Appello di Libera, Legambiente e sindacati per leggi contro le mafie

mafiaApprovare rapidamente leggi per rafforzare la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione. Avviso Pubblico, Libera, Legambiente e i sindacati rivolgono un Appello al Governo e al Parlamento.
Approvare le misure riguardanti gli amministratori locali minacciati e intimiditi, le modifiche alla normativa in materia di beni e aziende confiscate alle mafie, la riforma della prescrizione dei processi, le misure di contrasto alla criminalità nel settore del gioco d’azzardo e quelle a favore dei testimoni di giustizia, e riconoscere ufficialmente il 21 marzo come Giornata nazionale della memoria in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Sono queste le richieste dell’Appello, sottoscritto dalle associazioni Avviso Pubblico, Libera, Legambiente e da tutti i sindacati (Cgil, Cisl e Uil), e inviato ai capigruppo di Camera e Senato delle varie forze politiche, ai Presidenti del Senato e della Camera, al Presidente della Repubblica e ai presidenti delle Commissioni Antimafia, Giustizia e Affari costituzionali.
Si tratta di progetti di legge per molti dei quali l’iter è già in uno stato avanzato di discussione e in attesa di approvazione.
Con l’approssimarsi della fine della legislatura, approvare questi provvedimenti sarebbe un modo concreto per rafforzare la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione nonché una via per accrescere la credibilità delle istituzioni verso i cittadini.
Si eviterebbe di disperdere inoltre l’importante lavoro svolto durante questa legislatura dalle Camere e dal Senato, proprio mentre assistiamo ad un’aumentata e pericolosa pervasività e presenza dei mafiosi e dei corrotti nella vita politica ed economica del Paese, con danni ingenti per la democrazia e lo sviluppo dell’Italia.
Avviso Pubblico, Libera, Legambiente e i sindacati si rendono disponibili ad ogni forma di collaborazione possibile con altre associazioni e realtà, lasciando aperta la possibilità di sostenere e sottoscrivere l’Appello a tutti coloro che hanno a cuore il raggiungimento di questi obiettivi.
In questa legislatura il Parlamento ha approvato alcuni importanti provvedimenti di legge in materia di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e alla corruzione. Tra questi, ricordiamo quelli sullo scambio elettorale politico-mafioso, sulla corruzione e falso in bilancio, sui reati ambientali, sul caporalato e sul nuovo codice dei contratti e degli appalti, nonché alcuni decreti attuativi di atti normativi europei in materia. Tuttavia, non possiamo non evidenziare che alcune di queste riforme sono ancora incomplete. Inoltre, sono in attesa di approvazione altri importanti progetti di legge per molti dei quali l’iter è già in uno stato avanzato. Con la possibile fine anticipata della legislatura, vi è il rischio concreto che tutto questo importante lavoro possa essere disperso, mentre assistiamo ad un’aumentata e pericolosa pervasività e presenza dei mafiosi e dei corrotti nella vita politica ed economica del Paese, con danni ingenti per la democrazia e lo sviluppo dell’Italia.
Al fine di evitare questa situazione riteniamo importante che, prima dell’indizione delle prossime elezioni politiche, il Parlamento approvi in via definitiva alcuni importanti provvedimenti, tra i quali:

• le misure riguardanti gli amministratori locali minacciati ed intimiditi (AC 3891, Disposizioni in materia di contrasto al fenomeno delle intimidazioni ai danni degli amministratori locali);
• il riconoscimento ufficiale del 21 marzo come Giornata nazionale della memoria in ricordo delle vittime delle mafie (AC 3683, Istituzione della Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime delle mafie);
• le modifiche alla normativa in materia di beni e aziende confiscate alle mafie, stralciando eventualmente questa parte dal complesso disegno di riforma del codice antimafia (AS 2134 e abbinati. Modifiche al codice antimafia, al codice penale e al codice di procedura penale. Delega al governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate);
• la riforma della prescrizione dei processi (AS 2067, Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi nonché all’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena);
• le misure di contrasto della criminalità nel settore del gioco d’azzardo, secondo le proposte elaborate dalla Commissione antimafia (Doc. XXIII, n. 18);
• le misure a favore dei testimoni di giustizia, secondo le proposte contenute nelle Disposizioni per la protezione dei testimoni di giustizia (AC 3500).

Confidiamo che questo appello venga accolto rapidamente da tutte le forze politiche presenti in Parlamento e nel Governo e sia così possibile approvare prima della fine della legislatura i provvedimenti sopra citati. Sarebbe questo un modo concreto per rafforzare la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione nonché una via per accrescere la credibilità delle istituzioni verso i cittadini.
Le associazioni e le altre realtà proponenti e firmatarie di questo appello si rendono fin da ora disponibili ad ogni forma di collaborazione possibile, finalizzata al raggiungimento degli obiettivi sopra esposti.

Avviso Pubblico, Libera, Legambiente, Cgil, Cisl, Uil

Il lato umano della storia. Vivà, orgoglio e sacrificio di una donna moderna

vittoria-nenni-auschwitzPresso la Casa della Memoria e della Storia, è stata presentata la seconda edizione del libro di Antonio Tedesco “Vivà, la figlia di Pietro Nenni dalla Resistenza ad Auschwitz”.

Il libro racconta la storia di una delle figlie di Pietro Nenni, Vittoria (Vivà per gli amici) tragicamente deportata ad Auschwitz dove morì dopo aver partecipato attivamente alla lotta per la liberazione di Parigi, dove la famiglia Nenni si era trasferita in esilio.

La nuova edizione, come raccontato dallo stesso autore, è stata arricchita con nuovi documenti e approfondisce il rapporto padre-figlia. Pietro Nenni, personaggio quasi sacro per la storia del ‘900, in Vivà non è solo il brillante statista che fu, ma un padre e un marito in una dimensione intima e umana.

Dalle pagine del libro e dalle parole di chi ieri lo ha presentato, emerge la storia di una donna che, come ha detto il presidente delle fondazioni Nenni e Buozzi, Giorgio Benvenuto, ha la gioia di vivere. Lo si capisce fin dalla copertina, dove la vediamo ritratta in una fotografia del giorno del suo matrimonio a ventidue anni. Il marito alla sua sinistra, il papà Pietro alla destra e un sorriso fiero sul volto.

La segretaria confederale della UIL Silvana Roseto mette in risalto il suo essere donna. Il clima in Francia lasciava spazio all’emancipazione femminile. Mentre in Italia la vita della donna ruotava intorno a quella familiare, in Francia le ragazze come Vivà erano libere di uscire da sole, andare in bicicletta, andare a bere qualcosa la sera. Antonella Buccaro, curatrice di un’opera teatrale sullo stesso tema che verrà rappresentata prossimamente, ci racconta che Vivà faceva tutto questo, conquistando Parigi con la sua elegante semplicità, ordinando nei bar “un bicchiere di niente”.

Silvana Roseto evidenzia come questo sia dovuto ai valori che le sono stati trasmessi dalla famiglia. Non solo dal padre, di cui Vivà ha ripreso la dignità e l’incredibile umanità, ma anche dalla madre Carmen, che le ha insegnato ad essere donna a tutto tondo: amica, sorella, figlia, moglie.vittoria-nenni

Sebbene Vivà, come sottolinea Antonio Tedesco, fosse la meno interessata alla politica delle sorelle Nenni, la sua forza d’animo l’ha spinta alla lotta attiva, mettendo a disposizione la tipografia del marito per sostenere la liberazione di Parigi, invasa dai nazisti. Questo gesto, è tragicamente costato la vita ad entrambi.

Ma neanche l’arresto e la deportazione sono riusciti a piegare Vittoria Nenni. Avrebbe avuto la possibilità di salvarsi, in quanto italiana, eppure ha scelto per onore di rimanere con le amiche, di andare fino in fondo nella sua lotta. “Dite a mio padre che sono morta rimanendo me stessa”, sussurra all’amica in punto di morte.

Enrico Ponti mette in risalto l’incredibile connessione con il padre che a distanza e senza sapere, per le stesse motivazioni non ha voluto chiedere l’intervento del suo nemico, ma anche ex amico, Benito Mussolini. Una scelta che inevitabilmente tormenterà Pietro Nenni per sempre. Attraverso pagine del suo diario, ieri rievocate da Giorgio Benvenuto, emerge lo straziante dolore di un padre che ha perso una figlia di cui, al tempo stesso, è fiero. La sua unica, misera consolazione è sapere che “avrebbe potuto salvarsi da sola, e non lo fece per dignità di carattere”. Silvia Tolloi ha raccontato di quanto disse a Nenni: “Hai una figlia stupenda”, riferendosi alla maggiore, Giuliana. A Pietro Nenni sfuggì una lacrima: “Perché non hai conosciuto Vivà”.

