Il Pd pensa a una svolta ‘rosa’ per la Segreteria

Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi Maria Elena Boschi (D) con Debora Serracchiani (S) e il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti durante la la terza e ultima giornata della Leopolda, a Firenze, 6 novembre 2016. ANSA/Maurizio Degl' Innocenti

ANSA/Maurizio Degl’ Innocenti

Voci e indiscrezioni si rincorrono in queste ore sulla possibile successione al Partito democratico dell’ex Ministro Maria Elena Boschi. Ieri la dem ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera sul Partito Democratico e sull’attualità politica e a alla domanda sulla possibilità che il prossimo segretario del partito possa essere una donna ha risposto piuttosto evasivamente. Considerata renziana di ferro, anche se Matteo Renzi sa che una sua candidatura al congresso del Pd potrebbe essere controproducente.
La sua possibile candidatura, che sarebbe espressione appunto dell’area strettamente renziana, non è la sola a rappresentare l’entourage del segretario uscente, Matteo Renzi e non è nemmeno l’unica donna che potrebbe rappresentare un’alternativa alla segreteria da sempre in mano agli uomini dem. Gli altri partiti, anche quelli di destra, come FdI, hanno visto donne alla carica, come Giorgia Meloni, ma per il Partito democratico, anche quando ancora si chiamava Pci la carica è sempre stata maschile. Un unicum in Europa.
Comunque le altre quotate per la segreteria sono donne molto ‘vicine’ alla linea renziana: Teresa Bellanova e Debora Serracchiani. Anche se quest’ultima non è più considerata una “fedelissima” renziana, mentre l’ex sindacalista della CGIL, è talmente gradita al segretario uscente che è stata indicata a sfidare l’avversario generazionale di Renzi, Massimo D’Alema, nel collegio uninominale Puglia 6 del Senato.
Tutto è ancora da considerare, il prossimo congresso nazionale del principale partito di opposizione dovrebbe svolgersi prima delle elezioni europee, quindi a inizio 2019, con le Primarie per la scelta del segretario che dovrebbero essere fissate per il 24 febbraio.

PASSO DI GAMBERO

interior view of a steel factory,steel industry in city of China.

Ennesimo rimando e ancora scontri sull’Ilva. Stamattina dopo l’incontro al Mise tra le delegazioni sindacali e Arcelor Mittal alla presenza del viceministro Bellanova si è deciso che l’incontro tra i leader di Fim, Fiom e Uilm e il viceministro allo Sviluppo, sarà aggiornato a lunedì prossimo, 5 febbraio. “Dobbiamo fare in modo – ha chiosato Rocco Palombella- che l’investimento proposto da Arcelor Mittal, che può assicurare il futuro produttivo ed occupazionale al gruppo Ilva, sia salvaguardato. Esistono i presupposti per tutelare lavoro, produzione ed ambiente. Bisogna fare in modo che diventino una realtà concreta utile a far crescere il settore manifatturiero e, di conseguenza l’intera economia nazionale. Come sindacato siamo impegnati a realizzare questa sfida”.
“Lunedì faremo un calendario degli argomenti, sapendo che l’ipotesi di accordo deve essere comprensiva delle nostre richieste su organici e ambiente. Definiremo l’elenco degli argomenti e i principi su cui sviluppare la discussione”, ha spiegato il segretario generale della Fim Marco Bentivogli. I tre leader sindacali indicano che sull’Ilva la trattativa è ancora lunga, considerando che in ogni caso un’ipotesi di accordo deve essere sottoposta alle assemblee dei lavoratori, la cui organizzazione all’Ilva richiede circa due settimane. “Accordi in due giorni – ha chiosato il segretario confederale della Cgil Maurizio Landini – non esistono in natura”
Non solo ci sono i nodi da sciogliere in ambito sindacale, ma quella sull’Ilva resta una partita di tutti contro tutti, a partire dallo scontro tra Governo ed Enti locali. Nei giorni scorsi il sindaco Rinaldo Melucci rincara la dose e la sua invettiva contro il Governo, mentre il governatore Michele Emiliano, afferma: “Tutta l’Italia deve sapere che questo governo non solo non ha fatto nulla per l’Ilva, ma sta anche provocando danni gravissimi a tutta la vicenda”. Il Presidente della Regione Puglia sottolinea comunque che l’esecutivo “non è quello che deve dire l’ultima parola su tutta la vicenda. Perché è un governo ormai con Camere sciolte e con elezioni già indette”.
Contro le istanze locali arriva l’invettiva di Confindustria Taranto che afferma: “Una fabbrica chiusa produrrebbe solo il triplice e devastante effetto di non tutelare più la produttività, l’occupazione e soprattutto l’ambiente, visto che
continuerebbe inesorabilmente ad inquinare, aprendo una pagina intollerabile per la città, in quanto ancora più difficile e dolorosa, come altri casi ampiamente documentati – come Bagnoli – vanno purtroppo a certificare”.
Un altro nodo è ancora la questione tra l’Antitrust europeo e l’Ancelor Mittal che nel frattempo registra un boom nei profitti. Le vendite per Arcelor sono andate a gonfie vele in tutte le aree del mondo e in tutte le divisioni, compresa quella mineraria, che produce ferro e carbone. Il fatturato è cresciuto di un quinto, a 68,7 miliardi di dollari, mentre l’utile netto è più che raddoppiato a 4,6 miliardi, un livello che non toccava da prima della grande crisi finanziaria.
Nel frattempo continuano i lavori a Taranto, ammonta a circa 300 mln il progetto di copertura dei parchi minerali all’Ilva di Taranto avviato oggi dall’impresa Cimolai. I 300 milioni sono a carico dell’investitore Am Investco. I commissari anticiperanno solo la parte necessaria all’avvio dell’opera, utilizzando i fondi della transazione Riva, confluiti in un prestito obbligazionario. La parte anticipata sarà poi rimborsata da Am Investco. La gestione commissariale Ilva ha provveduto ad effettuare la caratterizzazione ambientale dell’area dei parchi minerali e laddove saranno scavate le fondazioni. La stessa amministrazione straordinaria costruirà anche la barriera idraulica che servirà a mettere in sicurezza la falda sottostante l’area dei parchi. Ci sara’ in proposito anche un monitoraggio continuo. La barriera idraulica è stata ritenuta valida come progetto ed approvato dal ministero dell’Ambiente. Luigi Cimolai, presidente dell’omonimo gruppo industriale specializzato nel settore, ha garantito sul rispetto dei 24 mesi nella consegna dei lavori. “Ci siamo attrezzati ed abbino prefigurato l’organizzazione necessaria a stare nei tempi fissati” ha detto Cimolai nella conferenza stampa di oggi a Taranto.
Ma il problema dell’Ilva e di Taranto in particolare è che il conflitto tra le parti possa trasformarsi in conflitto politico: dopo gli screzi e i battibecchi di questi giorni tra il viceministro Bellanova e l’ex dem Massimo D’Alema, oggi i due si ritrovano entrambi candidati in Puglia in un match tra veri e propri big.

Ilva, riprendono le trattative con i sindacati

Ilva-Dl-diossina-boviniLe trattative sull’ILVA sono proseguite al Mise. Oggi il Ministero dello Sviluppo Economico, ha ospitato il tavolo fra i sindacati e l’azienda sul piano industriale per il rilancio dell’Ilva. Al tavolo del Mise, oltre ai segretari generali di Uilm, Cisl e  Fiom, si sono seduti i manager di Am InvestCo, il viceministro Teresa Bellanova ed il commissario straordinario Enrico Laghi.

