Atp di Umago e di Bastad: in Svezia e in Croazia due tornei per gli azzurri

tennis cecchinato

Quest’anno gli Atp di Bastad (in Svezia) e di Umago (in Croazia) sono stati due tornei “azzurri”. Infatti la presenza trionfante dei tennisti italiani ha dominato. Nel primo in singolare si è imposto Fabio Fognini; nel secondo Marco Cecchinato. Il primo è arrivato in finale anche in doppio, insieme a Simone Bolelli. Tra l’altro il bolognese partiva dalle qualificazioni in singolare ed è giunto sino ai quarti dove ha perso da Gasquet. Il tennista di Budrio, però, si è tolto la più grade delle soddisfazioni: quella di eliminare al primo turno la testa di serie n. 1, ovvero Diego Schwartzman. Certo i due atleti azzurri non sono riusciti a portare a casa il titolo in doppio, ma hanno regalato molte emozioni. Non da ultimo, dei sorrisi sono venuti dalla videochiamata (al figlio Federico ed alla moglie Flavia Pennetta probabilmente), dopo la vittoria, del tennista ligure (mentre mandava dei baci affettuosi). Enorme la sua soddisfazione. Per quanto abbia ringraziato tutti gli organizzatori per l’ottima gestione del torneo appunto, però forse è stato un po’ pregiudicante per la coppia azzurra giocare immediatamente dopo (circa mezzora) che Fognini (attuale n. 13 del ranking) aveva disputato la finale: faticosa, tra l’altro, perché terminata al terzo set e molto lottata con Gasquet. Dopo aver finito il match decisivo, infatti, è dovuto di nuovo scendere in campo nella finale di doppio, subito a seguire. Evidentemente stanco, non è bastato un generoso Bolelli (che molto si è impegnato e ha cercato di fare, dandosi da fare per prendere l’iniziativa): ha dominato il gioco più rapido e veloce della coppia avversaria, basato su attimi, in cui occorrevano solo saldi riflessi per rispondere ad attacchi sporadici ed estemporanei; un po’ di sfortuna ha fatto il resto -con colpi usciti davvero di poco-. Un terzo set forse sarebbe stato giusto, ma non c’è stato. Forse se Fabio avesse speso meno nella finale di singolare le cose sarebbero potute andare diversamente. Sicuramente bello il fatto di aver ritrovato questa coppia solida di nuovo insieme, da veri amici, compagni di squadra in Coppa Davis e campioni seri. Non è da escludere, infatti, che Fabio abbia scelto di disputare il torneo di Bastad invece che quello di Umago proprio per la presenza dell’amico. Il ligure, infatti, in Croazia avrebbe difeso il titolo, conquistato due anni prima, quando vinse in finale nel 2016. Certo qui in Svezia i due atleti azzurri avrebbero potuto scrivere un esito diverso all’ultima pagina, se gli organizzatori avessero concesso una pausa più lunga al neo campione: giocare alle ore 18 invece che alle 17 italiane la finale di doppio non sarebbe poi cambiato molto per loro, ma avrebbe dato più tempo di recupero al ligure.

Tante le emozioni che gli azzurri hanno comunque regalato; innanzitutto il fatto che Bolelli stesso era ad un passo dalla semifinale e tutti gli italiani sognavano una finale tutta azzurra tra Fabio e Simone. Invece il tennista di Budrio si è fatto sorprendere dal talentuoso e coraggioso Laaksonen, in una rimonta strepitosa. Il nostro giocatore conduceva 6/1 (tutto facile e senza storia il primo parziale, quasi un’esibizione di tutto il suo miglior tennis e dei suoi colpi più belli e talentuosi; un vero e proprio show per Bolelli); poi avanti 3-0 con break nel secondo, sembrava tutto fatto, storia conclusa e invece il mach si è riaperto con la rimonta di Laaksonen fino al 3-3 e poi il break che lo ha portato in vantaggio sul 6-5, dove ha servito e chiuso per 7/5. Al terzo Bolelli è stato sempre più in difficoltà e si è piegato all’avversario, complice anche un po’ di stanchezza. Ma tanto amaro per lui, che è uscito dal campo molto rattristato e deluso per l’occasione sfumata.

Altre emozioni sono venute anche da Marco Cecchinato. Il tennista siciliano in Croazia ha dato proprio spettacolo, vincendo una finale giocata benissimo contro l’argentino (molto insidioso) Guido Pella. 6/2 7/6(4) il risultato finale, che dimostra quanto l’italiano sia partito bene e abbia dominato il primo parziale, mentre nel secondo stava rischiando di far rientrare in partita Pella (era avanti di un break) e si è andati al giusto tie-break, dove ha giocato benissimo: più aggressivo, rischiando di più e soprattutto regalando pochi punti e pochi errori all’avversario (dopo i primi punti persi, ha conquistato gli ultimi tutti di fila). Ormai il tennista nostrano è diventato n. 22 del mondo e si prepara già ai discorsi finali di ringraziamento a chiusura di premiazione come i veri campioni; davanti agli occhi soddisfatti della fidanzata sugli spalti, oltre ai suoi di gioia. E Cecchinato ha continuato a fare bene anche all’Atp di Amburgo, dove ha vinto un primo turno non facile contro il francese Gaël Monfils, decisamente in giornata. Dopo aver trovato il break decisivo nel primo set, che ha chiuso per 6/4, il francese si è portato subito avanti nel punteggio, dominando la partita con un gioco molto aggressivo e mettendo in seria difficoltà Marco, che non sembrava molto in giornata. Tutti ormai lo davano già negli spogliatoti e sotto la doccia, altri lo criticavano perché non aveva partecipato invece a Gstaad (da non confondere con il nome simile del torneo di Bastad, almeno nella pronuncia), dove c’era meno competizione, invece che giocare un torneo così importante come quello qui in Germania. Al contrario, scelta decisamente coraggiosa di confrontarsi con i più grandi in un torneo come quello di Amburgo (sempre di prestigio) proprio per crescere di più tennisticamente. Sugli spalti ad assistere al suo match c’era proprio la testa di serie n. 1 Thiem. L’austriaco, tra l’altro, si è sbarazzato facilmente del giovane francese Corentin Moutet per 6/4 6/2, ma il ragazzo ha fatto vedere molte cose buone (soprattutto con grossi colpi in accelerata), ma Dominic ha giocato in maniera strepitosa piazzando ogni tiro alla perfezione, da tutti i punti di vista, con delle mazzate da manuale, quasi a punire il più giovane ‘esordiente’, annichilendolo e imponendosi con il dominio e l’egemonia del più forte ed esperto, del più ‘anziano’ verrebbe da dire, ma vista la giovane età dei due non è forse il termine più adatto. Per quanto riguarda l’azzurro, invece, Marco Cecchinato pian piano ha ritrovato la fiducia e la concentrazione, riuscendo a pareggiare i conti nel secondo set per poi andare in vantaggio e portare il match al terzo set. La chiave è stata proprio la smorzata millimetrica che ama eseguire e che gli riesce alla precisione, ma drop-shot che lo stava tradendo in questa circostanza in cui era soprattutto Monfils a rifilargli delle spinose e velenose palle corte. Dopo aver vinto il secondo set per 6/3, con il break decisivo sul 5-3, nel terzo aveva più sicurezza di sé e la lotta è stata più alla pari. Match equilibrato che, ancora una volta, il siciliano ha sbloccato con il break fondamentale nel finale, strappando il servizio avanti sul 5-4. Non facile giocare dopo la finale in Croazia, con appena un giorno di recupero: la stanchezza sicuramente si faceva sentire. Bravo a rimanere calmo e concentrato. Ad Amburgo, poi, a proposito degli avversari di Bolelli- da segnalare che Laaksonen ha perso da Bedene (per 6/3 1/6 6/4), mentre Schwartzman ha vinto al terzo sul giovane Ruud (per 6/4 2/6 6/2). Anche Gasquet, avversario in finale di Fognini a Bastad dicevamo, ha conquistato il derby francese contro Paire per 7/6 6/4, come già accaduto in maniera simile contro Chardy ad s-Hertogenbosch dove in finale riuscì a portare a casa il titolo per 6/3 7/6.

