L’erba londinese del Queen’s incorona un Cilic smagliante, ma Nole c’è

cilicE, se si tratta di parlare dei tornei su erba preparatori a Wimbledon 2018, non si può non citare il centrale Atp del Queen’s. Che dire? Non se ne può non discutere, soprattutto perché quest’anno in particolare ha riservato grosse e piacevoli sorprese. Dopo Stoccarda (dove c’è stato il ritorno di Roger Federer con la vittoria su Raonic e la conquista di nuovo della prima posizione mondiale) i riflettori erano tutti puntati sull’Atp di Halle e su quello del Queen’s londinese. In Germania lo svizzero cercava il bis tedesco: invece in finale si è dovuto arrendere al giovane croato Borna Coric che ha vinto a sorpresa il primo set al tie-break per 8 punti a 6: un tie-break particolarmente lottato seguito a un set in cui i due tennisti si sono sempre rincorsi, facendosi reciprocamente punti straordinari per rispondere a punti altrettanto eccezionali ed errori sorprendenti per cumulare regali all’avversario su altri doni equivalenti di gratuiti inaspettati; di solito l’elvetico sa sempre giocare meglio i punti decisivi invece qui ha sbagliato, anche con dritti clamorosamente mandati fuori, quelli più importanti; e sono state palle uscite non sempre di poco, dunque per lui sia sfortuna che cali di concentrazione o di stanchezza. È stato un Federer non solo un po’ deconcentrato, ma anche tanto nervoso, forse innervosito dalle polemiche con lo sponsor Nike e sul suo nuovo futuro contratto con Uniqlo. E questo è stato uno dei connotati curiosi e divertenti che hanno caratterizzato il suo esordio al primo turno a Wimbledon, contro Lajovic: non solo ha vinto facile in tre set netti per 6/1 6/3 6/4, ma a fine match, quando è andato a firmare autografi, una ragazza lo ha avvicinato chiedendogli in un cartellone giallo la sua fascia; lui l’ha cercata nel suo borsone e gliel’ha donata divertito e sorridente, felice della vittoria agevole. Invece all’Atp di Halle non era riuscito ad esprimere questo tennis e man mano si era lasciato sorprendere da un coraggioso Coric, sempre più aggressivo, che ha spinto di più nei momenti clou del match venendo anche avanti a rete (a costo di sbagliare qualche volée clamorosa). Il merito dell’impegno è stato premiato, per il giovane tennista che è rimasto sempre concentrato e non ha mai mollato. Dopo il duro primo set e tie-break, Coric ha avuto un calo nel secondo set che ha perso per 6/3, ma poi è ritornato subito alla grande nel terzo dove ha dominato con un netto 6/2: evidente la delusione e l’amarezza dello svizzero, che si è complimentato tuttavia con il giovane e talentuoso avversario, dispiacendosi di non aver espresso il suo miglior tennis al massimo come sempre. Sicuramente il croato si era avvalso del ritiro in semifinale di Bautista Agut per infortunio sul 3-2 e gli ha giovato aver giocato così poco ed essere arrivato fresco all’appuntamento decisivo con lo svizzero. Invece il n.1 in semifinale se l’era dovuta vedere con un altro giovane talento emerso: quello di Kudla, che ha sconfitto solo per 7/6 7/5; tra l’altro lo svizzero nei quarti con lo stesso punteggio aveva eliminato Ebden, mentre Kudla a sua volta aveva battuto Sugita (per 6/2 7/5), in grado di rifilare un netto 6/2 7/5 a Thiem, e Coric aveva sconfitto il nostro Andreas Seppi (per 7/5 6/3); forse invece Bautista Agut ha pagato il duro scontro di quarti contro Chacanov (3/6 7/6 6/3 il parziale a favore dello spagnolo), che aveva rifilato un doppio 6/2 a Nishikori. Dunque fuori Thiem, Nishikori c’era più spazio per Coric, dopo che aveva eliminato al primo turno la testa di serie n. 2 Alexander Zverev per 6/1 6/4 (ma visibile il suo problema fisico alla coscia, con una doppia fasciatura e la fatica a correre evidente). Se Coric porta un po’ d’Italia in Germania (poiché si allena con Riccardo Piatti), ad Halle subito in apertura derby italiano tra Seppi e Matteo Berrettini: quest’ultimo perde dall’altoatesino per 6/3 7/5; sfortunato il romano anche nel sorteggio di Wimbledon dove, al primo turno, troverà Jack Sock (l’americano è testa di serie n. 18).