Rocco Palombella, segretario della Uilm, ha detto: ”Lavoriamo per arrivare con un piano industriale condiviso prima della pronuncia antitrust”.

E’ il primo incontro del 2018 sul passaggio dell’Ilva dall’amministrazione straordinaria alla società acquirente Am Investco  (ArcelorMittal e Marcegaglia). È un incontro di approfondimento rispetto ai piani ambientale e industriale presentati dall’investitore ma, soprattutto, è il primo di una fitta serie di appuntamenti in calendario per questo mese. Obiettivo del Governo è, infatti, quello di cercare di arrivare alla stretta finale tra fine e inizio di febbraio.  L’accordo con i sindacati è vincolante per Am Investco  ai fini dell’acquisizione dell’Ilva,  così come  è vincolante  l’atteso via libera dell’Antitrust europeo che sull’Ilva ha un’istruttoria in corso che dovrebbe concludersi a fine marzo. Resta tuttavia l’ostacolo, non ancora superato, dei ricorsi al Tar di Lecce presentati da Regione Puglia e Comune di Taranto contro il Dpcm che approva il nuovo piano ambientale dell’Ilva.

Il tavolo fra i sindacati e l’azienda sul piano industriale per il rilancio dell’Ilva è iniziato al Mise intorno alle undici. Durante l’incontro, i sindacati hanno chiesto all’amministrazione straordinaria di ‘far ripartire le linee produttive ancora ferme, perché, al momento della cessione degli attivi, lo stabilimento di Taranto sia vivo e funzionale’. Il segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli, uscendo dal Mise ha detto: “Abbiamo troppe linee produttive ferme a Taranto. Troppi lavoratori sono a casa. Mentre i nostri impianti sono fermi, Fincantieri fa acquisti all’estero. Mentre i tubifici di Taranto sono fermi, anche la Snam rischia di ordinare all’estero. Questo è tipico del masochismo industriale dell’Italia”.

Il leader della Fiom, Francesca Re David, al termine dell’incontro di oggi, ha dichiarato: “Non siamo ancora entrati nel vivo della trattativa ma nessuno pensi di lasciare il tema degli esuberi in fondo perché si sbagliano”.

Il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, dopo l’incontro, ha comunicato: “Il viceministro ci ha confermato al Tavolo di oggi che il protocollo d’intesa con la regione Puglia e il comune di Taranto non modificherà il Piano Industriale presentato da Arcelor Mittal, piano sul quale ci stiamo confrontando. Il Piano industriale resta quello originario e non avrà modifiche a prescindere dalle decisioni del Tar di Lecce sul ricorso. Quindi il confronto sul piano industriale continuerà nel mese di gennaio, in vista di un rush finale di trattativa nei primi sette giorni di febbraio che puntano a raggiungere un’accordo azienda-sindacati entro la prima metà di febbraio”.

Il viceministro del Mise, Teresa Bellanova, alla fine dell’incontro ha concluso: “Durante l’incontro su Ilva al Mise, ho invitato le parti a fare un affondo sul piano industriale nel corso di questo mese, per passare già da inizio febbraio a valutare una no-stop per arrivare a raggiungere un’intesa che deve dare prospettiva solida a 20.000 famiglie. Per quanto riguarda il Governo lavoriamo intensamente per arrivare a raggiungere un’intesa in tempi rapidi, sul piano ambientale sono stati fatti tanti incontri. Il Governo ha raccolto nel protocollo d’intesa i suggerimenti arrivati dagli enti locali e in gran parte dalle parti sociali. Oggi siamo di fronte a un sito particolarmente inquinato che può finalmente vedere la ripartenza con il risanamento ambientale e la messa in sicurezza di lavoratori e cittadini di Taranto. Su questo l’appello che facciamo agli enti locali, a partire dal sindaco di Taranto e dal presidente di Regione, è di non farsi promotori del rallentamento dell’avvio del risanamento”.

Il problema dell’Ilva di Taranto, molto probabilmente non si sarebbe mai presentato, se si fosse già provveduto a regolamentare l’art. 46 della nostra Costituzione o, maggiormente, se fossero già state prese in considerazione le teorie economiche di James Meade (Premio Nobel per l’economia) finalizzate ad evitare il sorgere dei conflitti territorio-produzione e capitale-lavoro.

Salvatore Rondello

Ilva, Fim Genova e Gentiloni contro Emiliano e Melucci

ilva operaioContinua la tensione intorno al caso Ilva, ma stavolta a intervenire è il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che invita le istituzioni pugliesi, alle quali presta il fianco il leader dei Verdi, Bonelli.
“Mi rivolgo – scrive Gentiloni – al presidente Emiliano e al sindaco Melucci facendo appello alla loro responsabilità e alla sensibilità istituzionale che ben conosco. Vi chiedo di ritirare il ricorso al Tar e di non mettere a rischio interventi per la bonifica ambientale e il lavoro che Taranto aspetta da anni. Da parte del governo c’è piena disponibilità al confronto sulle questioni che avete sollevato. Conto su di voi, l’Italia e la Puglia hanno bisogno di leale collaborazione”. pronta la replica di Emiliano che di dice “a disposizione del presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, ove voglia incontrarlo per illustrargli le ragioni del ricorso e il punto di vista della Regione Puglia sul piano industriale e sul piano ambientale dell’Ilva di Taranto”, si legge in una nota. “Il ricorso – prosegue la nota – ha il fine esclusivo di tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori da uno stabilimento per il quale è attualmente in corso un processo penale per disastro ambientale e avvelenamento di sostanze alimentari davanti alla Corte d’Assise di Taranto e per il quale – conclude la nota – occorre impedire che le condotte di reato siano reiterate”. meno conciliante la risposta del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci: “Ringrazio il presidente Gentiloni – dice -, ma voglio sottolineare che il dialogo da parte del Comune di Taranto, con tutte le altre istituzioni e persino con gli investitori, non si è mai arrestato, anche nelle ore più difficili o nei momenti in cui abbiamo subito le peggiori pressioni mediatiche. Già ieri sera avevamo risentito il Mise e trasmesso la nostra posizione sulle modalità utili per consentire il ritiro del ricorso. Semmai apprezzo molto il ruolo di mediazione e responsabilità che sta ora assumendo direttamente il presidente; ruolo che può aggiungere il tanto auspicato carico di garanzie sui buoni esiti della trattativa, quando dovesse essere sgombra dal ricorso. Se necessario io lavoro anche a Natale, ma devo portare a casa risultati sostenibili e definitivi per la mia comunità.
Dalla parte delle Istituzioni pugliesi il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che afferma: “Si vuole far passare il presidente della regione Puglia Michele Emiliano come un’irresponsabile perché chiede una cosa elementare: la modifica del piano ambientale Ilva garantendo quello che in altri paesi europei è dovuto e normale, ovvero il rispetto delle normative ambientali della salute e l’eliminazione della norma che garantisce l’immunità penale e civile in caso di violazione della legislazione sanitaria e ambientale”.
Tuttavia da Genova inizia a farsi sentire forte il malumore per la vicenda tarantina che inizia ad influire anche asugli altri stabilimenti. Oggi c’è stato l’incontro al Mise su Ilva, ma è chiaro la vicenda del sito di Genova è legata a doppia mandata a quella di Taranto, e Alessandro Vella, segretario generale del sindacato genovese Fim sottolinea che il presidente della Regione Puglia Emiliano e il sindaco di Taranto “non possono pensare di prendere in ostaggio tutti i lavoratori del Gruppo per interessi legati alla visibilità politica del governatore della Puglia. L’eventuale blocco di Taranto avrebbe ripercussioni drammatiche su Genova e non lo permetteremo”. Oggi poi è stato anche calendarizzato il prossimo tavolo al Mise per Cornigliano. Un incontro separato sull’Ilva per l’accordo di programma di Genova si terrà il prossimo 17 gennaio al Mise con tutti i firmatari dell’accordo e ci saranno anche i vertici di Am Investco. “È il risultato di chi non ha mai tradito quell’accordo – ha detto il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro -, della determinazione dei lavoratori e delle loro lotte che qualcuno ha definito pantomime. Quella che attende i lavoratori dell’Ilva di Cornigliano è “una trattativa ancora lunga e difficile, ma senza coraggio e determinazione la sconfitta è già scritta”. Concetto ribadito anche dall’rsu della Fiom dell’Ilva, in una nota in polemica con Fim e Uilm che non avevano partecipato all’occupazione dello stabilimento che portò al fermo della fabbrica per quattro giorni all’inizio di novembre proprio per chiedere un tavolo su Genova.
Mentre in generale la trattativa sull’Ilva “continua perché questo è il tavolo principale, quello che vede la presenza del governo con le organizzazioni sindacali, i rappresentanti dell’azienda e l’amministrazione straordinaria”. Così la viceministro Teresa Bellanova, al termine dell’incontro odierno al Mise aggiungendo di avere il dovere “di avere un confronto di merito sul piano industriale e ambientale, sulle condizioni di lavoro e sul numero dei lavoratori che transiteranno nella nuova società”. Per il futuro dell’Ilva – ha detto la Bellanova – “vogliamo provare nella fine di gennaio e inizio di febbraio a dare una stretta finale ad una trattativa che deve mettere al riparo – non le arroganze, le presunzioni – ma le decine di migliaia di posti di lavoro e un importante insediamento produttivo”.

