La Ue rilancia la web tax, cambiare attuale fisco

web taxL’economia digitale cambia “profondamente” il modo di fare business e quindi “il modo in cui deve essere tassato”. Per questo serve “una profonda revisione dell’attuale sistema di tassazione, per assicurare un fisco efficiente, equo e trasparente”: lo scrivono Italia, Francia, Germania e Spagna in un documento congiunto circolato a tre giorni dal vertice di Tallin sul digitale, dove i capi di Stato e di Governo Ue discuteranno della web tax e delle sfide ed opportunità del digitale.

I quattro Paesi, già autori dell’iniziativa che proponeva di tassare il fatturato delle imprese digitali, chiedono ora anche una riflessione sull’Iva. Bisogna assicurare che “lo stesso contenuto, bene o servizio sia soggetto a Iva nello Stato di consumo, senza pensare alla sua natura fisica o digitale”, scrivono i quattro Governi. Perché bisogna fare in modo che “i nuovi modelli di business siano tassati efficacemente”. “Non ha senso applicare un doppio standard che in ultima analisi altera le condizioni della concorrenza”.

Sulla web tax, il documento ribadisce l’approccio dell’Ecofin cioé che “servono cambiamenti” alla legislazione “per assicurare che i profitti tassabili siano attribuiti dove viene generato il valore, per evitare l’erosione della base imponibile e lo spostamento dei profitti (BEPS)”. Bisogna però cambiare l’attuale sistema, “basato sullo stabilimento permanente” delle imprese, perché è un approccio “non adatto al business digitale”, che ha una ridotta presenza materiale. “Questo ha portato ad una situazione di mancate entrate per quei Paesi dove le aziende generano profitti in modo remoto”, cioè “con scarsa o nessuna presenza”. E “spiana la strada a una evasione sistematica”. Secondo i quattro, “la Ue è il contesto più appropriato per definire un approccio comune che possa agire come leva per una soluzione globale”, cioè a livello Ocse o G20.

“Perciò chiediamo al Consiglio di discutere e decidere in fretta – e sulla base della proposta della Commissione in linea con l’approccio G20/Ocse – le misure necessarie per affrontare le sfide della tassazione digitale, mentre sosteniamo il progresso tecnologico”.

Il DEF all’esame del Parlamento e della UE

Council of Ministers meeting: Padoan - Gentiloni

Elaborato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, il DEF è già all’esame dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio e della Commissione Europea. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha pubblicato la lettera di validazione del quadro macroeconomico, trasmesso dal ministero lo scorso 15 settembre, giudicando ”accettabile una crescita all’1,2% del Pil reale nel 2018 anche tenuto conto della prevista dinamica del Pil nominale, variabile più direttamente rilevante per la finanza pubblica”.

L’Upb ha quindi dato il via libera, sia pure con qualche riserva, alle previsioni tendenziali del Mef per il 2017-2018, che ha ipotizzato una crescita dell’1,5% per l’anno in corso e dell’1,2% per il prossimo anno. Quindi, l’Upb fa presente che “procederà a valutare anche il quadro macroeconomico programmatico pubblicato nella Nadef, quadro che incorpora gli effetti della prossima manovra di bilancio”. Le previsioni, osserva l’Ufficio parlamentare, rientrano in un intervallo di valutazione complessivamente accettabile, anche se la dinamica ipotizzata del Pil reale nel 2018 appare marginalmente al di sopra dell’estremo superiore delle previsioni del panel dell’Upb.

Per quanto riguarda le previsioni tendenziali relative al biennio 2019-2020, il quadro tendenziale Mef ha stimato una crescita reale rispettivamente dell’1,2% e dell’1,3%. Anche se non sono oggetto di validazione, su questi andamenti l’Upb manifesta “maggiori perplessità: in particolare, nella stima relativa alla dinamica del Pil nel 2020 si rileva la prevalenza di rilevanti fattori di rischio negativo. La previsione di un trend in accelerazione tra il 2019 e il 2020 è infatti soggetta a significativi margini d’incertezza, collocandosi in parziale controtendenza rispetto agli andamenti del prodotto globale ipotizzati nel quadro internazionale”.

Il Governo, con l’approvazione della ‘Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF) 2017, ha assicurato:  “Saranno rifinanziate le cosiddette politiche vigenti, inclusive delle risorse per il rinnovo contrattuale del pubblico impiego. Con la prossima manovra, peraltro, si completerà il quadro complessivo delle risorse che consentiranno di proseguire i negoziati e gli incontri avviati con le rappresentanze dei lavoratori, secondo gli indirizzi già espressi.

Insomma, in questo modo il governo ha messo nero su bianco sulla volontà di intervenire a favore della Pubblica amministrazione e di andare quindi nella direzione dell’aumento degli  85 euro medi lordi previsti nel rinnovo dei contratti del pubblico impiego.

La Nota, come molti sanno, propedeutica alla legge di bilancio che dovrà essere presentata in Parlamento entro il 20 ottobre, aggiorna le stime sul quadro macroeconomico per l’anno in corso e per il triennio successivo nonché sugli obiettivi programmatici.

