Catalogna: prove di dialogo con il Governo spagnolo

Pedro SanchezIl 9 luglio a Madrid, presso il Palazzo della Moncloa si è tenuto il primo incontro tra il premier socialista Pedro Sanchez e il governatore della Catalogna Quim Torra. Durante la riunione, durata oltre due ore, i leader hanno concordato di “ristabilire” le relazioni tra la regione autonoma e il governo centrale, totalmente interrotte con l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola.

Questa norma costituzionale si può attivare quando una Comunità Autonoma non adempia agli obblighi costituzionali e legali, tra cui la garanzia di unità del Paese.

Come si può ben immaginare, trattandosi di uno strumento legislativo delicato e anche asimmetrico, la sua attuazione dovrebbe presupporre un’estrema prudenza politica e un’attenta analisi operativa, poichè lo Stato assume su di sé il massimo livello della forza coercitiva a discapito della Comunità Autonoma.

Tuttavia, le vicende degli scorsi mesi hanno ampiamente superato il livello di allerta: l’indizione e lo svolgimento del referendum indipendentista in Catalogna, il primo ottobre 2017, hanno comportato un grave cortocircuito istituzionale e uno scontro tra i poteri dello Stato; la successiva violenta repressione delle forze dell’ordine nella giornata elettorale; la messa in stato d’accusa dei rappresentanti istituzionali catalani; il mandato di arresto europeo per l’allora presidente della Generalitat Puigdemont; le recenti elezioni in Catalogna e la nuova vittoria del fronte indipendentista.

Anche il governo centrale ha vissuto un rivolgimento, con l’approvazione della mozione di sfiducia al governo Rajoy, da parte del Congresso dei deputati e, come previsto dalla Carta costituzionale iberica, l’elezione di Pedro Sanchez, leader del PSOE (Partito Socialista Operaio Spagnolo) a nuovo Capo del Governo.

Pedro Sanchez, osteggiato dal gruppo dirigente storico (come la governatrice dell’Andalusia, Susana Diaz, sua sfidante alle ultime primarie del dicembre 2016), è tornato a guidare il Partito con il consenso della base socialista che gli ha riconosciuto coerenza nel contrastare il governo del Partido Popular e la scelta operata dal partito socialista di concedere “un’astensione benevola” al governo Rajoy, atto a cui rispose dimettendosi da segretario nazionale.

Tornando all’oggi, il nuovo esecutivo è un monocolore socialista, un governo di minoranza retto in Parlamento dall’appoggio esterno di Podemos e degli indipendentisti e nazionalisti catalani e baschi.

Pedro Sánchez è consapevole che la questione catalana sia la sfida più grande del suo mandato e un tema sensibile che può portare alla fine anticipata della legislatura. Per affrontare il problema, il Presidente del Governo è fiducioso che la nuova strategia del dialogo e della distensione possano portare al “disarmo” politico dei separatisti radicali che puntano ad una nuova escalation di tensione.

Il governo socialista confida nel fatto che non prevarrà nel movimento indipendentista la linea dura del secessionismo, rappresentata dal “fuggitivo” Carles Puigdemont e dal nuovo presidente della Generalitat, Quim Torra (“il circolo di Berlino”).

Tuttavia, durante l’incontro di ieri, Sánchez e Torra hanno condiviso la necessità di riattivare la Commissione bilaterale Stato-Generalitat, prevista dallo statuto della Catalogna ma non più convocata dal luglio del 2011.

Hanno concordato, inoltre, l’urgenza di ripristinare canali di dialogo tra i due soggetti istituzionali, fissando un nuovo incontro a Barcellona che probabilmente si terrà in autunno.

La mossa compiuta dall’esecutivo socialista può aprire una nuova stagione nei rapporti tra il governo centrale e le diverse autonomie di cui si compone lo Stato Spagnolo.

Sembrano superate le rigidità del governo conservatore di Rajoy che in nome dell’unità nazionale ha preferito utilizzare la ragione della forza rispetto al dialogo. In questa maniera ha ottenuto l’effetto contrario, rafforzando il consenso dei settori più radicali dell’indipendentismo catalano.

All’opposto, il tentativo di Sanchez si poggia sulla necessità di dialogare con le forze più moderate, in modo da raggiungere un accordo che dia maggiore autonomia alla Catalogna ma all’interno di un quadro di rinnovata unità nazionale.

In altre parole, la soluzione che Sanchez propone, con l’intento di scoraggiare la rivendicazione all’indipendenza della Catalogna è una riforma della Costituzione in senso plurinazionale.

