Sindacati-Confindustria, intesa sui contratti

Confindustria-PIL-rialzo

Tra il presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia ed i rappresentanti sindacali di CGIL, CISL e UIL, si è conclusa durante la scorsa notte la trattativa per il rinnovo del modello per il rinnovo dei contratti di categoria che fanno capo a Confindustria. Si tratta del cosiddetto ‘patto della fabbrica’. La negoziazione era partita un anno e mezzo fa.

La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, in un messaggio twitter ha scritto: “L’accordo tra Confindustria e sindacati è un vero piano di sviluppo per il sistema-paese. Un nuovo modello di relazioni industriali partecipative e stabili per alzare la produttività, con più salari, più formazione, più competenze per i lavoratori. Le parti sociali indicano al paese una strada condivisa e responsabile per favorire la crescita”.

L’accordo sarà firmato ufficialmente il prossimo 9 marzo. I punti salienti dell’accordo riguardano una maggiore chiarezza perimetrale per il contratto nazionale e quello aziendale; la determinazione dei minimi tabellari; il welfare nello stipendio complessivo; misurazione della rappresentanza per legittimare la sottoscrizione dei contratti collettivi di lavoro.

La definizione dei livelli della contrattazione verrebbe definita con questa affermazione: “La contrattazione collettiva continuerà ad articolarsi su due livelli, nazionale e aziendale, ovvero territoriale laddove esistente secondo le prassi in essere, e dovrà garantire, per ciascuno dei due livelli, specifiche caratteristiche e funzioni”.

I minimi tabellari sono definiti al punto H dell’accordo che recita: “Il contratto collettivo nazionale di categoria individuerà i minimi tabellari per il periodo di vigenza contrattuale, intesi quali trattamento economico minimo (TEM). La variazione dei valori del TEM (minimi tabellari) avverrà secondo le regole condivise, per norma o prassi, nei singoli CCNL in funzione degli scostamenti registrati nel tempo dall’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi membri della Comunità europea, depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati come calcolato dall’Istat. Il contratto collettivo nazionale di categoria, in ragione dei processi di trasformazione e o di innovazione organizzativa, potrà modificare il valore del Tem”. Cruciale è stato negli ultimi Il passaggio cruciale della trattativa è stato l’inserimento della frase ‘secondo le regole condivise, per norma e per prassi, dai contratti collettivi’. Così ogni categoria potrà continuare a definire autonomamente la base di calcolo dei minimi contrattuali (oggi più elevata, per esempio, nel contratto dei chimici rispetto a quello dei metalmeccanici).

L’ingresso del welfare nello stipendio collettivo si trova nella parte dell’intesa che recita: “Il trattamento economico complessivo (TEC) sarà costituito dal trattamento economico minimo (TEM), come determinato alla lettera H, e da tutti quei trattamenti economici — nei quali, limitatamente a questi fini, sono da ricomprendere fra gli altri anche le eventuali forme di welfare — che il contratto collettivo nazionale di categoria qualificherà come “comuni a tutti i lavoratori del settore, a prescindere dal livello di contrattazione a cui il medesimo contratto collettivo nazionale di categoria ne affiderà la disciplina. Il contratto collettivo nazionale di categoria avrà cura di evidenziare in modo chiaro la durata e la causa di tali trattamenti economici e il livello di contrattazione a cui vengono affidati dovendosi, comunque, disciplinare, per i medesimi trattamenti, gli eventuali effetti economici in sommatoria fra il primo e il secondo livello di contrattazione collettiva”.

Cgil, Cisl e Uil hanno firmato un accordo che autoregolamenta la misurazione della rappresentanza dei sindacati. Confindustria si è aperta alla misurazione della rappresentanza nelle organizzazioni datoriali. Nel relativo paragrafo c’è scritto: “Conoscere l’effettivo livello di rappresentanza di entrambe le parti stipulanti un CCNL, infatti, è indispensabile se si vuole davvero contrastare la proliferazione di contratti collettivi, stipulati da soggetti senza nessuna rappresentanza certificata, finalizzati esclusivamente a dare ‘copertura formale’ a situazioni di vero e proprio ‘dumping contrattuale’ che alterano la concorrenza fra imprese e danneggiano lavoratrici e lavoratori. In quest’ottica Confindustria e Cgil, Cisl, Uil, nel definire i reciproci impegni in materia, ritengono utile che si definisca un percorso condiviso anche con le altre Associazioni datoriali per arrivare ad un modello di certificazione della rappresentanza datoriale”.

Il 9 marzo, con la firma ufficiale, si potrà valutare più compiutamente gli effetti prodotti sui lavoratori dalla nuova relazione industriale tra Cofindustria e Sindacati. Inoltre, rispetto al trattamento economico complessivo (TEC), bisognerà distinguere tra le voci fiscalmente imponibili e quelle esentate.

Il tavolo, considerata la sua importanza, anziché bilaterale, sarebbe stato preferibile che fosse stato trilaterale con il coinvolgimento del Ministero del Lavoro.

