Centristi. Rutelli blocca Lorenzin, UDC sigla l’accordo

LORENZO-CESA-3-640x359Solito scenario nel campo politico nostrano: a sinistra scontri fratricidi mentre la destra si ricompatta. Stessa storia per i centristi. Adesso però arriva anche una nuova grana per gli alleati dei dem, gli ex di Ap sotto la leadership della Lorenzin, “CivicaPopolare”.
Contro la lista punta il dito, l’ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli, perché la lista ha utilizzato proprio come immagine il fiore della Margherita. “Sul piano formale, e giuridico, non c’è una parola da aggiungere alla diffida presentata dagli avvocati Morganti e Grassi – scrive Rutelli su Facebook -. Nessuno può impadronirsi del simbolo di un importante partito politico contro la volontà di chi ha il mandato indiscutibile a tutelarlo”.
Ma a rispondere a Rutelli ci pensa Lorenzo Dellai, deputato tra i promotori della lista Civica Popolare-Lorenzin, cercando di frenare le polemiche. “Rutelli parte da un presupposto che non c’è: nessuno di noi pensa di usare né il nome né il simbolo del movimento dl-margherita. È una esperienza che ha avuto una sua vita e una sua morte, perché è in liquidazione, e nessuno pensa di usarlo. Non so quale sia la ragione che ha provocato questo tipo di presa di posizione. Noi abbiamo un movimento presente in Parlamento, Unione per il Trentino, che ha il suo nome, il suo logo, e una storia diversa, non vedo ragione di conflitto. Mi dispiace molto di questa posizione, ma parte da un presupposto che non c’è: nome e composizione della nostra lista non sono confondibili con l’esperienza a cui si riferisce Rutelli”. Dellai si è poi augurato che la questione venga al più presto chiarita.
Nel frattempo a destra non solo si rinsalda l’alleanza composta dal trio Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, ma anche le altre liste iniziano a convergere. È stata definita infatti l’intesa per unire le forze e dar vita a una lista liberale e popolare: Noi con l’Italia di Raffaele Fitto ha chiuso l’accordo con l’Udc di Lorenzo Cesa. Fitto, Lupi, Tosi e gli altri di Noi con L’Italia si arrendono alla dura legge dei numeri, le percentuali sotto i tre punti hanno spinto alla fine centristi e fittiani a correre uniti. A giorni quindi nascerà un movimento politico e si terrà il primo congresso.

Manovra. Pastorelli, misure per sviluppo Paese

manovra

La Camera conferma la fiducia al governo sulla Manovra economica con 315 voti a favore, 142 contrari e cinque astenuti. L’Assemblea ora passa all’esame degli ordini del giorno, che
saranno votati domattina, quando si terrà anche il voto finale sul provvedimento, che a quel punto sarà trasmesso al Senato. Ad astenersi sono stati quattro deputati di Scelta Civica – Ala (D’Agostino, Lainati, Vezzali e Zanetti) e Lacquaniti del gruppo Misto.  Nessuno dei deputati di Mdp ha risposto alla chiama, così come i cinque della componente Udc del gruppo Misto.

Riparte anche il dissenso a sinistra. Il Partito nato dalla costola del Pd, il Movimento Democratici e Progressisti, ha infatti fatto sapere che non voterà la fiducia al governo sulla manovra alla Camera. “Non saremo dentro questo passaggio” perché “non vogliamo essere corresponsabili. Noi abbiamo sempre dimostrato senso di responsabilità e continueremo a farlo” e “dovete invece guardare a chi ha tirato dritto in barba ad un referendum”, ha detto il capogruppo Francesco Laforgia in sede di dichiarazioni di voto. Il dissenso è in particolare sull’inserimento dei nuovi voucher. La questione dei ‘voucher’ non è proprio andata giù all’MDP, anche se la soluzione individuata dalla maggioranza prevede due strade. Per i lavoretti domestici ci sarà un libretto di famiglia, mentre per le imprese fino a cinque dipendenti ci sarà un contratto vero e proprio. Le prestazioni saranno vincolate a un tetto massimo di compensi, che non dovranno superare i 5mila euro per lavoratore, con un limite di 2.500 euro per ogni datore di lavoro. Sono escluse le aziende dell’edilizia e tutte quelle che lavorano negli appalti pubblici. All’interno del disegno di legge di conversione del decreto-legge che contiene “Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti locali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo” (la cosiddetta ‘manovrina’), è stato inserito nel corso dell’esame in commissione Bilancio alla Camera l’articolo 54-bis, attraverso un emendamento a firma Di Salvo e altri riformulato dal relatore, sulla “Disciplina delle prestazioni occasionali. Libretto Famiglia. Contratto di prestazione occasionale”.
Ma un altro strappo fa vacillare il Governo: per la prima volta in questa legislatura anche Udc non partecipa al voto o dice ‘no’: “Prima di tutto è difficile dare la fiducia a un governo che ha innestato un processo accelerato verso il proprio dissolvimento, senza tenere in nessun conto le esigenze degli italiani, le loro difficoltà economiche, il disagio sociale e la disoccupazione giovanile, le promesse alle famiglie mai mantenute – spiega Paola Binetti – . In secondo luogo l’attuale manovra ha contenuti che nulla hanno a che vedere con quanto appare nel titolo”. Per l’esponente centrista “al centro dell’attenzione non ci sono le aree terremotate, ma cose che rispondono a logiche di lobby, valgano come esempio le misure relative ai signori dell’azzardo. In terzo luogo non voteremo la fiducia, perché siamo stanchi di fiducie, di scorciatoie che privano il parlamento della sua possibilità di intervenire, a favore o in dissenso, esercitando un proprio diritto”.
Di tutt’altro avviso i socialisti. “La manovra contiene un complesso di misure essenziali per la ripresa economica del nostro Paese, che avranno un enorme impatto sui territori, stimolandone la crescita e la competitività”. Lo afferma Oreste Pastorelli, deputato del Psi, nel corso delle dichiarazioni di voto di fiducia sulla Manovrina. “Si tratta – prosegue il parlamentare socialista – di una mole di disposizioni con la quale si intende imprimere una svolta all’intero sistema-Paese. È fondamentale l’approvazione del provvedimento poiché è rivolto non solo ai territori colpiti dai recenti terremoti, ma all’intero Paese, attraverso un adeguato piano di investimenti pubblici e di stanziamenti di risorse a livello locale volte a migliorare la qualità della vita dei cittadini”. Infatti nella manovra per le aree a rischio sismico arriva un nuovo fondo progettazione. Avrà una capienza totale di 40 milioni di euro e servirà a finanziare la realizzazione di elaborati nei Comuni a rischio sismico elevato, le zone 1. Per chi vive nelle zone a rischio sismico elevato arriva anche una versione potenziata del sismabonus.
Sale poi la tensione anche per quanto riguarda la legge elettorale: alcuni partiti, come Mdp, Ci, Des-Cd e Direzione Italia, hanno minacciato di non partecipare ai lavori della Commissione per i tempi troppo stretti di esame del maxi-emendamento che il relatore Emanuele Fiano presenterà stasera. La loro richiesta era di andare in aula col testo il 12 giugno.