La Spagna è una “nazione di nazioni” composta da Comunità autonome e governo centrale, in linea con lo spirito della Costituzione del 1979 con la quale si è inteso disegnare un ordinamento di tipo regionale, tendente al federalismo, in opposizione al centralismo che aveva caratterizzato il periodo della dittatura franchista.

Come Zapatero, anche il PSOE di Sánchez vede nella ridefinizione del consenso costituzionale in materia territoriale, l’opzione politica più efficace per costruire una nuova egemonia socialista insieme ad alcuni partiti della sinistra radicale, come Podemos, e con l’apporto dei nazionalisti.

Il nuovo stile del PSOE dà ossigeno alla direzione di CER o PDeCAT, indipendentisti catalani pragmatici, che vogliono riprendere il dialogo con il Governo per chiudere le ferite politiche e riparare le fratture sociali.

Da questi settori si fa notare come nonostante “i gesti e le minacce” di Torra, che come detto rappresenta l’ala più radicale, nessuno dei leader separatisti abbia infranto la legge. Anzi, il presidente del Parlamento catalano, Roger Torrent, ha messo in chiaro che non violeranno nuovamente la legge. Sperano, inoltre, che l’attivazione delle commissioni bilaterali tra lo Stato e il Governo consentano una normalizzazione delle relazioni. Tutto questo avviene mentre proseguono i processi alle massime cariche catalane responsabili dei passaggi che hanno comportato l’attivazione dell’art.155 Cost.

Di contro, dal governo spagnolo spiegano che il Presidente manterrà un atteggiamento di ascolto e dialogo, senza offrire al momento netti cambi di rotta sostanziali. Questo atteggiamento prudente si spiega con la necessità di verificare le reali intenzioni del governo catalano: non è chiaro se le sfide quotidiane lanciate da Torra siano una strategia di comunicazione per il proprio elettorato o nascondano la volontà di proseguire sulla strada dell’indipendenza.

Di fatto, Pedro Sánchez tiene aperti tutti gli scenari prima di una possibile evoluzione negativa del processo. Fonti del governo assicurano che se la Generalitat dovesse andare alla prova di forza, allora ci si richiamerà allo stato di diritto, come avvenuto nel 2017. È evidente come tale scenario sia il peggiore anche perché potrebbe determinare la caduta dell’esecutivo.

Per questo motivi continuerà il dialogo e si proporrà un rafforzamento delle Comunità Autonome. In questo senso, vanno lette le recenti nomine della catalana Meritxell Batet come ministro della Politica Territoriale e Funzione Pubblica e della basca, Isabel Celaá come portavoce del Consiglio dei ministri e Ministro dell’Istruzione.

Paolo D’Aleo

Caos Psoe. Sanchez si dimette

sanchez dimissioni

Si è dimesso dopo una intera giornata di trincea nella sede madrilena del Psoe il contestato segretario Pedro Sanchez, a seguito della bocciatura del Consiglio federale Psoe con 132 voti contrari e 107 a favore della sua mozione per celebrare un congresso straordinario anticipato da elezioni primarie in ottobre. Gli oppositori, guidati dai 17 membri della direzione socialista dimissionari chiedono che il partito sia ora guidato da una direzione provvisoria, un vero commissariamento, fino alla tenuta di un congresso nei prossimi mesi..

Sanchez, 44 anni, aveva assunto la guida dei socialisti spagnoli nel luglio del 2014, primo segretario eletto direttamente dai militanti mediante votazione segreta. Il segretario del partito era rimasto fermo fino all’ultimo nel mantenere la posizione di non consentire il voto di astensione dei deputati socialisti per permettere al leader dei popolari Mariano Rajoy di formare un governo di minoranza, ma è stato di fatto sfiduciato dai dirigenti del suo partito guidati da Susana Diaz leader del PSOE in Andalusia. La sua posizione oltranzista stava portando la Spagna verso alle terze elezioni in in meno di un anno. Contro la sua posizione i vecchi leader Psoe, gli ex premier Felipe Gonzalez e Jose Luis Rodriguez Zapatero avevano guidato la fronda contro Sanchez.

Nel corso della conferenza stampa indetta alle 21, Sanchez ha dichiarato che nella fase di commissariamento tutta la comunità socialista potrà contare sul suo appoggio leale.

La guerra senza esclusione di colpi fra i sostenitori dell’ormai ex segretario e la fronda dimissionario, esplode nel mezzo della infinita crisi politica spagnola, e dopo che nell’ultimo anno il Psoe ha subito ben cinque sconfitte storiche consecutive in altrettante elezioni sotto la guida di Sanchez.

Sara Pasquot

 

Spagna bloccata. Il Governo che non c’è.