Oggi a Bruxelles, il vicepresidente della Commissione europea per l’Euro e il Dialogo sociale, Valdis Dombrovskis, rispondendo ai giornalisti durante una conferenza stampa ha detto: “Stiamo valutando i nuovi dati sulla manovra finanziaria in Italia per il 2018 contenuti nelle ultime modifiche al Documento di economia e finanza (Def), e daremo un giudizio nei dettagli nel corso del pacchetto d’autunno sul semestre europeo”.

Dombrovskis ha proseguito: “Il governo italiano ci ha comunicato le modifiche apportate al Def e le nuove previsioni macroeconomiche, che prevedono risultati migliori su crescita e occupazione e un deflattore del Pil più basso, e ci ha notificato il nuovo obiettivo per l’aggiustamento del deficit strutturale dello 0,3%, che corrisponde a un deficit nominale l’anno prossimo dell’1,6% rispetto al Pil”.

Le stime fatte dal Ministero dell’Economia e Finanza per la crescita reale in Italia nel 2018, sembrerebbero dettate da misure prudenziali, poiché per lo stesso periodo altri esperti, prevedono valori superiori.

Salvatore Rondello

Catalogna. Ue con Madrid: “Rispettare Costituzione”

rajoy-juncker-deficit-elezioni-640x342Alla fine il ‘verdetto’ europeo è arrivato, Bruxelles si schiera dalla parte del Governo di Rajoy e quindi contro la richiesta degli indipendentisti di Barcellona. Non poteva essere altrimenti, visto che l’obiettivo primario dell’Ue è sempre stato quello dell’Unione in Europa. La portavoce della Commissione europea ha ribadito che Bruxelles ‘rispetta l’ordine costituzionale della Spagna come con tutti gli stati membri ed è ‘in seno a questo che tutte queste questioni dovranno o potranno essere affrontate’. Anche Parigi si schiera ‘per una Spagna forte e unita’.
La portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas ha infatti precisato: “Abbiamo già espresso più volte la posizione della Commissione” sulle questioni degli indipendentismi nazionali e, anche alla luce di un possibile ruolo di mediazione tra Madrid e Barcellona, questa “non ha che le competenze attribuitele”.
Il vicepresidente catalano Junqueras ammette intanto che dopo il blitz di ieri della Guardia civil l’organizzazione della consultazione del 1 ottobre è più complicata, ma va avanti. Junqueras ha chiamato i catalani a mobilitarsi per difendere pacificamente “i diritti fondamentali civili, sociali e politici: solo il popolo può salvare il popolo”.
Così la popolazione catalana è scesa di nuovo in strada: nuove proteste si sono registrate a Barcellona, dove migliaia di persone si sono riunite davanti la Corte di Giustizia. L’attacco al cuore delle istituzioni dell’autogoverno catalano ha creato una situazione incandescente a Barcellona.
Nel frattempo il Psoe ammette la ‘malgestione’ della situazione da parte del Governo di Rajoy e si dice pronto a dialogare con gli indipendenti se rinunceranno al referendum del 1° ottobre o subito dopo quella data.
“Chiediamo a Puigdemont di annullare il referendum. In modo da poter garantire che il dialogo politico si apra immediatamente” ha detto l’economista e presidente del PSOE, Cristina Narbona. La presidente socialista ha chiarito che il partito supporterà lo Stato contro ogni tipo di illegalità. Nello stesso tempo invitano il PP a dare maggiore spazio di dialogo prima di agire e irritare ulteriormente l’opinione pubblica catalana, spagnola e… internazionale.

PROVA DI FORZA

missilecoreanordProva di forza di Seul, che ha testato questa mattina i propri missili balistici simulando un attacco a un sito nucleare nordcoreano, in risposta al test atomico condotto ieri da Pyongyang. Nel test di questa mattina all’alba erano coinvolti i missili terra-terra Hyunmoo-2A e i caccia F-15K che hanno colpito bersagli nel Mar del Giappone in una simulazione di attacco del sito nucleare nord-coreano di Punggye-ri, ha spiegato il Comando Congiunto sud-coreano. Lo scopo dell’esercitazione, ha sottolineato il portavoce Roh Jae-cheon, “non è solo quello di distruggere l’origine della provocazione ma anche la leadership del nemico e di sostenere le nostre forze in caso di minaccia alla sicurezza del nostro popolo”. Il test è stato condotto dall’aeronautica sud-coreana, ma in fase di preparazione, ha spiegato il Ministero della Difesa di Seul, ci sono anche nuove esercitazioni congiunte con gli Stati Uniti per una prova di forza contro le provocazioni di Pyongyang. Il test di ieri, secondo la revisione delle stime di Seul citate oggi dall’agenzia di stampa Yonhap, ha sprigionato una carica esplosiva di cinquanta chilotoni, circa cinque volte la potenza del precedente test nucleare di Pyongyang, del 9 settembre 2016, e ha generato una scossa sismica di 5.7 gradi sulla scala Richter. Il test nucleare di Pyongyang avrebbe tra i suoi effetti anche quello di un primo sì allo spiegamento dello scudo anti-missile statunitense Thaad nel sud-est della Corea del Sud.