Il libro di Antonio Tedesco racconta questo e molto altro. Un’opera che svela il lato umano della storia.

Giulia Clarizia

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Inps, in crescita il numero dei cittadini extra Ue conosciuti in Italia

Inps
IN SALITA I PENSIONATI EXTRA UE

In crescita il numero dei cittadini extra Ue conosciuti all’Inps: il totale è pari a 2.143.337 nel 2015, dei quali 1.948.260 lavoratori, il 90,9%, in rialzo rispetto ai 1.918.594 del 2014; 81.619 pensionati, 3,8%, in salita dai 74.429 nell’anno precedente e 113.458 percettori di prestazioni a sostegno del reddito, il 5,3%, stabile rispetto ai 113.368 del 2014. E’ quanto emerge dai nuovi dati dell’Osservatorio sui cittadini extracomunitari pubblicati di recente dall’Inps. Nel 2014 il totale era 2.106.391, Tra questi il numero di coloro i quali svolgono un lavoro dipendente è pari a 1.611.059, con una retribuzione media annua di 12.068,60 euro; mentre i pensionati sono pari a 81.619 con un importo medio annuo delle prestazioni pari a 6.995,79 euro. Per lo più uomini, under 40, prediligono il Nord Italia, gli stranieri registrati all’Inps provengono in particolare da Albania (273.201), da Marocco (251.729), Cina (204.560), Ucraina (167.012), Filippine (113.565) e Moldavia (103.920). Nel complesso queste sei nazioni, totalizzano più della metà del totale degli extracomunitari conosciuti all’Inps nel 2015. Analizzando la serie storica dal 2007 al 2015, si rileva, nel complesso, una crescita degli extracomunitari fino al 2009 (+8,1% nel 2008 e +16,5% nel 2009), un arresto nel 2010 (+0,3%), una crescita più attenuata fino al 2012 (+2,5% nel 2011 e +4,6% nel 2012), una lieve flessione fino al 2014 (-1,7% nel 2013 e -0,8% nel 2014) e una lieve crescita nel 2015 (+1,8%). Se si analizzano le singole tipologie, i lavoratori presentano un andamento altalenante con variazioni negative in particolare negli anni 2013 (-3,1%) e 2014 (-1,5%), mentre i pensionati e i percettori di prestazioni a sostegno del reddito crescono in maniera sostanziale per tutto il periodo. Nell’anno 2015, si riscontra una lieve ripresa dei lavoratori (+1,5%), un incremento dei pensionati (+9,7%) e una stabilizzazione dei percettori di prestazioni a sostegno del reddito. Analizzando nel dettaglio la distribuzione degli extracomunitari per Paese di cittadinanza e tipologia di prestazione, si vede che la popolazione in cui predominano i lavoratori è la Cina, per la quale su 204.560 soggetti, il 98,9% di essi è lavoratore lo 0,7% è pensionato e lo 0,4% percepisce una prestazione a sostegno del reddito; seguono il Bangladesh (95,3% lavoratori, 0,9% pensionati, 3,7% percettori di prestazioni a sostegno del reddito) e l’India (94,8% lavoratori, 1,8% pensionati, 3,4% percettori di prestazioni a sostegno del reddito). La percentuale più alta di percettori di prestazioni a sostegno del reddito è invece totalizzata dall’Ucraina per la quale, su 167.012 soggetti, 17.475 sono percettori di prestazioni a sostegno del reddito (10,5% ), l’86,6% sono lavoratori e il 2,9% sono pensionati. Il Paese in cui sono presenti il maggior numero di pensionati, sia in termini assoluti che relativi è l’Albania, che totalizza 18.482 pensionati su un totale di 273.201 soggetti (6,8%). Analizzando il tasso di mascolinità si deduce che gli extracomunitari sono a prevalenza maschile (59,3), con differenze notevoli all’interno dei singoli Paesi di origine. Il tasso più alto è detenuto da Pakistan ed Egitto (rispettivamente 95,2 e 95,1), seguiti da Bangladesh (94,7), Senegal (88,5) e Tunisia (86,1). Al contrario Ucraina, Moldavia, Perù, Ecuador e Filippine sono Paesi in cui prevale il sesso femminile con un tasso di mascolinità rispettivamente pari a 16, a 29,4, a 38,1 , a 39,6 e a 40,1. La maggior parte degli extracomunitari si concentra tra i 30 e i 39 anni di età (31,0%), il 28,5% di essi ha un’età compresa tra i 40 e i 49 anni e il 17,9% ha meno di 30 anni. Solo il 6,3% dei soggetti ha dai 60 anni in su. Se si analizza la distribuzione territoriale, risulta che il 63,4% degli extracomunitari risiede o ha una sede di lavoro in Italia settentrionale, mentre il 23,5% si trova in Italia centrale e solo il 13,1% è nell’Italia meridionale e isole.

Istat
22.388 IMPRESE ITALIANE ALL’ESTERO

“Prosegue l’espansione all’estero delle multinazionali italiane”, secondo l’Istat, che censisce 22.388 imprese estere a controllo italiano nel 2014, 384 in più rispetto al 2013. Nel biennio 2015-2016, inoltre, il 62,4% delle principali multinazionali industriali italiane realizza o programma nuovi investimenti di controllo estero. In termini di addetti, i paesi dove è in maggiore crescita la presenza di multinazionali italiane sono Brasile (+17 mila unità in un anno), Stati Uniti (+14 mila) e Cina (+9 mila), nonostante l’aumento del costo del lavoro nel colosso asiatico di 600 euro fino a 8.500 euro l’anno. La principale motivazione per i nuovi investimenti indicata dall’82% dei gruppi italiani è la possibilità di accedere a nuovi mercati. Inoltre, vengono considerati “determinanti” altri due fattori: l’aumento della qualità o lo sviluppo di nuovi prodotti e l’accesso a nuove conoscenze o competenze tecniche specializzate.

Statali
CONTRATTO: ACCORDO QUADRO PER IL PUBBLICO IMPIEGO

E’ stato recentemente raggiunto l’accordo quadro per sbloccare la contrattazione nel pubblico impiego. Cgil, Cisl e Uil, hanno infatti firmato l’intesa con il governo. Il rinnovo contrattuale dei lavoratori statali era bloccato da sette anni. L’intesa che sblocca la contrattazione nel pubblico impiego prevede un incremento contrattuale “non inferiore a 85 euro mensili medi. Secondo quanto si legge nella bozza dell’accordo quadro appena firmato da sindacati e Governo. E’ restata quindi confermata la formula che già compariva nelle bozze precedenti. Anche il ministro Madia ha insistito su questo aspetto: “L’aumento è di 85 euro medi, abbiamo insistito sul fatto che siano medi” anche per dare “una maggiore attenzione e un maggiore sostegno ai redditi bassi, a chi ha sofferto di più la crisi e il blocco contrattuale”. Madia ha definito l’accordo “innovativo” sottolineando come si sia “ridato spazio alla contrattazione”. L’impegno finanziario per rinnovare i contratti in tutta la Pubblica Amministrazione sarà pari a 5 miliardi nel triennio 2016-18, hanno aggiunto i sindacati al termine dell’incontro. Per l’anno prossimo la cifra prevista è di 850 milioni. Del resto lo stesso premier dimissionario, Matteo Renzi, aveva annunciato che il governo era pronto a chiudere. “Chiedendo 85 euro i sindacati – ha spiegato l’ex presidente del Consiglio – hanno voluto dire che il loro aumento è più alto di quello dato dal governo Renzi e io ho detto ‘bravi'”. Poi, dopo la firma, ha postato su twitter la propria soddisfazione: “Dopo sette anni #lavoltabuona per i dipendenti pubblici. Riconoscere il merito, scommettere sulla qualità dei servizi #passodopopasso”.

Camusso: ‘Buon lavoro, aperta strada ai rinnovi’ – “Abbiamo fatto un buon lavoro, che rende possibile riaprire la stagione per i rinnovi contrattuali nel pubblico impiego”. E’ quanto ha affermato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, commentando l’accordo appena conseguito con il governo. “l’esecutivo si è impegnato a modificare la legge Brunetta e la buona scuola” ridando spazio alla contrattazione. Inoltre, ha proseguito Camusso, “il governo si è impegnato a prorogare i contratti in scadenzi per i precari della PA”.