Salvatore Rondello

Sanità: infermieri in piazza. Ma arriva l’accordo

infermieri

Dopo lo sciopero di ieri dei medici annullato all’ultimo minuto, oggi sono scesi in piazza gli infermieri. Nonostante la pioggia, sono molte le bandiere delle sigle sindacali degli infermieri (Nursing e Nursing-up) che sventolano in piazza Santi Apostoli a Roma per manifestare contro il mancato rinnovo del contratto di lavoro del comparto Sanità. “Per il momento siamo circa un migliaio”, dicono fonti dell’organizzazione, “ma nel corso della mattinata arriveremo a circa 2.500 persone”. “Meritiamo un contratto dignitoso”, è la scritta che si legge su un grande striscione sopra un palco al centro della piazza. “Lo stato d’animo dei colleghi – spiega all’Agi Stefano Barone, segretario provinciale di Roma – è di stanchezza, di arrabbiatura e di delusione. Siamo troppo pochi e non riusciamo a far fronte alle richieste che ci arrivano dalle strutture sanitarie. Inoltre su di noi gravano una serie di responsabilità che non ci fanno lavorare in maniera serena. In più – sottolinea ancora Barone – abbiamo un contratto che non ci permette di lavorare in maniera dignitosa. Di questo stanno discutendo in questo momento all’Aran i segretari nazionali dei nostri sindacati. La trattativa è in corso da ieri sera. Dopo 9 anni di blocco abbiamo bisogno di maggior rispetto”, conclude.

Hanno incrociato le braccia circa l’80% degli infermieri italiani. Sono i dati forniti dalle Asl e daidirigenti sindacali Nursing Up rispetto allo sciopero in corso oggi, che hanno registrato il blocco della maggioranza delle attività sanitarie, fatti salvi i servizi garantiti secondo quanto prevedono i contingenti minimi e le urgenze.

Ma proprio oggi è stata siglata la pre-intesa per il rinnovo del contratto del comparto sanità che riguarda circa 540 mila lavoratori tra infermieri, operatori sanitari e amministrativi del Sistema sanitario nazionale. L’aumento delle retribuzioni sarà mediamente di 85 euro a partire dal prossimo mese di marzo. “Firmato il rinnovo del contratto del Comparto sanità. Un passo importante – afferma su twitter il ministro della Salute Beatrice Lorenzin – per restituire la dignità a migliaia di professionisti che ogni giorno lavorano nel nostro SSN e garantiscono la salute dei nostri cittadini. Adesso andiamo avanti anche per i medici”. Il ministro per la Pubblica amministrazione, Marianna Madia ringrazia “tutti coloro che ogni giorno si occupano della nostra salute. Concluso un percorso a cui stiamo lavorando da quattro anni: il rinnovo del contratto, fermo da quasi 10 anni, di oltre 3 milioni di dipendenti pubblici”.

Per la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, il rinnovo del contratto di lavoro della sanità è “un risultato estremamente importante”, soprattutto perché si torna ad un regime di orario di lavoro che prevede i riposi. “Per noi – ha detto la leader della Cgil – è una notizia importante non solo perché così abbiamo rinnovato tutti i contratti del settore pubblico dopo una intensa fatica ma perché con il contratto della sanità si raggiunge un risultato estremamente importante: si torna ad un regime di orario che prevede il riposo, che e’ stato il grimaldello con il quale nella sanità, in questi anni, sono successe anche cose insopportabili per le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori”.

La firma di oggi per il segretario confederale Uil Antonio Foccillo “rappresenta, dopo una maratona di ormai quasi 10 anni, un traguardo storico per il pubblico impiego”.”Si è trattato di un percorso in salita che ci ha portato a restituire dignità ai lavoratori che, giorno dopo giorno, garantiscono servizi essenziali al Paese. Esattamente come il personale del Ssn che, tra l’altro, ha dovuto far fronte ai continui tagli di questi anni a strutture e organici, con ovvie ripercussioni sui carichi di lavoro”.

Questo rinnovo, continua Foccillo, “riconosce i dovuti incrementi economici, in linea con l’accordo del 30 novembre, e le adeguate tutele, anche ridando ruolo al sindacato nei luoghi di lavoro e mettendo un freno all’unilateralità delle amministrazioni attraverso un nuovo modello di partecipazione. Esprimiamo tutta la nostra soddisfazione per i risultati di questa stagione contrattuale. Senza il nostro impegno e la nostra tenacia – conclude – non si sarebbe avviato il tavolo di trattativa in Aran e i lavoratori avrebbero dovuto attendere ancora altri anni per un rinnovo che invece oggi abbiamo reso possibile”.

Il risveglio del contratto delle PA

Buone notizie dal fronte contrattuale del Pubblico Impiego. Dopo gli Statali e la Scuola e Università, ieri è stata la volta dei dipendenti degli Enti Locali per i quali si giunti finalmente al rinnovo del contratto nazionale. Anche loro hanno atteso nove lunghi anni, ma al termine della proverbiale tirata finale ce l’hanno fatta.

L’intesa raggiunta la scorsa notte rispecchia il Protocollo che CGIL, CISL e UIL sottoscrissero il 30 novembre del 2016, ma viene prudentemente considerata dalle Organizzazioni Sindacali come un “accordo-ponte” verso un assetto contrattuale ancora da completare,fermo restando che fornisce già ora prime, importanti risposte.

Per dire. Nella busta-paga del prossimo mese di aprile i lavoratori del settore troveranno un incremento medio di 85 euro mensili ai quali si aggiungerà una somma una-tantum di 450 euro a titolo di arretrati.

Non solo soldi, ma anche nuovo spazio per i diritti di cittadinanza. Permessi, congedi, aspettative, assenze per malattia, diritto allo studio, formazione: un corredo di strumenti contrattuali con i quali si può favorire una più stretta correlazione fra welfare, qualità del tempo vita e qualità del lavoro.