L’esercitazione di oggi segue di poche ore le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump sulla possibilità di un attacco alla Corea del Nord. “Vedremo”, aveva detto Trump, che aveva in seguito sottolineato, su Twitter, la possibilità di interrompere tutti i rapporti commerciali con i Paesi che fanno affari con la Corea del Nord “oltre ad altre opzioni”. Minaccia lanciata che non è piaciuta però alla Cina che la ha definita inaccettabile e ingiusta”. Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, James Mattis, che ieri ha avuto un meeting con Trump e altri alti funzionari della Sicurezza Usa, aveva aperto alla possibilità di una “imponente risposta militare” nel caso di una diretta minaccia militare della Corea del Nord a territori statunitensi, tra cui la base militare di Guam, nell’Oceano Pacifico, già minacciata di attacco dal regime di Kim Jong-un il mese scorso. Gli Stati Uniti non vogliono “l’annullamento totale” della Corea del Nord, ma, ha aggiunto, “abbiamo molte opzioni per farlo”. In programma, per oggi, anche una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per discutere di eventuali sanzioni nei confronti di Pyongyang dopo l’ultimo test nucleare.

La portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera della Ue, Federica Mogherini, ha definito le sanzioni addizionali dell’Unione Europea contro la Corea del Nord “un’opzione, ma ogni decisione viene presa dal Consiglio dei ministri degli Esteri Ue”. Catherine Ray, portavoce dell’alto rappresentante, ha spiegato che l’Ue si aspetta che il Consiglio di sicurezza dell’Onu prenda una “posizione ferma e efficace” sulla Corea del Nord. “Coordiniamo come sempre la nostra azione con il Consiglio di sicurezza e le sue decisioni”, ha detto la portavoce. “L’Ue oggi ha già in atto misure autonome estremamente estese”, ha ricordato Ray.

La questione nord-coreana sarà discussa in una riunione informale dei ministri degli Esteri a Tallinn questa settimana. Una condanna forte è arrivata anche dalla presidenza di turno del G7 che allo stesso tempo “esprime solidarietà ai paesi della regione per le conseguenze dell’irresponsabile comportamento di Pyongyang. La Corea del Nord è il solo paese che ha effettuato test nucleari nel XXI secolo, continua a sfidare la comunità internazionali con gravi, ripetute e ancora in corso violazioni del diritto internazionale. I test nucleari sono una provocazione intollerabile e rappresentano una sfida diretta alla comunità internazionale”. Il documento è firmato da Paolo Gentiloni, Justin Trudeau, Emmanuel Macron, Angela Merkel, Shinzo Abe, Theresa May, Donald Trump, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk. Il presidente del consiglio Gentiloni ha rilanciato in un tweet il comunicato aggiungendo che “i leader del G7 sono uniti contro le provocazioni nucleari della Nord Corea che minacciano la pace”.

Giappone e Corea del Sud chiedono “le più forti misure possibili” contro Pyongyang, “a un livello completamente nuovo”, dopo l’ultimo test nucleare di ieri condotto dal regime di Kim Jong-un. Nel corso di una conversazione telefonica avuta questa mattina, ora locale, il presidente sud-coreano, Moon Jae-in, e il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, hanno discusso del coordinamento da tenere dopo il test nucleare nord-coreano di ieri. Moon ha sottolineato l’importanza di portare le pressioni e le sanzioni “al massimo livello, in modo da costringere la Corea del Nord a tornare al tavolo dei negoziati”.

Ieri, Abe aveva parlato al telefono con il presidente Usa, Donald Trump, e ha ribadito che “Giappone e Stati Uniti sono insieme al 100%”. Abe ha poi reso noto di avere parlato anche con il presidente russo, Vladimir Putin, sulla questione nord-coreana. Intensa attività di contatti anche da parte della Corea del Sud. Nella giornata di ieri, la ministro degli Esteri sud-coreana, Kang kyun-wha, aveva parlato al telefono anche con il segretario di Stato Usa, Rex Tilllerson, la responsabile per le Politiche Estere e di Sicurezza dell’Unione Europea, Federica Mogherini, il ministro degli Esteri di Tokyo, Taro Kono, e il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, per il coordinamento dopo l’ultimo test nucleare nord-coreano. Nei colloqui con Abe Trump ha affermato che gli Stati Uniti sono pronti a utilizzare il proprio arsenale nucleare nel caso in cui la Corea del Nord continui a minacciare il paese e o i suoi alleati. Il presidente americano, riferisce una nota della Casa Bianca, ha ribadito al premier giapponese “l’impegno degli Stati Uniti nella difesa della patria e degli alleati mettendo in campo le potenzialità diplomatiche, convenzionali e nucleari oggi nella nostra disponibilità”.

Da parte sua da Mosca il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha affermato che la Russia “è pronta a partecipare a tutte le discussioni riguardanti la Corea del Nord all’interno del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, come pure in altri formati”. Peskov, ha anche ricordato che “il presidente Vladimir Putin ha più volte sottolineato che l’unico modo per risolvere il problema è discuterne con tutte le parti interessate” e che le sanzioni “non hanno portato risultato positivo”.

