Del Bue: Mai una sinistra così debole

apreLa sintesi degli interventi della prima giornata della festa dell’Avanti!

Mauro Del Bue Mai la sinistra italiana è stata così debole. Mai l’insieme delle forze di centro sinistra è arrivato a un livello così  basso: il 25% circa. Il fronte popolare del ‘48, che viene ricordato come sconfitta storica della sinistra, era arrivato al 31%. Vedremo i temi che verranno allo scoperto. Immigrazione, economia, lavoro. Temi che orientano l’elettore in Italia e non solo in Italia. Si dice che le socialdemocrazie sono in crisi in tutto il mondo. Ma se diamo un’occhiata in Europa vediamo che ci sono governi socialisti in Spagna, Portogallo, in Svezia, in Germania, sia pure in coabitazione coi democristisni, mentre i laburisti sono al primo posto nei sondaggi in Inghilterra. E Macron chi é? Un ex ministro socialista nel governo di Hollande. L’anomalia Italiiana è costituita dalla presenza di un partito democratico e non socialista. L’andare oltre, il saltare la storia socialista, non ha impedito al Pd di scivolare al risultato più basso dei partiti socialisti europei, se escludiamo il dato del Partito socialista francese. L’anomalia italiana che con le ultime europee era divenuta modello per altri, oggi si é rivelata fallimentare. Serve un soggetto nuovo, che non rinneghi la storia e l’identità e sappia ricollegarsi ai bisogni dei cittadini.

Enzo Maraio I socialisti  lanciano un forte segnale. Noi siamo sempre stati un partito conflittuale, però abbiamo una rete radicata nel territorio che n mille amministratori locali. Siamo un partito vivo che vuole dare la sveglia a tutta la coalizione. Abbiamo uno spazio politico enorme da riempire di contenuti. Ma l’opposizione a questo governo deve essere credibile. Vi è una prateria politica davanti, non dobbiamo commettere errore di considerare sufficiente il Pantheon della nostra storia. Occorre elaborare idee e progettualità. Noi socialisti abbiamo la fortuna di essere abituati a superare periodi di tempesta. Grazie anche al nostro segretario Nencini e oggi ci proponiamo come  partito di mediazione tra le varie arie del centrosinistra.

Sono 100 giorni che il governo è all’opera e ha modificato tre volte la linea sui vaccini. Su l’Ilva hanno vinto una campagna elettorale. E alla fine non hanno cambiato nulla. Sono i grandi temi su cui dobbiamo lavorare: sicurezza, accoglienza e dignità. Allo stesso tempo la sicurezza che non è un tema di destra, ma di civiltà. Staremo decenni all’opposizione se non troviamo temi su cui rifondare la sinistra in Italia. Il Partito ha radici profonde che ci danno speranze per scrivere altre pagine di storia in Italia.

Ugo Intini. Il nostro partito è l’unico cha ha mantenuto inalterato il suo nome. E l’Avanti! è unico giornale, anche se ora online, della sinistra che ancora esiste. Dall’Avanti! purtroppo è nato anche Mussolini. Ma anche il comunismo con Gramsci che fu direttore dell’Avanti di Torino. All’avanti! è nata la Repubblica, con Pietro Nenni. Insomma attraverso il nostro giornale è passata la storia del Paese. Ma l’Avanti! ha anche meriti storici più recenti. Ha applicato la politica del partito ed è stato il primo giornale a fare quello che la stampa italiana non ha fatto. È stato il primo giornale a contestare la magistratura, vedi Tobagi. L’Avanti è stato anche il primo a contrastare le Brigate Rosse. Altre esempio viene dal più grande giallo accaduto in Italia. Il tentato assassinio del papa. Il nostro giornale fu l’unico che fece un’inchiesta sulla linea oggi più accreditata della pista sovietica. L’Avanti! fu distrutto 5 volte dai fascisti.

Oggi non c’è il fascismo, ma c’è il diciannovismo. Noi, l’Italia,  saremo presto individuati dalla Unione europea come peggiori di Orban. Questo è come porre una bomba ad orologeria all’interno dell’Europa. E l’Avanti! questo lo ha capito per primo.

La distruzione della politica passa attraverso la distruzione della storia. Sto organizzando un convegno su questo tema cercando di ricostruire la dignità della storia contro gli imbroglioni che vogliono cancellare la storia di questo paese.

Via dal presente. Una “concentrazione repubblicana”

futuro

Il Psi, nel giorno dell’assemblea del Pd, riunisce, grazie a ‘Mondoperaio’, vari pezzi dell’opposizione al Governo M5s-Lega per chiedere “una reazione a una stagione simile a quella vissuta dall’Italia nel 1919-1922”. Riccardo Nencini sintetizza: “Abbiamo un ministro dell’Interno e leader di partito che, a fronte di una richiesta della Cassazione, si rivolge al Capo dello Stato per mettere sotto schiaffo la magistratura. Lo fa da ministro dell’Interno, da cui dipendono le forze di Pubblica sicurezza. È l’incipit di un atto eversivo”. Per fronteggiare l’eversione Nencini propone: “O cogliamo questi segni come un attacco alla democrazia repubblicana oppure non vedo da dove la sinistra debba ripartire. Serve il primo mattone per una concentrazione repubblicana”. Nencini, interviene dopo l’introduzione di Gian Franco Schietroma e Luigi Covatta direttore di Mondoperaio, che ha organizzato il convegno.

“Bisogna trasformare subito l’opposizione in alternativa credibile – continua Nencini – e cogliere la scadenza delle prossime elezioni europee per presentarsi agli italiani con un disegno comune, una ‘concentrazione repubblicana’ di taglio europeista per evitare che il parlamento europeo abbia una maggioranza populista e provochi la crisi definitiva dell’U.E. Sia alla Camera che al Senato si formi una federazione tra i gruppi dell’opposizione per affrontare in modo corale almeno i grandi temi”. Per Nencini bisogna “veicolare attraverso i governi regionali e le amministrazioni locali di centro sinistra un nuovo e concreto messaggio riformista agli italiani: impiegare i migranti in lavori socialmente utili per la comunità che li ospita; impegnare le risorse di bilancio proprie e i fondi europei per creare almeno 400.000 posti di lavoro nella difesa del territorio e nella valorizzazione dei beni artistici e paesaggistici (investimento di circa 8 miliardi E.)”.

Nencini nel suo intervento sottolinea la necessità di un “appello a mondo e alla cultura socialista con buon esito. Oggi – afferma – sono presenti esponenti di una sinistra che va anche oltre.  Un mondo che si trova all’opposizione del governo Salvini e Di Maio. Via dal presente è un concetto che in un momento in cui si tendono a risolvere i problemi oggi per il domani, vuole inserire l’idea del guardare lontano perché oggi più che mai serve un quadro strategico, basta vedere la questione immigrazione”.

