Ue, approvato l’accordo commerciale con il Canada

cetaSe l’accordo commerciale tra Canada e Ue (Ceta) avrà successo “diventerà la traccia da seguire in questo campo, altrimenti sarà l’ultimo accordo di questo genere”. Così il premier canadese Justin Trudeau in plenaria al Parlamento europeo che con 408 voti favorevoli, 254 contrari e 33 astensioni ha approvato a Strasburgo il Ceta. “E’ più facile parlare dei problemi che risolverli, più facile distruggere che costruire, ma con il Ceta abbiamo costruito qualcosa di importante, soprattutto in questo momento”, ha aggiunto Trudeau. L’accordo “apre la porta a nuovi mercati”, a un commercio che “deve essere libero ed equo”. In questo “momento grande preoccupazione”, sostiene Trudeau, è stato varato “uno degli accordi commerciali più progressisti del mondo e tutti i nostri cittadini ne trarranno beneficio”.

Soddisfazione anche del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per il quale “l’Europa fa un passo avanti verso il Ceta con il Canada e dimostra che ha un ruolo da svolgere contro i protezionismi”. Dalla Commissione europea e intervenuta la Commissaria al commercio Cecilia Malmstroem: “Questo è un accordo che riguarda anche i nostri valori”, ha affermato, intervenendo nella plenaria di Strasburgo prima del voto sul Ceta. “Il Canada – ha insistito – è un paese democratico che condivide gran parte dei nostri valori, hanno un settore pubblico forte e sono impegnati con noi per lavorare per modellare la globalizzazione”. Nel suo discorso. Malmstroem ha voluto sottolineare i benefici per le pmi, soprattutto del settore tessile e calzaturiero, ha promesso a breve delle misure di tutela per il settore bovino, rispondendo ad una preoccupazione francese, e ha sottolineato la trasparenza assicurata dal metodo negoziale adottato con il Canada.

Preoccupazione invece arriva da parte dei Verdi. Angelo Bonelli e Fiorella Zabatta, coordinatori dell’Esecutivo Nazionale dei Verdi affermano che sono molti i motivi per non satre traquilli. “Innanzitutto – dicono – l’accordo non vieta l’ingresso di alimenti contenenti OGM e sostanze chimiche tossiche, dando il via libera a una deregolamentazione ampia e irreversibile”

IL TESTIMONE

draghi 3Una giornata segnata dalla debolezza delle borse europee che riprendono fiato dopo la testimonianza del governatore della Bce Mario Draghi alla Commissione per gli affari monetari ed economici del Parlamento europeo.
Le affermazioni di Draghi guardano a un miglioramento della situazione economica dell’Eurozona, ma restano comunque caute al riguardo.
La “ripresa resistente” con l’aumento negli ultimi due anni del pil procapite del 3% nell’eurozona, il sentimento economico al top da 5 anni e la disoccupazione al 9,6%, il livello più basso da maggio 2009, “sono passi nella giusta direzione ma sono solo i primi passi”, afferma il presidente della Bce all’Europarlamento, sottolineando che “dobbiamo continuare su questa strada”. “Le decisioni di politica monetaria prese in dicembre”, ha quindi sottolineato, “sono quelle giuste nel contesto attuale”. Rispondendo a una domanda sulla possibilità di un ritorno al protezionismo a livello globale afferma: “Guardiamo con preoccupazione a annunci di potenziali misure protezionistiche”. E sull’Europa ha aggiunto: “L’Ue è stata creata sulle basi del libero scambio – dovremo giudicare quando vedremo quello che è stato annunciato”.
“L’idea di ripetere le condizioni che hanno portato alla crisi finanziaria è qualcosa di molto preoccupante”, e “l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è l’allentamento delle regole”. È il monito del presidente della Bce in riferimento all’intenzione Usa di modificare le regole del settore finanziario. “Il fatto che non abbiamo visto svilupparsi rischi per la stabilità finanziaria è una ricompensa per le azioni intraprese da regolatori e legislatori sin dallo scoppio della crisi”, ha sottolineato.
“Diversamente da una percezione diffusa, le condizioni economiche dell’eurozona sono stabilmente migliorate” ma “i rischi per le previsioni dell’eurozona restano al ribasso e sono prevalentemente legati ai fattori globali”. Draghi spiega che le decisioni di dicembre “definiscono un equilibrio tra la nostra fiducia crescente” sulle prospettive dell’eurozona, e “allo stesso tempo, alla mancanza di un chiaro segno di convergenza dei tassi d’inflazione”.
L’inflazione in aumento, infatti, sta causando frustrazione in alcuni Paesi – in testa la Germania – mentre la lenta uscita dalla crisi finanziaria sta alimentando un intenso mormorio sull’integrazione europea. Non aiuta poi la presidenza della Casa Bianca di Donald Trump che sta minacciando di strappare gli accordi commerciali già esistenti, e l’incertezza politica del Vecchio Continente che vede dopo anni alle elezioni europee di quest’anno un’ascesa di partiti estremisti.
Draghi ha anche espresso le sue preoccupazioni sul “pericolo populista” che minaccia l’abbandono dell’euro, ricordando il Trattato di Maastricht che fu una “decisione coraggiosa” e “segnò ‘una nuova tappa nel processo dell’integrazione europea’”. Alla vigilia del 25esimo anniversario dello stesso Trattato, Draghi ricorda che “con la moneta unica abbiamo forgiato bond che che sono sopravvissuti alla peggiore crisi economia dalla Seconda guerra mondiale”. “È facile sottostimare la forza di questo impegno” politico, ha ammonito, “che ci ha tenuto insieme per 60 anni” in “tempi difficili”.
“L’euro è irrevocabile, questo dice il Trattato”, afferma durante il suo intervento all’Europarlamento e quanto a un’Unione a più velocità, Draghi, dopo aver rilevato che “non è ancora chiaro” che cosa è stato detto a Malta, ha osservato: “È un concetto ancora da sviluppare, una visione appena abbozzata su cui non sono in grado di esprimere alcun commento, almeno al momento”. “Non siamo manipolatori della moneta”. Così, in italiano, il presidente della Bce Mario Draghi ha risposto all’eurodeputato Marco Zanni (Enf) sulle critiche alla Bce del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. “Le politiche monetarie fatte riflettono le diverse posizioni nel ciclo economico dell’eurozona e degli Usa”, ha sottolineato, ricordando che nel 2013 il tasso di cambio euro/dollaro era a 1,40 e che già allora la Germania aveva un surplus commerciale del 6% con gli Usa.
Nonostante l’intervento incoraggiante di mario Draghi, Piazza Affari dopo essersi ripresa continua la sua discesa (-1,9%) e resta la piazza peggiore in Europa. Ad appesantire il Ftse Mib sono dalla mattina i titoli del comparto bancario, con le azioni di Unicredit che nel giorno dell’avvio dell’aumento di capitale flettono del 5% (-14% i diritti). Male anche Bper (-5,7%), Banco Bpm (-4,5%), Mediobanca (-3,3%), Fineco (-3,4%), Ubi (-3%). In calo anche Unipol (-4%) e Unipolsai (-3,1%). Giù Leonardo (-2,8%) e Generali (-2,9%). Fanno bene solo Cnh (+3,1%) e Telecom.
(+1,5%).
Ma a preoccupare ancora di più è la corsa al rialzo dello spread. Il differenziale di rendimento tra il Btp e il Bund vola a 200 punti base, toccando questa soglia per la prima volta da febbraio 2014. Il tasso sul decennale del Tesoro cresce al 2,35%. A pesare non solo l’incertezza economica, ma anche l’approssimarsi del pronunciamento di Moody’s, che ha un outlook negativo sul rating Baa2, atteso per venerdì 10 febbraio.
In cattive acque sullo spread con l’Italia anche la Francia. Dopo che la leader del National Front, Marine Le Pen, nel suo discorso elettorale ha annunciato che se diventerà presidente negozierà l’uscita della Francia dall’euro, lo spread Francia-Germania — ovvero il differenziale di rendimento tra i titoli decennali francesi e quelli tedeschi — si è allargato a 72 punti base, col tasso sul titolo francese a 10 anni all’1,10%, ai massimi da marzo 2013.