Ungheria chiede a Ue di pagare muro anti-migranti

Orban-e-junckerUna richiesta che ha sorpreso non poco l’Ue, il premier ungherese Viktor Orban ha inviato un conto di 400 milioni di euro per la costruzione di un muro che dovrebbe proteggere il confine dall’arrivo dei migranti. Ieri il viceministro ha annunciato di aver spedito il conto al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. L’Ungheria pretende 400 milioni di euro, e cioè la metà del costo dell’opera avviata nell’autunno del 2015 quando, in piena emergenza profughi, il leader di Fidesz pensò di risolvere la questione nel modo più drastico, mentre Angela Merkel apriva le porte della Germania e chiedeva solidarietà, attirandosi l’ostilità dei partner europei dell’est.
“Se parliamo di solidarietà europea, dobbiamo parlare anche di protezione delle frontiere – ha affermato Janos Lazar, Primo Ministro ungherese – e questa solidarietà va considerata in modo pragmatico. Di conseguenza l’Ue deve partecipare ai costi”. L’Ungheria ha invece sempre avversato la politica delle “quote”, che prevede una redistribuzione dei migranti aventi diritto, in arrivo nei paesi situati alle porte dell’Unione, in tutti gli stati membri.
Anche stavolta l’Ue ha risposto in modo tollerante e pacifico alle richieste magiare: “Analizzeremo le richieste”, ma “la Commissione europea sostiene la gestione delle frontiere esterne europee, ma non finanzia barriere”. Così un portavoce della Commissione Ue a chi chiede se Bruxelles pagherà il conto da 400 milioni di euro annunciato da Orban. “Ma non si dimentichi che la solidarietà è una strada a doppio senso. Tutti gli Stati devono essere pronti a contribuire. Non è un menu ‘à la carte’ in cui si sceglie la gestione delle frontiere, e si rifiuta quando occorre rispettare le decisioni sui ricollocamenti concordati”, ha concluso il portavoce.
Il muro ungherese, circa 170 km, ultimato a maggio, consiste in una doppia recinzione in ferro spinato, dotata di sensori per intercettare chi tentasse abusivamente di superarlo, costruita lungo il confine sud del Paese, alle frontiere con Serbia e Croazia, da dove provenivano i profughi.

BCE, Nessuna sorpresa dal Consiglio Direttivo

BCE- viglianzaNessuna sorpresa dal Consiglio Direttivo della BCE. Con fermezza e determinazione la Banca Centrale Europea lascia invariata la politica monetaria tracciata. Come largamente previsto, i tassi d’interesse restano fermi a zero.

Più specificatamente, nella riunione odierna, la BCE ha deciso che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0%, allo 0,25% e al -0,40%.

Il Consiglio Direttivo si attende che i tassi di interesse di riferimento della BCE si mantengano su livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività.

Per quanto concerne le misure non convenzionali di politica monetaria, il Consiglio Direttivo ha confermato che intende proseguire con gli acquisti netti di attività, all’attuale ritmo mensile di 60 miliardi di euro (QE), sino alla fine di dicembre 2017 o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione.

Contestualmente agli acquisti netti è reinvestito il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma di acquisto di attività. Se le prospettive diverranno meno favorevoli o se le condizioni finanziarie risulteranno incoerenti con ulteriori progressi verso un aggiustamento durevole del profilo dell’inflazione, il Consiglio direttivo è pronto a incrementare il programma in termini di entità e/o durata.
Dopo il comunicato stampa della BCE, il cambio dell’euro è sceso ai minimi della giornata di contrattazioni, mentre le borse consolidano l’andamento rialzista.

Nel primo trimestre 2017 il debito italiano è salito al 134,7%, e si conferma il più alto dell’Ue dopo la Grecia. Lo comunica Eurostat. Per l’Italia significa un aumento di 2,1 punti percentuali, rispetto al 132,6% del quarto trimestre 2016.

Per Draghi, la ripresa procede ma viene frenata da riforme lente. In proposito il Presidente della Bce ha detto: “ I rischi sulla crescita dell’ area euro sono in gran parte bilanciati, ma la ripresa che procede e’ rallentata dal lento tasso delle riforme. Poi, Mario Draghi ha anche sottolineato: “Il board della Bce ha deciso all’unanimità di non fissare una data precisa per quando considerare cambi al programma di stimoli. Il confronto al riguardo potrebbe avvenire in autunno.  Il quantitative easing proseguirà fino a quando la Bce non vedrà un sostenuto aumento dell’inflazione”. Le affermazioni del presidente della Bce, Mario Draghi, sono coerenti con la strategia già illustrata in altre circostanze per tutto il 2017.

Per il presidente della Bce:  “Dopo un periodo lungo stiamo finalmente sperimentando una ripresa robusta: ora dobbiamo aspettare che i prezzi e i salari seguano. L’area euro ha ancora bisogno di stimoli perché l’ultima cosa che la Bce vuole sono condizioni finanziarie stringenti. L’inflazione non è dove vorremmo e dove dovrebbe essere. Sull’inflazione ancora non ci siamo: la Bce deve essere tenace, paziente e prudente.  Un sostanziale grado di politica monetaria accomodante e’ ancora necessario per favorire una ripresa dell’inflazione”.

Oltre alla lentezza delle riforme necessarie a rendere più efficiente il funzionamento degli apparati della pubblica amministrazione, un altro elemento frenante le aspettative della BCE è la robotizzazione dei processi produttivi che rallenta la crescita occupazionale e frena la domanda. Il fenomeno dell’automazione dei processi produttivi, non è riportato nel comunicato della BCE.