Franco Piro. Nencini: “Socialista eretico e coraggioso”

piroÈ morto a 68 anni a Bologna, sua città d’adozione, Franco Piro, ex parlamentare socialista e docente universitario.
Nato a Cosenza, è sempre stato in primo piano nella politica italiana degli anni ’70, specie a Bologna dove Franco Piro fu dirigente di Potere Operaio distaccandosene nel 1971 per protesta contro la militarizzazione del movimento. Entrò nel Psi a metà degli anni ’70, deputato dal 1983 al 1994 e presidente della commissione Finanze alla Camera tra il 1989 e il 1991. Esponente bolognese della corrente di Gianni De Michelis, fu uomo vicino anche a Bettino Craxi.
Nel 1994, in seguito alla dissoluzione del Partito Socialista Italiano, insieme ad altri esponenti del partito dà vita alla Federazione dei Socialisti, che nella lista Socialisti per la Libertà ottenne lo 0,46% nella quota proporzionale della Camera e non fu più ripresentata alle successive elezioni europee dello stesso anno.
Aderisce quindi al Partito Socialista e al Nuovo PSI, con il quale si candida a sindaco in occasione delle elezioni comunali a Bologna del 2004. Con le politiche italiane del 2006, Piro passa a I Socialisti di Bobo Craxi ed è capolista al Senato nella regione Emilia-Romagna, senza tuttavia essere eletto. Nel 2008 candidato alla presidenza della Provincia di Palermo per il Pd, fu pesantemente sconfitto da Giovanni Avanti (Udc): «A tutti avevo detto: mi voglio divertire, ma non mi ha portato bene».
Commosso il ricordo del segretario nazionale del Psi Riccardo Nencini: “Franco Piro è stato un parlamentare socialista eretico. Nei temi trattati e nel modo con cui li affrontava. È stato con noi fino a ieri. Attento alle questioni sociali e affascinato dalla politica come scelta di vita, aveva mantenuto una forte attenzione agli studi. La diversa abilità lo aveva reso più combattivo, coraggioso, irriducibile nei suoi convincimenti. Ci mancherai”.

Viaggio nella destra europa.
L’Unione di Centro svizzera

destra-svizzera-udcL’Europa va a destra? Viaggio tra le varie compagini politiche di destra ed estrema destra nei vari scenari politici nazionali. (11^ puntata)


Uno dei maggiori partiti di destra d’Europa è sicuramente l’Unione di Centro svizzera, primo partito della nazione dal 1999 e unica forza politica ad aver superato i 700.000 voti in un’elezione federale.

Seppure il partito non sia alleato con le altre formazioni politiche della destra europea, l’UDC rappresenta un punto di riferimento per le sue posizioni e per l’ampio consenso elettorale ottenuto negli ultimi decenni, arrivato al 29,5% alle elezioni dello scorso anno, e radicato soprattutto nei territori confinanti con il sud della Germania, dove la destra svizzera non ha difficoltà a superare il 40%.

L’Unione di Centro porta avanti da decenni un pensiero fortemente isolazionista che prevede anche la cessazione degli accordi con l’Unione Europea a riguardo della libera circolazione delle persone e l’indisponibilità ad accogliere nuovi migranti e richiedenti asilo, oltre a sostenere una forte campagna contro la diffusione dell’Islam nella nazione elvetica, che ha portato alla discussa legge anti-minareti del 2009. L’Unione di Centro fonde le idee conservatrici e liberali dei due storici partiti del centrodestra svizzero, il partito liberale e quello cristiandemocratico, tendendo molto spesso ad estremizzarne i concetti.