Agropirateria: i disastri
della contraffazione

contraffazione-alimentareMolti prodotti dell’agroalimentare e fiore all’occhiello della nostra economia sono da sempre oggetto di falsificazioni da parte di “personaggi” privi di onestà e alla continua ricerca di facili guadagni sulla pelle dei consumatori…

La contraffazione alimentare causa dei veri disastri al nostro Paese, ai consumatori e ai produttori che operano con professionalità. La lotta all’agropirateria non ha sosta, anzi, si intensifica diventando sempre più capillare ed efficace. I dati diffusi dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali riguardanti il 2016 rappresentano le nostre istituzioni e le forze dell’ordine in sinergia per reprimere un fenomeno spregevole, che nonostante l’impegno profuso non dà però cenno di diminuzione. Ma, oltre ogni rassicurante performance di cifre e di dati è importante denunciare che l’agropirateria è un “virus” ambiguo e reattivo, che si propaga metodicamente e verso il quale occorre una terapia sistemica! E se da un lato le battaglie vinte sono non indifferenti – “la guerra” in sé procede ed è combattuta ogni giorno! Una tenzone non semplice da osteggiare, anche perché in ballo ci sono un mucchio di soldi, e le troppe-tante organizzazioni dedite al malaffare lo sanno e son disposte a tutto pur di far cassa!

Del resto, per “spargere il sale” sulle frodi alimentari ci vorrebbe una provvidenziale bacchetta magica! In ogni caso le autorità non si perdono d’animo. È importante, infatti, non “mollare la presa” – sia per tutelare i consumatori che i produttori – nel concreto coraggiosamente in prima linea con le loro aziende. Oltre a sgominare clan e associazioni dedite alle più impensabili falsificazioni, bisogna dotare i consumatori di tutte quelle competenze atte a riconoscere i prodotti alimentari mendaci. A tal proposito l’informazione gioca un ruolo chiave – unitamente alle istruzioni per tenersi alla larga dai pericoli che serpeggiano nel mare magnum delle attività fraudolente. Rischi pesanti, poiché un prodotto taroccato che cerca di emulare l’originale è spesso manipolato in habitat insalubri ed è quindi un’insidia sibillina per la salute! D’altro canto è intuibile che “un fruitore” informato attuerà in primis un servizio pro domo sua, poi un proficuo passaparola – in più un aiuto nei confronti delle attività di categoria, che nei loro marchi investono ricerca e capitale!

Da tener conto, che la crisi economica globale ha permesso all’agropirateria di affondare le radici in una realtà che proprio il gap finanziario ha reso più fragile. Si tratta realmente di un’emorragia copiosa e affatto semplice da tamponare –, che fa eco a un comprensibile senso di frustrazione “assaporato” da chi ogni giorno produce alimenti all’insegna della qualità. Ma quali sono i prodotti più contraffatti – semmai si potesse stilare una sorta di blacklist? Purtroppo, le “attività” illecite su questo versante non fanno sconti a nessuno – quindi formaggi, insaccati, salumi, vini, aceti, oli, pasta, riso, conserve di pomodoro e i vari derivati del latte. L’obiettivo dei predoni agroalimentari è lucrare, arricchirsi cinicamente innescando – come conseguenza tout court – smisurati danni economici sia in Italia che all’estero sino all’inevitabile decadimento d’immagine del prodotto autentico!

