Pensioni, da gennaio mini-aumenti degli importi delle minime

Pensioni Inps 2019

AUMENTA DI POCO QUELLA MINIMA

Seppur di poco, dal primo gennaio salgono gli importi delle pensioni minime. Una variazione davvero minima, in attesa che venga introdotta la pensione di cittadinanza, che porterà a un incremento di pochi euro. L’aumento – come scrive Money – non si deve a un provvedimento preso dal governo in carica, ma al meccanismo della perequazione, con il quale l’importo delle pensioni viene adeguato periodicamente al costo della vita.

Nel 2019 quindi ci sarà una rivalutazione di tutti gli assegni previdenziali, nella misura del +1,1% (come ufficializzato nel decreto del 16 novembre 2018 del Mef, pubblicato in Gazzetta Ufficiale). Considerando una maggiorazione dell’1,1%, quindi, il trattamento minimo passa da 507,42 a 513,01 euro (un incremento di circa 6 euro mensili, poco meno di 80 l’anno).

Gli effetti

L’incremento della pensione minima, quindi, avrà ripercussioni sull’integrazione al minimo dell’assegno. Ricordiamo che questo è quello strumento – previsto dalla legge 638/1983 – con il quale vengono tutelati quei pensionati con reddito non elevato e con un trattamento pensionistico non sufficiente per garantire loro una vita dignitosa.

A questi, infatti, viene riconosciuta un’integrazione al minimo dell’assegno previdenziale fino al raggiungimento dell’importo minimo (che appunto nel 2019 sarà pari a 513 euro). Per beneficiare dell’integrazione, però, non basta che l’importo della pensione sia inferiore al minimo garantito. Il pensionato, infatti, deve soddisfare determinati requisiti legati al reddito, con questo che non può superare i 13.192,92 euro annui.

Per l’integrazione piena, però, il limite di reddito è pari a 6.596,46 euro. Questi sono i limiti di reddito per il 2018, mentre quelli per il 2019 – che dovrebbero essere leggermente più alti – devono essere ancora ufficializzati.

Per adesso, quindi, i pensionati devono “accontentarsi” di un rialzo di pochi euro della pensione minima. Presto però l’incremento potrebbe essere maggiore perché con l’introduzione del reddito di cittadinanza partirà anche la pensione di cittadinanza, ossia un’integrazione al minimo fino al raggiungimento di un importo di 780 euro.

Pensionati all’estero

INPS: ACCERTAMENTO ESISTENZA IN VITA

Via libera dell’Inps all’accertamento d’esistenza in vita per i pensionati residenti all’estero. La consueta verifica, quest’anno, avverrà in due fasi e due scadenze, febbraio e giugno, alle quali potranno seguire la sospensione della pensione, rispettivamente, da aprile o da agosto. A renderlo noto è lo stesso istituto previdenziale con il messaggio n. 4077/2018.

La verifica è finalizzata a garantire la regolarità dei pagamenti dei trattamenti pensionistici da parte dell’Inps ai soggetti titolari residenti all’estero.

Lo scorso anno l’Inps ha comunicato tutte le novità relative alle modalità di accertamento dell’esistenza in vita per il 2017, quale controllo necessario per la corresponsione delle prestazioni di quiescenza a beneficiari residenti all’estero. La rilevazione per l’anno 2018, avverrà, come detto, in due fasi. La prima è in già corso: avviata durante il mese di ottobre terminerà a marzo del prossimo anno.

Nel messaggio del 30 agosto 2017, n. 3378 sono in particolare descritti il servizio affidato a Citibank e le modalità di frazionamento, che comprendono anche la segmentazione per aree geografiche di residenza e di pagamento della platea dei pensionati interessati.

L’Inps, con il messaggio del 2 novembre 2018, n. 4077, fornisce, inoltre, le istruzioni circa l’invio della prova dell’esistenza in vita e informa che Citibank ha attivato il processo di spedizione della lettera esplicativa e del modulo standard di attestazione. All’interno dello stesso messaggio sono disponibili anche gli allegati occorrenti per i pensionati residenti in Paesi compresi nella prima fase dell’anno 2018.

Nella lettera è tassativamente indicato che la restituzione del modulo di attestazione dell’esistenza in vita dovrà avvenire entro il 12 febbraio 2019; nel caso in cui l’accertamento non sia stato completato entro questo termine, l’erogazione della rata di marzo 2019 sarà localizzato presso gli sportelli Western Union per la riscossione in contanti, che costituirà prova dell’esistenza in vita.

Per i pensionati residenti in Australia, in Canada, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, l’Istituto ha messo a disposizione di Citibank una lista di operatori dei Patronati autorizzati ad accedere al portale specificamente predisposto dalla stessa Citibank, con il fine di attestare telematicamente l’esistenza in vita dell’interessato.

L’Inps ricorda, infine, che è operativo il Servizio Clienti della Banca a supporto di pensionati, operatori di Consolati, delegati e procuratori, per fornire assistenza riguardo alla procedura di attestazione dell’esistenza in vita con le seguenti modalità:

visitando la pagina web dedicata;

inviando un messaggio di posta elettronica all’indirizzo inps.pensionati@citi.com;

telefonando ad uno dei numeri telefonici segnalati nella missiva esplicativa.

La seconda fase si svolgerà da febbraio a luglio 2019. Tutto sarà espletato nel prossimo anno. Le comunicazioni verranno inviate a febbraio. I pensionati dovranno far pervenire le attestazioni di esistenza in vita entro i primi giorni di giugno. In mancanza, la riscossione della pensione di luglio avverrà in contanti presso le agenzie Western Union del Paese di residenza. In caso di riscossione personale non avvenuta o di omessa produzione dell’attestazione entro il 19 luglio, la pensione sarà sospesa dal mese di agosto.

Reddito di cittadinanza

BOERI AL GOVERNO, COME EVITARE ABUSI

Non è una chiusura totale al reddito di cittadinanza, quella di Tito Boeri, presidente dell’Inps. Ma bisogna entrare nel merito degli aspetti decisivi della misura per combattere la povertà progettata dal governo gialloverde, e smetterla di parlare di aspetti secondari. Lo ha detto in una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera.

“Allo stato attuale solo principi generali. Si guarderà a redditi e patrimoni per decidere a chi concedere il trasferimento. E si terrà conto di chi ha la proprietà della casa, giustamente da trattare in modo diverso rispetto a chi è in affitto. Spero che ci diano gli strumenti per impedire abusi, compreso l’accesso all’anagrafe dei rapporti finanziari. Il problema è che neanche qui abbiamo un articolato e non si stanno discutendo gli aspetti decisivi”. Boeri sostiene che si parli solo di applicativi software per le domande in rete e di come utilizzare la social card. “Mi pare secondario. Finalmente abbiamo un governo che prende a cuore il problema della povertà, ma non illudiamoci che i veri poveri stiano davanti a un computer per una specie di click-day del reddito di cittadinanza. Per raggiungerli e evitare le frodi c’è bisogno di coinvolgere i comuni, che hanno la maggiore esperienza e prossimità”.

Nell’intervista il presidente dell’Inps, che negli ultimi mesi è entrato spesso in conflitto con i ministri del governo Conte sulle misure economiche previste nel programma di governo, sembra indicare una via per far digerire la legge di bilancio a Bruxelles (il cui giudizio finale della Commissione potrebbe purtroppo terminare con una procedura di infrazione per debito eccessivo nei confronti dell’Italia). Per questo ha detto Boeri: “La strada maestra è prefigurare più misure per la crescita. Una manovra che destina il grosso delle risorse a chi non lavora non può piacere in Europa. Se però documentassimo che staremo sotto ai limiti di spesa stabiliti sulle pensioni senza far salire l’esposizione debitoria pensionistica e che le misure sociali servono a dare un futuro ai tantissimi minori oggi al di sotto della soglia di povertà, questa scelta potrebbe essere vista anche come un investimento nei lavoratori del futuro. Gli altri Paesi europei sanno che c’è un problema di povertà nei Paesi del sud Europa causato dalla crisi. L’evoluzione del quadro politico li ha messi di fronte a questa realtà. Io vedo segnali di disponibilità, anche in Germania”.