Manovra. Emendamenti dal Bonus bebè alle pensioni

In corso di approvazione della manovra, stanno andando avanti diversi emendamenti.

manovraPagamento pensioni – Dal 2018 il pagamento delle pensioni avverrà il primo giorno del mese o, nel caso sia festivo o non bancabile, il primo giorno successivo. È quanto prevede un emendamento alla manovra approvato dalla Commissione Bilancio della Camera. La norma evita l’entrata in vigore della riforma del 2015, più volte rinviata, che fissava il giorno di pagamento degli assegni il secondo giorno bancabile del mese.

Web tax – Si cambia. La commissione Bilancio della Camera ha approvato nella notte l’emendamento al  ddl bilancio  presentato dal relatore, Francesco Boccia. Le modifiche introdotte dovrebbero consentire di far incassare all’erario un gettito maggiore rispetto alla prima versione (190 milioni di euro), con un’aliquota inferiore (scesa al 3% dal 6%). Il tributo, che scatterà nel 2019, non si applicherà sull’e-commerce  e non sarà possibile recuperare il credito d’imposta, per le imprese che rischiano di subire una doppia imposizione.
Poste – La commissione ha approvato anche  l’emendamento che obbliga Poste Italiane a garantire il servizio universale per i pacchi fino a 5 chili (il tetto attuale è di 2 chili).
Proroga Cigs Ilva – La Commissione Bilancio ha approvato l’emendamento presentato dal Governo in sede di Legge di Bilancio finalizzato allo stanziamento per la proroga dell’integrazione del trattamento di Cigs per i dipendenti Ilva. La viceministro Teresa Bellanova ha così commentato: “Una notizia che accolgo con grande soddisfazione a coronamento del lavoro svolto perché con la  proroga dell’integrazione del trattamento di Cigs per il 2018, pari a una dotazione di 24 milioni di euro, mettiamo ancora una volta in sicurezza il reddito dei lavoratori Ilva. Un buon viatico per la ripresa del tavolo di trattativa”.
Canone Rai – Si va alla conferma anche per il 2018 del canone Rai a 90 euro.
Iper ammortamenti – È stato ampliato l’elenco dei beni strumentali cui si applica l’iper ammortamento, legato al piano Industria 4.0. Con un emendamento alla manovra, approvato dalla  commissione Bilancio della Camera, vengono inclusi anche alcuni sistemi di gestione per l’e-commerce, specifici software e servizi digitali. Potranno beneficiare della maggiorazione  anche: i sistemi di gestione della supply chain finalizzata al  dropshipping nell’e-commerce; software e servizi digitali per la fruizione immersiva, interattiva e partecipativa, ricostruzioni 3D, realtà aumentata; software, piattaforme e applicazioni per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio  (comunicazione intra-fabbrica, fabbrica-campo con integrazione  telematica dei dispositivi on-field e dei dispositivi mobili, rilevazione telematica di prestazioni e guasti dei dispositivi on-field).
Pedagogisti – Introduzione della legge sugli educatori socio-pedagogici e i pedagogisti.
Anas – Arrivano 10 milioni di contributo straordinario all’Anas per il 2019 ed il 2020 da destinare al rapido completamento delle opere del progetto “Viabilità di accesso all’hub portuale di La Spezia – variante alla SS1 Aurelia; le misure per la realizzazione del progetto esecutivo di rafforzamento della Provinciale 103 ‘Antica Cassano’.
Fenomeno della siccità – norme relative al trattamento dei dati personali digitali nonché norme relative all’adozione di un piano nazionale di interventi nel settore idrico sia sugli invasi che sugli acquedotti per contrastare il fenomeno della siccità.
Equo compenso – Salta la trattativa come elemento che di per sé esclude la vessatori età, tenuto conto della disparità di forze contrattuali tra le parti. E’ stato approvato l’emendamento presentato da Nunzia Di Girolamo (Fi) sulla nuova disciplina dell’equo compenso. I correttivi sono in linea con le richieste delle associazioni di categoria.
Laguna veneta – Con emendamenti bipartisan (Pd e Fi) arrivano 25 milioni nel 2018 e 40 milioni l’anno dal 2019 al 2024 per la salvaguardia della laguna di Venezia.
Tracciabilità dei farmaci – anticipo dell’entrata in vigore delle norme europee sulla tracciabilità dei farmaci.
Bonus bebè – È stato approvato l’emendamento di Ap riformulato che limita l’estensione del  bonus bebè  (assegno di natalità) al solo 2018. L’agevolazione verrà corrisposta fino al compimento del primo anno d’età o, nel caso di adozioni, del primo anno d’ingresso nel nucleo familiare.
Figli a carico – È stata approvata in commissione anche la riformulazione dell’emendamento che innalza da 2.840 euro a 4 mila euro la soglia di reddito annuo dei figli sotto alla quale questi restano a carico dei genitori (fino a 24 anni d’età). La misura costerà 92,8 milioni di euro nel 2018 e oltre 132 milioni nel 2019.
Fondo per abbattere gli abusi edilizi e incentivi per lampioni Led  –
Via libera anche all’istituzione di un nuovo fondo per sostenere i Comuni negli interventi per la demolizione degli abusi edilizi, con uno stanziamento di 5 milioni di euro per il 2018 e il 2019;  altri 500mila euro saranno destinati alla creazione di una banca dati. Un altro emendamento varato prevede incentivi ai Comuni per installare lampioni a risparmio energetico con l’obiettivo di ottenere entro il 2023 una riduzione dei consumi elettrici per illuminazione pubblica pari almeno al 50% rispetto ai consumi medi del 2015-2016.
Legittimo impedimento per avvocatesse in maternità-  Con un altro emendamento riformulato dalla Giustizia arrivano più tutele per le avvocatesse: gravidanza e maternità potranno essere considerate come un legittimo impedimento a comparire nei procedimenti. La novità è contenuta in correttivo bipartisan e sostenuto principalmente da (Nunzia Di Girolamo Fi) e (Anna Rossomando, Pd), prevede che il difensore che abbia comunicato prontamente lo stato di gravidanza si ritiene legittimamente impedito a comparire nei due mesi precedenti la data presunta del parto e nei tre mesi successivi. Quando il difensore documenta il proprio stato di gravidanza, prevede la modifica, il giudice ai fini della fissazione del calendario del processo tiene conto del periodo della gravidanza e della maternità. Le stesse regole valgono anche per le adozioni.
Cotton-fioc in plastica messo al bando – È stato approvato con riformulazione in commissione Bilancio alla Camera l’emendamento alla legge di Bilancio che sancisce dal 2019 lo stop ai cotton-fioc non biodegradabili e introduce dal 2020 il divieto di utilizzare micro plastiche nei cosmetici. In una nota il presidente dem della commissione Ambiente, Ermete Realacci, ha affermato: “l’Italia è il primo Paese al mondo a farlo: una vittoria a tutela di ambiente e cittadini”.
Ecobonus – cambia l’ecobonus per il rinnovo delle caldaie. L’incentivo previsto indistintamente al 50% per tutti i tipi di impianti, verrà corrisposto sempre al 50% per le caldaie a condensazione energetica di classe A e non verrà corrisposta a quelle sotto la prima classe. Allo stesso tempo, se con la caldaia a massima efficienza saranno montati anche i sistemi di termoregolazione evolute (valvole dei termosifoni), il bonus arriverà al 65%.
Tra luci ed ombre, sono soltanto alcuni tra i più significativi emendamenti sulla manovra.
Invece non andrebbe affatto sottovalutato l’emendamento che consente di alienare i beni demaniali a Stati esteri: significherebbe ridurre la sovranità territoriale dell’Italia.

