Francia, l’allerta terrorismo sul voto

Francia: due arresti; allerta terrorismo su voto
polizia-franceseL’ombra del terrorismo sulla campagna elettorale per le presidenziali in Francia. A cinque giorni dal primo turno di domenica prossima, le forze di sicurezza hanno arrestato a Marsiglia due persone sospettate di preparare un attentato. I due uomini, di 29 e 23 anni, secondo le autorita’ francesi, stavano predisponendo un’azione alla vigilia del primo turno delle elezioni. I due arrestati sono di nazionalità francese, originari della Francia del nord e si sarebbero radicalizzati in carcere. Secondo le autorita’ di sicurezza francesi l’attentato da parte dei due estremisti islamici era “certo e imminente”. Durante le perquisizioni effettuate a Marsiglia dopo gli arresti sono state trovate armi ‘lunghe’ e ‘corte’ e materiale esplosivo. Il ministro dell’Interno, Matthias Fekl, ha detto che l’intenzione dei presunti attentatori era quello di portare a termine un attacco “nei prossimi giorni sul territorio francese”. Alcuni dei candidati erano stati allertati giovedì scorso della minaccia di un attentato terroristico imminente sulla campagna elettorale: agli uomini della scorta dei singoli candidati erano state distribuite le foto dei due uomini arrestati a Marsiglia.

La fotografia dei due sospettati era stata distribuita la settimana scorsa agli uomini della scorta di Emmanuel Macron e di Marine Le Pen: “Il mio servizio di sicurezza ha ricevuto le foto giovedì”, ha confermato la leader del Fn. E lo stesso staff di Macron ha fatto sapere di avere avuto l’informazione venerdì scorso. Erano stati allertati anche gli uomini del candidato della destra repubblicana, Francois Fillon. E dopo l’arresto dei due sospetti le autorità di sicurezza hanno deciso di rafforzare la scorta allo stesso Fillon. Secondo fonti investigative uno dei due arrestati aveva un fotomontaggio con l’immagine di Fillon, una bandiera dell’Isis e un mitragliatore e la scritta “La legge del taglione”. Dall’inizio del 2016, secondo fonti del governo citate da France presse, le forze di sicurezza hanno sventato una ventina di progetti di attentato: più di 50 mila poliziotti e gendarmi, con l’appoggio dei militari impegnati nell’operazione ‘Sentinelle’, saranno mobilitati nei prossimi giorni per garantire la sicurezza dei seggi. La Francia si trova in stato di massima allerta terrorismo a partire dagli attentati del 2015 contro la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo, ma secondo i sondaggi le principali preoccupazioni dei francesi non sono la sicurezza o il terrorismo ma il lavoro e il potere d’acquisto. Ma gli analisti avvertono che nel caso in cui il paese dovesse trovarsi di nuovo di fronte ad una ondata di attentati come quelli di due anni fa, le decisioni dei francesi potrebbero cambiare.

Terrorismo. Verso un Natale blindato

Terrorismo, misure di sicurezza rafforzate a RomaNatale blindato nelle città italiane, con le barriere di cemento sulle strade e le squadre speciali antiterrorismo in stato di allerta. E’ l’effetto Berlino. Mercatini, cerimonie, concerti, musei, attrazioni turistiche, strade dello shopping, luoghi che attraggono folle potrebbero essere nel mirino. Da Roma a Venezia, da Milano a Pisa, prefetti e questori stanno quindi attuando le misure decise ieri al Viminale durante la riunione del Comitato di analisi strategica antiterrorismo convocata dal ministro dell’Interno, Marco Minniti. E lo stesso Minniti, insieme al capo della Polizia,
Franco Gabrielli, ha preso parte oggi alla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza a Roma, luogo con il maggior numero di obiettivi sensibili da vigilare. Il Governo ha deciso di prorogare le misure straordinarie messe in campo per il Giubileo. La comunicazione è stata data dal premier Paolo Gentiloni che ha incontrato a Palazzo Chigi i capigruppo di maggioranza ed opposizione in una riunione anti-terrorismo.

Non ci sono allarmi specifici su progetti di attentati in Italia, come ha segnalato il direttore dell’Aise, Alberto Manenti, in audizione al Copasir. Ma c’è il rischio di azioni emulative. Che, seguendo l’esempio, di Berlino, Nizza e Parigi, colpiscano ‘soft target’ e civili in gran numero per avere il maggiore impatto mediatico. I controlli di intelligence e forze dell’ordine, ha spiegato il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, “sono puntuali e costanti ed aumentano continuamente l’impegno ed i luoghi da ‘attenzionare’. La minaccia può arrivare dai foreign fighters (circa 120 quelli che hanno avuto a che fare con l’Italia), ma il pericolo maggiore è il terrorismo ‘molecolare'”, quello rappresentato da lupi solitari e piccole cellule che si attivano senza preavviso.

E mentre si intensifica il monitoraggio della rete e degli ambienti a rischio, lo sforzo in tutte le città è quello di mettere in pratica le indicazioni partite ieri dal Viminale: misure di difesa passive nei luoghi più frequentati contro il rischio dei camion-killer, divieto di svolgimento degli eventi se non e’ possibile garantire misure di sicurezza efficaci. A Roma saranno potenziati i controlli sull’ingresso di tir in città e rimodulati i servizi del Giubileo, con il presidio do una serie di obiettivi, soprattutto i centri commerciali e i mercati dove ci sarà una maggiore presenza di persone. Ancora, ha spiegato la sindaca Virginia Raggi nessuna certezza sul Concertone di Capodanno: progetti sono al vaglio dell’amministrazione.