Carlo Pareto

REI negato, come fare ricorso. Eurostat, lavoratori italiani primi in pensione

Inps
REI NEGATO, COME FARE RICORSO

Importanti novità per i numerosi cittadini che hanno presentato domanda per il Rei ma ai quali è stata respinta la possibilità di beneficiare del reddito di inclusione.
Con il messaggio n. 2937 del 20 luglio 2018 l’Inps ha spiegato come presentare ricorso per richiedere il riesame della domanda, fornendo inoltre chiarimenti sui tempi e sulle modalità di invio dell’istanza.
Il ricorso in caso di domanda per il reddito di inclusione non accolta dall’Inps potrà essere inoltrato tramite apposita istanza da parte del richiedente agli uffici dell’Inps che hanno assunto la decisione di rigetto. Ma anche i comuni, in base ovviamente alle loro specifiche competenze, possono effettuare il riesame d’ufficio delle domande scartate per difetti sui requisiti richiesti a loro ascrivibili.
A tale proposito si ricorda l’Inps ha già comunicato di aver avviato una fase di riesame d’ufficio delle domande inviate dal 1° gennaio 2018 e rifiutate per mancanza dei requisiti familiari.
Come noto, infatti, dal mese di luglio contano soltanto i requisiti economici e pertanto sono stati molti i soggetti non ammessi e poi successivamente recuperati che ora possono beneficiare del contributo economico e del programma di reinserimento nel mondo del lavoro e della formazione.
Come inoltrare la contestazione
Per avanzare ricorso e richiedere il riesame della domanda di Rei respinta l’interessato dovrà inviare una specifica richiesta entro il termine di 30 giorni dalla data in cui è stato emesso il provvedimento da parte dell’Inps.
È questo uno dei primi chiarimenti che l’Inps ha opportunamente fornito nel proprio messaggio n. 2937 del 20 luglio 2018.
La domanda per il riesame dei requisiti per l’accesso al reddito di inclusione dovrà essere inviata presso la sede territoriale dell’Inps che ha emanato il provvedimento. Per presentare ricorso, l’istanza dovrà essere presentata nelle seguenti modalità:
in forma cartacea direttamente allo sportello;
all’indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) reperibile sul sito dell’Inps;
tramite posta ordinaria.
Il richiedente la prestazione di REI può presentare richiesta di riesame dopo l’emanazione del provvedimento con il quale la domanda è stata definita; le eventuali istanze di riesame trasmesse prima della definizione del procedimento possono essere gestite come mere istanze di sollecito.
L’esito del ricorso sarà notificato all’interessato sia nel caso di provvedimento a favore che contrario alla domanda di riconoscimento del reddito di inclusione.

Welfare e previdenza
IN UN APP I SERVIZI INPS

Scatti una foto alla fattura dell’asilo, con un’app, e la trasmetti via internet all’Inps. E così ottieni il rimborso dallo Stato. Oppure, con pochi clic sempre sull’app, fai richiesta per il bonus premio alla nascita da 800 euro o della Naspi. Senza doverti recare personalmente allo sportello, né dell’Inps né del patronato.
Ci sono queste tra le novità che l’Inps sta di fatto lanciando, sulla propria app – Inps Mobile; quella sul bonus asilo (per le famiglie a basso reddito) arriverà tra pochi giorni, mentre per le altre bisognerà aspettare gennaio, a quanto ha recentemente spiegato a Repubblica.it Vincenzo Damato, Direttore Centrale Organizzazione e sistemi informativi dell’ente previdenziale italiano. “Stiamo rendendo i servizi di Inps più digitali e nel farlo li vogliamo anche più semplici da utilizzare; di qui la scelta di portarli su cellulare”, ha detto Damato.
“Alle spalle, c’è stato un lavoro non solo sui nostri servizi ma anche di accordi con le banche e altri soggetti”, ha aggiunto. Si consideri il bonus mamma. “Sull’app il genitore dovrà registrarsi inserendo solo il codice fiscale del bambino e l’iban dell’accredito. E basta. Tutti i controlli li faremo a noi, collegandoci alle varie anagrafi e verificando con le banche la correttezza dell’Iban”. In modo simile, sempre da gennaio, l’app dell’Inps permetterà di richiedere direttamente la Naspi (ex trattamento di disoccupazione) e varie prestazioni pensionistiche.
Finora invece la procedura ha invero spesso messo a dura prova la pazienza di molti (e purtroppo continuerà così, fino a gennaio, come precisato). Ancora oggi infatti è necessario recarsi in banca per farsi attestare il codice Iban, far apporre un timbro su un apposito modulo (l’SR 163) e portarlo all’Inps. Tutto di persona, ovviamente. Come se internet non esistesse. “Ma per poter fare noi il controllo dell’iban abbiamo dovuto fare una lunga trattativa con le banche e le convenzioni le abbiamo chiuse a ottobre”, ha affermato Damato. Il problema è che dal 2010 le banche non sono più obbligate a controllare la coerenza tra nome e iban; quindi l’Inps doveva chiedere l’attestazione per essere sicuro che il pagamento andasse alla persona giusta (e così tra l’altro evitare frodi o errori). “Abbiamo convinto le banche facendo capire loro che così, passando i controlli a noi, risparmieranno tantissimo sul tempo del personale. Complessivamente difatti girano due milioni di attestazioni l’anno”. “Queste novità semplificano anche il lavoro dell’Inps”, ha proseguito il dirigente dell’Istituto di previdenza. Avviene già con alcuni dei servizi già disponibili sull’app, da quest’anno. Come la possibilità di verificare lo stato di domanda per la naspi e sapere quando sarà posta in pagamento. O il download del cud della pensione, con la possibilità di trasmettere il file al commercialista, tutto attraverso l’app. O l’estratto di pagamento. È tempo risparmiato sul personale Inps allo sportello; ne deriva anche una riduzione di costi del call center dedicato, che sempre meno utenti hanno ora bisogno di usare.
Ci sono stati 1,6 milioni di accessi a gennaio per l’estratto di pagamento, saliti a 2 milioni a ottobre. L’app ha avuto circa 1,1 milioni di installazioni su mobile. “Tutto questo compensa l’emorragia di personale causata da pensionamenti. Siamo 27 mila dipendenti, ne perdiamo 1.200 l’anno. E con quota 100 possono arrivare fino a 4.500 pensionamenti aggiuntivi”, ha concluso Damato.

Previdenza
LAVORATORI ITALIANI PRIMA ALLA PENSIONE

Nella polemica sulle pensioni tra il presidente dell’Inps, Tito Boeri e il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si inseriscono i dati sulla situazione previdenziale in Europa forniti da Eurostat. L’Istituto europeo di statistica certifica come gli italiani siano i cittadini europei con la vita lavorativa più breve. Nel senso che un quindicenne italiano di oggi dovrà lavorare in media 31,6 anni prima di ricevere l’assegno previdenziale. Mentre un coetaneo islandese dovrà darsi da fare per quasi mezzo secolo. Per la precisione, 47 anni.
L’ultima polemica in termini di previdenza è nata dopo la recente audizione del presidente dell’Inps Tito Boeri alla commissione Lavoro della Camera. A margine dell’incontro, il numero uno dell’istituto previdenziale ha affermato che l’introduzione di quota 100 (cifra da raggiungere sommando età anagrafica e contributiva per andare in pensione) e lo stop dell’adeguamento alla speranza di vita produrranno un aggravio di 100 miliardi del debito pensionistico.
Affermazioni alle quali ha risposto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che dell’abolizione della legge Fornero aveva fatto uno dei pilastri della sua campagna elettorale. Salvo poi fare una mezza retromarcia, edulcorando il tutto nella proposta di introduzione della quota 100.
In questa disputa si inserisce, del tutto casualmente, Eurostat. Che proprio nelle ore in cui infuriava la polemica Salvini-Boeri ha diffuso i dati relativi alla durata della vita lavorativa. Ovvero al periodo medio che un quindicenne di oggi dovrà lavorare prima di aver maturato i requisiti per andare in pensione.

Inca Cgil
PATRONATO PORTATORE DIRITTI COSTITUZIONALI

“La Costituzione riconosce un ruolo istituzionale al patronato e noi stessi, come Inca, anche per il ruolo che la Cgil ci ha voluto attribuire, siamo espressione dei diritti costituzionali, anzi siamo ‘portatori’ di diritti costituzionali”. Così Morena Piccinini, presidente di Inca Cgil, ha aperto a Roma la presentazione del libro promosso dal patronato ‘La dignità della persona nella Costituzione’, in occasione dei 70 anni della Carta.
“Il patronato – ha aggiunto Piccinini – è un’istituzione unica nel mondo, non esiste in altri Paesi e deve la sua forma alla intuizione che ebbe Giuseppe Di Vittorio, che comprese e vide con grande lungimiranza la necessità di istituire tutele a salvaguardia dei lavoratori”. La presidente ha ricordato che la funzione del patronato è “quella di tutelare i diritti e lo fa con una duplice veste: quella di ente riconosciuto dallo Stato e al contempo, quella di ‘soggetto di parte’, non tanto e non solo perché espressione di un sindacato, ma perché dalla parte del cittadino”.
Dunque, le caratteristiche del patronato sono quelle di “una tutela universale, della gratuità delle prestazioni, e di un’azione autonoma, esercizio non proprio facile – ha spiegato Piccinini – perché gli ostacoli frapposti sono tanti”. “Ma anche la lotta alle forme di razzismo e discriminazione, perché i principi costituzionali sono il nostro faro e chiediamo rispetto, soprattutto quando le norme non inverano tali principi”, ha concluso.

Carlo Pareto

Inps. In partenza entro fine anno un milione di buste arancioni

My Inps

L’UTENTE AL CENTRO DEL PORTALE

Con MyInps l’utente è al centro del Portale dell’Istituto. MyInps, infatti, è l’area personale e personalizzabile che permette di organizzare e raccogliere i contenuti di proprio interesse, rendendo più efficaci la navigazione, la comunicazione con l’Istituto e la gestione online dei servizi.

Per accedere a MyInps è necessario il possesso del codice Pin rilasciato dall’Istituto, di una identità Spid oppure di una Carta Nazionale dei Servizi (Cns).