Se la vittoria ad Halle è un ottimo risultato e nessuno toglie valore e merito al croato, dall’altro lato è vero che subito in apertura a Wimbledon non è riuscito a replicare l’esito positivo di tale vittoria: infatti il croato partiva da testa di serie n. 16, ma ha perso immediatamente contro il Next Gen Medvedev per 7/6(8) 6/2 6/2, tre set netti di cui un tie-break seguito da un doppio 6/2 finale molto drastico sono un invito a Borna a migliorarsi perché i margini che ha sono tanti.
E proprio in vista di Wimbledon, oltre a Federer, sono da tenere a mente e d’occhio proprio i due finalisti dell’Atp del Queen’s: Marin Cilic e Novak Djokovic. Il serbo è assolutamente ritrovato e il croato è assolutamente in fiducia. Nole ha mostrato un’ottima forma fisica e mentale, i colpi da manuale di sempre e sembra sentirsi decisamente ritornato e pronto a lottare per riconquistare i primati del passato e la vetta della classifica mondiale a pieno regime. Questa è la buona notizia, che lo ha caratterizzato in maniera costante per tutto il torneo del Queen’s. Dall’altro lato deve continuare ancora a giocare tanto e il più possibile per ritrovare la resistenza dei tempi migliori. Nella finale contro Cilic, infatti, era partito molto bene, ma è sembrato accusare un calo fisico che gli ha provocato una fase di lieve appannamento che non gli ha permesso di vincere, ma gli ha fatto perdere una finale lottata e abbordabile assolutamente per lui. Cilic del resto era in forma smagliante e testa di serie n. 1; eppure Djokovic riesce a strappargli il primo set subito in apertura per 7/5, poi però nel secondo set lottano in equilibrio entrambi molto e si va al tie-break, ma Nole se lo fa ‘soffiare sotto il naso’ per 7 punti a 4; questo è il momento decisivo che farà rigirare la partita: il serbo si innervosisce, il croato ritrova fiducia e coraggio e prende sempre più campo; nel frattempo un po’ di sfortuna clamorosa per Nole e un po’ di stanchezza per il serbo, lo fanno sbagliare qualcosina in più che pregiudicherà l’esito del terzo set, che perderà per 6/3 (quasi come avesse ceduto rassegnato ad un certo punto, crollando stavolta anche fisicamente). Comunque l’ex n. 1 è assolutamente in corsa per Wimbledon con i più forti, dove può arrivare tranquillamente sino in fondo al torneo e fino agli ultimi turni (laddove non a conquistare il titolo come più volte in passato). Da notare al torneo del Queen’s l’arrivo in semifinale di Nick Kyrgios: l’australiano ha battuto al primo turno proprio Andy Murray in tre set (per 2/6 7/6 7/5); peccato che poi si sia preso una multa per imprecazioni in campo e apertura del codice di comportamento antisportivo per non aver giocato in campo, ma per aver buttato via i punti. Il giovane ‘aussie’ ha perso in semifinale contro Cilic con un doppio 7/6: il primo per 7 punti a 3, il secondo per 7 punti a 4; l’australiano cercava qui al Queen’s il riscatto dalla semifinale persa contro Federer a Stoccarda. Djokovic, invece, in semifinale a Londra ha battuto il francese Chardy per 7/6(5) 6/4, che aveva vinto il derby transalpino con Richard Gasquet nei Paesi Bassi all’Atp 250 di ’s-Hertogenbosch.