Perugina. Socialisti contro sindacati: “Tutelare operai”

Torna in primo piano la questione dei tagli Perugina. La multinazionale del cioccolato Nestlé ha già annunciato il mese scorso il taglio di 364 dipendenti (su 850 complessivi) della Perugina. La ricollocazione degli esuberi, per i Sindacati, è impossibile “perché in Umbria non ci sono proprio 364 posti”.

perugina“Anche questa volta dall’incontro al Mise non è venuto fuori nulla di positivo, i vertici Nestlé proseguono diritti nella propria strada quella del taglio di 350 mila ore e la riduzione del personale con la conferma di 364 esuberi. L’aria che si respira all’interno dello stabilimento di San Sisto è rarefatta, una nebbia di incertezze sta avvolgendo i tantissimi dipendenti che non sanno se domani si lavorerà ancora”. Afferma Rosario Raffaele Longo, Segretario FGS Umbria e candidato alla segreteria comunale del PSI Perugia
Nel frattempo tutto è rimandato al prossimo 18 gennaio alla sede del Mise, sulla vertenza Nestlé-Perugina, quando ci sarà il confronto a livello aziendale e del tavolo generale, che sarà affiancato da un tavolo tecnico ristretto, per verificare la possibilità di trovare una positiva soluzione alla trattativa.
“Ma cosa sta succedendo all’interno dello stabilimento perugina? Quello che sta succedendo ha dell’inverosimile – dichiara Longo – Nestlé da una parte non retrocede e con la forza respinge la richiesta di disimpegno da parte dei sindacati, mentre dall’altra parte le istituzioni tentennano nel prendere una posizione chiara e forte sulla questione perugina limitandosi a dire solo che Nestlé deve essere chiara, ma più chiara di così come deve essere? L’amministratore delegato Nestlé Italia è stato chiarissimo, lo stabilimento di San Sisto va ridimensionato portandolo a 600 dipendenti”. Nel frattempo non sono mancate le critiche alle Istituzioni ‘silenziosi’ sulla questione, ma anche ai Sindacati ‘colpevoli’ di non aver fatto molto per i lavoratori che rappresentano.
“In tutta questa vicenda ci sentiamo di fare una critica anche al sindacato – prosegue Longo – perché in questi anni secondo noi non ha saputo gestire in modo adeguato e serio la vicenda perugina a volte si è pensato che i sindacati facessero più interessi della Nestlé che quella dei lavoratori”.
“Ad esempio – spiega il socialista Longo – i sindacati hanno avuto un’occasione mondiale quella di alzare la voce nel periodo di ‘Eurochocolate’. Un’occasione sprecata secondo me, un’occasione buttata via senza nemmeno provarci sarebbe stato l’unico modo e momento per mettere al centro della città la questione esuberi perugina”.
Da parte loro i sindacati hanno fatto sapere in una nota congiunta Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil che “Giovedì, presso il Mise, alla presenza del Viceministro On. Bellanova, si è tenuto il previsto incontro di verifica sulla vertenza Perugina. L’Azienda ha confermato la propria posizione sul piano industriale e sugli organici. Come Organizzazioni Sindacali abbiamo rivendicato l’implementazione del piano industriale, contestando l’idea, ribadita dall’azienda, che tutto si misuri sulla compatibilità dei costi”.
“Noi socialisti – prosegue ancora Longo – seguiamo con molta attenzione la vicenda perugina siamo scesi in piazza insieme ai lavoratori sia fuori lo stabilimento di San Sisto e sia in piazza Matteotti in centro noi socialisti siamo sempre vicino ai lavoratori in questo caso vicino ai 364 esuberi che da oggi al 30 Giugno 2018 si troveranno in mezzo alla strada ma non ci dimentichiamo nemmeno della Colussi e di tutti gli altri perché anche loro stanno vivendo un periodo triste come quello degli operai perugina ed anche loro vanno sostenuti”.
Mentre i sindacati nella loro nota si dicono soddisfatti, il fatturato della Multinazionale cresce ancora e mentre in Borsa il titolo sale e in Italia si pensa di ridurre lo stabilimento della Perugina ad una “fabbrichetta”, si viene a sapere che l’obiettivo della Nestlè sarebbe quello di puntare su mercati emergenti, ma non solo, sbarcando anche in nord America.
“Da tutto questo trambusto mediatico e politico ci chiediamo inoltre come mai un governo l’istituzione massima che dovrebbe tutelare il lavoro non fa nulla per fermare questa barbara operazione che la multinazionale sta portando avanti e ci chiediamo anche come mai la viceministro Teresa Bellanova non batte i pugni sul tavolo e fa capire a Nestlé che non esiste solo il profitto ma anche la dignità di chi nello stabilimento perugina di San Sisto per molti anni ci ha buttato e ci butta la propria vita e il proprio sudore”, chiede Longo.
“Il bacio perugina è un simbolo ma i lavoratori sono gli artefici di questo simbolo e non possono essere trattati come carne da macello. Come socialisti – conclude Longo – vogliamo rivolgere un appello a tutte le forze politiche e soprattutto alla Presidente Marini di farsi carico della vertenza che è ancora in corso affinché la voce dei lavoratori della perugina arrivi forte e chiara al prossimo incontro al Mise”.