Come rendere personale la piattaforma MyInps

MyInps si compone del menu “I tuoi strumenti” e delle sezioni Bacheca e Anagrafica. “I tuoi strumenti” raccoglie tutti i contenuti salvati attraverso il “cuoricino”, l’icona che consente di personalizzare in modo semplice il proprio MyInps. Ogni volta che, navigando sul Portale, l’utente trova contenuti di proprio interesse può salvarli cliccando sul tasto “cuoricino”. In base alle preferenze espresse, il Portale interpreta automaticamente gli interessi personali riproponendoli in MyInps, suddivisi per categorie.

Possono essere selezionate notizie, schede di prestazione, pagine di approfondimento, pagine di orientamento, termini di glossario e argomenti in base alla suddivisione per temi e utenti. L’utente può inoltre salvare i moduli per richiedere all’Istituto le prestazioni a cui ha diritto.

Grazie a MyInps, quindi, è possibile avere a portata di clic tutte le informazioni che rispondono alle proprie esigenze, ottimizzando i tempi di navigazione sul Portale e la gestione delle prestazioni. Un pensionato, ad esempio, potrà consultare in modo rapido e diretto, salvandole, le schede di prestazione che trattano di pensione. Una mamma, allo stesso modo, salvando i relativi contenuti resterà aggiornata sui benefici per la maternità e potrà accedere più rapidamente alla modulistica in uso all’Ente per richiedere i bonus.

Inps

IN ARRIVO PER FINE ANNO LE BUSTE ARANCIONI

Entro la fine dell’anno l’Inps invierà circa un milione di buste arancioni ad altrettanti lavoratori. Le buste conterranno l’estratto contributivo, la simulazione dell’importo della propria pensione futura sulla base dei contributi attualmente versati, della retribuzione attesa e della probabile data di uscita dal lavoro. Lo ha recentemente annunciato il presidente dell’Inps Tito Boeri.

Quello della trasparenza è uno dei cavalli di battaglia di Boeri, che si è speso per fare in modo che i lavoratori sappiano quale futuro previdenziale li attende. Dal marzo 2016 5 milioni e mezzo di lavoratori dipendenti hanno effettuato oltre 16 milioni di simulazioni per calcolare la propria pensione attraverso il servizio Inps ‘La mia pensione futura’. Il servizio, ha dichiarato Boeri, verrà esteso nei prossimi due anni anche ai lavoratori del servizio pubblico: ‘La platea di chi potrà accedere alla simulazione online, attraverso un pin, si allargherà a 500mila dipendenti pubblici, artigiani e commercianti’.

Previdenza

LA PENSIONE DELLE DONNE SECONDO L’INPS

Le pensioni rappresentano un costo sempre più oneroso per l’Inps. L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ha chiuso il 2017 con un rosso da 6 miliardi e 984 milioni di euro. Il buco è causato dalla sproporzione fra i ricavi e le pensioni da pagare.

A fine ottobre l’Inps ha pubblicato un breve rapporto con informazioni relative alla dimensione e alla composizione della spesa per pensioni in Italia al 31.12.2017.

In un periodo di annunci e promesse di cambiamento, può essere molto utile dare un’occhiata alle statistiche relative alla più significativa componente della spesa pubblica italiana, per capirne il peso e le principali caratteristiche. Cercando di focalizzarla, sia pure molto sommariamente, al femminile.

La spesa corrente è per molti aspetti frutto e conseguenza delle dinamiche passate del mercato del lavoro. L’importo medio del reddito pensionistico, ovvero la somma delle prestazioni in capo a ogni pensionato, è di quasi 21 mila euro per gli uomini e di 15 mila euro per le donne. Il differenziale di genere è quindi pari al 28 per cento, a favore degli uomini. Non solo, mentre tra gli uomini sono prevalenti le pensioni di vecchiaia e anzianità, per le donne sono le pensioni di reversibilità e quelle assistenziali a farla da padrone. Il modello produttivo del passato, con l’uomo capofamiglia spesso unico produttore di reddito da lavoro e la donna casalinga e quindi non produttrice di reddito monetario, trova oggi una conferma nella composizione della spesa per pensioni. In termini numerici sono le donne a essere in maggioranza (8,4 milioni contro 7,6 milioni di uomini). Questa caratteristica è spiegata completamente dalla netta prevalenza femminile nella classe di età superiore agli 80 anni, a causa della loro maggiore aspettativa di vita.

Da segnalare, in proposito, l’importante iniziativa dell’Inps Regionale Emilia Romagna organizzata nell’ambito delle celebrazioni per i 120° anni dalla nascita dell’Istituto con un interessante convegno, presso l’omonima Direzione regionale dell’Emilia Romagna, dal titolo “Le donne nell’Istituto: ieri, oggi, domani”.

Un’occasione per riflettere sull’impatto crescente della presenza femminile nell’organizzazione, partendo dall’analisi del passato e ripercorrendo tappe e momenti storici; per riscoprire il percorso lento, ma costante, di emancipazione delle donne e per ragionare su prospettive e scenari evolutivi.

Avvocatura Inps

PUBBLICAZIONE AVVISO PER LO SVOLGIMENTO DELLA PRATICA FORENSE

Da lunedì scorso 12 novembre 2018, è partita la procedura per l’ammissione alla pratica forense presso alcune Avvocature dell’INPS.
I bandi sono pubblicati sul sito istituzionale (www.inps.it) oltre che esposti presso le  Direzioni regionali e di Coordinamento metropolitano ed i Consigli degli ordini degli avvocati territorialmente competenti.
Per poter svolgere la pratica presso l’Avvocatura dell’Inps, il richiedente deve possedere i seguenti requisiti:

essere cittadino italiano o di uno Stato membro dell’Unione Europea ovvero essere cittadino di uno Stato non appartenente all’U.E. in possesso dei requisiti previsti dall’art. 17, comma 2 della L. 247/2012;

essere in possesso dei requisiti richiesti per l’iscrizione nel registro dei praticanti Avvocati tenuto dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati presso il Tribunale nel territorio del cui circondario si trova l’Ufficio legale dell’I.N.P.S. indicato nella domanda di pratica;

se già iscritto nel registro speciale dei praticanti presso il Consiglio dell’Ordine, non avere una anzianità di iscrizione superiore a 2 (due) mesi.

I suddetti requisiti devono essere posseduti alla data di scadenza del termine di presentazione della domanda.
La domanda per l’ammissione alla pratica forense di cui ai predetti bandi dovrà essere presentata esclusivamente in via telematica, utilizzando l’apposito form presente sul sito internet dell’Istituto (secondo il percorso: www.inps.it – Homepage – Avvisi, bandi e fatturazione – Avvisi – Pratica forense presso l’avvocatura dell’INPS) dalle ore 12,00 del 12 novembre scorso fino alle ore 14,00 del 12 dicembre 2018.  Saranno escluse le richieste inoltrate con modalità diverse da quella prefigurata (quali, ad esempio, invio con raccomandata con ricevuta di ritorno o consegna a mano presso le sedi locali dell’Istituto).

L’istanza di ammissione alla pratica forense dovrà essere presentata per uno soltanto degli Uffici Legali dell’Inps citati nell’art. 1 dei bandi. Alla domanda dovrà essere allegato, a pena di irricevibilità della stessa, un curriculum vitae redatto nel formato europeo (in pdf).

Le Direzioni regionali e di Coordinamento metropolitano verificheranno il possesso dei requisiti prescritti dal bando e la veridicità delle dichiarazioni rese nella richiesta di partecipazione.

Una commissione, appositamente costituita presso ciascuna Direzione regionale e di Coordinamento metropolitano, valuterà l’idoneità dei candidati sulla base dei criteri riportati nel bando e formerà la graduatoria.

Le liste definitive saranno pubblicate sul sito istituzionale dell’Istituto.

Carlo Pareto

Pensioni. Boeri, mancano i fondi per la quota 100

Boeri-InpsIl Presidente dell’Inps ancora una volta incalza il Governo su promesse che non potranno essere mantenute. In particolare sulla Manovra, Tito Boeri fa sapere che per quota 100 mancano “risorse aggiuntiva per il 2020 e il 2021 rispetto al primo anno”.
“Secondo tutte le nostre simulazioni -ha spiegato Boeri a margine di un evento organizzato dalla Fondazione Umberto Veronesi all’Università Bocconi di Milano -, costa in alcuni casi un terzo in più e in altri casi addirittura due volte in più rispetto al primo anno”.
“Eppure nella legge di bilancio, è previsto che la dotazione del fondo che paga quelle pensioni è praticamente la stessa e vari di poche centinaia di milioni: 6,7 miliardi nel 2019 e 7 miliardi nel 2020 e 2021”, ha spiegato Boeri. “È doveroso – ha aggiunto – dare le giuste informazioni a tutti gli italiani, se noi permettiamo di andare in pensione prima, come ad esempio un requisito di 38 più 62, e il primo anno prevediamo delle finestre che di fatto ritardano l’uscita verso la pensione, inevitabilmente il secondo anno questa misura costerà di più che nel primo”.

E aggiunge che “il governo si è posto come obiettivo quello di aumentare i pensionati. Quando si chiede perché si vogliono aumentare i pensionati, ci viene detto che serve per incrementare il tasso di occupazione dei giovani, ma se questo è l’obiettivo allora bisogna abbassare le tasse sul lavoro e creare occupazione e non capisco cosa c’entrino le pensioni”.
Affermazioni che non sono piaciute al Vicepremier Matteo Salvini che ha subito replicato al numero uno dell’Inps su Twitter: “È in perenne campagna elettorale: ha stufato. Si dimetta, si candidi col Pd alle Europee e la smetta di diffondere ignoranza e pregiudizio”.