Anche il recente referendum in Ticino riguardo la disparità di trattamento fra lavoratori svizzeri e lavoratori frontalieri “Prima i nostri”, nasce dall’iniziativa della sezione ticinese dell’UDC e ne rappresenta una grande vittoria. Altra formazione politica a festeggiare la vittoria referendaria è stata la Lega dei Ticinesi.

La Lega dei Ticinesi nasce in Canton Ticino nel 1991, prendendo ispirazione dall’italiana Lega Nord, di cui molto ha in comune. Innanzitutto il carisma del fondatore e leader indiscusso, come Umberto Bossi, Giuliano Bignasca, ne è stato a capo per oltre 20 anni, fino al momento della sua scomparsa, nel marzo del 2013. Ma se il tentativo del senatore lombardo di far succedere alla guida del partito il figlio, ha preso una piega comica, Bignasca è riuscito a far rimanere in famiglia la Presidenza della Lega ticinese, passata dopo la sua morte nelle mani del fratello Attilio, mentre ricopre importanti cariche istituzionali anche il figlio Boris. Il partito è sempre riuscito ad entrare nel Parlamento federale svizzero e ha sfiorato il 30% alle elezioni cantonali del 2011, mentre nel 2015 è riuscito a confermarsi prima forza politica nonostante l’avanzata del Partito liberale locale. Nonostante i rapporti con l’italiana Lega Nord siano sempre stati ottimi, le politiche a discapito dei lavoratori frontalieri residenti in Lombardia, da sempre grande cavallo di battaglia dei leghisti del Ticino, hanno creato spesso motivo di imbarazzo nei rappresentanti del partito padano.

Come in Ticino, anche nel cantone di Ginevra nasce nel 2005 una Lega territoriale, pronta, come quella ticinese, a portare avanti a livello locale le battaglie dell’UDC, e in particolare a battersi contro l’immigrazione nel cantone. Il Movimento dei cittadini ginevrini ha la propria svolta nel 2011 quando riesce per la prima volta, grazie a poco più di 10.000 voti, ad entrare nel Parlamento svizzero.

Al momento, l’Unione di Centro, la Lega dei Ticinesi e il Movimento dei cittadini ginevrini detengono oltre un terzo dei seggi del Parlamento federale svizzero e sono le maggiori forze politiche in 18 dei 26 cantoni svizzeri.

I cittadini svizzeri torneranno alle urne il prossimo 27 novembre un referendum per accelerare i tempi di abbandono del nucleare da parte dello stato elvetico, mentre le prossime elezioni federali sono previste per il 2019.

Gianluca Baranelli

10 – Lussemburgo Pil da redord. Lussemburgo senza sorprese
9 – Germania. Dalla ex RDT, i voti alla destra oltranzista
8 – La destra in Europa. L’Olanda e il ruolo ambiguo di Wilders
7 – Belgio. Il terrorismo aiuta il radicalismo politico
6 – Destra. Il calderone francese dai neofascisti agli antisemiti
5 – Spagna, per i sondaggi stallo destinato a continuare
4 – Portogallo. Destre arginate dal ricordo di Salazar
3 – Dal Bnp a Ukip, gli inglesi così civili così di destra
2 – Irlanda, il Fine Gael prepara il bis al governo
1 – La destra in Europa. Anche in Islanda la crisi ha un costo

Arriva il Bersanellum. La proposta anti-italicum

Bersani-direttivo-PdLa minoranza del Pd presenterà alla Camera una proposta di modifica delle legge elettorale in cui si prevede un modello maggioritario, senza ballottaggio e con un premio di maggioranza molto più ristretto. Una sorta di Mattarellum rivisitato che, a quanto si apprende, Pier Luigi Bersani avrebbe già accennato nei giorni scorsi ai vertici del Pd. “La valuteremo, l’Italicum è una buona legge, che funziona ma se il Parlamento decide di modificarla è sovrano”, non chiude Maria Elena Boschi chiarendo che eventuali modifiche saranno comunque possibili solo dopo il referendum istituzionale. Matteo Renzi non ha intenzione di aprire ora il dossier della legge elettorale. Ma i risultati delle elezioni amministrative hanno fatto suonare più di un campanello d’allarme rendendo palese che questa legge elettorale, costruita sui numeri usciti delle elezioni europee, in realtà sembra essere fatta a posta per il Movimento 5 Stelle.

Le energie del governo fino all’autunno saranno concentrate sulla vittoria del referendum. Ma la pressione della minoranza, e ancor più le minacce degli alleati Ncd, hanno spinto il Pd ad un’apertura verbale a modifiche all’Italicum. Che, però, da un sondaggio informale tra i partiti ad opera dei vertici dem, vedono tutt’altro che concordi maggioranza e opposizioni. Fi vuole sostituire il premio alla lista con il premio alla coalizione, cosa che vogliono anche i centristi ma non Sinistra Italiana. M5S non ha intenzione di partecipare ad alcun tavolo mentre la minoranza vorrebbe che le modifiche fossero fatte prima del referendum così da eliminare gli effetti a loro avviso distorsivi del binomio Nuovo Senato-Italicum.