Salvatore Rondello

Immigrazione, serve
una legge europea

Lampedusa-sbarchi-immigrati“Non ci possiamo rassegnare all’idea dell’accoglienza dei migranti in un Paese solo. Dopo di che, che la cosa si potesse superare a Tallinn mi sembrava improbabile”. Così ha commentato il Premier Paolo Gentiloni a margine del G20 di Amburgo, rispondendo alle domande dei cronisti sul ‘no’ degli altri Paesi UE (ribadito appunto all’ ultimo vertice di Tallinn) all’ uso di porti europei per gli sbarchi dei migranti.

“Accogliamo positivamente la retromarcia dell’ Austria sullo schieramento del suo esercito, “antiimmigrazione”, al confine con l’Italia”, commenta Foad Aodi, Fondatore del Movimento Internazionale Uniti per Unire, presidente di AMSI, Associazione Medici d’origine Straniera in Italia, nonché “Focal Point” per l’integrazione in Italia per l’ Alleanza delle Civiltà (UNAoC), organismo ONU. “Ma, concordando in questo col Premier Gentiloni, vogliamo ricordare che l’Italia, da anni, sul terreno immigrazione sta facendo uno sforzo eccezionale; e sappiamo che questo problema non può essere affrontato efficacemente senza una vera politica sovranazionale della UE. Ci vuole un’apposita legge europea sull’immigrazione: che fissi criteri precisi per passare dal caos attuale a una politica d’immigrazione programmata, e concordata coi Paesi “di partenza” mediante una serie d’accordi bilaterali internazionali ( si tratterebbe, aggiungiamo, anche di riprendere in sostanza, pur in un quadro generale molto mutato da allora, i lati migliori della “Legge Martelli” di fine anni ’80, N.d.R.) . Come proponiamo ormai dal 2000, coi nostri progetti “Buona Immigrazione” e “Buona Sanità”.

Al tempo stesso, diciamo no alle strumentalizzazioni politiche del problema immigrazione, fatte da partiti come da Governi. L’immigrazione, insomma, va affrontata sempre con due marce: quella dell’integrazione e quella della sicurezza collettiva. E tra partenze, arrivi e discussioni sullo “Ius Soli”, noi preferiamo che la diplomazia mondiale possa creare progetti per lo sviluppo, per l’occupazione e per risolvere tutti i conflitti in atto ( è di ieri la notizia che le forze irachene, sostenute dai raid aerei sotto comando americano, hanno finalmente liberato Mosul; mentre nel sudovest della Siria è scattata la tregua concordata, ai margini del G-20 di Amburgo, tra Putin e Trump, N.d.R.): così da impedire fughe di massa e fuga dei cervelli, che sono costretti a lasciare i loro Paesi”, conclude Aodi. Invitando tutti gli intellettuali, professionisti, lavoratori (italiani e d’origine straniera ), comunità, associazioni, sindacati ad impegnarsi di più in politica: “E a rafforzare la voce del nostro movimento internazionale, per il dialogo interculturale e interreligioso, “Uniti per Unire”; anche nell’ambito politico e sociale, ed è ora che noi #SCENDIAMOINCAMPO”.

Proprio nell’ottica di promuovere una buona e concreta cooperazione economica, a favore anche del dialogo interculturale e interreligioso, s’è svolta ultimamente, infatti, presso la sede dell’ Istituto Italiano di Cultura alla nostra Ambasciata di Tunisi, una tavola rotonda sulla crisi del dialogo intermediterraneo, in particolare tra i Paesi della sponda nord e quelli della sponda sud. Il convegno è stato organizzato dall’Associazione OMeGA di Roma nell’ambito del progetto (patrocinato da AMSI, Unione Medica Euromediterranea-UMEM, Comunità del mondo Arabo in italia- Co-mai, movimento Uniti per Unire, Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa #CRISTIANINMOSCHEA ) “Rotte Mediterranee”: partito da Cagliari il 2 luglio, e vòlto a rivitalizzare le antiche rotte del Mediterraneo (prima fra tutte, la Rotta del Corallo, percorsa da pescatori e mercanti di corallo tra Italia del sud e Tunisia), come direttrici di dialogo e cooperazione. In apertura, il presidente di OMeGA, ammiraglio Enrico La Rosa, ha sottolineato l’importanza di riattivare il dialogo intermediterraneo anche per restituire questo mare ai popoli che lo abitano, limitando l’influenza delle grandi potenze. Qualificati relatori italiani e tunisini- come Germano Dottori (LUISS), storico e analista geopolitico, e Mohammed Fantar (Università di Tunisi), scrittore e incaricato del Governo per il dialogo interculturale e interreligioso- si son soffermati, tra l’altro, sulla necessità d’una politica culturale che punti anzitutto a render di nuovo consapevoli le popolazioni mediterranee della propria storia, fatta (dall’Impero romano alla dominazione musulmana) di grandi momenti d’unità culturale, linguistica, amministrativa.

Fabrizio Federici

REMAKE EUROPEO

Padoan-Dijsselbloem (1)

Ancora scontro con Ue, Renzi ‘film visto, vinceremo’. “Un film già visto, ma vinceremo la partita” afferma il segretario del Pd, Matteo Renzi che non si lascia scomporre dal muro innalzato dall’Ue alla sua proposta sul deficit, forte anche del pieno appoggio che arriva dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. È dunque ancora teso il clima tra Renzi e Bruxelles: al centro dello scontro le politiche economiche dell’Unione europea e il Fiscal compact, con i rigidi paletti imposti sul deficit.