Nitto Atp Finals. Dimitrov incoronato a Londra miglior tennista dell’anno

dimitrovAppuntamento decisivo per i tennisti più forti del circuito Atp a Londra per le Nitto Atp Finals. Dopo le Next Gen Atp Finals di Milano, questo evento serviva a decretare il miglior tennista dell’anno, dopo aver “eletto” con quelle nostrane il più giovane talento. Una sorta di Laver Cup, con due gruppi: uno intitolato a Pete Sampras (assente), l’altro a Boris Becker (presente). È stato proprio quest’ultimo a premiare il vincitore, portando la pesantissima e maestosa coppa. Pesante anche perché valeva 1500 punti per il tennista più forte del 2017 che qui ha trionfato, ovvero il bulgaro Grigor Dimitrov, e un assegno di due milioni e mezzo di dollari; contro i 1300 punti e un milione 315mila dollari di montepremi per il finalista: il belga David Goffin. Nella finale ne sono successe delle belle; ad assistere Ivan Lendl, Matts Wilander e David Beckam. Viceversa, tra gli ospiti d’eccezione del torneo, si è vista (tra gli spalti nel team di Dominic Thiem, affianco alla sua mamma) la francese Kiki Mladenovic. Se le Atp Finals di Milano (cui ha assistito nella finale anche la nostra Roberta Vinci, oltre a Lea Pericoli e Nicola Pietrangeli) avevano regalato una sorpresa con la rivelazione di Chung, non meno sorprendenti sono state le Atp Finals di Londra dalla 02 Arena.
La finale. Innanzitutto l’ascesa esponenziale di Grigor Dimitrov, che diventa n. 3 del mondo, scavalca anche Alexander Zverev e guadagna circa 14 posizioni quest’anno, entrando tra i dominatori assoluti. Fuori Nadal, costretto al ritiro per il grave infortunio al ginocchio, nel match successivo sembrava out anche David Goffin (sempre per un problema al ginocchio: il belga ha giocato con una vistosa fasciatura). Tutti pensavano si sarebbe ritirato e soprattutto che non sarebbe potuto essere competitivo, dopo la sconfitta con Dimitrov per 6/0 6/2 (sbarazzatosi del lucky loser ripescato Carreno Busta con un doppio 6/1). Invece è arrivato in finale e ha lottato contro il bulgaro, portando il match al terzo set. All’inizio non una partita entusiasmante, con i due tennisti molto tesi ed emozionati. Nonostante percentuali lievemente migliori per Goffin, è Dimitrov a portare a casa il primo set per 7/5, giocando bene soprattutto gli ultimi due game in maniera più incisiva e aggressiva. David ben lo stava “legando” con scambi sul rovescio in back del bulgaro che non gli facevano male e che gli permettevano, poi, di spingere con il suo dritto e di spostare da fondo Grigor, impedendogli di venire in attacco a rete (dove è un falco) e facendolo correre molto. Nel secondo il bulgaro ha quattro palle break nel primo game d’apertura che non sfrutta, poi ha una nuova opportunità di fare break al belga sul 3-2, ma succede l’imprevedibile: sul 30-40 a suo favore, c’è l’overruling di Lahyani che chiama la palla di Goffin buona, invece che out come il giudice di linea; il belga vincerà il set per 6/4 e Dimitrov non riuscirà a salire 4-2. Nel terzo set parte bene il belga, che sembra favorito, ma al bulgaro poi riuscirà l’impresa mancata nel secondo set e farà break al belga sul 5-3 chiudendo per 6/3. Ma, oltre a complimentarsi con Goffin per l’ottimo lavoro svolto con il suo team (grande sportività dei due, che si sono abbracciati sinceramente a fine partita), l’augurio per ulteriori soddisfazioni future (entrambi quest’anno hanno vinto tre tornei) e per l’impegno di Coppa Davis di Goffin con il Belgio. Onore al merito al belga, che si dimostra un giocatore insidioso con la sua regolarità (lo stesso Dimitrov ha corso tanto). Non facile giocare una finale in cui la maggior parte del pubblico tifava Dimitrov (molte volte hanno disturbato il belga sul suo servizio ed è dovuto intervenire Lahyani). In più veniva da un suo successo personale: aver battuto in tre set (per 2/6 6/3 6/4), in rimonta quando era sotto di un set, Roger Federer fino a quel momento strepitoso e impeccabile; ha imbrigliato lo svizzero con lo scambio sul suo rovescio, impedendogli di venire avanti a rete a chiudere il punto con pochi scambi. E qui a Londra è anche stato in grado di battere Rafael Nadal in un match strepitoso e lottatissimo: 7/6(5) 6/7(4) 6/4 il punteggio con due tiebreak eccezionali.