A Milano sono stati individuati dieci punti di presidio nelle aree più frequentate (asse San Babila – Piazza Duomo – Castello Sforzesco, piazza Gae Aulenti, Darsena), dove saranno disposti, già nella notte, barriere antisfondamento new jersey in cemento armato, dal peso
di circa 40 quintali l’una. L’accesso dei tir in città verrà monitorato con le telecamere. Anche a Genova pronte barriere e dissuasori in grado di fermare mezzi pesanti a difesa dei luoghi ad alta concentrazione di turisti. A Firenze l’indicazione è quella di monitorare attentamente i mezzi pesanti e di rafforzare la vigilanza agli obiettivi sensibili e nelle aree di maggior afflusso di persone. A Pisa le piazze e le vie di accesso alla piazza dei Miracoli saranno rese più sicure con l’installazione di pilastri, mobili o fissi. A Trento, intensificati i controlli e le misure preventive nei mercatini natalizi con interventi di ‘sicurezza passiva’ utilizzando transenne e barriere mobili. A Bolzano da domani al 6 gennaio vietata ai bus Piazza Walther, sede del mercatino di Natale del capoluogo altoatesino.

Poco visibili, ma pronti ad intervenire in caso di emergenza, sono presenti nelle città principali anche gli specialisti delle Unità operative di primo intervento (Uopi) della polizia di Stato e delle Aliquote di primo intervento (Api) e delle Squadre operative di soccorso (Sos) dei Carabinieri. Si tratta di team che si muovono a bordo di mezzi completamente blindati, formati dopo una dura preparazione ed equipaggiati con giubbotti antiproiettile a prova di kalashnikov, bodycam, sistema a puntamento laser, arma lunga Hk.

“Cristiani in moschea”
contro il terrorismo

moschea-roma“Ha vinto l’Italia, hanno vinto gli italiani di tutte le religioni e di tutte le provenienze, i cristiani, i musulmani e i laici che credono nell’apertura e non nella chiusura. E siamo stati uniti per abbattere il muro del silenzio, dell’indifferenza e della confusione, sviluppando il dialogo interreligioso e interculturale e facendo crollare qualsiasi strumentalizzazione del mondo arabo e islamico” . Così Foad Aodi, medico fisiatra, presidente delle Comunità del Mondo arabo in Italia (Co-Mai) e del movimento internazionale “Uniti per unire”, commenta i risultati dell’iniziativa “Cristiani in moschea”, dell’11-12 settembre: esattamente simmetrica a quella di domenica 31 luglio, che, dopo lo stillicidio di attentati dell’integralismo islamico in Europa, vide circa 23.000 mussulmani entrare nelle chiese italiane, manifestando solidarietà all’Occidente colpito.

In varie regioni d’Italia, molte associazioni islamiche e moschee, appunto quest’ultimo finesettimana e inizio settimana, hanno aperto le porte a visitatori di tutte le fedi, liberi credenti e laici; organizzando anche migliaia di cene di fraternità (2.000 solo a Roma). Per la prima volta nella storia, la festività musulmana dell’ “Eid Al Adha” (12 settembre, celebrante i valori, essenziali per l’Islam, della fede e della piena sottomissione a Dio) in tutta Italia è stata onorata insieme a cristiani, laici, cittadini d’ origine straniera e rappresentanti delle istituzioni: a Torino nel parco di Dora, a Como in Piazza D’Armi, a Mestre al Varco di San Giuliano; a Corciano (Perugia), in moschea coi rappresentanti di Croce Rossa e istituzioni; a Napoli, in Piazza Garibaldi; a Bari presso il padiglione della Fiera del Levante, col patrocinio del Comune; a Catania nel centro sportivo in Via Zurria, e a Milazzo sul lungomare Garibaldi. A Roma, lo scambio degli auguri è avvenuto, oltre che nelle moschee (anzitutto quella di via della Magliana), anche in tre luoghi pubblici: Largo Preneste, Torpignattara (zona dov’ è presente una folta comunità islamica) e Piazza Vittorio, vera e propria “icona” dell’integrazione (con la sua celebre “Orchestra” cinematografica…). A Ladispoli, sulla costa laziale, è intervenuto l’imam Salameh Ashour, presidente della comunità palestinese del Lazio.

Evidenti, i motivi della scelta delle date: l’11 settembre, quindicesimo anniversario di quell’attentato alle torri Gemelle che ha cambiato per sempre la storia del mondo; e lunedì 12, con la ricordata festa dell’ “Eid Al Adha”. “Con quest’iniziativa, ispirata a princìpi e metodi d’un integrazione “porta a porta”, che parte letteralmente dal pianerottolo di casa, per mettere in moto un movimento popolare”, ha precisato Aodi, che è anche “Focal Point” per l’integrazione, in Italia, per l’Alleanza delle civiltà (UNAoC), organismo ONU, “vogliamo dare scacco matto al terrorismo, in nome dei valori essenziali di democrazia, libertà, laicità, reciproco rispetto nei rapporti fra Stato, Islam e altre confessoni religiose; ma anche all’individualismo e alla smania di protagonismo che spesso, purtroppo, hanno rovinato l’Islam italiano. Ben 2.000 comunità, associazioni e federazioni, su base nazionale e internazionale, hanno aderito, e, su 1.400 associazioni e centri musulmani contattati, circa 1.200 hanno risposto.

In pratica, il 93% del mondo arabo in Italia; e il 93% di tutte le comunità straniere (non solo arabe, cioè) esistenti in Italia. Mentre si può stimare in 3 milioni circa, di cui un milione e mezzo di musulmani (in Italia ci sono complessivamente, 2 milioni di credenti islamici, N.d.R.), il numero complessivo dei partecipanti a questa manifestazione dell’11-12 settembre. Appunto per questo – ha aggiunto il “Focal Point” – sono indignato per le dichiarazioni di Abdellah Redouane, Direttore del Centro islamico culturale alla grande Moschea di Roma: che ha rifiutato il nostro invito con la motivazione, ribadita non a noi ma alle agenzie di stampa, che noi organizzatori vivremmo in un mondo puramente virtuale, fuori della realtà”.