A proposito dell’Open in Svezia, Fognini ha vinto bene il primo set in finale proprio contro Gasquet per 6/3; poi si è un po’ deconcentrato ed è come uscito dal match (molto falloso e quasi irriconoscibile), merito anche del campione transalpino, che si è imposto nel secondo parziale per 6/3; ma nel terzo è stata la reazione d’orgoglio del tennista ligure che non ha lasciato più scampo a Gasquet: ha iniziato ad avere fretta di chiudere e nel giro di poco il campione azzurro ha messo il sigillo sul torneo per 6/1; un parziale netto che gli rende merito e gli fa di certo onore. Grande prova di maturità la sua, soprattutto per il montare della stanchezza. Tra l’altro nelle semifinali Fognini aveva avuto un duro match (speculare, in cui si era fatto rimontare nel secondo set, avanti di uno) contro Fernando Verdasco: show di Fognini nel primo che rifila un severo 6/1 allo spagnolo; innervosito, l’altro ha reagito diventando sempre più aggressivo e riuscendo a sfruttare un lieve calo del ligure per strappargli il servizio, trovando il break per portare a casa il secondo set per 6/4. Poi Fognini ha riordinato le idee (infatti stava insistendo troppo sul pericoloso dritto mancino di Verdasco e stava scambiando troppo da fondo con lui; un gioco più aggressivo a rete gli è stato utile) ed è riuscito a venire a capo di un difficile ed equilibrato terzo set, che ha chiuso per 7/5. Buone, soprattutto, le percentuali di servizio, in particolare di prime, del tennista azzurro in questo torneo. Di certo non è stata una semifinale così faticosa come la sua, quella del francese Gasquet (che ha imposto un netto 6/2 6/3 in poco più di un’ora a Laaksonen). Questo nella finale tra i due si è sentito. Proprio Laaksonen ha impedito di avere Bolelli (un altro italiano) in semifinale. Il bolognese vince bene in maniera convincente ai quarti il primo set per 6/3. Mette in scena davvero un buon tennis di ottimo livello, con accelerazioni di precisione e potenza, buon servizio (con qualche aces) e solido da fondo nello scambio, ma a suo agio anche in attacco in avanzamento a rete. Sembrava tuto facile e destinato ad evolversi per il meglio. Nel secondo set, infatti, il tennista di Budrio conduceva 3-0. Poi, forse un po’ di stanchezza, forse un po’ di deconcentrazione, forse un po’ di sfortuna complice, ha iniziato a commettere qualche errore gratuito in più (con qualche palla uscita di pochissimo) e lo svizzero è riuscito a strappargli un 6/2 e a portarlo al terzo set. Un po’ innervosito, infastidito e confuso, è sembrato un po’ disorientato, quasi a chiedersi: ma come ho fatto a perdere il secondo set per 6/2? La verità è che lo ha fatto scambiare troppo da fondo, mentre avrebbe dovuto attaccarlo di più col dritto ad uscire in avanzamento (schema che per lui si è dimostrato vincente). Allungando gli scambio da fondo lo ha rimesso in partita e l’altro ha trovato ritmo e regolarità e si è fatto più insidioso. Tanto che, nel finale di partita, era il tennista di Budrio a sbagliare di più e l’altro è riuscito a fargli il break necessario che gli ha regalato la semifinale e il 6/4 decisivo. Un posto in semifinale che forse Bolelli aveva intravisto troppo presto, dando per finita una partita che stava appena cominciando e aprendosi. Comunque si è dimostrato un tennista molto cresciuto, in grado di esprimere un buon tennis, con un buono schema in attacco, da vero tennista di doppio (e forse da erba più che da terra). Comunque resterà quel memorabile 7/6 6/3 che ha rifilato a Schwartzman in un’ora e 54 minuti di gioco all’Atp di Svezia. In sintesi; Atp di Bastad e di Umago: tre finali (due di singolare e una di doppio) per tre campioni, tre talenti azzurri.

Per quanto riguarda, infine, i loro avversari citati, possiamo dire che (al successivo torneo di Amburgo), Monfils ha perso dall’argentino Leonardo Mayer per 6/1 7/6; mentre Schwartzman si è poi sbarazzato con un doppio 6/2 del giovane tedesco Masur al secondo turno; mentre Verdasco è stato sconfitto al terzo set (dopo una dura battaglia) dal talento brasiliano Tiago Monteiro, con il punteggio di 3/6 6/2 7/5 a favore del più giovane tennista.

