Novità pensioni: Quota 100, ma meno soldi. Inps, come chiedere congedo maternità

Novità pensioni
QUOTA CENTO MA MENO SOLDI

Un sondaggio, condotto da SWG per Confesercenti, rivela che quasi un italiano su due vorrebbe il superamento della legge Fornero. La revisione della riforma sulle pensioni è il punto del contratto di governo Lega-M5S più apprezzato dai cittadini, sottoscritto dal 44% degli intervistati.
Quota 100 e quota 41 sono ancora sotto i riflettori in tema di riforma pensioni. Intanto va detto che quota 100 è già realtà per medici, avvocati e commercialisti. Ma la logica del governo è: quota 100 per tutti. Il nodo è però anche legato a quanto varranno gli assegni pensionistici e si teme il ribasso. Chi va in pensione adesso e percepisce 1.289 euro di pensione, con la quota 100 prenderebbe 1.089 euro. Inoltre, quota 100 non sarebbe conveniente per i giovani che hanno carriere discontinue. Stando a quanto ha recentemente riportato Businnes Online “secondo alcune elaborazioni, chi ha avuto carriere discontinue o brevi, e attualmente questi casi di registrano soprattutto nelle regioni del Sud e per le donne, o chi ha avuto interruzioni al lavoro superiori ai 2 anni per cassa integrazione o malattia, con la quota 100 correrebbe il rischio di posticipare il momento della pensione fino a 3 anni”.
Sulle pensioni, quindi, arriverà la quota 100 ma con tagli sull’assegno pensionistico? La riforma gialloverde della legge Fornero per anticipare la pensione degli italiani, inserita da Lega e Cinque Stelle nel contratto di governo, potrebbe avere degli effetti collaterali. Lo ha spiegato anche Repubblica. Ecco quanto viene detto al riguardo: Chi rientra nei nuovi parametri si prepari a una sorpresa niente male: il ricalcolo contributivo di quanto versato tra il 1996 e il 2011″. «Dovevamo farlo già nel 1996, quando entrò in vigore la riforma Dini», ha affermato Alberto Brambilla, esperto previdenziale e consigliere del vicepremier leghista Salvini. «E invece si scelse un’altra strada». Ovvero mantenere nel retributivo (pensione proporzionale agli ultimi stipendi) quanti già avevano più di 18 anni di versamenti. E affidare tutti gli altri al nuovo calcolo in base ai contributi, poi diventato universale nel 2012. Ora, ricalcolare 16 anni col contributivo potrebbe tradursi in un taglio medio sull’importo della pensione del 9-10% che forse molti pensionandi non hanno messo in conto, quando sentono parlare di “quota 100”. Senza pensare che tra il 1996 e il 2012 sono andati in pensione già oltre 3 milioni e mezzo di italiani. E con un assegno più generoso di quanto spetterà a loro, perché interamente retributivo. Motivo, questo, di contenzioso infinito.

Inps
CONGEDO DI MATERNITA’, COME RICHIEDERLO

Si chiama congedo di maternità il periodo di astensione dal lavoro per le lavoratrici in gravidanza; un’astensione obbligatoria di 5 mesi alla quale la dipendente non può rinunciare, pur potendo decidere se aderire alla formula 2+3 (due mesi prima e tre mesi dopo il parto) o 1+4 (un mese prima e quattro mesi dopo). Per posticipare l’inizio del congedo di maternità, però, è necessario che sia il medico del Servizio sanitario nazionale sia quello competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che in questo modo non si arreca alcun danno alla madre e al nascituro. In entrambi i casi la domanda per il congedo di maternità va trasmessa all’Inps in via telematica; questa va inoltrata con due mesi di anticipo dall’inizio del congedo e non oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile.
La lavoratrice che invia l’istanza prima dell’inizio del congedo ha il dovere di presentare all’Inps il certificato medico di gravidanza, ove tra l’altro sarà indicata la data presunta del parto. Inoltre, sarà compito della dipendente comunicare, sempre all’Inps, – entro trenta giorni dal parto – la data di nascita e le generalità del figlio. Per recapitare la richiesta all’Ente di previdenza ci sono tre diverse opzioni possibili: accedere ai servizi web del sito Inps, contattare il numero verde 803 164 o rivolgersi a un patronato e farsi assistere in questa semplice operazione. Giova ricordare però che anche al datore di lavoro va comunicato – con congruo preavviso – l’inizio del congedo di maternità, in modo che questo possa organizzarsi in anticipo su come far fronte alla conseguente assenza. Una volta iniziato il congedo di maternità, quindi, la lavoratrice potrà assentarsi dal lavoro per 5 mesi senza temere il licenziamento e senza perdere la retribuzione; spetterà all’Inps, infatti, riconoscere un’indennità economica sostitutiva di maternità pari all’80% della retribuzione giornaliera calcolata sulla base dell’ultimo stipendio.

Previdenza
RINVIARE LA PENSIONE COSTA CARO

Rimandare il pensionamento dal dicembre 2018 al gennaio 2019 può costare caro ai lavoratori. Da 268 euro in meno all’anno per chi si ritirerà a 67 anni, fino a 340 euro per chi andrà in pensione a 70. E’ quanto sottolinea in una nota la Uil, che ha analizzato i nuovi coefficienti di trasformazione legati all’aspettativa di vita approvati con il dm 15 maggio del ministero del lavoro, pubblicato di recente in Gazzetta Ufficiale.
“Gli attuali criteri di individuazione dei coefficienti di trasformazione legati all’aspettativa di vita sono causa di un’oggettiva penalizzazione per i lavoratori che andranno in pensione a partire da gennaio 2019 – si legge nella comunicazione -. Infatti, volendo fare un esempio, un lavoratore che andrà in quiescenza a 67 anni, il 2 gennaio 2019, riceverà un trattamento annuo lordo di 13.411 euro, ben 268 euro in meno di un lavoratore che, a parità di montante contributivo e di età anagrafica, andrà a riposo il 31 dicembre 2018”.
A partire dal prossimo anno, infatti, chi si ritirerà dal lavoro percepirà una pensione annua inferiore, mediamente, di oltre l’1% rispetto a chi ci è già andato o ci andrà quest’anno. “Tale meccanismo – denuncia la Uil – oltre a costituire un danno oggettivo per i lavoratori, è un vero e proprio disincentivo alla permanenza in servizio. Rinviando l’accesso al pensionamento si incorre nel pericolo di vedere il proprio trattamento calcolato con coefficienti più sfavorevoli e quindi di percepire un assegno più basso”.
La Uil evidenzia la necessità di “varare una modifica dei coefficienti di trasformazione, legandoli alle coorti di età. Si deve assegnare, pertanto, a ciascuna coorte di età il proprio coefficiente, questo permetterebbe di salvaguardare uno dei principi fondamentali del sistema contributivo, senza penalizzare i lavoratori e soprattutto incentivando la permanenza al lavoro”.
“Dal primo gennaio 2019 oltre all’età di accesso alla pensione, che raggiungerà per tutti i 67 anni, saranno adeguati all’aspettativa di vita anche i coefficienti che si utilizzano per trasformare in pensione il montante contributivo del trattamento previdenziale – prosegue la nota -. Ad un valore maggiore del coefficiente, e quindi del divisore, corrisponderà un importo minore del trattamento, al fine di ridistribuire su un più lungo periodo di vita il montante previdenziale maturato”.
La Uil fornisce poi alcuni esempi di trasformazione con i nuovi coefficienti, partendo da un montante contributivo di 280.000 euro che, oggi, per un lavoratore che andrà in quiescenza a 67 anni, corrisponderebbe a una prestazione pensionistica lorda mensile pari a 1.045 euro. Se il lavoratore di 67 anni sceglierà di procrastinare l’accesso alla pensione anche di un solo mese, da dicembre 2018 a gennaio 2019, avrebbe una diminuzione dell’assegno pari a 268 euro, dal primo assegno previdenziale per il resto della vita.