Goffin si è continuato, successivamente, a dimostrare un “vincente” conquistando il primo incontro nello scontro di Coppa Davis con l’Australia (sulla terra rossa) 7/5 al quarto set contro Millman (dopo aver perso il primo set al tie-break).
Oltre a Federer, che tutti davano per vincitore assoluto, escono inaspettatamente Thiem e Zverev. Il primo, troppo falloso (ha commesso davvero tanti errori, soprattutto di rovescio) vince in tre set sul ripescato Carreno Busta al posto di Nadal per 63 36 64, venendo a capo di un match non facile (lo spagnolo stava entrando sempre più in partita e in controllo del match; poi, però, perde malamente sia con Goffin (addirittura in due set netti per 64 61) che con Dimitrov (per 63 57 75). L’altro da un buon Jack Sock (per 64 16 64 in un match molto altalenante), poi liquidato da Dimitrov in tre set (per 4/6 6/0 6/3, dopo aver perso il primo sempre più in partita) come lo spagnolo dal belga. Poi il tedesco sarà – al turno successivo – protagonista di una partita particolare con lo svizzero: 7/6(6) 5/7 6/1. Perde malamente il primo set, soprattutto perché gioca malissimo il tie break finale decisivo, ma comunque buono l’equilibrio che riesce a tenere con l’elvetico (più esperto, con cui si aggiudica il primo set); poi gioca molto bene il secondo set, invece, che porta a casa per 7/5; infine, inspiegabilmente, perde il terzo nettamente, inaspettatamente. Sicuramente positivo per lui il fatto di riuscire a recuperare, dopo essere sotto un set; ma deve lavorare sul fatto che poi crolla al terzo: problema di stanchezza fisica e quindi di tenuta fisica o mentale e di perdita di concentrazione? A fine stagione tutto può succedere e su questo aspetto potrà lavorare bene con Ferrero. Per lui, sicuramente, sarà fondamentale trovare più costanza e continuità durante i singoli match; a quel punto potrà veramente ambire a diventare n.1.
Ma è sembrato quasi come se, soprattutto il tedesco, non riuscisse a spingere la palla, come se la superficie fosse troppo lenta e pesante e la palla si piantasse e non rimbalzasse sufficientemente; ovviamente sia Thiem che Zverev prediligono una superficie più veloce. Infine, precisazione doverosa, il fatto che si giocava con le regole classiche del tennis mondiale e non con quelle “nuove” testate in via sperimentale alle Next Gen Atp Finals di Milano.