Al convegno di ‘Mondoperaio’ sono presenti tra gli altri Federico Fornaro (Leu), Sergio Pizzolante e Fabrizio Cicchitto (Civica Popolare), Marco Cappato (Associazione Luca Coscioni), Vittorino Ferla (Libertà Eguale). Pizzolante snocciola i dati: “In Italia abbiamo i populisti al 60%. Se aggiungiamo FdI e parte di FI arriviamo al 70%. Dieci anni fa il 74% degli italiani si sentiva di appartenere al ceto medio, oggi questa percentuale è ridotta al 31%. La dinamica centrodestra contro centrosinistra è morta. Oggi siamo ai populisti contro i riformisti”. Simile l’analisi di Fornaro (Leu): “Il 4 marzo è stato un terremoto, non una sconfitta. Nel 2008 Pd e FI avevano 25,7 milioni di voti, oggi hanno 10 milioni di voti. I populisti sono passati dal 18 al 58%. La maggioranza silenziosa non esiste più. Oggi c’è una maggioranza rancorosa e i populisti creano appositamente nemici esterni come i migranti e la Ue”.

“Il frontismo – sottolinea Cappato – porta alla sconfitta. Il tema centrale sia l’internazionalismo dei diritti umani. È possibile che per Trump sia indifferente interloquire con il Canada di Trudeau oppure con i peggiori dittatori?”.

Ugo Intini (leggi l’intervento integrale) vuole “un Comitato di Liberazione per la Democrazia che possa resistere alla melma giallo-verde. È tempo di agire e servono leader nuovi”. Per Intini “il Governo M5s-Lega litiga con la Ue sui migranti, perché vuole in realtà uscire dall’euro. Vogliono anche svuotare la democrazia e la proposta di Grillo di sorteggiare i senatori va in questo senso”. Cicchitto ritiene che “oggi l’Europa abbia due avversari: Trump e Putin. Ci sono analogie con l’Europa degli anni trenta. Il risultato delle elezioni italiane è stato preparato con la vittoria di Trump. Se le contraddizioni tra M5s e Lega non esploderanno nei prossimi 6 mesi, il Governo potrebbe anche durare 5 anni”. In questo caso Pizzolante avverte: “Attenzione, perché quando i populismi prendono piede, ai populismi subentrano altri populismi”. Mauro Del Bue rimarca che “mai in Italia la sinistra aveva preso poco più del 20%. Il Pd ha finora risposto in burocratese: è necessario invece che l’opposizione al Governo giallo-verde si svegli”. Oreste Pastorelli, tesoriere del Psi, pensa che “la sinistra abbia perso il rapporto con la gente”. E Vito Gamberale ritiene che i mali siano nati alla fine degli anni novanta: “La debolezza con cui siamo entrati nell’euro e il tasso di cambio sulla lira hanno indebolito il ceto medio. In questo scenario M5s ha inseguito la povertà, la Lega ha inseguito la paura”. Maria Cristina Pisani, Portavoce del Forum Nazionale Giovani, non si arrende: “La sinistra è sottorappresentata in Italia e in Europa. La prima cosa da fare è far sì che non ci siano più milioni di poveri”. Per il direttore di ‘Mondoperaio’, Luigi Covatta, (leggi l’intervento integrale) è necessario creare una cultura politica riformista “che sappia uscire dal ‘presentismo’ e sia capace di proporre una strategia di lunga durata”.

Iacovissi, responsabile per le riforme del Psi, sottolinea il “cambio drammatico che ha portato a  questo risultato. Sia il ceto medio che le fasce più basse hanno voltato le spalle al centro sinistra.  Imputo a questo anche la ricorsa del cento sinistra verso temi populisti rinunciando a orientamenti riformisti”. “Si è parlato e si parla della diseguaglianza generazionale. Ora per la prima volta vi sono degli strumenti. Vi è la Naspi, oppure il Rei, entrambi fatti dal centrosinistra. Sono risposte alla richiesta di protezione però gli elettori le cercano nei 5 Stelle e nella Lega. Oppure i dati sugli sbarchi che sono dimezzati eppure la sensazione è un’altra”.

Pia Locatelli apre il suo intervento chiedendosi quale sia il modo per “segnare un cambiamento e dare una idea di unità per chi non è sovranista e populista. E soprattutto se sia ancora possibile”. E con questa visione secondo Pia Locatelli è necessario pensare già da ora alle elezioni europee, con una lista larga da contrapporre ai populismi con “noi solidamente ancorati nella famiglia della socialdemocratica”. “La crisi della socialdemocrazia e crisi europea sono legate. E noi abbiamo fatto una difesa dell’Europa quasi acritica”. “Salvini dice che vengono prima gli italiani. Gli stati europei e il processo di democratizzazione si sono stabilizzati in un sistema di cooperazione, quindi l’idea di Salvini delle priorità  è una contraddizione”.

Infine i migranti. Pia Locatelli ricorda i numeri veri. “Gli sbarchi sono in netta discesa. Il 41% dei migranti è europeo. Uno su 5 africano. Perché la paura allora dell’invasione dell’Africa? È un tema che va discusso insieme a quello della cooperazione. Invece da sempre è stato diviso tra immigrazione legale e illegale. E ora si confonde tra legali e richiedenti asilo. Servono canali come quello delle quote altrimenti non si risolve il problema. Infine il congresso del Partito socialista europeo. Bisogna lavorarci da ora e per le elezioni europee dovremmo dire la nostra per individuare il candidato presidente della Commissione Ue”.

Ha chiuso il lavoro Carlo Vizzini che sottolinea la “buona volontà di elaborare e consapevolezza della difficoltà. Ci sono cose da mettere insieme per fare un progetto”. Vizzini mette in guardia per “l’atteggiamento di Salvini” che definisce “al limite della pericolosità”. “Sono state fatte saltare per aria le forze politiche che avevano valori diversi e che avevano portato l’Italia a quinto posto nel modo”. “Ora stanno smontando la democrazia”. “La democrazia ha un costo e chi vuole eliminare questi costi vuole smontare la democrazia: i parlamentari del futuro saranno solo ricchi oppure truffaldini”. Vizzini ricorda come i partiti erano “la cinghia di trasmissione tra gente e istituzioni. Dobbiamo occupare il nostro ruolo per riprendere questo compito per avere la forza di recuperare la democrazia parlamentare”. Parlamento composto da Camera e Senato. “Quel Senato dove oggi siede Matteo Renzi che lo voleva abolire”. Vizzini sottolinea la necessità di riprendere il cammino “con le nostre idee e pretendendo la pari dignità”. Infine le elezioni europee: “Proporzionale e sbarramento. Una angheria. Nessuno di noi può vivere in un altro partito, possiamo vivere insieme ad altri. Il compito dei socialisti è di avere coraggio e inserire questo coraggio in un programma dell’opposizione”.