Barbara Conti

Calcio, cresce la passione in Svezia. Merito… dell’Italia

Il celebre (e drammatico) playoff per il Mondiale in cui siamo stati eliminati dalla nazionale del ct Jan Andersson ha avuto come conseguenza la rivoluzione federale azzurra, ma anche l’aumento dell’interesse verso il mondo del pallone nel paese scandinavo. Ne parliamo con Sandia Aventurera, blogger ed esperta di sport

svezia3ROMA – Sono passati due mesi esatti da quel tragico (sportivamente parlando) Italia-Svezia 0-0 a San Siro. Azzurri fuori dal Mondiale dopo 59 anni: l’addio in lacrime di Buffon, la resa di Ventura, le dimissioni polemiche di Tavecchio. Una successione di eventi inevitabili che sono le specchio di uno dei punti più bassi del nostro calcio.

EUFORIA SVEDESE – Dall’altra parte invece l’euforia della Svezia, nettamente sottovalutata prima dello spareggio per il pass in Russia. L’assenza di Zlatan Ibrahimovic aveva forse illuso tutti, quando invece la nazionale gialloblu poteva contare su giocatori di buonissimo livello. In Svezia il calcio è uno sport abbastanza seguito, non come altri (dominano le discipline invernali) ma dopo la qualificazione al Mondiale, come è ovvio che sia, c’è stato un boom mediatico. Ce ne dà conferma la collega di origini svedese Sandia Aventurera, blogger ed esperta di sport.

“SIAMO ORGOGLIOSI” – Questo il suo commento sul post Italia-Svezia nel paese scandinavo: “Una nazionale non fortissima come la nostra è riuscita a battere l’Italia: questo ha rappresentato in tutta la Nazione un grande motivo d’orgoglio. Noi amiamo l’Italia ma siamo davvero entusiasti e orgogliosi per quello che è successo nello spareggio”.

NON SOLO IBRA – Abbiamo detto di Zlatan Ibrahimovic, vera e propria leggenda del calcio svedese che però ha dato l’addio alla nazionale (salvo ripensamenti, soprattutto dopo la qualificazione al Mondiale 2018). Ma quali sono gli altri personaggi sportivi più famosi in Svezia? “La nuotatrice Sarah Fredrika Sjöström, la sciatrice Susanne Kalla e guardando al passato – aggiunge Sandia – Gunde Svan, ex campione di sci di fondo, Ingemar Stenmark, da molti considerato il migliore sciatore di tutti i tempi, ed ovviamente Björn Borg, indimenticato idolo nel mondo del tennis”. Ma siamo sicuri che, in misura minore, anche chi è sceso in campo nella doppia sfida contro gli azzurri a Stoccolma e Milano rimarrà nella mente di un’intera nazione. Ultima curiosità: quali sono gli sport più popolari in Svezia? “Hockey su ghiaccio e sci durante l’inverno, ma durante l’estate anche il calcio è molto seguito”. Troverete video, news e approfondimenti sul canale Youtube “Sandia Aventurera”.

Francesco Carci

Una moneta virtuale
per la Svezia

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La Svezia, leader per i pagamenti digitali, sta per fare un passo innovatore nel sistema finanziario. Diventerebbe il primo paese al mondo a dotarsi di una e-currency, cioè di una valuta virtuale garantita, coperta e gestita dalla Riksbank (la banca centrale della Svezia). Lo ha dichiarato Cecilia Skingsley, numero due dell’Istituto d’emissione del regno, manifestando piani concreti.

Esistono già i Bitcoin o le monete complementari come quella locale di Barcellona. L’introduzione di una e-currency garantita da una Banca Centrale ha un significato ed una importanza dirompente. Anche perché non si tratta di un piccolo paese esotico, possibilmente considerato paradiso fiscale e sede di società presenti con solo cassette delle poste. La Svezia è una tra le potenze industriali più avanzate al mondo, un paese che vanta una crescita media attorno al 4% con alti redditi medi pro-capite nonostante il pesante prelievo fiscale. Il welfare ed il servizio sanitario sono tra i migliori al mondo. L’occupazione è alta ed i conti sovrani sono in ordine. Il debito pubblico, tra i più bassi al mondo, è attorno al 40% del PIL, cioè molto più basso di quello tedesco.

Il 50% del prodotto interno lordo deriva dall’export di manufatti industriali e tecnologici d’eccellenza, dai jet bisonici agli aerei-radar, dall’elettronica avanzata ai servizi Skype e Spotify. Nel regolare le transazioni del commercio internazionale, la corona virtuale potrebbe diventare una realtà quasi quotidiana, se si concretizzeranno i piani in fase di elaborazione avanzata.

In Svezia, la transizione dal cash al no-cash è un cambiamento diventato realtà prima che altrove. In una economia così solida ed in crescita dove nulla sfugge alla tributaria (sia che i pagamenti avvengono in contanti, con assegni, con carta di credito o bonifico bancario) l’utilizzo del denaro contante in circolazione oggi raggiunge scarsamente l’1,5% del PIL mentre nel 1950 raggiungeva il 10% del PIL ed anche allora rappresentava un valore tra i più bassi al mondo. Le banche sempre più frequentemente evitano o rifiutano le operazioni in contanti. Nei negozi e negli esercizi commerciali è sempre più raro l’utilizzo di casse o registratori di cassa progettati per l’uso del contante. Diversi negozi hanno abolito i pagamenti in contanti e persino i taxi preferiscono i pagamenti con la “plastic money” (carte di credito o di debito).

Il numero due della Riksbank, Cecilia Skingsley ha spiegato : “La Svezia è all’avanguardia, non dobbiamo imitare l’esempio di nessun altro paese perché nessun altro paese sta lasciando l’uso di banconote e monete così velocemente come noi. Vogliamo anche aiutare i molti cittadini desiderosi di dire addio al contante, ma per ragioni differenti non vogliono o non possono avere un accesso diretto ai sistemi di transizione elettronica che per le banche sono normali”. Dal novembre 2016, in Svezia è iniziato il lungo addio al contante. Gli esperti della Riksbank stanno lavorando per risolvere i problemi tecnici, legali e di sicurezza. Entro due anni potrebbe essere introdotta la e-currency.

La Svezia, governata lungamente dalla socialdemocrazia, pensa al futuro ed alla società futura. Nel suo governo, unico caso al mondo, esiste il “Ministero del Futuro” .

Un futuro dove non ci saranno più rapine a mano armata nelle banche, nei supermercati o ai furgoni portavalori, ma in cui bisognerà stare molto attenti ai pirati informatici.