Il ministro Boschi ha fatto però capire come il governo non abbia intenzione di muovere passi. Per ora no sicuramente e poi, dopo il referendum, si vedrà. E tutti sanno come l’esito della sfida sulle riforme sarà determinante per qualsiasi scenario futuro. “Abbiamo una legge elettorale – ha evidenziato Boschi – che è stata approvata dopo 10 anni, è una legge buona, poi se il Parlamento decide di modificarla perché ci sono i numeri su una proposta diversa, il Parlamento è sovrano”. La convinzione di molti renziani è che difficilmente i partiti riusciranno ad accordarsi su nuove leggi elettorali. A meno che la Corte Costituzionale non chiederà modifiche che rendano necessario una nuova intesa parlamentare.

La sinistra dem, presentando nei dettagli in una conferenza stampa la sua proposta (da alcuni battezzata “Bersanellum”) cerca sponde in tutti i partiti, grillini compresi. Ma, a detta di dirigenti del Nazareno, “è debole politicamente perché avvantaggia solo il Pd”. E anche se il dibattito è destinato per ora a restare sui giornali o nelle chiacchiere da transatlantico, tra i dem le proposte sembrano già tante quanto le correnti: oltre alla minoranza, i giovani turchi hanno avanzato il modello greco con un premio di maggioranza che spetta al primo partito ma senza il doppio turno e anche nella maggioranza del partito c’è chi vedrebbe bene ritocchi all’Italicum. Ma Renzi per ora se ne tiene molto alla larga.

Intanto arriva lo strappo dell’Udc sulla riforma costituzionale. Infatti i centristi, capitanati da Lorenzo Cesa, annunceranno la nascita dei Comitati per ‘l’inutilita’ del sì” al referendum. “Non si tratta di un giudizio politico su Renzi e sul suo governo- precisano dal partito- ma l’Udc ha preso atto che, da parte della nostra base, c’è forte malessere per la riforma Renzi-Boschi” e “per un’errata personalizzazione” che “divide e non unisce il Paese”. La manifestazione si terrà martedì alle 10.30 presso il Tempio di Adriano, in Piazza di Pietra, a Roma. Una nota spiega: “L’Udc ufficializza la sua partecipazione al ‘Comitato per la Costituzione e le Riforme’ che intende fornire un contributo al dibattito nazionale in vista del referendum e far dialogare espressioni diverse della politica e del mondo accademico.

 

Redazione Avanti!

QUESTIONE DI FAMIGLIA

 

