ma al momento non si hanno notizie certe sul movente, anche se non si esclude quello terroristico. A far discutere è l’origine pakistana del killer Farook, anche se potrebbe trattarsi anche di astio con i colleghi, visto che Farook aveva lavorato nel centro per disabili.

Il presidente Barack Obama dallo Studio ovale dichiara che è possibile che la sparatoria sia legata al terrorismo, ma che le autorità ancora non lo hanno accertato.
Resta comunque una delle peggiori sparatorie di massa che gli Usa ricordino, tra il 2001 e il 2013 le armi da fuoco hanno ucciso oltre quattrocentomila americani (i dati sono dei Centers for Disease Control and Prevention).

“Troppe sparatorie, basta. Il Congresso deve fare di più per prevenire la violenza delle armi da fuoco”: è il commento a caldo sulla Cbs del presidente americano, Barack Obama.

Redazione Avanti!

CALCA MORTALE

Mecca-strage fedeli

Una carneficina nella calca che ha fatto già 717 morti e un migliaio di feriti è il bilancio terribile di una tappa importante, l’Eid al Adha, o Festa del sacrificio, una festività che coincide con la fine dell’hajj, l’annuale pellegrinaggio alla Mecca. Il pellegrinaggio è uno dei cinque pilastri dell’Islam, insieme alla ‘shahada’, la professione di fede, l’elemosina, la preghiera e il digiuno nel mese del Ramadan.
Il pellegrinaggio, il più grande raduno annuale nel mondo, è spesso teatro di resse mortali, che causano anche disordini e incendi.

Il tragico incidente è avvenuto questa volta poco dopo le 7 di mattina a Mina, a una decina di chilometri dalla Mecca, mentre i fedeli si spostavano dagli attendamenti al luogo dove si svolge il rito della lapidazione delle tre colonne, le cosiddette stele di Satana che simbolizzano le tentazioni del diavolo, al terzo giorno del pellegrinaggio. In questa località sono state allestite più di 160 mila tende che ospitano i fedeli durante il pellegrinaggio che porta ogni anno nella città santa dell’Islam un totale di circa due milioni di fedeli.

Ma questo di oggi non è certo il primo incidente avvenuto nella città santa all’Islam nelle ultime settimane perché soltanto una decina di giorni fa, l’11 settembre, prima dell’inizio del pellegrinaggio, una gru era crollata uccidendo oltre cento persone. Il bilancio delle vittime odierno è comunque il più grave dalla strage del 1990, quando ben 1.426 persone morirono orribilmente calpestate nella calca in un tunnel che portava alla Mecca.

Nelle operazioni di soccorso sono impegnati 4 mila soccorritori con oltre duecento ambulanze.

Stampede

Il massacro esula però dalla cronaca per quanto tragica perché ha un risvolto politico di forte impatto. Tra le vittime ci sono anche fedeli iraniani e il governo di Teheran accusa l’Arabia saudita di non essere in grado di garantire la sicurezza dei fedeli. Il responsabile dell’organizzazione del pellegrinaggio da parte iraniana, Said Ohadi, – alla tv iraniana – ha indicato come causa scatenante

dell’incidente la chiusura per ‘ragioni sconosciute’ di una strada vicino al luogo della cerimonia, dove è avvenuta la calca mortale. Riad e Teheran si contendono in ogni modo la primazia religiosa e politica sulla regione. L’Arabia saudita, a maggioranza sunnita, e l’Iran a maggioranza sciita, se le

danno di santa ragione anche per interposta guerra, come nel caso della Siria o delle Yemen, e cercano ogni pretesto per segnare un punto a proprio favore.

L’incidente di oggi può quindi solo peggiorare lo stato dei rapporti tra i due competitori regionali con possibili nefaste influenze ben più lontano dal luogo materiale del disastro.

È anche sorprendente come siano miseramente falliti tutti gli sforzi dei sauditi per mettere al sicuro il pellegrinaggio. Riad ha speso miliardi di dollari per mettere al sicuro il percorso dei fedeli utilizzando anche la tecnologia più sofisticata, ma concentrandosi soprattutto sul pericolo, tutt’altro che remoto, di un attentato terroristico. Per l’accesso al luogo dove è avvenuto l’incidente è stato anche costruito un ponte su tre piani per aumentare lo spazio percorribile, sono state moltiplicate le porte per entrare e uscire, mentre telecamere a circuito chiuso avrebbero dovuto segnalare il rischio di un accalcamento, e quindi di dare l’allarme e prendere provvedimenti prima che si verificasse il disastro. Il tutto era controllato a vista da oltre 100 mila agenti.