Salvatore Rondello

Rapporto Anci. 34mila persone in fuga ogni giorno

anciA livello mondiale, nel 2015, circa 34mila persone al giorno sono state costrette a fuggire dalle loro case per l’acuirsi di conflitti e situazioni di crisi, ovvero una media di 24 persone al minuto: Si sono così contati, nel 2015, oltre 65 milioni migranti forzati nel mondo, di cui 21,3 milioni di rifugiati, 40,8 milioni di sfollati interni e 3,2 milioni di richiedenti asilo. Si trovano in regioni in via di sviluppo i Paesi che accolgono il maggior numero di rifugiati a livello mondiale. La Turchia si conferma il Paese che ospita il maggior numero di rifugiati con 2,5 milioni di persone accolte, rispetto agli 1,6 milioni dello scorso anno. In Europa, nel 2015, sono state presentate 1.393.350 domande di protezione internazionale: un valore più che raddoppiato rispetto all’anno precedente. La Germania, con 476.620 domande presentate (pari al 36% delle istanze in UE) si conferma il primo paese per richieste di protezione internazionale, seguita da Ungheria, Svezia, Austria e Italia. Questi primi cinque paesi raccolgono il 74,8% delle domande presentate nell’Unione Europea. Alla fine di ottobre 2016 si contano 4.899 persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa, di queste 3.654 nel Mar Mediterraneo. Sempre alla fine di ottobre 2016, sono arrivate in Italia 159.432 persone (+13% rispetto all’anno precedente), fra cui 19.429 minori non accompagnati (12,1%); alla stessa data in Italia 171.938 persone accolte in diverse strutture di accoglienza (CARA, CDA, CPSA, CAS, SPRAR).
Questo in estrema sintesi il quadro generale che ci restituisce il Terzo Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2016 presentato questa mattina a Roma presso la sede di Anci e realizzato da ANCI, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes e dal Servizio Centrale dello SPRAR, in collaborazione con UNHCR (guarda le foto). e scarica il Rapporto Protezione internazionale 2016 (versione integrale), la sintesi del Rapporto Protezione internazionale 2016 e le slides con i numeri principali.
“Il sostegno ai Comuni che accolgono e, attraverso di loro, alle persone in fuga da guerre e violazioni dei diritti umani caratterizza l’impegno di Anci che, attraverso la rete dello Sprar, punta all’accoglienza diffusa e sostenibile sul territorio, soprattutto grazie alla collaborazione e al pieno coinvolgimento degli attori locali” ha dichiarato il segretario generale dell’Anci Veronica Nicotra in apertura dei lavori. “Il nostro obiettivo è concorrere ad organizzare un sistema di accoglienza ed integrazione stabile che superi la gestione emergenziale e dia risposte al disagio di molte comunità, eliminando gli addensamenti e assicurando controllo”.
“In questa direzione – ha proseguito Nicotra – per supportare i Comuni che volontariamente scelgono di aderire alla rete abbiamo proposto, tra gli emendamenti alla Legge di bilancio, la possibilità di non calcolare le spese per il personale impegnato nei progetti Sprar ai fini della valutazione dei tetti di spesa e di assunzioni di personale. Voglio ricordare anche il superamento del limite dei 45 euro al giorno per i progetti SPRAR a favore dei MSNA. Si tratta di un altro tassello importante che speriamo possa permettere di estendere la rete a beneficio di tutti”.
Mons. Giancarlo Perego, Direttore Generale della Fondazione Migrantes, ha presentato i dati del Rapporto sulla protezione internazionale 2016, evidenziando numeri e aspetti nuovi delle migrazioni forzate a livello nazionale, europeo, internazionale. Commentando i dati ha sottolineato come purtroppo sia evidente la crescita del numero delle accoglienze in strutture precarie e straordinarie (oltre il 300% in tre anni), mentre il numero delle persone richiedenti asilo e rifugiati negli SPRAR è aumentata solo del 20%: dati che chiedono di continuare un impegno di accoglienza diffusa e organica sul territorio nazionale, a tutela di un diritto fondamentale, quale è l’asilo.
Anche la situazione dei minori non accompagnati, quasi raddoppiati nel 2016 rispetto al 2015 – ha proseguito Mons. Perego – vede ancora un’accoglienza in strutture straordinarie (12.000 su 14.000), inoltre concentrata sia nelle strutture straordinarie che negli SPRAR per i minori soprattutto in Sicilia (ad esempio, 10 volte più che in Veneto e 5 volte più che in Lombardia) e in Calabria, con la crescita anche del numero degli irreperibili (almeno 8.000 nel 2016): un tema che chiede urgentemente l’approvazione definitiva e l’entrata in vigore della legge Zampa-Pollastrini.
“I numeri presentati oggi – ha sottolineato il delegato Anci all’immigrazione Matteo Biffoni – evidenziano quanto sia sempre più urgente l’attuazione un sistema di accoglienza organizzato, sostenibile e radicato sul territorio, per rispondere in modo efficace e proporzionato alla crescita della domanda di protezione internazionale nel nostro Paese”.
“Per questo il lavoro dell’Anci – ha proseguito Biffoni – va nella direzione del rafforzamento e dell’aumento del numero dei Comuni che aderiscono allo Sprar, l’unico sistema che garantisce una gestione pienamente trasparente delle misure di accoglienza, una diffusione delle strutture che rispetti criteri di proporzionalità con la popolazione residente, e la costruzione di percorsi di condivisione con la cittadinanza e il mondo del terzo settore qualificato, tutti elementi imprescindibili per vincere la partita dell’accoglienza. Per i Comuni questo richiede uno sforzo che facciamo convinti che l’Europa debba però svolgere la propria parte e in attesa che la cooperazione internazionale porti i suoi frutti nei Paesi di partenza dei richiedenti asilo”.
“L’impegno dell’Anci – ha concluso Biffoni – ha permesso di fare un importante passo in avanti in questo senso con due atti concreti: l’attivazione della clausola di salvaguardia, inserita nella direttiva ministeriale dello scorso ottobre, che rende esenti i Comuni della rete Sprar, o che intendano aderirvi, dall’attivazione di ulteriori forme di accoglienza e il Piano di ripartizione nazionale, che ci auguriamo possa vedere la luce entro la fine dell’anno”. Leggi gli interventi del sottosegretario all’Interno Domenico Manzione e del presidente di Cittali Leonardo Domenici.

ARRIVANO I TURCHI

turchia europaBruxelles cambia pelle, di nuovo. Pur di mantenere il patto con Ankara sui migranti la Commissione europea raccomanda al Consiglio e Parlamento Ue la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi con i passaporti biometrici nell’area Schengen. A questo punto manca solo l’annuncio ufficiale dell’esecutivo comunitario, ma la fine dell’obbligo dei visti per Ankara è già stato politicamente deciso per il collegio dei commissari.