Non rifinanziati i congedi di paternità. Boeri: “Aspetto grave, sono strumento fondamentale”

Congedi per i papà

RADDOPPIATI IN 5 ANNI

Senza interventi di proroga, al momento non previsti in manovra, salterà la sperimentazione del congedo obbligatorio “lungo” introdotta fin dal 2013 per i papà che quest’anno possono avere fino a 5 giorni di assenza dal lavoro coperto al 100% (quindi con stipendio pieno), alla nascita dei figli. Il tema è stato sollevato dal presidente dell’Inps, Tito Boeri che ha dichiarato a margine di un convegno: «C’è l’aspetto grave che non vengono rifinanziati i congedi di paternità, che sono uno strumento fondamentale per promuovere una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro e per realizzare l’uguaglianza delle opportunità». Pronta la replica del sottosegretario all’Economia, Laura Castelli, che in una intervista al Corriere della Sera ha precisato: «Nei saldi di bilancio della manovra sono già compresi i fondi per diverse misure a favore delle donne».

Ma al di là del dibattito pubblico, i numeri certificati dall’Inps sui lavoratori privati evidenziano l’aumento dei neo papà che si assentano dal lavoro fruendo dei congedi prefigurati dalla legge, anche se restano pochi. Sono passati dai 50.474 del 2013 (anno di introduzione del congedo obbligatorio per i papà) ai 107.369 del 2017, con una crescita del 113%, pure se si tratta comunque di poco più della metà dei neo padri.

Il congedo – all’inizio di un giorno, portato a due nel 2016 e 2017 e salito a 4 giorni nel 2018 – si può utilizzare entro cinque mesi dalla nascita, dall’adozione o dall’affidamento del figlio.

C’è poi il congedo facoltativo, quest’anno un giorno, da scalare dai cinque mesi di maternità obbligatoria.

Come Detto, al debutto, nel 2013, l’astensione per i neopapà è stata introdotta in via sperimentale per tre anni, dal 2013 al 2015: il congedo obbligatorio era di un giorno e quello facoltativo (in sostituzione della madre) di due giorni. Nel 2016 è arrivata la prima proroga con modifiche: il congedo obbligatorio è stato portato a due giorni e sono stati confermati i due giorni di congedo facoltativo. Nel 2017, seconda proroga per il congedo obbligatorio di due giorni, ma non per il congedo facoltativo, che quindi non spetta a chi è diventato papà lo scorso anno (le 861 richieste registrate dall’Inps riguardano le nascite avvenute negli ultimi mesi del 2016). Nel 2018, nuova modifica: i giorni di congedo obbligatorio diventano quattro e torna anche il congedo facoltativo, ma solo per un giorno. Per l’anno prossimo si vedrà.

Secondo Paola Profeta, docente di economia delle finanze all’università Bocconi di Milano ed esperta di gender gap, «Se non si continua a finanziare il congedo di paternità si torna indietro, già era poco quello che avevamo, ma è importante concedere il congedo ai padri in via esclusiva e pienamente retribuito perché è un modo per bilanciare i carichi di cura nella famiglia e progredire dal punto di vista dei diritti sociali. Sullo scacchiere europeo l’Italia è fanalino di coda: i nostri 5 giorni di congedo per i papà si confrontano con una media europea di 6,2 settimane secondo l’Ocse. In Francia i papà possono astenersi dal lavoro fino a 28 settimane (retribuite in media l 20%), in Germania quasi nove (retribuite al 65%), in Spagna poco più di due (al 100%) e in Svezia si superano le 14 settimane (retribuite al 76 per cento)”.

Sospensione dei contributi nell’isola d’Ischia

DOMANDA ALL’INPS PER BENEFICIARNE

Con la entrata in vigore del decreto legge che ha disposto misure urgenti per la città di Genova ed altre emergenze (Dl 109/2018, attualmente in corso di conversione), dal 29 settembre sono sospesi nei comuni di Casamicciola Terme, Forio e Lacco Ameno dell’isola di Ischia, interessati dagli eventi sismici del 21 agosto dello scorso anno, i termini relativi agli adempimenti e ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali nonché dei premi in scadenza nel periodo 29 settembre 2018 – 31 dicembre 2020 (articolo 34 del decreto).

La circolare Inps 6 novembre 2018, numero 105 , ha in proposito fornito le prime indicazioni operative circa gli adempimenti e i relativi obblighi previdenziali. Destinatari della sospensione (che riguarda le quote a carico dell’azienda e del lavoratore) sono i datori di lavoro privati, anche domestici e agricoli, nonché i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e agricoli) e gli iscritti alla gestione separata. Sono interessate solo le attività e le unità produttive/cantieri insistenti nei territori colpiti. Oltre ai contributi assistenziali e previdenziali saranno oggetto di sospensione, per lo stesso arco temporale, anche i versamenti relativi a piani di rateazione concessi dall’Inps e in corso alla data del 29 settembre. La sospensione non è automatica ma è concessa dietro specifica richiesta da inoltrare utilizzando l’apposito modello “SC93” disponibile nella sezione “Tutti i moduli” del sito www.inps.it. Le aziende del settore agricolo dovranno invece utilizzare l’apposita istanza telematica presente nei servizi telematici per l’agricoltura sullo stesso sito.

Alle aziende con dipendenti in possesso dei requisiti che operano con il sistema DM sarà attribuito il nuovo codice di autorizzazione “7C”. Nel modello UniEmens (i periodi di paga interessati sono quelli da settembre 2018 a novembre 2020) dovrà essere valorizzato l’elemento con il valore “N965” e l’elemento con l’importo dei contributi sospesi. Per eventuali rapporti interrotti durante il periodo di sospensione, la contribuzione già trattenuta dovrà essere corrisposta alla prima scadenza utile successiva alla cessazione. Da sottolineare che la sospensione opera anche per le quote di Tfr da versare al Fondo di tesoreria. Per la liquidazione del Tfr ai cessati durante il periodo di sospensione, ai fini del calcolo della capienza non si considerano le partite esposte a credito con la causale “N965”.

I contributi assistenziali o previdenziali, nonché i premi sospesi, dovranno essere pagati entro il 31 gennaio 2021, senza applicazione di sanzioni o interessi. In alternativa potrà essere richiesta la rateizzazione dei versamenti, per un massimo di sessanta rate mensili, a partire dal febbraio 2021 (saranno in proposito diramate istruzioni dedicate).

Dal 31 gennaio 2021 riprenderanno i piani di rateazione concessi dall’Inps il che significa, secondo gli espliciti chiarimenti indicati nella nota, che entro tale data dovranno essere corrisposte in unica soluzione tutte le rate precedentemente sospese. Le rate successivamente in scadenza, invece, riprenderanno il loro normale corso secondo il piano di ammortamento originario. La sospensione interesserà anche la riscossione delle somme a qualunque titolo dovute all’Inps e l’emissione di eventuali avvisi di addebito.

L’Inps a Napoli

L’ISTITUTO PRESENTE ALLA MANIFESTAZIONE ORIENTASUD 2018

La XIX edizione della manifestazione Orienta Sud si è tenuta alla Mostra D’Oltremare di Napoli dal 6 all’8 novembre scorso. L’Inps – secondo quanto comunicato in precedenza dallo stesso Istituto di previdenza – ha partecipato all’iniziativa in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e l’Inapp, con uno spazio espositivo in condivisione.

Il significativo evento, come più volte rappresentato dalla stessa organizzazione, nasce – si ricorda – dall’esigenza di offrire ai ragazzi uno spazio nel quale trovare spunti di riflessione per il proprio progetto di vita e ha previsto, nel corso del suo svolgimento, un fitto calendario di conferenze, workshop, laboratori, colloqui di orientamento e aree informative. La manifestazione gode tradizionalmente dell’adesione del Presidente della Repubblica e delle più alte cariche dello Stato. L’Inps è stato presente a Orienta Sud 2018 per affrontare con i giovani il tema del lavoro e delle tutele, illustrando la materia previdenziale come insieme di regole e strumenti di cui ciascuno deve essere consapevole per poter costruire il presente e pianificare il futuro.

Orienta Sud cos’è?

Orienta Sud si prefigge un obiettivo tanto ambizioso quanto indispensabile in una realtà socio-economica complessa come quella del Meridione: offrire ai giovani un orientamento efficace in tema di formazione e lavoro. La manifestazione nasce dall’esigenza di offrire ai ragazzi uno spazio nel quale trovare spunti di riflessione per il proprio progetto di vita.

Migliaia i visitatori che ogni anno partecipano alla kermesse più importante del Mezzogiorno. Il suo ricco programma è teso a soddisfare la domanda di orientamento di studenti degli ultimi anni degli Istituti di Istruzione Superiore di II grado, neodiplomati e giovani in cerca di opportunità.

Destinatari dell’iniziativa

Studenti degli ultimi anni degli Istituti d’Istruzione Superiore di II° grado di ogni indirizzo di studio, neodiplomati, giovani in cerca di opportunità.