Facendo due conti, per chi delinque, si tratta di un volume di affari che frutta parecchi milioni di euro – cifre incredibili e soprattutto… esentasse! E il consumatore, e vale a dire colui che di buon mattino va a fare la spesa al mercato è il primo che dovrebbe indignarsi davanti a questo sudiciume, e nel suo piccolo – dopo l’inziale disgusto – operare affinché il falso finisca al macero prima che sulle tavole, ad esempio, segnalando all’autorità competente merce o alimenti visibilmente sospetti. Tradotto – accertato che le istituzioni svolgono il loro lavoro incessantemente – chi consuma è chiamato in causa a dar una mano, in quanto oltraggiato dai malfattori! Obiettivamente la lotta alle frodi è collegiale e impostata su vasta scala – impiegando provvedimenti, misure precauzionali, l’applicazione dell’etichettatura obbligatoria (che tutela i consumatori fino alla distribuzione), e il riconoscimento a livello comunitario dei prodotti a denominazione di origine (DOP, IGP, STG e DOC per i vini). E ciò, come detto in precedenza, va benissimo ma è determinate mettere in atto un “gioco di squadra” tra produttori e l’anello finale della filiera, cioè il consumatore – perché il fine è univoco e viaggia sotto il vessillo della correttezza e dell’onestà.

Ogni anno l’Italia perde una valanga di soldi a causa dell’agropirateria internazionale, che nel concreto genera un business di proporzioni inaudite e una perniciosa economia illegale parallela. E tutto ciò perché il Made in Italy è icona di prestigio a livello mondiale – per cui i nostri marchi più rappresentavi sono quelli più bersagliati dagli imbroglioni, che senza esitazioni mettono sul mercato i cloni dei brand originali! Bisogna correre ai ripari investendo in prevenzione intelligente, e allo stesso tempo auspicando tolleranza zero verso chi infrange la legge! Prevenire – si diceva poc’anzi – ma come? Certamente con l’ausilio dell’informazione e non soltanto quella di nicchia ma altresì quella diffusa – in quanto una comunicazione tempestiva e aggiornata è decisiva nella lotta alla contraffazione. È poi utile che tutte le misure economiche, legislative, tecniche e di formazione siano a messe a disposizione per debellare questa sorta di “metastasi” che svilisce una sponda (n.d.r. agroalimentare) sostanziale per il nostro futuro. Lasciando che sul mercato imperversino prodotti falsificati privi di ogni tracciabilità, si compromette un bacino produttivo che è una risorsa inestimabile con molteplici opportunità di crescita e di sviluppo – primo su tutti il lavoro – ovunque sempre più in calo e tratteggiato dalle torbide sfumature della precarietà.

Stefano Buso

Accordo per fermare rotta Italia-Libia, ora tocca all’UE

mogherini-gentiloniA Malta l’Italia punta a un appoggio europeo per fermare i migranti in arrivo dal Mediterraneo. “Mi aspetto un fortissimo sostegno” all’accordo Libia-Italia sui migranti, ha detto prima dell’inizio del vertice l’Alta Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza Federica Mogherini, riferendosi all’intesa firmata ieri a Roma tra il premier Paolo Gentiloni e il premier libico Fayez al-Serraj. L’accordo, ha detto Mogherini, “si inquadra perfettamente nelle politiche europee costruite in questi mesi con la Libia: sia sul salvataggio di vite in mare che sul lavoro nei centri all’interno della Libia”.
“Sono convinto che ieri si sia aperta una pagina nuova nella vicenda dei flussi migratori – ha detto dal canto suo Gentiloni – possiamo dire all’Unione che la nostra parte l’abbiamo fatta e ora ci aspettiamo che da parte dell’Europa ci sia un sostegno”. Ha poi aggiunto il presidente del Consiglio: “Perché è una fase che
noi in parte possiamo affrontare da soli, con risorse italiane, con la collaborazione delle nostre istituzioni con le autorità libiche, ma servono anche risorse europee e impegni europei”.
Infatti ieri a Roma Gentiloni ha portato a casa un risultato storico firmando con il premier libico Sarraj il Memorandum d’intesa per fermare l’immigrazione illegale, il traffico di esseri umani e il contrabbando tra le sponde sud e nord del Mediterraneo. Otto articoli per mettere nero su bianco l’impegno di Tripoli a controllare le sue coste e quello italiano ad aiutare il partner nel monitoraggio delle frontiere sud, quelle da cui entrano i migranti africani che sognano di raggiungere l’Europa.
Tale intesa rappresenta un ulteriore tassello dello storico coinvolgimento in Libia dell’Italia, unico Paese occidentale ad aver riaperto finora la propria sede diplomatica a Tripoli, ha ricordato Gentiloni, sottolineando tuttavia che si tratta soltanto di “un pezzo del progetto che dobbiamo sviluppare”. Adesso “serve un impegno economico dell’Unione Europea”, ha avvertito Paolo Gentiloni, che sarà a Malta per il vertice europeo informale dedicato proprio alla crisi migratoria. Per fare “l’ambasciatore di questo memorandum” e promuovere “ulteriori passi in avanti”. L’accordo fra Gentiloni e Sarraj arriva in un momento particolare: oggi il presidente del Consiglio italiano sarà a Malta per un summit dell’Unione Europea incentrato sull’immigrazione, e ci si aspetta che l’accordo con la Libia entrerà nel dibattito.
L’accordo Roma-Tripoli ha ricevuto il plauso dell’Ue. Adesso l’obiettivo di “fermare i flussi di migranti irregolari è a portata di mano”, ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, aggiungendo di aver concordato con Francois Hollande e Angela Merkel “di sostenere l’Italia in questa nuova cooperazione”.
Quasi un anno fa l’Ue si accordava con la Turchia per chiudere la rotta balcanica, e tale intesa ha abbattuto i flussi migratori del 98%. “Ora è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all’Italia” e “posso assicurare che possiamo riuscirci”, ha affermato Tusk dopo aver “parlato a lungo con Gentiloni” ed aver incontrato al Serraj a Bruxelles, prima della tappa romana. Adesso i riflettori si spostano su La Valletta, dove i 28 dovranno trovare l’accordo politico sul da farsi, sapendo che le nuove regole per l’asilo europeo e le ricollocazioni dei rifugiati potranno sbloccarsi solo dopo che si sarà ripreso il controllo della frontiera esterna, pur mantenendo il difficile equilibrio con il principio del rispetto dello stato di diritto.
I passi operativi della Ue saranno poi discussi nel Consiglio Esteri di lunedì.