Sanchez e RajoyDa più di 100 giorni la situazione politica in Spagna è bloccata, PSOE e Ciudadanos che avevano trovato un accordo a fine febbraio non hanno però trovato i numeri in Parlamento, quindi da ieri, archiviate le festività pasquali e le processioni religiose, sono ricominciate quelle tra i corridoi del Parlamento. Consultazioni e nuove riunioni tra leader di partito, ma al momento non pare ci siano novità. Le nuove elezioni che potrebbero celebrarsi il 26 giugno prossimo sembrano l’unica opzione percorribile.

Solo oggi Albert Rivera, il giovane segretario di Ciudadanos, il nuovo partito centrista, ha dichiarato “solo una cosa è peggiore delle nuove elezioni anticipate, Podemos al governo”. Ma una astensione del partito di Pablo Iglesias per spianare la strada a un governo PSOE – Ciudadanos non sarebbe sufficiente per assicurare la governabilità della Spagna. Se il PP non prende parte al progetto PSOE e Ciudadanos, ha dichiarato Rivera, a giugno gli spagnoli torneranno a votare.
L’unica alternativa sembrerebbe essere quella riproposta ieri, anche dal presidente del Governo in funzione Mariano Rjoy, una grande coalizione all’italiana che unisca il suo partito a socialisti e Ciudadanos: “L’aritmetica è aritmetica. Il Partito Popolare non può formare un governo se non riesce a raggiungere un accordo con il Partito socialista”.

Lo stallo politico che i partiti stanno facendo vivere alla Spagna, simile alla situazione vissuta in Belgio lo scorso anno, non sembra però bloccare le dinamiche interne dei maggiori partiti. Il PSOE a maggio attraverso le primarie dovrebbe esprimere il nuovo segretario, ma un probabile nuovo fallimento di Pedro Sanchez alla carica di presidente del governo sta portando Susana Diaz, padrona indiscussa dei socialisti in Andalusia, a scaldare i motori e schierare l’artiglieria pesante per diventare la nuova segretaria dei socialisti. La Diaz, e parte del PSOE che si oppone a qualsiasi tipo di collaborazione con Podemos e a ogni tipo di compromesso con i nazionalisti soprattutto catalani potrebbe avere le carte in regole per realizzare una doppietta niente male, diventare la prima donna segretaria dei socialisti, e candidata alla presidenza del governo, il tutto in poco più di un mese. Nel PP invece del dopo Rajoy non si parla, ma il partito ogni settimana deve fare i conti con nuove indagini e arresti per corruzione in tutto il Paese.

La prospettiva che la Spagna possa diventare il nuovo Belgio e rimanere per quasi un anno senza governo, potrebbe diventare una realtà, in caso di nuove elezioni che il calendario imposto dalla costituzione imporrebbe per fine giugno porta gli analisti politici a prevedere uno stallo fino a settembre inoltrato, quando tutti i partiti avranno giocato tutte le carte disponibili, in parlamento e nei congressi interni.

Sara Pasquot

Spagna, i socialisti pronti
a un governo con Podemos

Pedro Sanchez, segretario del Psoe

Pedro Sanchez, segretario del Psoe

Il leader del Partito socialista spagnolo Pedro Sánchez, ha ribadito oggi che non intende appoggiare un esecutivo guidato dal conservatore Mariano Rajoy ed ha annunciato che cercherà di dar vita ad un patto con Podemos e la formazione di centro-destra Ciudadanos.
“Ci unisce il cambiamento. Un cambiamento progressista, riformista, che rigeneri la nostra vita democratica, che ripristini il benessere e metta fine alla frattura nella convivenza in Catalogna”.
Alle elezioni generali celebrate a dicembre il partito più votato è stato il PP di Rajoy che non è però riuscito ad ottenere la maggioranza assoluta dei voti. I popolari vogliono una grande coalizione alla tedesca con il secondo partito più votato, il Psoe e con Ciudadanos per dare vita, affermano, ad un esecutivo stabile che faccia fronte alla sfida catalana. Ma i socialisti ancora una volta hanno ribadito di voler un cambiamento di governo in Spagna. “Altri 4 anni di Rajoy al governo aggraverebbero anche il confronto con l’autonomia della Catalogna”, ha dichiarato Sanchez a Cadena Ser.