Carlo Pareto

RISCHIO RECESSIONE

fondomonetario

Nuove tirate di orecchie al governo. È il fondo monetario che manifesta le proprie perplessità sugli effetti della quota 100 e sull’impatto sulla crescita dell’Italia che produrrebbero le misure di stimolo previste dal governo. Secondo il FMI infatti l’effetto della manovra “sarebbe incerto nei prossimi due anni e probabilmente negativo nel medio periodo, se gli spread continuassero a restare a livelli elevati”.

Il Fmi spiega che l’atteso impatto di stimolo “rischia di essere controbilanciato dal continuo rialzo degli spread”, con un effetto “ambiguo” nel breve e “probabilmente negativo” nel medio periodo. Insomma gli effetti propagandistici della manovra messa a punto dal governo sarebbero nel breve periodo smascherati dai fatti. I cambiamenti delle pensioni previsti dal governo, ovvero la quota 100, “aumenterebbero ulteriormente la spesa pensionistica, imporrebbero pesi ancora maggiori sulle generazioni più giovani, lascerebbero meno spazio per politiche per la crescita e porterebbero a minori tassi di occupazione tra i lavoratori più anziani”, dice il Fmi. “E’ improbabile che l’ondata di pensionamenti creerebbe altrettanti posti di lavoro per i giovani”. Per il Fmi “è urgente razionalizzare i vari eccessi nel sistema”.

I conteggi sulla quota 100 hanno già dato un risultato allarmante per i futuri pensionati che, in virtù di un accorciamento di pochi anni della loro vita lavorativa, vedrebbero un taglio consistente, fino al 30%, dei loro assegni. Inoltre lo Stato non ne trarrebbe benefici. Anzi. Una operazione così fatta, come ha sottolineato il Fondo, aggraverebbe la stato dei conti pubblici. Un vero capolavoro.

ll Fondo Monetario Internazionale, mette in guardia l’Italia anche dal rischio di recessione che potrebbe derivare da livelli di debito troppo alti. Nel documento, il Fmi stima che il debito pubblico italiano “resterà intorno al 130% nei prossimi 3 anni” e avverte che qualsiasi shock anche modesto “aumenterebbe il debito aumentando il rischio che l’Italia sia costretta ad un consolidamento di bilancio maggiore quando l’economia si indebolisce. Questo potrebbe trasformare un rallentamento in una recessione”.

A criticare, anzi a bocciare i conti del Governo ci pensa il presidente dell’Inps Tito Boeri. “Oggi si parla di uno a uno, anzi qualcuno parla di tre assunti ogni pensionato, mi sembrano delle stime senza alcuna base empirica per quanto noi possiamo vedere dai dati a disposizione”, ha affermato Boeri. Poi cita uno studio di qualche anno fa che smentirebbe le tesi di un ricambio generazionale immediato: “Avevamo fatto degli studi nel 2011 in occasione della riforma di allora, Fornero, e avevamo trovato, nel contesto di allora, che era di recessione, che nelle imprese con lavoratori bloccati c’era stata una diminuzione delle assunzioni di giovani. Nell’impatto iniziale avevamo che per ogni tre persone bloccate c’era un giovane assunto in meno. Erano condizioni del tutto particolari, ora il contesto è diverso visto che l’occupazione è cresciuta negli ultimi anni”.

A questo punto Boeri mette nel mirino anche le stime sulle pensioni del futuro che a suo dire sarebbero state già compromesse con il rialzo dello spread: “I soli annunci hanno già comportato una perdita di reddito per i pensionati. In primo luogo – ha spiegato Boeri – per quello che sta avvenendo alle pensioni integrative abbiamo già visto che ci sono stati dei rendimenti negativi perché molti fondi pensione hanno investito in titoli di Stato che hanno perso in valore il 10% e anche oltre e questo si riflette sulle pensioni integrative che queste persone avranno se dovessero decidere di andare in pensione a 38 anni di contributi e 62 anni, avrebbero questa penalità dovuta al fatto che lo spread ha fatto diminuire il valore dei loro accantonamenti sulla previdenza integrativa”. Poi attacca: “Il conto del Governo sulla spesa per le uscite con 62 anni e 38 anni di contributi che è simile per il 2019 e il 2020 (6,7 miliardi il primo anno e sette il secondo) “non esiste”, aggiunge Boeri spiegando che la spesa del primo anno, considerate anche le finestre che ritardano le uscite, sarà nettamente inferiore a quello dell’anno successivo che deve tenere conto naturalmente delle persone uscite nel 2019 e di quelle che escono nel 2020.

Sul fronte della flat tax, cavallo di battaglia di Salvini, Enico Proietti, Segretario Confederale Uil esprime i forti dubbi del sindacato. “La flat tax, da un lato, fa venir meno il fondamentale principio della progressività, lasciando in pratica l’Irpef come sola imposta progressiva per i redditi da lavoro dipendete e da pensione; dall’altro lato, l’estensione del regime forfettario può determinare un implicito incentivo all’evasione. Essendo enorme il gap tra imposta ordinaria e quella agevolata si potrebbero generare fenomeni di occultamento dei ricavi o di tardiva trasmissione per non incorrere nel rischio di sforare i limiti previsti. Per la UIL – continua Proietti – l’impegno del Governo deve essere quello di perseguire ogni forma di evasione ed al contempo di procedere ad una concreta riduzione della pressione fiscale per lavoratori dipendenti e pensionati, che contribuiscono per oltre il 94% al gettito Irpef e sono i cittadini a più alta fedeltà fiscale, pagando le tasse ancora prima di ricevere lo stipendio e la pensione”.

Pensioni. La quota 100 mette in allarme la pubblica amministrazione

Quota 100

RIFORMA IRRAGIUNGIBILE PER LE DONNE

La riforma delle pensioni 2019, è stato detto dal presidente dell’Inps Tito Boeri, è maschilista. E a parte il numero uno dell’Inps non sono mancati altri commenti sulla Quota 100 che hanno evidenziato come si tratti di una misura che non favorisce certo le donne, visto che per loro raggiungere un’anzianità contributiva di 38 anni è tutt’altro che semplice. Orietta Armiliato, sulla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social, ha al riguardo evidenziato: “Le Donne non sono e non vogliono essere spettatrici idiote del destino della loro pensione e dunque scrivono, partecipano, condividono il loro dissenso e lo disseminano ovunque. Si passano la voce, si documentano, si attivano e comprendono perfettamente che questa non è una manovra per donne, e dunque chiedono ai membri delle commissioni ed al Governo di inserire emendamenti in nostro favore nella Legge di Bilancio”.

Armiliato, a proposito della misura principale della riforma delle pensioni, ha sottolineato: “Quota 100 è irraggiungibile per le lavoratrici, sono tanti, troppi gli anni di contribuzione che sono richiesti dal provvedimento che stanno per proporre a meno che, non venga finalmente valorizzato e riconosciuto il ‘lavoro di cura’ che tutte le donne indistintamente per radicata convenzione socio-culturale (e opportunismo di comodo…) svolgono, lavorando di fatto h 24 per 365 giorni l’anno e 366 giorni ogni quattro anni fuori e dentro casa, a vantaggio di tutta la comunità”. Su questo fronte, però, non sembra che verrà fatto molto, anche se la richiesta avanzata dal Cods è parte integrante della piattaforma unitaria sindacale relativa alla previdenza.

Probabile nuova governance all’Istituto di previdenza

BRAMBILLA VERSO LA PRESIDENZA INPS

Novità in arrivo per l’Inps. A quanto ha appreso e diffuso l’Adnkronos il governo si accinge a modificare la governance dell’Istituto di previdenza reintroducendo il Cda al posto dell’attuale assetto commissariale che concentra gran parte dei poteri nelle mani del presidente. La misura sarà inserita nella manovra di bilancio assieme alla riforma Fornero attraverso un ddl collegato o un decreto legge.

L’accordo raggiunto tra Lega e M5S, sempre secondo quanto diramato dall’Adnkronos, prevedrebbe anche una accelerazione del ricambio al vertice dell’Inps dove l’attuale presidente Tito Boeri, nominato dal governo Renzi e in rotta con il vicepremier Matteo Salvini che più volte ne ha chiesto le dimissioni, verrebbe fatto decadere con l’entrata in vigore delle nuove norme sulla governance. L’accelerazione dell’esecutivo sarebbe arrivata anche a seguito delle ultime uscite del numero uno dell’Inps, sempre critico sulle scelte dell’esecutivo in materia previdenziale. Al suo posto, sempre stando alle stesse fonti, andrebbe Alberto Brambilla, da sempre vicino alla Lega e sottosegretario al Lavoro nei governi Berlusconi. Brambilla sarebbe comunque affiancato, oltre che dal ricostituito Cda, da un direttore generale indicato dal M5S.

Pensioni

QUOTA 100, STATALI IN ALLARME

La quota 100 nel pubblico impiego desta preoccupazione non solo nei sindacati ma anche nel ministro per la Pa Giulia Bongiorno che ha annunciato di voler emanare una norma ad hoc temendo esodi negli uffici. “Si deve garantire la continuità dell’azione amministrativa – ha recentemente detto Bongiorno ad ‘Agorà’ su Raitre – si valuterà che tipo di convenienza avrà il dipendente a usufruirne o meno. Perché non è detto che poi tutti ne usufruiranno” e andrà stabilito se dovranno dare “un preavviso”.