Barbagallo: ‘Solo un anno fa l’intesa era impensabile’ – “Un accordo così un anno fa ce lo potevamo sognare”, ha rimarcato il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, esprimendo soddisfazione per l’intesa raggiunta con l’esecutivo sul pubblico impiego. “Per il bonus 80 euro si è trovato un salvagente – ha sottolineato – nella contrattazione sarà la scala parametrale, che sarà rivista, ad assicurarlo”.

Furlan: ‘Soddisfazione per l’intesa, aumento dignitoso’ – “Siamo soddisfatti e contenti” per l’accordo sancito sullo sblocco della contrattazione sul pubblico impiego. Lo ha dichiarato la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. L’aumento di 85 euro rappresenta una cifra “dignitosa” e “abbiamo stabilito che il contratto prevale sulla legge, la legge Brunetta è stata così superata”. Quindi, ha sintetizzato Furlan, “buste paga più pesanti e più qualità per il lavoro e i servizi pubblici.

Intesa statali
IL PATTO IN QUATTRO PUNTI E UNA PREMESSA

La premessa: i lavoratori sono il motore della P:A., serve un’intesa con le Regioni – I dipendenti sono “il motore del buon funzionamento” della P.A, questo l’incipit dell’intesa. E ancora, “il settore pubblico ha bisogno di una profonda innovazione”. Per cui è necessario un percorso che segni “una discontinuità con il passato”. Il governo si impegna anche “a raggiungere l’intesa con le regioni” per le modifiche normative da inserire nel Testo Unico del lavoro pubblico, uno dei decreti Madia, il cui arrivo, prima della crisi del governo, era previsto per febbraio, colpiti dalla recente sentenza della Consulta. 

– Relazioni sindacali, più potere al contratto per tutti – Il Governo si impegna a rivedere il rapporto tra legge e contrattazione, “privilegiando la fonte contrattuale” in “tutti i settori”. Non solo, l’esecutivo farà in modo che il ricorso all’atto unilaterale da parte della P.a sia limitato ai casi in cui ci sia stallo con conseguente “pregiudizio”.

– Parte normativa, spinta a produttività e welfare, premi sulle presenze – “Macro obiettivi” per migliorare i servizi. Il Governo promette di rimettere mano ai fondi per la contrattazione di secondo livello, il salario accessorio, e di promuovere anche nel pubblico “una fiscalità di vantaggio” per la produttività. Si apre anche al welfare integrativo, dai fondi pensione alla sanità. Soprattutto si parla di “misure contrattuali che incentivino più elevati tassi medi di presenza”. 

– Parte economica, 85 euro medi mensili, ridurre la forbice dei redditi – Le parti, nella contrattazione, valorizzeranno i “livelli retributivi che maggiormente hanno sofferto la crisi economica e il blocco della contrattazione”. La logica è quella della piramide rovesciata, per cui si favorisce chi ha di meno. Non a caso si parla di aumenti “non inferiori a 85 euro mensili medi” e di “riduzione della forbice” retributiva, senza “penalizzazioni indirette” per i beneficiari del bonus Irpef.

– Monitoraggio sulla riforma della P.A., osservatorio e garanzie per i precari –  Gli effetti delle novità saranno sottoposti alla vigilanza delle parti. Particolare attenzione sarà dedicata al reclutamento del personale, si punta ad eliminare il precariato. Intanto il governo “si impegna ad assicurare il rinnovo dei contratti” in scadenza.

Carlo Pareto

Statali. La maratona per ‘chiudere’ il contratto

Giornata di confronto a Palazzo Vidoni per il rinnovo del contratto del pubblico impiego, bloccato da sette anni. Al tavolo sono presenti il ministro della Funzione pubblica, Marianna Madia, i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, e i rappresentanti delle categorie.
Le parti cercano di definire un accordo politico ed economico, che rappresenta la premessa per poter rinnovare i contratti. Si tratta sull’aumento: il governo ha offerto aumenti medi mensili lordi pari a 85 euro. Il governo insiste su questo punto, ma i sindacati chiedono modifiche al testo e cercano una formula diversa che ampli i margini dell’aumento. Madia ha spiegato che gli 85 euro di incremento salariale sono medi e non minimi, secondo quanto riferito dai partecipanti al tavolo.


Maratona contratto P.A: lo scoglio degli 80 euro

pensioni-ultime-notizie-riforma-governo-renzi-un-indizioLa maratona per chiudere il contratto del pubblico impiego continua. Al momento circola una bozza di intesa in cui si parla di premi legati alle presenze. Il documento spiegherebbe che le parti “si impegnano ad individuare, con cadenza annuale, criteri e indicatori al fine di misurare l’efficacia delle prestazioni delle amministrazioni e la loro produttività collettiva con misure contrattuali che incentivino più elevati tassi medi di presenza”. Il dato certo è rappresentato dal fatto che l’accordo varrà per tutti i comparti della pubblica amministrazione in risposta a una richiesta dei sindacati, che avevano insistito per specificare l’area di efficacia dell’accordo.

Nella riunione ristretta ancora in corso, i segretari generale di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo proveranno a sciogliere gli ultimi nodi insieme alla ministra Madia. Non sono nodi di poco conto. Infatti, la Madia ha confermato che l’aumento di ottantacinque euro è da considerarsi medio e non minimo, posizione non particolarmente gradita dai sindacati. Poi, come ha spiegato all’inizio del vertice la Camusso, va chiarita la questione dell’intreccio tra”gli 85 euro e il bonus 80 euro”. Il sindacato chiede, infatti, che gli incrementi contrattuali non annullino il beneficio del bunus che dovrebbe essere comunque confermato per gli stipendi più bassi. Si pone, dunque, un problema di carattere anche fiscale da risolvere.

Al rinnovo sarebbero destinati 850 milioni per l’anno prossimo. A queste risorse vanno aggiunte quelle per le forze dell’ordine, circa 900 milioni di euro per il solo 2017. Per quanto riguarda le altre voci si prevedono: 480 milioni alla proroga degli 80 euro, fino a 170 milioni alle assunzioni, 40 milioni alla forestale e 250 al riordino delle carriere.

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Statali. Tra ‘Riforma’ e attesa di un rinnovo contrattuale

Dopo la sentenza della consulta che ha bocciato parzialmente la riforma della pubblica amministrazione, ora si torna ancora a parlare di rinnovo di contratto per il pubblico impiego, dopo 8 anni di blocco ingiustificato e promesse.


madiaStatali: la Madia “allontana” il contratto

Mancano quarantotto ore alla giornata decisiva. Mercoledì il Ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia ed i responsabili dei sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil rappresentati rispettivamente da Serena Sorrentino per la Cgil, Maurizio Bernava della Cisl ed Antonio Foccillo per la Uil si siederanno nuovamente attorno al tavolo per discutere del rinnovo del contratto del pubblico impiego. Sul tavolo l’aumento medio di 85 euro e le modalità di assegnazione. Aumento però che non spetterà a tutti, visto che i docenti rimangono fuori dalle trattative, già flagellati dalla “Buona scuola”. Altro aspetto di cui tenere conto che l’eventuale surplus di 85 euro lordi potrebbe permettere ad alcuni di oltrepassare il tetto dei 26.000 euro entro il quale rimanere per percepire il bonus di 80 euro. Quindi ne uscirebbero 80 per farne rientrare 85.

A rendere incerto il futuro dell’accordo, la Corte Costituzionale con una sentenza, che a una settimana dal referendum, sta facendo molto discutere. Molti decreti ora sono sul filo del rasoio. Dirigenti a tempo, con incarichi di quattro anni rinnovabili al massimo solo per altri due anni. E poi la possibilità di essere licenziati se si è rimossi a seguito di una valutazione negativa e dopo un anno in stand by non si ottiene un nuovo incarico.

Tra i decreti censurati c’è anche quello ribattezzato i furbetti del cartellino. Si tratta delle norme che permettono alle amministrazioni pubbliche di sospendere entro 48 ore i dipendenti colti in flagranza a timbrare e disertare il lavoro o a farsi timbrare da altri il badge. Il governo ha inoltre in cantiere un Testo Unico, che dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri a febbraio.

Altro pilastro della riforma Madia è quello di ridurre le 8.000 società controllate dagli enti locali a 1.000. La legge è entrata in vigore e la pronuncia della Corte è arrivata, dopo il ricorso della regione Veneto, nell’ottobre dello scorso anno.