Patxi Lopez

Patxi Lopez

Intanto domani si insedieranno le due Camere e l’ex presidente basco Patxi Lopez sarà il candidato del Partito socialista alla presidenza del Governo e la sua elezione dovrebbe avvenire durante la prima sessione del parlamento eletto alle politiche del 20 dicembre.
La nuova camera dei deputati è per la prima volta nella storia democratica spagnola fortemente frammentata e senza una maggioranza chiara a causa dell’irruzione dei due nuovi partiti anti-casta, Podemos e Ciudadanos, arrivati rispettivamente terzo e quarto dopo Pp e Psoe, con 69 e 40 deputati su 350. La frammentazione del parlamento rischia di costringere la Spagna a tornare alle urne il prossimo maggio se falliranno i tentativi del premier uscente Mariano Rajoy, e di Pedro Sanchez, che dovrebbe provare dopo Rajoy a formare un governo.
Il Pp non ha ancora designato il suo candidato alla presidenza del Congresso, che secondo Publico.es potrebbe essere l’uscente Jesus Posada o il ministro degli interni Jorge Fernando Diaz.
Sul fronte interno dei socialisti è scattata la tregua (armata), la presidente del governo andaluso, Susana Diaz, ha infatti espresso pubblicamente “appoggio e fiducia” al proprio segretario, perché provi a formare una coalizione di sinistra quando sarà fallito il tentativo del leader del Partito Popolare. Diaz è la principale rivale interna di Sanchez che dopo due anni non è ancora riuscito a consolidare la sua leadership. A lei guardano tutti coloro che auspicano al più presto a un congresso per cambiare dirigenza ed esprimono scetticismo per un possibile accordo di governo con Podemos, partito anti casta della sinistra radicale. Oggi la Diaz, intervistata dalla radio Canal Sur, ha definito “inattuabile” l’ipotesi di convocare un Congresso a febbraio, sottolineando che il dibattito sulla guida del partito “non si è ancora aperto”.

Sara Pasquot

Spagna al voto, tremano PP
e PSOE, domina l’incertezza

Spagna-elzioni amministrativeA cinque giorni dal voto per le elezioni amministrative e regionali spagnole del 24 maggio pesa per la prima volta nella storia democratica del Paese una forte incertezza dovuta al numero estremamente alto di indecisi, fra il 30% e il 45%, secondo i sondaggi  pubblicati oggi da “El Pais”. Nella battaglia elettorale hanno fatto irruzione, cambiando le carte in tavola, due partiti entrambi eredi degli Indignados. ‘Podemos‘ di Pablo Iglesias e Ciudadanos di Albert Rivera, che domenica minacciano di scardinare lo storico bipartitismo, socialisti da una parte conservatori dall’altra, che ha governato la Spagna dalla morte di Franco.

Domenica gli spagnoli voteranno per il rinnovo di sedici assemblee o parlamenti regionali, con l’esclusione della Catalogna (dove si andrà alle urne il prossimo 27 settembre), Galizia e Paesi Baschi (dove si è votato, in entrambi i casi, nel 2012) e dell’Andalusia, che il 22 marzo scorso ha aperto la lunga campagna elettorale che culminerà con le elezioni generali del prossimo autunno. Il numero di incerti, stando a un sondaggio Cis (Centro Investigazioni Sociologiche) , tocca livelli senza precedenti. Varia a seconda delle regioni dal 31,7% registrato a Madrid (contro il 16% nel 2011) al 36,7% nella Comunità Valenciana (21,9%) o al 47% a Barcellona città (20,9%).

I due grandi partiti tradizionali,  il Pp del premier Mariano Rajoy e il Psoe di Pedro Sanchez in queste ore lanciano appelli al ‘voto utile’ per garantire la governabilità di città e regioni. Madrid e Barcellona appaiono in bilico. Nella capitale la candidata sindaco del Pp, la ‘dama di ferro’ dei popolari  Esperanza Aguirre, è tallonata dalla lista ‘Ahora Madrid’ guidata dalla ex-giudice Manuela Carmena, appoggiata da Podemos.  A Barcellona il sindaco uscente, il nazionalista catalano di Ciu Xavier Tras è invece minacciato dalla piattaforma ‘Barcelona en Comu’, sempre con l’appoggio di Podemos, di Ada Colau.

Il possibile scenario del dopo voto amministrativo e regionale che delineano i sondaggi è arduo da decifrare. L’assalto di Podemos e Ciudadanos a sinistra e al centro vede Madrid e Barcellona in bilico. Madrid potrebbe restare al Pp, ma costretto a una coalizione con Ciudadanos. Barcellona potrebbe passare per la prima volta nelle mani di una coalizione guidata da Podemos, che con la conquista della capitale catalana potrebbe interrompere il crollo nei sondaggi nazionali.