A stretto giro i sindacati hanno di riflesso parlato di possibili “penalizzazioni” e “disparità” per gli statali. Per Antonio Foccillo, segretario confederale Uil, la quota 100 potrebbe essere “l’ennesima norma che crea differenze tra pubblico e privato in quanto costringerà molti impiegati pubblici a rimanere più a lungo rispetto ai privati e sembra addirittura contraddire l’idea del turn over al 100% contenuta nel ddl concretezza” ha sostenuto Foccillo all’Adnkronos nel commentare l’approvazione del provvedimento al Cdm della scorsa settimana.

Per Serena Sorrentino, segretaria generale Fp Cgil invece, “le modifiche che si paventano sulle pensioni, ancorché non essere la cancellazione della legge Fornero, rischiano di non affrontare la penalizzazione che si determina nel pubblico impiego data dalla minore entità dell’assegno previdenziale, in virtù dell’anticipo di uscita rispetto al requisito ad oggi in essere per l’anzianità contributiva e l’erogazione del trattamento di fine rapporto dopo 27 mesi dal pensionamento”.

Comunque, ha ulteriormente aggiunto Sorrentino “se una quota di dipendenti deciderà di accedere a quota 100, l’effetto di esodo previsto nei prossimi tre anni si aggraverà. Per questo servono misure urgenti e straordinarie per lo scorrimento rapido delle graduatorie in essere, procedure concorsuali tempestive e stabilizzazione dei precari” ha sottolineato la sindacalista apprezzando la volontà di Bongiorno che ha annunciato una norma ad hoc anche per formulare concorsi rapidi ed omogenei, e laddove nel ddl concretezza per le assunzioni a tempo indeterminato si fa riferimento ai vincitori di concorso e allo scorrimento delle graduatorie nel limite massimo dell’80% delle facoltà di assunzione maturate per ogni anno.

La questione delle pensioni rappresenta in ogni caso “un aspetto delicato e dovrà essere oggetto di un confronto con i sindacati” ha dichiarato all’AdnKronos il segretario confederale della Cisl Ignazio Ganga. Va definito come la “quota 100 si può calare nel comparto pubblico – ha continuato – quindi invitiamo il ministro ad aprire un confronto rispetto alla materia previdenziale e a non fare l’errore di penalizzare i lavoratori pubblici”. Anche perché ha rimarcato Ganga “deve essere incentivato un sistema di relazioni sindacali partecipativo, le cui caratteristiche sono state definite nei nuovi contratti, per renderle più snelle ed efficaci”.

Inail

INORTUNI, AUMENTANO I MORTI SUL LAVORO

Aumentano i morti sul lavoro nei primi nove mesi del 2018. Da gennaio a settembre di quest’anno le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail sono state 834, 65 in più rispetto alle 769 denunciate nello stesso periodo del 2017 (+8,5%). L’aumento dei casi mortali è dovuto soprattutto all’elevato numero di decessi avvenuti lo scorso mese di agosto in confronto all’agosto 2017 (109 contro 65), alcuni dei quali causati da incidenti ‘plurimi’, ovvero quelli che causano contemporaneamente la morte di due o più lavoratori. I casi di infortunio denunciati all’Inail, invece, sono stati 469.008, in diminuzione dello 0,5% rispetto all’analogo lasso di tempo del 2017.

Decessi – I dati rilevati al 30 settembre evidenziano, a livello nazionale, un incremento sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, che sono passati da 551 a 581 (+5,4%), sia di quelli occorsi in itinere, in aumento del 16,1% (da 218 a 253). Nei primi nove mesi di quest’anno si è registrato un rialzo di 67 casi mortali (da 648 a 715) nella gestione Industria e servizi e di cinque casi in Agricoltura (da 100 a 105), a fronte di un decremento di sette casi nel Conto Stato (da 21 a 14).

Incidenti ‘plurimi’. L’ascesa dei casi mortali è dovuta soprattutto all’elevato numero di decessi avvenuti lo scorso mese di agosto rispetto all’agosto 2017 (109 contro 65), alcuni dei quali causati da incidenti ‘plurimi’, ovvero quelli che provocano contemporaneamente la morte di due o più lavoratori. Nel solo mese di agosto, infatti, si è contato lo stesso numero di vittime (36) in incidenti plurimi dell’intero periodo gennaio-settembre 2017. Tra gli eventi di quest’anno con il bilancio più tragico si ricordano, in particolare, il crollo del ponte Morandi a Genova e gli incidenti stradali avvenuti a Lesina e a Foggia, in cui hanno perso la vita numerosi braccianti. Allargando l’analisi dei dati ai primi nove mesi, nel 2018 tra gennaio e settembre si sono verificati in totale 18 incidenti plurimi che sono costati la vita a 66 lavoratori, in confronto ai 12 incidenti plurimi del 2017, che hanno determinato 36 morti.

Analisi territoriale. L’analisi territoriale mostra una crescita di 40 casi mortali nel Nord-Ovest (da 183 a 223), di 15 nel Nord-Est (da 196 a 211) e di 14 al Sud (da 165 a 179). Modeste flessioni si riscontrano, invece, al Centro (da 158 a 156) e nelle Isole (da 67 a 65). A livello regionale spiccano i 20 casi in più del Veneto (da 70 a 90) e i 19 in più della Lombardia (da 94 a 113). Cali significativi si riscontrano, invece, in Abruzzo (da 38 a 22) e nelle Marche (da 28 a 15). L’aumento rilevato nel raffronto tra i primi nove mesi del 2017 e del 2018 è legato prevalentemente alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono stati 64 in più (da 696 a 760), mentre quella femminile ha contato un decesso in più (da 73 a 74). L’incremento ha interessato sia le denunce dei lavoratori italiani (da 649 a 698), sia quelle dei lavoratori extracomunitari (da 84 a 97) e comunitari (da 36 a 39).

Analisi per età. Dall’analisi per classi di età emerge come quasi una morte su due abbia coinvolto lavoratori di età compresa tra i 50 e i 64 anni, con un rialzo tra i due periodi di 67 casi (da 322 a 389). In progresso anche le denunce che hanno riguardato gli under 34 (da 132 a 154) e gli over 65 (da 59 a 62). In discesa, invece, le morti dei lavoratori tra i 35 e i 49 anni (da 256 a 229).

Infortuni – I casi di infortunio denunciati all’Inail sono stati 469.008, in flessione dello 0,5% rispetto al medesimo periodo del 2017. I dati rilevati allo scorso 30 settembre hanno evidenziato, a livello nazionale, un ridimensionamento dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati da 401.474 a 398.759 (-0,7%), mentre quelli in itinere, avvenuti cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro, hanno fatto osservare un balzo pari allo 0,3%, da 70.044 a 70.249. Tra gennaio e settembre il numero degli infortuni denunciati è calato dello 0,5% nella gestione Industria e servizi (dai 375.499 del 2017 ai 373.670 casi del 2018), del 2,4% in Agricoltura (da 25.219 a 24.610) e del -0,1% nel Conto Stato (da 70.800 a 70.728).

Analisi territoriale. L’analisi territoriale mostra una sostanziale stabilità delle denunce di infortunio sul lavoro nel Nord-Ovest (-0,01%), una diminuzione al Centro(-2,0%), al Sud (-0,5%) e nelle Isole (-3,1%), e una lieve ascesa nel Nord-Est (+0,4%). Tra le regioni con le maggiori flessioni percentuali si segnalano la Provincia autonoma di Trento (-9,2%), la Valle d’Aosta (-5,0%) e l’Abruzzo (-4,1%), mentre gli incrementi maggiori sono quelli rilevati in Friuli Venezia Giulia (+4,1%), nella Provincia autonoma di Bolzano (+4,0%) e in Molise (+2,4%).

I lavoratori. Il decremento rilevato nel raffronto tra i primi nove mesi del 2017 e del 2018 è legato quasi esclusivamente alla componente femminile, che riscontra una caduta pari all’1,5% (da 167.631 a 165.145), rispetto al -0,01% di quella maschile (da 303.887 a 303.863). La discesa ha interessato gli infortuni dei lavoratori italiani (-1,7%) e di quelli comunitari (-0,4%), mentre per i lavoratori extracomunitari l’incremento è stato dell’8,0%. Dall’analisi per classi di età emergono decrementi per i lavoratori delle fasce 30-44 anni (-4,1%) e 45-59 anni (-1,4%). Viceversa, le classi fino a 29 anni e 60-69 anni registrano un aumento pari, rispettivamente, al +3,5% e al +5,2%.

Malattia – Dopo la diminuzione riscontrata nel corso di tutto il 2017, in controtendenza in confronto al costante aumento degli anni precedenti, nei primi nove mesi di quest’anno le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail sono tornate a lievitare, anche se a un ritmo sempre più decrescente nelle diverse rilevazioni mensili. Al 30 settembre scorso la crescita si è attestata al +1,8% (pari a 771 casi in più rispetto allo stesso periodo del 2017, da 43.312 a 44.083). Si tratta della variazione più bassa osservata quest’anno: a gennaio, infatti, l’aumento riscontrato era stato pari al +14,8%, a febbraio al +10,3%, a marzo al +5,8%, ad aprile al +5,5%, a maggio al +3,1%, a giugno al +2,5%, a luglio al +3,5% e ad agosto al 2,3%. L’incremento ha interessato in particolare l’Agricoltura, con un salto percentuale pari al 5,2% (da 8.397 a 8.831), e l’Industria e servizi, le cui denunce di malattia professionale sono schizzate dell’1,0% (da 34.387 a 34.739), mentre nel Conto Stato il numero delle patologie denunciate è diminuito del 2,8% (da 528 a 513).