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Foad Aodi, presidente Co-Mai e Uniti per Unire, e Carmelo Barbagallo, segretario generale UIL

Importante la partecipazione, alla moschea romana “Al Fath” di Via della Magliana, di Carmelo Barbagallo, segretario generale UIL. “Da laico – ha detto Barbagallo – sinceramente non molto credente, penso però che tutti hanno diritto di esercitare pienamente la libertà di coscienza e di culto”. Il segretario UIL ha ricordato la sua esperienza personale, su questi terreni, di tanti anni fa nel sud della Sicilia, a Mazara del Vallo, già allora, negli anni ’80, piena di immigrati extracomunitari. “A Roma, poi, organizzammo, come sindacato, una prima protesta al Foro Italico, a sostegno del diritto degli immigrati ad avere dei luoghi di culto; e l’assessore capitolino competente, socialista, finalmente assegnò loro una moschea provvisoria. Nel maggio 1987, 40mo anniversario della strage di Portella della Ginestra, per la commemorazione (insieme anche a Pizzinato, Carniti, ecc…), organizzammo, per la prima volta, dei pulmann insieme anche agli immigrati. Oggi, questo nostro impegno traspare anzitutto dal fatto che, nello spirito della Costituzione, stipuliamo contratti nazionali di lavoro validi per tutti i lavoratori, non solo italiani. Volevamo organizzare , con CISL, CGIL e i leader delle varie comunità religiose, un Primo maggio multireligioso; non vi siamo riusciti, ma senz’altro entro la fine dell’anno organizzeremo un’iniziativa interreligiosa”. E Gianna Fracassi, della segreteria nazionale CGIL: “Come han giocato un ruolo importante, tanti anni fa, nella sconfitta del terrorismo rosso e nero, così le organizzazioni sindacali devono fare, oggi, contro il terrorismo su base etnico-religiosa, per l’abbattimento dei muri in tutti i sensi”.

Sono intervenuti, poi, Vanessa Frazier, ambasciatrice di Malta in Italia (“Solo promuovendo la conoscenza reciproca si possono abbattere i muri dell’intolleranza e dell’indifferenza, avviando politiche di concreta, e non demagogica, solidarietà”), il rappresentante della Lega Araba, il Presidente onorario di AVIS Roma, il pastore anglicano Mauro Contili, segretario generale dell’ Università Anglicano-cattolica “San Paolo apostolo” ( “Questa di Co-Mai e Uniti per unire è un’iniziativa che, direi, riguarda il futuro di tutta l’umanità. Le differenze tra i popoli devono essere non annullate, ma valorizzate , in un quadro di dialogo e solidarietà reciproca: all’insegna non d’un buonismo ipocrita, ma d’un confronto franco e aperto”) ; e altri presidenti di associazioni, comunità e Ong arabe, straniere e su base internazionale. Stefania Catallo, presidente del Centro contro la violenza sulle donne “Marie Anne Erize” di Torbellamonaca, ha evidenziato l’importanza, oggi, d’una vera “rivoluzione culturale” in tutti i rapporti, tra le nazioni, i popoli e i sessi.

Le Comunità arabe, musulmane e bengalesi aderite all’appello “Cristiani in moschea”, infine, hanno annunciato il prossimo invio d’un comitato nelle zone colpite dal terremoto di fine agosto, per portare ai terremotati cibo e aiuti: proseguendo il sostegno già manifestato dall’Associazione Medici d’origine Straniera in Italia (AMSI, anch’essa tra i promotori di “Cristiani in moschea”) e “Uniti per Unire”.

Fabrizio Federici

Londra. Attacco ai passanti. Squilibrato o terrorista?

londra2Questa notte notte nella capitale britannica si è verificato un nuovo sanguinoso attacco in pieno centro. In Russell Square, nei pressi dell’Imperial Hotel e a due passi dal British Museum, un giovane ha improvvisamente estratto un coltello e ha iniziato a colpire i passanti. Una donna di 60 anni è morta prima del trasporto in ospedale. Altre cinque persone, due donne e tre uomini, sono rimaste ferite in modo più o meno grave. E sono già state dimesse, altre due sono state trattenute. Ovvio che il primo pensiero sia andato a un nuovo attacco jihadista. Meno di 48 ore prima, infatti, il capo dei servizi di sicurezza britannici aveva lanciato l’allarme su un nuovo attentato terrorista, affermando che non “è questione di se, ma di quando”. Le autorità si sono affrettate a minimizzare l’episodio di mercoledì notte. L’attentatore, un 19enne che è stato immobilizzato dalla scarica di una pistola elettrica, un taser, quindi arrestato e condotto in prigione, soffrirebbe di disturbi mentali. Rimane comunque aperta l’ipotesi di un atto di terrorismo. Resta il fatto che episodi analoghi si stanno verificando con una cadenza straordinaria in Europa e nelle stesse analoghe modalità assumono carattere terroristico. Ormai la metodologia di colpire a caso i passanti, come a Monaco, riproduce la tecnica usata in mezzo mondo dall’Isis.

Si tratti di fanatici islamisti o di malati mentali i crimini si moltiplicano forse anche per imitazione. Il delitto è avvenuto nella stessa zona della bomba del 2005. Le autorità britanniche per ora mantengono aperte entrambe le piste. Dichiarano che l’assassino soffriva di malattia mentale ma indagano anche sulla pista terroristica. Questo peraltro avviene mentre gli Usa hanno iniziato l’offensiva per liberare la città di Sirte in Libia, occupata dall’Isis, su esplicita richiesta del governo Serraj. Il ministro della Difesa italiana Pinotti ha già annunciato la disponibilità italiana a concedere le basi suscitando le solite, stantie proteste della sinistra estrema e dei grillini. L’on. Di Battista, già noto per le sue dichiarazioni giustificazioniste sul terrorismo islamico, ha invitato il governo italiano a non concedere le basi per evitare di crearsi nemici. Cioè per inimicarsi i terroristi che, per Di Battista, non dovrebbero evidentemente essere considerati tali… Difficile non pensare a quali alleanze internazionali potrebbe portare un governo dei Cinque stelle in Italia.

Mauro Del Bue

PAURA A LONDRA

londra

Una donna è morta e cinque altre persone sono rimaste ferite in un attacco a colpi di coltello condotto ieri sera nel centro di Londra, a Russell square, da un ragazzo norvegese di origini somale, di 19 anni, che è stato poi arrestato. La vittima era una cittadina americana ed aveva 60 anni. I feriti hanno nazionalità americana, britannica, australiana e israeliana. Secondo la polizia si è trattato di un ”attacco isolato” e le vittime sono state ”scelte a caso”. Il numero due di Scotland Yard, Mark Rowley, ha precisato che non sono state trovate tracce di radicalizzazione sul suo conto. Il killer non sarebbe legato, quindi, a terrorismo.