Il Governo sfida l’Ue sulla manovra correttiva

commissione europaIl governo è pronto a lanciare la sfida Bruxelles sui conti pubblici e sulla eventuale manovra aggiuntiva. Si parla di clima positivo, ma in realtà sembra un dialogo tra sordi. Lo scontro è tra la Commissione che attende a breve una risposta dal governo italiano sui numeri della manovra e lo stesso esecutivo italiano che sembra intenzionato a resistere. Sullo sfondo anche la durata della legislatura la cui scadenza naturale è nel 2018, ma il cui prosieguo è minato dal nutrito partito del voto subito. O quantomeno del voto al più presto. E tra questi anche la maggioranza di Pd.

Intanto la Commissione europea si aspetta dall’Italia una risposta “precisa” alla lettera con cui le chiede una correzione dei conti dello 0,2%, e il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan assicura che arriverà in tempo per il primo febbraio, come da richiesta. Ma al momento le opzioni del se e come intervenire restano tutte aperte. L’incertezza politica aumentata dopo la sentenza della Consulta sulle legge elettorale. Lo spread è tornato ai massimi dal 2015 e rende più difficile la partita con la Ue. E alla possibilità di una procedura di infrazione per deficit eccessivo paventata in questi giorni, ha risposto lo stesso ministro del Tesoro. “Una procedura d’infrazione – ha detto – sarebbe un grosso problema in termini di reputazione che l’Italia ha costruito, sarebbe un’inversione a U rispetto a quello che è stato costruito fino ad adesso”.

Il confronto tra Padoan e il commissario agli affari economici Pierre Moscovici è costante, ma Bruxelles non ha intenzione di ammorbidire la sua richiesta che già è frutto di un lavoro diplomatico di mesi di limature portato avanti dal Mef, visto che nell’opinione di novembre si evidenziava uno scostamento superiore allo 0,2%. “La lettera è là, le cifre anche, le risposte sono attese”, ha detto Moscovici.

Il premier Paolo Gentiloni da Madrid si dice fiducioso in una “Ue non sorda e cieca su terremoto” e conferma: “Rispetteremo le regole ma no a manovre depressive”. “In Italia – ha puntualizzato Gentiloni – non c’è alcuna instabilità, c’è un governo passato purtroppo attraverso la sconfitta del referendum, che lavora in continuità con il governo che ha operato per due anni, ne sviluppa le scelte programmatiche, fa le scelte che in questa fase bisogna fare. L’Italia è un Paese stabile che lavora in continuità con il governo precedente”

“Confido che l’Unione europea non sarà affatto sorda e cieca di fronte alle circostanze eccezionali” affrontate dall’Italia, “altrimenti farebbe un pessimo servizio innanzitutto a se stessa”, ha aggiunto Gentiloni in conferenza stampa facendo riferimento implicito al terremoto. Italia e Spagna – ha detto il premier – hanno un punto in comune, l’interesse ad avere da parte dell’Ue la consapevolezza dell’importanza di mettere il tema della crescita al centro delle nostre politiche con ragionevolezza e flessibilità”.

Pier Carlo Padoan ha confermato che “la risposta alla Commissione europea arriverà in tempo, in base alla richiesta della Commissione europea”. Così Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia, ha risposto entrando all’Eurogruppo a chi gli chiedeva quando arriverà la risposta italiana alla richiesta di aggiustamento dei conti pubblici arrivata da Bruxelles Sul modo in cui la Commissione tratta le spese per il terremoto, ha detto Moscovici, “non c’è nulla di nuovo”. L’Italia, ha ricordato, “ha già beneficiato di flessibilità sui conti pubblici per investimenti, riforme strutturali, rifugiati, dato che è un paese in prima linea su questo, per i terremoti: è chiaro che tutto questo è già integrato nella discussione con l’Italia”. Per quanto concerne le spese per i danni dei terremoti “ci sono elementi una tantum ed elementi strutturali nella misura in cui deve essere fatta della prevenzione con l’obiettivo di limitare i danni dei terremoti, qui non c’è nulla di nuovo e non ha senso speculare”. La Commissione europea, ha aggiunto il responsabile degli affari economici, ha già mostrato di essere flessibile e continuerà a esserlo, ma in ogni caso la questione degli elementi congiunturali e degli elementi strutturali delle spese per i terremoti non è nella discussione”. Moscovici ha concluso dichiarandosi ottimista sulle conclusioni del “dialogo” in corso con Padoan: il ministro italiano “vuole trovare soluzioni con noi, non dobbiamo essere preoccupati, troveremo una soluzione con l’Italia, che è un paese importante della zona euro, abbiamo bisogno dell’Italia nella zona euro”.