“Chiunque sarà presidente del Consiglio – afferma Renzi – la mia proposta” di superamento del fiscal compact e ritorno ai parametri di Maastricht con il deficit al 2,9% “sarà presa in considerazione. È importante che altri partiti e le altre forze politiche italiane capiscano che non è solo la proposta del Pd e di Renzi ma serve agli italiani: se potessimo con la riduzione del debito avere un margine di 30 miliardi, potremmo allargare la platea degli 80 euro, o introdurre l’assegno universale per i figli. Intervenire sui figli, sul
costo del lavoro, sul ceto medio si può fare se si abbassano 30miliardi di tasse”. Per Renzi “questa idea funziona e sono convinto che anche altri partii, dalla destra alla sinistra, dovrebbero prenderla in considerazione”.

Anche il ministro dell’Agricoltura e numero due del Pd, Maurizio Martina, fa quadrato attorno a Renzi, e stigmatizza la bocciatura di Dijsselbloem alla proposta di Renzi di portare il limite del deficit al 2,9%: “Io non accetto semplificazioni, le proposte vanno lette. No a semplificazioni di un ragionamento serio, noi vogliamo costruire delle proposte che impegnino il Paese per i prossimi cinque anni. Proviamo a ragionare su come attraverso il debito possiamo creare crescita”.

Per il Psi il la priorità è il rientro dal debito: “Gli atteggiamenti sprezzanti e di ostentata sufficienza – afferma Federico Parea, responsabile economico del Partito – con cui il presidente della Commissione Juncker e il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem hanno reagito alle proposte di Renzi in materia di fiscal compact non aiutano né la riflessione su temi così importanti né, aspetto forse anche più delicato, l’autorevolezza delle istituzioni che essi rappresentano”. “Quanto al merito della discussione stimolata dal segretario del Pd – continua Parea -, vincoli o non vincoli di bilancio, i socialisti sono aperti al confronto su ogni misura sia in grado di ridare slancio al sistema produttivo nazionale e sostanza ai redditi degli italiani” . “A noi risulta comunque evidente che – conclude Parea – ogni riflessione in materia di conti pubblici non possa aprirsi se non affrontando con rigore l’urgenza del rientro dal debito pubblico”.

Il segretario del Pd difende la proposta e attraverso i social network rilancia: ridurre il debito pubblico e tornare ai criteri di Maastricht “è una scelta, alla quale stiamo lavorando da anni. Non è una trovata last minute, può essere realizzata solo se l’Italia è forte, con un governo di legislatura davanti. Vantaggi: una riduzione di almeno trenta miliardi di tasse, da decidere in modo intelligente e selettivo per continuare il lavoro iniziato con la flessibilità. Nei fatti questa operazione è il secondo tempo della battaglia sulla flessibilità. E fateci caso: le reazioni degli europei sono le stesse, identiche anche nelle parole, alle reazioni di tre anni fa”. “Quando iniziammo a parlare di flessibilità tutti ci guardarono come fossimo pazzi. Tutti ci dissero: sarà impossibile, è contro le regole. Eppure l’Italia ce l’ha fatta, abbiamo ottenuto il risultato. Ce la faremo anche stavolta, amici”, è la convinzione di Renzi, che rimarca: “Essere europeisti non significa dire sempre sì a tutto quello che chiedono da Bruxelles, ma fare proposte a cominciare dagli investimenti in ricerca, dal servizio civile per giovani europei, dagli eurobond, dall’elezione diretta del Presidente della Commissione”.

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, è “pienamente d’accordo con l’idea che il debito si abbatte con la crescita e che lo spazio fiscale che ogni paese ha a disposizione sia usato per decidere quali sono le misure che sostengono la crescita meglio di altre”. Per il titolare del dicastero di via XX Settembre mantenere il deficit al 2,9% per cinque anni “è una cosa che riguarda la prossima legislatura: l’attuale governo proporrà una legge di bilancio per il 2018 in coerenza con quanto già definito nel Def”.

“La nostra base di lavoro è il programma di stabilità presentato dal governo italiano, cioè il Documento di Economia e Finanza”, è la gelida replica del vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, rifiutandosi di commentare la proposta di Matteo Renzi. “Stiamo lavorando con il governo italiano, il suo primo ministro e il ministro Padoan”. Il Def “è quel che forma la base del nostro lavoro e servirà per la nostra valutazione dei progressi dell’Italia”, ha spiegato Dombrovskis. Padoan ha anche difeso la scelta della “coerenza” per il 2018: “Questo governo – ha detto – produrrà una legge di bilancio in coerenza con quello che è stato fatto per la semplice ragione che, a mio avviso, quello che è stato fatto va nella direzione giusta in termini di più crescita e meno debito”.

Ma sulla specifica proposta dell’ex premier Matteo Renzi, di mantenere il deficit al 2,9% per cinque anni in chiave espansiva, il ministro, incalzato dalle domande, non ha voluto rispondere. “Questo non mi riguarda – ha sbottato – mi state chiedendo un commento su un giudizio espresso esternamente al governo” e che riguarda la prossima legislatura, come aveva già detto ieri: “La mia risposta è del tutto evidente: se è la prossima legislatura, non è questa”.