Ma tutto questo evidentemente non ha evitato il massacro indicando, senza dubbio, una responsabilità nell’organizzazione dell’evento religioso.

 

Turchia. Erdogan censura la strage di Suruc

Turchia blocca TwitterÈ stato identificato il kamikaze che ha portato alla strage dei giovani volontari socialisti a Suruc, si tratta di un 20enne turco Abdurrahman Alagoz, originario della provincia sudorientale di Adiyaman. La stessa provincia dove, la sera prima della strage, durante una ricognizione nella zona rurale, un soldato turco è stato ucciso e altri due feriti, in un attacco da parte del gruppo dei guerriglieri del Pkk. Il Pkk torna all’attacco e annuncia come rappresaglia per la strage di Suruc di aver ucciso due poliziotti in Turchia a Ceylanpınar. I militanti del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) ha spiegato in una nota su uno dei loro siti web che i due agenti di polizia sono stati uccisi intorno alle 6:00 per la loro “collaborazione con le bande del Daesh (Stato Islamico)”.

La carneficina a Suruc rischia sempre di più di riaccendere la miccia delle proteste in Turchia, tanto che il Tribunale di Suruc, nel sudest del Paese, ha vietato la pubblicazione su Twitter di foto e video sull’attentato (in base alle leggi approvate per contrastare il terrorismo). Un blocco preceduto dalla disposizione di 24 ore di divieto di manifestazioni, comizi e assembramenti emesso da Izzettin Kucuk, prefetto della provincia sud-orientale di Sanliurfa ove si trova Suruc, e valido sull’intero territorio.

La disposizione ha dato quattro ore di tempo al social network per oscurare 107 immagini sull’attentato. Ma scaduto il termine previsto, Twitter ha oscurato solo 50 messaggi, e quindi è stato bloccato, fino a che non ha applicato le misure decise dal tribunale e rimosso anche i rimanenti 57, insieme alle foto e ai video collegati all’hashtag #suructakatliamvar, super-cliccato. Il giudice, inoltre, ha disposto il blocco dell’accesso alle immagini su Internet e ha vietato “la pubblicazione di materiale audiovisivo legato all’attacco terroristico” su quotidiani e televisioni, come riporta l’agenzia ufficiale Anadolu. Come conseguenza #TwitterBlockinTurkey è entrato subito nei tender topic.


Non è la prima volta che la Turchia blocca il popolare social network, già a marzo su disposizione del presidente Erdogan l’accesso a Twitter venne bloccato, provvedimento poi annullato dalla Corte Costituzionale per violazione dei diritti dei cittadini. In base ai dati forniti dal quotidiano Hurriyet, dal 2010 al 2014 mass e social media turchi sono stati destinatari di oltre centocinquanta “ordini di non pubblicazione” che vanno dalla morte di civili, ai casi di corruzione, senza dimenticare i casi delle tragedie nelle miniere di Soma ed Ermenek, e persino nei casi delle ‘calciopoli’ locali.

Liberato Ricciardi

Immigrazione. Oggi sbarcati oltre 1000 migranti

ImmigrazioneInterventi nei Paesi d’origine, distruzione dei barconi, raddoppio dell’operazione ‘Triton’, ricollocazione d’emergenza condivisa tra tutti i Paesi, collaborazione con le Nazioni Unite, sforzo comune alle frontiere meridionali della Libia. Questi alcuni degli impegni concreti che il governo italiano tenterà di definire a poche ore dal Consiglio europeo straordinario fissato per domani, e chiesto dall’Italia dopo il nubifragio della scorsa notte che ha provocato la morte di circa 800 persone nelle acque del Mediterraneo. Nel frattempo non si fermano gli sbarchi: 446 immigrati – soccorsi ieri – sono arrivati nel porto di Augusta a bordo della nave ‘Bettica’ della Marina militare. Sono invece giunti a Lampedusa, sulla nave ‘Fiorillo’ della Guardia costiera, 112 immigrati tratti in salvo a circa 50 miglia a nord est di Tripoli, in acque libiche. E 540 somali ed eritrei sono sbarcati a Salerno.