Ilva, rinvio al Mise e sospesa occupazione a Genova

miseSi è tenuto oggi il tavolo al Ministero dello Sviluppo economico tra commissari dell’Ilva, Am Investo e le delegazioni sindacali guidate dai segretari generali di Fim, Fiom e Uilm e dai segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil. Molti i nodi da sciogliere e altre questioni aperte dopo l’occupazione dello stabilimento di Genova.
Per il momento i sindacati escono insoddisfatti dall’incontro con ArcelorMittal al Mise: l’azienda non ha consegnato il piano industriale ma lo ha illustrato solo per grandi linee. Il tema occupazione ed eventuali esuberi non è stato affrontato. Il tavolo è aggiornato a martedì prossimo alle ore 9. “Anche questa volta ci hanno presentato delle slide – ha riferito la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David – non abbiamo nulla in mano e non possiamo compiere una valutazione vera. Per questo abbiamo molte perplessità. Dobbiamo vedere le carte e poi faremo un approfondimento. Siamo ancora lontani”. Anche se per l’azienda l’incontro è stato produttivo e addirittura ArceloMittal fa sapere che è “molto importante che i sindacati comprendano pienamente i nostri piani industriale e ambientale” e per questo l’azienda ha “accolto con favore la possibilità di partecipare a questo incontro, unitamente a quello della settimana prossima nel quale dettaglieremo il piano ambientale e a quelli che seguiranno”.
I dubbi restano: secondo i sindacati ArcelorMittal ha fissato a regime l’obiettivo di 10 milioni di tonnellate di produzione ma questo comporterebbe assunzioni piuttosto che esuberi. I target produttivi sono fissati al 2024 e sino al 2023 è prevista l’importazione di 4 milioni di tonnellate di semilavorato finché non entrerà in funzione l’altoforno 5 e le importazioni scenderanno a 2 milioni. Sullo sfondo – ha fatto notare Bentivogli – vi è l’incognita-capestro dell’Antitrust europeo: non possiamo aspettare il 24 marzo (il tempo che si è dato l’Antitrust per pronunciarsi sull’acquisizione, ndr). Sul tavolo pesa infatti la decisione di ieri dell’antitrust europeo di proseguire l’esame sull’acquisizione, prendendo tempo fino al 23 marzo.
Nel frattempo a Genova l’occupazione – ha deciso l’assemblea degli operai all’esterno della fabbrica di Cornigliano – è sospesa da domani mattina alle 6. Ci sarà poi un’assemblea retribuita sempre domani mattina con Bruno Manganaro (Fiom).
Preoccupazione è stata espressa dal segretario genovese della Fiom sui contenuti del piano industriale che sembrano penalizzare Cornigliano: “Abbiamo assistito a 3 ore di slide, con pochi numeri e da quelli emersi si deduce che gli investimenti per Genova, alla luce della mole del gruppo Mittal, sono esigui: 60 milioni, di cui 15 per la banda stagnata quando ne servirebbero 150”. “Inoltre sulla discussione pende la `spada di Damocle´ della decisione dell’Antitrust su AM che non arriverà prima del marzo 2018. Quindi – ha sottolineato il segretario Fiom – tutto quello che si decide oggi, rischia di essere carta straccia in caso di pronunciamento negativo dell’Antitrust nei confronti di Mittal”. L’occupazione della fabbrica ha avuto i suoi frutti: il vice ministro Teresa Bellanova ha garantito oggi al segretario genovese della Fiom, Bruno Manganaro, al termine del tavolo sindacale sul piano industriale di AM InvestCo per Ilva. In sostanza si parlerà specificatamente dell’Accordo di programma in vigore per lo stabilimento di Genova Cornigliano per il cui mantenimento la Fiom sta occupando la fabbrica. L’Accordo, siglato nel 2005 da Ilva, Governo, Enti locali e sindacati, prevede che a fronte della chiusura degli impianti a caldo dello stabilimento vengano mantenuti occupazione e salario. Il Piano di Am InvestCo, invece, parla di 600 esuberi su 1650 dipendenti per Cornigliano.
Ma l’occupazione Fiom è stata comunque criticata dagli altri esponenti sindacali. I segretari generali di Fim e Uilm, Marco Bentivogli e Rocco Palombella, ribadiscono le critiche alla mobilitazione dei metalmeccanici della Cgil. Intervistati prima di entrare al tavolo sull’Ilva al ministero dello Sviluppo economico, i due sindacalisti prendono le distanze dalla segretaria generale della Fiom, Francesca Re David, secondo cui l’occupazione dello stabilimento di Genova non peserà sul negoziato. “Siamo abituati agli alti e ai bassi di una organizzazione che da un lato cerca l’unità e dall’altro scorciatoie – ha detto da parte sua Palombella – la mobilitazione non serviva perché la discussione su Genova era già in programma”.
“Le proteste sono tutte legittime – ha dichiarato Bentivogli – ma in questo momento era più importante tenere insieme i lavoratori e sostenere una trattativa difficile. Abbiamo chiesto di limitare le cose che dividono e di spingere su quelle che ci uniscono. La protesta serve se ha degli obiettivi e in momenti difficile come questo l’unità fra i lavoratori è da preservare”.