Punta il dito contro l’elevato debito il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis. La Commissione Ue, ha detto,  si aspetta che l’Italia prenda “impegni chiari” e “dettagli misure” precise nella lettera con cui risponderà alla Ue. “L’Italia ha un debito molto alto che non è sceso negli ultimi anni, quindi stiamo valutando la conformità con la regola del debito”.

Redazione Avanti!

Dieselgate. Continua il braccio di ferro Berlino-Fca

dieselContinua il braccio di ferro sul dieselgate. La Germania insiste infatti sulla richiesta di richiamare i modelli diesel di Fca. Nel mirino del governo tedesco ci sono Fiat 500, Doblò e Jeep Renegade. Per questo modelli il ministero dei Trasporti chiede alla Ue di porre delle modifiche in quanto le loro emissioni sarebbero superiori ai limiti imposti dalle norme europee. Lo ha chiarito oggi il portavoce del ministero, in conferenza stampa a Berlino. “I modelli testati sono Fiat 500, Fiat Doblò e Jeep Renegade”, ha detto. Anche la portavoce della Commissione europea per l’Industria, Lucia Caudet, ha ribadito la richiesta all’Italia di presentare “risposte convincenti al più presto. Il tempo si sta esaurendo, perché vogliamo concludere le discussioni sulla conformità della Fiat a breve”. La Commissione europea starebbe, infatti, cercando di fissare una data per un incontro con le due parti per gli inizi di febbraio, perché è intenzionata a chiudere il dossier entro le prossime settimane.

Fonti europee riferiscono che in mancanza di una risposta dell’Italia Bruxelles potrebbe intraprendere azioni, che potenzialmente includono anche la procedura di infrazione. Secondo il ministero tedesco ci sarebbe uno scostamento tra dati “reali” e valori in fase di omologazione a causa di un software che interverrebbe sulla cosiddetta “finestra termica”. Vale a dire nel range di temperature entro le quali è lecito che la centralina di gestione motore disattivi i sistemi di trattamento dello scarico onde evitare danni dovuti, per esempio, dalla condensa.

Si tratterebbe dunque di un sistema come quello usato da Vw quando è scoppiato il caso dieselgate. “Al giorno d’oggi – ha insistito il portavoce – non ci sono prese di posizione e risposte dell’Italia”, alle richieste delle istituzioni europee sui risultati dell’inchiesta degli enti tedeschi sulle violazioni in materia di emissioni delle auto Fca. “Quando dopo più mesi non ci sono reazioni, né alle nostre domande né a quelle della Ue, questo non rende certo felici”, ha concluso. “La richiesta della Germania alla Ue di una campagna di ritiro delle Fca è totalmente irricevibile” ha commentato Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. “Abbiamo accettato di istituire una commissione di mediazione presso la Commissione europea a Bruxelles esattamente perché non abbiamo niente da nascondere. I nostri test – ha aggiunto Delrio – dimostrano che non esistono dispositivi illegali e comportamenti anomali. Questa interpretazione della Germania va contro le regole che ci siamo dati, di responsabilità di ogni nazione verso le proprie case produttrici. Noi non abbiamo chiesto nessuna ulteriore indagine da parte di Volkswagen, ci siamo fidati di loro, ed è giusto che il confronto avvenga sulla fiducia e il rispetto reciproco. Presenteremo a Bruxelles i risultati dei nostri test e lì confronteremo i nostri dati con quelli di tutti i produttori. L’Italia ha una posizione di totale trasparenza”.

Redazione Avanti!

Tolti gli aiuti alla Grecia. Pittella: Vergognoso

tsipras-juncker“La decisione dell’Eurogruppo di ritirare le misure di alleggerimento del debito greco è vergognosa”. Lo ha detto senza mezze misure il capogruppo dei socialisti e democratici al parlamento europeo e candidato alla presidenza del Pe Gianni Pittella. Ma cosa è successo? Il governo greco, guidato da Alexis Tsipras, ha deciso di aumentare le spese per le pensioni e per l’accoglienza e l’Unione europea lo punisce ritirando le misure per l’alleggerimento del debito. Insomma un nuovo putiferio sui rapporti tra Atene e Bruxelles.

“Dietro questa decisione – ha continuato Pittella – c’è la mano malvagia di Schauble. E’ inaccettabile scambiare misure sociali eque e necessarie come il sostegno alle pensioni basse con la questione del debito”. “Il popolo greco ha già contribuito molto. La Grecia non ha bisogno di sanzioni, ma di investimenti. Siamo pronti a qualsiasi azione politica a sostegno del popolo greco”.

Insomma l’Eurogruppo ha ritirato le misure approvate lo scorso 5 dicembre per alleviare il carico di debito della Grecia e i creditori internazionali di Atene (Commissione Ue, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea) “hanno concluso che le azioni del governo greco non appaiono in linea con i nostri accordi”, ha dichiarato il portavoce di Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo, che ha precisato: “Non c’è unanimità nell’applicazione delle misure di breve termine sul debito”. La borsa di Atene ha reagito alla notizia con un ribasso del 3%. L’Eurogruppo aveva acconsentito a concedere alla Grecia, tra le altre cose, una parziale moratoria sugli interessi sul debito e l’allungamento delle scadenze di alcune categorie di obbligazioni.

Il primo ministro greco, Alexis Tsipras, tre giorni fa aveva annunciato un aumento complessivo di 1,6 milioni di euro delle pensioni più basse e uno sgravio fiscale per le isole più sotto pressione per l’afflusso di richiedenti asilo. “I creditori devono rispettare il popolo greco, che ha fatto sacrifici enormi nei sette anni passati in nome dell’Europa”, aveva affermato Tsipras presentando le misure, che ha inoltre dichiarato: “Non ho dubbi che ciò che stiamo facendo sia nel quadro dell’accordo”. Tsipras deve però fare i conti con le elezioni politiche che si svolgeranno l’anno prossimo in Germania e in Olanda, i due Paesi i cui elettorati hanno visto con ostilità maggiore il terzo prestito accordato alla Grecia, del valore di 86 miliardi di euro.