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L’EUROPA SI SVEGLIA

Immigrati-Sicilia-strageMentre si contano i morti della più grande tragedia legata all’immigrazione clandestina, consumatasi sabato notte nel Canale di Sicilia (che potrebbero sfiorare le 900 vittime) – cui si aggiungono quelli del naufragio di stamane di un’imbarcazione nei pressi di Rodi, in Grecia – prende forma la mobilitazione generale da parte delle Istituzioni nazionali e internazionali nel tentativo di comprendere da quale verso cominciare per affrontare la situazione emergenziale. A partire dal segretario generale dell’Onu che parla di “impatto pesante” per l’Italia, passando per l’Ue – accusata di inazione nella crisi dei migranti dalle associazioni per i diritti umani – che fissa diversi vertici straordinari sull’immigrazione. Durante la riunione straordinaria di oggi pomeriggio è stato presentato un piano in dieci punti da attuare nell’immediato. Secondo Pia Locatelli, deputata del Partito socialista italiano e presidente onoraria Internazionale socialista donne “l’Europa ha grandi responsabilità dinanzi a questa ennesima ecatombe in mare: non è stata capace né di leggere la realtà geopolitica, né di assumere iniziative come protagonista: ma ora deve svegliarsi e intervenire al più presto”.

NAZIONI UNITE: PESANTE IMPATTO – Ban ki-Moon, segretario generale dell’Onu ha riconosciuto l’“impatto pesante” per il nostro Paese provocato dal consistente flusso migratorio che ha trasformato il mare Mediterraneo nella “rotta più letale del mondo” per tutti coloro che sfuggono da zone in guerra, in cerca di una vita dignitosa. Ban ki-Moon – dopo aver espresso gratitudine al governo italiano per il suo impegno nei soccorsi e nell’accoglienza – ha lanciato l’appello perché da parte della comunità internazionale arrivi una “risposta globale e collettiva”.

UE: VERTICI STRAORDINARI SU IMMIGRAZIONE – Si è tenuta oggi pomeriggio una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri e degli Interni dell’Ue per affrontare la situazione nel Mediterraneo. Durante l’incontro il Commissario Ue per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos ha presentato al Consiglio ministri Interni-Esteri un piano d’azione in dieci punti da “mettere in atto immediatamente” in vista del vertice di giovedì. Il piano, tra l’altro, prevede il “rinforzo” delle operazioni Triton-Poseidon e la cattura e distruzione dei barconi usati dai trafficanti. Nel frattempo il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk ha annunciato che giovedì si terrà un vertice straordinario sul tema dei naufragi nel Mediterraneo.

LOCATELLI (PSI): UE PREDISPONGA UN PIANO MARSHALL – Secondo Pia Locatelli l’Europa deve predisporre “immediatamente un ‘Piano Marshall’, così come è successo dopo seconda Guerra Mondiale quando gli Usa aiutarono il Vecchio Continente a risollevarsi. Oggi siamo noi a essere in prima fila per aiutare i Paesi del Nord d’Africa, ed evitare altre stragi in mare”. L’esponente socialista ha inoltre avanzato alcune proposte per fronteggiare l’emergenza. “Lampedusa potrebbe diventare un zona extraterritoriale – ancor meglio se si riuscisse a fare sulle coste nordafricane – per fare in modo che l’Europa crei un avamposto ove accogliere e valutare le diverse situazioni dei migranti che chiedono aiuto, dai profughi ai rifugiati”. L’altra ipotesi avanzata dalla Locatelli è quella “di creare dei campi di accoglienza europea in Libia dove si possano valutare le differenti condizioni di chi sta sfuggendo alla guerra”. L’esponente socialista auspica inoltre che alla riunione europea di oggi pomeriggio si sia discusso anche di queste possibili soluzioni. “Si tratta di senso comune” – rimarca l’esponente socialista – che infine aggiunge: “Tre quarti dei rifugiati sono accolti da cinque Paesi europei. Gli altri ventitre cosa fanno?

Silvia Sequi 

Migranti. Uccisi durante la traversata perché cristiani

54 immigrati-mortiForse dodici i migranti cristiani gettati in mare da altri migranti musulmani durante la traversata del Canale di Sicilia. Non è ancora chiaro se fossero ancora vivi o già morti mentre venivano scaraventati fuori bordo. Di fatto sembra che all’origine ci sia stato un diverbio sulla differente fede religiosa. A renderlo noto sono alcuni profughi nigeriani e ghanesi – superstiti e testimoni dell’accaduto – che accusano circa 15 immigrati, già fermati e rinchiusi nel carcere Pagliarelli di Palermo. I fermati – di nazionalità ivoriana, malese e senegalese e musulmani – sono accusati di omicidio plurimo, aggravato dall’odio religioso.