Di grande rilievo viene poi considerata la conquista di una indennità di funzione a favore degli agenti di polizia locale, ai quali viene finalmente riconosciuta la condizione di particolare disagio attraverso la creazione di una specifica sezione contrattuale.

Non tutto è stato risolto con la firma di ieri notte, per questo è stata predisposta una commissione paritetica che avrà tempo fino al prossimo mese di luglio per procedere alla semplificazione dell’assetto delle declaratorie e dei profili professionali con un particolare riferimento al personale educativo e scolastico.

Negli ambienti del sindacato c’è soddisfazione per l’esito positivo di un accordo che mette fine ad un lungo digiuno contrattuale, ma già si ragiona sulla nuova fase di confronto con l’ARAN che prenderà le mosse dopo il mese di luglio, quando verrà presentata la nuova piattaforma contrattuale per il triennio 2019/2021. Per i prossimi giorni è attesa la ripresa del negoziato che dovrebbe portare alla firma del contratto anche per i dipendenti ospedalieri.

Forse è presto per dire se siamo alla vigilia una nuova stagione in cui le organizzazioni sindacali tornano a prendersi il posto centrale nella vita sociale del Paese. Quel che è certo è che la macchina contrattuale funziona e da risultati che i lavoratori apprezzano sia quando ottiene miglioramenti contrattuali come quelli che stanno ottenendo i lavoratori del Pubblico Impiego, sia quando in condizioni negative, è costretta a negoziare situazioni di crisi aziendale particolarmente gravi come quelle che stanno affrontando i lavoratori della Embraco. Dell’importanza del ruolo del sindacato sembra darne conto l’andamento dell’opinione media dei cittadini rilevata dagli istituti di ricerca demoscopica.

Da qualche mese a questa parte i sondaggi dicono che il consenso dei cittadini verso il sindacato sta nuovamente crescendo, con buona pace di tutti quelli che ne hanno pronosticato la crisi irreversibile. È vero il sindacato ha molti problemi. Deve fare i conti con un sistema di forze politiche tendenzialmente ostili al suo ruolo di rappresentanza sociale; deve misurarsi con un mondo imprenditoriale sempre più lontano dalla pratica del dialogo sociale; deve sopportare le geremiadi di opinionisti mestieranti; ma la verità è che il suo stato di salute è buono.

In Effetti quello che conta davvero è che i lavoratori sanno che sul sindacato possono fare assegnamento perché è un soggetto forte, concreto, che guarda in faccia la realtà sia quando c’è la possibilità di operare conquiste e miglioramenti, sia quando sono costretti sulla difensiva dalle difficoltà economiche generali e dalle crisi produttive. Il resto più che altro è propaganda e demagogia.

Franco Lotito
Blog Fondazione Nenni

Musei: stop a riforma Franceschini su direttori stranieri

musei-nel-caos-annullate-nomine-di-franceschiniIl ministro della cultura Dario Franceschini, che della rivoluzione dei musei ha fatto il fiore all’occhiello del suo mandato, sbotta: “Davvero difficile fare le riforme in Italia. Dopo 16 decisioni del Tar e 6 del Consiglio di Stato, quest’ultimo cambia linea e rimette la decisione sui direttori stranieri dei musei all’adunanza plenaria. Cosa penseranno nel mondo?”. Il Consiglio di Stato infatti con una nuova sentenza rimette di fatto di nuovo in discussione la scelta italiana di affidare anche a direttori stranieri la guida dei musei pubblici. Anche se il contenzioso sulla riforma di Franceschini va avanti ormai da maggio dell’anno scorso, la sentenza del Consiglio di Stato rimette in discussione quello che era già stato deciso. Ma il motivo è soprattutto evitare un contrasto tra due sentenze emesse nel giro di pochi mesi dallo stesso Consiglio di Stato. Per questo la validità della nomina del direttore del Palazzo Ducale di Mantova, Peter Assman, verrà decisa dall’Adunanza plenaria di Palazzo Spada. Tutto ruota intorno ai ricorsi fioccati contro la riforma del sistema museale italiano messa in atto dal ministro Dario Franceschini. Il primo, quello che riguardava i direttori dei Musei, e il secondo (in termini di tempo) avanzato dal Campidoglio e dalla Uil contro l’istituzione del Parco archeologico del Colosseo e la nomina del direttore del nuovo ente con una procedura internazionale che accogliesse anche candidature estere. Accolti entrambi dal Tar, i ricorsi sono passati al Consiglio di Stato per con un appello presentato dal Mibact. E se quello sui direttori aveva ottenuto la sospensiva, quello sul Colosseo era andato a sentenza (la 3666/2017) lo scorso 24 luglio. Nel dispositivo, oltre a dichiarare valida la costituzione del Colosseo ribaltando la decisione del Tar, la sesta sezione del Cds aveva anche affrontato la questione della nomina del direttore tramite procedura internazionale, specificando che “il diritto europeo e la giurisprudenza della Corte di Giustizia ammettono che sia consentita una riserva di posti a soli cittadini italiani, con deroga al principio generale di libera circolazione dei cittadini europei, soltanto in relazione a posti che implicano l’esercizio, diretto o indiretto, di funzioni pubbliche – si legge in una nota di Palazzo Spada di quel giorno – quali sono, in particolare, quelle poste in essere nei settori delle ‘forze armate, polizia e altre forze dell’ordine pubblico, magistratura, amministrazione fiscale e diplomazia’. Nel caso in esame, il Consiglio di Stato ha ritenuto che il Direttore del Parco non è chiamato a svolgere tali funzioni, in quanto il bando di gara gli attribuisce compiti che attengono essenzialmente alla gestione economica e tecnica del Parco. Si è, pertanto, ritenuta legittima la previsione di una selezione pubblica internazionale”.