IL DEBUTTO

paolo_gentiloni1-1353x900“È la prima volta che ho l’onore di rappresentare l’Italia nel Consiglio europeo. Oggi la principale questione che affronteremo tra tante sarà l’immigrazione: sapete che da questo punto di vista l’Italia è molto esigente, perché non siamo ancora soddisfatti della discussione sul regolamento di Dublino che fissa le regole dell’accoglienza dei rifugiati”. Lo ha detto il neo presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, parlando con i cronisti all’uscita dal pre-vertice del Pse oggi a Bruxelles, poco prima dell’inizio del Consiglio europeo.
“Abbiamo lanciato un programma per fronteggiare insieme i fenomeni migratori dall’Africa”, ha ricordato Gentiloni, “l’abbiamo lanciato a gennaio e ci aspettiamo risultati concreti”, ha detto aggiungendo che al vertice Ue di oggi, comunque, “sarà fatto un passo avanti che a mio avviso è importante, perché insieme a Francia e Germania con il Niger firmeremo un primo accordo che vale un centinaio di milioni e che cerca di mettere più forza nella gestione dei flussi migratori dal Niger verso la Libia”.
“Consideriamo che il Niger è l’anticamera dei flussi verso la Libia”, ha spiegato il primo ministro italiano, “e quindi nel contesto di un politica che deve fare molti passi avanti, adesso con Hollande e Merkel e insieme al presidente nigerino Mahamadou Issoufou ne facciamo uno piccolo ma significativo”.
Temevano che la bocciatura del referendum avrebbe precipitato il Paese verso una rapida deriva populista. Perciò dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker arriva subito una sponda al nuovo esecutivo: “Sentiamo che ci sono problemi molto gravosi nel Mediterraneo e non possiamo disconoscere la situazione in Italia. Ribadisco: non possiamo lasciar sola l’Italia nell’ambito della crisi migratoria”, dice parlando alla plenaria del Parlamento europeo. E assicura: “I fondi che l’Italia mette a disposizione per mitigare la crisi migratoria non possono rientrare nel campo d’applicazione del patto di Stabilità. Quanto l’Italia fa per migranti, e l’Italia fa molto, non deve portare a conseguenze negative in termini di bilanci per il Paese”.
L’immigrazione non è il solo punto focale su cui si discuterà in Europa, in agenda oggi e domani ci saranno anche Ucraina, Siria e, quindi, inevitabilmente la questione della Russia. Tema sul quale l’Italia potrebbe essere di nuovo protagonista. Roma, infatti, è sempre stata orientata a una normalizzazione dei rapporti con Mosca. E se i rapporti Usa-Russia, con la nomina a segretario di Stato di Rex Tillerson, amministratore delegato di ExxonMobil e amico di Vladimir Putin, vanno verso il disgelo, potrebbe essere proprio il nostro Paese – che nel 2017 ospiterà il G7 – la sponda di Washington in Europa in questa direzione. Strada però a Bruxelles tutta in salita, non solo per le riserve dei Paesi centro-orientali, ma anche visti gli sviluppi ad Aleppo, ancora una volta teatro delle stragi compiute dal regime di Assad con il supporto russo.
Ma già da martedì, nella lettera di congratulazioni a Gentiloni, cogliendo subito l’importanza del tema sisma per la tenuta del nuovo Governo, aveva assicurato: “La Commissione europea continuerà ad essere al fianco dell’Italia per sostenere il percorso di riforme e assicurare una rapida e completa ricostruzione delle aree colpite dal terremoto nei mesi scorsi”. Insomma niente ostacoli per Roma, non servono manovre aggiuntive: “È corretto dire che quello che è richiesto all’Italia è tutto incluso nell’opinione” della Commissione Ue di novembre “e non abbiamo altre parole da aggiungere”, chiarisce una portavoce della Commissione Ue rispondendo ai giornalisti che chiedono precisazioni sul punto. Sembra insomma un momento d’oro per l’Italia a Bruxelles. Anche il Parlamento europeo, infatti, sarà dal 2017 con ogni probabilità a guida italiana, essendo i due principali candidati gli italiani Antonio Tajani per il Ppe e Gianni Pittella per il Pse. Non a caso, Gentiloni domani parteciperà alla riunione dei leader del Pse che precede sempre il Consiglio europeo. Riunione alla quale la presenza italiana non è sempre garantita.
Il presidente del Pes Sergei Stanishev dopo aver incontrato il Presidente del Consiglio italiano ha detto: “Siamo molto felici di accogliere Paolo Gentiloni, il primo ministro del nuovo governo italiano guidato dal Partido Democratico. Non vediamo l’ora di lavorare con i nostri colleghi italiani sulla nostra agenda nel contesto del prossimo 60 ° anniversario del Trattato di Roma”.
Gianni Pittella, leader del gruppo Socialista & Democratici di deputati, è stato acclamato dai leader del PES come candidato per la presidenza del Parlamento europeo. I leader hanno convenuto che la presidenza Pittella sarebbe una pietra miliare per l’agenda sociale PES nelle istituzioni dell’UE.
“I socialisti non staranno a guardare mentre l’ossessione della destra con austerità e tagli mette in pericolo il futuro dei cittadini europei. Solo gli investimenti in grado di fornire posti di lavoro di buona qualità potranno far tornare in Europa una crescita forte e sostenibile”, dice Stanishev.
“Abbiamo concordato oggi che siamo pronti a combattere nei nostri paesi, al Parlamento europeo e al Consiglio europeo – a partire da oggi -. Per l’investimento sociale di cui i nostri cittadini hanno bisogno”.