In mattinata il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha esortato gli abitanti della città a rimanere “calmi e vigili”, aggiungendo che la polizia sta facendo “un lavoro incredibilmente difficile”. La donna uccisa è stata soccorsa sul posto, ma poco dopo è morta. Le altre persone ferite sono una donna e quattro uomini. 

Il giovane, rimasto ferito,  è stato dimesso dall’ospedale ed è stato preso in custodia dalla polizia che gli ha formalizzato l’accusa di omicidio. “Continuiamo a concentrare la nostra linea d’indagine sulla salute mentale” dell’arrestato, ha affermato un portavoce di Scotland Yard.


A Londra un attacco (uno squilibrato o un terrorista),
mentre l’Italia concede le basi
di Mauro del Bue

Questa notte notte nella capitale britannica si è verificato un nuovo sanguinoso attacco in pieno centro. In Russell Square, nei pressi dell’Imperial Hotel e a due passi dal British Museum, un giovane ha improvvisamente estratto un coltello e ha iniziato a colpire i passanti. Una donna di 60 anni è morta prima del trasporto in ospedale. Altre cinque persone, due donne e tre uomini, sono rimaste ferite in modo più o meno grave. E sono già state dimesse, altre due sono state trattenute. Ovvio che il primo pensiero sia andato a un nuovo attacco jihadista. Meno di 48 ore prima, infatti, il capo dei servizi di sicurezza britannici aveva lanciato l’allarme su un nuovo attentato terrorista, affermando che non “è questione di se, ma di quando”. Le autorità si sono affrettate a minimizzare l’episodio di mercoledì notte. L’attentatore, un 19enne che è stato immobilizzato dalla scarica di una pistola elettrica, un taser, quindi arrestato e condotto in prigione, soffrirebbe di disturbi mentali. Rimane comunque aperta l’ipotesi di un atto di terrorismo. Resta il fatto che episodi analoghi si stanno verificando con una cadenza straordinaria in Europa e nelle stesse analoghe modalità assumono carattere terroristico. Ormai la metodologia di colpire a caso i passanti, come a Monaco, riproduce la tecnica usata in mezzo mondo dall’Isis.

Si tratti di fanatici islamisti o di malati mentali i crimini si moltiplicano forse anche per imitazione. Il delitto è avvenuto nella stessa zona della bomba del 2005. Le autorità britanniche per ora mantengono aperte entrambe le piste. Dichiarano che l’assassino soffriva di malattia mentale ma indagano anche sulla pista terroristica. Questo peraltro avviene mentre gli Usa hanno iniziato l’offensiva per liberare la città di Sirte in Libia, occupata dall’Isis, su esplicita richiesta del governo Serraj. Il ministro della Difesa italiana Pinotti ha già annunciato la disponibilità italiana a concedere le basi suscitando le solite, stantie proteste della sinistra estrema e dei grillini. L’on. Di Battista, già noto per le sue dichiarazioni giustificazioniste sul terrorismo islamico, ha invitato il governo italiano a non concedere le basi per evitare di crearsi nemici. Cioè per inimicarsi i terroristi che, per Di Battista, non dovrebbero evidentemente essere considerati tali…

Difficile non pensare a quali alleanze internazionali potrebbe portare un governo dei Cinque stelle in Italia.

Mauro Del Bue

La settimana del terrore che spacca la Germania

attentati germania terrorismoMentre a Rouen, in Francia, riesplode la violenza dell’ISIS, la Germania si trova a riflettere sulla propria settimana di fuoco: Würzburg, Monaco, Reutlingen e Ansbach, quattro atti di violenza che in 7 giorni hanno portato il terrore in Germania.

I fatti
Il 18 luglio un teenager di origine Afghana o Pakistana, gli inquirenti sono ancora indecisi, ferisce con un ascia tre cittadini cinesi di Hong Kong all’interno di un treno regionale nei pressi della città bavarese di Würzburg per poi venire ucciso dalla Polizia. Niente di organizzato, ma durante le indagini, la Polizia scopre un video in cui il giovane, Muhammad Riyad, giurava fedeltà allo Stato Islamico e il suo intento di vendicare la morte di un amico in Afghanistan.

Passano quattro giorni ed il 22 luglio un altro diciottenne, un tedesco con origini iraniane, apre il fuoco in un McDonalds vicino al centro commerciale Olympia nell’ex-quartiere olimpico di Monaco, sempre in Baviera. Con una pistola comprata su una Darknet, una rete virtuale privata, il giovane uccide 9 persone, un apolide, un kosovaro, un greco, un ungherese, un turco e quattro tedeschi, di cui due con doppia cittadinanza turca. Infine, si suicida. Secondo gli inquirenti era da un anno che pianificava l’atto attratto dall’esempio di Andreas Breivik, il neo-nazista norvegese che cinque anni fa fece una strage nel corso della festa della gioventù socialista sull’isola di Utoya, al largo di Oslo, uccidendo 77 persone. Il giovane, sembra, aveva problemi di instabilità mentale acuiti, dicono le prime indagini, da atti di razzismo e bullismo subiti a scuola.

Quarantotto ore dopo, il 24 luglio, un profugo Siriano di 21 anni uccide a Reutlingen una donna polacca e ferisce due passanti usando un coltello da Kebab, tramutatosi, nella retorica di alcuni giornali, in un machete. Il suo raptus di follia omicida finisce grazie all’intervento di un’automobilista che, di proposito, lo investe. Anche qui nessun collegamento con lo Stato Islamico, anzi, il crimine avrebbe uno sfondo passionale essendo la vittima la fidanzata dell’assassino.