PROPOSTA INDECENTE

ilva_operai_montecitorio_proteste_13Nessun impegno, nessun tavolo di trattative. Carlo Calenda mostra il pugno duro del Governo contro Am Invest Co, la cordata formata da ArcelorMittal e da Marcegaglia, e il suo piano che indica in quattromila il numero complessivo degli esuberi senza contare l’azzeramento delle attuali condizioni contrattuali e di inquadramento per quelli che restano. Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha fatto così sapere che non ci sarà nessun tavolo al Mise: “Bisogna ripartire dall’accordo di luglio, dove si garantivano i livelli retributivi. Se non si riparte da quell’accordo la trattativa non va avanti”. “Abbiamo iniziato l’incontro con l’azienda comunicando che l’apertura del tavolo in questi termini è irricevibile, in particolare per gli impegni sugli stipendi e l’inquadramento, su cui c’era l’impegno dell’azienda”, prosegue il ministro, che poi insiste: “Non possiamo, come Governo, accettare alcun passo indietro su retribuzioni e scatti di anzianità acquisiti che facevano parte degli impegni”.
Una decisione che l’azienda non ha gradito. La delegazione dei vertici di ArcelorMittal “è rimasta sconcertata” dalla decisione del governo, ha fatto sapere una fonte vicina alla cordata Am InvestCo, sottolineando che la decisione è stata “del tutto inattesa”. La delegazione guidata dal Ceo della divisione europea Geert Van Poelvoorde e dal presidente e amministratore delegato di Am Invest Co Matthieu Jehl “si è presentata al Mise, in tutta buona fede, sperando di avviare una trattativa che possa però essere sostenibile da tutti i punti di vista, compreso quello economico”.
Teresa Bellanova, viceministro allo Sviluppo Economico, infatti sin dalla mattinata, aveva fatto presente che “la posizione del governo è che si parte dalla proposta che era stata fatta nel bando di gara. Si parlava di un costo di 50.000 euro medio a lavoratore e quindi rispetto alla proposta che è stata avanzata nella comunicazione alle organizzazioni sindacali, si parla di una cifra più alta”. Facendo così emergere il malcontento dell’Esecutivo, ma anche da altre parti la solidarietà verso gli operai dell’Acciaieria non è mancata: “Il governo sta al fianco delle preoccupazioni dei lavoratori”, aveva fatto sapere il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, a margine dell’inaugurazione della caserma dei carabinieri di Torriglia (Genova) a proposito della vertenza Ilva. Plaude alla decisione, Maurizio Landini che però ricorda: “Il problema non è solo garantire salari e diritti dei lavoratori dell’Ilva – ha spiegato – ma tutta l’occupazione dell’indotto. Bisogna entrare nel merito del piano industriale degli investimenti, perché pensare che esistano esuberi vuol dire ridurre la capacità produttiva dell’Ilva”. “Si sta discutendo del futuro industriale dell’Italia – ha concluso Landini – è evidente che la partita vada giocata con chiarezza: anche la presidenza del Consiglio deve fare la sua parte”.
Nel frattempo i lavoratori dopo l’annuncio del piano della cordata Am Invest Co hanno annunciato manifestazioni in tutto il Paese. La giornata è infatti iniziata in tutti gli stabilimenti Ilva con la mobilitazione dei lavoratori proclamata da Fim, Fiom, Uilm e Usb contro i tagli della forza lavoro annunciati da AM Invest Co Italy insieme alle nuove condizioni di inquadramento contrattuale dei dipendenti. Dai primi dati l’adesione a Taranto, Genova, Novi Ligure, è totale. Per lo sciopero, l’Ilva ha bloccato l’acciaieria 2, una delle due del polo siderurgico pugliese: le squadre che avrebbero dovuto assicurare il funzionamento dell’impianto e la sua sicurezza non si sono presentate al turno e lo stop è quindi stata una conseguenza obbligata. Mentre a Genova a fianco dei lavoratori Ilva anche i portuali, mentre arriva anche la solidarietà del tavolo della piccola impresa che riunisce artigiani e commercianti.
A fianco degli operai, le Regioni Puglia e Liguria, i Comuni di Taranto e Genova, gli arcivescovi delle due città. Marco Bentivogli della Fim Cisl commenta che gli operai “hanno ben compreso che le basi su cui si articola il piano industriale vanno radicalmente modificate: è possibile modificare il piano affinché si rilanci la produzione dell’acciaio, si salvaguardi l’ambiente e si escludano licenziamenti”. A indignare il sindacato non è solo il numero degli esuberi, ma soprattutto le condizioni che dovranno essere accettate dai lavoratori che passeranno alle dipendenze di Am Invest Co. Innanzitutto perderanno le garanzia dell’art.18 perché saranno riassunti con il contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act, inoltre non ci sarà alcuna “continuità rispetto al rapporto di lavoro” precedente “neanche in relazione al trattamento economico e all’anzianità”. Secondo i primi calcoli dei lavoratori, si rischia di perdere 6-7mila euro in busta paga anche se Am InvestCo dice a valutare “alcuni ulteriori elementi di natura retributiva riferibili ad elementi costituenti l’attuale retribuzione”.
Nel dettaglio, la nuova forza lavoro del siderurgico prevede 7.600 dipendenti a Taranto, 900 a Genova, 700 a Novi ligure, 160 a Milano, 240 in altri siti. Per un totale di 9.600 addetti che diventano 9.885 con i dipendenti delle controllate e 9.930 con i 45 dirigenti.

La nuova rivoluzione industriale secondo l’Ocse

rivoluzoine industriale 4.0Il progresso scientifico inevitabilmente produce effetti sul sistema produttivo, sugli usi, abitudini, costumi e quant’altro incidendo sulla realtà economica e sociale. Diventano necessarie nuove scelte politiche per regolamentare tutto ciò che scaturendo dal progresso scientifico incide sulla società civile e sui rapporti in essere tra i diversi attori.

L’OCSE ha presentato recentemente un rapporto dal titolo: “La Nuova Rivoluzione Industriale: implicazioni per i governi e per le imprese”.

Il Rapporto, alla presenza del Viceministro Teresa Bellanova, Gabriela Ramos, Capo di Gabinetto del Segretario Generale dell’Ocse e Sherpa al G20, Raffaele Trombetta, Sherpa del Primo ministro italiano in ambito G7 e G20, Andy Wyckoff, Direttore Scienze, Tecnologie e Innovazione dell’Ocse e Stefano Firpo, Direttore generale per la Politica Industriale, la Competitività e le Pmi del Mise, è stato presentato al Ministero dello Sviluppo Economico nell’ambito delle attività collegate della Presidenza Italiana del G7. Di questi temi infatti i Governi dei Paesi del G7 discuteranno sia nel corso del prossimo vertice di Taormina (26-27 maggio) che durante la settimana dell’Innovazione a Torino. La Presidenza Italiana del G7 mira infatti a promuovere, di concerto con gli altri Paesi, un approccio olistico in materia di: innovazione produttiva, formazione, valorizzazione della ricerca scientifica, adeguamento delle politiche per il lavoro e per la protezione sociale, nonché diffusione di infrastrutture di qualità in grado di rafforzare l’accesso di persone, aziende e ricercatori alla Nuova Rivoluzione Industriale. Tutti temi destinati ad avere un impatto concreto sia in ambito nazionale che sul versante internazionale, con l’obiettivo di promuovere una trasformazione tecnologica delle nostre realtà produttive che ponga le “persone al centro”.

Secondo l’Ocse, i poteri decisori politici e le istituzioni dovrebbero diffondere prospettive realistiche sulle tecnologie e riconoscerne debitamente le incertezze. E’ oltretutto importante dimostrare che i pareri degli esperti scientifici siano obiettivi e affidabili. Ed anche il dibattito pubblico è indispensabile per creare un clima di comprensione reciproca tra le comunità scientifiche e la società.

Le sfide che attendono Paesi quali l’Italia non devono concentrarsi esclusivamente sull’oggi e devono prescindere dalle scadenze elettorali se davvero si vorranno posare le fondamenta dello sviluppo futuro. Oltre ad affrontare le sfide nel breve termine, i leader del business, dell’istruzione, dei sindacati e del Governo devono essere pronti a formulare politiche adeguate e prevedere le evoluzioni future evitando le strumentalizzazioni a fini elettorali. In 12 corposi capitoli il rapporto dell’Ocse esamina nel dettaglio le implicazioni economiche e strategiche di una variegata serie di tecnologie, nuovi materiali e processi – dalla stampa 3D all’Internet of Things, dalla robotica avanzata, ai nano e bio materiali, dalla produzione guidata dai dati all’intelligenza artificiale, per citarne alcune – che verosimilmente – si legge nell’indice – trasformeranno i processi produttivi con effetti fino al 2030 circa. Tali tecnologie incideranno notevolmente sulla produzione e avranno conseguenze di vasta portata sulla produttività, l’occupazione, le competenze, la distribuzione del reddito, il commercio, il benessere e l’ambiente.

