Francia. Stop definitivo ai cellulari a scuola

cellulare-a-scuolaIl Parlamento francese ha dato il via libera definitivo al divieto che entrerà in vigore a settembre, di usare il cellulare nelle scuole primarie e secondarie di primo grado e nelle scuole superiori fino ai 15 anni di età degli studenti. Canta vittoria il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron: “Impegno mantenuto”. Le scuole superiori avranno la possibilità, ma non l’obbligo, di adottare il divieto nei loro regolamenti interni.

La legge approvata oggi è una rivoluzione che cambierà le abitudini degli alunni francesi: il 93% dei ragazzi transalpini tra i 12 e i 17 anni possiede infatti un cellulare. Si tratta però di una rivoluzione a metà: l’utilizzo degli smartphone è in teoria già proibito in classe dal 2010 in seguito all’approvazione del Codice dell’educazione. Molte scuole però non avevano approvato i regolamenti propri interni che dovevano disciplinare lo stop e in diversi casi il divieto veniva aggirato. Ora l’uso sarà consenti solo ai docenti a meno di indicazioni differenti. Macron è già intervenuto a gamba tesa sui cellulari anche sul fronte del governo: in tutte le riunioni del Consiglio dei ministri è vietato portare con sé i telefonini, che devono essere lasciati su un apposito scaffale all’ingresso dell’Eliseo.

Telefonia. Interrogazione Psi su sistema fatturazione

fattura telefonicaLe compagnie telefoniche stanno cambiando il sistema di fatturazione passando da un sistema mensile a uno suddiviso in settimane. 4 per la precisione. Un cambiamento che suscita non pochi sospetti. Le bollette in questo mondo arriveranno nella cassetta della posta ogni 28 giorni e non ogni mese con il risultato che ogni anno l’utente ne dovrà pagare 13 e non più 12.

I deputati socialisti Pia Locatelli e Oreste Pastorelli a questo proposito ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro dello sviluppo economico e al Ministro dell’economia e delle finanze. “Dopo le compagnie telefoniche – si legge nell’interrogazione – anche Sky passa alla fatturazione ogni quattro settimane. A comunicarlo è la stessa società che sul proprio sito spiega anche che cosa comporterà per i clienti questo passaggio, in vigore dal prossimo 1 ottobre. Grazie a questa nuova modalità di tariffazione, come peraltro è già avvenuto per la telefonia mobile, i clienti pagheranno alla fine dell’anno un totale di 13 fatturazioni e non più 12 con un rincaro dell’8,6% sul servizio reso. Le compagnie telefoniche – precisa Pastorelli – erano partite con la fatturazione 28 giorni già nel 2015 e l’Antitrust è anche intervenuta con sanzioni per i 3 principali operatori”.

Pastorelli e Locatelli ricordano inoltre che “sul tema della fatturazione a quattro settimane un punto fermo ha cercato di metterlo l’Agcom con la delibera 121/17/Cons, imponendo l’abolizione delle tariffe per tutte quelle offerte sulla rete fissa, telefono, Adsl e fibra ottica, intimando gli operati ad adeguarsi, entro 90 giorni, alle nuove disposizioni. Dal 24 giugno non se ne sarebbe dovuta avere più traccia. Eppure, basta dare uno sguardo ai siti delle compagnie telefoniche per constatare che la fatturazione a 4 settimane per le offerte di telefonia è ben lungi dall’essere stata riposta nel dimenticatoio, come invece era stato deliberato da Agcom a marzo”. “La decisione delle compagnie telefoniche di non adeguarsi – continua Pastorelli – è stata forse presa anche nell’attesa di conoscere quale sarà la determinazione del Tar del Lazio, cui tutte si sono rivolte impugnando la delibera 121/17/Cons;

I deputati socialisti concludono l’interrogazione chiedendo “se i Ministri interrogati, ognuno per competenza, non ritengano di dover avviare tutte le procedure necessarie al fine di tutelare i diritti degli utenti e dei consumatori anche alla luce dei recenti principi contenuti nelle disposizione della legge 4 agosto 2017, n. 124 che regolamenta il mercato e la concorrenza”. Inoltre, aggiunge il deputato socialista, “se non ritengano di dover avviare un’indagine conoscitiva sia su quanto denunciato in premessa, sia sull’inottemperanza, da parte dei gestori di telefonia, delle delibere adottate recentemente dall’Agcom, attuando eventualmente necessari provvedimenti normativi atti tutelare gli utenti dall’evidente truffa della tariffazione basata su 4 settimane”.

Usa, milioni di conversazioni intercettate dall’intelligence. Per la Casa Bianca è «uno strumento essenziale»

Verizon-Nsa

La disputa è vecchia come il mondo: ragion di Stato versus libertà individuali. Lo scandalo delle telefonate spiate sulle utenze della compagnia Verizon fa riesplodere lo scontro su una delle leggi americane più controverse degli ultimi decenni che non a caso fu approvata sotto la presidenza di George W Bush, sotto la spinta emotiva degli attentati dell’11 settembre. Fa discutere, dunque, la rivelazione che la Nsa, l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale, starebbe raccogliendo i dati relativi alle telefonate di milioni di clienti nell’ambito della lotta al terrorismo. Era il 26 ottobre del 2001, infatti quando gli Stati Uniti videro imporsi il famigerato “Patriot Act”, una sorta di “legge speciale” volta ad estende enormemente i poteri d’intervento dell’intelligence e dell’autorità giudiziaria nella vita privata dei cittadini americani. Nelle intenzioni del legislatore del paese nato all’ombra della Statua della Libertà, infatti, gli apparati di sicurezza devono essere messi in condizione di contrastare il fenomeno terrorista intercettando sul nascere eventuali minacce: per questo il “Patriot Act” autorizza controlli estesi a tutti i livelli dalle transazioni finanziarie, alle comunicazioni telefoniche, alle e-mail. Continua a leggere