La raccomandazione della Commissione Europea però si limita ai detentori di passaporti biometrici e arriva all’indomani di una liberalizzazione dei visti, da parte di Ankara, per i cittadini di tutti i paesi UE, compresa Cipro, anche se le autorità turche si sono affrettate a precisare comunque che ciò non implica un “riconoscimento di Cipro” da parte della Turchia. Ad Ankara delle 72 condizioni restano poi cinque criteri da soddisfare, da qui a fine giugno, così come precisato dal vicepresidente vicario della Commissione Ue Frans Timmermans che infatti ha affermato: “Lasciatemi essere chiaro – ha detto il Commissario Europeo – i criteri ancora da soddisfare sono impegnativi e di peso. Ankara dovrà fare prova di una grande determinazione politica per rispettare tutti gli impegni assunti il 18 marzo. Le nostre proposte saranno inviate al Parlamento Europeo e al Consiglio Europeo e ciò dovrebbe permetterci di prendere una decisione definitiva entro la fine di giugno, sulla base dei progressi nel frattempo fatti dalla Turchia”. A far eco a Timmermans anche la portavoce della Commissione europea, Mina Andreeva, che ha affermato: “La Turchia ha fatto molti sforzi nel corso delle ultime settimane e dei giorni scorsi per soddisfare i criteri, tra cui ad esempio l’accesso al mercato del lavoro per i rifugiati non siriani”.
Se sul fronte dell’opinione pubblica europea sono molti a vedere nella concessione turca un inchino da parte dell’Europa, in casa turca la questione dei visti ha implicazioni politiche di non poco conto, la Turchia rischia di precipitare in una crisi politica interna al partito di governo Akp, e a rischiare il posto è proprio il premier turco Davutoglu. Secondo alcune fonti l’attrito tra il Presidente Erdogan e il Premier turco sarebbe nata proprio in seguito agli accordi con l’Europa sul patto dei flussi migratori. Su Alcuni punti l’iniziativa di Davotoglu ha infastidito Erdogan, ad esempio pare che la proposta di riammissione degli immigrati irregolari in Turchia sarebbe stata una “mossa a sorpresa” del premier, mentre Erdogan non sarebbe stato consultato. Oggi tra il premier Ahmet Davutoglu e il Presidente Erdogan ci sarà un faccia a faccia dopo giorni di tensioni ai vertici del partito, culminate venerdì con il trasferimento del potere di nominare i responsabili provinciali dallo stesso Davutoglu al comitato centrale (Mkyk) di 50 membri.
Tuttavia mentre l’Europa chiude gli occhi sulla Turchia che ignora requisiti democratici come i diritti umani e la libertà d’espressione, non manca di rimproverare la Grecia per la gestione dei migranti, un Paese già alle prese con lo spettro della Bancarotta e con la gestione di 53.731 migranti e richiedenti asilo. E proprio in risposta alle carenze persistenti nella gestione greca delle frontiere esterne la Commissione ha presentato una raccomandazione al Consiglio dell’Unione europea per permettere a 5 Paesi dell’area Schengen di estendere i controlli temporanei alle frontiere interne fino ad un massimo di sei mesi, ma solo per confini specifici e tra queste rientra proprio l’Austria si tratta di Austria (al confine con la Slovenia e con l’Ungheria), Germania (al confine con l’Austria), Danimarca (al confine con la Germania), Svezia (nei porti della Police Region South e al ponte Oresund) e Norvegia (nei porti collegati con Danimarca, Svezia e Germania).
L’altro Paese interno dell’Europa che viene ignorato sulla questione migranti è ancora una volta l’Italia. Nonostante le proteste di Roma, l’Ue non ha ancora trovato una soluzione per il Brennero.
Oggi Matteo Renzi, nel corso del question time alla Camera ha bollato come “puro esercizio di propaganda” da parte dell’Austria la questione del Brennero: “È un’operazione pericolosa perché gioca con la paura e quando si gioca con la paura si rischia di rinforzare chi è bravo ad agitare gli spettri del passato – ha detto Renzi – Il Brennero è un simbolo di amicizia e di dialogo e la chiusura è poco più di una provocazione che attiene alla campagna elettorale austriaca”. Il Presidente del Consiglio ha poi ricordato di aver sollevato la contrarietà dell’Italia e di auspicarsi che “l’Austria accetti l’approccio del Migration Compact che la commissione Ue ha accettato e rilanciato”.

Migranti. Sei Paesi Ue chiedono di abolire Schengen

epa04505610 A view of Schengen's sign in the village of Schengen, Luxembourg, 14 October 2014. EPA/NICOLAS BOUVY