Barbara Conti

Roland Garros 2017, la festa di Rafael Nadal e la guerra della Ostapenko

3Jelena-Ostapenko-Roland-Garros-2017Il Roland Garros del 2017 è stato la festa di Rafael Nadal. È stato il punteggio di 6/2 6/3 6/1 a regalare la decima vittoria qui al torneo del Grand Slam parigino allo spagnolo. Rafa si è imposto su uno stanco Stan Wawrinka; testa di serie n. 3, lo svizzero era reduce da una dura semifinale contro Andy Murray, sconfitto per 6/7(8) 6/3 5/7 7/6(3) 6/1, mentre per il n. 4 del seeding c’è stato un tabellone facile: non solo ha vinto sempre agevolmente tutti gli incontri, compresa la semifinale (portata a casa per 6/3 6/4 6/0) su Thiem (vendicandosi sull’austriaco della dura vittoria che gli aveva rifilato a Roma), ma si è avvantaggiato anche del ritiro nei quarti (sullo score di 6/2 2/0 tutto a suo favore) di Carreno-Busta; prima si era, poi, sbarazzato di Bautista Agut con un netto 6/1 6/2 6/2 e ancora di Basilashvili (con un match senza storia finito per 6/0 6/1 6/0), ma in precedenza aveva eliminato anche Paire al primo turno (6/1 6/4 6/1) e dopo Haase (6/1 6/4 6/3). In forma, fresco, concentrato, determinato, non ha sbagliato nulla per tutto il torneo, e soprattutto nella finale, dove già il pronostico sembrava segnato. Sulle sue scarpe aveva disegnato un toro stilizzato e il numero 9 (quante le volte che aveva vinto sinora il Roland Garros). Ora dovrà aggiornare i conti. Infatti già dal pubblico sapevano come sarebbe andata a finire e sventolavano cartelloni con scritto “Rafa10”, oppure nella finale si sono visti agitare due manifesti durante la premiazione: uno con la cifra “10” e un altro con la scritta “Bravo Rafa”. E lui non ha deluso le aspettative che tutti avevano su di sé, anzi è sembrato gestire anche meglio emotivamente la circostanza rispetto a un Wawrinka apparso più “scosso” a tratti. Un Nadal da 10 fa 10 al Roland Garros dunque. Sugli spalti anche re Juan Carlos ad applaudire questo campione. Dovremmo iniziare allora a parlare di Rola(nd) Nadal? Difficile trovare le parole per descrivere tale traguardo se non riportare, per cercare di ricordare, le lacrime sul suo volto, visibilmente commosso, mentre sollevava la coppa. “È il torneo più importante della mia carriera; è incredibile e indescrivibile l’adrenalina e l’emozione che si prova: sono talmente forti che non riesco a trovare un modo per esplicitarle. È un torneo speciale, che preparo in modo speciale. Ḕ il torneo che amo di più in assoluto” –ha detto emozionato-: che altro aggiungere? Se non tenere a mente quello che questo tennista talentuoso e grintoso ha fatto qui. Un filmato con le sue vittorie ha ripercorso tutte le tappe di queste dieci volte che ha trionfato e si è imposto qui, da vero “re della terra rossa”. Entrambi i tennisti hanno dato appuntamento al prossimo anno, garantendo la loro presenza. Ma belle anche le parole di Stan (“The man”, come scrive sulle sue scarpe a ricordare anche la sua di tenacia) Wawrinka: “sono state due settimane molto entusiasmanti; è un peccato che oggi non sia riuscito a dare il massimo e il meglio. Un grazie va alla mia famiglia. Mi è piaciuto soprattutto l’ambiente in cui si è giocato e l’atmosfera che si è respirata (di amicizia e molto rilassata e serena): ed è ciò che mi fa sorridere oggi”.