Daniele Unfer

VIA DAL PRESENTE

via dal presenteIl Psi, nel giorno dell’assemblea del Pd, riunisce, grazie a ‘Mondoperaio’, vari pezzi dell’opposizione al Governo M5s-Lega per chiedere “una reazione a una stagione simile a quella vissuta dall’Italia nel 1919-1922”. Riccardo Nencini sintetizza: “Abbiamo un ministro dell’Interno e leader di partito che, a fronte di una richiesta della Cassazione, si rivolge al Capo dello Stato per mettere sotto schiaffo la magistratura. Lo fa da ministro dell’Interno, da cui dipendono le forze di Pubblica sicurezza. È l’incipit di un atto eversivo”. Per fronteggiare l’eversione Nencini propone: “O cogliamo questi segni come un attacco alla democrazia repubblicana oppure non vedo da dove la sinistra debba ripartire. Serve il primo mattone per una concentrazione repubblicana”. Nencini, interviene dopo l’introduzione di Gian Franco Schietroma e Luigi Covatta direttore di Mondoperaio, che ha organizzato il convegno.

“Bisogna trasformare subito l’opposizione in alternativa credibile – continua Nencini – e cogliere la scadenza delle prossime elezioni europee per presentarsi agli italiani con un disegno comune, una ‘concentrazione repubblicana’ di taglio europeista per evitare che il parlamento europeo abbia una maggioranza populista e provochi la crisi definitiva dell’U.E. Sia alla Camera che al Senato si formi una federazione tra i gruppi dell’opposizione per affrontare in modo corale almeno i grandi temi”. Per Nencini bisogna “veicolare attraverso i governi regionali e le amministrazioni locali di centro sinistra un nuovo e concreto messaggio riformista agli italiani: impiegare i migranti in lavori socialmente utili per la comunità che li ospita; impegnare le risorse di bilancio proprie e i fondi europei per creare almeno 400.000 posti di lavoro nella difesa del territorio e nella valorizzazione dei beni artistici e paesaggistici (investimento di circa 8 miliardi E.)”.

Nencini nel suo intervento sottolinea la necessità di un “appello a mondo e alla cultura socialista con buon esito. Oggi – afferma – sono presenti esponenti di una sinistra che va anche oltre.  Un mondo che si trova all’opposizione del governo Salvini e Di Maio. Via dal presente è un concetto che in un momento in cui si tendono a risolvere i problemi oggi per il domani, vuole inserire l’idea del guardare lontano perché oggi più che mai serve un quadro strategico, basta vedere la questione immigrazione”.

Al convegno di ‘Mondoperaio’ sono presenti tra gli altri Federico Fornaro (Leu), Sergio Pizzolante e Fabrizio Cicchitto (Civica Popolare), Marco Cappato (Associazione Luca Coscioni), Vittorino Ferla (Libertà Eguale). Pizzolante snocciola i dati: “In Italia abbiamo i populisti al 60%. Se aggiungiamo FdI e parte di FI arriviamo al 70%. Dieci anni fa il 74% degli italiani si sentiva di appartenere al ceto medio, oggi questa percentuale è ridotta al 31%. La dinamica centrodestra contro centrosinistra è morta. Oggi siamo ai populisti contro i riformisti”. Simile l’analisi di Fornaro (Leu): “Il 4 marzo è stato un terremoto, non una sconfitta. Nel 2008 Pd e FI avevano 25,7 milioni di voti, oggi hanno 10 milioni di voti. I populisti sono passati dal 18 al 58%. La maggioranza silenziosa non esiste più. Oggi c’è una maggioranza rancorosa e i populisti creano appositamente nemici esterni come i migranti e la Ue”.

“Il frontismo – sottolinea Cappato – porta alla sconfitta. Il tema centrale sia l’internazionalismo dei diritti umani. È possibile che per Trump sia indifferente interloquire con il Canada di Trudeau oppure con i peggiori dittatori?”.

Ugo Intini (leggi l’intervento integrale) vuole “un Comitato di Liberazione per la Democrazia che possa resistere alla melma giallo-verde. È tempo di agire e servono leader nuovi”. Per Intini “il Governo M5s-Lega litiga con la Ue sui migranti, perché vuole in realtà uscire dall’euro. Vogliono anche svuotare la democrazia e la proposta di Grillo di sorteggiare i senatori va in questo senso”. Cicchitto ritiene che “oggi l’Europa abbia due avversari: Trump e Putin. Ci sono analogie con l’Europa degli anni trenta. Il risultato delle elezioni italiane è stato preparato con la vittoria di Trump. Se le contraddizioni tra M5s e Lega non esploderanno nei prossimi 6 mesi, il Governo potrebbe anche durare 5 anni”. In questo caso Pizzolante avverte: “Attenzione, perché quando i populismi prendono piede, ai populismi subentrano altri populismi”. Mauro Del Bue rimarca che “mai in Italia la sinistra aveva preso poco più del 20%. Il Pd ha finora risposto in burocratese: è necessario invece che l’opposizione al Governo giallo-verde si svegli”. Oreste Pastorelli, tesoriere del Psi, pensa che “la sinistra abbia perso il rapporto con la gente”. E Vito Gamberale ritiene che i mali siano nati alla fine degli anni novanta: “La debolezza con cui siamo entrati nell’euro e il tasso di cambio sulla lira hanno indebolito il ceto medio. In questo scenario M5s ha inseguito la povertà, la Lega ha inseguito la paura”. Maria Cristina Pisani, Portavoce del Forum Nazionale Giovani, non si arrende: “La sinistra è sottorappresentata in Italia e in Europa. La prima cosa da fare è far sì che non ci siano più milioni di poveri”. Per il direttore di ‘Mondoperaio’, Luigi Covatta, (leggi l’intervento integrale) è necessario creare una cultura politica riformista “che sappia uscire dal ‘presentismo’ e sia capace di proporre una strategia di lunga durata”.

Iacovissi, responsabile per le riforme del Psi, sottolinea il “cambio drammatico che ha portato a  questo risultato. Sia il ceto medio che le fasce più basse hanno voltato le spalle al centro sinistra.  Imputo a questo anche la ricorsa del cento sinistra verso temi populisti rinunciando a orientamenti riformisti”. “Si è parlato e si parla della diseguaglianza generazionale. Ora per la prima volta vi sono degli strumenti. Vi è la Naspi, oppure il Rei, entrambi fatti dal centrosinistra. Sono risposte alla richiesta di protezione però gli elettori le cercano nei 5 Stelle e nella Lega. Oppure i dati sugli sbarchi che sono dimezzati eppure la sensazione è un’altra”.