adozioni-responsabile_civile

La legge sulle Unioni continua a dividere. Dopo gli scudi alzati in questi giorni dall’area conservatrice in Parlamento, la battaglia contro il ddl Cirinnà si è spostata prima nelle piazze italiane, poi nei duelli tra i camici bianchi, tra pediatri e psicologi, per tornare di nuovo in Parlamento. Senza dimenticare ovviamente le uscite di cattolici intransigenti (come l’anatema di Radio Maria) o l’ultimo avvertimento direttamente dall’Europa. Il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, in un’intervista all’Ansa ha infatti detto che con la norma sulle unioni civili e le adozioni “l’Italia non sta creando nuovi diritti, ma semplicemente eliminando la discriminazione basata sull’orientamento sessuale”. Sottolineando poi che la giurisprudenza della Corte di Strasburgo “è chiara: se le coppie etero non sposate possono adottare i figli del partner, lo stesso devono poter fare le coppie dello stesso sesso”.
Il punto di maggiore scontro sembra essere ancora una volta quello sulla stepchild adoption, una discussione che si protrae ormai da giorni e che sta facendo vacillare anche la maggioranza.
L’affondo è arrivato dal segretario Udc Lorenzo Cesa, che ha minacciato una crisi di governo: “Se dovesse esserci un asse tra Pd e M5s sulle adozioni, l’Udc ne prenderà atto” e “non ci resterà altro da fare che uscire dalla maggioranza”. L’altra parte dei ‘centristi’ al Governo, quella dell’Udc di Alfano prova invece a mediare: “Io sono tra i favorevoli” all’approvazione di un testo sulle unioni civili “se si tolgono le adozioni, perché io sono a favore dei diritti delle coppie, anche omosessuali. Sono assolutamente aperto. Mi rendo conto che ci vuole un rafforzamento dei diritti, rispettare le affettività di tutti e anche difenderle patrimonialmente, ma che c’entrano le adozioni? Dividiamo i campi”. Dice il ministro dell’Interno Angelino Alfano. E su una probabile crisi di Governo il numero due di palazzo Chigi sostiene: “Io non ho mai minacciato la crisi di governo perché attiene una questione di coscienza, e perché un grande partito come la Dc, che aveva 300 e più parlamentari e non 30 come noi, subì l’aborto e subì il divorzio perché il Parlamento non lo puoi fermare quando la maggioranza decide di andare in una direzione. La Dc non bruciò né il governo né le istituzioni”.
Dall’altro lato arriva però arriva il rimbrotto ad Alfano, il fuoriuscito dall’Ncd, Gaetano Quagliariello ha infatti sostenuto: “Non ha alcun senso evocare il comportamento della Dc in occasione della legge sul divorzio, dal momento che in termini politici il problema è esattamente speculare. La Dc era infatti il partito egemone nell’area governativa, e cercava in tutti i modi di difendere la sua egemonia. In questo caso, invece, l’egemonia che rischia di affermarsi è quella di una cultura falsamente laicista già denunciata da Pasolini, e un piccolo partito, che peraltro ogni giorno rivendica una presunta autonomia, invece di esortare addirittura il partito di maggioranza a farsi partito della nazione, dovrebbe fare di tutto per ostacolare questa deriva. Soprattutto se, come più volte affermato dal ministro Alfano, si ritiene che in gioco ci sia la civiltà”. Per Quagliariello “l’unico risultato politicamente tangibile dell’atteggiamento di Ncd sarà non la caduta del governo ma il fallimento di Area Popolare”. “Il rischio – conclude Quagliariello – è ben documentato dalle posizioni assunte oggi dall’Udc che, a quanto mi pare di ricordare, salvo quando vi siano posti di governo da occupare, faccia parte di Area Popolare”. Ma l’opposizione al ddl non si ferma alle dichiarazioni e ai punti di vista, ben quaranta senatori hanno annunciato ricorso al ddl. “L’iter del ddl Cirinnà ha fatto a pezzi l’articolo 72 della Costituzione”: è la tesi del ricorso presentato da Andrea Augello, Luigi Compagna, Carlo Giovanardi e Gaetano Quagliariello (tutti del movimento Idea) e Mario Mauro (Popolari per l’Italia) alla Consulta sollevando un conflitto di attribuzione, al quale hanno aderito altri 35 senatori dell’area di centrodestra. “Il testo sulle unioni civili, che si sta discutendo in aula è stato sottratto all’esame della commissione Giustizia, inficiandone in radice la legittimità e quindi ponendosi in contrasto con l’articolo 72 della Costituzione e con le regole che sovrintendono al procedimento di formazione delle leggi”.
Da parte socialista invece non ci sono dubbi. La legge sulle unioni civili “va bene integralmente, anche se l’Ncd non la voterà; va bene che ci sia una maggioranza diversa per votarla”. Lo ha detto il viceministro alle Infrastrutture e segretario del Psi Riccardo Nencini ,questo pomeriggio a Firenze, a margine di un convegno sulla figura di Pietro Nenni. “Noi – ha aggiunto – la votiamo così com’è”.
Intanto però il partito democratico corre ai ripari e si delineano i primi emendamenti al ddl Cirinnà su cui c’è accordo nel Pd, e che i Dem intendono proporre anche agli alleati. Essi accentuano – secondo quanto riporta l’Ansa – le differenze tra unioni civili e matrimonio, ed espungono alcuni errori del testo, dovuti ai troppo riferimenti del ddl alle norme sul matrimonio. Uno di questi è la previsione che le unioni civili sono nulle se uno dei partner è omosessuale.
Dal punto di vista politico quindi la situazione è in continuo progresso e si attende che il Pd metta in atto una nuova strategia per non cadere in fallo proprio su una delle leggi più attese degli ultimi anni.
Dal punto di vista scientifico invece, il presidente della Società italiana pediatria, Giovanni Corsello, fa un passo indietro rispetto alle dichiarazioni dei giorni precedenti, e dichiara: “La Legge sulle unioni civili si deve fare e così anche la parte relativa alla ‘stepchild adoption’”. E sottolinea per quanto riguarda la norma sulle adozioni: “Trovo che sia assolutamente utile in questi casi una normalizzazione nel quadro anche legislativo che metta questi bambini che hanno già superato queste problematiche nelle condizioni di andare avanti con il massimo della serenità”. La dottoressa Margherita Spagnuolo Lobb, psicoterapeuta e direttore dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, mette invece l’accento su quello che è stato definito “amore contro natura”:
“La società stenta a mettersi al passo con l’evoluzione dell’antropologia umana. Così si arrocca su concetti che ormai sono obsoleti: l’amore naturale o contro natura, per esempio. E l’amore di un uomo che violenta brutalmente la propria donna (fatti di cronaca che sono all’ordine del giorno ormai) è più naturale dell’amore rispettoso di una donna verso la compagna?”. “La natura – precisa l’esperta – come la società, non ci protegge più, non è un concetto a cui possiamo fare riferimento. Forse l’amore che trascende i sessi e le situazioni è un concetto a cui oggi possiamo fare riferimento”.

Napoli. Ncd partecipa
a primarie Centrosinistra

BASSOLINOAlle primarie di coalizione in vista delle comunali di Napoli parteciperà anche Ncd, in sintonia con lo schema politico che sostiene l’alleanza di governo nazionale. Lo rende noto l’ufficio stampa del Pd di Napoli, sottolineando che il Nuovo Centrodestra ha aderito alla coalizione già composta da Pd, Psi, Verdi, Scelta Civica, Idv, Repubblicani democratici, Ricostruzione democratica, Centro democratico e Udc.

Nel corso dell’incontro svoltosi ieri, «le forze politiche hanno elaborato le linee generali del regolamento per le primarie di coalizione, testo che nei prossimi giorni sarà definitivamente approvato negli organismi dei singoli partiti». A questo punto c’è solo da chiedersi quando Alfano toglierà definitivamente il nome “centro-destra” dal simbolo. Nel frattempo non si fanno attendere la reazione dell’ex alfaniano Quagliariello che in una nota ufficiale annuncia la nascita di un novo movimento di centro-desta.