Infine, domenica notte, Mohammed Delel, anche lui profugo siriano, si fa saltare in aria davanti ad un locale ad Ansbach in Baviera. L’attentatore sarebbe dovuto essere trasferito in Bulgaria, dove era stato accettato il suo diritto di asilo, già una decina di giorni prima dell’attentato, ma il viaggio era stato posticipato per l’instabilità mentale dell’uomo. Anche qui, come negli altri casi, problemi mentali; anche qui, come a Würzburg, un video sui social network ricollega Mohammed Delel all’ISIS.

Sembra un bollettino di guerra, ma in realtà è una tragica lista di folli atti la cui origine non è da cercare nello Stato Islamico, ma nel disagio personale, sociale e mentale che si traduce in violenza e solo in due casi su quattro in una matrice islamista, peraltro spontaneista e non organizzata. Eppure lo Stato Islamico c’entra, solo che non è l’ISIS reale che combatte, e perde, in Sira e, soprattutto, in Iraq. Tanto meno non si tratta della rete terroristica che colpisce militarmente a Baghdad, Dacca o in Afghanistan. Anche qui, come a Nizza la settimana prima, è il marchio dell’ISIS che trionfa come vessillo per folli lupi solitari.

A Würzburg come ad Ansbach, riferisce la stessa agenzia di stampa dell’ISIS Aamaq, si tratta di singoli che hanno “risposto agli appelli di colpire i paesi della coalizione che combattono lo Stato Islamico”, quindi non militanti o combattenti tornati dal fronte, come in Belgio, ma singoli individui auto-radicalizzatesi su Internet. L’ISIS c’entra anche negli altri due casi, dove atti di violenza compiuti da individui instabili vengono immediatamente accomunati al “terrorismo” solo perché compiuti da un profugo e un tedesco di origine iraniana. Così si scatena l’opinione pubblica contro la politica dell’accoglienza di Angela Merkel che in taluni casi, nei Social, si spinge a bollare la Cancelliera quale “responsabile morale” degli attentati.

Le reazioni politiche
La prima a spaccarsi è l’Union, ovvero il soggetto politico che lega la CDU, il partito di Angela Merkel, alla CSU, la sua controparte bavarese. Da mesi infuria la lotta fra Monaco e Berlino sull’accoglienza ai profughi, con la prima molto scettica sull’effettiva validità di questa politica. Passano infatti poche ore dalla strage di Monaco che il Ministro degli Interni bavarese ipotizza il dispiego dell’esercito per contrastare l’ondata di violenza.

Un’idea irrealistica e vietata dalla costituzione, ma che viene ripresa, a scopi propagandistici dal Ministro della Difesa Von Leyen, per dire alla popolazione che il Governo è pronto e vigile nel contrastare futuri attacchi. Angela Merkel, come sua consuetudine, tace aspettando di far calmare le acque per far sentire la sua voce. Questo non aiuta una CDU in cui da mesi si affrontano posizioni pro e contro i profughi. Lunedì sono arrivate le reazioni del Ministro degli Interni berlinese Henkel che dichiara che in Germania “abbiamo importato persone brutali” e quella del deputato sassone Krah che sottolinea come “la politica dell’accoglienza abbia conseguenze mortale”. Dichiarazione che arrivano da quei Land orientali in cui cresce il voto per l’estrema destra di AfD ai danni, soprattutto, della CDU.

Se la CDU piange, la SPD non ride. Il deputato Flisek punta il dito contro la politica della Merkel che ha aumentato il rischio attentati nel paese mentre il Ministro per l’Integrazione Özoğuz sottolinea come il 99,99% dei profughi arrivi in Germania per scappare alla violenza. Per il ministro “la realtà è più complessa di un Tweet di AfD. Così la pensa anche il vice capogruppo della Linke, la sinistra tedesca, Jan Korte andando in disaccordo però con il capogruppo Sarah Wagenknecht che coglie l’opportunità di attaccare il governo di Angela Merkel e la SPD sua alleata, sottolineando come il Governo abbia sottovaluto il problema dei Profughi.

Il mito del multiculturalismo infranto
L’incertezza della politica si riflette nella società tedesca. Che la matrice islamista sia ideale o, in due casi totalmente inesistente, poco importa e in sette giorni la Germania si ritrova a fare i conti con l’esistenza o meno di una vera società multiculturale. Si tratta di un tema molto importante per il paese. Negli ultimi anni, la Germania si è sentita al sicuro da radicalizzazione e violenze, lontana dalle rivolte delle Banlieu Francesi, del razzismo nell’Europa Orientale e dei problemi delle periferie londinesi, protetta dalla sua identità multiculturale e dal mito della sua accoglienza. Specchio del successo di questa politica è stata la Nazionale di calcio campione del mondo composta da tedeschi di origine turca, marocchina, ghanese, albanese e polacca, simbolo di una Germania organizzata, multiculturale, potente e vincente. Sicura di sé, si è sentita pronta per accogliere i profughi cosa che ha provocato la reazione di buona parte della società tedesca. Il quadro, infatti, non era così idilliaco come lo si voleva dipingere.

In Germania Orientale, città come Berlino, Dresda e Lipsia soffrono da anni di episodi neo-nazisti o di generica xenofobia. Nella capitale il tanto sbandierato multiculturalismo si traduce spesso in comunità ghettizzate e autarchiche, lontane l’una dall’altra che, nei quartieri più disagiati vivono fianco a fianco con il disagio economico e sociale. Episodi di tensione sociale, soprattutto nelle scuole esistono da anni sia che si tratti di assalti ad immigrati, sia che si tratti di emarginazione di scolari. A tutto questo poi, va ad aggiungersi il crescente divario fra ricchi e poveri che colpisce indiscriminatamente tedeschi ed immigrati non solo all’Est ma in tutta la Germania. In questo scenario attecchiscono i radicalismi, sia di estrema destra che islamista. Da una parte nascono così fenomeni di iper-radicalizzazione, 800 i combattenti dell’ISIS di origine tedesca, o, dall’altro, lato la crescita di AfD ora al 12% nazionale ed il 20% in alcuni Land, e la nascita di PEGIDA, l’associazione di cittadini preoccupati per la islamizzazione dell’occidente”.