Agevolazioni
CARTA ACQUISTI ORDINARIA

Una delle forme di sostegno al reddito è rappresentata proprio dalla Carta Acquisti Ordinaria concessa ai cittadini che si trovano in condizioni di disagio economico che abbiano più di 65 anni. La stessa consiste proprio in una carta di pagamento elettronica sulla quale viene versato a cadenza bimestrale un importo che può essere utilizzato per la spesa alimentare negli esercizi convenzionati e per il pagamento di luce e gas. Ovviamente non è utilizzabile per il ritiro di denaro.
Sulla carta vengono quindi accreditati 80 euro con cadenza bimestrale e i negozi che aderiscono a questa iniziativa avranno esposto questa etichetta. Dal 1° gennaio 2018, ai nuclei familiari con componenti minorenni beneficiari di questa carta, che abbiano fatto richiesta del Reddito di Inclusione, il beneficio economico connesso sarà erogato sulla medesima carta che in questo caso viene denominata Carta REI, assorbendo il beneficio della Carta Acquisti Ordinaria.

Carlo Pareto

Sempre più persone accedono ai servizi con l’applicazione ‘Inps Mobile’

Consulenti del lavoro

FARI PUNTATI SU APE AZIENDALE

La Fondazione studi consulenti del lavoro, con la circolare n.13/2018, fa luce sull’Ape aziendale. Dal 13 aprile scorso, l’Inps ha infatti reso disponibile sul proprio sito il servizio che consente di fare domanda per l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica, l’Ape volontario. “Questa possibilità ha aperto le porte anche alla cosiddetta Ape aziendale: un ulteriore strumento di flessibilità in mano ai datori di lavoro privati, che consente di incentivare l’esodo dei lavoratori”, spiegano i consulenti del lavoro. Nella circolare della Fondazione studi si ricorda che l’Ape aziendale è richiedibile “contestualmente alla domande dell’Ape volontario fino al 31 dicembre 2019, salvo ulteriori proroghe previste da future disposizioni normative”.

I consulenti, nella circolare, evidenziano con esempi pratici la natura, convenienza e modalità di calcolo della possibilità di uscita anticipata dal lavoro. Si ritiene, infatti, che l’Ape aziendale possa annoverarsi, se opportunamente usata, fra le iniziative più interessanti con cui favorire i ricambi generazionali nelle imprese. L’Ape aziendale consente, infatti, ai datori di lavoro e agli altri soggetti designati dalla norma di aumentare, direttamente e senza costi aggiuntivi, la posizione assicurativa del proprio lavoratore attraverso una ‘dote contributiva’ che comporta un incremento stabile della cosiddetta Quota C (Contributiva) della posizione assicurativa, senza alcun aumento delle settimane contributive utili ad avere diritto alla pensione.

I destinatari della misura sono i datori di lavoro privati, gli enti pubblici economici; gli Istituti autonomi case popolari, trasformati in base alle diverse leggi regionali in enti pubblici economici; gli enti che – per effetto dei processi di privatizzazione – si sono trasformati in società di persone o società di capitali ancorché a capitale interamente pubblico; le ex Ipab trasformate in associazioni o fondazioni di diritto privato, in quanto prive dei requisiti per trasformarsi in Asp, e iscritte nel registro delle persone giuridiche; le aziende speciali costituite anche in consorzio; i consorzi di bonifica; i consorzi industriali; gli enti morali; gli enti ecclesiastici. L’Ape aziendale è accessibile anche agli ‘enti bilaterali’ e ai Fondi di solidarietà bilaterali.

Innovazione

CRESCE USO APP MOBILE INPS

Sempre più persone accedono ai servizi messi a disposizione dall’Inps con l’applicazione ‘Inps Mobile’, utilizzabile su dispositivi Apple e Android. E’ quanto si legge in una nota dell’Inps. Fra quelli che l’Istituto ha da tempo reso disponibili, grande successo stanno ottenendo in particolare i servizi ‘Stato domanda’ e ‘Stato pagamenti’, che consentono agli utenti di acquisire importanti informazioni senza doversi recare agli sportelli. Con il servizio ‘Stato domanda’, fornendo il proprio codice fiscale e il proprio pin o spid, si può visualizzare lo stato di lavorazione di una richiesta presentata all’Istituto. Con il servizio ‘Stato pagamenti’, invece, sempre fornendo il proprio codice fiscale e il proprio pin o spid, ciascuno può visualizzare il dettaglio di un pagamento erogato dall’Istituto in suo favore, a fronte di una o più prestazioni pensionistiche o non pensionistiche.

Le informazioni visualizzabili si riferiscono all’ultimo pagamento erogato, in ordine cronologico, per ogni prestazione e con un orizzonte temporale non superiore agli ultimi due mesi precedenti alla data di consultazione. La finalità del servizio è, infatti, quella di fornire all’utente un riscontro immediato del pagamento disposto, in suo favore, dall’Inps per il mese corrente.

Nei primi 4 mesi del 2018 i contatti del servizio ‘Stato pagamenti’ sono stati 18.748.283, contro i 34.003.761 dell’intero 2017, con un picco nel mese di gennaio di 5.447.415 visite virtuali. I contatti del servizio ‘Stato domanda’ nel primo quadrimestre 2018 sono stati invece 5.978.612, a fronte dei 9.977.400 dell’anno precedente (in questo caso il numero maggiore di visite, 1.777.825, si è registrato nel mese di marzo).

Imprese e sindacati

INSIEME PER LA SICUREZZA SUL LAVORO

Parte dal Bhge Florence Learning Center l’iniziativa congiunta di Federmeccanica, Assistal e Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil per promuovere la cultura della sicurezza e le buone pratiche nei luoghi di lavoro. “Con la stipula del contratto nazionale del 26 novembre 2016, Federmeccanica, Assistal, Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil -spiega una nota delle sigle di datori e lavoratori della meccanica- hanno condiviso che la tutela della salute dei lavoratori impone la massima attenzione e responsabilità e che l’impegno in tale ambito debba essere totale e dettato da un profondo rispetto per la persona, che rappresenta il primo presupposto sia della cultura della sicurezza sia di un’efficace attività di prevenzione. A questo fine il nuovo ccnl ha previsto la costituzione della Commissione paritetica nazionale”.

L’incontro svoltosi di recente a Firenze, presso Bbghe-Nuovo Pignone, rappresenta la prima iniziativa pubblica della Commissione e l’inizio di un percorso congiunto che, lungo tutta l’Italia, porterà i temi della salute e della cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro nelle diverse tipologie di aziende e impianti che compongono il settore metalmeccanico.

A sancire la prima fase dei lavori della Commissione è stata la sottoscrizione, avvenuta nel corso del convegno fiorentino, di un protocollo di intesa con Inail rappresentato dal presidente, Massimo De Felice, che permetterà di perseguire gli obiettivi di conoscenza del fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali nel settore metalmeccanico e della installazione di impianti e di svolgere con più efficacia la diffusione della cultura della sicurezza e delle attività di prevenzione.

