Rai. Nencini: “Finita la stagione del patto dell’arancino”

Rai

Marcello Foa rimane sulla graticola. Il nodo per la sua elezione alla presidenza della Rai è ancora ben stretto e lontano dall’essere sciolto, rimane quindi l’empasse sui nomi voluti dalla maggioranza e non ben visti da Forza Italia. “Salvini – afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini – giudica residuale l’alleanza con Berlusconi. Ovunque, dalle regioni ai comuni, arruola eletti di Forza Italia e sfida ogni giorno la pazienza del vecchio capo. Per questo non tratterà sul nome di Foa alla guida della Rai. Proprio per la stessa ragione Berlusconi dovrebbe opporvisi prendendo atto che la stagione del ‘patto dell’arancino’ è finita” conclude Nencini.

L’elezione del presidente Rai infatti, necessita dell’appoggio di una maggioranza qualificata e di conseguenza di un accordo politico. Lega e 5 Stelle invece ha scelto il proprio uomo senza allargare il dibattito e senza preoccuparsi della posizione altrui. Da qui il no, non solo del Pd, ma anche di Forza Italia i cui voti invece sono determinanti. “Votare no alla Rai non ha nulla a che vedere con l’alleanza di centrodestra. Abbiamo contestato il metodo – ha detto Tajani – visto che al governo c’è una parte importante del centrodestra e nessuno ci ha consultato. Sarebbe stato normale che i nostri alleati avessero concordato con noi una scelta visto che il canone Rai lo pagano tutti. Tutti devono sentirsi rappresentati”. Il vicepresidente di Forza Italia ha quindi chiarito la posizione del partito: “È il metodo che non ci piace: non possono esserci imposizioni, le scelte devono essere condivise. Siamo costretti a votare no, non a cuor leggero”.

Ma la Lega tiene il punto su Foa. E su Matteo Salvini si scarica l’ira di Silvio Berlusconi per la gestione della vicenda presidenza Rai. Berlusconi ha spiegato che il suo partito non è disponibile ad accettare un metodo “unilaterale”. Dice “no” quindi ma non per chiudere la partita ma per provare a riaprirla ed avere garanzie di pluralismo, ovvero di rappresentanza nelle reti e nelle testate. Infatti l’ex premier ha fatto capire già da ieri che i sette voti di Forza Italia “per adesso non sono nella disponibilità di Marcello Foa”, ovvero voti decisivi per la presidenza.

Centrodestra, pronto l’ultimo duello Salvini-Berlusconi

salvini, meloni, berlusconiMentre Giorgia Meloni è in Ungheria, continua lo scontro in casa Centrodestra tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi per la carica di presidente del Consiglio. Domani ci sarà l’ultimo appuntamento sul palco dei tre leader, ma per il momento la partita tra i due contendenti è ancora aperta. L’Ex Cavaliere dopo aver proposto più volte la sua candidatura o quella del Presidente Tajani, a chi gli chiede se sarà lui il candidato premier di Fi nel caso si tornasse al voto tra un anno, ribadisce: “Contro la mia voglia temo che dovrò essere io, che sarò riabilitato dopo una sentenza assurda”. “Io non ho ambizione politica, sono in campo come nel 94 per senso del dovere, questa volta l’ho fatto di nuovo per evitare che la setta M5s arrivasse a prendere i voti degli italiani per governare. Ci sono solo io che posso evitare questo, se io non fossi stato in campo, la metà di chi vota Fi si sarebbe astenuto”, dice ancora Silvio Berlusconi a radio anch’io.
Mentre il leader della Lega oggi continua a riproporsi come vincitore indiscusso: “La Lega sarà prima in Veneto come in Lombardia, andremo avanti in Emilia. E per la prima volta nella storia avremo tanta fiducia di uomini e donne nel Sud: saremo prima forza del centrodestra”.
Ma Berlusconi punta a essere lui il primo partito e a decidere così le sorti di un eventuale Governo dopo il 4 marzo, tanto che non ha ancora confermato la sua presenza sul palco della manifestazione indetta da Matteo Salvini giovedì a Roma. Il leader del Carroccio per il momento non può far altro che assecondare l’uomo di Arcore per poter conquistare i voti necessari per le consultazioni elettorali. Un primo passo verso l’ala moderata Salvini lo ha già fatto quando ha dato la sua indisponibilità a una intesa con CasaPound, lo ha fatto in nome di un’intesa con i Forzisti che vogliono una coalizione il più possibile moderata e con Fratelli d’Italia già di malumore per aver visto perdere il suo bacino di voti a favore della Lega.