Brexit: bilancio UE perde 10 miliardi

brexitSi stanno valutando gli effetti della  Brexit sul bilancio dell’Unione europea. Il Commissario europeo al Bilancio ed alle Risorse Umane, Guenther Oettinger, presentando a Bruxelles il Libro Bianco sul futuro delle finanze UE, ha affermato: “Nel prossimo quadro finanziario pluriennale, dopo il 2020, ci saranno nuove sfide davanti a noi: la protezione delle frontiere, politiche per i migranti e i rifugiati, l’assistenza allo sviluppo, per ridurre i flussi migratori nel prossimo decennio. Il nostro bilancio ha 250 mld per entrate e spese; siamo l’unico bilancio in Europa che non può avere debito. Dopo il 2020 non avremo più il Regno Unito, che è un contributore netto malgrado il rebate (lo sconto negoziato negli anni Ottanta da Margaret Thatcher, ndr), e avremo un gap di 10-12 mld di euro l’anno. Inoltre, dovremo controllare le frontiere e proteggere i confini. Quindi, nel Libro Bianco abbiamo delineato varie opzioni per colmare questi gap. E’ un documento di riflessione: invitiamo il Parlamento Europeo a discuterne, come pure gli Stati membri, il Consiglio e i cittadini. E’ importante che presentiamo un piano sul prossimo quadro finanziario pluriennale (Mff, ndr): se vogliamo chiarezza sul bilancio e tenere conto dell’impatto dell’uscita del Regno Unito, dobbiamo guardare al 2020 e oltre. Quindi nel novembre-dicembre di questo anno dovremo avere delle riflessioni: siamo sulla strada giusta con Parlamento e Consiglio. Abbiamo la possibilità di fare un piano settennale, come adesso, oppure di cinque anni. E’ una cosa su cui dobbiamo decidere. Crediamo che la Commissione Europea debba fare i suoi compiti a casa: dobbiamo semplificare e aumentare la flessibilità. Crediamo che saranno necessari tagli nel prossimo decennio, poiché abbiamo un grande Paese che se ne va. Dobbiamo guardare a riallocare la spesa e a tagliare, ma è chiaro che solo con i tagli e con la riallocazione della spesa non sarà possibile colmare il gap lasciato dalla Brexit e non potremo finanziare i nuovi compiti che abbiamo davanti. Gli Stati devono decidere se sono pronti a finanziare l’UE affinché affronti le nuove sfide che ha davanti”.

Per il tedesco Guenther Oettinger, un Governo Britannico debole rischia di essere fautore per entrambi le parti di trattative difficili. In proposito il Commissario europeo al Bilancio ha detto: “Abbiamo bisogno di un governo capace di decidere, che possa negoziare l’uscita della Gran Bretagna. Con un partner debole al tavolo dei negoziati, vi è il rischio che le trattative siano difficili per entrambe le parti”. (fonte afp)

Nel frattempo sono stati fissati 4 paletti per la Brexit a seguito degli orientamenti politici adottati sabato scorso dal Consiglio europeo. Con questo mandato giuridico, la Commissione europea dà inizio alla prossima fase della procedura dell’articolo 50 sulla Brexit, il negoziato di uscita del Regno unito dall’Unione europea. Il Collegio dei Commissari ha trasmesso oggi al Consiglio una raccomandazione sull’avvio dei negoziati con Londra a norma dell’articolo 50, che secondo quanto riporta un comunicato comprende un progetto di direttive di negoziato che riguardano principalmente quattro ambiti.

La prima priorità negoziale riguarda la salvaguardia dello status e dei diritti dei cittadini, siano essi cittadini dell’Ue a 27 nel Regno Unito o cittadini britannici nell’Ue a 27, e dei relativi familiari. La Commissione è inoltre chiara nell’affermare che il passaggio alla seconda fase dei negoziati è subordinato al raggiungimento di un accordo sui principi della liquidazione finanziaria. Il Financial Times valuta la liquidazione in cento miliari di euro anche se altre fonti avanzano ipotesi tra quaranta e sessanta miliardi di euro. Si dovranno trovare soluzioni per evitare l’innalzamento di una frontiera fisica nell’isola d’Irlanda. Quarto punto, è necessario regolamentare gli aspetti inerenti alla risoluzione delle controversie e all’amministrazione dell’accordo di recesso. Il capo negoziatore dell’Ue, Michel Barnier, ha commentato: “Ci mettiamo sulla buona strada per assicurare un recesso ordinato del Regno Unito dall’Unione europea, nell’interesse di tutti. Non appena il Regno Unito sarà pronto inizieremo a negoziare in modo costruttivo”.

Se l’Unione Europea lamenta il buco di bilancio causato dalla Brexit, il Regno Unito dovrebbe valutare e quantificare le perdite causate alla loro economia. Se prima del 2020 gli inglesi dovessero cambiare idea, si dovrebbe rimettere tutto in discussione. L’ipotesi non è da escludere poiché la maggioranza per il Brexit non è stata schiacciante, ma solo di poco superiore al numero degli inglesi europeisti.