“La scelta di organizzare questo evento presso un’azienda non è casuale -spiega la nota- ma dettata dalla volontà di far conoscere e approfondire gli esempi di ‘buone pratiche’ in materia di sicurezza che ogni giorno le aziende mettono in campo e che, come nel caso di Bhge-Nuovo Pignone, il controllo della sicurezza è esteso anche a tutta la filiera degli appalti. L’invito che le parti hanno rivolto alle istituzioni è quello di cominciare a premiare queste esperienze, attraverso un riconoscimento concreto affinché venga incentivata sempre più la diffusione di queste buone pratiche, tra le grandi aziende come nelle piccole (perché vi sono esempi virtuosi anche tra le Pmi)”.

“Federmeccanica – ha commentato Alberto Dal Poz, presidente di Federmeccanica – è impegnata a promuovere la sicurezza sul lavoro e la tutela dell’ambiente. Si tratta di diffondere la cultura della sicurezza e di farlo in maniera capillare, pervasiva. Occorre, quindi, agire sempre di più sulla leva informativa. La sicurezza è prevenzione, la sicurezza è responsabilità di ognuno e richiede il coinvolgimento attivo di tutti”.

“Questo è quello che abbiamo previsto nel nuovo contratto e per questo siamo qui oggi, insieme. Perché sicurezza e cooperazione vanno di pari passo. Le imprese, gli incaricati dalle aziende (Rspp, i preposti, il medico incaricato della sorveglianza sanitaria), assieme ai rappresentanti dei lavoratori in materia di sicurezza e a tutti i lavoratori, possono innescare un circuito virtuoso basato sul confronto e sull’ascolto reciproco. E’ importante che il nostro messaggio parta da un’azienda modello, una buona pratica che può rappresentare un esempio. Qui si fa la cultura della sicurezza, il nostro compito, il nostro impegno è diffonderla”, ha concluso Dal Poz.

Previdenza

PENSIONI PIÙ BASSE DAL 2019

Assegni più leggeri per chi andrà in pensione nel 2019. A partire dal prossimo anno, chi si ritirerà dal lavoro percepirà una pensione annua inferiore, mediamente, di oltre l’1% rispetto a chi ci è già andato o ci andrà quest’anno. Il decreto che lo stabilisce è il dm 15 maggio del ministero del lavoro, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, che fissa i coefficienti di trasformazione del montante contributivo validi dal 2019 al 2021 (i coefficienti che applicati al totale dei contributi versati durante la vita lavorativa, determinano l’importo annuo di pensione cui ha diritto il lavoratore).

Come ha opportunamente ricordato al riguardo ‘Italia Oggi’, da quando nel 2009 è stata introdotta la revisione dei coefficienti non ci sono mai state variazioni positive. Quella corrente è la numero quattro. Il quotidiano specializzato riporta anche un esempio: un lavoratore con 100 mila euro di contributi versati e 65 anni d’età, ha visto calare in questi anni la propria pensione di circa 900 euro. Il prossimo anno sarà di 5.245 euro, nel 2009 è stata di 6.136 euro.

Il quotidiano economico nazionale ha calcolato che se nel triennio 2013/2015, a parità di ogni altra condizione, gli assegni sono stati alleggeriti in media di circa il 3% rispetto al triennio precedente, 2010/2012, con il terzo taglio c’è stata una riduzione ulteriore di circa il 2%, sempre in media, portando a circa l’11% la riduzione, in media, di tutto il periodo che va dal 2009 al 2018.

La riforma Fornero ha agevolato chi rimarrà al lavoro fino a 70 anni e 7 mesi ma dal prossimo anno, ha ribadito il quotidiano ‘Italia Oggi’ entrerà in vigore un nuovo coefficiente: quello legato all’età di 71 anni.

Lavoro

ISPETTORI AD AMAZON ASSUMETE 1.30 INTERINALI

Oltre 1.300 lavoratori precari di Amazon Italia hanno il diritto di essere assunti dal colosso americano dell’e-commerce. È quanto stabilito dall’Ispettorato del lavoro che ha contestato ad Amazon di aver ‘sforato’ le quote consentite dalla legge di lavoratori “somministrati” e chiede la stabilizzazione degli oltre 1.300 lavoratori interinali utilizzati oltre i limiti. L’accertamento nei confronti di Amazon Italia Logistica era iniziato lo scorso 7 dicembre e il verbale, si legge sul portale dell’Ispettorato, è stato notificato il 30 maggio scorso.

L’Ispettorato del Lavoro contesta ad Amazon di aver ‘sforato’ le quote consentite dalla legge di lavoratori “somministrati” e chiede la stabilizzazione degli oltre 1.300 lavoratori interinali utilizzati oltre i limiti. E’ in sintesi la conclusione cui giunge l’Ispettorato che dipende dal ministero del Lavoro nel verbale con cui si conclude l’accertamento iniziato nei confronti di Amazon Italia Logistica lo scorso 7 dicembre. Il verbale, si legge sul portale dell’Ispettorato, è stato notificato il 30 maggio scorso.

“È stato contestato all’azienda di aver utilizzato, nel periodo da luglio a dicembre 2017, i lavoratori somministrati oltre i limiti quantitativi individuati dal contratto collettivo applicato. Si evidenzia infatti che l’impresa, a fronte di un limite mensile di 444 contratti di somministrazione attivabili, nel periodo suindicato, ha invece sensibilmente superato tale limite, utilizzando in eccesso un totale di 1.308 contratti per lavoratori somministrati” scrive l’Ispettorato.

“L’iniziativa ispettiva potrà consentire la stabilizzazione degli oltre 1.300 lavoratori interinali utilizzati oltre i limiti, i quali pertanto potranno richiedere di essere assunti, a tempo indeterminato, e a far data dal primo giorno di utilizzo, direttamente dalla società Amazon” prosegue la nota. In esito ad altri profili oggetto di accertamento non sono invece emerse irregolarità, né sono state accertate violazioni in tema di controllo a distanza dei lavoratori.

La replica dell’azienda – Amazon, scrive in una nota il colosso dell’e-commerce, “è un datore di lavoro corretto e responsabile”. “Rispettiamo il lavoro svolto dall’autorità ispettiva e ci impegniamo affinché tutte le osservazioni che ci vengono rivolte siano affrontate il più rapidamente possibile”. Nello specifico in questi giorni, sottolinea Amazon, “abbiamo ricevuto il verbale di accertamento e in esso non è riportato il numero di contratti in somministrazione, citato nei media e nel comunicato stampa dell’Ispettorato del Lavoro”.

Carlo Pareto

Carniti, il coraggio di affrontare il futuro

carniti lama benvenutoLama, Carniti, Benvenuto. Una volta non si diceva Cgil, Cisl, Uil ma Lama, Carniti e Benvenuto. I tre nomi erano sinonimo e simbolo di sindacato: unito, forte, autorevole, vincente. A Roma, nel perimetro di poche centinaia di metri c’era la sede della Cgil in corso d’Italia, della Cisl in via Po, della Uil in via Lucullo e della Federazione unitaria in via Sicilia (presto scomparsa): sull’onda dell’Autunno caldo del 1969 era un intrecciarsi continuo di incontri e di discussioni su come rinnovare la contrattazione e come cambiare la società italiana.

Era il progetto del “sindacato soggetto politico” che discuteva con il governo anche di politica industriale, fisco, sanità, pensioni, casa, sviluppo urbanistico. I metalmeccanici erano la punta di diamante di quella politica innovativa ed unitaria: in corso Trieste per primi avevano dato vita alla mitica Flm, la federazione unitaria dei lavoratori meccanici, combattiva ed attenta alla tutela dei lavoratori e del lavoro.