Pia Locatelli apre il suo intervento chiedendosi quale sia il modo per “segnare un cambiamento e dare una idea di unità per chi non è sovranista e populista. E soprattutto se sia ancora possibile”. E con questa visione secondo Pia Locatelli è necessario pensare già da ora alle elezioni europee, con una lista larga da contrapporre ai populismi con “noi solidamente ancorati nella famiglia della socialdemocratica”. “La crisi della socialdemocrazia e crisi europea sono legate. E noi abbiamo fatto una difesa dell’Europa quasi acritica”. “Salvini dice che vengono prima gli italiani. Gli stati europei e il processo di democratizzazione si sono stabilizzati in un sistema di cooperazione, quindi l’idea di Salvini delle priorità  è una contraddizione”.

Infine i migranti. Pia Locatelli ricorda i numeri veri. “Gli sbarchi sono in netta discesa. Il 41% dei migranti è europeo. Uno su 5 africano. Perché la paura allora dell’invasione dell’Africa? È un tema che va discusso insieme a quello della cooperazione. Invece da sempre è stato diviso tra immigrazione legale e illegale. E ora si confonde tra legali e richiedenti asilo. Servono canali come quello delle quote altrimenti non si risolve il problema. Infine il congresso del Partito socialista europeo. Bisogna lavorarci da ora e per le elezioni europee dovremmo dire la nostra per individuare il candidato presidente della Commissione Ue”.

Ha chiuso il lavoro Carlo Vizzini che sottolinea la “buona volontà di elaborare e consapevolezza della difficoltà. Ci sono cose da mettere insieme per fare un progetto”. Vizzini mette in guardia per “l’atteggiamento di Salvini” che definisce “al limite della pericolosità”. “Sono state fatte saltare per aria le forze politiche che avevano valori diversi e che avevano portato l’Italia a quinto posto nel modo”. “Ora stanno smontando la democrazia”. “La democrazia ha un costo e chi vuole eliminare questi costi vuole smontare la democrazia: i parlamentari del futuro saranno solo ricchi oppure truffaldini”. Vizzini ricorda come i partiti erano “la cinghia di trasmissione tra gente e istituzioni. Dobbiamo occupare il nostro ruolo per riprendere questo compito per avere la forza di recuperare la democrazia parlamentare”. Parlamento composto da Camera e Senato. “Quel Senato dove oggi siede Matteo Renzi che lo voleva abolire”. Vizzini sottolinea la necessità di riprendere il cammino “con le nostre idee e pretendendo la pari dignità”. Infine le elezioni europee: “Proporzionale e sbarramento. Una angheria. Nessuno di noi può vivere in un altro partito, possiamo vivere insieme ad altri. Il compito dei socialisti è di avere coraggio e inserire questo coraggio in un programma dell’opposizione”.

Daniele Unfer

ANCORA AVANTI!

avanti apre

“L’Avanti! ha dato un contributo fondamentale alla storia di questo Paese. Ora lo stesso lavoro di digitalizzazione andrà fatto pure per MondOperaio che costituisce parte della storia della cultura dell’Italia”. Lo ha detto Ugo Intini in conclusione del convegno di presentazione della digitalizzazione dell’Avanti! dal primo numero, quello del 25 dicembre del 1896, anno della sua fondazione, fino al 1993. Intini, che del quotidiano socialista fu direttore, ha ricordato come la crisi della democrazia nasce anche dalla cancellazione della storia. E la digitalizzazione dell’Avanti! vuole contribuire proprio a questo. A evitare che una parte della storia del nostro Paese venga rimossa e che così possa essere consegnata a una nuova generazione”. La presentazione ufficiale, tenuta presso la Biblioteca del Senato, ha visto la collaborazione dell’Avanti! on line con l’istituto di studi storici Gaetano Salvemini e Critica sociale. Ricco l’elenco dei presenti e degli interventi. Dopo le introduzioni di Marco Brunazzi, dell’istituto di studi storici Gaetano Salvemini, di Stefano Carluccio, della Biblioteca storica di Critica Sociale e dell’Avanti! e di Mauro Del Bue, attuale direttore dell’Avantionline!, ha proseguito il prof. Zeffiro Ciuffoletti, ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Firenze. In sala anche il segretario del Psi Riccardo Nencini. Sono intervenuti inoltre Claudio Martelli, Rino Formica, Stefania Craxi. Presenti i presidenti di varie fondazioni e associazioni. Durante l’incontro si è svolta una breve presentazione della banca dati dell’Avanti!. Presenti Enrico Buemi, Gennaro Acquaviva, presidente dell’Associazione Socialismo, Luigi Covatta, direttore di Mondoperaio. In sala anche Bobo Craxi, Giorgio Benvenuto, Maria Vittoria Nenni, Sergio Zavoli, Ugo Sposetti e Lia Quartapelle.

Il direttore dell’Avanti Online Mauro Del Bue ha ricordato come di recente Renzi abbia scritto un libro dal titolo Avanti. “In risposta – ha detto con una battuta – ho deciso di scrivere un libro dal titolo l’Unità, raccontando le divisioni, le scissioni, le epurazion avvenute nella sinistra italiana dal 1892. Ma l’Avanti! non è un libro, è una storia lunga 120 anni. Voglio ricordare – ha aggiunto – tre prima pagine: il primo numero, con Bissolati direttore, nel Natale del 1896. Un giorno di festa, perché i lavoratori concepissero le feste non solo come riposo ma anche come occasione da dedicare alla cultura e allo studio. L’educazione come giorno fondamentale della crescia del partito”. Il secondo numero ricordato da Del Bue è quello del commento al 2 giugno 1946 con il titolo “Grazie Nenni”. “Il Psi – ha sottolineato Del Bue – è stato l’unico partito della sinistra a fare della discriminante Repubblicana un obiettivo fondamentale”. “In questi anni di celebrazione della Costituzione si dimentica il contributo dei socialisti nella redazione della carta costituzionale che celebra come incontro tra De Gasperi e Togliatti”. Come ultimo numero Mauro Del Bue ha ricordato quello in cui appariva l’articolo di Bettino Craxi sulla necessità della grande riforma. Era l’estate del 1979. “Craxi partiva dalla forma dello Stato e non dalla legge elettorale. Se oggi non comprendiamo che il destino del Paese è legato alla riforma dello Stato non si può capire la natura della crisi attuale. Queste tre prime pagine rappresentano la testimonianza della capacità di anticipazione che il nostro quotidiano ha proposto e diffuso”.

Il prof. Ciuffoletti, nel suo lungo e articolato intervento, ha ricordato come “l’Avanti! eredita la cultura democratica del Risorgimento”. E ha sottolineato il grande lavoro svolto da Gaetano Arfè che con la sua “Storia dell’Avanti!” del 1956 ha ridato slancio e forza all’azione socialista, dopo gli anni bui del frontismo. La politica – ha concluso facendo riferimento alle vicende di oggi – deve avere spessore morale. La democrazia non è un dono che viene dal cielo e noi siamo un paese in cui la democrazia è una conquista recente”.