Democrazia e voto.
Renzi, la cabala 40.8%

D'Alema-Renzi-UeMassimo D’Alema sembra aver confidato nell’aiuto divino per la vittoria del No al referendum sulla riforma costituzionale del governo. L’esponente della sinistra del Pd, alla vigilia del voto del 4 dicembre, pare abbia assicurato a un amico: «La Madonna è con noi». L’invocazione dell’ex presidente del Consiglio, se c’è stata, ha funzionato.
Matteo Renzi è stato sconfitto al referendum e sonoramente: il 59,11% degli elettori ha votato No al superamento del bicameralismo paritario e solo il 40,89% ha tracciato una croce sul Sì. Ben 19.419.528 cittadini hanno respinto il progetto renziano di modernizzare e semplificare le istituzioni mentre appena 13.432.187 lo hanno promosso.
Gli italiani hanno affollato le urne: i votanti sono arrivati al 65,5%. È stata bocciata la revisione della Costituzione del presidente del Consiglio e segretario del Pd, la riforma centrale del suo governo. Renzi ne ha preso atto e ha immediatamente annunciato le sue dimissioni da presidente del Consiglio. Non ha perso il piacere per le battute: «Volevo tagliare le poltrone della politica e alla fine è saltata la mia».
Ora tutte le decisioni passeranno nelle mani di Sergio Mattarella. Il presidente della Repubblica dovrà valutare la delicata crisi. Sono improbabili le elezioni politiche anticipate chieste dal M5S, dalla Lega Nord e da Fratelli d’Italia. C’è l’urgenza di approvare il disegno di legge di Bilancio (votato dalla Camera e non ancora dal Senato), un provvedimento fondamentale per la finanza pubblica italiana. C’è anche la necessità di varare un nuovo sistema elettorale per le politiche o, comunque, di cambiare in profondità l’Italicum (la legge elettorale voluta da Renzi, legata strettamente alla riforma costituzionale naufragata, prevede solo l’elezione dei deputati e non dei senatori). Mattarella dovrà verificare se esiste una maggioranza in Parlamento per affrontare queste due priorità e a chi affidare l’incarico di guidare il nuovo governo.
È difficile la nascita di un Renzi bis, l’incarico di formare un nuovo esecutivo potrebbe andare ad una figura di carattere istituzionale (tra i papabili c’è il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco e il presidente del Senato Pietro Grasso).
La batosta è pesante. Il voto referendario, di fatto, si è trasformato in un referendum su Renzi, sulle sue riforme strutturali, sui suoi quasi tre anni di governo. Renzi ha personalizzato e politicizzato il voto. Da solo ha sfidato tutti: Beppe Grillo (M5S), Silvio Berlusconi (Forza Italia), Matteo Salvini (Lega Nord), Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia), Nichi Vendola e Stefano Fassina (Sinistra Italiana), Mario Monti (ex presidente del Consiglio del governo tecnico del 2011-2012), Pier Luigi Bersani (sinistra Pd). Negli ultimi giorni ha avuto un aiuto tiepido solo da Romano Prodi, ex presidente del Consiglio e inventore dell’Ulivo e del Pd.
Renzi ha perso clamorosamente la sfida. Ha vinto la protesta sociale. Praticamente tutta Italia (tranne le roccaforti emiliane, toscane e trentine) hanno bocciato la riforma costituzionale. La Grande crisi internazionale del 2008 e la globalizzazione hanno avuto gravissime conseguenze economiche e sociali. La chiusura di molte fabbriche, la disoccupazione, il precariato, la valanga dell’immigrazione, la Ue a trazione tedesca, il forte impoverimento hanno spinto il ceto medio e quello operaio a votare in massa contro la classe dirigente e il governo (come è già avvenuto in Gran Bretagna con il referendum sull’uscita dalla Ue e negli Usa con l’elezione di Donald Trump a presidente, come successore di Barack Obama).
La grande maggioranza degli italiani ha respinto la riforma costituzionale, ha votato Sì solo il 40,89%, un numero strano. C’è una singolare coincidenza. Ancora una volta, nel destino di Renzi, compare il 40,8%: questo per lui è un numero da cabala. Lo stesso numero, in situazioni diverse, ha avuto per lui prima una valenza fortunata e poi infausta. Il presidente del Consiglio nel 2014, appena due anni fa, trionfò nelle elezioni europee proprio con il 40,8% dei voti, sgominando tutte le opposizioni e mettendo nell’angolo tutti gli alleati. Adesso nel referendum, con lo stesso numero, ha conosciuto una disfatta.

Il giovane “rottamatore” di Firenze è finito “rottamato”. Ha commentato: «Mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta e dico agli amici del Sì che ho perso io, non voi». Ora si apre una nuova fase politica, con probabili nuovi equilibri.