Sembra una storia di un secolo fa, invece risale agli anni Settanta-Ottanta. Pierre Carniti fu uno dei principali protagonisti di quella straordinaria stagione del sindacato riformista e con i piedi ben piantati al Nord e nelle fabbriche, oltre che negli uffici pubblici e nelle campagne. Oggi, invece, le confederazioni sindacali sono delle organizzazioni sbiadite, deboli, frammentate. Domina la sfiducia, solo i partiti (in particolare quelli tradizionali) stanno molto peggio in quanto a credibilità.

Pierre Carniti, dopo Luciano Lama, se ne è andato. È morto a Roma il 5 giugno all’età di 81 anni, una vita tutta sulle barricate. I funerali si sono svolti il 7 giugno presso la chiesa di Santa Teresa D’Avila (corso d’Italia n.37).

Carniti aveva un fisico esile ma di acciaio, un carattere schivo ma profondo. Non visse in tempi facili. Prima, dal 1970, fu segretario della Fim, la federazione dei metalmeccanici della Cisl, poi dal 1979 al 1985, fu al timone del sindacato cattolico, come si chiamava un tempo. Era un cattolico non democristiano, antifascista e di sinistra, un operaista e riformista radicale.

In quegli anni l’Italia stava vivendo una travagliata stagione di grandi trasformazioni sociali ed economiche, nelle università e nelle fabbriche la contestazione studentesca del 1968 e quella operaia del 1969 avevano dovuto fare i conti anche con i frutti avvelenati del terrorismo. Le Brigate rosse uccidevano e gambizzavano sindacalisti, imprenditori, poliziotti, magistrati, giornalisti. Nel 1978 assassinarono Aldo Moro e massacrarono la sua scorta.

Il lavoro dei sindacalisti era difficile, i dirigenti sindacali erano nel mirino perché erano considerati dalle Br uno dei motori del sistema capitalista italiano da cancellare. Nel mirino c’erano soprattutto i sindacalisti riformisti come Pierre Carniti, ostili al massimalismo e all’antagonismo. Era impegnato a difendere i lavoratori e a cambiare la società, a modernizzarla nel segno della solidarietà, dell’uguaglianza e della libertà. Carniti non ebbe paura, non aveva timore né dei terroristi né di costruire il futuro abbattendo anche dei consolidati ed intoccabili tabù.

Da segretario della Fim combattette per diffondere ed ampliare la contrattazione articolata ed aziendale accanto a quella nazionale. Da segretario della Cisl lottò per conquistare la concertazione sociale tra sindacato, Confindustria e governo. La sua bussola era il coraggio di affrontare il futuro, l’obiettivo era di modernizzare e di rendere più giusta la società italiana.

Sostenne e lottò con convinzione per il patto anti inflazione, toccò e ruppe il tabù della scala mobile. Non si tirò indietro davanti a forti sfide. Appoggiò nel 1984 l’accordo con il governo Craxi per cambiare i meccanismi retributivi, tariffari e fiscali. La tesi era semplice: il primo nemico dei lavoratori e dei pensionati è l’inflazione che erode i salari e danneggia l’occupazione, mandando fuori mercato le aziende. E allora l’inflazione era una emergenza, marciava a due cifre. Non a caso l’inventore della politica dello scambio sociale e della predeterminazione degli scatti della scala mobile fu Ezio Tarantelli, geniale economista, grande riformista, capo del centro studi della Cisl voluto da Carniti. Tarantelli pagò con la vita: per le sue idee riformiste fu ucciso nel 1985 dalle Br all’Università di Roma, dopo una lezione.

Ma il patto anti inflazione passò nonostante tutte le difficoltà. Fu siglato dalla Cisl, dalla Uil e dai socialisti della Cgil (si oppose la maggioranza comunista della confederazione). Nel 1985 il no al referendum abrogativo voluto da Berlinguer contro l’intesa tra il governo Craxi e i sindacati vinse soprattutto per la sua determinazione (il segretario socialista e presidente del Consiglio si batté con forza per l’”accordo di San Valentino” e contro il referendum, mentre il segretario della Dc De Mita fu molto tiepido). Fu un successo. L’inflazione galoppante fu sconfitta, il potere d’acquisto dei salari aumentò, crebbe l’occupazione e la competitività delle aziende italiane.

Immediatamente dopo Carniti lasciò la guida della Cisl, ma restò la sua impronta di riformista coraggioso. Assieme a Lama, Benvenuto e a Del Turco fece di tutto per ricomporre l’unità del sindacato e ci riuscì, anche se le difficoltà non furono poche. Nei congressi, nei comizi e nelle riunioni ripeteva: «L’unità e l’autonomia sono la discriminante della Cisl». Allo slogan di «contarsi per dividersi» contrapponeva quello di «unirsi per contare».

Da senatore ed eurodeputato del Psi e poi dei Ds fece di tutto per unire la sinistra divisa e frammentata in mille pezzi diversi. Fondò i Cristiano Sociali. Ma quello sforzo unitario, purtroppo, ebbe ben poco successo.

R.Ru.
(Sfogliaroma)

Pierre Carniti, sindacalista e coraggioso riformatore

pierre carnitiIl nome francese gli fu dato dal padre antifascista contro l’ordine del regime di dare ai bambini nomi italiani. Pierre era già nato così, contro l’ordine costituito, ed è morto allo stesso modo: provando sempre a ridare slancio a un Paese che sembrava ormai rassegnato. Oggi è morto Pierre Carniti, all’età di 81 anni, storico segretario generale della Cisl. Nato a Castellone, in provincia di Cremona il 25 settembre del 1936, nipote della poetessa Alda Merini che nel 1970 diventato segretario della Fim, l’organizzazione dei metalmeccanici della Cisl, di cui era diventato poi segretario dal 1979 al 1985.
Dal 1989 al 1999 venne eletto deputato europeo, prima per il PSI poi come indipendente nei Democratici di Sinistra. E proprio con i socialisti di Craxi emerse la sua figura antitetica di leader dei lavoratori. Fu infatti il più tenace sostenitore dell'”accordo di San Valentino” (14 febbraio 1984) sulla scala mobile, in dissenso con la Cgil. Consulente economico di Carniti fu l’economista del lavoro Ezio Tarantelli, ucciso, pochi giorni prima del referendum, dalle Brigate Rosse. “Uno degli economisti più aperti alla sfera del possibile, tra i meno faziosi. Dobbiamo purtroppo constatare che proprio questa sua scienza, questa sua intelligenza, questa sua generosità ne hanno segnato la condanna a morte”.
Pierre Carniti nelle riunioni sindacali ribadiva sempre: “L’unità sindacale funziona se scontenta tutti i partiti”. Linea ribadita anche lo scorso ottobre quando ha scritto un appello con questa funzione, indirizzandolo a Cgil, Cisl e Uil. L’obiettivo del vecchio leader sindacale era sollecitare gli antichi colleghi sindacalisti ad auto-riformarsi, puntando sull’unità sindacale come unica possibile reazione alla perdita di credibilità delle organizzazioni dei lavoratori, ma anche all’indebolimento dei diritti e alla crisi del lavoro.
L’attuale segretario dell Cisl, Anna Maria Furlan, lo ha recentemente ricordato come uno dei “maestri sacri del sindacalismo italiano ed europeo”, anche se è il titolo della sua biografia scritta da Paolo Feltrin che sintetizza bene il vissuto di Carniti: “Una vita senza rimpianti”.