Impaurita e politicamente vacillante, la Germania si ritrova così, alla fine della sua settimana di fuoco, a vivere un “terrore” che viene dal suo stesso interno. Peccato che, per molta opinione pubblica, e alcuni membri della classe dirigente del paese, il problema non sia né politico né sociale, ma sempre e solo uno: i profughi.

Simone Bonzano

Governo battuto al Senato. Ala vota con Forza Italia

Riforme-SenatoGoverno battuto al Senato su un ddl di ratifica di 5 accordi internazionali in materia di lotta al terrorismo. Grazie anche ai voti di Ala e alcuni senatori di Ap, la maggioranza va sotto su un emendamento di Forza Italia, a firma Palma-Caliendo e altri, e scatta l’allarme rosso tra i renziani. Luigi Zanda protesta: ”E’ stata una manovra politica”.

Le opposizioni esultano e cantano vittoria. Come sempre in questi casi, è un ‘combinato disposto’ di fattori la causa dello scivolone. Numeri alla mano, certamente ha inciso l’assenza di vari senatori Pd in Aula, visto che dei 113 componenti il gruppo Dem ne erano presenti soltanto 80. Mancavano, dunque, all’appello 33, alcuni dei quali assenti giustificati, altri no. Non solo, ma al momento della votazione dell’emendamento Caliendo, 7-8 senatori Dem avrebbero lasciato l’emiciclo. Se si tiene conto, poi, che tutti i verdiniani e 9 dei 32 parlamentari Ap hanno votato con l’opposizione, il gioco è fatto.

Secondo alcune fonti azzurre, gli uomini di Denis Verdini sarebbero stati determinanti in ben tre occasioni. Non solo durante il voto all’ l’emendamento di Fi che ha provocato la bocciatura del governo, ma pure prima del ‘fattaccio’, quando hanno respinto gli emendamenti delle opposizioni, e successivamente, quando sono usciti dall’Aula (per ascoltare una dura reprimenda di Verdini, raccontano alcuni) ed è mancato il numero legale sugli articoli restanti del provvedimento. Fatto sta che alla fine, la maggioranza si è ritrovata sotto ed è stata sospesa la seduta. Una volta ripresa, però, visto che il numero legale è mancato due volte di seguito, il presidente di turno del Senato, Roberto Calderoli, ha deciso di rinviare a una prossima seduta l’esame del ddl anti-terrorismo.

Prima del rinvio a una nuova seduta, l’Aula di palazzo Madama ha approvato, stavolta con parere favorevole del governo, un altro emendamento di Forza Italia, che prevede una pena non inferiore a 20 anni per chi utilizza materia radioattiva o un ordigno nucleare per finalità di terrorismo.

Minimizza il presidente dei senatori di Area popolare Ncd-Udc, Renato Schifani per il quale non vi è stato “nessun fatto politico ma squisitamente tecnico, e quindi nessun messaggio al governo. Il voto di oggi sull’emendamento Caliendo da parte di alcuni senatori del gruppo di Area popolare e’ motivato dalla maggiore sensibilità di questi che, secondo la propria coscienza, hanno ritenuto di inasprire le sanzioni nei confronti di un grave reato quale quello configurato da atti di terrorismo nucleare”.

Redazione Avanti!

Terrorismo e shootings: ideologie per menti labili

armiLa ricerca empirica dimostra che non c’è un collegamento diretto tra malattia mentale e comportamento criminale. Ciò nonostante, sussistono dei fattori indiretti che influenzano notevolmente il comportamento dell’individuo afflitto da problematiche mentali, per esempio e l’isolamento sociale, l’abuso di farmaci e di altre sostanze, l’assenza di supporti psicologici efficaci. Questo significa che le persone malate di mente potrebbero commettere atti criminali laddove sussistano degli elementi indiretti, inoltre, il fattore di rischio aumenta nei casi di psicosi e schizofrenia, che risultano essere, ad oggi, particolarmente difficili da gestire e portano spesso all’abuso di sostanze, proprio perchè i pazienti tendono a cercare la strada più semplice per alleviare i sintomi. Qualora invece i sintomi non venissero adeguatamente trattati, gli individui affetti da tali problematiche potrebbero sviluppare tendenze aggressive. Mettere a disposizione programmi di supporto e trattamenti efficaci è dunque fondamentale, sia per la salute dell’individuo, sia per la riduzione dei crimini violenti.

Considerando inoltre la facilità con cui è possibile reperire un’arma negli Stati Uniti, è palese che le opportunità di commettere i “mass-shootings” aumenti, basti pensare al fatto che, nel Dicembre 2015, si contavano 64.747 armerie e venditori individuali di armi (Misra, 2016). Nello stesso anno, nella città di Chicago (Illinois), dove si contavano 101 armerie, si sono verificati 13 mass-shooting (Misra, 2016). Un dato ancora più allarmante arriva dalla città di Charlotte (North Carolina), nella quale i venditori di armi erano 264 e superavano di gran lunga gli “Starbucks”, che erano solamente 79 (Misra, 2016). Ciò non significa che gli statunitensi preferiscano le armi ai Cappuccini, ma, tralasciando i metodi illeciti per reperire le armi, in alcune aree ottenerle potrebbe essere facile quanto bere un caffè. Certamente la licenza per la detenzione gioca un ruolo fondamentale, ma bisogna anche tenere in considerazione che non viene effettuata una valutazione del rischio quando la licenza viene conferita al cittadino. Inoltre, bisognerebbe sempre tenere a mente che non tutti coloro che hanno problemi mentali hanno anche alle spalle trattamenti psicologici o psichiatrici, pertanto per molti individui potenzialmente pericolosi, non sussistono delle documentazioni in grado di provare le loro condizioni.