Salvatore Rondello

IMPEGNO COMUNE

juncker gentiloniSono giorni importanti per l’Europa alle prese con gli ultimi passi sulla Brexit, ma non è la sola questione su cui si punterà nella due giorni di Consiglio Europeo che metterà sul tavolo anche il tema di immigrazione e sicurezza.
Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha rassicurato Paolo Gentiloni durante l’incontro bilaterale, affermando che l’Italia può “continuare a contare sulla solidarietà europea” sul fronte della crisi dei migranti. Ieri infatti, Gentiloni in Aula al Senato, nelle comunicazioni in vista del Consiglio Ue aveva incalzato l’Europa: “Sull’immigrazione dobbiamo dirci onestamente che nonostante qualche passo in avanti la velocità con cui l’Ue si muove sul terreno delle politiche comuni resta drammaticamente al di sotto delle esigenze di governo e gestione di questo fenomeno. Lo diremo apertamente anche a Bruxelles – ha sottolineato il premier – Qualche risultato almeno simbolico è stato ottenuto: la Commissione ha annunciato una procedura d’infrazione per i tre Paesi che non accettano gli impegni. Ma non ci consola questa soddisfazione morale”.
“Quel che vogliamo sapere dall’Ue è se sulla strada” della gestione dei flussi migratori “c’è l’Ue o se noi dobbiamo continuare a cavarcela da soli. L’Italia è in grado di gestire la questione, sia pure con difficoltà crescenti, ma l’Europa se vuole recuperare la sua vitalità e scommettere sul proprio futuro deve avere una politica migratoria comune: lo pretendiamo a Bruxelles”.
La risposta da Juncker è arrivata subito dopo che stamattina a Bruxelles il Presidente del Consiglio italiano ha avuto un colloquio con il premier libico Fayez al-Sarraj. “Gli incontri di stamattina – ha spiegato il capo del Governo – avevano come obiettivo promuovere un maggiore impegno dell’Europa e delle autorità libiche: l’obiettivo è contenere i flussi migratori, mettere in condizione le autorità libiche di esercitare un maggiore controllo del loro territorio, dare un contributo alla lotta contro i trafficanti di esseri umani. Obiettivi sui quali l’Italia come sapete è impegnata da tempo. La mia valutazione è positiva. Certamente in Libia bisogna accelerare e dare efficienza ai processi”.
“Non vedo perché non dovremmo aumentare i finanziamenti europei per il funzionamento del Guardacoste libico”, osserva il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, per la convocazione dei capi di Stato e lamentandosi con i leader per il fatto che al livello delle decisioni ministeriali in Consiglio Ue “alcuni dei vostri rappresentanti non stanno prendendo le decisioni necessarie a questo riguardo”. Su una nota più positiva, sembra che gli altri paesi membri abbiano ormai capito e accettato l’impostazione dei cosiddetti “migration compact”, fortemente voluta dall’Italia e che la Commissione europea sta mettendo in atto e finanziando.
Nel frattempo dagli Interni si attende il documento il primo piano nazionale per l’integrazione, in corso di stesura finale e che dovrebbe essere illustrato dal Ministro Minniti il 30 giugno al tavolo di coordinamento nazionale presso il ministero dell’Interno, dove siedono anche i rappresentanti del dicastero del Lavoro, delle Regioni e dei Comuni. Punto cardine del piano è l’avvio del processo di integrazione fin dalla fase iniziale dell’arrivo in Italia del migrante, la cosiddetta prima accoglienza.
Tornando al Vertice del Vecchio Continente, tra i punti in agenda per la cena di oggi ci saranno invece le relazioni internazionali. Il cancelliere della Germania, Angela Merkel, e il presidente della Repubblica della Francia, Emmanuel Macron, presenteranno lo stato dell’arte sull’attuazione degli accordi di Minsk. All’attuazione degli accordi di Minsk sono legate le sanzioni economiche alla Federazione Russa, che scadono il prossimo 31 luglio, e che dovrebbero essere rinnovate prima di quella data. Le misure restrittive riguardano il settore finanziario, dell’energia, della difesa e dei beni a duplice uso. Nel corso della cena, Tusk riferirà inoltre dell’incontro avuto con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e con il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan, lo scorso maggio a Bruxelles.
Ma il tema portante al momento resta quello della Brexit, nella sua versione a 27, senza il Regno Unito, nel dopocena di stasera il vertice discuterà sui criteri e le procedure per la scelta dei paesi membri in cui trasferire dopo la Brexit dell’Eba e dell’Ema, le due agenzie indipendenti dell’Ue (l’Autorità bancaria e l’Agenzia per i farmaci) che oggi sono basate a Londra. Ci sono una ventina di Stati membri che si sono candidati per l’una o l’altra o entrambe le agenzie, ed è una partita importante per l’Italia che vorrebbe l’Ema a Milano.
In merito alla Brexit, la deputata Pia Locatelli ieri in dichiarazione di voto sulle mozioni, ha fatto sapere che è nell’interesse comune “costruire basi solide per le future relazioni tra i 27 e il Regno Unito. Nelle difficili acque internazionali di questo periodo credo sia conveniente per tutti affrontare le trattative in modo costruttivo, adoperandoci per trovare un accordo e augurandoci che per un futuro vicino il Regno Unito resti un partner stretto, per uno più lontano che i cittadini del Regno Unito ci ripensino e tornino a far parte dell’Unione Europea, come prevede l’articolo 50 del trattato UE”.