La riforma è incostituzionale perché il Governo si auto-attribuisce una potestà che spetta anche alle regioni. Come se avesse già legiferato a riforma costituzionale passata e a giochi fatti. Il contratto è bloccato da 7 anni ma la riforma del titolo V risale a 15 anni fa.

Per Matteo Renzi questo l’ennesimo simbolo di “un Paese bloccato” motivo per il quale domenica si andrà alle urne ed è sempre più necessario votare si “perché circondati da una burocrazia opprimente”. Fare campagna elettorale sulla pelle di più di tre milioni di persone in carne ed ossa è scandaloso. I contratti si sono rinnovati anche con questa costituzione, non è necessario cambiarla per firmare l’accordo.

Secondo la ministra Marianna Madia riguardo all’incontro di mercoledì “la situazione si è complicata perché la sentenza arriva nel mezzo di una trattativa con i sindacati”. Spiega che “è prevista una parte economica, gli aumenti medi di circa 85 euro, e una parte normativa per modificare alcuni istituti, come la valutazione o il salario accessorio ma dopo la sentenza, bisogna capire come posso impegnarmi sulla parte normativa, se prima non raggiungo l’intesa con tutte le Regioni. E verificare, come dire, se il governatore del Veneto Zaia è d’accordo. Perché se non lo fosse, si bloccherebbe tutto”.

Di stamattina le parole della segretaria generale della Cgil Susanna Camusso: “la sentenza della Consulta non interferisce assolutamente sui contratti se non nella volontà del governo di continuare a dimostrare che non si possono fare le cose perché si deve cambiare la Costituzione”. Lo ha detto a Bologna, confermando l’incontro di mercoledì.

Sembrerebbe quindi solamente un problema di volontà politica. “Abbiamo letto con attenzione la sentenza della Consulta ed è scritto in modo esplicito che il riferimento ai decreti legislativi che disciplinano i rapporti di lavoro riguarda il reclutamento del personale ed i concorsi pubblici. Non gli aspetti legati ai contratti di lavoro, alle retribuzioni ed alle relazioni sindacali. Sono questi i temi centrali dell’intesa che vogliamo fare con il Governo”. Queste le parole di Maurizio Bernava, segretario confederale della Cisl.

Per Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil è necessario “portare a termine l’enorme lavoro svolto in questi mesi dalla nostra Organizzazione, insieme a Cgil e Cisl. Noi abbiamo chiesto di affrontare e risolvere due ultimi nodi per spianare la strada, in poche ore, alla firma dell’accordo. Dopo oltre sette anni di attesa, non c’è più tempo: oltre 3 milioni di lavoratori hanno diritto ad ottenere il rinnovo del contratto. Constatiamo, però, che ci sono tentativi di ostacolare l’esito positivo di questa annosa vicenda. Se questi ostacoli persistessero la Presidenza del Consiglio dovrebbe assumersi direttamente la responsabilità di risolvere la vertenza, convocando le parti a Palazzo Chigi e chiudendo il confronto, nel corso di questa settimana, con la firma dell’accordo quadro».

Valentina Bombardieri

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Forlanini, si aspetta ancora la riqualificazione

forlaniniSi riapre il caso delle strutture fatiscenti a Roma. Otto anni dopo la chiusura del Forlanini, un enorme complesso sanitario a ridosso del centro di Roma appena sopra il quartiere di Trastevere, la Regione Lazio che ne è proprietaria ha stabilito che l’area dovrà essere destinata ad accogliere uffici pubblici. Tuttavia pare che l’ospedale sia ancora ‘funzionante’. “Se la Regione vuol far credere che il Forlanini sia chiuso non date retta: il cuore pulsante dell”azienda è attivo più che mai, lavora, produce, manda avanti la barca in avaria… con un trattamento peggiore di quello che si potrebbe riservare agli animali”. Lo dichiara il presidente di Assotutela Michel Emi Maritato che spiega: “ci riferiamo agli impiegati, ai tecnici, agli operai confinati in una palazzina ancora attiva, dopo la chiusura del corpo centrale dell”ospedale. Circa 300 persone rimaste in condizioni precarie, in uno stabile privo di manutenzione, con i soffitti che crollano, gli impianti elettrici fatiscenti, i termosifoni spenti e gli ascensori bloccati, causa conclusione dell”appalto di manutenzione. Alcuni operatori si sono perfino visti addebitate dalla Regione Lazio il costo di lampadine sostituite. Un vero scandalo” tuona il presidente. “In tutto questo cosa fa il volitivo direttore D’Alba? Lui nulla ma noi vigileremo sulla salute dei dipendenti e sulla corretta fruizione dei servizi pubblici, in primo luogo le cartelle cliniche”.
Intanto si è calcolato che per ristrutturare una struttura così grande, costruita negli anni Trenta e abbandonata in gran parte da otto anni, servirebbero almeno 280 milioni.
Lo scorso 19 luglio la Uil Lazio ha organizzato la fiaccolata «Riprendiamoci il Forlanini» per sollecitare la Regione a non mandare in malora né a vendere la struttura. Con la Uil – rappresentata dal segretario generale Carmelo Barbagallo e dal segretario regionale della Uil Roma e Lazio Paolo Dominici – hanno sfilato centinaia di cittadini, associazioni, comitati di quartiere e medici e personale dell’ex nosocomio. “Uno degli ospedali più grandi d’Europa – spiega Dominici – versa in uno stato di degrado e abbandono”. È questo il Forlanini oggi. Un ex ospedale punto di riferimento dell’intero Paese dismesso e dimenticato.
Una “cittadella della pubblica amministrazione”, era l’idea per il Forlanini che la giunta di Nicola Zingaretti ha approvato a settembre, che dovrebbe accogliere nei 170 mila metri quadrati di superfici coperte uffici di ogni genere, dai ministeri agli assessorati regionali o comunali. Ma nel mentre sono già stati spesi 280 milioni, ovvero la stessa cifra ora necessaria alla sua ristrutturazione, per la nuova sede della Provincia di Roma.

Silvano Miniati, dalla parte di operai e contadini

silvano-miniatiÈ morto Silvano Miniati, a 82 anni, instancabile compagno e collaboratore del nostro giornale. La redazione dell’Avanti! si unisce al cordoglio della famiglia per la scomparsa di uno uomo che ha speso la sua vita dalla parte dei lavoratori e dei più deboli.

Qui di seguito l’articolo dedicato dalla Fondazione Nenni al compagno Silvano


Ciao Silvano

Ci mancherà Silvano Miniati, con quella sua schiettezza toscana, quella rudezza un po’ contadina, quella passione incontaminata che ha caratterizzato la sua vita. La battuta pronta e un bagaglio ricco di ideali, costruito con pazienza nel Psi, nel sindacato (prima la Cgil e poi la Uil dove per molti anni è stato il segretario generale dei pensionati, prima ancora organizzando per la confederazione grandi battaglie come quella, a metà degli anni Ottanta, contro l’evasione fiscale), in quella che un tempo veniva chiamata sinistra extra-parlamentare o ultra-parlamentare. Ha attraversato la vita politica di questo Paese partecipando a eventi storici che hanno inciso sulle sorti dell’Italia (la scissione del Psi che portò alla nascita del Psiup nel 1963 ma anche le grandi battaglie del’Autunno Caldo; la creazione di nuovi partiti come il Pdup o Democrazia proletaria). Ha vissuto molte vite in una vita sola, senza mai ammainare bandiera, con l’entusiasmo dei ragazzi e la lucidità di analisi degli adulti. Ha ricoperto molti incarichi (consigliere del Cnel e ultimamente vice-presidente della Fondazione Buozzi) eppure le mail che accompagnavano i suoi pezzi per questo Blog erano precedute da poche parole: “Vedi un po’ se può essere utile”. Avrebbe voluto mandarne uno anche qualche giorno fa: sull’invasione dell’Ungheria, sui mal di pancia che quella vicenda suscitò nel Psi, sulle fratture che creò e che portarono a quella scissione a cui lui aveva partecipato in veste di promotore. Ma non stava bene. Ci mancherà quell’articolo perché avrebbe probabilmente illuminato realtà che a molti di noi sfuggono. Ma ci mancherà soprattutto lui con quella sua battuta che rivolgeva normalmente a chi ancora oggi, a distanza di anni, continua a dichiararsi lombardiano: “Ma quando ci si dimette dalla corrente lombardiana?” Lui non si è mai dimesso dalla politica, dalla passione intesa come partecipazione e non come occupazione di una poltrona o un territorio; come necessità di essere in movimento e dentro un movimento; senza arroganza o chiusure ma nella consapevolezza di essere comunque da una parte e che da quella parte non si può e non si deva mai fuggire, perché nella vita si possono raccontare bugie ma non si può mai raccontare di essere stati incoerenti, cioè di essersi raccontati delle bugie. L’ultimo libro per la Fondazione Buozzi (“Una ragione c’è. Ricordarsi di quando gli anziani erano considerati una risorsa”) è il suo piccolo testamento, la testimonianza di quella sua irriducibile vicinanza alle battaglie di una vita.