Il voto di domenica sarà una vera prova generale per le elezioni politiche di novembre che potrebbero cambiare il volto della Spagna. Il rischio vero è che si apra una fase di difficile governabilità, come sta accadendo in Andalusia, dove dalle elezioni di marzo la socialista Susana Diaz non riesce a ottenere l’investitura a causa di parlamento troppo frammentato.
Il caos andaluso, agita lo spettro di un Paese ingovernabile. Ma tutto è nuovo o quasi nella Spagna politica del 2015.

Laura Agostini

Spagna, con Susana Diaz
il PSOE vince in Andalusia

Susana Diaz vittoria elezioni

Elezioni Andalusia, “nessuna nuova, buona nuova”, tutto come da previsioni. Il PSOE si conferma vittorioso e come accade da trentatre anni, dalle prime elezioni democratiche dopo il regime franchista, andrà a formare il governo regionale.

Susana Diaz, 40anni leader dei socialisti andalusi si assicura così quattro anni alla guida della regione più grande di Spagna, gettando anche una OPA nazionale seria sul PSOE, il Partido Socialista Obrero Espanol.

Quelle di ieri erano elezioni anticipate, vinte dai socialisti con il 35,5% dei voti, e convocate in tutta fretta dalla onnipotente Diaz per divergenze con l’ex alleato di governo, Izquierda Unida, ma soprattutto per contenere l’avanzata di Podemos, il movimento di sinistra n ato sull’onda delle proteste degli Indignados contro le misure di austerità, che porta per la prima volta al parlamento regionale 15 deputati e che in Andalucia stava avanzando tra i giovani a spese del PSOE.
In un anno di campagna elettorale costante che porterà gli spagnoli alle urne quattro volte, il dato dell’affluenza è in crescita di 3 punti e rende ancora più impressionante il tracollo del Partito Popolare, prima forza politica nazionale, che in quattro anni ha perso 17 seggi nella regione nonostante la presenza costante del Premier Rajoy nei meeting elettorali al fianco dei suoi candidati, al contrario del leader nazionale dei socialisti Pedro Sanchez arrivato a Siviglia solo per la chiusura della campagna elettorale.

Un dettaglio, il distacco mostrato dal segretario nazionale socialista, che in molti all’interno dello stesso partito hanno malevolmente interpretato come una manovra per spostare il peso sul PSOE-Andalucia nelle prossime elezioni politiche, e per imporre la candidatura della stessa Diaz, o di un suo alleato, alle imminenti primarie quando si tratterà di scegliere quale socialista far correre come candidato alla carica di Premier.

risultati andaluciaIl PSOE regionale vede confermati i 47 seggi delle passate elezioni del 2012, ma dovrà trovarsi comunque degli alleati per governare perché la maggioranza richiesta è di 55 seggi. Dunque ai socialisti sarà necessario stringere alleanze anche se in campagna elettorale, la Presidenta Diaz aveva promesso che non avrebbe fatto accordi né con il PP né con Podemos. Dunque, dopo aver litigato con Izquierda Unida, nel menù gli resta solo l’alleanza impossibile con Ciudadanos, collocato a destra. Poi potrebbe anche puntare a un governo di minoranza sempre però che PP, Podemos, Ciudadanos con IU decidessero per l’astensione. Oppure, ovviamente, di decidere di rimangiarsi le promesse della campagna elettorale e acconciarsi a una nuova alleanza.
Nella sede nazionale dei socialisti spagnoli a Madrid comunque, finalmente, dopo quattro anni si torna a festeggiare una vittoria, quella della prima donna eletta Presidenta dell’Andalusia, senza nascondere che potrebbe trattarsi di una prova generale per i festeggiamenti della prima donna Presidenta di Governo.

Sara Pasquot

Spagna. Vola il Psoe
guidato da Susana Díaz

Susana Diaz-Presidente Psoe Andalusia

Susana Diaz-Presidente Psoe Andalusia

Vola il PSOE, ma è quello di Susana Díaz, verso la vittoria alle elezioni anticipate del 22 marzo, portando a casa 44 seggi, 10 in più dell’opposizione del Partito Popolare che passerebbe da 50 a 34 deputati mentre Podemos, al suo esordio otterrebbe fra 21 e 22 deputati e Ciudadanos, il partito costituzionalista catalano, otterrebbe 5 scranni.
Sarebbe un ottimo risultato anche se per la maggioranza assoluta mancherebbero ancora 11 seggi, questo quanto emerge dai dati del CIS Centro de Investigaciones Sociológicas realizzato tra il 30 gennaio e il 17 febbraio.