Claudio Martelli ha affermato che “L’Avanti! digitale ci restituisce intatta, integra, plurale, conflittuale come fu l’opera di civilizzazione compiuta dai socialisti, un’opera immensa dedicata alla vita e alla coscienza di ogni donna e di ogni uomo. Ciascuno saprà approfittarne liberamente secondo i propri bisogni e i propri interessi”. “Nella drammatica crisi che si è aperta – ha concluso Martelli con riferimento al dibattito sul nuovo governo – bisogna unire innanzitutto i socialisti poi i riformisti, moderati e cattolici, per andare oltre e guardare all’Europa fermando l’ascesa dei sovranismi europei. Non c’è speranza senza lotta. Bisogna – ha concluso – difendere il nostro popolo da ciarlatani e avventurieri”.

Dopo l’ex ministro della giustizia è intervenuto Rino Formica che ha ricordato il ruolo dell’Avanti! nelle tre crisi di sistema che il nostro Paese ha attraversato. La prima nel primo dopoguerra quando il giornale socialista fu sempre per la lotta democratica. Poi nel secondo dopoguerra con il sostegno forte alla Costituente e alla Repubblica. Infine la crisi di sistema che si ripeté nel ‘89. “Il metro di Craxi – ha detto Formica – era quello di unire sullo stesso binario le crisi politiche e quelle di sistema. Oggi invece si ripetono gli errori del passato e si affrontano le crisi come fossero solo vicende politiche”. Per Formica una grande battaglia politica va fatta nella riforma della Costituzione non più adeguata ai tempi. Gli stati nazione per Formica devono “cedere sovranità” e quindi serve un “nuovo ordine costituente” per inserire chiaramente la “nostra collocazione internazionale e la natura e i compiti della democrazia rappresentativa. Occorre unire contro il governo dei populisti e dei sovranisti un’ampio fronte repubblicano. Infine un accenno al lavori per il governo: “Mattarella non doveva concedere le ulteriori 24 ore. La questione doveva essere posta rinviando in Parlamento il suo governo neutrale. I due dovevano attendere le decisioni del presidente e non far dipendere le sue scelte dalle piattaforme digitali o da qualche cantina del Veneto”.

Nencini, a margine di lavori, ha parlato della necessità di far diventare l’Avanti! il luogo dove si riuniscono tutti coloro che fanno parte della stessa cultura pur appartenendo a storie partitiche diverse. Poi – ha aggiunto – è vero che l’Avanti era un quotidiano di partito, però ha utilizzato il meccanismo dell’innovazione in maniera decisa. I grandi pittori futuristi si formano sulle copertine dell’Avanti!. Ho trovato pezzi di D’Annunzio che fu candidato nel collegio di Montevarchi. Quindi c’era una attenzione a un mondo di confine a cui veniva dato diritto di cittadinanza”. “Una volta – ha detto ancora – i dibattiti si facevano sui giornali. Ora non si fanno più né sui giornali né in televisione. C’è una frase bellissima e decisamente attuale di Gustave Le Bon, il teorico della psicologia delle masse, che dà questo suggerimento: ‘In campagna elettorale sparatele pure grosse, tanto la folla dimentica’”. Frase che si  presta assai ai nostri giorni.

Daniele Unfer

Avanti!, la presentazione della collezione digitale

Avanti! Progetto On-line della Raccolta Integrale.1896-1993

Avanti! Progetto On-line della Raccolta Integrale.1896-1993

Si terrà il 10 maggio alle ore 15, presso la Biblioteca del Senato – Sala degli Atti Parlamentari, in Piazza della Minerva 38, a Roma – l’evento di lancio della collezione digitale del quotidiano Avanti!, storico organo del Partito Socialista Italiano fondato nel 1896. Il progetto ha visto la collaborazione di: Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, L’Avanti! on line, L’istituto di studi storici Gaetano Salvemini, Critica sociale.

Oltre all’intervento del Segretario del Psi, Riccardo Nencini, ricca l’agenda degli interventi di esponenti del mondo accademico, della politica e del giornalismo che parteciperanno alla presentazione del progetto online della raccolta integrale dei numeri del quotidiano socialista dal 1896 fino al 1993.

Dopo le introduzioni di Marco Brunazzi, dell’istituto di studi storici Gaetano Salvemini, di Stefano Carluccio, della Biblioteca storica di Critica Sociale e dell’Avanti! e di Mauro Del Bue, attuale direttore dell’Avantionline!, si proseguirà con una relazione del prof. Zeffiro Ciuffoletti, ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Firenze. Seguiranno gli interventi, tra gli altri, di Gennaro Acquaviva, presidente dell’Associazione Socialismo, Luigi Covatta, direttore di Mondoperaio, Ugo Intini, ex direttore dell’Avanti!, Claudio Martelli e Rino Formica e dei presidenti di varie fondazioni e associazioni.
Durante l’incontro si svolgerà una breve presentazione della banca dati dell’Avanti! a cura del personale della Biblioteca.

Per consultare il programma cliccare qui

Roma, 9 maggio convegno su Aldo Moro;
Roma, 10 maggio, presentazione della collezione digitale dell’Avanti!

Roma, mercoledì 9 maggio ore 10, Aldo Moro, un assassinio di sistema 

aldo moro

Roma giovedì 10 maggio ore 15 Piazza della Minerva, 38 presso la Sala degli Atti parlamentari. Avanti! Progetto On-line della Raccolta Integrale.1896-1993
Presentazione della collezione digitale.

Roma – Biblioteca del Senato – 
Giovedì 10 maggio ore 15

Introducono

Marco Brunazzi – Vice presidente Istituto di studi storici Gaetano Salvemini

Stefano Carluccio – Direttore Biblioteca storica Critica Sociale

Relazione “Avanti!… Eppur bisogna andare”

Prof. Zeffiro Ciuffoletti – Ordinario di Storia contemporanea (Università di Firenze)

Comunicazioni

Rino Formica, Claudio Martelli, Ugo Intini, Mauro Del Bue

Presiede Carlo Tognoli

Intervengono

Gennaro Acquaviva (Fondazione Socialismo), Giorgio Benvenuto (Fondazione Nenni), Franco Bartolomei, Felice Besostri, Piero Borghini, Enrico Buemi, Marina Campagna Magno (Fondo Matteotti-Magno), Roberto Campo (Istituto Viglianesi), Alessandro Colucci, Francesco Colucci, Luigi Covatta (Direttore MondOperaio), Vittorio Craxi, Ettore Fermi, Ugo Finetti (Direttore Critica Sociale), Walter Galbusera (Fondazione Kuliscioff), Giuseppe La Ganga, Riccardo Nencini, Giuseppe Sarno, Sergio Scalpelli (Centro Internazionale di Brera), Paolo Pillitteri, Caterina Simiand (Istituto Salvemini), Valdo Spini (Presidente AICI).