Grazie e Ciao.

Blog Fondazione Nenni

Pensioni. Le misure che interessano l’Inps
nella prossima manovra

LE NOVITA’ PREVIDENZIALI PER IL 2017

Pensioni: su minime, tetto Ape social a 1500 euro

Arriva, come promesso e come da accordo con i sindacati, un nutrito pacchetto pensioni che potrà contare nel triennio su 7 miliardi (che oscillano tra 1,5 e 2 per il primo anno). Tra le novità dell’ultima ora la soglia di reddito per accedere gratuitamente all’Ape social, che sale da 1350 a 1500 euro. Chi dovesse avere una pensione superiore a tale cifra (ad esempio un’Ape agevolata da 2.000 euro lordi mensili), come ha spiegato il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano, pagherà la penalizzazione solo sulla quota che supera la soglia, e quindi circa l’1% di penalizzazione per ogni anno di anticipo. Per l’Ape aziendale gli oneri saranno a carico delle imprese. L’anticipo volontario invece costerà tra il 4,6 e il 4,7%. Potranno accedere i lavoratori che hanno almeno 63 anni e sono a 3 anni e 7 mesi dalla pensione, e con un minimo di 20 anni di contributi (che salgono a 30 e 36 per l’Ape social, in caso di disoccupati o persone ancora attive). Nel pacchetto anche l’ampliamento a 3,3 milioni di pensionati della quattordicesima, l’equiparazione della no tax area per tutti a 8.125 euro, il cumulo gratuito dei contributi versati a enti diversi.

Lavoro: 700 milioni per sgravi ‘selettivi’, da under 29 a sud

Dopo lunga riflessione restano anche per il 2017, in attesa del taglio strutturale del costo del lavoro, gli sgravi per incentivare il lavoro stabile. Si tratta di sconti ‘selettivi’ però, che cercano di affrontare i punti che restano più critici nel mondo del lavoro: giovani, ‘adulti’ rimasti senza occupazione ma non ancora in età pensionabile, e Mezzogiorno. Per il pacchetto sgravi ci saranno il prossimo anno 700 milioni (in larga parte fondi europei). Ci saranno due misure ‘nazionali’, una legata alle assunzioni dal percorso Garanzia Giovani (con un doppio binario, anche per i contratti a termine superiori a 6 mesi) e l’altro per chi assume giovani già entrati in azienda in stage grazie ai progetti di alternanza scuola-lavoro. Per questi ci sarà decontribuzione piena per 3 anni in caso di contratto a tempo indeterminato o di apprendistato (fino a un massimo di 8.060 euro, che si dimezza nel caso di tempo determinato con Garanzia Giovani). Per il Mezzogiorno (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Abruzzo, Molise e Sardegna) ci sarà invece decontribuzione piena per l’assunzione di under 24 e per i giovani tra i 24 e i 29 anni senza lavoro da almeno 6 mesi, ma anche uno sgravio aggiuntivo al 50% già previsto dalla legge Fornero per chi assume gli over 50 (quindi sulla parte rimanente, con tetto però a 4.030 euro). Con la manovra non arriveranno solo misure di sostegno alle assunzioni ma anche un rafforzamento degli incentivi alla produttività, con la cedolare secca al 10% che si applicherà fino a 4 mila euro di premio e 80 mila euro di reddito. Per questo intervento saranno appostati 1,3 miliardi tra 2017 e 2020.

Lavoro irregolare

ACCERTATI 16 MILIARDI DI EVASIONE IN 10 ANNI

Tra il 2006 ed il 2015 ministero del Lavoro, Inail e Inps attraverso le loro ispezioni hanno accertato contributi e premi evasi per un ammontare complessivo di quasi 16 miliardi di euro (15,7) e pari a oltre 1,5 miliardi di euro in media ogni anno. E’ quanto risulta da uno studio sul lavoro “non regolare”, “irregolare” e “in nero” elaborata, attraverso i dati dell’ attività ispettiva, dal Servizio Politiche del Lavoro della Uil. Il tasso di irregolarità delle aziende è stato del 65,5% mentre sono stati 250 mila di media all’anno i lavoratori trovati irregolari; secondo gli accertamenti degli ispettori erano completamente in nero oltre il 43% degli irregolari. Nel 2015 le attività ispettive hanno accertato 1,28 miliardi di contributi e premi evasi per lavoro irregolare. Il 67% delle aziende visitate è risultata irregolare. Nel primo semestre 2016 sono risultate irregolari il 61,2 delle imprese controllate.

Lavoro

PROSEGUE CALO ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO

Le assunzioni di datori di lavoro privati, nel periodo gennaio-agosto 2016 sono risultate 3.782.000, con una riduzione di 351.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-8,5%). Nel complesso delle assunzioni sono comprese anche le assunzioni stagionali (447.000). E’ quanto informa l’osservatorio sul precariato dell’Inps secondo cui il rallentamento delle assunzioni ha riguardato principalmente i contratti a tempo indeterminato: -395.000, pari a -32,9% rispetto ai primi otto mesi del 2015. “Come già segnalato nell’ambito dei precedenti aggiornamenti dell’Osservatorio, il calo va considerato in relazione al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015, anno in cui dette assunzioni potevano beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni”. Analoghe considerazioni possono essere sviluppate per la contrazione del flusso di trasformazioni a tempo indeterminato (-35,4%). Nei primi otto mesi del 2016, secondo l’Inps, sono stati stipulati 330.262 contratti a tempo indeterminato con gli sgravi contributivi previsti dalla legge di stabilità (il 40% dei contributi). Si tratta del 32,8% dei contratti rispetto al totale delle assunzioni e trasformazioni a tempo indeterminato.

Parisi, dati Inps confermano mercato non ripartito – Stefano Parisi, il coordinatore di Energie per l’Italia, considera i dati Inps sui contratti a tempo indeterminato, che hanno segnato un -32,9% negli ultimi otto mesi una conferma “che il mercato del lavoro è tutt’altro che ripartito”. La crescita che si è registrata lo scorso anno è stata “drogata dalla decontribuzione a termine”. In pratica “ogni nuovo occupato – ha spiegato – è costato al Paese 60.000 euro all’anno. “Ma generare occupazione senza crescita – ha avvertito l’esponente di centrodestra – significa ridurre la produttività del nostro sistema economico”. Conclusione: “il Jobs act si dimostra una riforma modestissima, a fronte dei tanti annunci trionfalistici”. “Io – ha sottolineato l’ex segretario generale di Confindustria – sono ottimista sul futuro dell’Italia, ma bisogna cambiare politica economica, fare politiche che liberino dal peso della burocrazia, flessibilità. Ci vogliono riforme, non mezze riforme annunciate, ma riforme vere”. E le riforme, ha ammonito, “sono tali non quando sono approvate” ma quando se ne vede l’effetto. “Nei primi otto mesi del 2016 – ha aggiunto – abbiamo avuto 350 mila nuovi contratti in meno dello scorso anno, a dimostrazione che la stretta sui contratti del governo e il tentativo di spingere le imprese verso il contratto a tempo indeterminato è stato un boomerang. I licenziamenti aumentano e non si vede l’ombra di moderne politiche attive. Per far ripartire l’occupazione bisogna generare crescita economica e abbassare strutturalmente il costo del lavoro, che invece è ancora troppo elevato, come testimonia il massiccio ricorso ai voucher. Occorre dire con coraggio che il mondo del lavoro sta cambiando e che contratti, logiche e meccanismi del Novecento oggi non possono più funzionare”. Invece “come spesso accade questo governo interviene con provvedimenti costosi e di breve termine, utili forse a fini elettorali, non certo al Paese”, discorso che secondo Parisi si può applicare anche alla riforma costituzionale “un provvedimento caricato da Renzi di grandi aspettative, ma che invece aumenterebbe la confusione istituzionale del Paese”.