A posteriori, è inutile per parenti ed amici pronunciare frasi come “Non avrei mai detto che sarebbe stato capace di farlo”. Una parte di responsabilità è anche di coloro che vedono, ma non agiscono: poiché non è possibile non notare i cosiddetti “campanelli d’allarme” di una situazione psicologica o psichiatrica difficile, che si aggrava proprio per la mancanza di un trattamento efficace. Infatti, anche prima di arrivare a compiere una sparatoria “di massa”, la mente dell’individuo era labile. Sono proprio la condizione psicologica difficile ed i fattori indiretti che possono spingere la persona a sposare ideologie di ogni tipo, per sentirsi parte integrante di una micro-società e per trovare motivazioni di vita dietro obiettivi comuni. Questo riguarda anche coloro che abbracciano le idee dell’Isis compiendo stragi in nome di un gruppo terroristico che nulla ha a che fare con la religione. Per capire il motivo della guerra del terrore, basterebbe pensare al fatto che i terroristi chiedono dazi ai Paesi non musulmani (o non conformi alla loro idea di Islam) in cambio della loro “protezione”, proprio come avveniva nei tempi antichi. Per ovvie ragioni, l’Isis ha dovuto fornire delle motivazioni per le quali sarebbe “necessaria” questa sorta di protezione. I terroristi, però, si coprono dietro alla religione per poter assodare più “soldati”, facendo così gioco-forza sul senso di appartenenza ad un gruppo e sulla necessità dell’essere umano di perseguire obiettivi comuni per sentirsi integrato.

Si tratta dello stesso meccanismo che viene utilizzato da quelle sette che plagiano persone labili. È proprio così che avviene il reclutamento, al quale tendono a rispondere positivamente quelle persone che, proprio per le loro problematiche psicologiche/psichiatriche e sociali, sentono la necessità di dare “uno scopo” alle proprie vite. La facilità con cui le armi sono messe a disposizione negli Stati Uniti, rende il tutto ancora più semplice per questi soggetti. Riflettendo sull’argomento, viene dunque da chiedersi quanto possa essere importante prevenire il tutto lavorando sulla salute mentale e sull’integrazione delle persone che presentano problemi psicologici. La risposta potrebbe sembrare ovvia, ma garantire trattamenti adeguati non è così semplice, poiché le persone tendono a negare i dati di fatto, a partire alcuni genitori che sottovalutano, o non accettano le problematiche che potrebbero avere i figli.

Per poter ridurre i “mass-shooting” è necessario, prima di tutto, cambiare approccio nei confronti delle devianze psicologiche e psichiatriche, tenendo a mente che i trattamenti potrebbero anche risolvere i problemi. In secondo luogo sarebbe opportuno fare un’adeguata prevenzione e preparare i terapeuti ad affrontare le metodologie con cui gruppi come Isis e affini reclutano potenziali terroristi. Infine, è fondamentale rendere le armi meno accessibili ai cittadini, riducendo così in modo notevole le opportunità di compiere crimini violenti. A tal proposito, sarebbe anche importante effettuare d’ufficio, prima di conferire le licenze di detenzione, delle valutazioni del rischio tramite gli strumenti specifici, insieme ad una valutazione psicologica approfondita ed imparziale.

Alessia Malachiti

L’ISIS RIVENDICA

Attentato discoteca PulseDopo i 50 morti e i 53 feriti della follia omicida di Omar Mateen, il 29enne americano di origine afghana che ieri (alle 2 ora locale) a Orlando in California ha sparato all’impazzata in una discoteca frequentata da gay, il Pulse, sembra acquistare certezza la pista del terrorismo di matrice islamica e in particolare dell’Isis, il sedicente califfato che da un paio di anni sta tentando di prendere il controllo di vaste aree della regione mediorientale a cavallo tra Siria, Iraq e Libia. Nello stesso tempo il terrificante attacco terroristico è esploso come una bomba anche nella campagna politica per le presidenziali e viene già usato massicciamente dal candidato dei Repubblicani, Donald Trump per attaccare l’amministrazione Obama e chiedere misure tanto inutili quanto demagogiche contro americani e non di religione musulmana.

Omar MateenIl padre di Omar Mateen continua a escludere la matrice terroristica: “Non so perché lo abbia fatto. Non ho mai capito che aveva l’odio nel cuore. Se avessi saputo le sue intenzioni, lo avrei fermato”. Piuttosto tende ad accreditare la violenza omofobica. “Il movente religioso non c’entra nulla. Ha visto due gay che si baciavano a Miami un paio di mesi fa ed era molto arrabbiato”. “Siamo scioccati come il resto dell’America”, “Mio figlio – scrive l’uomo in un comunicato diretto al popolo afghano – era un bravo ragazzo, con una moglie e un bambino. Lo vidi il giorno prima della strage non vidi il male nei suoi occhi. Sono addolorato e l’ho detto al popolo americano”.
Di tutt’altro parere Sitora Yusufiy, ex moglie di Omar Mateen. Parlando con il Washington Post la donna ha detto che Mateen “non era una persona stabile. Mi picchiava. Tornava a casa e iniziava a picchiarmi perché la lavatrice non era finita o per motivi analoghi”. “Sembrava una persona normale”. La coppia ha divorziato nel 2011 e l’ex moglie non lo descrive come un devoto alla religione: “Preferiva trascorrere il suo tempo in palestra”.

Però appena qualche ora dopo la strage, è arrivata la rivendicazione: “Era un combattente dell’Isis” afferma il sedicente Califfato attraverso l’Amaq, la sua agenzia di stampa. In un tweet si legge che una fonte ha detto all’agenzia Amaq: “L’attacco che ha preso di mira il gay club di Orlando, in Florida, e che ha provocato 100 tra morti e feriti, è stato compiuto da un combattente dello Stato islamico”.

Di certo non era sconosciuto per l’Fbi da cui era stato interrogato tre volte, due nel 2013 e una nel 2014, per sospetti legami al terrorismo. Ciononostante il giovane, che per lavoro faceva la guardia giurata, ha potuto comunque acquistare una settimana fa un fucile da guerra e una pistola.
La strage si è conclusa all’alba, tre ore dopo il primo attacco, quando le forze speciali della polizia, hanno fatto irruzione nel locale e ucciso Omar Mateen che aveva preso in ostaggio altre persone.