Gli studenti dei Licei “Tommaso Campanella” di Cosenza saranno presenti e accompagnati dalla Preside, prof.ssa Maria Grazia Cianciulli.

DURANTE L’INCONTRO SI SVOLGERÀ UNA BREVE PRESENTAZIONE DELLA BANCA DATI DELL’AVANTI! A CURA DEL PERSONALE DELLA BIBLIOTECA

Il progetto di digitalizzazione è stato curato dall’Istituto Salvemini ed è stato reso possibile dal contributo di Regione Piemonte – Direzione Regionale Cultura
e Compagnia di San Paolo

avanti! e pur bisogna andar

La crisi siriana e la revisione delle alleanze
Ugo Intini
Il Mattino

di Ugo Intini

Gli eserciti di Assad padre e di Saddam Hussein erano inquadrati e armati da Mosca. Già questo indica che la storia aiuta a capire quanto sta accadendo in Siria. Filippo Turati, a Gramsci e ai comunisti che se ne andavano dal partito socialista nel 1921, diceva. “Col tempo il mito russo sarà evaporato. Avrete capito allora che la forza del bolscevismo russo è nel peculiare nazionalismo che vi sta sotto e che è pur sempre una forma di imperialismo. Noi non possiamo seguirlo perché diventeremmo per l’appunto lo strumento di un imperialismo eminentemente orientale”.

Già allora, chi aveva “vision” capiva l’essenziale. Che Mosca guidava (chiunque la governasse) un impero. Che quello unificato dalla falce martello era la continuazione dell’impero zarista con l’aquila “bicipite”. Che si trattava di un impero strutturalmente non democratico. Perché sin dal tempo degli zar una testa dell’aquila guardava a Ovest (verso la modernità e la tecnologia) ma l’altra guardava a Est, verso l’imperialismo e quindi il dispotismo “orientale”.

Mosca, conquistato tutto ciò che si poteva a Oriente, sino a Vladivostok, pensava di espandersi a Sud, nel Mediterraneo, per una esigenza imperialista ma anche per difendersi con confini più sicuri. La grande Caterina (imperatrice dal 1762 al 1796) teorizzava la penetrazione nei “mari caldi“ e mandò il suo amante e ammiraglio Potemkin (sì, quello che ha dato il nome alla corazzata) a occupare la Crimea (tornata da poco, con la crisi Ucraina, di scottante attualità). Sconfisse per ottenerla l’impero ottomano, con il quale la Russia si scontrò di nuovo durante la guerra di Crimea (1853 -1856) e durante la prima guerra mondiale.

Lenin e Stalin continuarono a preoccuparsi del pericolo proveniente da Sud, anche perché temevano la destabilizzazione delle repubbliche sovietiche di popolazione musulmana (dall’Uzbekistan al Kazakistan). Sradicarono perciò spietatamente ogni traccia di religione islamica, deportarono milioni di persone. Eppure non bastò. Perché, quando nel 1941 arrivò l’armata nazista, un esercito di volontari di quelle repubbliche andò ad affiancarli. Ce lo ricordiamo anche in Italia dove, con i tedeschi, combatterono contro i partigiani quelli che chiamavamo “mongoli“, ma erano in verità proprio questi volontari passati con la Wermacht per odio verso i comunisti sovietici

Dopo la seconda guerra mondiale, Mosca usò l’ideologia per allargare a Sud la sua sfera di influenza (e il suo cuscinetto di protezione). Contrastando nello stesso tempo il neocolonialismo occidentale e l’islamismo. I militari siriani e iracheni (Assad e Saddam) erano laici, anti occidentali e ispirati dal Baas-Baat (il partito socialista arabo). Erano alleati ideali, come si è ricordato all’inizio, da armare e proteggere. Assad padre era addirittura un alleato naturale, perché apparteneva a una setta minoritaria sciita (gli alauiti) e quindi era il nemico giurato del mondo religioso sunnita (quello che poteva insidiare le repubbliche musulmane sovietiche e poteva creare un vasto fronte coeso ai confini meridionali dell’Urss).

Proprio questo possibile fronte era l’incubo di Mosca e spiega in parte la guerra in Afghanistan. Nel 1989, andai a trovare Vladimir Falin, il successore del mitico Suslov nella carica di responsabile esteri del partito comunista sovietico. Aveva appena gestito la fine della guerra in Afganistan e la ritirata dell’Armata Rossa. Ma ancora difendeva la scelta di invadere Kabul. Mi disegnò un quadro che a quei tempi in Occidente era sconosciuto. Mi spiegò che i generali laici (e appoggiati da Mosca) dell’Afganistan erano minacciati dal fondamentalismo islamico. Che, se il fondamentalismo conquistava Kabul, poteva innestare con un effetto domino la crisi nelle repubbliche sovietiche di tradizione islamica. Che anche noi occidentali avremmo dovuto preoccuparci per il resto del Medio Oriente e quindi per la sicurezza nel Mediterraneo.

Nel 2001, pochi mesi prima che fosse assassinato da Bin Laden, ho incontrato al confini tra Afganistan e Tagikistan il generale Massud (che certo filo sovietico non era, perché aveva guidato la vittoriosa guerra di liberazione contro i russi). Mi ricordava con rimpianto che, quando a Kabul dominava Mosca, lui studiava ingegneria al Politecnico e le sue compagne di corso portavano la minigonna.

In effetti, ancora oggi, se si guardano le manifestazioni di sostegno a Assad (vere o inscenate dalla propaganda del regime siriano) si nota che le donne velate non esistono. Perché il cristianesimo ortodosso degli zar prima, l’ateismo comunista poi (e un mix tra i due oggi con Putin) sono ancora il nemico numero uno del fondamentalismo islamico. Il quale d’altronde, con l’Isis, ha ricominciato a sognare qualcosa di simile all’impero ottomano: una mezzaluna sunnita che vada dalla costa atlantica del Marocco all’Afghanistan, tenuta insieme non da un imperatore corrotto a Istanbul, ma dalla purezza del Corano.

Questo è il pericolo mortale per la Russia, che non occupa più le repubbliche ex sovietiche, ma vede pur sempre in esse un’area di influenza vitale, dove quasi 60 milioni di persone che parlano russo sono minacciate dall’estremismo islamico. E in parte lo alimentano. Perché in Siria e in Iraq molti combattenti dell’Isis sono fanatici provenienti dall’Uzbekistan e dalle Repubbliche circostanti.

Questo pericolo è mortale per la Russia e anche per noi. Ci ricorda che abbiamo certo a che fare, a Mosca, con un imperialismo e con un dispotismo orientale (come diceva Turati), ma dovremmo ciò non di meno tener presente il nostro interesse. Cercando (almeno come Unione Europea) di avere una strategia coerente e priorità precise. Così come (giuste o sbagliate che siano) le ha la Russia.