Novità

RIMBORSI AUTOMATICI IN BOLLETTA ELETTRICA

Sarà garantito in modo automatico il rimborso in bolletta degli importi che verranno recuperati con l’attività di indagine dell’Autorità dell’energia sulla vicenda delle condotte anomale tenute dagli operatori nei mercati all’ingrosso dell’elettricità, in particolare nel mercato del dispacciamento. Lo ha deciso l’ente regolatore, aggiungendo che ciò avverrà qualunque sarà l’esito delle decisioni della giustizia amministrativa. I rimborsi “verranno riconosciuti immediatamente ai consumatori nella prima bolletta utile”.  Per ‘prima bolletta utile’ l’Autorità intende quella che verrà emessa ai consumatori al termine delle indagini, che sono ancora in corso e di cui sono state per ora comunicate le risultanze dell’istruttoria: si presume quindi che i primi rimborsi potrebbero arrivare nella prima parte del 2017 seguendo un flusso che si dipanerà nel tempo. Si tratta dell’ultima puntata di una vicenda partita a luglio scorso, quando il Tar della Lombardia aveva sospeso l’aggiornamento delle bollette per il trimestre luglio-settembre a causa di condotte anomale sul mercato del dispacciamento. Gli aumenti decisi erano stati così “congelati” e si era tornati ai prezzi stabiliti per il trimestre precedente. Il 16 settembre scorso, invece, l’ordinanza collegiale del Tar aveva ripristinato gli aumenti, invitando però l’Autorità ad adottare, entro 40 giorni un provvedimento che predeterminasse da subito le modalità per la liquidazione e corresponsione automatica ai clienti dei rimborsi spettanti se nel giudizio di merito, rimandato al prossimo febbraio, i rincari dovessero essere nuovamente bocciati. Con la delibera di oggi, quindi, l’Autorità annuncia che il rimborso sarà garantito in modo automatico, qualche che sia la conclusione giudiziaria della vicenda. In particolare, si spiega nella nota, “gli importi che verranno recuperati saranno compresi nel calcolo dei saldi tra proventi conseguiti e oneri sostenuti per l’approvvigionamento delle risorse nel mercato per il servizio di dispacciamento (cioè dei costi sostenuti dal Gestore della rete – Terna – per il mantenimento in equilibrio e in sicurezza del sistema elettrico), “scontando” il valore del corrispettivo uplift (a copertura dei suddetti costi sostenuti da Terna) da applicare nel primo trimestre utile. Ciò ne permette l’immediato e automatico riconoscimento a tutti gli utenti del dispacciamento e, attraverso di loro, a tutti i clienti finali sia del mercato tutelato sia del mercato libero, senza alcuna discriminazione”.

Carlo Pareto

 

Manovra e pensioni anticipate.
Le principali novità

Manovra
PENSIONI ANTICIPATE

Potranno accedere all’Ape agevolata i disoccupati, disabili e alcune categorie di lavoratori impegnati in attività faticose purchè abbiano un reddito inferiore ai 1.350 euro lordi. Lo riferisce il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti uscendo dall’incontro di oggi con il governo. Per queste categorie il costo dell’anticipo pensionistico, attraverso un reddito ponte, sarà a carico dello stato. L’Ape partirà dal 1 maggio 2017.

Per accedere all’Ape agevolata sarà necessario avere almeno 36 anni di contributi complessivi se si rientra nelle categorie dei lavori gravosi (gli ultimi sei dei quali effettuati nell’attività gravosa) e 30 anni se si è disoccupati, disabili o parenti di primo grado conviventi di disabili per lavoro di cura. Lo spiega la Cgil. I sindacati chiedono di ridurre ulteriormente questo livello.

Pensioni, si cambia, novità e nodi da sciogliere

La platea che accederà all’ape agevolata – Il governo inserirà nella platea dell’Ape agevolata, oltre ai disoccupati, i disabili e i parenti dei disabili, anche alcune categorie di attività faticose come le maestre, gli operai edili e alcune categorie di infermieri. Proietti ha spiegato che saranno inclusi anche i macchinisti e gli autisti di mezzi pesanti. Il governo quindi, ha detto il sindacalista, scriverà ulteriori categorie oltre quelle previste già dalla normativa sui lavori usuranti. Oltre infatti ai disoccupati, i disabili e i parenti dei disabili, sono previste alcune categorie di lavori faticosi come: maestre, operai edili, alcune categorie di infermieri, macchinisti e autisti di mezzi pesanti. Nelle categorie di attività faticose tra le quali sarà possibile l’accesso all’Ape Sociale c’è anche quella delle maestre per l’infanzia.

Per accedere all’Ape agevolata bisognerà aver maturato 30 anni di contributi se attualmente disoccupati, e 36 anni se invece si è ancora lavoratori attivi (gli ultimi sei dei quali effettuati nell’attività gravosa). I sindacati stanno premendo perchè il livello degli anni di attività faticosa per accedere ad Ape social sia più basso.

Nannicini, così la 14esima – La quattordicesima aumenterà di 100-150 euro al mese per chi prende fino a 750 euro di pensione, mentre per i pensionati con assegni fino a 1.000 euro – che oggi non ricevono la 14/a mensilità – si aggiungeranno tra i 330 e i 500 euro al mese. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini al Tg2. Il governo – ha spiegato Nannicini – ha deciso di intervenire sulle pensioni “per esigenze di equità sociale. Dopo anni di tagli alle pensioni era arrivato il momento di dare un segnale, un sostegno ai redditi bassi da pensione”. “Dopo anni di interventi per alzare l’età pensionabile e garantire la sostenibilità finanziaria del sistema – ha ribadito alla vigilia dell’incontro con i sindacati – era arrivato il momento di dare un segnale a chi è disoccupato e fa lavori gravosi”. L’Ape “costerà tra il 4,5% e il 5% per ogni anno di anticipo”. La penalizzazione sarà tale “grazie all’aiuto fiscale dello Stato”. Nel caso dell’Ape social, “il reddito ponte sarà invece interamente a carico dello Stato”.

Cgil, 30 anni contributi sono troppi  – “Il governo Renzi si rimangia la parola: 30 anni di contributi invece di 20 per Ape social. Gli antibiotici a Matteo Renzi non fanno effetto”. E’ quanto scrive la Cgil in un tweet, dopo l’incontro a Palazzo Chigi.#Pensioni su #APE agevolata il Governo cambia carte in tavola https://t.co/MpAlKWkQhr — CGIL Nazionale (@cgilnazionale) 14 ottobre 2016

 “Sull’Ape agevolata il Governo ha cambiato le carte in tavola”, afferma poi una nota della delegazione Cgil presente all’incontro, in cui si spiega che l’Esecutivo “propone un requisito contributivo di 36 anni sulla platea dei lavori gravosi (e di 30 anni sulle altre tipologie), questione mai emersa in questi mesi di confronto”. L’Ape agevolata, prosegue, “è una prestazione di ‘reddito ponte’ che consente l’anticipo a 63 anni rispetto alla pensione di vecchiaia, che prevede come requisito di accesso 20 anni di contributi. Ciò – sottolinea – rischia di vanificare lo sforzo fatto al tavolo nell’individuazione delle categorie da inserire nei lavori gravosi, sulle quali, peraltro, auspichiamo che non si facciano passi indietro”. Sui precoci, invece, “se i testi finali corrisponderanno a quanto detto al tavolo – dichiara la Cgil – esprimiamo un giudizio positivo per il recupero del lavoro di cura come requisito della platea, pur nel limite generale dell’intervento”. “In ogni caso – conclude la nota – un giudizio compiuto sarà possibile solo quando potremo prendere visione degli articolati, perché vi sono anche altri elementi non pienamente definiti. Articolati che nonostante esplicita richiesta, il Governo non ha inteso rendere ancora disponibili”.

Per Ape volontaria restituzione prestito 4,5% anno  – La rata di restituzione del prestito in caso di anticipo pensionistico su base volontaria sarà pari a circa 4,5-4,6% per ogni anno di anticipo sulla pensione. Lo spiega il segretario confederale Uil, Domenico Proietti, al termine dell’incontro avuto con il governo questa mattina. Proietti ha spiegato che il governo stanzierà delle risorse per questa misura, dato che il 4,5% annuo non copre il costo degli interessi dell’assicurazione e di una parte del capitale del prestito pensionistico, che sarà restituito in 20 anni una volta che il lavoratore sarà andato in pensione.