Beni confiscati alle mafie: l’Agenzia è fondamentale

agenzia beni confiscatiIl regolamento approvato in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri del 26 aprile scorso su proposta del Ministero dell’Interno – relativo alla disciplina sull’organizzazione e la dotazione delle risorse umane e strumentali per il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ed in attuazione della riforma del Codice Antimafia – presenta carenze procedurali e organizzative che rischiano di mettere l’Agenzia nelle condizioni di non poter esercitare in pieno le funzioni istituzionali di restituzione alla collettività dei patrimoni sottratti alle mafie e ai corrotti. Seppur la legge 17 ottobre 2017, n. 161 abbia introdotto un potenziamento della struttura con l’ampliamento della dotazione organica di personale (da 30 a 200 unità), non si può non ribadire che si sarebbero potute fare scelte più incisive, prevedendo una procedura diversa dalla mobilità, ad es. tramite concorsi di selezione pubblica di professionalità con competenze interdisciplinari. Non ci sono, altresì, certezze dei tempi per portare a regime l’organico nonostante l’urgenza di rendere l’Agenzia pienamente operativa. Non si può non evidenziare che i compiti dell’Agenzia hanno una forte valenza territoriale vista la collaborazione con le Prefetture, le Amministrazioni locali, gli Uffici giudiziari, i coadiutori e le diverse rappresentanze sociali per rendere efficace e veloce il percorso di riutilizzo dei beni e delle aziende sequestrate e confiscate. I nuclei di supporto delle Prefetture ed i tavoli provinciali sulle aziende sequestrate e confiscate di recente introduzione richiedono, pertanto, un presidio dell’Agenzia costante ed efficiente. Non si può quindi procedere con una visione meramente burocratica senza considerare l’esperienza concreta maturata e le buone pratiche amministrative e sociali attivate dal 1996 ad oggi. Le organizzazioni e le associazioni firmatarie del presente Appello esprimono una forte preoccupazione sul metodo sinora adottato e chiedono, quindi, che il confronto con le organizzazioni sindacali di settore possa proseguire nei prossimi giorni in maniera proficua e si rendono disponibili sin da subito a fornire ogni utile suggerimento ed indicazione per migliorare il sistema e l’operatività dell’Agenzia, spinti dalla convinzione che rappresenti un soggetto della Pubblica Amministrazione essenziale nell’azione di contrasto al potere economico e finanziario delle mafie e dei corrotti e di valorizzazione per finalità pubbliche e sociali dei beni mobili, immobili e aziendali confiscati.

Acli, Arci, Avviso Pubblico, Centro Studi Pio La Torre, Cgil, Legambiente, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Uil

Ilva, Calenda contro i populismi che portano a chiusura

Non filtrano notizie rincuoranti sulla trattativa Ilva, anche se ieri i sindacati e i vertici europei di Arcelor Mittal sono rimasti chiusi, faccia a faccia attorno a un tavolo, dalle 11 fino a notte fonda.
Nel frattempo il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda ha spronato i sindacati e il gigante della siderurgia Arcelor Mittal, che ha messo sul piatto assieme acalenda timd altri investitori oltre 4 miliardi per Ilva, a chiudere presto le trattative sul nuovo piano industriale. Anche perché a luglio finirà la cassa integrazione.
Ma la trattativa “non ha prodotto risultati sufficienti per ritenere di essere in una fase avanzata e propedeutica a un accordo”, ha spiegato Rocco Palombella della Uil perché restano ancora “differenze su temi sostanziali, come quelli delle condizioni salariali e la difesa dei livelli occupazionali“. Risultati “fumosi e labili” che spingono i sindacati a confermare: “Non arretriamo di un millimetro”. La condizione preliminare – sintetizza Re David della Fiom-Cgil – è la “garanzia dell’occupazione per tutti i 14mila dipendenti e la salvaguardia dei salari e dei diritti”.
Nonostante gli annunci dei giorni scorsi, Calenda non si arrende e difende le scelte del governo sull’acciaieria e ha attaccato i ‘populisti’ che propongono di far andare lo stabilimento di Taranto a gas: “Lasciamo i deliri dei populisti ‘alle vongole’ anzi ‘alle cozze pelose’ per essere più precisi fuori dai tavoli sindacali”. “In nessun pianeta di nessuna galassia conosciuta e sconosciuta — ha detto Calenda — un investitore che vince una gara e mette 4,2 miliardi sul piatto per risanare il più grande complesso industriale del Sud viene accolto a suon di ricorsi e di piani assurdi del tipo ‘vogliamo progressivamente chiudere’. Ma di che parliamo? Ma come si chiude progressivamente l’acciaieria più grande d’Europa, con quali soldi, con quali costi per tutta l’industria italiana, con quali soluzioni per i 20mila lavoratori tra diretti e indotto. Negoziare si può e si deve. Il governo lo ha fatto duramente sul piano ambientale da 1,2 miliardi di euro, sul riconoscimento ai lavoratori di tutti i diritti economici e legali pregressi, portando il numero di occupati garantiti da 8.500 a 10mila, varando strumenti per garantire a tutti, dicasi tutti, i lavoratori un contratto a tempo indeterminato e un incentivo volontario all’esodo che non ha precedenti per dimensione”.

CALENDA SALVA TUTTI

carlo-calenda (1)Carlo Calenda ha mantenuto gli impegni nei confronti dei lavoratori Embraco e oggi ha annunciato che gli operai nel torinese manterranno “stessi diritti e stressa retribuzione”. Il ministro dello Sviluppo economico al termine dell’incontro al ministero con le due società che si occuperanno della reindustrializzazione del sito ha assicurato:
“Oggi sono stati presentati ai sindacati i progetti delle due aziende che investiranno nell’ex Embraco riprendendo tutti i lavoratori con gli stessi diritti e le stesse retribuzioni, senza nessun supporto di denaro pubblico”. “È un accordo – ha spiegato – fra le due parti dove in questo momento Invitalia non ha un ruolo: se ci fossero problemi con queste due società, speriamo di no, è pronta ad aprire il paracadute ma mi pare che siamo sulla strada giusta”, ha aggiunto Calenda.

Le due aziende sono la Venture Productions, israeliana con capitale cinese, che punta a produrre robot e droni per la pulizia di pannelli fotovoltaici e filtri per l’acqua e che dovrebbe occupare 370 lavoratori, mentre la seconda è la torinese Astelav, che si occupa della rigenerazione di frigoriferi usati e che dovrebbe occupare in un primo tempo 30 lavoratori e poi successivamente altri 10. Mentre 70 addetti, invece, dovrebbero lasciare l’azienda grazie agli incentivi offerti da Embraco. Calenda, nel ribadire che “non sono stati usati soldi pubblici”, sottolinea che sarà usata “la dote che Whirpool-Embraco ha messo a disposizione per i lavoratori”. Le parti, rileva ancora il ministro, “si vedranno venerdì all’Unione industriale di Torino per definire il dettaglio del passaggio”.
Si attende quindi il fine settimana per la firma, nel frattempo oggi le due aziende hanno presentato ai sindacati i progetti futuri, garantendo gli stessi diritti e gli stessi emolumenti. Le sigle sindacali si sono dette infatti soddisfatte dell’incontro.
“Stamattina abbiamo finalmente conosciuto le due aziende che si insedieranno, ci sono stati presentati i progetti che sembrano interessanti ma bisognerà poi valutare nella concretezza dei quello che succederà”, spiega Ugo Bolognesi della Fiom di Torino. “È una giornata importante per tutti i lavoratori che stavano perdendo il posto di lavoro – aggiunge Arcangelo Montemarano, della Fim Cisl – Sono due società che hanno progetti ambiziosi e seri”. I tempi, rileva Dario Basso della Uilm di Torino, “sono abbastanza contingentati nel senso che l’azienda israeliana ha la necessità di iniziare a produrre molto presto e di assumere circa 370 persone e a regime l’interezza dei lavoratori che rimarrebbero in esubero. Anche Astelav, che ha anche la necessità di produrre subito, prevede di assumere prima 30 e poi 10 lavoratori”.  “Abbiamo trovato insieme la volontà di traguardare il problema – conclude Basso – questo può essere da esempio”.
“Oggi al ministero dello Sviluppo economico è stato compiuto un significativo passo in avanti, entrando nel merito delle soluzioni operative che riguardano il piano di re-industrializzazione del sito produttivo di Riva di Chieri”, commenta l’assessora al Lavoro Gianna Pentenero. “Mi pare – aggiunge – ci siano tutte le condizioni perché l’accordo si chiuda positivamente”.