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Palermo. Rissa sul gommone per motivi religiosi

Immigrati-naufragioUna decina, forse nove, i migranti cristiani gettati in mare da altri migranti di credo musulmano durante la traversata del Canale di Sicilia. Non è ancora chiaro se fossero ancora vivi o già morti mentre venivano scaraventati fuori bordo. Di fatto sembra che all’origine ci sia stato un diverbio sulla differente fede religiosa. A renderlo noto sono alcuni profughi nigeriani e ghanesi – superstiti e testimoni dell’accaduto – che accusano circa 15 immigrati, già fermati e rinchiusi nel carcere Pagliarelli di Palermo. I fermati – di nazionalità ivoriana, malese e senegalese e musulmani – sono accusati di omicidio plurimo, aggravato dall’odio religioso.

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Imputato fa fuoco in aula, strage in tribunale

Milano-strage-tribunaleStrage in tribunale a Milano. Un imputato, sotto processo per bancarotta, fa fuoco in aula, uccidendo un avvocato e un testimone. Poi raggiunge al piano di sotto un giudice, citato come teste, lasciandolo morto nel suo ufficio; ancora non è chiaro se ucciso da un proiettile o da infarto. È subito panico tra la moltissima gente che la mattina affolla gli uffici giudiziari mentre scattano i soccorsi, l’evacuazione dell’edificio e la caccia al killer. Solo dopo si saprà che l’uomo era riuscito a fuggire ma che è stato bloccato a Vimercate dai carabinieri, in sella a una moto.

Tutto inizia pochi minuti prima delle 11: Claudio Giardiello, 57 anni, si presenta nell’aula del terzo piano dove si tiene il processo a suo carico per la bancarotta della ‘Immobiliare Magenta’. Qui estrae la pistola e spara contro il suo legale, l’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani (37 anni) uccidendolo sul colpo, contro Giorgio Erba, suo coimputato che morirà poco dopo al Policlinico, e contro il pm Luigi Orsi, senza però colpirlo. Poi fugge, scende al secondo piano, alla sezione fallimentare ed entra nell’ufficio del giudice Fernando Ciampi che era stato citato come testimone al processo perché aveva emesso una sentenza per il fallimento di una società collegata alla bancarotta dell’immobiliare Magenta. Ciampi non presenterebbe segni di violenza, spiega il 118, e sono in corso gli accertamenti per stabilire le cause del decesso che non si esclude possa essere stato provocato da un infarto. Compiuta la strage, Giardiello, non si ancora come, riesce a lasciare il palazzo di giustizia.

Bloccato a Vimercate, in Brianza, è stato subito interrogato nella caserma dei carabinieri dal pm del capoluogo lombardo Angelo Renna e dal procuratore aggiunto Alberto Nobili. L’udienza di convalida dell’arresto si terrà poi a Monza mentre l’inchiesta passerà successivamente per competenza alla procura di Brescia. “Spetterà alla Magistratura – ha detto il consigliere comunale di Milano Roberto Biscardini intervenendo in aula sui fatti accaduti questa mattina – capire come sia potuto entrare la pistola. Ma non basta.

La città è interessata a conoscere se ci sono responsabilità da parte di chi deve garantire il servizio di sicurezza in un luogo importante e delicato come il Tribunale. È arrivato il momento di domandarci se sia giusto che a società private, in nome di un bando di concorso, venga affidata la sicurezza dei Tribunali anziché alle Forze dell’Ordine? Riflettiamo sulla giustezza o meno dell’esternalizzazione e della privatizzazione di questi servizi”.

Biscardini ha poi aggiunto :”Di fronte a questo gravissimo fatto, c’è un’altra riflessione da fare che riguarda l’assassino che si è macchiato di questo orribile omicidio. Non può essere considerato un incallito criminale, è un imprenditore incensurato che ha perso la testa perché si sentiva vessato. Questione che va ben aldilà dei fatti accaduti”.

Redazione Avanti!

Kenya. Dopo la strage
di cristiani, nuovi allarmi

Kenya-strage147 le vittime accertate, circa 80 i feriti: questo il tragico bilancio dell’attacco di giovedì all’università di Garissa – a est del Kenya – da parte di Al Shabaab, gruppo fondamentalista somalo. Si tratta dell’attentato più sanguinoso dopo quello all’ambasciata americana di Nairobi nel 1998 da parte di al Qaeda, in cui morirono 213 persone. Secondo le testimonianze di alcuni sopravvissuti all’attacco tra le vittime vi sono state anche persone decapitate. Parole di cordoglio, solidarietà e condanna sono giunte da Papa Francesco – che ha definito la strage “un atto di brutalità senza senso” – e dal Ministero degli Esteri che confida nelle istituzioni democratiche del Kenya “che sapranno reagire con fermezza al terrorismo”. Continua a leggere