Amazon: arriva il braccialetto elettronico

amazonAmazon non finisce di stupire. L’ultima trovata è quella del braccialetto elettronico. Oggetto che evoca strumenti di controllo destinati a chi deve essere controllato in modo continuo. Ovviamente le ragioni ufficiali di Amazon, che parla di sicurezza e benessere, sono altre. Il braccialetto elettronico controlla quali movimenti eseguono i lavoratori con le mani e vibra nel caso non siano quelli “giusti”. Ne dà notizia GeekWire, un sito internet che si occupa di tecnologia. “Non rilasciamo commenti relativamente ai brevetti. In Amazon – replica l’azienda interpellata da Radiocor – siamo attenti a garantire un ambiente di lavoro sicuro e inclusivo. La sicurezza e il benessere dei nostri dipendenti sono la nostra priorità”.

Ma i dubbi sul suo utilizzo restano. Solo poche settimane fa i dipendenti del colosso delle vendite online avevano scioperato per la prima volta per protestare contro i turni massacranti a cui erano sottoposti. Sceglie l’ironia la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso che entrando a un convegno sul lavoro organizzato al Cnel si chiede se “c’è anche la palla al piede? Si commenta da sola” l’iniziativa di Amazon che ha brevettato dei braccialetti elettronici per i dipendenti”.

A pensare tutto il “male possibile” è il leader della Uil, Carmelo Barbagallo. “Le multinazionali fanno il bello e il cattivo tempo dappertutto. Dobbiamo fare scioperi 4.0 contro le multinazionali per convincere anche i governi a cambiare le regole, bisogna colpirle nel portafoglio”. “Oggi – ha aggiunto – con la scusa che si fanno più soldi con le piattaforme digitali che con le piattaforme petrolifere si fa caporalato digitale pagando i giovani 3-5 euro l’ora. È una vergogna internazionale, bisogna dare più sovranità al sindacato europeo e mondiale perché non possiamo contrastare le multinazionali a Canicattì”.

Sulla stessa linea la leader della Cisl, Annamaria Furlan: “Amazon deve aprire un confronto con i sindacati e rispettare il modello di relazioni industriali del nostro paese”. “Evidentemente c’è ancora molto lavoro da fare per affermare in ogni dove la centralità della dignità e del rispetto della persona”.

Sicurezza e Difesa: dopo 9 anni contratto per 450mila

Immigrazione: Pinotti,modificare Triton,non tornare indietroNuovo contratto dopo 9 anni per 450mila donne e uomini in divisa. La firma è stata posta nella notte al ministero della Funzione pubblica. Non hanno sottoscritto il documento i Cocer di Marina Militare ed Aeronautica. Previsti aumenti intorno ai 130 euro lordi mensili più il pagamento degli arretrati. Un “giusto riconoscimento a chi garantisce la sicurezza degli italiani”, hanno commentato i ministri Marco Minniti, Roberta Pinotti e Marianna Madia in una conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi. Le cifre le ha fornite Madia, assicurando che “ci sono le condizioni per rinnovare il contratto a tutti i 3,3 milioni di dipendenti pubblici”. Si va da dai 125 euro al mese in più per le forze armate a 136 per la Guardia di finanza, 134 per i Carabinieri, 132 per la Polizia e 126 per la Polizia penitenziaria. Gli aumenti saranno a regime dal 2020 ma scatteranno subito e saranno accompagnati dal pagamento degli arretrati annuali: 556 euro per le forze di polizia e 517 per i militari.

Questo rinnovo, ha sottolineato Minniti, è “il più imponente sforzo di carattere strutturale fatto per il comparto da quando esiste. È doveroso e giusto che l’Italia sia vicino a chi in questi anni ha garantito la sicurezza delle nostre vite con sacrificio e dedizione. Bisogna dimostrarlo con atti concreti che sono giunti”. Soddisfazione è stata anche espressa dal ministro della Difesa. La firma di oggi, ha spiegato Pinotti, è “un risultato molto importante. Il Governo ha scelto di avere particolare attenzione per gli operatori della sicurezza cui abbiamo chiesto impegni eccezionali e abbiamo avuto risposte eccezionali. Ci sembrava importante quindi lavorare per dare un riconoscimento economico” al personale in divisa”.

Reazioni positive da parte dei sindacati. “Ha vinto – è il commento del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso – la perseveranza e l’intelligenza dei lavoratori e dei loro sindacati. Dopo quello per gli statali, la firma del contratto per i lavoratori della sicurezza e della difesa, dopo nove anni di vacanza, è un ulteriore e positivo passo in direzione della normalità di relazioni sindacali nel settore pubblico”. Il segretario della Uil Carmelo Barbagallo ha definito il contratto “un altro importante tassello per la ricostruzione del quadro dei diritti contrattuali di cui sono stati privati, per troppi anni, milioni di lavoratori”. Per la segreteria generale della Cisl, Annamaria Furlan, è “un legittimo riconoscimento alla professionalità di migliaia di lavoratori e servitori dello Stato che si battono ogni giorno per la legalità, la difesa delle istituzioni, la sicurezza nel paese, garantendo anche la pace nelle missioni internazionali”. Critico invece il Cocer Marina, che non ha firmato. “Le cifre appostate – ha lamentato – sono state da noi subito definite insufficienti. Da subito è stato chiaro che al Governo interessava chiudere rapidamente la sola partita economica, forse per ottenere facile consenso elettorale”.