I numeri sono tutti per la onnipotente Presidente Diaz, che riporterebbe il PSOE con 34,7% dei voti primo partito in Andalusia in tutte le province, mettendo in fila PP (25,7%), Podemos (19,2%), IU (6,6%) e Ciudadanos (6,4%), un grande risultato politico e personale che a Madrid sta preoccupando non poco il segretario Pedro Sanchez già pre­co­ce­mente avviato sul viale del tra­monto affossato da uno stile e da una gestione del partito lontana anni luce da quella dimostrata nelle fasi precongressuali, che vede in Diaz e nell’apparato locale il pericolo numero uno alla tenuta della sua segreteria e leadership del partito.

Psoe sondaggi

La mossa della Díaz di convocare elezioni anticipate è parte di una strategia che dovrebbe portarla a Madrid come candidata segretaria nel prossimo futuro o come si legge sulla stampa spagnola, spianarle la strada alle primarie di luglio per scegliere il prossimo candidato socialista alla presidenza del governo, ma per ora avendo ancora una buona rendita di posizione tra l’elettorato si è disfatta del suo alleato scomodo con cui governava la regione, ovvero Izquierda unida, e ha preso in contropiede Podemos che nella regione più popolosa della Spagna non può godere di una struttura forte e consolidata.

Un solo problema per quello che si avvia a diventare il secondo governo regionale targato Diaz, le alleanze, ma a togliere dai guai la Diaz ci ha pensato Pedro Sanchez che si è detto aperto ad accordi con i partiti emergenti come Podemos o Ciudadanos su “politiche e progetti nei quali ci siano punti in comune”, così intervenendo oggi al Foro Leader a Barcellona, Sanchez ha ripetuto che il Psoe sarà “il protagonista del cambiamento sicuro” di cui ha bisogno la Spagna, rispetto “alla svolta a sinistra” dei cittadini registrata dai sondaggi.

Una tornata elettorale quella andalusa che sarà anche il primo banco di prova per Podemos in una dimen­sione non facile della poli­tica, il confronto con i voti locali, dove con­tano di più radi­ca­mento sociale e legami per­so­nali, piuttosto che il traino mediatico del quale hanno beneficiato prima del trionfo alle elezioni europee dello scorso anno. Dopo l’Andalusia, il 24 mag­gio sarà il turno di molti comuni della Spagna e di 13 regioni su 17: pra­ti­ca­mente le prove gene­rali delle elezioni politiche di fine anno.

Sara Pasquot 

Psoe. La guerra e “il fuoco amico” in Andalusia

Susana Diaz e Pedro Sanchez

Susana Diaz e Pedro Sanchez

Il primo dei quattro appuntamenti elettorali spagnoli del 2015, le elezioni regionali dell’Andalusia, vedrebbero tornare primo partito i socialisti del Psoe.
Tradizionale roccaforte socialista, mai caduta dai tempi del dopo Franco, secondo quanto risulta da un sondaggio pubblicato dal quotidiano spagnolo El Pais, a poco più di un mese dal voto il Psoe otterrebbe il 35%,2 delle preferenze contro il 29,1% del Pp; il populista Podemos sarebbe la terza forza con il 14,9% contro 8,4% dei comunisti di Iu.
Il sondaggio non traduce le percentuali in seggi, ma tutto sembra indicare che il Psoe si troverebbe lontano dalla maggioranza assoluta e sarebbe quindi costretto a una coalizione. La leader socialista locale, Susana Diaz, attuale presidente della regione ha già scartato qualsiasi ipotesi di cooperazione con il Pp o Podemos, per cui l’unica alternativa sarebbe quella di rinnovare l’attuale alleanza con Iui, sempre che le due formazioni raggiungano insieme la soglia dei 55 seggi (alle scorse regionali ne ottennero 58 contro i 48 del Pp).
Ma è guerra nel Partito socialista, già schierata l’artiglieria pesante dopo la decisione del segretario generale, Pedro Sanchez, di destituire Tomas Gomez come segretario generale regionale e candidato alla presidenza della Comunità di Madrid, a pochi mesi dalle elezioni amministrative del 25 maggio. La decisione di allontanare Gomez, secondo i media iberici, è legata alla conseguenza di un’inchiesta giudiziaria aperta sulla realizzazione della linea tranviaria di Parla, comune madrileno di cui Gomez è stato sindaco dal 1999 al 2008, che ha comportato uno sforamento di 41 milioni sui costi iniziali del progetto. Nel motivare la destituzione il segretario di organizzazione del Psoe, Cesar Luena, ha accusato l’ex sindaco di Parla di provocare “un grave deterioramento dell’immagine pubblica del partito e di generare una instabilità interna”. Gomez segretario del Partito Socialista di Madrid dal 2007 e nel 2012 è stato rieletto deputato regionale dopo aver perduto le elezioni regionali un anno prima. La crisi nel partito socialista a Madrid si riflette in tutti i sondaggi che danno il Psm in caduta libera, dietro il neo partito Podemos e lo stesso Partito Popolare che governa la comunità e, sebbene indebolito dagli scandali di corruzione e senza ancora un candidato ufficiale alla presidenza della regione, registra una sostanziale tenuta del suo elettorato.
Dopo il braccio di ferro con il leader nazionale socialista Pedro Sanchez, il segretario regionale del partito socialista di Madrid (Psm), Tomas Gomez, ha annunciato la rinuncia alla sua candidatura alle amministrative del 25 maggio prossimo e a “ogni aspirazione politica” nella Federazione madrilena del Psoe. “Pedro Sanchez può stare tranquillo, non concorrerò per nessun posto nel Psm”, ha detto Gomez in conferenza stampa.
Pedro Sanchez “il bello” si sta liberando con facilità di molte figure ingombranti per la sua opera di “rottamazione” del partito, il fedelissimo Gomez è uno di questi, ma più la strada della pulizia va avanti, maggiore è la sfida che si apre con l’onnipotente Susana Diaz, brava e vincente segretaria del partito in Andalusia.
A luglio dovrebbero svolgersi le primarie per scegliere il candidato o la candidata socialista alle elezioni politiche di novembre, i nomi ufficiosamente già circolano e sono quelli del candidato naturale e segretario del partito Pedro Sanchez e l’altro è di una donna, quello della stessa Diaz che con alle spalle una vittoria alle urne e delegazione socialista più grande di Spagna potrebbe imporsi o imporre al segretario Sanchez un nome forte come quello di Carme Chacon.
Pedro “il bello” e bellicoso però non ha nessuna intenzione di rimanere seduto solo sul trono di segretario generale dei socialisti, i piani per conquistare la presidenza del governo sono appena iniziati.