Analisi territoriale. L’analisi territoriale evidenzia aumenti delle denunce al Centro (+809), dove si concentra oltre un terzo del totale dei casi protocollati dall’Istituto, al Sud (+385 casi), dove le tecnopatie denunciate sono quasi un quarto del totale, e nel Nord-Ovest (+120). In calo, invece, il dato del Nord-Est (-233) e delle Isole (-310). In ottica di genere si rilevano 850 denunce di malattia professionale in più per i lavoratori (da 31.412 a 32.262, pari al +2,7%) e 79 in meno per le lavoratrici (da 11.900 a 11.821, per una diminuzione dello 0,7%). L’innalzamento ha riguardato le denunce dei lavoratori italiani, passate da 40.494 a 41.237 (+1,8%) e quelle dei lavoratori comunitari, da 834 a 910 (+9,1%), mentre le denunce dei lavoratori extracomunitari sono calate del 2,4% (da 1.984 a 1.936).

Patologie. Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (26.732 casi), con quelle del sistema nervoso (5.065) e dell’orecchio (3.369), nei primi nove mesi di quest’anno hanno continuato a rappresentare le prime tre malattie professionali denunciate e sono pari a circa l’80% del totale. Seguono le denunce di patologie del sistema respiratorio (1.973) e dei tumori (1.753).

Carlo Pareto

Pensioni. La sorpresa della quota 100: ecco cosa può accadere

Inps

MENO CASSA INTEGRAZIONE A SETTEMBRE

Prosegue la riduzione della cassa integrazione: a settembre 2018 – secondo l’Osservatorio Inps sulla cassa integrazione recentemente pubblicato sul sito dell’Istituto – sono state autorizzate 11.319.157 ore di cassa con un calo del 44,18% rispetto a settembre 2017. In confronto ad agosto 2018 si registra una sostanziale stabilità (+1,27%). Nei primi nove mesi dell’anno sono state autorizzate 162 milioni di ore di cassa con una flessione del 38,7% a fronte dei 264,5 dei primi nove mesi del 2017.

114.925 domande disoccupazione ad agosto, +8,5%

Ad agosto invece sono arrivate all’Inps 114.925 richieste per sussidio di disoccupazione tra Naspi, Aspi, mini Aspi, mobilità e Discoll con un aumento dell’8,5% rispetto ad agosto 2017. A luglio erano state 280.086, in progresso del 9,5% in confronto al mese corrispondente del 2017. Nei primi otto mesi del 2018 sono pervenute all’Inps 1.158.447 istanze complessive di disoccupazione con un incremento del 6,5% rispetto all’analogo lasso di tempo del 2017.

Cig in picchiata a settembre, in nove mesi -38,7%

La discesa delle ore autorizzate di cassa integrazione è dovuta principalmente alla contrazione delle autorizzazioni per la cassa straordinaria diminuite a settembre del 44,8% a 5,78 milioni mentre la cassa ordinaria è calata del 25,6% a 5,5 milioni. Il divario si amplia se si guarda ai primi nove mesi dell’anno. Le ore di cassa straordinaria autorizzate sono risultate in flessione del 45,7% a 86,6 milioni di ore mentre quelle di cassa ordinaria si sono ridimensionate del 5,5% a 73 milioni di ore. Ormai sostanzialmente residuale si palesa la cassa in deroga assestatasi nei primi nove mesi a 2,3 milioni (-91,5%). Nell’abbassamento della cassa straordinaria pesa anche la stretta sulla riduzione della durata massima prevista per questo specifico ammortizzatore sociale.

Previdenza

PENSIONE QUOTA 100, QUANTO SI PERDE

Quota 100, ecco cosa può accadere. Tito Boeri, presidente dell’Inps, nei giorni scorsi ha voluto avvertire tutti i lavoratori che dal prossimo anno potranno accedere a Quota 100 delle conseguenze negative che il pensionamento anticipato comporterà sul loro assegno previdenziale. Secondo Boeri, che è recentemente intervenuto in una audizione alla Commissione Lavoro della Camera, accettando di andare in pensione a 62 anni, lavorando così per 5 anni potenziali in meno (ricordiamo che l’età pensionabile dall’anno prossimo è fissata a 67 anni), l’assegno previdenziale sarà più basso di circa il 21%.

Nonostante il governo abbia garantito che per Quota 100 non ci saranno riduzioni (inizialmente si parlava di un -1,5% per ogni anno di anticipo) andare prima in quiescenza implicherà comunque un danno economico significativo per gli interessati.

Il motivo è semplice per il numero uno dell’Inps: ad oggi per il calcolo della pensione (per i contributi successivi al 1996, al 2011 per coloro che al 31 dicembre 1995 avevano almeno 18 anni di contribuzione accreditata) si applica il sistema contributivo con cui per quantificare l’importo del trattamento previdenziale si tiene conto del solo montante contributivo del lavoratore che viene trasformato in pensione annua, applicando un coefficiente di trasformazione stabilito dall’Inps.

In poche parole, più sono gli anni di contributi maturati dal lavoratore e più alta sarà la sua prestazione pensionistica. È ovvio quindi che anticipando il pensionamento si perdono 5 anni di contribuzione potenziale, utili per percepire un assegno di pensione più elevato.

Nel dettaglio, sempre secondo quanto rilevato da Boeri, andando a riposo con Quota 100 si prende una pensione di circa il 21% più bassa di quella che si sarebbe perfezionata continuando a lavorare per altri 5 anni per poi accedere al trattamento di vecchiaia a 67 anni di età.

Chi decide di accedere a Quota 100, quindi, deve essere consapevole che pur non subendo alcuna penalizzazione sulla rendita previdenziale percepirà una pensione più bassa rispetto a quella che avrebbe ottenuto se non ne avesse beneficiato.

Bene contratto temporaneo

CRESCE FIDUCIA IN MERCATO DEL LAVORO

Crescita della percezione positiva per il mercato del lavoro e riscoperta del lavoro temporaneo: questa la fotografia scattata nel terzo trimestre 2018 dal ‘Confidence Index’ di PageGroup, società leader mondiale nel recruitment con i brand Page Executive, Michael Page e Page Personnel. L’indice, che misura la fiducia nel mercato del lavoro, ottenuto attraverso la somministrazione di 660 questionari in Italia ai candidati per opportunità professionali, è aumentato del 7%, passando da 36 punti nel terzo trimestre 2017 a 43 punti nello stesso periodo del 2018.

I valori in maggiore crescita nel terzo trimestre del 2018 sono la percezione positiva sul futuro del mercato del lavoro e della situazione economica, la prima al 46% con una crescita del 12% rispetto al 2017 e la seconda a 49,5% con una crescita del 10% rispetto allo scorso anno. Mentre risultano ancora tra i valori assoluti più bassi d’Europa la fiducia nel mercato del lavoro attuale e nella situazione economica, che si fermano al 33% e al 35%, ma con una crescita media del 10% rispetto allo scorso anno.

Dalla ricerca emerge che il lavoro temporaneo è visto come grande opportunità dai lavoratori intervistati, soprattutto per arricchire la propria esperienza e le proprie abilità (69,5%) e per differenziare il percorso di crescita attraverso lo sviluppo di competenze in diversi ruoli e settori (43,8%). Inoltre, il lavoro in somministrazione viene considerato positivo poiché identificato come un trampolino di lancio per ottenere un contratto a tempo indeterminato (31,9%).

“A nostro avviso, la somministrazione rappresenta un elemento positivo e caratterizzante della carriera lavorativa di un potenziale candidato. Un’esperienza ‘temp’, infatti, tendenzialmente facilita gli avanzamenti di carriera e offre diversi vantaggi tra cui una maggiore flessibilità, la possibilità di lavorare in vari settori, una maggiore esposizione a diversi stili di management e diverse tipologie di clienti”, ha commentato Pamela Bonavita, Executive Director di Page Personnel, agenzia per il lavoro parte di PageGroup specializzata nella ricerca e selezione di impiegati e giovani professionisti qualificati.

“La richiesta di figure professionali da inserire in somministrazione – ha concluso – è in costante aumento e ai potenziali candidati viene così offerta la possibilità di ampliare o di approfondire le proprie competenze estendendo anche la rete professionale”.

A confermare questa tendenza positiva sono anche i numeri di posizioni aperte in ambito ‘temp’. Page Personnel è, infatti, alla ricerca di oltre 800 candidati per i settori finance & accounting (30%), procurement & logistics (20%), assistant & office support (11%), tax & legal (8%), sales support & custumer service (7%), information technology (6%), engineering & manufacturing (4%).