Pa. Via libera del Cdm al pagamento degli arretrati

Palazzo Chigi

“Dopo il Cdm di oggi via libera al pagamento degli arretrati e degli aumenti previsti dal nuovo contratto per la Pa centrale”. Così la ministra della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, via Twitter annuncia l’approvazione del consiglio dei ministri dell’ipotesi di contratto presentata da Madia. La presidenza ha cosi’ autorizzato la ministra a concludere l’iter per rendere operativo il nuovo contratto dei dipendenti della P.A centrale. In sostanza il Consiglio dei ministri ha autorizzato la Ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione Madia, ad esprimere il parere favorevole del Governo sull’ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del comparto funzioni centrali per il triennio 2016-2018, sottoscritta il 23 dicembre 2017 dall’Aran e dalle organizzazioni sindacali.

“L’ipotesi di contratto, oltre al riconoscimento di incrementi retributivi, prevede anche l’adeguamento dell’impianto contrattuale preesistente al mutato contesto legislativo, tenendo conto delle innovazioni introdotte in particolare dai decreti legislativi di attuazione della riforma della pubblica amministrazione”.

Uno sblocco che arriva dopo quasi 10 anni. Un risultato che ha visto la luce dopo diverse fasi importanti: dalla sentenza della Corte Costituzionale, alle tre manovre (per un totale di 2,8 miliardi di euro finanziati) fino alla riforma della pubblica amministrazione. Un passaggio che il Segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga giudica fondamentale “fondamentale” e con il quale si “chiude oggi il cerchio del primo contratto degli statali rispetto al quale non si dovrà adesso perdere tempo per riconoscere i benefici contrattuali attesi da 9 nove anni”. Per il segretario confederale Uil Antonio Foccillo si tratta di una buona notizia ma “aspettiamo adesso il parere della Corte dei conti per ratificarlo definitivamente e dal giorno dopo sarà in vigore con il via libera al pagamento degli arretrati e degli aumenti. I lavoratori pubblici hanno atteso dieci anni – osserva ancora – adesso, con il nuovo contratto, hanno l’occasione per ripristinare, come tutti i lavoratori, il diritto ad avere un contratto”.

Le tappe

– DICEMBRE 2009, LA CRISI E IL BLOCCO DELLA CONTRATTAZIONE
E’ il dicembre 2009 quando viene affrontata per l’ultima volta in manovra la questione delle risorse per gli incrementi contrattuali del personale pubblico, ossia prima che nell’ambito del nuovo contesto economico determinato dalla crisi internazionale il Governo si veda costretto a intraprendere una rigida politica di contenimento della spesa pubblica, che ha fortemente investito il pubblico impiego. Viene così disposto nel DL 78/2010 il blocco della contrattazione nel pubblico impiego per il triennio 2010-2012.

– GIUGNO 2015, LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE
Il 23 giugno 2015 arriva la sentenza della Corte Costituzionale che dichiara illegittima la prosecuzione del blocco. L’avvio degli incontri tecnici all’Aran, l’Agenzia per la Rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, tra il ministero e i sindacati nel luglio 2016 fa entrare le contrattazioni nel vivo.

– NOVEMBRE 2016, L’INTESA TRA GOVERNO E SINDACATI
Saranno quattro mesi di incontri che porteranno, il 30 novembre 2016, a una intesa tra il governo e i sindacati che prevede un aumento mensile per i dipendenti della pubblica amministrazione di almeno 85 euro mensili. Il 2017 è l’anno dell’approvazione della riforma della pubblica amministrazione targata Marianna Madia e il momento in cui si aprono 4 tavoli di contrattazione all’Aran per i diversi comparti del pubblico impiego.

– DICEMBRE 2017, LA FIRMA DEL NUOVO CONTRATTO
Il 23 dicembre scorso, dopo una riunione fiume, alle 4 di mattina la ministra della Pa firma con le organizzazioni sindacali il primo nuovo contratto per la pubblica amministrazione per il triennio 2016-2018. Si tratta di un contratto che farà da apripista agli altri comparti che mancano, istruzione, sanità ed enti locali.

– CHE COSA PREVEDE L’ACCORDO
L’accordo prevede una forbice di aumenti sullo stipendio base che va dai 63 ai 117 euro mensili lordi a regime e salvaguarda gli 80 euro del bonus Renzi. L’intesa riguarda circa 250mila ministeriali, dipendenti delle Agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. L’accordo viene stato siglato tra Aran, Cgil, Cisl, Uil e Confsal ma non da Usb, Cgs e Cisal. Nella stessa giornata la manovra è legge e viene rifinanziato con 2,8 miliardi il rinnovo contrattuale degli statali. Ma il percorso non è ancora finito. Dopo l’ok del governo arrivato oggi in Cdm, la palla passa all’Aran che dovrà chiedere alla Corte dei Conti la certificazione di compatibilità dei costi. Una volta arrivato il via libera, l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni e i sindacati dovranno incontrarsi per la definitiva sottoscrizione. Solo da quel momento il contratto sarà efficace.