Precoci fuori con 41 anni se categoria Ape Social  – Potranno andare in pensione anticipata con 41 anni di contributi i lavoratori precoci, ovvero quelli che hanno 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni se disoccupati o se parte delle categorie previste per l’Ape social (lavoratori edili, maestre d’infanzia, alcune categorie di infermieri, etc). Lo riferisce il segretario confederale Uil, Domenico Proietti, spiegando che è “importante che sia passato il principio che con 41 anni di contributi si possa andare in pensione”. In pratica i lavoratori precoci possono andare quindi in pensione con 41 anni di contributi, prima di aver raggiunto i 63 anni di età, limite previsto per l’accesso all’Ape agevolata. Il governo – ha aggiunto Proietti – ha anche confermato l’intenzione di togliere la penalizzazione (che sarebbe dovuta tornare nel 2019) per chi va in pensione prima dei 62 anni.

Camusso, all’ultimo criteri per escludere – “Se penso alle donne che hanno grande discontinuità contributiva, se penso al Mezzogiorno, vuol dire aver inventato all’ultimo giro dei criteri per escludere le persone”. Così si è espressa Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, sulle novità che riguardano l’accesso all’Ape social. Parlando di quanto annunciato recentemente a Roma, Camusso ha affermato che ci sono “nuove barriere, una di 30 e una di 36, che riteniamo siano inventate esclusivamente per ridurre la platea”.

Furlan, discussione aperta, bel pezzo fatto – “La discussione è aperta, andremo avanti con il nostro lavoro, un bel pezzo è già stato fatto con soddisfazione per tanti lavoratori, giovani e pensionati, altro è in cantiere”. Così il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan ha commentato da Firenze le novità di stamani arrivate da Palazzo Chigi sulle pensioni, in particolare sull’Ape sociale, “per noi importante perché rivolto ai lavoratori che hanno perso lavoro, senza ammortizzatori sociali, con problemi di salute, e soprattutto per coloro che fanno lavori particolarmente gravosi”. Secondo Furlan, che ha parlato a margine del Festival delle Generazioni svoltosi a Firenze, è importante il lavoro fatto sulla soglia dell’Ape sociale, ma anche “su quelli che sono i lavori particolarmente gravosi e ne abbiamo nel pubblico come nel privato”. Il segretario della Cisl ha quindi rimarcato il lavoro fatto “in favore dei giovani, sulla ricongiunzione gratuita e sull’alternanza scuola-lavoro, assolutamente indispensabile”.

Manovra
ECCO LE NUOVE MISURE PER IL 2017

Concluse le ultime limature per la manovra da 24,5 miliardi che il governo si è apprestato a varare. E, sul fil di lana, sulla sanità spunta lo sblocco del turnover con la possibilità di 7mila assunzioni di precari dovendo però lasciare sul campo 1 dei 2 miliardi promessi di aumento del Fondo, che nel 2017 si fermerà a 113 miliardi. La nuova legge di Bilancio scommette su una crescita che, finalmente, il prossimo anno dovrebbe toccare l’1% tondo.

Ma che dovrà, inevitabilmente, passare sotto la lente di Bruxelles visto il passo più lento del previsto sul fronte del risanamento dei conti. Il rapporto del deficit rispetto al Pil, infatti, oscilla tra il 2,2% e il 2,3% (in confronto al massimo di 2,4% di sforamento autorizzato dal Parlamento), ma non è escluso che l’asticella si possa fissare sul punto più alto della forchetta. Soluzione che renderebbe più agevole anche la chiusura del cerchio sulle coperture. Al momento mancherebbero infatti 3,5 miliardi, nel caso di deficit al 2,2%, mentre se si alzasse fino al 2,3% le risorse da trovare si ridurrebbero a un po’ più di un miliardo e mezzo che potrebbero arrivare da ulteriori tagli.

La manovra gioca principalmente la carta degli investimenti pubblici e privati (da ‘Industria 4.0’ ai bonus per le ristrutturazioni e la messa in sicurezza antisismica) per spingere il Pil. Strada indicata anche dalla Banca d’Italia perché, si sottolinea nel Bollettino economico Via Nazionale, un ritorno “ai ritmi di investimento osservati prima della crisi” rafforza sia la ripresa ciclica sia “la crescita potenziale di oltre mezzo punto percentuale”. Le coperture, indica sempre il Bollettino, meglio sarebbe trovarle in tagli strutturali della spesa pubblica. Proprio la spending review, peraltro, potrebbe lievitare rispetto ai 2,6 miliardi indicati dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan nella tabella consegnata al Parlamento a inizio settimana. Per centrare l’obiettivo dei circa 27 miliardi necessari per finanziare tutte le misure, infatti, il target dei tagli di spesa potrebbe lievitare, anche grazie alla riduzione (un mancato aumento, non un taglio vero e proprio) delle risorse a disposizione per la sanità. La ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, ha provato a difendere fino all’ultimo il livello del Fondo sanitario nazionale, (che doveva arrivare a 113 miliardi nel 2017).

Risorse aggiuntive, in effetti, ce ne saranno, ma ‘solo’ per 1 miliardo, con il quale fare fronte anche alla stabilizzazione di 3mila medici e 4mila infermieri (che già, comunque, sono una voce di costo per i servizi sanitari regionali). Ci fosse stata la possibilità di fare più deficit la questione certo sarebbe stata più semplice ma, come ha ricordato ancora una volta il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, per avere più spazio per investire andrebbero cambiate “le regole del fiscal compact”. Una partita complessa da non aprire certo ora, mentre si sta ancora trattando per ottenere il via libera europeo – o almeno una sospensione del giudizio fino a primavera – a usare più indebitamento di quanto già concesso (+0,4 già incorporato nel deficit programmatico al 2%). Invocando non più le clausole di flessibilità ma quelle sugli eventi eccezionali, come il sisma del 24 agosto e l’emergenza migranti, ancora tutta da risolvere.

Ecco le principali novità in arrivo con la manovra:

– VIA EQUITALIA: Il premier Renzi annuncia che Equitalia scomparirà. Secondo quanto riferito dallo stesso presidente del Consiglio sarà assorbita dall’Agenzia delle Entrate che sovraintenderà direttamente al il recupero dell’evasione. Si tratterebbe però di una norma ‘ordinamentale’, quindi incompatibile con la manovra. Potrebbe pertanto ‘viaggiare’ come collegato insieme ad una riforma fiscale più complessiva (catasto, processo tributario e semplificazioni varie). Comer previsto è stata disposta la rottamazione delle cartelle, con l’eliminazione delle sanzioni e interessi limitati al 3%. L’incasso stimato è di circa un miliardo.

– FAMIGLIA, SPUNTA BONUS 800 EURO A FUTURE MAMME: Si tratterebbe di un contributo che le coppie potrebbero ricevere prima della nascita del figlio, 800 euro per far fronte alle prime spese. A questi si aggiungerebbe un bonus per il nido.  Oltre a continuare con l’applicazione del piano contro la povertà il governo sta però studiando anche un sostegno ai nuclei che abbiano da due figli in su. Si tratterebbe di famiglie non sotto la soglia di povertà, per le quali appunto opera il Piano, ma comunque in difficoltà. Nuovi fondi in arrivo anche per la non autosufficienza.

– P.A., CONCORSO PER 10MILA. SI STUDIANO ASSUNZIONI SCUOLA: Oltre alle risorse aggiuntive per il rinnovo del contratto, nel pubblico impiego il premier ha annunciato una riapertura del turnover e quindi l’indizione di concorsi pubblici per 10mila posti tra personale sanitario e forze dell’ordine e, stando sempre a quanto riferito da Renzi, dovrebbero inoltre essere stabilizzati 3mila medici precari e 4mila infermieri. In manovra è entrato anche un pacchetto di assunzioni per il mondo della scuola, tra personale Ata e stabilizzazione di 25mila insegnanti precari. Confermato il bonus per i 18enni.

– CONFERMA ECOBONUS E SISMABONUS RAFFORZATO: Sono state confermate le attuali agevolazioni per le ristrutturazioni (al 50%) e per l’efficienza energetica (al 65%), compreso il bonus mobili introdotto lo scorso anno (sempre al 50%). Ed è stato “fortemente potenziato” il ‘sismabonus’, cioè lo sconto per i lavori di messa in sicurezza antisismica. L’agevolazione dovrebbe è passata al 65%.

– PER LE IMPRESE INCENTIVI E MENO TASSE: conferma del superammortamento al 140% e ‘iperammortamento’ al 250% per gli investimenti in innovazione, sgravi aggiuntivi per quelli in ricerca e sviluppo. Per le imprese scatterà da gennaio anche la riduzione dell’Ires dal 27,5% al 24%. Attenzione anche alle Pmi con l’introduzione dell’Iri (sempre al 24%) e una riduzione dei contributi per gli autonomi iscritti alla gestione separata Inps (al 26%) sul fronte fiscale e con il rifinanziamento del Fondo di Garanzia (per 900 milioni) e della ‘Nuova Sabatini’. Possibili nuove risorse anche per il Made in Italy.