Questi dati confermano anche che a crescere di più sono i settori industriali dove più alti sono stati gli investimenti e l’innovazione (auto, farmaceutica) e meno invece i settori più tradizionali ed una larga parte delle piccole imprese che soprattutto nel Sud fanno più fatica ad investire in innovazione tecnologica e nei mercati esteri. Gli investimenti di Industria 4.0, sul credito d’imposta per la ricerca e quelli dei fondi europei e della coesione rappresentano una importante opportunità per aumentare gli investimenti nei territori e nelle imprese. Ma non bastano a dare robustezza alla crescita e non esauriscono l’esigenza di politiche industriali di cui il paese ha bisogno. E’ necessaria, i ntanto una Governance più efficace su Industria 4.0 che aiuti le imprese ad investire in tecnologie. Occorre, inoltre, una iniziativa più forte del Governo sugli investimenti pubblici a sostegno di quelli privati e sulla attrattività dei nostri territori agli investimenti esteri.

Nell’era dell’industria 4.0, secondo gli esperti dell’Ocse sarà la padronanza delle nuove tecnologie di produzione a favorire produzioni più ecologiche, maggiore sicurezza sul lavoro, prodotti e servizi innovativi e una crescita accelerata della produttività. Non serviranno dunque solo montagne di hardware ma anche gli investimenti immateriali complementari e il know-how, dalle competenze alle nuove forme di organizzazione aziendale. Sistemi efficaci, tanto per l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita quanto per la formazione sul posto di lavoro, in modo che l’aggiornamento segua il rapido ritmo dei cambiamenti tecnologici, faranno la differenza. Uno spazio dovrà essere riservato ad alcune qualifiche generiche e di base (alfabetizzazione, matematica e problem solving) essenziali per acquisire delle competenze specifiche in rapida evoluzione.

La convinzione generale dell’Ocse è che la resilienza e la prosperità saranno più propense in Paesi che adottano politiche orientate al futuro, con istituzioni funzionanti, con cittadini più istruiti e informati e con capacità tecnologiche essenziali in diversi settori. Essendo ignoti la velocità e l’entità degli adeguamenti futuri, bisognerebbe abbandonare l’entusiasmo irrealistico che spesso accompagna le rivoluzioni tecnologiche, perché è impossibile prevedere la velocità e l’entità degli adeguamenti futuri. Tuttavia, avverte l’Ocse, non bisogna attendere il fiume in piena ed è necessario iniziare a promuovere una maggiore concorrenza sui mercati di beni, eliminando i disincentivi per l’uscita delle imprese dal mercato e gli ostacoli alla crescita per le aziende di successo. Un’altra sfida importante, specialmente tra le piccole e medie imprese, consiste nella trasformazione digitale di quelle che non sono native digitali.

La padronanza delle nuove tecnologie di produzione promette di favorire una produzione più ecologica, più sicurezza sul lavoro (i lavori pericolosi saranno svolti da robot), prodotti e servizi innovativi e più personalizzati e una crescita più rapida della produttività. Le tecnologie che sono esaminate nel presente rapporto (dall’ICT, alla robotica, ai nuovi materiali) hanno il potenziale di contribuire alla crescita della produttività più di quanto non facciano già oggi. Invero, il più delle volte, l’uso delle tecnologie più avanzate è limitato alle grandi imprese ed anche queste, spesso, non usufruiscono pienamente di tutte le possibili applicazioni.

Negli anni futuri, prevede poi l’Ocse, si faranno dei dati un fattore centrale. Serve un quadro di gestione dei dati che tenga conto delle problematiche, delle criticità relative alla privacy, alla sicurezza e la qualità dell’infrastruttura digitale nonché il relativo accesso a potenti sistemi informatici. Questi fattori, si legge nel rapporto, saranno fondamentali per le imprese che operano in svariati settori. Conseguentemente, è essenziale la formulazione di politiche efficaci nel campo della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico. La complessità di molte tecnologie di produzione emergenti supera le capacità di ricerca anche delle imprese più grandi, rendendo necessaria un’ampia gamma di partenariati di ricerca pubblici e privati. L’interdisciplinarietà della ricerca, dicono gli esperti, si potrebbe rivelare la chiave di volta della nuova rivoluzione industriale.

Le nuove tecnologie di produzione svolgeranno un ruolo importante nel determinare la disponibilità e la natura di posti di lavoro. A tal riguardo, parte della strategia volta a fronteggiare l’aumento delle quote di lavori ad alto e basso salario deve comportare la crescita del lavoro produttivo a elevata intensità tecnologica. Lo sviluppo tecnologico trasformerà inevitabilmente l’industria odierna, portando come conseguenza che le aziende attualmente presenti sul mercato saranno messe a dura prova dal fatto che le nuove tecnologie ridefiniscono i termini del successo competitivo.

Rispetto alle rivoluzioni industriali precedenti, indotte dalla macchina a vapore e dall’elettrificazione, la creazione e la diffusione delle invenzioni volte a trasformare la produzione si succederanno a un ritmo molto rapido. Tuttavia, per le nuove tecnologie, una volta inventate, trascorrerà, probabilmente, molto tempo prima della loro diffusione in tutti i settori dell’economia e di poter quindi esplicare pienamente gli effetti sulla produttività. Infatti, si è già verificato in passato un entusiasmo irrealistico riguardo ai tempi di introduzione di numerose tecnologie di produzione.

Se da un lato le nuove tecnologie creano posti di lavoro attraverso molteplici meccanismi, tali per cui gli aumenti della produttività riflettono effetti positivi sull’economia in generale, dall’altro queste trasformazioni possono richiedere adeguamenti significativi. Molti lavoratori potrebbero infatti incontrare serie difficoltà se dovessero avvenire tagli di posti di lavoro sia in un settore rilevante dell’economia sia in diversi settori contemporaneamente. I decisori politici devono monitorare e gestire attentamente gli adeguamenti adottando, per esempio, politiche di lungo periodo in materia di competenze, di mobilità della forza lavoro e di sviluppo regionale.

La definizione “Industria 4.0” scaturisce dalla quarta rivoluzione industriale.  Non esiste ancora una definizione esauriente del fenomeno, ma in estrema sintesi alcuni analisti tendono a descriverla come un processo che porterà alla produzione industriale del tutto  automatizzata e interconnessa. Secondo un recente rapporto della multinazionale di consulenza McKinsey le nuove tecnologie digitali avranno un impatto profondo nell’ambito di quattro direttrici di sviluppo: la prima riguarda l’utilizzo dei dati, la potenza di calcolo e la connettività, e si declina in big data, open data, Internet of Things, machine-to-machine e cloud computing per la centralizzazione delle informazioni e la loro conservazione. La seconda è quella degli analytics: una volta raccolti i dati, bisogna ricavarne valore. Oggi solo l’1% dei dati raccolti viene utilizzato dalle imprese, che potrebbero invece ottenere vantaggi a partire dal “machine learning”, dalle macchine cioè che perfezionano la loro resa “imparando” dai dati gradualmente raccolti e analizzati.  La terza direttrice di sviluppo è l’interazione tra uomo e macchina, che coinvolge le interfacce “touch”, sempre più diffuse, e la realtà aumentata:  per fare un esempio la possibilità di migliorare le proprie prestazioni sul lavoro utilizzando strumenti come i Google Glass. Infine c’è tutto il settore che si occupa del passaggio dal digitale al “reale”, e che comprende la manifattura additiva, la stampa 3D, la robotica, le comunicazioni, le interazioni machine-to-machine e le nuove tecnologie per immagazzinare e utilizzare l’energia in modo mirato, razionalizzando i costi e ottimizzando le prestazioni.