“Dopo l’ingresso nella Giunta Crocetta in Sicilia, Ncd partecipa alle primarie della sinistra a Napoli e la notizia la dà il Pd. Il quadro è ormai chiaro”, il commento dell’ex Ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello, che proprio in questi giorni ha lanciato il nuovo movimento politico “Idea”, preannunciando un ‘rapporto privilegiato’ con il candidato sindaco Gianni Lettieri in vista delle elezioni nel capoluogo partenopeo.

Anche il PSI ha confermato la sua partecipazione. ‘Alle primarie per il sindaco di Napoli ci saremo anche noi e con un nostro candidato. Lo abbiamo deciso nella riunione della Direzione Nazionale riunitasi oggi. Consiglio intanto di lavorare – ha dichiarato il segretario del partito, Riccardo Nencini, durante la riunione che si è svolta oggi a Roma – a un progetto credibile per il governo della citta’. Data e regole delle primarie andranno fissate in accordo con l’intera coalizione per evitare i ‘balletti’ che caratterizzarono le primarie alle regionali. Ricordo che a Napoli e in Campania il Psi è la terza forza di centrosinistra. Sbagliato fare i conti senza l’oste’.

Intanto la Ipr Marketing ha realizzato un sondaggio tra gli elettori del Partito Democratico, scartando sia quelli di centro destra sia quelli che esprimono le loro preferenze per altri partiti della coalizione di centro sinistra; in tutto si sono espresse ottocento persone che hanno contribuito a chiarire qual è l’idea della base del Pd sulla questione Bassolino e sulla vicenda-primarie in generale. Infatti il 77% del popolo democratico ha espresso una posizione favorevole nell’aspirazione di “Don Antonio” (Bassolino, ndr) di candidarsi alle primarie.

Solo una piccola porzione di elettori Pd, ovvero il 10%, avrebbe preferito un nome calato dall’alto, anzi deciso direttamente dal segretario-Premier Renzi. Appena il 4% preferirebbe che il nome fosse imposto direttamente dalla dirigenza cittadina del partito: per tutti gli altri le primarie sono determinanti. Anche sulla questione della possibile incandidabilità di chi è già stato sulla poltrona di primo cittadino, i napoletani interpellati da Ipr hanno mostrato idee chiare: solo il 20% degli intervistati ritiene valida la norma, ancora allo studio, sulla possibile incandidabilità.

Francesco Brancaccio

Unioni civili. Il nuovo testo infiamma ancora gli animi

Unioni civili-ScalfarottoIl Partito democratico accelera sul tema delle unioni civili. I parlamentari del Pd hanno scritto un nuovo testo di legge da presentare agli alleati del governo e alle Camere. La nuova formula, sempre firmata dalla senatrice Monica Cirinnà, accontenta l’area cattolica del Pd, mentre non trovano lo stesso consenso negli altri partiti di maggioranza. Sul tema si sono espressi il segretario del Psi, Riccardo Nencini secondo cui “la priorità è portare in Aula il ddl sulle unioni civili. Non vorremmo che di fronte alle aperture liberali della Chiesa, il Parlamento fosse più retrivo”, e Pia Locatelli, deputata socialista e presidente onoraria dell’Internazionale Socialista Donne che non parla di accelerazione, ma di “netto e spaventoso ritardo rispetto alle istanze dei cittadini, alla realtà del Paese e a quanto avviene nel resto dell’Europa”. 

Continua a leggere

Intercettazioni e carcere, maggioranza divisa

Pdl-IntercettazioniUn emendamento al ddl sul processo penale, lunedì in Aula, a firma NCD, approvato nottetempo, prevede il carcere in tema di intercettazioni. Una norma eccessiva che non sembra piacere né al ministro Orlando né alla relatrice del provvedimento, ma che è invece difesa dal partito di Alfano. Duri i 5 Stelle che parlando di ‘legge bavaglio’ mentre il socialista Buemi critica “i colpi di mano notturni”, invita alla cautela quando si tratta di diritto all’informazione e prevede modifiche al Senato.

IL CASO CROCETTA
Com’era prevedibile, l’intercettazione tra il Presidente della regione Sicilia, Crocetta e il suo medico personale Tutino – anche se forse neppure esiste – con le frasi terribili di costui su Silvia Borsellino e il presunto silenzio dello stesso Crocetta, hanno riacceso lo scontro mai sopito sul tema delle intercettazioni. La stretta alla diffusione delle intercettazioni che riguardano “terzi” è nell’agenda del Governo da tempo, ma sarebbero stati proprio gli ultimi eventi che avrebbero dato la spinta finale al giro di vite.

Questa volta l’oggetto dello scontro è un emendamento al Disegno di legge sul Processo Penale, a firma di Alessandro Pagano (Ncd-Udc), che arriva a prevedere come sanzione il carcere per “chiunque diffonda, al fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, riprese o registrazioni di conversazioni svolte in sua presenza e fraudolentemente effettuate, è punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni. La punibilità è esclusa quando le riprese costituiscono prova nell’ambito di un procedimento dinnanzi all’autorità giudiziaria o siano utilizzate nell’ambito di esercizio del diritto di difesa”.

PIÙ DIFFICILE L’INCHIESTA GIORNALISTICA
A parte la debolezza del testo – lega la sanzione alla intenzionalità del danno che difficilmente può essere accertata – una norma di questo genere renderebbe assai difficile raccogliere testimonianze che si sono rivelate preziose per illustrare reati e malcostume soprattutto nell’ambito pubblico. Il testo sembra quasi scritto per impedire che continuino a fare il loro meritorio lavoro di denuncia trasmissioni di inchiesta come Report di Milena Gabanelli e neppure di venire a conoscenza delle telefonate tra il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il generale della GdF, Adinolfi circa la presunta incapacità a governare di Enrico Letta.