Sara Pasquot

Podemos…
cambiare il PSOE

Podemos-Iglesias

“Il cambiamento è possibile” non è solo lo slogan usato sabato a Madrid da decine di migliaia di persone durante lo straordinario corteo organizzato da Podemos, ma è quanto sta avvenendo nel PSOE alle spalle del segretario Pedro Sanchez.

Il sismografo posizionato fuori dalla sede centrale del Psoe in calle Ferraz deve aver registrato forti scosse, ma l’epicentro non era quello della centralissima Puerta del Sol dove Podemos nel suo primo vero comizio nazionale ha fatto tremare l’intera classe politica spagnola, ma in Andalusia dove la “onnipotente” Susana Diaz, segretaria regionale del partito e Presidenta della regione si sta muovendo in vista delle imminenti elezioni anticipate locali, ma soprattutto delle tanto posticipate primarie per scegliere il candidato o la candidata socialista alla presidenza del governo.

L’atteso salto alla politica nazionale della Diaz è oramai inevitabile ma dovrà scontrarsi con un Pedro Sanchez convinto di sbancare alle ipotetiche primarie come fece durante il congresso che lo incoronò segretario, atteggiamento questo che va a complicare la strada della Presidenta Diaz verso Madrid. Nel PSOE sono in molti a conoscere i veri piani della Presidenta, negoziare con il segretario la propria candidatura alla presidenza del Governo, e mantenere Sanchez alla guida del partito.

“Il cambiamento è possibile” e quanto mai atteso anche per i socialisti spagnoli e il programma di Susana Diaz è ben definito. Il prossimo marzo dovrà però imporsi nelle elezioni regionali, anche davanti a Podemos, e una volta archiviato il successo lanciare un ultimatum a Pedro Sanchez, scendere a patti con lei dividendosi il potere nel PSOE o in caso contrario provocare un “guerra interna” al partito. La prova di forza della “todopoderosa” Diaz non sarà solo un duello con Pedro “il bello”, che da un quasi certo successo socialista andaluso uscirebbe ancor più indebolito per quasi certi pessimi risultati che il PSOE raccoglierebbe nel resto di Spagna, ma riporterebbe sulla scena politica Carme Chacon, ex ministra della difesa e già aspirante leader del PSOE nella sfida con Alfredo Perez Rubalcaba.

La Diaz, chaconista della prima ora, è a capo della più grande delegazione socialista di Spagna, e con un segretario che fatica a conquistare i cuori dei socialisti e la fiducia dei leader locali, la strategia di calare la carta Carme Chacon per spiazzare con i propri numeri la segreteria nazionale è ormai nota agli analisti politici spagnoli. Le federazioni regionali (Andalucía-Madrid, Cataluña, Comunidad Valenciana e Galizia) che appoggiarono Carme Chacon al penultimo congresso, potrebbero in caso di disastro elettorale nelle elezioni regionali, forzare le dimissioni di Sanchez per poter finalmente imporre la propria leader. In caso di una segreteria Chacon chiaramente dalla sua parte, Susana Diaz potrà contare su una persona di fiducia per compattare il partito e per tracciarsi la strada per i prossimi appuntamenti nazionali.