Migranti, tra Quote obbligatorie e riforma Dublino

Italian Prime Minister Paolo Gentiloni, center, speaks with /European Commission President Jean-Claude Juncker, right, and Luxembourg's Prime Minister Xavier Bettel, left, during a round table meeting at an EU Summit in Brussels on Thursday, Dec. 15, 2016. European Union leaders meet Thursday in Brussels to discuss defense, migration, the conflict in Syria and Britain's plans to leave the bloc. (ANSA/AP Photo/Geert Vanden Wijngaert) [CopyrightNotice: Copyright 2016 The Associated Press. All rights reserved.]

AP Photo/Geert Vanden Wijngaert

“Se vogliamo consolidare la svolta nella lotta ai trafficanti e cambiare in modo significativo la situazione dei diritti umani in Libia, abbiamo bisogno di un impegno finanziario, logistico, politico, ancora più forte, da tutta la famiglia europea. Questo chiederà l’Italia stasera”, è quanto ha dichiarato Paolo Gentiloni lasciando il minivertice con i leader dei V4 ed il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Inoltre il Presidente del Consiglio ha anche ringraziato i leader di Polonia, Ungheria, Cechia e Slovacchia che “hanno annunciato l’intenzione di destinare 36 milioni di euro alle operazioni dell’Ue di rafforzamento dell’attività in Libia”, ma ha precisato: “Per noi i muri e le chiusure sono sbagliate, e le quote obbligatorie sono il minimo sindacale per l’Unione europea. Questi Paesi hanno un’opinione molto lontana. Ma è significativo che questa differenza che resta, e di cui discuteremo anche stasera a cena, non abbia impedito un’iniziativa politica che ritengo rilevante e di cui ringrazio”.
A rafforzare l’opinione di una profonda divisione nell’Ue il presidente del consiglio europeo Donald Tusk entrando al summit, per il quale sul dossier migrazione “la divisione è tra Est e Ovest”, sull’Unione economica e monetaria “tra Nord e Sud”. “Queste divisioni sono accompagnate da emozioni che rendono difficile anche trovare un linguaggio comune e argomenti razionali per il dibattito. Per questo dovremo lavorare sulla nostra unità in modo più intenso ed efficace”.
Ma parole conciliatorie arrivano proprio dal Premier ungherese. “Difendere le frontiere esterne dell’Unione e risolvere le cause all’origine delle migrazioni è l’elemento della politica migratoria dell’Unione che fino ad ora ha funzionato, dando i risultati attesi. Per questo siamo pronti a mettere assieme oltre 36 milioni di euro e se necessario anche a prendere parte alle operazioni”, afferma Viktor Orban al termine del minivertice con gli altri tre leader dei V4, il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, ed il premier Paolo Gentiloni. “Lo abbiamo fatto perché crediamo nell’unità dell’Ue – ha aggiunto Orban -. Così abbiamo trovato qualcosa su cui cooperare”.
Per l’Italia poi un’altra questione da affrontare è la Riforma di Dublino. Sulla riforma di Dublino “vanno rispettate le regole e va seguita la procedura ordinaria” che prevede che “si possa votare a maggioranza qualificata per dare nuove regole sui rifugiati e avere più solidarietà europea”: lo ha detto il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, contestando la posizione del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che ha chiesto di procedere per “consenso” sulla questione. Sulla questione anche il capo della Farnesina, Alfano: “Vogliamo chiarire definitivamente che Dublino è la foto ingiallita di un’Europa che non c’è più e di flussi migratori che non sono quelli del passato”, dice il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, arrivando alla riunione del Ppe a Bruxelles. “Occorre responsabilizzare tutti i Paesi rispetto a questo. Serve una proposta che tenga insieme la solidarietà con il governo delle frontiere dell’Unione europea. Un tema essenziale per la tenuta politica del nostro Continente”.