Nel femminile è sempre più guerra tra le teen(agers) e Simona Halep. Sembrava sarebbe stata la replica di Roma, invece c’è stata la new entry di Jelena Ostapenko, ma nemmeno troppo, a modificare il corso degli eventi. La lettone ha giocato forse la miglior partita della sua carriera, nella finale contro la rumena. Con grande maturità ha gestito i momenti del match con lucidità. Ha eseguito colpi perfetti da manuale, variando la tattica, alternando aggressività e difensiva; il che non solo ha messo in difficoltà la Halep, ma l’ha quasi mandata fuori giri: Simona non sapeva più cosa fare e inventarsi per fare punto a un’avversaria sempre più padrona in campo. Nonostante la giovane età, a soli vent’anni, ha dimostrato di essere pronta ad entrare nella top ten. Attuale n. 12 del ranking mondiale, non è una meteora. Vince un torneo quale il Roland Garros senza neppure essere testa di serie e convalida una buona annata e una crescita atletica, tennistica e professionistica che quest’anno già l’aveva vista finalista al Wta di Charleston, dove lo scorso 9 aprile perse da Daria Kasatkina per 6/3 6/1. Qui al Grand Slam parigino è andata addirittura in rimonta: dopo aver perso il primo set per 6/4, ha restituito un altro 6/4 ed è andata a concludere per 6/3, ma ormai era lei a dominare la partita, concedendosi di tutto ed ogni tipo di colpo e finezza. Mentre la rumena correva quasi disperata da ogni parte del campo: ha dato assolutamente il massimo, generosissima, ma non è bastato a frenare il momento e la giornata di esaltazione della lettone. Spregiudicata e incosciente come un’adolescente che vede il suo sogno realizzarsi ad occhi aperti e non può che gioirne. Un nuovo nome compare nell’albo del torneo. Ma, alla vigilia della finale, nessuno avrebbe creduto possibile un’impresa del genere. Soprattutto perché Simona Halep veniva da un successo appena raggiunto. Dopo la finale persa a Roma dalla Svitolina, nei quarti qui in Francia è riuscita a prendersi la sua rivincita, con una convincente partita conquistata per 3/6 7/6(8) 6/0. Tutti avrebbero dato la trionfatrice degli Internazionali Bnl d’Italia per vincente di nuovo sulla rumena, invece con ostinazione Simona ha trovato tutta la concentrazione, la convinzione e la grinta giuste per rigirare un match che sembrava chiuso: il 6/0 dell’ultimo set dimostra quanto sia riuscita a mandare in confusione la più giovane avversaria e testa di serie n. 5. La testa di serie n. 3, poi, in semifinale, si è imposta su una tennista sempre ostica (anche se non ha brillato qui al Roland Garros) quale la Pliskova per 6/4 3/6 6/3. Non facile con il servizio potente della ceca dominare in tal modo. Tre set anche per la Ostapenko in semifinale sulla svizzera Bacsinszky (n. 30 del seeding). Una partita finita per 7/6(3) 3/6 6/3, ma l’elvetica non è sembrata mai essere davvero insidiosa, al punto da poter vincere: troppo fallosa; però ha giocato un buon match con un tennis di buon livello. Ma la Ostapenko ha battuto teste di serie come la Wozniacki (n. 11), con un doppio 6/2 dopo aver perso il primo set per 6/4; o della Stosur (n. 23), con il punteggio di 6/2 6/4, dopo che l’austriaca aveva conquistato il primo per 6/2; più facile il match contro la Tsurenko (su cui si è imposta con un facile 6/1 6/4) o quello contro la Makarova, a cui ha rifilato un doppio 6/2. Ma la vera sorpresa la lettone l’ha regalata al primo turno, al match d’esordio contro la tedesca Angelique Kerber: la ventenne si è sbarazzata della n. 1 con un doppio 6/2, con una vittoria che nessuno si sarebbe aspettato così agevole. Sicuramente, però, è significativo anche il fatto di impiegare tre set lottati e faticati per vincere le partite contro Pliskova, Bacsinszky, Wozniacki e Stosur, questi ultimi tre dopo aver perso il primo; ciò dimostra maturità, concentrazione e capacità di gestire il match anche emotivamente, non facile né scontato per la sua giovane età. Senza mai andare fuori giri e in pieno controllo dei colpi e dell’incontro.

Barbara Conti