Gli esempi sono davvero tanti. Li ricorda Il Fatto quotidiano scrivendo che “il provvedimento va a colpire direttamente la pubblicazione di materiale raccolto all’insaputa dell’interlocutore e dunque potrebbe interessare molte delle inchieste giornalistiche che non diventano necessariamente prova in un processo penale. Ad esempio i servizi con telecamera nascosta per vedere lo stato dei cantieri di Expo 2015 a pochi giorni dall’inaugurazione, il viaggio dei migranti al confine per lasciare l’Italia oppure le denunce dei “pianisti” in Parlamento grazie a video “rubati”. Non sarebbe più possibile nemmeno la pubblicazione delle immagini del lobbista che si incontra con i deputati a Montecitorio, diffuso ai tempi dal Movimento 5 Stelle e ripreso da vari giornali. Nel mirino però ci potrebbero essere non solo i reportage su scandali o corruzione, ma anche i servizi di tipo politico. E qui la lista si fa lunga: il famoso ‘fuorionda’ dell’intervista di Gaetano Pecoraro su La7 all’ex M5S Giovanni Favia; gli ‘sfoghi’ di Roberto Formigoni in aeroporto mentre litiga con il personale; il video di Antonio Razzi mandato in onda su La7 (‘Gli intoccabili’) che dice: ‘Per dieci giorni mi fottevano la pensione’.”

MAGGIORANZA DIVISA
Il ddl approderà in assemblea a Montecitorio lunedì 27 per l’avvio della discussione generale, ma già sono emersi distinguo e differenze profonde all’interno della stessa maggioranza.

“Ho riserve – dice il ministro della Giustizia Andrea Orlando – di carattere generale, sulle sanzioni, ho delle perplessità, delle riserve e c’è una riflessione da fare”. “Questo è un emendamento che dovremmo valutare nell’impatto complessivo, perché in generale sono contrario alle sanzioni che prevedono il carcere per veicolazione di informazioni. Va specificato che si va a colpire chi carpisce informazioni in via fraudolenta”. “Non è l’orientamento del governo prevedere la galera per i giornalisti, c’è ancora il bicameralismo, vedremo il testo finale”, aggiunge il ministro.

E se il ministro si mostra tutt’altro che entusiasta, la relatrice del ddl Donatella Ferranti (PD), si dice pronta a “piccoli ritocchi”. “La ratio di queste norme è la tutela dei privati” “nessuno vuole mettere il bavaglio ai giornalisti. Come relatore sono disponibile a riflettere su piccoli aggiustamenti che possano servire a chiarire la norma”. La modifica consisterebbe in un ritocco per chiarire che il lavoro giornalistico è fatto “salvo” e quindi “che là dove la registrazione è necessaria al lavoro giornalistico ci sia un discrimine”.

Il viceministro della Giustizia, Enrico Costa (Ncd-Udc), sembra però di tutt’altro parere e spiega che “la riforma del processo penale è un tassello fondamentale dell’attività di Governo, con un obiettivo preciso: accelerare i tempi dei processi senza compromettere le garanzie. Le norme sulle intercettazioni, contenute nel testo, sono sacrosante e le polemiche strumentali. Le intercettazioni sono strumenti essenziali per cercare le prove dei reati, non per alimentare il gossip sui giornali”.

BUEMI: IL SENATO ESISTE ANCORA
Certamente il cammino della legge non sarà agevole. Enrico Buemi, senatore del PSI, sottolinea come “una questione così seria non si possa trattare con colpi di mano notturni. I testi devono essere adeguatamente elaborati e valutati temendo conto, come giustamente sottolinea il ministro Orlando, del loro impatto sulla norma nel suo complesso. Per quanto riguarda poi le sanzioni – aggiunge – ci deve essere una particolare accortezza quando si va a toccare il diritto sacrosanto all’informazione e queste devono essere equilibrate e non immaginate come un randello da dare in testa a qualcuno.

Inutile ricordare che l’informazione svolge una funzione essenziale in un regime democratico. Dobbiamo sì, scoraggiare l’intercettazione fraudolenta, ma anche l’uso delle intercettazioni effettuate con tutti i crismi di legge che però vengono diffuse attraverso i media anche se non hanno nulla a che fare con un processo in corso e non hanno nessuna rilevanza dal punto di vista penale, ma sono in grado di arrecare danni seri alle persone. Quando la legge arriverà al Senato, che è ancora nel pieno delle sue funzioni costituzionali – conclude – daremo il nostro contributo di equilibrio e competenza per impedire che venga fatto un uso illegittimo e distorto delle intercettazioni, ma anche per garantire i principi di democrazia e trasparenza sui comportamenti di chiunque e soprattutto quando si tratta di soggetti che rivestono incarichi pubblici”.