EPA/NICOLAS BOUVY

L’Unione europea continua a vacillare, ma a tenere uniti per il momento è la volontà di “chiudere” a profughi e migranti espressa da ben sei Stati appartenenti all’Ue. Germania, Austria, Belgio, Francia, Danimarca e Svezia hanno intenzione di chiedere alla Commissione europea altri sei mesi di controlli alle frontiere all’interno dell’aerea Schengen perché temono una nuova ondata migratoria. Un altro duro colpo non solo alla Comunità europea, ma anche all’Italia che si ritrova così come la Grecia contro un nuovo “muro” da parte dell’Europa. Infatti secondo alcune indiscrezioni quasi certamente la Commissione darà l’Ok alla richiesta, nonostante il flusso sulla rotta balcanica si sia notevolmente ridotto e nonostante i continui problemi che la Grecia sta affrontando nella gestione dei profughi. Proprio oggi la Danimarca ha annunciato che il controllo alle frontiere sarà esteso fino ad almeno il 2 giugno, ma l’iniziativa di scrivere alla Commissione è partita dalla Germania, il ministro tedesco dell’Interno, Thomas de Maiziere (Cdu), ha spiegato ieri a Berlino che “gli Stati membri dovranno continuare ad avere la possibilità di utilizzare i controlli di frontiera laddove è necessario”. Una misura che è contenuta nell’articolo 29 del codice sui confini dell’area Schengen. La Commissione europea infatti ha fatto sapere di essere a conoscenza della volontà di alcuni Stati membri di estendere per altri sei mesi i controlli alle frontiere interne come risposta alla crisi dei richiedenti asilo. Una decisione in merito, secondo quanto afferma la portavoce della Commissione, Mina Andreeva, verrà presa entro giovedì 12 maggio, lo stesso giorno in cui la Commissione europea presenterà la relazione sulla gestione delle frontiere esterne dell’Ue da parte della Grecia. Andreeva inoltre ha riconosciuto che al momento in Grecia “ci sono ancora carenze da affrontare”, ma ciò non preclude quella che sarà la decisione della Commissione Ue e anzi fa sapere che l’estensione dei controlli è legata proprio a carenze nella gestione greca delle frontiere esterne.
Le dichiarazioni europee suonano come una mannaia sulla Grecia che è alle prese in questi ultimi mesi con una vera e propria emergenza migranti. Il numero di rifugiati identificati e di migranti attualmente presenti in Grecia ha raggiunto le 54.142 unità, stando a quanto dichiarato dall’Ente centrale per la gestione dei migranti di Atene. L’agenzia di stampa Ana-Mpa riferisce che 8.150 rifugiati e migranti si trovano al momento nelle varie isole greche, incluse 64 persone arrivate nelle ultime 24 ore, mentre 14.449 sono localizzate in differenti aree della regione dell’Attica. Circa 2.135 rifugiati e migranti hanno trovato sistemazione nel porto del Pireo, altri 2.880 sono ospiti di un rifugio a Skaramagas, ad ovest di Atene. Rifugiati e migranti nella Grecia centrale hanno raggiunto la cifra di 1.928 unità nella giornata di lunedì, mentre quelli che si trovano nella Grecia meridionale sono attualmente 338. Il campo di Idomeni, nel nord della Grecia, ospita al momento 10.172 persone fra rifugiati e migranti, mentre 1.137 si trovano nell’area di Polykastro. Secondo le autorità, 29.277 persone, più della metà del totale di migranti e rifugiati attualmente in Grecia, sono ospiti in campi e strutture del nord del paese.
Ma ad essere penalizzata è anche l’Italia che già con l’arrivo della bella stagione prevede un considerevole aumento degli sbarchi. L’ex segretario generale dell’Onu Kofi Annan in un’intervista al Corriere della Sera riconosce come l’attuale crisi migratoria ha lasciato ingiustamente soli paesi come Italia e Grecia e propone “un Piano Marshall, o comunque un nuovo approccio che aiuti questi Paesi a svilupparsi economicamente il più velocemente possibile, come avvenne per l’Europa dopo il 1945. L’Africa è ricca di giovani dinamici che non hanno lavoro. Se la comunità internazionale cooperasse con i governi africani per creare le condizioni per fare business, osserveremmo una drastica riduzione del fenomeno migratorio”.
Nel frattempo il ministro degli Esteri austriaco, Sebastian Kurz, ha respinto invece la critica indiretta mossa dall’attuale segretario generale Onu, Ban Ki-Moon, alla dura politica migratoria adottata dal governo di Vienna. “Dobbiamo allontanarci dall’idea di un’accoglienza illimitata dei profughi in Europa”, ha affermato il ministro austriaco. “Noi siamo per un’Europa che abbia il controllo sul suo territorio, con confini esterni sicuri e che possa decidere autonomamente chi far entrare e chi no e che si assuma la responsabilità politica per quello che succede nei paesi confinanti”, ha aggiunto.

Redazione Avanti!

Euroscettici a Milano sfidano l’UE su migranti e lavoro

salv2L’Europa si sta disgregando oppure va a destra, lo sanno bene gli euroscettici riuniti nella due giorni milanese dell’Enf, Europe of Nations and Freedom. La convention è stata  presieduta da Marine Le Pen, che sul palco con Salvini ha detto che “l’immigrazione di massa è l’ultimo braccio armato dell’europeismo, cioè impoverire le nazioni europee e uccidere per sempre la civiltà”. Per il segretario della Lega nord, Matteo Slavini, “è in atto una sostituzione organizzata di popoli per avere nuovi schiavi” al servizio dei potentati economici.

Milano è stata protagonista, suo malgrado, di “Più liberi, più forti. Un’altra Europa è possibile”, la prima convention del network sovranista che ha messo sullo stesso palco gli esponenti di partiti eurocritici provenienti da tutta l’Europa. Sul banco degli imputati l’Ue, il trattato di Schengen, le politiche di austerità e, soprattutto, quelle sull’immigrazione. Su questi bersagli si sono concentrati gli attacchi di tutti gli interventi dei leader dell’Enf, il gruppo del Parlamento europeo nato a Bruxelles un anno fa che unisce, oltre il Fn francese e la Lega Nord, il Pvv dell’olandese di Geert Wilders, l’Fpo austriaco e Vlaams Belang belga, nonché esponenti inglesi, polacchi e romeni.
La Le Pen nel suo discorso ha citato Milano come il luogo dell’editto di Costantino, “radice della nostra civiltà cristiana”. Salvini ha detto di “non volere muri né fili spinati ma regole e rispetto”.
Nonostante gli intenti, come da copione è arrivato lo strascico xenofobo alla convention. Tom van Grieken, il giovane leader del Vlaams Belang, il partito fiammingo belga, nel suo intervento a un certo punto esclama “camerati”. E dalla platea leghista si leva un applauso, mitigato da qualche ‘buuu’ di dissenso, mentre Salvini è visibilmente imbarazzato sul palco. Dieci minuti dopo, sfuma rivolgendosi agli “amici patrioti”. Ma, anche senza Casapound, la mutazione fascioleghista si compie. Ovazione invece per Marcel De Graaf, del Pvv olandese, che si lascia scappare un “è meraviglioso essere qui in Padania”, con i tanti leghisti a inneggiare: ‘Secessione, secessione’.

Tuttavia lo scopo di Salvini resta quello di riempire il vuoto di una sinistra, che almeno in Italia continua a mancare. Alla convention “non si è parlato solo di immigrazione ma di lavoro”. Lo rivendica Salvini. “Quello su cui stiamo lavorando, sono i problemi del lavoro. Il crimine che Bruxelles sta perpetrando è quello del lavoro. E noi, stiamo svolgendo un ruolo che è quello di alcune sinistre”. “A questo tavolo – aggiunge Salvini, seduto accanto alla leader del Fn Marine Le Pen e all’olandese Geert Wilders del Pvv – c’è l’alleanza in difesa del lavoro. Ci sostituiamo anche a quelle cosiddette sinistre che di lavoro non si occupano più ma pensano a tutelare i loro amici banchieri. Limitare l’immigrazione – conclude – significa rilanciare il mondo del lavoro nei nostri paesi. Ci sostituiamo alle sinistre e al mondo sindacale”.