Nella guerra di Crimea, insieme ai francesi e agli inglesi, i bersaglieri combatterono contro i russi a fianco degli ottomani. Per questo hanno ancor oggi il berretto rosso con il fiocco blue: era un fez prestato dagli alleati ottomani (i sunniti del tempo) al quale avevano tolto l’imbottitura. Oggi, forse, nello scontro tra i sunniti e Putin, le nostre alleanze dovrebbero cambiare.

Ugo Intini

Nencini: “Per un soggetto dentro la sinistra riformista”

apre bologna

C’erano oltre trecento dirigenti e militanti socialisti al convegno del Psi del centro-nord che si è svolto a Bologna all’Hotel Savoia sabato scorso. La relazione introduttiva è stata opera del coordinatore della segreteria Gian Franco Schietroma che ha analizzato brevemente i risultati elettorali e ha proposto alcune necessarie modifiche alla nostra vita interna e alla nostra politica. E’ stata poi la volta del responsabile dell’organizzazione Enzo Maraio che ha dato appuntamento a un successivo Consiglio nazionale per talune modifiche statutarie e ha letto un documento che dovrà passare al vaglio del successivo convegno di Napoli dove verranno coinvolti i socialisti del centro-sud e aperto alle eventuali modifiche. Poi si è aperto un dibattito al quale hanno partecipato numerosi compagni, tra i quali il direttore dell’Avanti! Mauro Del Bue che ha insistito sulle proposte già lanciate attraverso il quotidiano socialista (una convention aperta a tutti i socialisti italiani, l’ipotesi della doppia tessera, una federazione tra socialisti, verdi e radicali pannelliani, un nuovo partito riformista della sinistra italiana come approdo finale).

Il compagno Buemi ha dichiarato che il vertice del partito deve assumersi appieno tutte le responsabilità del pessimo risultato elettorale, Luigi Covatta ha parlato dell’esperienza di Mondoperaio e della suggestione del nuovo partito riformista, Rita Cinti Luciani ha messo in evidenza i temi concreti di un possibile rilancio del centro-sinistra, Luca Pellegri ha presentato un documento organizzativo che prevede una struttura che parte dalla base con un semplice coordinamento nazionale, Federico Parea ha sottolineato la necessità di un cambiamento generazionale, come anche Maria Pisani che ha contestato le futili promesse dei Cinque stelle, Pasquotti ha puntato il dito sui temi più vicini alla vita delle persone dei quali anche il nostro partito ha perso conoscenza, anche Broi, segretario del Psi di Milano, ha presentato un documento critico nei confronti del gruppo dirigente, mentre Lorenzo Cinquepalmi ha esortato a comprendere la sconfitta senza precedenti della sinistra italiana. Particolarmente suggestivo e applaudito l’intervento di Ugo Intini che ha esortato i socialisti a battersi contro le tendenze antidemocratiche che stanno prevalendo. Intini ha ricordato che sul tema della difesa della democrazia non ci devono essere barriere tra destra e sinistra.

“Che il vento soffiasse a favore di Lega e M5S  lo avevamo capito, quello che non abbiamo capito  era la potenza di quel vento”, ha ricordato Riccardo Nencini concludendo i lavori. Nel corso dell’assemblea dei socialisti si è tracciato il cammino politico per il futuro: commentando l’ipotesi di una possibile alleanza di governo con i 5S, Nencini ha ribadito di escludere l’opzione di “un governo a trazione grillina, perché i 5Stelle hanno un tasso di anti parlamentarismo esagerato e perché hanno valori diversi dai nostri”. Il segretario del Psi sottolinea che “bisogna stare all’opposizione per lavorare alla nascita di un soggetto dentro la sinistra riformista”. Un progetto, analizza Nencini, che potrà vedere la luce solo se c’è una vera ” disponibilità a cedere parte della propria sovranità lavorando ad un disegno nuovo e comune”. Secondo Nencini “va cambiato il canone di lettura dei bisogni perché la nostra comunità si salva solo se c’è condivisione di una visione comune e se ognuno deve fa sua parte”.
Tornando al risultato elettorale del 4 marzo Nencini ha sottolineato che “i temi della sicurezza e dei migranti sono stati centrali nel definire l’agenda della campagna e noi lo avevamo capito da anni. Si tratta di problemi reali e non dovremmo fare finta di credere che il voto grillino e leghista sia semplicemente populista. Il risultato delle urne ci dice che noi della sinistra non abbiamo letto bene una serie di condizioni che nella società erano già maturate”.

Di fronte a questo scenario, e alla realtà di un PD che ” ha esaurito la sua funzione”, Nencini ha detto che la comunità socialista “sarà in grado di conservare autonomia solo e parte un disegno politico che coinvolga tutta la sinistra riformista italiana:  una concentrazione repubblicana che si prepari alle elezioni europee 2019 in cui la sinistra riformista possa confluire” ha concluso Riccardo Nencini.

Nel corso dei lavori sono intervenuti:

Enrico Buemi, Gian Franco  Schietroma,  Enzo Maraio, Maria Cristina Pisani,  Luca Pellegri, Lorenzo Cinquepalmi, Federico Parea, Rita Cinti Luciani, Pia Locatelli, Marco Andreini, Riccardo Mortandello, Mauro Del Bue, Luigi Covatta, Mauro Broi, Oreste Pastorelli, Giorgio Azzalini, Dario Mantovani (sindaco Pd i Molinella), Enrico Pedrelli, Tomas Carini, Ugo Intini, Marco Parlato, Francesco Bragagni, Ranieri, Ottavio Pasquotti, Alessandro Pietracci

RIPARTIRE DA BOLOGNA

apre bologna

C’erano oltre trecento dirigenti e militanti socialisti al convegno del Psi del centro-nord che si è svolto a Bologna all’Hotel Savoia sabato scorso. La relazione introduttiva è stata opera del coordinatore della segreteria Gian Franco Schietroma che ha analizzato brevemente i risultati elettorali e ha proposto alcune necessarie modifiche alla nostra vita interna e alla nostra politica. E’ stata poi la volta del responsabile dell’organizzazione Enzo Maraio che ha dato appuntamento a un successivo Consiglio nazionale per talune modifiche statutarie e ha letto un documento che dovrà passare al vaglio del successivo convegno di Napoli dove verranno coinvolti i socialisti del centro-sud e aperto alle eventuali modifiche. Poi si è aperto un dibattito al quale hanno partecipato numerosi compagni, tra i quali il direttore dell’Avanti! Mauro Del Bue che ha insistito sulle proposte già lanciate attraverso il quotidiano socialista (una convention aperta a tutti i socialisti italiani, l’ipotesi della doppia tessera, una federazione tra socialisti, verdi e radicali pannelliani, un nuovo partito riformista della sinistra italiana come approdo finale).