Ryanair minaccia i lavoratori. Calenda: “Indegno”

ryanair“E’ indegno”. Cosi’ il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda commenta gli avvertimenti da parte di Ryanair ai piloti della compagnia in vista dello sciopero del 15 dicembre. “Non è il mio ambito di responsabilità”, ha precisato Calenda, e “ritengo si dovrebbe intervenire, non si può stare su un mercato, prendere i vantaggi e non rispettare le regole”. È di ieri infatti la notizia di una lettera recapitata ai piloti italiani con la quale vengono invitati ad astenersi dallo sciopero atteso per il 15 dicembre, a meno che non vogliano incorrere in sanzioni. Uno sciopero indetto contro i turni di lavoro massacranti che costringono piloti ed assistenti e veri e propri turni forzati.

“È una cosa gravissima – avverte il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti – perché non si può intervenire con questa modalità e credo che tutte le autorità competenti debbano fare la loro parte. A noi compete il controllo della corretta applicazione dei contratti e delle leggi riferite al lavoro. Per questa parte ce ne occuperemo noi”. Il diritto di sciopero “è garantito dalla legge, quindi se c’è qualcuno che infrange la legge in Italia c’è la magistratura che ha il compito di garantire la piena applicazione della legge”.

Altrettanto dure le parole del garante del Presidente dell’Autorità di garanzia per gli scioperi Giuseppe Santoro Passarelli: “La dichiarazione dei vertici di Ryanair appare non conforme ai principi del nostro ordinamento, nel quali lo sciopero, se esercitato legittimamente, è considerato un diritto costituzionale. Voglio rammentare, infine – aggiunge – che la legge 146 sugli scioperi censura quei comportamenti aziendali che possano determinare l’insorgenza o l’aggravamento del conflitto. Val la pena ricordare che, limitatamente ai servizi che la compagnia irlandese svolge in Italia, l’Autorità di garanzia ha ritenuto l’applicabilità della legge 146/1990, riservandosi la possibilità di intervenire in caso di grave pregiudizio nei confronti degli utenti, a seguito di scioperi effettuati sul territorio nazionale”.

“La lettera inviata ieri a tutto il personale navigante, piloti e assistenti di volo – dichiara Emiliano Fiorentino, Segretario nazionale della Fit-Cisl – conferma ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, con quale arroganza e spregiudicatezza la compagnia irlandese continua ad operare nei confronti dei propri lavoratori. L’unica lettera che ci aspettavamo – prosegue Fiorentino – era quella di scuse per la mala gestione operata nei confronti dei dipendenti e di buoni propositi per affrontare il futuro prossimo in un clima più rispettoso verso il lavoro. Confermiamo le quattro ore di sciopero previste per venerdì 15 dicembre su tutto il territorio nazionale”. E la Uil trasporti aggiunge: “L’ atteggiamento senza rispetto di Ryanair verso i lavoratori, gli utenti, i sindacati e le istituzioni italiani ha superato ogni misura!”. Lo afferma il segretario generale Claudio Tarlazzi. “Non intendiamo tollerare oltre il manifestarsi di atteggiamenti così oltraggiosi, che offendono lo stesso ordinamento democratico del nostro Paese”, prosegue Tarlazzi. “Per tutelare le diverse centinaia di naviganti che hanno aderito al nostro sindacato, già da alcuni mesi stiamo affrontando la dirigenza della compagnia anche per le vie legali. Ma alla luce di quanto si è manifestato in queste ultime ore – conclude – è più che evidente la necessità di un intervento diretto dei Ministeri di riconvocazione immediata del tavolo Ryanair, per trovare soluzioni serie e condivise in tempi rapidissimi”.

Sul piede di guerra anche il sindacato piloti, l’Anpac. “Siamo di fronte ad un atto totalmente indebito: sia perché violento nei confronti dei lavoratori, sia perché è un tentativo di invalidare l’istituto dello sciopero” afferma il coordinatore nazionale Riccardo Canestrari. “Dopo quello che è successo i piloti sono ancora più motivati”, assicura Canestrari, e “tutto questo è in movimento in tutta Europa”.

“Non e’ la prima volta che Ryanair fa questo tipo di comunicazione e noi non staremo a guardare, abbiamo già avviato tutti gli approfondimenti del caso”, spiega Canestrari, che plaude alle parole del ministro Calenda che ha parlato di atto “indegno”: “Mi fa estremamente piacere, accende un po’ di luce in questo luogo di ombre”. Le minacce di Ryanair, secondo Canestrari, rispondono ad una “logica medievale”: “Lo sciopero è un’azione molto estrema ma se siamo arrivati a dichiararlo è perché siamo ad un punto di svolta, il modello Ryanair comincia a scricchiolare”.