L’ULTIMA PAROLA AL GOVERNO
Quanto però proprio alla disciplina delle intercettazioni il testo licenziato dalla Commissione ha una formulazione piuttosto vaga e lascia al Governo il compito di intervenire. “Si prevede”, recita il testo, “una revisione della disciplina delle intercettazioni telefoniche o telematiche” che possa assicurare una maggiore tutela dei diritti alla riservatezza dei “terzi estranei”, dei “soggetti soltanto casualmente intercettati” e delle conversazioni “del tutto estranee all’oggetto dell’accertamento e quindi del tutto irrilevanti”.

Durissima l’opposizione dei 5 Stelle, che definiscono la norma ‘legge bavaglio’ e accusano maggioranza e governo di aver approvato un emendamento “porcata a danno della libera informazione”. “Non volete le intercettazioni perché ne avete paura, perché avete sempre qualcosa da nascondere e da temere, la trasparenza è vostra nemica naturale”.

C. Co.

Pensioni, tutti contro
la proposta Boeri

Pensioni-InpsFlessibilità in uscita tramite il sistema contributivo, una rete di protezione sociale dai 55 anni in su come primo passo verso l’introduzione del reddito minimo garantito, contributo di solidarietà sulle pensioni più elevate: sul ‘piano Boeri’ di riforma della previdenza si accende lo scontro politico e sindacale. Pronta a discutere si dice la Cisl. “Il sistema pensionistico italiano”, afferma il segretario generale, Annamaria Furlan, “è fra i più sostenibili d’Europa ed un accesso più flessibile al pensionamento è necessario per restituire alle persone una maggiore possibilità di scelta, sia per gestire meglio le crisi economiche ed aziendali, sia per offrire ai giovani nuove prospettive di ingresso nel mercato del lavoro”. Per questo, aggiunge, “il Governo  deve convocare le Parti per individuare, insieme, una soluzione che tenga in equilibrio i conti previdenziali e le ragioni dell’equità sociale, perché non tutti i lavori sono uguali ed il ricalcolo delle pensioni col sistema contributivo per l’accesso anticipato al pensionamento provocherebbe tagli delle prestazioni, maturate dopo una vita di lavoro, compresi fra il 15 ed il 30%”.

A bocciare senza appello la proposta di Boeri è la Cgil.  Boeri “dice una cosa sbagliata – afferma la leader Cgil Susanna Camusso – vuol dire abbassare del 30-35% le pensioni più povere”. Deciso anche il no del presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano: “La nostra bocciatura è completa sul tema della flessibilità: sarebbe inaccettabile che l’anticipo dell’uscita dal lavoro fosse tutto a carico dei lavoratori con un ricalcolo contributivo dell’assegno pensionistico. Si potrebbe arrivare anche a tagli del 30%”.

Per il coordinatore nazionale della Segreteria del Psi, Gian Franco Schietroma “la proposta Boeri di riforma delle pensioni rischia di avere conseguenze inique perché, comunque, aumenterebbe la povertà dei pensionati, senza risolvere i problemi strutturali. Il Psi – aggiunge Schietroma – ritiene che si debba percorrere una strada diversa, tale da determinare finalmente un po’ di giustizia a favore dei pensionati”. Per Schietroma “sarebbe opportuno riprendere e completare l’intervento compiuto con la legge n. 127/2007, aumentando adeguatamente il prelievo sul gioco d’azzardo per estendere la platea dei pensionati beneficiari della quattordicesima, così come proposto dai parlamentari socialisti”- ha concluso il dirigente Psi.

E forte è pure l’opposizione della Lega. “Non sapevamo che Boeri fosse il nuovo ministro ombra, non sapevamo fosse compito dell’Inps legiferare. Detto questo, se intenzione del governo è tagliare del 20% o addirittura del 30% gli assegni per andare in pensione qualche anno prima rispetto alla vergognosa riforma Fornero, la Lega si opporrà a questa ipotesi” dice il capogruppo alla Camera Massimiliano Fedriga. Freddo il M5S. “Sebbene Boeri proponga il Reddito di Cittadinanza solo agli over 55, il M5S ritiene che sia riduttivo pensare di destinare una misura come il reddito di cittadinanza soltanto a una fascia di età così limitata. Segnaliamo a Boeri che l’emergenza lavoro nel Paese è ben più ampia e riguarda pure circa i 1,4 milioni di bambini che oggi non godono di alcuna tutela”, sottolineano deputati e senatori del Movimento. “Inoltre”, aggiungono, “proporre più flessibilità in uscita basandosi soltanto sul sistema contributivo significa usare la parola sostenibilità sulla pelle dei cittadini più poveri, che vedrebbero abbassarsi i loro trattamenti del 30-40%. Non si può pensare di penalizzare ancora chi lascia il mondo del lavoro prima dell’età di vecchiaia”.

Critico il vicepresidente vicario dei senatori di Area popolare Ncd-Udc, Luigi Marino. “Ormai le invasioni di campo del presidente dell’Inps Boeri non si contano più”, rileva, “a conferma della sua velleità di sostituirsi agli attuali ministri in carica del Lavoro e dell’Economia. In ordine di tempo l’ultima uscita riprende una sua vecchia idea e cioè quella di introdurre un cosiddetto contributo di solidarietà delle pensioni più alte verso quelle più basse. In realtà siamo di fronte ad una vera e propria patrimoniale, ad una tassa che colpirebbe i ceti medi innescando una guerra tra pensionati. Infatti, rimane del tutto indefinito il parametro in base al quale distinguere le pensioni alte da quelle basse”.

Redazione Avanti!