Il compagno Buemi ha dichiarato che il vertice del partito deve assumersi appieno tutte le responsabilità del pessimo risultato elettorale, Luigi Covatta ha parlato dell’esperienza di Mondoperaio e della suggestione del nuovo partito riformista, Rita Cinti Luciani ha messo in evidenza i temi concreti di un possibile rilancio del centro-sinistra, Luca Pellegri ha presentato un documento organizzativo che prevede una struttura che parte dalla base con un semplice coordinamento nazionale, Federico Parea ha sottolineato la necessità di un cambiamento generazionale, come anche Maria Pisani che ha contestato le futili promesse dei Cinque stelle, Pasquotti ha puntato il dito sui temi più vicini alla vita delle persone dei quali anche il nostro partito ha perso conoscenza, anche Broi, segretario del Psi di Milano, ha presentato un documento critico nei confronti del gruppo dirigente, mentre Lorenzo Cinquepalmi ha esortato a comprendere la sconfitta senza precedenti della sinistra italiana. Particolarmente suggestivo e applaudito l’intervento di Ugo Intini che ha esortato i socialisti a battersi contro le tendenze antidemocratiche che stanno prevalendo. Intini ha ricordato che sul tema della difesa della democrazia non ci devono essere barriere tra destra e sinistra.

“Che il vento soffiasse a favore di Lega e M5S  lo avevamo capito, quello che non abbiamo capito  era la potenza di quel vento”, ha ricordato Riccardo Nencini concludendo i lavori. Nel corso dell’assemblea dei socialisti si è tracciato il cammino politico per il futuro: commentando l’ipotesi di una possibile alleanza di governo con i 5S, Nencini ha ribadito di escludere l’opzione di “un governo a trazione grillina, perché i 5Stelle hanno un tasso di anti parlamentarismo esagerato e perché hanno valori diversi dai nostri”. Il segretario del Psi sottolinea che “bisogna stare all’opposizione per lavorare alla nascita di un soggetto dentro la sinistra riformista”. Un progetto, analizza Nencini, che potrà vedere la luce solo se c’è una vera ” disponibilità a cedere parte della propria sovranità lavorando ad un disegno nuovo e comune”. Secondo Nencini “va cambiato il canone di lettura dei bisogni perché la nostra comunità si salva solo se c’è condivisione di una visione comune e se ognuno deve fa sua parte”.
Tornando al risultato elettorale del 4 marzo Nencini ha sottolineato che “i temi della sicurezza e dei migranti sono stati centrali nel definire l’agenda della campagna e noi lo avevamo capito da anni. Si tratta di problemi reali e non dovremmo fare finta di credere che il voto grillino e leghista sia semplicemente populista. Il risultato delle urne ci dice che noi della sinistra non abbiamo letto bene una serie di condizioni che nella società erano già maturate”.

Di fronte a questo scenario, e alla realtà di un PD che ” ha esaurito la sua funzione”, Nencini ha detto che la comunità socialista “sarà in grado di conservare autonomia solo e parte un disegno politico che coinvolga tutta la sinistra riformista italiana:  una concentrazione repubblicana che si prepari alle elezioni europee 2019 in cui la sinistra riformista possa confluire” ha concluso Riccardo Nencini.

Nel corso dei lavori sono intervenuti:

Enrico Buemi, Gian Franco  Schietroma,  Enzo Maraio, Maria Cristina Pisani,  Luca Pellegri, Lorenzo Cinquepalmi, Federico Parea, Rita Cinti Luciani, Pia Locatelli, Marco Andreini, Riccardo Mortandello, Mauro Del Bue, Luigi Covatta, Mauro Broi, Oreste Pastorelli, Giorgio Azzalini, Dario Mantovani (sindaco Pd i Molinella), Enrico Pedrelli, Tomas Carini, Ugo Intini, Marco Parlato, Francesco Bragagni, Ranieri, Ottavio Pasquotti, Alessandro Pietracci

Vivà, un libro per ricordare la figlia di Nenni

viva nenniLodevole ed efficace iniziativa della Fondazione Pietro Nenni di venerdì 2 febbraio 2018 per la presentazione del libro “VIVA’ (III edizione) presso un locale della sede UIL di Bologna. Sono intervenuti l’autore Antonio Tedesco, Mauro Chiarini del Centro Pietro Nenni di Bologna, Giuliano Zignani segretario generale UIL Emilia Romagna, Carlo Fiordaliso vice presidente della Fondazione Pietro Nenni oltre un numeroso pubblico che ha riempito la saletta messa a disposizione dalla UIL.

E’ stata rievocata la travagliata vita di Pietro Nenni e della sua famiglia con particolare riferimento alla tragica fine della figlia Vittoria (VIVA’), arrestata, incarcerata in Francia e deportata dai nazisti nel campo di concentramento di Auschwitz dove è morta. Durante il dibattito che è seguito sono stati sottolineati i comportamenti comuni a tanti socialisti noti e meno noti che per non tradire gli ideali socialisti con fierezza e fermezza hanno subito intimidazioni, umiliazioni, privazione anche della libertà personale che in diversi casi hanno causato la morte come è successo a VIVA’.

In evidenza l’intervento di una ragazza presente tra il pubblico che riferiva come nei testi scolastici, così come nei cosiddetti “organi di informazione” questi avvenimenti vengano taciuti o citati solo per alcuni, di conseguenza una informazione canalizzata e troppo di parte. Solo pubblicazioni come questa portano un contributo alla conoscenza dei fatti che altrimenti andrebbe disperso e del tutto ignorato dai giovani.

L’intervento sopra citato mi rammenta una analoga affermazione fatta alcuni anni fa da un laureando di Bologna che partecipava alla presentazione del pregevole libro di Ugo Intini “Avanti! un giornale, un’epoca”. Dichiarava che stava presentando la tesi sulla vita di Sandro Pertini che conosceva quasi esclusivamente come Presidente della Repubblica Italiana. Nell’approfondire lo studio sulla vita, il pensiero politico e l’azione meritoria di Pertini, aveva conosciuto meglio ed in modo più esauriente la storia del Partito Socialista Italiano, rimanendone favorevolmente colpito. Ambedue i giovani erano concordi nell’affermare che riproporre oggi gli ideali e l’azione del Partito Socialista per la democrazia, la libertà, l’uguaglianza con la conseguente difesa dei lavoratori e del lavoro e la tenacia unita alla fermezza con la quale si è operato per oltre un secolo non sono temi e comportamenti ormai desueti, ma degni di lode e meritevoli di maggior diffusione soprattutto oggi che il degrado delle idee e disinvolti stili di vita anche all’interno delle istituzioni procurano non solo malumore e disinteresse tra i giovani ma conseguenze funeste. Pertanto sono encomiabili e degni di diffusione queste iniziative e la pubblicazione di testi come quelli sopra citati.

Paolo Lorenzini