ACCORDO CONGELATO

emiliano ilvaAncora grane dall’Ilva, ma stavolta a mettere i paletti è il Ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, duro contro l’iniziativa del Governatore della Puglia, Michele Emiliano, che ha deciso con il Comune di Taranto, di impugnare davanti al Tar la legge firmata da Paolo Gentiloni lo scorso 29 settembre. Michele Emiliano, e il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, hanno infatti annunciato ricorso al Tar del Lazio contro il decreto del presidente del Consiglio relativo al nuovo piano ambientale dell’Ilva proposto da Am Investco con un investimento di 1,1 miliardi di euro e interventi sino ad agosto 2023. Calenda ha fatto sapere che ha deciso di congelare il negoziato sull’Ilva aspettando la decisione del Tar e commenta preoccupato la decisione dei due enti locali: “Mentre Governo, parti sociali e molti enti locali coinvolti stanno costruttivamente lavorando per assicurare all’Ilva, ai lavoratori e a Taranto investimenti industriali per 1,2 mld, ambientali per 2,3 miliardi e la tutela di circa 20.000 posti di lavoro tra diretti e indiretti, il comune di Taranto e la Regione Puglia decidono di impugnare il DPCM ambientale mettendo a rischio l’intera operazione di cessione e gli interventi a favore dell’ambiente”. Il Ministro poi precisa: “Nonostante la presentazione dettagliata di piano ambientale e industriale fatta al tavolo istituzionale del Ministero, peraltro disertato all’ultimo minuto dal Sindaco di Taranto, l’impegno preso a convocare un tavolo dedicato a Taranto e l’anticipo dei lavori di copertura dei parchi confermato oggi dai commissari, continua la sistematica e irresponsabile opera di ostruzionismo delle istituzioni locali pugliesi” Infine Calenda conclude amareggiato: “Si tratta credo del primo caso al mondo in cui un investimento di riqualificazione industriale di queste dimensioni viene osteggiato dai rappresentati del territorio che più ne beneficerà. Spero vivamente che Regione e Comune abbiano ben ponderato le possibili conseguenze delle loro iniziative e le responsabilità connesse”.
Calenda poi non ha dimenticato di puntare il dito direttamente contro Michele Emiliano: “Ha detto che i bambini di Taranto gli chiedono di impugnare il decreto, invece io penso che i bambini di Taranto ci chiedono di coprire i parchi, di fare gli investimenti. Qui c’è una campagna elettorale sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini”.
Ieri è arrivata la notizia dell’iniziativa della Regione Puglia comunicata direttamente dal presidente Michele Emiliano, che ha definito il decreto “illegittimo” perché “concede di fatto una ulteriore inaccettabile proroga al termine di realizzazione degli interventi ambientali, di cui alle prescrizioni Aia, già da tempo scadute e sinora rimaste inottemperate”.
Sul piano ambientale è intervenuto stupito anche il Ministro dell’Ambiente che ha difeso il decreto. “Noi – dice Gian Luca Galletti – abbiamo presentato un Piano ambientale che supporta un Piano industriale dove si spendono oltre due miliardi per l’ambientalizzazione; ci sono novità anche rispetto alla precedente Aia (Autorizzazione integrata ambientale): non c’è la copertura del solo parco minerario principale ma anche quella di alcuni parchi minori”. “Oltretutto c’è una clausola di salvaguardia fortissima – conclude – cioè fino alla fine dell’ambientalizzazione, finché non sarà completato l’ultimo degli interventi previsti dall’Aia, la produzione avrà un tetto a 6 milioni di tonnellate l’anno, che è esattamente quello che Ilva produce oggi”.
“Ci auguriamo che le conseguenze dell’impugnazione non penalizzino ulteriormente un territorio e una popolazione che stavano trovando una soluzione equilibrata a problemi di anni”, ha commentato preoccupato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. Preoccupati e contrariati anche i sindacati, il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli è duro contro l’iniziativa della Puglia: “Affidare al TAR il proprio disappunto per essere in un tavolo parallelo a quello col sindacato è un atteggiamento infantile e grave. Non si può trascinare una vicenda in cui è in ballo il risanamento ambientale e la difesa di migliaia di posti di lavoro a capricci per la propria visibilità politica. La Regione Puglia ha tante possibilità e responsabilità da esercitare per dare il proprio contributo positivo. Oggi ha deciso di buttare la palla in tribuna a danno di ambiente, occupazione e sviluppo. Prenda esempio dalle altre quattro regioni coinvolte che hanno ben accolto la loro partecipazione al tavolo istituzionale”. Preoccupata la Uil, per la quale potrebbero venire fuori scenari drammatici soprattutto sul fronte occupazionale qualora il Tar dovesse accogliere il ricorso.
Mentre per il segretario confederale della Cgil Maurizio Landini, quella di Emiliano “è una scelta sbagliata”. “Questo non è il momento dei tribunali, c’è una trattativa in corso, è il momento della responsabilità”. “Oggi – ha proseguito Landini – è opportuno far ripartire gli investimenti e la copertura dei parchi minerari. È importante – ha proseguito – portare ArcelorMittal a utilizzare tutte le tecnologie migliori e le soluzioni possibili” per ambientalizzare l’Ilva.
Nel frattempo però arrivano notizie anche dall’Europa. Il commissario europeo alla Concorrenza Margrethe Vestager, durante la conferenza stampa che ha seguito l‘inaugurazione dell‘anno accademico dell‘università Bocconi, ha fatto sapere che l’Antitrust europea vuole arrivare a chiudere l‘esame relativo all‘acquisizione di Ilva da parte della cordata formata da Arcelor Mittal e Gruppo Marcegaglia prima della scadenza legale, a fine marzo. “Abbiamo aperto un‘indagine dettagliata che porteremo avanti ma vogliamo arrivare in anticipo rispetto alla scadenza legale” ha affermato Vestager, spiegando che l‘analisi dell‘Ue riguarda “alcune tematiche legate alla concorrenza”, in particolare “se nelle procedure ci sono degli aspetti che danneggiano gli attuali clienti che acquistano materiale e acciaio in Europa”.
“Dobbiamo essere veloci e se troveremo eventuali problematiche di concorrenza sarà l‘acquirente che dovrà occuparsene, quindi risolverle e fare chiarezza” ha concluso.
Da questo punto di vista il gruppo Marcegaglia ha già fatto sapere di essere pronto, nel caso in cui l’Antitrust imponesse il ritiro, a dare via libera a CDP e Intesa. “In caso di uscita del gruppo Marcegaglia da Am InvestCo siamo aperti sia a un incremento dell’attuale quota di Banca Intesa, sia all’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti. Per ArcelorMittal le due opzioni sono equivalenti”, ha dichiarato Aditya Mittal, ad di ArcelorMittal Europa e direttore finanziario del gruppo, a margine dell’ArcelorMittal Day di Parigi.