Gli osservatori cercano di comprendere come cambierà il lavoro, quali nuove professionalità saranno necessarie e quali invece presto potrebbero scomparire. Dalla ricerca “The Future of the Jobs” presentata al World Economic Forum è emerso che, nei prossimi  anni, fattori tecnologici e demografici influenzeranno profondamente l’evoluzione del lavoro. Alcuni (come la tecnologia del cloud e la flessibilizzazione del lavoro) stanno influenzando le dinamiche già adesso e lo faranno ancora di più nei prossimi 2-3 anni. L’effetto sarà la creazione di 2 nuovi milioni di posti di lavoro, ma contemporaneamente ne spariranno 7, con un saldo netto negativo di oltre 5 milioni di posti di lavoro. L’Italia ne esce con un pareggio (200mila posti creati e altrettanti persi), meglio di altri Paesi come Francia e Germania. A livello di gruppi professionali le perdite si concentreranno nelle aree amministrative e della produzione: rispettivamente 4,8 e 1,6 milioni di posti distrutti. Secondo la ricerca compenseranno parzialmente queste perdite l’area finanziaria, il management, l’informatica e l’ingegneria. Cambiano di conseguenza le competenze e abilità ricercate: nel 2020 il problem solving rimarrà la soft skill più ricercata, ma diventeranno più importanti il pensiero critico e la creatività.

Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, sostiene:  “Proprio perché lo scenario è in rapida evoluzione, dobbiamo attrezzarci per cogliere i benefici dello Smart Manufacturing, l’innovazione digitale nei processi dell’industria. Nel breve termine si possono prevedere saldi occupazionali negativi, nel medio-lungo termine non è assolutamente certa una contrazione degli occupati in numero assoluto, considerato anche l’impatto nell’indotto, in particolar modo nel terziario avanzato. Il nostro Paese però deve sapere cogliere a pieno i benefici della quarta rivoluzione industriale, attuando iniziative sistemiche per lo sviluppo dello Smart manufacturing e fornendo ai lavoratori le competenze digitali per le mansioni del futuro”.

Già dal 2016 è all’attenzione del Governo italiano il problema di “Industria 4.0”. Adesso, con il G7 si presenta una importante opportunità da cogliere per porre le esigenze dell’umanità al centro dei problemi economici e sociali.

Salvatore Rondello

Ilva. Slitta termine offerte. Processo resta a Taranto

ilva cimiteroSono giornate importanti per l’Ilva. Da una parte la scadenza delle offerte per la cessione dello stabilimento siderurgico, dall’altra l’annosa questione ambientale, senza dimenticare il processo “Ambiente svenduto” a carico dei Riva. Questa mattina le segreterie territoriali di Fim, Fiom e Uilm hanno incontrato a Taranto, su sua convocazione, il vice ministro al Ministero dello Sviluppo Economico, Teresa Bellenova, per un confronto legato alla gestione della fase di cessione degli stabilimenti Ilva s.p.a., presente anche l’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Inoltre i segretari generali di Fim, Fiom, e Uilm, Valerio D’Alò, Giuseppe Romano e Antonio Talò, insieme ad alcune RR.SS.UU. operanti nel sito siderurgico tarantino, hanno affrontato varie tematiche
relative alla situazione Ilva. Al momento però è stato prorogato dal 3 al 6 marzo il termine per la presentazione delle offerte vincolanti per l’acquisizione degli asset dell’Ilva. La proroga è stata concessa dai Commissari su richiesta delle due cordate concorrenti. Si tratta della terza proroga di un termine comunque non perentorio. A Mumbai, intanto, il presidente del gruppo Jsw che corre per aggiudicarsi l’Ilva di Taranto, Saijan Jindal, ha detto che se il consorzio Acciai Italia si aggiudicherà l’Ilva “probabilmente ci sarà qualche riduzione dei posti di lavoro e ne parleremo con i sindacati. Ma abbiamo intenzione di portare la produzione a dieci milioni di tonnellate l’anno (dagli attuali sei, ndr). Allora genereremo posti di lavoro”. Jindal ha assicurato che “faremo dell’Ilva uno degli stabilimenti più puliti” e che gli agenti cancerogeni “si possono minimizzare”. “Le particelle polverose saranno riciclate nel giro di due anni – ha spiegato – e in cinque anni ridurremo l’utilizzo del carbone.
Nel frattempo però gli avvocati delle parti civili nel processo ‘Ambiente svenduto’ hanno chiesto la revoca della facoltà d’uso dell’intera area perché l’Ilva “inquina ancora”. Teresa Bellanova e Matteo Renzi oltre ai rappresentanti sindacali degli operai Ilva hanno incontrato un gruppo di avvocati che ha chiesto alla magistratura di fermare la fabbrica e revocare la facoltà d’uso dell’intera area a caldo, sequestrata dalla gip Patrizia Todisco a luglio 2012 perché ritenuta fonte di malattie e morte. “L’Ilva non rispetta l’autorizzazione integrata ambientale (Aia) e secondo quanto stabilito dalla Corte costituzionale va fermata” è scritto nell’istanza presentata alla corte d’assise di Taranto dai legali di associazioni ambientaliste (Peacelink, Fondo antidiossina, Altamarea, Assoconsum), del partito dei Verdi e di circa 500 cittadini costituiti parti civili al processo “Ambiente svenduto”. Tra questi anche la famiglia Fornaro, il cui allevamento fu abbattuto perché contaminato da diossina.
Inoltre la Corte d’Assise del capoluogo pugliese ha stabilito che resterà a Taranto il processo “Ambiente svenduto” e sfuma la possibilità che i Riva patteggino. La Corte ha rigettato tutte le eccezioni della difesa, in particolare quella dell’avvocato di Nicola Riva, Pasquale Annicchiarico, che chiedeva il trasferimento del processo a Potenza (sede competente a decidere i casi nei quali sono coinvolti magistrati tarantini) perché riteneva parti offese nel processo sia il collegio giudicante sia i pubblici ministeri.
L’altra importante novità è la posizione dell’ex Riva Fire, società del gruppo, oggi denominata “Partecipazioni industriali”. La Corte ha respinto la richiesta dell’avvocato difensore, Massimo Lauro, in attesa della definizione del patteggiamento e del rientro in Italia del “tesoretto” dei Riva, circa 1,3 miliardi, sono ancora nel paradiso fiscale di Jersey. Due dei 47 imputati, e cioè le società Ilva e Riva Forni Elettrici (la prima in amministrazione straordinaria e commissariata da giugno 2013, la seconda, invece, rimasta nella gestione dei Riva) escono dal processo e approdano con la loro istanza di patteggiamento ad un nuovo collegio giudicante. Una terza società che voleva seguire lo stesso percorso, l’ex Riva Fire, a fine 2016 ridenominata «Partecipazioni Industriali», resta invece nel processo e non potrà più patteggiare perché il dibattimento si è aperto da ieri pomeriggio.