Ilva, piano bocciato e rimandato al nuovo Governo

Ilva_Taranto_BluR439I sindacati uniti nel bocciare il piano del Mise per l’Ilva. Secondo quanto riferiscono Cgil, Cisl e Uil a sospendere il tavolo sarebbe stato il ministro Calenda perché secondo alcuni “non legittimato a trattare”. “Siamo consapevoli dei problemi, ma un negoziato che è durato 8 mesi non può finire con un sì o con un no alla vigilia di un cambio di governo. Noi siamo pronti a proseguire il negoziato, ma è anche vero che il gruppo non ha fatto alcun passo in avanti. Ora ci affidiamo alla responsabilità del governo, al ministro calenda se vorrà riconvocarci o al nuovo governo”, ha spiegato Rocco Palombella.
Tuttavia è arrivata piccata e pronta la risposta del titolare del Mise. “I sindacati hanno deciso di non aderire alle linee guida dell’accordo proposto. Il Governo ritiene di aver messo in campo ogni possibile azione e strumento per salvaguardare l’occupazione, gli investimenti ambientali e produttivi anche attraverso un enorme ammontare di risorse pubbliche”, commenta Calenda ricordando come fino ad oggi il governo abbia finanziato l’Ilva in amministrazione straordinaria con circa 900 milioni di euro e come l’offerta di Mittal preveda investimenti per 2,4 miliardi a cui si aggiungono 1,8 miliardi di prezzo “che servono anche a rimborsare lo Stato e l’indotto”. A questo punto, dunque, prosegue Calenda “il dossier passa al nuovo governo”.
La proposta del Mise rifiutata era quella per cui tutti i lavoratori dell’acciaieria fino a fine piano (nel 2023) avrebbero avuto la garanzia di un lavoro stabile, anche quelli che non entreranno nè nella nuova Ilva nè nella newco creata da Invitalia che il governo ha messo sul tavolo di confronto con i sindacati. Ma Cgil, Cisl e Uil chiedevano fin dall’inizio, l’assenza di licenziamenti e l’assunzione di tutti i lavoratori con le stesse garanzie contrattuali. “Testo non condivisibile”, hanno detto: “Gli esuberi restano e Mittal non si è mossa di un millimetro”.

Barbagallo: “Senza lavoro, una società non esiste”

Barbagallo_Carmelo

“Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d’ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento”. Da “La Rivendicazione”, Forlì, 26 aprile 1890.
La Festa del lavoro, o Giornata internazionale dei lavoratori di tutti i Paesi, viene celebrata in molte nazioni dal primo maggio 1890. La decisione di organizzare a livello internazionale e in contemporanea una giornata non solo di festa ma occasione per rivendicare i diritti sindacali della classe operaia, a partire dalla riduzione dell’orario di lavoro a otto ore giornaliere, è stata presa dal congresso di Parigi della Seconda internazionale (organizzazione politica di sinistra fondata dai partiti socialisti e laburisti europei) il 20 luglio 1889.

La data del primo maggio è stata scelta anche per celebrare i cosiddetti “martiri di Chicago”. Il primo maggio 1886, infatti, si svolge a Chicago una grande manifestazione per chiedere la riduzione dell’orario di lavoro. Uno sciopero al quale partecipano 80mila persone. I giorni successivi gli scioperi continuano e le proteste sfociano in violenze e morti. I gravi incidenti scoppiati il 3 e il 4 maggio 1886 passeranno alla storia come rivolta di Haymarket. Incidenti e tumulti con morti e feriti tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Otto anarchici saranno processati e condannati a morte senza prove precise. La sentenza capitale sarà eseguita per quattro di loro, che finiranno impiccati in carcere.

Sui temi legati alla Festa del lavoro abbiamo intervistato Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil dal 2014. Carmelo Barbagallo ha iniziato a lavorare a otto anni e dopo tanto apprendistato e lavori saltuari, viene assunto, prima, in un pastificio e, poi, come operaio specializzato dalla Fiat di Termini Imerese. Contemporaneamente inizia la sua militanza nel Partito Socialista Italiano.

Ha ancora senso celebrare il Primo Maggio come la Festa dei lavoratori? O tutto si riduce al Concertone di Roma?
Certo che ha senso! Soprattutto in Italia la cui Costituzione, proprio al suo primo articolo, recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Il Concertone di Piazza San Giovanni è ormai una bellissima e consolidata tradizione dedicata soprattutto ai nostri giovani, ma in moltissime piazze italiane si continuano a svolgere, in mattinata, decine e decine di cortei e comizi, oltre al comizio nazionale dei tre Segretari generali che, quest’anno, avrà come scenario la città di Prato e come tema quello della salvaguardia della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il Primo Maggio continua ad avere un valore perché, nonostante tutto, il lavoro continua a essere uno dei valori più importanti per la persona e per la società.

Come viene festeggiato nel resto del mondo?
Anche in altre nazioni, ci sono cortei, manifestazioni e comizi. La festa del Primo Maggio è internazionale: accomuna tanti popoli e tanti lavoratori.

Lei è reduce da un tour in diverse regioni d’Italia per i congressi Uil. Che aria tira? Quali i problemi e le difficoltà che la gente affronta nella vita di tutti i giorni?
Intanto, devo dire che la Uil gode di ottima salute: noi aumentiamo in iscritti, voti e delegati. C’è persino un recente studio del Censis che ha certificato che noi siamo l’unico Sindacato che cresce. L’esito entusiasmante delle ultime elezioni per il rinnovo delle Rsu nel pubblico impiego ne è l’ennesima prova: abbiamo ottenuto un successo strepitoso. Purtroppo, il Paese non sta altrettanto bene. Stanno aumentando le situazioni di disagio economico, la disoccupazione giovanile resta un problema serio, cresce il divario tra il Nord e il Sud del Paese. La gente chiede interventi strutturali per invertire davvero la rotta e puntare allo sviluppo.

Mi sembra che oggi il sindacato abbia poca presa con i giovani. Certo, abbiamo i lavoratori avanti negli anni e i pensionati. Ma i giovani? Sarà sempre più un sindacato coi capelli grigi e a rischio di estinzione?
Partiamo da un dato. La Uil è il Sindacato che ha il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati più alto di tutti gli altri Sindacati e, inoltre, ribadisco, continua a crescere ovunque. Il rischio di estinzione non sappiamo proprio che cosa sia: è un problema inesistente, è una fake news diffusa dai nostri detrattori. Noi abbiamo fatto tantissime iniziative che hanno coinvolto migliaia e migliaia di giovani i quali hanno partecipato con grande entusiasmo contribuendo alla riuscita di queste manifestazioni. Abbiamo, poi, anche una categoria, la UILTemp, che si occupa prevalentemente di quei giovani che hanno contratti precari o temporanei. Infine, io sono nettamente contrario a questo tentativo di contrapposizione tra generazioni. Un vecchio proverbio Masai, che cito spesso in occasione delle nostre riunione dice: “I giovani corrono veloce, i vecchi conoscono la strada”. Io aggiungo: “Insieme possiamo raggiungere i traguardi che ci prefiggiamo”.