Amazon, il primo sciopero dell’era dell’E-commerce

sciopero amazon

È il primo sciopero dei lavoratori di Amazon. Il primo dell’era dell’E-commerce, anche se il il black friday è comunque andato in scena. Al magazzino di Castel San Giovanni, vicino a Piacenza, è iniziato lo sciopero e il presidio dei lavoratori impiegati dalla multinazionale americana. Davanti ai cancelli del polo logistico si sono riuniti gruppi di lavoratori con le bandiere di Cgil, Cisl e Uil ma, all’interno i lavoratori assenti sarebbero circa il 10%. Il polo sta comunque lavorando secondo la regolare programmazione. I dipendenti diretti sono 1.600, mentre gli interinali che sono stati assunti per far fronte alla lunga stagione natalizia e al black friday sono circa 2mila, quindi molti di più dei dipendenti del sito. La protesta è stata indetta per chiedere all’azienda di aprire un tavolo di confronto sul contratto integrativo e chiedere un maggiore salario.

In Germania il sindacato tedesco Ver.di ha convocato lo sciopero in diverse sedi di Amazon. Allo stop si uniscono anche i dipendenti di sei filiali del colosso, nei centri di Bad Hersfeld (in Assia), Lipsia (in Sassonia), Rheinberg e Werne (in Nordreno-Westfalia), Graben (in Baviera), e Coblenza (nella Renania-Palatinato). La mobilitazione dovrebbe durare fino all’ultimo turno di sabato. In Germania Amazon ha circa 12 mila dipendenti.

“Quello odierno in Amazon è il primo grande sciopero nell’epoca dell’impresa 4.0. E ha un valore simbolico enorme perché sia chiaro che il progresso, l’innovazione e la modernità non devono andare a scapito dei diritti e degli interessi dei lavoratori” ha evidenziato il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. “C’è, inoltre, un problema di rispetto delle norme e delle elementari regole di relazioni industriali che deve necessariamente essere affrontato anche in una dimensione europea”, ha aggiunto il leader della Uil. “Il futuro del lavoro sta nel benessere lavorativo che genera produttività, salari dignitosi, sviluppo. Se davvero vuole essere all’avanguardia, Amazon – ha incalzato Barbagallo – accetti la sfida, si confronti con il sindacato e i lavoratori e accolga le nostre proposte”.

“Siamo con i lavoratori di Amazon” ha aggiunto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. “La lotta per un lavoro dignitoso e rispettoso dei diritti è giusta. È una lotta che non solo condividiamo ma che vogliamo sostenere in tutti i modi possibili. È una battaglia di civiltà, di solidarietà, di straordinaria importanza per il futuro di tutti i lavoratori, non solo italiani”. Per Camusso “non è un caso se allo sciopero hanno aderito anche tanti altri stabilimenti in Europa. Amazon, come tante altre aziende, – ha concluso – deve capirlo, non saranno mai grandi se i lavoratori saranno sfruttati, non avranno un lavoro decente, non saranno trattati con dignità”.

Sulla vicenda anche il vicesegretario PD Maurizio Martina per il quale “i lavoratori di Amazon pongano questioni serie, legate alla qualità del lavoro, che vanno affrontate dentro un dialogo tra le parti che deve sempre essere incoraggiato e che deve produrre avanzamenti concreti delle tutele e dei diritti, ancora più oggi di fronte a uno scenario globalizzato”. Per Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera “lo sciopero indetto oggi dai lavoratori di Amazon e unitariamente dai sindacati è il simbolo di un Paese che torna ad alzare la testa. Era ora che venissero alla luce tutte le problematiche che si nascondono dietro il più grande colosso dell’e-commerce. La velocità e l’efficienza per il cliente non possono essere barattate con i diritti e le tutele dei lavoratori: il sistema, sotto il profilo sociale, non funziona e l’apparente efficienza da sola non basta”. “Inoltre – ha detto ancora – è una grande vittoria che lavoratori stabili e precari, insieme ai sindacati, abbiano il coraggio di scioperare per i propri diritti e per migliorare le condizioni di lavoro di tutti. Non è sufficiente proporre, come risulta dalle dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa dall’azienda, l’aumento del welfare aziendale, se poi i lavoratori si vedono costretti a percorrere 20 chilometri al giorno dentro i magazzini di Amazon”. “Da sempre combatto affinché, anche all’interno di queste nuove forme di commercio, non vengano mai a mancare le tutele di base che qualsiasi lavoratore, stabile e a maggior ragione precario, deve avere. Un tempo, i vecchi operai della catena di montaggio combattevano per migliorare le pause e alleggerire i carichi di lavoro: oggi, i nuovi operai dell’economia digitale lottano per contrattare gli algoritmi che determinano la loro fatica quotidiana. Siamo al loro fianco”, ha concluso Damiano.