Rimane da capire quanto queste mosse interne possano interessare agli spagnoli che ancora faticano ad uscire dalla crisi e che non trovano più risposte negli storici partiti politici. La marea cittadina portata in piazza da Podemos dovrebbe svegliare i leader del PSOE e del PP che secondo i sondaggi sono destinati a novembre nelle elezioni politiche a rimediare uno storico sorpasso dalla giovane formazione di Pablo Iglesias. Sabato in piazza tra centomila persone c’era lo stato maggiore del movimento, qualcosa di straordinario quando per Sanchez e Rajoy oramai è una impresa a riempire anche le proprie sedi.

Sara Pasquot

Spagna, il ritorno
del socialista Zapatero

ZapateroIn gran segreto, l’ex premier socialista spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero ha incontrato il leader di Podemos, Pablo Iglesias, salvo poi raccontare tutto nei minimi dettagli questa mattina in diretta. A confermare l’incontro – avvenuto all’insaputa dell’attuale segretario del Partito socialista spagnolo (Psoe), Pedro Sanchez – è stato lo stesso Zapatero anche all’edizione locale dell’Huffington Post, spiegando che si è trattato di una riunione “strettamente personale”, durante la quale si è parlato soprattutto di America Latina e di euro.

L’ex primo ministro ha ammesso di avere con Pablo Iglesias “divergenze notevoli”, ma ha anche riconosciuto che “Podemos” che, secondo i sondaggi, sarebbe diventato il primo partito in Spagna, potrebbe aiutare a migliorare l’immagine dei politici e della politica spagnola. Una mossa inaspettata quella di Zapatero, che smentisce le voci sulla sua fine politica, tornato sulla scena sorpassando a sinistra tutta l’attuale dirigenza del partito socialista che negli ultimi tempi ha puntato parte della propria azione politica all’attacco contro il populismo di Iglesias piuttosto che sulla reale risposta politica alle misure del Partito Popolare al governo.

La strategia di Zapatero di evitare il corpo a corpo con Podemos e spostare il PSOE verso sinistra  potrebbe rivelarsi decisiva già tra pochi mesi, dato che ieri, la presidente della giunta regionale dell’Andalusia, la socialista Susana Diaz, ha tenuto una riunione con gli otto dirigenti provinciali con cui ha delineato uno scenario di profonda crisi, quasi di piena rottura con Sinistra Unita (Iu), suo partner di governo. Lo riferisce il quotidiano “El Pais”, durate l’incontro,già programmato da due settimane per discutere delle prossime elezioni comunali, Diaz ha passato in rassegna tutti i punti di disaccordo emersi all’interno della coalizione nel corso dell’ultimo anno, ma ha focalizzato l’attenzione soprattutto sull’assemblea che l’alleato di governo regionale ha organizzato lo scorso 20 dicembre, nella quale Iu ha autorizzato i suoi membri a indire un referendum per stabilire se rimanere o meno nelle file del governo andaluso.

Susana Diaz, che in molti danno come prossima segretaria generale del PSOE, non ha espresso un parere definitivo in merito a possibili elezioni anticipate in Andalusia e la decisione verrà presa nei prossimi giorni, anche perché martedì prossimo scadrà il termine ultimo per indire eventuali votazioni a marzo, due mesi prima delle elezioni municipali. Nel corso della riunione, il Psoe ha anche discusso il rischio che eventuali elezioni anticipate possano fare da prima cassa di risonanza a Podemos, il partito che minaccia di rompere il tradizionale bipolarismo spagnolo.

La formazione guidata da Pablo Iglesias è ora in procinto di scegliere i membri del proprio direttivo andaluso, (organizzazione territoriale in corso in tutta Spagna .ndr) ed è certo che la presidente sarà Teresa Rodriguez, rappresentante del settore più critico del movimento e favorevole al dialogo con le altre forze politiche. Susana Diaz è consapevole del rischio legato al trionfo di Podemos, ma è anche convinta di potersi imporre sul fenomeno “populista” rappresentato dal partito emergente. Secondo i sondaggi, Podemos irromperà con forza nel parlamento andaluso, ma la maggioranza dei voti andrà al Psoe, insomma tutto come Zapatero comanda.

Sara Pasquot