Come sarà la Uil del futuro? Quali temi, quali diritti, quali valori?
Valori e diritti saranno quelli di sempre, quelli che ci hanno fatto sempre guardare al futuro ed essere il Sindacato della modernizzazione. Già sei anni fa, in occasione della Conferenza di Organizzazione di Bellaria, abbiamo avviato una riforma del nostro Sindacato, trasformandolo in un Sindacato a rete, sempre più vicini alla gente e ai luoghi di lavoro. Inoltre, abbiamo inserito nel nostro Consiglio confederale oltre quaranta Rsu, eletti di recente soprattutto tra i giovani. Anche negli altri organismi è notevolmente cresciuta la presenza di giovani e donne. Insomma, noi il cambiamento non lo annunciamo, ma lo pratichiamo e lo viviamo. E i risultati si vedono e sono sotto gli occhi di tutti.

Sarà che un’organizzazione che ha le sue radici nell’Ottocento, così come i partiti tradizionali, non è più capace di comunicare?
Lei continua a pormi domande dando per scontato che il Sindacato e la Uil siano in crisi! Lo ripeto: non è così. I numeri dicono un’altra cosa, raccontano un’altra realtà. Le faccio solo un esempio a proposito dei sistemi di comunicazione. Dieci anni fa abbiamo fondato una web Tv, la prima web Tv sindacale. Ebbene, di recente, proprio per festeggiare il decennale, abbiamo organizzato un video contest, rivolto ai giovani tra i 18 e i 35 anni chiedendo loro di realizzare dei corti per esprimere la loro idea di lavoro, le loro ansie, le loro preoccupazioni, i loro desideri. Non solo hanno partecipato in tantissimi, ma gli accessi al nostro sito sono aumentati, in quel periodo, del 1.400 per cento. Tutto documentato.

Il mondo del lavoro sta cambiando, già si parla di industria 4.0. Ma il lavoro in sé è ancora uno dei valori fondamenti della nostra società? E quali nuove strategie si devono mettere in campo per difendere questo valore?
Senza lavoro, una società non esiste. E quando non si capisce che è uno dei valori fondamentali della nostra società e se ne calpestano i diritti, quello è il momento in cui regrediamo. Il punto è un altro: il lavoro è cambiato e, soprattutto, rischia di soccombere rispetto al profitto e agli interessi delle multinazionali o di imprenditori poco illuminati. Bisogna gestire la trasformazione verso l’impresa 4.0 e bisogna evitare che ciò accada in spregio ai diritti conquistati in questi anni.

Il sindacato deve restare dentro i confini nazionali oppure è importante che presti attenzione anche a quello che succede altrove? E perché?
I confini nazionali non esistono più: li ha abbattuti, da tempo ormai, la globalizzazione. È impensabile, dunque, governare le dinamiche sociali, occupazionali e produttive restando ripiegati su stessi e su realtà locali, senza confrontarsi con ciò che accade in Europa e nel mondo e senza quantomeno provare a influenzare le scelte e i processi decisionali delle multinazionali, da un lato, e dell’Europa o di altri Paesi, dall’altro. A questo scopo dovrebbero intervenire la Ces, la Confederazione Europea dei Sindacati, e la Csi, la Confederazione internazionale. Peraltro, il Segretario generale della Ces è un sindacalista della Uil, il nostro Luca Visentini, che siamo riusciti a far eleggere qualche anno fa al vertice di quella Organizzazione grazie a una strategia di alleanze determinata unitariamente. C’è ancora molto lavoro da fare per dare effettiva forza contrattuale a queste due realtà sovranazionali: è esattamente ciò su cui si sta impegnando da qualche anno a questa parte la Uil. Se non vogliamo correre il rischio della marginalità dobbiamo proseguire lungo questa strada.

Una delle battaglie del sindacato, anche di questi giorni, riguarda le aperture nei giorni festivi dei grossi centri commerciali. Ma la realtà presenta aspetti nuovi, tipo l’e-commerce, e citiamo solo Amazon, che sta togliendo grandi fette di guadagno al commercio tradizionale, mettendo in crisi giganti che scopriamo avere piedi d’argilla e bilanci traballanti. Non rischia di essere una battaglia di retroguardia?
Ci sono alcuni lavori, relativi ai servizi pubblici essenziali, rispetto ai quali il Sindacato non ha mai posto alcun problema poiché si tratta di funzione che devono essere svolte nell’interesse della collettività: garantirne dunque la continuità, sempre sulla base di criteri condivisi, anche nei giorni di festa è un dovere. Ci sono altri lavori, invece, ed è il caso del commercio, per i quali la continuità risponde a logiche di profitto e, dunque, non è necessaria. Queste situazioni devono essere gestite sulla base della contrattazione e della volontarietà, nel rispetto della dignità delle persone e del lavoro.

Pensa che siano tramontati quei valori, quelle necessità che nella seconda metà dell’Ottocento hanno portato prima alla costituzione delle Società di mutuo soccorso, poi dei sindacati e dei partiti? E quale deve essere il ruolo del sindacato, parlando di oggi ma guardando al domani?
Noi dobbiamo recuperare proprio lo spirito delle Società di mutuo soccorso e questo dobbiamo farlo, soprattutto, per i nuovi lavori. Il nostro futuro deve avere solide radici nel passato.

Mezzogiorno, donne e giovani sembrano scomparsi dall’agenda politica. Come farli ritornare centrali? Soprattutto con quali proposte?
Lo sviluppo del nostro Paese dipende, in gran parte, dalla capacità di far crescere il Pil delle nostre regioni meridionali. Solo così si genererebbe più lavoro anche per i giovani e le donne. Tutto questo non può avvenire per decreto: servono, invece, investimenti pubblici e privati in infrastrutture materiali e immateriali soprattutto nel Sud del Paese. Questa è l’unica ricetta concreta, pratica ed efficace per determinare condizioni di crescita strutturale.

Quali sono i problemi più importanti, più urgenti che la Uil porterà all’attenzione del prossimo governo?
La prima rivendicazione è quella a cui abbiamo appena accennato, e la ripeto perché è fondamentale: servono investimenti pubblici e privati in infrastrutture materiali e immateriali. La seconda riguarda il fisco. Noi metteremo in atto una grande vertenza fiscale per ridurre il peso delle tasse su lavoratori e pensionati, così da ottenere un incremento dei salari e delle pensioni. Vorremo, poi, proseguire nella terza fase della previdenza per ottenere condizioni previdenziali migliori proprio per i giovani e le donne. Infine, bisogna che il tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro diventi prioritario e perciò noi chiederemo una Strategia nazionale che, a differenza degli altri Paesi europei, in Italia è ancora assente. Non è un caso che abbiamo deciso di dedicare il Primo Maggio proprio a questo argomento.