Tuttavia la sinistra si è fatta sentire, all’esterno del Mico, l’auditorium della fiera di Milano, portando del letame per accogliere i partiti xenofobi e organizzando un corteo in contemporanea con l’incontro. Alcune centinaia di manifestanti, “nazisti rossi” per il segretario della Lega, hanno contestato dall’esterno della fiera con striscioni e fumogeni urlando “Nessun umano è illegale” e “Milano è antifascista”.
Nonostante invocare il ritorno della sovranità nazionale appare un modo anacronistico di vedere l’Europa, dall’altro lato proprio gli Stati dell’Unione europea, anche quelli con governi di sinistra, iniziano a dar ragione alla visione di Salvini- le Pen. Dopo la Svezia che ha annunciato che espellerà 80mila richiedenti asilo, anche la Finlandia ha detto che rimpatrierà due terzi delle 32mila persone arrivate nel paese nel 2015. Intanto in Germania Angela Merkel ha stretto un accordo con gli alleati di governo per rendere più dure le procedure per la richiesta d’asilo, in particolare per i ricongiungimenti familiari. Infine l’Olanda ha avanzato una proposta per rimpatriare in Turchia con i treni i migranti e rifugiati arrivati via mare in territorio greco.

“Se un governo di sinistra come la Svezia decide di espellere 80mila persone a cui ha negato la richiesta d’asilo, rispedendole a casa, significa che Schengen è morto, finito”, ha affermato il leader del Carroccio.
Tuttavia l’Europa continua a discutere di frontiere, i deputati UE discuteranno martedì pomeriggio, con il primo Vicepresidente della Commissione Frans Timmermans, la crisi dei rifugiati e i controlli alle frontiere, sia esterne sia interne dell’area Schengen.

Redazione Avanti!

LA POSTA IN GIOCO

Immigrati EuropaLa forbice dell’asse Parigi-Berlino rischia di chiudersi sulla testa dell’italia, lo sa bene il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi che proprio per questo volerà domani dalla cancelliera Angela Merkel.
Renzi anticipa le questioni che saranno in discussione sul tavolo della colazione di lavoro in un’intervista alla Faz «Frankfurter Allgemeine Zeitung», in uscita domani, citando la questione dei profughi che sta lentamente sfaldando l’Unione europea.
“Sarei grato se Angela e Francois potessero risolvere tutti i problemi, ma purtroppo non funziona così”, afferma il Presidente del Consiglio riguardo l’asse Parigi-Berlino e aggiunge: “Se per esempio si cerca una strategia complessiva per la soluzione dei profughi, non può bastare se Angela prima chiama Hollande e poi chiama il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, e io apprendo del risultato sulla stampa”.

“Il messaggio di Renzi è chiaro: abbiamo fatto la nostra parte, ora tocca agli altri. Quando
l’italiano arriverà a Berlino domani, Angela Merkel cercherà di fargli cambiare idea. E troverà un osso duro”. Con questo passaggio, dedicato alle titubanze dell’Italia verso il pagamento della quota dei 3 miliardi per la Turchia, il settimanale tedesco ‘Die Zeit’ descrive la parabola di Matteo Renzi da “ragazzo modello del Sud Europa” a “giovane uomo arrabbiato”.
L’irritazione dell’inquilino di Palazzo Chigi è chiara, Renzi non vuole fare da spettatore mentre oltralpe si decide di questioni che riguardano per prima proprio l’Italia, come il problema dei profughi. Roma è stata messa “alla berlina” per la gestione degli sbarchi, ma adesso è proprio la Germania a non rispettare le regole e a chiedere “flessibilità” su uno degli assi portanti dell’Ue: il trattato di Schengen sulla libera circolazione. La stessa flessibilità voluta dall’Italia dall’Ue nella valutazione dei conti pubblici decise l’anno scorso dalla Commissione. Lo scoglio del via libera è arrivato proprio dalla Germania, tanto da essere etichettata da Renzi come “egoista”. La questione economica italiana è stata anticipata dall’intesa sulle banche raggiunta questa settimana tra il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e la commissaria Ue alla Concorrenza Margarethe Vestager, tuttavia sono ancora altri i conflitti aperti dal punto di vista economico per Roma.
Primo fra tutti quello che riguarda la Russia e la fine del South Stream che non pochi danni ha provocato all’Italia. In quel caso Roma si è allineata ai Paesi dell’Est portando avanti la questione davanti alla Commissione europea che ancora una volta ha lasciato in sospeso il problema dela corsia preferenziale garantita al raddoppiamento di North Stream, la ‘pipeline’ che porta il gas russo in Germania, rispetto alla bocciatura di South Stream, che lo avrebbe invece portato in Italia. Un altra carta in mano ai tedeschi è quella libica, Tripoli è di massima importanza per l’Italia e Berlino non solo ha in mano la questione per via dell’inviato speciale Onu Martin Kobler, ma potrebbe far da argine alle continue ingerenze francesi.
Insomma Renzi potrà battere anche i pugni sul tavolo come in Europa, ma il rischio è come in quel caso di essere attaccato e messo a tacere. Tuttavia Renzi ha ancora delle carte da giocare a suo favore, come quella sugli aiuti alla Turchia per la gestione dei campi profughi per siriani, bloccati dal veto iatliano. Dei 3 miliardi di euro complessivi che l’Ue si è impegnata a dare ad Ankara, l’Italia ne dovrebbe versare quasi 300 milioni.
Inoltre la sfida di Renzi alla Merkel potrebbe raggiungere Bruxelles, dove il malumore per una gestione tedesca dell’Ue potrebbe alla fine risultare contagioso, ma per il momento il solo fuoco incrociato che si è visto sulla Cancelliera è stato in patria, mentre anche i timidi tentativi da parte della Grecia di alzare la testa sono stati abbattuti da Berlino, e da tutti gli altri Paesi, volenti o nolenti.
Per quanto riguarda la linea da seguire per i profughi, se la Germania non fa da maestra, sta comunque seguendo la strada intrapresa dagli altri Paesi del Nord Europa. Oggi il ministro dell’Interno svedese, Anders Ygeman, ha annunciato un rimpatrio di massa, 60 mila richiedenti asilo la cui domanda è stata bocciata, “ma la cifra potrebbe arrivare fino a 80 mila”. Il Paese, che conta meno di 10 milioni di abitanti, solo nel 2015 ha accolto 163 mila richiedenti asilo. La media delle domande di protezione internazionale bocciate, ha sottolineato il ministro, è del 45 per cento, per cui è legittimo attendersi oltre 70 mila dinieghi.
Tornando all’incontro di domani, a rischio non c’è solo la politica estera italiana, e nemmeno il ruolo dell’Italia in Europa, ma la stessa figura di Renzi. Da diversi giorni le indiscrezioni della stampa parlano della crescente insofferenza della Cancelliera verso l’omologo italiano, convinta che le sue uscite siano motivate prevalentemente dal tentativo di raccogliere consenso in patria. Mentre sarebbe sempre più solida la sua stima per l’Alta rappresentante della politica estera Ue Federica Mogherini, che non a caso incontrerà oggi, prima di Renzi.