Tajani è il nuovo presidente del Parlamento europeo

Parlamento-europeoUn testa a testa fino all’ultimo. Alla fina la ha spuntata Antonio Tajani, nel derby tutto italiano con Gianni Pittella. L’Italia, dopo quasi quarant’anni, esprime di nuovo un presidente del Parlamento europeo, il primo da quando l’aula è eletta a suffragio universale. “Sarò il presidente di tutti”, dice dopo aver ricevuto anche l’abbraccio dell’avversario Pittella. Che però ribadisce: basta con la grande coalizione che finora ha retto gli equilibri europei.

Come previsto, la corsa per lo scranno più alto dell’aula di Strasburgo è stata una gara all’ultimo deputato tra il candidato del Ppe e quello del Pse, finiti al ballottaggio dopo una giornata di votazioni che li ha sempre visti in testa a testa. Tajani ha mantenuto per tutta la giornata un vantaggio di circa 90 voti, che Pittella non è riuscito a colmare. A lanciarlo verso la vittoria l’accordo stretto con i 68 liberali del gruppo Alde di Guy Verhofstadt, che sono andati a sommarsi ai 217 eurodeputati popolari.

Un accordo che ha esposto nuovamente alle critiche il fianco dei liberali, passati nel giro di qualche settimana da una proposta di intesa fatta ai socialisti al patto con il Ppe, passando per un fallimentare tentativo di accordo con Grillo.

A complicare la partita di Tajani ci hanno pensato i conservatori del gruppo Ecr, un plotone di 74 deputati che in casa popolare davano già per acquisiti e che invece hanno mal digerito l’accordo del Ppe con l’Alde, definito un “approccio fallito e legato al passato”. Tajani alla fine li ha convinti, stringendo un accordo che di fatto ha blindato la sua elezione.  Anche con la convergenza di Verdi e sinistra unitaria, la rincorsa di Pittella è apparsa disperata. Alla fine, lo scarto è stato di 69 voti: 351 voti a 282 il risultato finale, con 80 astenuti. In ogni caso, una corsa con una suspense simile l’aula di Strasburgo non la vedeva da decenni.

L’ultima volta, e l’unica, in cui si era arrivati al quarto turno di votazioni era stata nel 1982 per l’elezione dell’olandese Piet Dankert. Fu anche l’ultima elezione ‘vera’, dato che da allora i presidenti sono sempre stati scelti con accordi preventivi tra i gruppi politici, che spesso si sono alternati nella carica nel corso della legislatura.

Tra i primi a reagire, Silvio Berlusconi, per cui “l’elezione di Antonio Tajani a Presidente del Parlamento Europeo mi riempie di gioia e di orgoglio come italiano e come Presidente di Forza Italia: ad Antonio sono legato da amicizia e affetto sin dal 1994 quando fu con me uno dei cinque fondatori di Forza Italia”.

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, in un tweet ha inviato le sue “congratulazioni al nuovo presidente, finalmente un italiano alla guida di una istituzione così importante”.

In Europa i primi a reagire sono stati il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker (“Lavoriamo insieme da domani per un’Europa migliore”), e il ministro degli esteri tedesco Frank Walter Steinmeier, secondo cui “con la sua esperienza nella politica europea, come membro per molti anni del Parlamento europeo e della Commissione, Tajani ha i requisiti per guidare il Parlamento in tempi difficili”.

“Oggi abbiamo voltato una nuova storica pagina”: ha affermato Gianni Pittella, “Il panorama nel Parlamento Ue è drammaticamente cambiato con la nascita di un nuovo blocco conservatore. Ci opporremo costruttivamente a questo blocco lavorando da domani con le altre forze progressiste”, ha annunciato Pittella, dando ancora una volta per superata la fase della grande coalizione in chiave europea.

Redazione Avanti!