Economia

ITALIANI BERSAGLIATI DA 100 TASSE

“Oltre a essere bersagliati da oltre 100 tasse di tutti i generi, con un numero di scadenze fiscali da far rabbrividire anche il contribuente più zelante e con un prelievo tributario tra i più elevati d’Europa, il nostro fisco è sempre più ‘bulimico’”. A denunciarlo è la Cgia. “Tenendo conto che dall’applicazione di una novantina di tasse, tributi e contributi l’erario incassa solo il 15% del gettito totale annuo – ha segnalato il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – con una seria riforma fiscale basterebbero poco più di 10 imposte per consentire ai contribuenti italiani di beneficiare di una riscossione più contenuta, di lavorare con più serenità e con maggiori vantaggi anche per le casse dello Stato che, molto probabilmente, da questa sforbiciata vedrebbero ridursi l’evasione”.

Le imposte che pesano di più sui portafogli dei cittadini italiani sono due e garantiscono più della metà (il 55,4%) del gettito totale: esse sono l’Irpef e l’Iva. Nel 2017 la prima ha garantito all’erario un gettito di 169,8 miliardi di euro (il 33,8%, un terzo del totale) mentre la seconda ha consentito di incassare 108,8 miliardi di euro (21,6%). Per le aziende l’imposta più pesante è l’Ires (Imposta sul reddito delle società), che l’anno scorso ha consentito all’erario di incassare 34,1 miliardi di euro.

Di particolare rilievo anche il gettito riconducibile all’imposta sugli oli minerali che è stato pari a 26 miliardi e quello ascrivibile all’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive) che ha assicurato 22,4 miliardi di euro.

“Se si considera che il livello dei servizi presente nel nostro Paese è molto modesto – ha dichiarato il segretario della Cgia Renato Mason – è necessario che il Governo inizi seriamente a ridurre il carico tributario. Con la manovra di bilancio presentata nei giorni scorsi è cominciato un percorso di riduzione delle tasse sulle partite Iva. Un fatto sicuramente positivo, ma ancora insufficiente”. Oltre ad avere un peso fiscale eccessivo, rimane altrettanto inaccettabile che il grado di complessità raggiunto dal fisco scoraggi la libera iniziativa e la voglia di fare impresa. Oltre a ciò, la Cgia tiene a ribadire ancora una volta che non è nemmeno più rinviabile una riflessione sull’assetto’ della Magistratura giudiziaria che coinvolga non solo gli addetti ai lavori.

“In alcun modo – ha affermato Zabeo – possiamo mettere in discussione l’indipendenza, l’autonomia e l’imparzialità dei giudici tributari, tuttavia il problema sussiste e nel contenzioso giuridico tra fisco e contribuente lo squilibrio c’è e, purtroppo, è a vantaggio dell’Amministrazione finanziaria”.

Più in generale, sintetizzano dalla Cgia, i tempi e i costi della burocrazia fiscale sono diventati una patologia che caratterizza negativamente tutto il nostro Paese. “Non è un caso – ha concluso Mason – che molti operatori stranieri non investano da noi proprio anche a causa dell’eccessiva ridondanza del nostro sistema burocratico. Incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza giuridica e adempimenti troppo onerosi hanno generato un velo di sfiducia tra imprese e Pubblica amministrazione che non sarà facile rimuovere in tempi ragionevolmente brevi”.

Carlo Pareto

Quota 100. Boeri, non conviene neanche ai pensionati

boeri inpsUn lavoratore che decidesse di andare in pensione con quota 100 a 62 anni e 38 di contributi, in anticipo di cinque anni rispetto all’età di vecchiaia, potrebbe dover rinunciare a circa il 21% in confronto all’assegno che avrebbe preso a 67 anni. Lo ha affermato il presidente dell’Inps Tito Boeri in una recente audizione alla Commissione Lavoro della Camera. Il numero uno dell’Inps a proposito dell’assegno potenziale che si potrebbe ricevere con quota 100 ha fatto l’esempio di una retribuzione media di un dipendente pubblico di 40.000 euro lordi l’anno e una pensione attesa di 30.000 euro in uscita nel 2019. «Se il calcolo è interamente retributivo fino al 2011 e poi contributivo – ha detto – uscendo cinque anni prima si rinuncia a circa 500 euro al mese (lordi) che si sarebbero presi uscendo a 67 anni. In pratica a 67 anni si prenderebbe una pensione da 36.500 euro ma avendo corrisposto contributi per altri cinque anni. Se invece si va in quiescenza prima non si versano contributi e si prendono 150.000 (30.000 per cinque anni) euro di assegni in più». Chiaramente chi opta per quota 100 avrà una pensione “strutturalmente” più bassa rispetto a chi aspetta di raggiungere i 67 anni di età, perché non ha versato cinque anni di contributi.
Inoltre, gli interventi del Governo sul sistema previdenziale potrebbero costare 140 miliardi nei primi 10 anni, ha ribadito ancora Boeri spiegando che, dal 2046 in poi, la spesa dovrebbe scendere perché le persone saranno andate in pensione in anticipo e con trattamenti previdenziali più bassi in confronto a quelli che avrebbero ottenuto andando a riposo con le regole attuali. Il calcolo – come rimarcato dall’alto Dirigente di via Ciro il grande – è legato all’introduzione della quota 100, al blocco immediato dell’adeguamento dell’aspettativa di vita sui contributi necessari alla pensione anticipata e al blocco dopo il 2019 dell’adeguamento sull’età di vecchiaia.
Riguardo alle pensioni d’oro, Boeri ha evidenziato che si può arrivare a un risparmio di 300 milioni l’anno se si abbassa il limite per l’intervento a 78.000 euro lordi dai 90.000 attuali. Un altro modo per far salire ulteriormente i risparmi e pervenire a quanto annunciato dall’Esecutivo (un miliardo in tre anni, ndr) è lo stop della perequazione per le prestazioni pensionistiche superiori a sei volte il minimo (3.000 euro al mese) su modello dell’intervento del Governo Letta. Il presidente dell’Inps ha a tale proposito sottolineato che la soglia di cui si parla per il taglio delle cosiddette pensioni d’oro è a 90.000 euro lordi di pensione e che la norma dovrà essere comunque scritta con il riferimento dell’importo di pensione al lordo delle tasse. Le persone che hanno un reddito da pensione superiore a 90.000 euro lordi sono 44.000 e di queste 29.000 dovrebbero essere interessate al provvedimento. I tagli medi previsti sono per l’8% dell’importo con punte del 23%. Con questo sbarramento – ha rimarcato – «si risparmierebbero 150 milioni l’anno.
Non ci sono ancora invece dettagli sulle finestre per le uscite anticipate per la pensione nel 2019 ma a fronte di una finestra trimestrale “fissa” (si maturano i contributi e si esce nella prima finestra disponibile nell’anno). Con questa modalità d’esodo si potrebbero risparmiare 300 milioni.
In ogni caso, per il presidente dell’Inps «l’insieme delle misure annunciate, anche in Legge di Bilancio, costerebbe 7 miliardi il primo anno. Per poi salire a 11,5 miliardi nel 2020 e a quasi 17 miliardi, un punto di Pil, nel 2021».

Carlo Pareto

Boeri: Con quota 100 più debito e giovani penalizzati

Il presidente dell'Inps Tito Boeri

Il presidente dell’Inps Tito Boeri

Introdurre la quota 100 e bloccare l’indicizzazione dell’età pensionabile è un’operazione che farà crescere il debito “nell’ordine di 100 miliardi” e il danno maggiore sarà inflitto ai giovani. Le parole del presidente dell’Inps contro la manovra arrivano nel pomeriggio e si aggiungono a quelle dei giorni scorsi pronunciate dalle agenzie di rating, da Bankitalia e dalla commissione Europea.

Secondo Tito Boeri, ascoltato in audizione in commissione Lavoro alla Camera, le disposizioni proposte da Lega e 5 Stelle agevoleranno “soprattutto gli uomini con redditi medio alti e i lavoratori del settore pubblico” a discapito delle “donne, tradite da requisiti contributivi elevati e dall’aver dovuto subire sin qui, con l’opzione donna, riduzioni molto consistenti dei trattamenti pensionistici”.

L’economista ha trattato anche il tema delle pensioni d’oro, che sarà presto affrontato dal Parlamento con un disegno di legge apposito. Il risparmio derivante da questo provvedimento sarebbe inferiore a 150 milioni e andrebbe ad impattare solo su 30 mila persone circa. Un flop, insomma, per Boeri.

La replica dell’Esecutivo arriva (ovviamente) dal ministro dell’Interno, che scatena il suo popolo social contro il numero uno dell’Inps. “Da italiano – il post di Salvini – invito il dottor Boeri, che anche oggi difende la sua amata legge Fornero, a dimettersi dalla presidenza dell’Inps e a presentarsi alle prossime elezioni chiedendo il voto per mandare la gente in pensione a 80 anni”. L’obiettivo del leader leghista è individuare in Boeri l’avversario politico di turno. Dalle opposizioni, però, arrivano parole di sostegno al presidente dell’Inps nominato dal governo Renzi nel 2014.

Forza Italia in primis, che conferma la propria posizione in contrasto con la Lega sui temi economici e finanziari. Mara Carfagna, deputata azzurra e vice presidente della Camera, sottolinea come l’introduzione della quota 100 andrebbe a penalizzare “le donne e i giovani”, oltre a sfavorire “più che altrove le lavoratrici del Sud”. Renato Brunetta, invece, annuncia che Forza Italia farà “un’opposizione netta” al Governo del cambiamento.

F.G.