Maria Teresa Olivieri

In Danimarca la confisca dei beni ai rifugiati è legge

danimarcaVentiquattr’ore prima del giorno della memoria la Danimarca approva una controversa legge che riporta alla mente usi da Gestapo.
Il Parlamento danese ha infatti approvato oggi a schiacciante maggioranza la controversa riforma del diritto d’asilo sulla confisca dei beni ai rifugiati. In particolare la norma che dà alla polizia il permesso di perquisire i richiedenti asilo per sequestrare eventuali beni di valore, di privarli così di denaro e oggetti eccedenti il valore di 10mila corone (circa 1.350 euro) “per contribuire alle spese di mantenimento e alloggio”. Raggiunto il 12 gennaio l’accordo tra il governo e l’opposizione, per il sì definitivo dell’Aula era solo questione di tempo e oggi il testo presentato dal governo di minoranza del primo ministro liberale Lars Lokke Rasmussen, ha ricevuto 81 voti su 109, in virtù del sostegno dei socialdemocratici, principale partito dell’opposizione. Ventisette deputati hanno votato contro, uno solo si è astenuto.

La legge è stata contestata non solo in patria, ma anche in Europa, tanto che ieri durante il vertice dei ministri degli interni della Commissione europea, è stata discussa anche l’approvazione di questa legge. Al Parlamento europeo sono state ascoltati in audizione i ministri dell’Immigrazione Inger Støjberg e quello degli Esteri, Kristian Jensen.
“Siamo disposti ad aiutare chi non è in grado di cavarsela da solo, ma chi ha mezzi sufficienti non deve essere aiutato dallo Stato, è un principio fondamentale che si applica anche ai cittadini danesi”, ha ribadito più volte Støjberg. La ministra ha ricordato che la Danimarca “ha accolto 13mila profughi lo scorso anno e ne sono attesi altri 25mila in futuro, sono un numero altissimo sia in termini assoluti che pro capite”. A queste persone, durante il periodo di esame della domanda di asilo “diamo un permesso di residenza e diversi servizi su misura per imparare la lingua, per l’accesso ai servizi sanitari e scolatici”, a cui hanno accesso “proprio come il resto della popolazione”. Insomma, ha assicurato la ministra “sono trattati in modo appropriato, anche rispetto a quanto avviene in altri Stati”.
Tuttavia a preoccupare Bruxelles in queste ore è soprattutto il problema della sospensione di Schengen, da parte di alcuni Stati, tra cui anche la Danimarca. Austria, Germania, Svezia, Danimarca, Norvegia e Francia hanno reintrodotto i controlli alle proprie frontiere per contrastare i flussi migratori provenienti dalla cosiddetta “rotta balcanica”, ovvero dall’Europa dell’est. “Prorogare da 6 mesi fino a 2 anni i controlli alle frontiere interne così come previsto da Schengen”. È quanto richiesto alla Commissione europea dalla maggioranza dei ministri dell’Interno Ue. A favore naturalmente questi sei Paesi, ma anche la Slovenia.

Iniziano ora le ostilità tra i Paesi all’interno dell’area Schengen, con la Germania che accusa la Grecia, il ministro dell’Interno dell’Austria, Johanna Mikl-Leitner, che rilancia l’idea di una “mini Schengen” e l’Italia che teme di non poter gestire i nuovi arrivi e ipotizza nuovi hotspot sul Brennero.

Liberato Ricciardi

Migranti. Svezia e Danimarca sospendono Schengen

schengenRiaffiora in questo 2016 di nuovo il problema tutto europeo dei migranti, ma stavolta a mettere i “muri” sono inaspettatamente Svezia e Danimarca che hanno sospeso lo Schengen ai propri confini.

Per la prima volta dagli Anni Cinquanta Stoccolma ha reintrodotto controlli di identità a bordo di traghetti, bus e navi provenienti proprio dalla Danimarca e all’ingresso del ponte di Oresund che collega Copenaghen e la città svedese di Malmo. Appena pochi mesi fa il premier svedese Stefan Löfven diceva: “La mia Europa accoglie le persone che fuggono dalla guerra, la mia Europa non costruisce muri”.

La Danimarca a sua volta ha riavviato i controlli nei riguardi della Germania, i controlli danesi sono scattati alle 12:00 di oggi e saranno in vigore fino al 14 gennaio per decisione del premier Rasmussen. Copenaghen ha inviato una lettera di notifica a Bruxelles ed il commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos ha avuto una conversazione col ministro competente che non sembra aver battuto ciglio.

Se l’Europa appare tranquilla, di tutt’altro avviso è il governo tedesco sempre più irritato da questo tipo di iniziative: “Schengen è molto importante ma è in pericolo”, ha dichiarato il portavoce del ministro degli Esteri di Berlino, Frank-Walter Steinmeier. Il portavoce ha chiarito di non voler dare giudizi riguardo alla decisione e aggiunto che il meccanismo di Schengen “è molto importante ma è in pericolo a causa del flusso di profughi”. “La soluzione non sarà trovata ai confini nazionali fra il Paese A e il Paese B”, ha poi concluso.

“La decisione della Svezia di rintrodurre i controlli con la Danimarca e quella danese di chiudere la frontiera con la Germania sono un grave precedente che mina la libertà di circolazione delle persone, uno dei principi fondamentali dell’Unione europea e uno dei fatti più tangibili per i cittadini”. Lo ha detto Pia Locatelli capogruppo della componente socialista alla camera e presidente del Comitato diritti umani.

“Questa volta non si tratta di emergenza terrorismo, ma di impedire l’ingresso ai profughi e ai richiedenti asilo. Non possiamo accettare la nascita di questi nuovi muri: serve una soluzione comune in termini di accoglienza, sia per dare risposte a chi fugge da guerre e persecuzioni, sia per salvaguardare Schengen e la libertà di movimento dei cittadini europei. Ce lo impone la legislazione internazionale e ce lo impone il rispetto dei diritti umani”. Conclude la deputata socialista.

Redazione Avanti!