Messaggio su Fb della discoteca Pulse

L’ultimo disperato messaggio su Fb della discoteca Pulse: “Uscite fuori dal Pulse e correte via”

Così mentre Trump rilancia il bando per i musulmani e chiede le dimissioni di Obama, esplode la polemica sull’uso delle armi. La gente si chiede se questa strage, la più grave compiuta dopo l’11 settembre, sarebbe stata possibile, almeno nelle sue tremende dimensioni, se Mateen non avesse avuto la possibilità di acquistare liberamente, senza neppure registrarsi, un’arma da combattimento in grado di esplodere centinaia di colpi al minuto. Una legge per il controllo e la limitazione della vendita delle armi è una battaglia dei Democratici ormai da un decennio, ma è stata forse anche la peggior sconfitta di Obama che ha dovuto alla fine rinunciare cedendo alle pressioni delle lobby dei costruttori di armi. Così nel Paese dove il rapporto tra le licenze concesse dallo Stato per la vendita di armi rispetto a quelle per gli Starbucks (la catena di bar specializzata nella vendita di caffè, ndr) è di 6 a 1, oggi si piange l’ennesima strage.

“Immenso dolore per la strage di ‪#‎Orlando‬. Che sia di matrice terroristica poco cambia: sono stati ammazzati dei ragazzi – scrive la deputata socialista Pia Locatelli su Fb – e sono stati ammazzati perché ‪#‎omosessuali‬. L’omofobia e l’intolleranza alimentano sempre odio e violenza negli Stati Uniti come altrove. Pensiamoci quando qualcuno vi ricorre per acchiappare voti o trovare consensi. Pensiamoci quando ascoltiamo fare le solite vecchie battute sui gay. Pensiamoci quando ci rifiutiamo di riconoscere pari diritti agli omosessuali. E pensiamoci anche noi in Parlamento che non siamo ancora riusciti ad approvare una legge contro l’omofobia: una legge lieve, di certo non bella, ma che nonostante ciò giace in Senato da oltre due anni”.

Orrore per la strage viene espresso anche dalla portavoce del Partito Socialista Italiano Maria Cristina Pisani. “Esprimo indignazione e orrore per la strage di matrice omofoba e fondamentalista di Orlando. Ha ragione il presidente Obama: negli States fino a quando non si porrà fine alla libera vendita delle armi sul mercato, una barbarie da Far West che piace tanto al populista Donald Trump, le possibilità che si ripetano episodi dettati da terrorismo, follia o fondamentalismo religioso, restano altissime” – ha aggiunto -. “La pena di morte e il legale commercio delle armi costituiscono un’anomalia della democrazia statunitense alla quale presto o tardi occorrerà si ponga fine” – ha concluso Maria Cristina Pisani.

Attentato di Istanbul:
da Ankara accuse a Berlino

Erdogan-terrorismoBerlino, 9 -La polemica fra Turchia e Germania, nata in seguito al riconoscimento da parte del parlamento tedesco del genocidio Armeno, raggiunge un nuovo picco e si lega all’attentato di Vezneciler, nel centro di Istanbul, in cui il 7 giugno hanno perso la vita 11 poliziotti.

Il giornale gratuito Günes, il decimo per diffusione nel Paese, sostiene che la Germania sia responsabile dell’attentato compiuto da “uno stato caduto nel panico” per via della dura reazione turca alla risoluzione del Bundestag. Sempre secondo il quotidiano, la Germania avrebbe ordinato “come vecchia consuetudine, ad un’organizzazione terroristica, che usa come sua marionetta, di eseguire il sanguinario massacro di Istanbul”, ovvero il PKK, il partito indipendentista curdo contro cui punta il dito anche Erdoğan.  “Così la pensa la Turchia”, chiude Günes.

Non è la prima volta dall’inizio della crisi diplomatica che media, come il popolare giornale, vicini al governo di Ankara associano il parlamento tedesco, ed in particolare i parlamentari di origine turca, al PKK. Si tratta di una mossa tesa di descrivere un Paese ed un governo sotto il costante attacco dei “nemici della Turchia” allo scopo di consolidare il consenso attorno al presidente Erdoğan. All’interno di questa strategia rientrano anche le dichiarazioni – deliranti – del ministro degli esteri Cavusoglu, per il quale i media tedeschi sono manovrati da gruppi anti-Erdoğan ed anti-turchi come dimostra, sottolinea il ministro, il fatto che “tutti i giornali tedeschi, sia di sinistra che di destra, pubblichino articoli uguali contro la Turchia ed il suo presidente”.

Da parte sua, intanto, Erdoğan continua nei suoi attacchi contro la Germania ribadendo come chi ha votato la risoluzione per il riconoscimento del Genocidio Armeno non siano rappresentati del popolo tedesco, bensì solamente traditori di quello turco. Contro di loro ed il loro Paese, sostiene sempre l’ufficio del Presidente, arriveranno presto provvedimenti politici ovvero, per il giornale turco Sözcü,  tre denunce contro gli undici parlamentari tedeschi d’origini turche, due dai sindacati di Polizia e uno da un’associazioni di giuristi. Sotto mira nuovamente saranno il leader dei Verdi, Cem Özdemir, ed il responsabile governativo per Migranti, Profughi e l’Integrazione, Aydan Özuguz della SPD, i due politici turco-tedeschi più di spicco del parlamento.

Da Berlino risponde il presidente del Bundestag, il cristiano-democratico Lammert, che bolla come assurde insinuazioni non proprie di una democrazia il sostenere l’esistenza di possibili legami fra i parlamentari tedeschi e gruppi terroristici; allo stesso modo è assurdo che nel ventunesimo secolo si possano legare la politica ad accuse sulla purezza del sangue turco come fatto dal governo di Ankara nei confronti dei parlamentari turco-tedeschi. Anche Bruxelles si schiera con Berlino; il presidente del parlamento europeo, il social-democratico Schulz, ha recentemente dichiarato come le dichiarazioni di Erdogan “non saranno scevre di conseguenze internazionali a danno della Turchia”.

Quali queste saranno e che effetti avranno sull’Europa stessa considerando l’importanza della Turchia nel quadro del controllo degli arrivi dei profughi nell’Unione, lo sapremo presto, nel frattempo abbiamo assistito all’ennesimo atto nella prolungata svolta autoritaria e personalistica della presidenza turca.

Simone Bonzano