Rodolfo Ruocco

La ‘lectio magistralis’ di Draghi all’Europa

draghi-6Il presidente della Bce Mario Draghi, in audizione davanti alla Commissione Econ del Parlamento europeo, intervenendo per l’ultimo dialogo monetario dell’anno, ha detto: “l’Ue deve superare la vulnerabilità che ancora la contraddistingue, perché un’importante lezione che abbiamo imparato dalla crisi è che una casa costruita a metà non è stabile ma fragile. Quindi servono progressi in tutti i campi, identificati dal Rapporto dei Cinque Presidenti, per superare le vulnerabilità dell’Unione Economica e Monetaria derivanti dalla sua incompletezza”.
“Nel 2016 l’economia dell’eurozona ha dimostrato di essere resiliente nonostante le incertezze provenienti dall’ambiente politico ed economico”, ma “l’economia globale sta affrontando significative incertezze economiche e politiche” con una “crescita più lenta che prima della crisi” ha aggiunto Draghi sottolineando che “lo stimolo della Bce è stato un ingrediente chiave della ripresa in corso” ma “la politica monetaria non può essere il solo gioco”.
“La Brexit è causa di incertezza e per questo è necessario avviare il processo negoziale con Londra il prima possibile”. Lo ha detto il presidente della Bce avvertendo che “comunque sul mercato unico non si può tornare indietro, l’omogeneità delle regole va preservata anche per quanto riguarda il quadro normativo e la vigilanza sul settore bancario e finanziario”.
“Guardando agli eventi recenti, l’incertezza geopolitica è diventata la maggiore fonte di incertezza per i prossimi mesi”, ha spiegato Draghi all’Europarlamento, sottolineando che sebbene i mercati si siano dimostrati più resilienti che qualche anno fa, resta molto difficile sapere quale impatto avrà”. Per questo, ha sottolineato, “dobbiamo continuare con la ripresa, ma anche con il mercato unico e con la preservazione della stabilità finanziaria su cui non dobbiamo tornare indietro”.
“Per ridare fiducia ai cittadini sulle prospettive del progetto europeo occorre produrre risultati tangibili”. È questa, per Draghi, la “principale lezione” da trarre dall’esito del referendum in Gb. Secondo Draghi, servono “solide fondamenta economiche” e per l’Eurozona ciò vuol dire “rafforzare la ripresa, preservare la stabilità finanziaria e affrontare le restanti vulnerabilità dell’unione economica e monetaria”.
La questione delle banche italiane e le turbolenze che stanno sperimentando al momento “è fuori dalle nostre competenze”, in quanto “ci sono regole e direttive Ue in piedi” in proposito. Così il presidente della Bce Mario Draghi ha risposto all’eurodeputato del M5S Marco Valli che gli ha chiesto se la Bce preveda misure speciali per gli istituti italiani, anche in vista del referendum. “Il miglior contributo che la Bce possa dare è assicurare che la supervisione e la regolamentazione sia ben concepita e attuata”.
Rispondendo all’ennesima domanda di un europarlamentare sul debito pubblico italiano (sono state molte nel corso dell’audizione), Draghi ha ricordato che “in generale per valutare se il debito di un Paese è sostenibile bisogna innanzitutto vedere la sua volontà e la sua capacità di onorare i suoi obblighi, e su entrambi i fronti il debito italiano è sostenibile”. Così il presidente della Bce, avvertendo che sebbene l’Italia sia “uno dei Paesi UE con il più alto avanzo primario, avendo uno dei rapporti più elevati tra PIL e debito resta vulnerabile agli shock”. I rendimenti dei titoli di Stato si sono normalizzati e la crescita economica dell’Italia si sta gradualmente riprendendo”. Draghi ha proseguito : – “È importante che l’Italia continui a rispettare i suoi impegni previsti nel patto di stabilità, tra i quali quello di avere un avanzo primario e soprattutto perseverare negli sforzi per le riforme strutturali. È molto importante aumentare la crescita economica in modo durevole, migliorando così in modo duraturo la sostenibilità del debito. Alcuni passi incoraggianti sono stati fatti nella gestione di bilancio e nel settore bancario, ma non c’è alcuno spazio per compiacersi”.
“È molto difficile valutare esattamente l’impatto di avvenimenti che riguardano la sfera politica o geopolitica nel medio termine”, ha detto Draghi rispondendo alla domanda di un eurodeputato sulle possibili conseguenze del risultato del referendum sulla riforma costituzionale in Italia sui mercati e sulle banche italiane. “Guardando agli eventi recenti” – ha osservato Draghi – “è abbastanza chiaro che l’incertezza geopolitica diventa una grande fonte di incertezza” per i mercati, ma la tendenza che abbiamo visto negli ultimi tempi è una reazione dei mercati molto finanziari nel breve termine, mentre in seguito la reazione dei mercati ha avuto una tendenza a placarsi, cosa che porta a concludere che i mercati sono stati più resilienti”.
Draghi ammette –“ questo non significa che sappiamo che cosa avverrà nel medio termine, poiché avvenimenti piuttosto profondi influenzeranno la realtà delle cose in un modo che è arduo prevedere”.
Sulle speculazioni conseguenti al referendum – ‘No comment’ del presidente della Bce Mario Draghi sulle possibili conseguenze del referendum costituzionale in Italia, né sugli eventuali effetti sulle banche italiane come riportato dal ‘Financial Times’. “Non risponderò, perché non speculerò su nessuna delle domande”, ha detto Draghi all’eurodeputato Fulvio Martusciello (Fi), “non commenterò sui commenti di altri persone o di un articolo”. Così il presidente della Bce Mario Draghi ha spiegato, la sua visione della condizione in cui si trova il Paese, a pochi giorni dal referendum sulla riforma costituzionale.
Draghi presenterà in commissione Problemi economici e monetari le prospettive della Bce sugli sviluppi economici e monetari e discuterà sulle conseguenze dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea per la stabilità finanziaria dell’eurozona.
L’audizione continuerà successivamente quando Draghi toglierà l’abito di presidente della Bce e indosserà quello di presidente del Comitato europeo per il rischio sistemico.
Oltre a saper fare domande provocatorie, i parlamentari europei dovrebbero dare ascolto all’audizione di Draghi assimilabile ad una “lectio magistralis” e mettersi immediatamente al lavoro per completare l’unificazione dell’Europa.

Salvatore Rondello