– IN FORSE SGRAVIO ASSUNTI, RADDOPPIA SU PREMI PRODUTTIVITA’: novità in arrivo anche per i lavoratori, che potranno contare sul raddoppio dello sgravio fiscale sui premi di produttività. La cedolare secca al 10% si applicherà infatti ai premi fino a 4mila euro e per redditi fino a 80mila. Ancora non è stata presa una decisione, invece, sulla decontribuzione.

ARRIVA FLESSIBILITA’ PENSIONI: L’Ape entrerà in vigore dal 1 maggio 2017. La rata di restituzione del prestito sarà pari a circa 4,5-4,6% per ogni anno di anticipo. Potranno accedere all’Ape agevolata i disoccupati, disabili e alcune categorie di lavoratori impegnati in attività faticose (maestre, edili, e alcune categorie di infermieri) purché abbiano un redito inferiore ai 1.350 euro lordi. Per accedere bisognerà avere almeno 30 anni di contributi se disoccupati e 35 se lavoratori attivi. Le risorse per l’intero pacchetto pensioni (con gli interventi anche sulle minime) ammonteranno a circa 1,5-1,6 miliardi per il 2017 (6 miliardi in tre anni).

– COPERTURE, TRA VOLUNTARY BIS E POCA SPENDING: Le coperture arriverebbero dalla spending (2,6 miliardi), una riduzione di 1 miliardo al rifinanziamento del fondo sanitario rispetto a quanto fino ad oggi programmato, poco meno di 2 miliardi dalla voluntary mentre altri 3-4 dalla rimodulazione (trimestrale) dei pagamenti Iva (insieme a reverse charge e split payment). Circa 1,5 miliardi potrebbe arrivare dalla rimodulazione dell’Ace. Tra i 60-80 milioni dovrebbero arrivare dalla base d’asta della gara per la licenza del SuperEnalotto e 1 miliardo dalle frequenze. La scelta di indicare il deficit al 2,2% aumenterebbe le risorse impiegabili di 3,5 miliardi che salirebbero ad oltre 5 con un deficit programmato al 2,3%.

Carlo Pareto

ARRIVA L’APE

 

pensioneIl Governo  cambia  l’accesso  all’APE  rispetto  alle  aspettative  dei  sindacati.  Per  accedere  alla  pensione  anticipata  sociale  prima  dell’età  necessaria  alla  pensione  di  vecchiaia  sarà  possibile  a  63  anni  con  un  anticipo  di tre  anni  e  sette  mesi. Per  i  requisiti  necessari  ad  avere  un  reddito  ponte  interamente  garantito  dallo  Stato e dunque  senza  alcuna  penalizzazione  occorre  avere  un  reddito  non  superiore  a  1350  euro  lordi  su  base  mensile.  A  beneficiarne  saranno  i  disoccupati  senza  ammortizzatori  sociali  con  almeno 30  anni  di  contributi.  Potranno  beneficiarne  anche  i  lavoratori  con  un  disabile a carico  e  anche coloro  che  svolgono  un  lavoro  gravoso  tra  cui  le  maestre  della  scuola  d’infanzia,  i  lavoratori  edili,  i  macchinisti  e  gli infermieri di sala operatoria  se  avranno  accumulato  almeno  36 anni  di  contribuzione.  Questo  sarebbe  il  progetto  presentato  oggi  ai  sindacati  nel  corso  dell’ultimo  incontro  prima  del  varo  della  legge   di  stabilità  che  dovrebbe  essere  approvato  domani  dal  Consiglio  dei  Ministri.  L’operatività  dell’APE  avrebbe  decorrenza  dal  primo  maggio  del  2017.

La  proposta  del  Governo  ha  spiazzato  i  sindacati  scatenando  la  CGIL.  La  CGIL  ha  replicato  prontamente : ”Il  Governo  ha  cambiato  le  carte  in  tavola,  30  anni  di  contributi  invece  di  20.  Si  rimangia la  parola  data  ed  è  inaffidabile”.  Da  Firenze  il  leader  della  CGIL  Susanna  Camusso  usa  parole  dure: “Se  penso  al  Mezzogiorno,  alle  donne,  vuol  dire  aver  inventato  l’ultimo  giro  dei  criteri  per  escludere  le  persone,  soprattutto  quelle  con  grande  discontinuità  contributiva”.  Poi  ha  continuato  attaccando: “Ci  siamo  trovati  stamattina  davanti  a  un  non  rispetto  delle  cose  che  abbiamo  detto:  la  possibilità  di  andare  in  pensione  anticipata  rispetto  alla  vecchiaia  per  alcune   condizioni  sociali  e  lavori  gravosi  sarebbe  condizionata   non  ai  normali  criteri  delle  pensioni  di  vecchiaia  ma  alle  nuove  barriere,  una  di  30  ed  una  di  36,  che riteniamo siano inventate esclusivamente  per  ridurre  la  platea,  per  non  permettere  l’accesso ed  in  più  si  scontrano  con  la  ragione  stessa  della  pensione  di  vecchiaia”.  In  aggiunta  ha  messo  in  dubbio   anche  la  consistenza  stessa  delle  risorse garantite dal governo. In conclusione rincara la dose: “un’ulteriore  discriminazione  in  un  sistema  pensionistico  che  ne  ha   già  troppe”.

Con toni  più  contenuti,  anche  UIL  e  CISL  hanno   sollecitato  una  revisione  dei  limiti   della  contribuzione prevista per  l’APE sociale. Domenico Proietti, segretario  confederale  della  UIL  ha  dichiarato: “Abbiamo  fatto  complessivamente  un  buon  lavoro  anche  se  restano  alcune  criticità  da  risolvere. Abbiamo  chiesto di  ampliare  la  platea  dell’APE social  cercando  di  abbassare  i  contributi  e  di  limare  verso  l’alto  il  tetto  di  reddito  previsto”.

Maurizio  Petriccioli  della  CISL  in  una  nota  ha dichiarato: “Mantenere  ampia  la platea  dei  lavori  gravosi  è  una  priorità  della  CISL  per  rispondere  al   maggior  numero  di  lavoratori,  lavoratrici e  disoccupati,  contribuendo  ad  alleviare  alcune  situazioni  di  disagio  sociale”.

Le  posizioni  dei  sindacati  confederali  sono  piuttosto  coincidenti.  Per  i  sindacati,  la  mossa  del  Governo  vanifica  anche  le  rassicurazioni sulle  risorse  da  stanziare   che  sembrerebbero  di  1,5 -1,6 miliardi  per  il  2016  e  per  complessivi  6  miliardi  per  il  triennio  2017-2019.

Il  Ministro  Giuliano  Poletti  che  non  ha  partecipato  all’incontro  tecnico  di  Palazzo  Chigi,  cerca  di  ammorbidire  le  posizioni: “Stiamo  lavorando  al  meglio  per  trovare  un  punto  di  equilibrio.  Il  Governo  sapeva  di  dover  tenere  in  equilibrio  una  serie  di  elementi, il  primo  dei  quali  è  la  dotazione  economica  che  vale  6 miliardi,  e  quindi  decidere  e  valutare  insieme  platee  e  materie,  anche  perché  la  legge  di  bilancio  è  approvata  quando  viene  approvata”.

Sull’APE  volontaria  compreso  il  calcolo  più  favorevole  della  rata  di  ammortamento  del  prestito  pensionistico  che  i  lavoratori  si  troveranno  eventualmente  a  pagare  intorno  al  4,5-4,6%  per  ogni  anno  di  anticipo  sulla  pensione. Confermato  anche  per  i  lavoratori  precoci  la  possibilità  di  pensionamento  senza  prestito  pensionistico  per  i  lavoratori  con  41 anni  di   contributi  per  disoccupati e  lavori  gravosi ,  gli  stessi  previsti  per  l’APE  social.

Il  quadro definitivo sull’argomento  dovrebbe  esserci  domani,  dopo  la  riunione  del  Consiglio  dei  Ministri,  a  meno  che  in  quella  stessa  sede  non  si  dovesse  decidere  per  un  rinvio  dopo  un  accordo  condiviso  con  le  organizzazioni  sindacali  CGIL,  CISL  e  UIL.

Salvatore  Rondello