Le “Medee”. Un mondo che non c’è più, ma che non possiamo dimenticare

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ANCONA – Spettacolo di successo quello delle “Medee”. Lo scenario è stato il Palazzo Tibaldi, sede del Museo Archeologico Nazionale delle Marche, che è stato illuminato di giallo, di blu e di rosso. I colori, che fanno da sfondo alle parole di Medea, permettono di suddividere la scena in vari episodi. La drammaturgia è il risultato della riduzione di diversi autori classici che hanno raccontato la storia del mito di Medea.

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro dei Calanchi della Basilicata, diretto da Matteo Tarasco, è stato interpretato da Martina Cassenti, Federica D’Angelo, Serena Ferraiuolo, Annamaria Ghirardelli, Alice Giroldini, Diletta Masetti e Maddalena Serrator. La performance è stata inserita nel cartellone teatrale dell’AMAT Marche ed è andato in scena, lo scorso 10 luglio.

La drammaturgia è stata desunta da Appollonio Rodio “Argonautiche”, Seneca “Medea”, Ovidio “Eroidi”, Franz Grillparzer “Il Vello d’oro”, Heiner Muller “Materiai per Medea”, Christa Wolf “Medea voci”.

medee 2Il regista ha voluto raccontare un mondo che non c’è più, ma che non possiamo dimenticare perché fa parte delle nostre radici, quindi “inalienabile”. La scenografia del palazzo accresce il pathos; Medea è cacciata con i suoi figli da Corinto. Dall’interno del palazzo provengono lamenti e gemiti e si sentono parole di maledizione che sono pronunciate da Medea. Allora l’attrice in piedi davanti alla platea di Palazzo Tibaldi incomincia a parlare cercando di raccogliere consensi dal pubblico: ella vuole la solidarietà tra la gente. Le parole di Medea sono volenti; diventano accese e infuocate pensando a Giasone che era riuscito a impadronirsi del velo d’oro nella Colchide e di aver fatto uccidere Pelia. Il monologo della donna diventa sempre più tragico. Le sue parole sono pronunciate con concitazione: Giasone è disposto solo darle esilio. L’uomo la considera una barbara. Così Medea riesce a strappagli la promessa di esilio nella sua città. Inatteso passando da Corinto, tornando da Delfi, il sovrano di Atene Egeo cui Medea chiede asilo nella sua città. Non le rimane a questo punto che la vendetta!

Il cuore non è ascoltato e Giasone diventa un nemico. Perciò non rimane che la vendetta che è inneggiata con forza e passionalità fino alla morte. Queste caratteristiche di Medea non sono sempre presenti in tutti i personaggi del teatro moderno, e ancor meno in quello contemporaneo. “ Fare teatro oggi – ha detto Matteo Tarasco – ci ricorda che il valore della parola si riconosce nel silenzio dell’ascolto”. La figura di Meda è ancor’oggi attuale. La donna si sente straniera perché parla una lingua diversa e una vera e propria appartenenza a un popolo o ad una nuova comunità non sarà possibile per lei. Rimarrà una barbara…

Andrea Carnevali