Antonio Salvatore Sassu

Barbagallo: “Senza lavoro, una società non esiste”

barbagallo carmelo psi

“Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d’ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento”. Da “La Rivendicazione”, Forlì, 26 aprile 1890.
La Festa del lavoro, o Giornata internazionale dei lavoratori di tutti i Paesi, viene celebrata in molte nazioni dal primo maggio 1890. La decisione di organizzare a livello internazionale e in contemporanea una giornata non solo di festa ma occasione per rivendicare i diritti sindacali della classe operaia, a partire dalla riduzione dell’orario di lavoro a otto ore giornaliere, è stata presa dal congresso di Parigi della Seconda internazionale (organizzazione politica di sinistra fondata dai partiti socialisti e laburisti europei) il 20 luglio 1889.

La data del primo maggio è stata scelta anche per celebrare i cosiddetti “martiri di Chicago”. Il primo maggio 1886, infatti, si svolge a Chicago una grande manifestazione per chiedere la riduzione dell’orario di lavoro. Uno sciopero al quale partecipano 80mila persone. I giorni successivi gli scioperi continuano e le proteste sfociano in violenze e morti. I gravi incidenti scoppiati il 3 e il 4 maggio 1886 passeranno alla storia come rivolta di Haymarket. Incidenti e tumulti con morti e feriti tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Otto anarchici saranno processati e condannati a morte senza prove precise. La sentenza capitale sarà eseguita per quattro di loro, che finiranno impiccati in carcere.

Sui temi legati alla Festa del lavoro abbiamo intervistato Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil dal 2014. Carmelo Barbagallo ha iniziato a lavorare a otto anni e dopo tanto apprendistato e lavori saltuari, viene assunto, prima, in un pastificio e, poi, come operaio specializzato dalla Fiat di Termini Imerese. Contemporaneamente inizia la sua militanza nel Partito Socialista Italiano.

Ha ancora senso celebrare il Primo Maggio come la Festa dei lavoratori? O tutto si riduce al Concertone di Roma?
Certo che ha senso! Soprattutto in Italia la cui Costituzione, proprio al suo primo articolo, recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Il Concertone di Piazza San Giovanni è ormai una bellissima e consolidata tradizione dedicata soprattutto ai nostri giovani, ma in moltissime piazze italiane si continuano a svolgere, in mattinata, decine e decine di cortei e comizi, oltre al comizio nazionale dei tre Segretari generali che, quest’anno, avrà come scenario la città di Prato e come tema quello della salvaguardia della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il Primo Maggio continua ad avere un valore perché, nonostante tutto, il lavoro continua a essere uno dei valori più importanti per la persona e per la società.

Come viene festeggiato nel resto del mondo?
Anche in altre nazioni, ci sono cortei, manifestazioni e comizi. La festa del Primo Maggio è internazionale: accomuna tanti popoli e tanti lavoratori.

Lei è reduce da un tour in diverse regioni d’Italia per i congressi Uil. Che aria tira? Quali i problemi e le difficoltà che la gente affronta nella vita di tutti i giorni?
Intanto, devo dire che la Uil gode di ottima salute: noi aumentiamo in iscritti, voti e delegati. C’è persino un recente studio del Censis che ha certificato che noi siamo l’unico Sindacato che cresce. L’esito entusiasmante delle ultime elezioni per il rinnovo delle Rsu nel pubblico impiego ne è l’ennesima prova: abbiamo ottenuto un successo strepitoso. Purtroppo, il Paese non sta altrettanto bene. Stanno aumentando le situazioni di disagio economico, la disoccupazione giovanile resta un problema serio, cresce il divario tra il Nord e il Sud del Paese. La gente chiede interventi strutturali per invertire davvero la rotta e puntare allo sviluppo.

Mi sembra che oggi il sindacato abbia poca presa con i giovani. Certo, abbiamo i lavoratori avanti negli anni e i pensionati. Ma i giovani? Sarà sempre più un sindacato coi capelli grigi e a rischio di estinzione?
Partiamo da un dato. La Uil è il Sindacato che ha il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati più alto di tutti gli altri Sindacati e, inoltre, ribadisco, continua a crescere ovunque. Il rischio di estinzione non sappiamo proprio che cosa sia: è un problema inesistente, è una fake news diffusa dai nostri detrattori. Noi abbiamo fatto tantissime iniziative che hanno coinvolto migliaia e migliaia di giovani i quali hanno partecipato con grande entusiasmo contribuendo alla riuscita di queste manifestazioni. Abbiamo, poi, anche una categoria, la UILTemp, che si occupa prevalentemente di quei giovani che hanno contratti precari o temporanei. Infine, io sono nettamente contrario a questo tentativo di contrapposizione tra generazioni. Un vecchio proverbio Masai, che cito spesso in occasione delle nostre riunione dice: “I giovani corrono veloce, i vecchi conoscono la strada”. Io aggiungo: “Insieme possiamo raggiungere i traguardi che ci prefiggiamo”.

Come sarà la Uil del futuro? Quali temi, quali diritti, quali valori?
Valori e diritti saranno quelli di sempre, quelli che ci hanno fatto sempre guardare al futuro ed essere il Sindacato della modernizzazione. Già sei anni fa, in occasione della Conferenza di Organizzazione di Bellaria, abbiamo avviato una riforma del nostro Sindacato, trasformandolo in un Sindacato a rete, sempre più vicini alla gente e ai luoghi di lavoro. Inoltre, abbiamo inserito nel nostro Consiglio confederale oltre quaranta Rsu, eletti di recente soprattutto tra i giovani. Anche negli altri organismi è notevolmente cresciuta la presenza di giovani e donne. Insomma, noi il cambiamento non lo annunciamo, ma lo pratichiamo e lo viviamo. E i risultati si vedono e sono sotto gli occhi di tutti.

Sarà che un’organizzazione che ha le sue radici nell’Ottocento, così come i partiti tradizionali, non è più capace di comunicare?
Lei continua a pormi domande dando per scontato che il Sindacato e la Uil siano in crisi! Lo ripeto: non è così. I numeri dicono un’altra cosa, raccontano un’altra realtà. Le faccio solo un esempio a proposito dei sistemi di comunicazione. Dieci anni fa abbiamo fondato una web Tv, la prima web Tv sindacale. Ebbene, di recente, proprio per festeggiare il decennale, abbiamo organizzato un video contest, rivolto ai giovani tra i 18 e i 35 anni chiedendo loro di realizzare dei corti per esprimere la loro idea di lavoro, le loro ansie, le loro preoccupazioni, i loro desideri. Non solo hanno partecipato in tantissimi, ma gli accessi al nostro sito sono aumentati, in quel periodo, del 1.400 per cento. Tutto documentato.

Il mondo del lavoro sta cambiando, già si parla di industria 4.0. Ma il lavoro in sé è ancora uno dei valori fondamenti della nostra società? E quali nuove strategie si devono mettere in campo per difendere questo valore?
Senza lavoro, una società non esiste. E quando non si capisce che è uno dei valori fondamentali della nostra società e se ne calpestano i diritti, quello è il momento in cui regrediamo. Il punto è un altro: il lavoro è cambiato e, soprattutto, rischia di soccombere rispetto al profitto e agli interessi delle multinazionali o di imprenditori poco illuminati. Bisogna gestire la trasformazione verso l’impresa 4.0 e bisogna evitare che ciò accada in spregio ai diritti conquistati in questi anni.

Il sindacato deve restare dentro i confini nazionali oppure è importante che presti attenzione anche a quello che succede altrove? E perché?
I confini nazionali non esistono più: li ha abbattuti, da tempo ormai, la globalizzazione. È impensabile, dunque, governare le dinamiche sociali, occupazionali e produttive restando ripiegati su stessi e su realtà locali, senza confrontarsi con ciò che accade in Europa e nel mondo e senza quantomeno provare a influenzare le scelte e i processi decisionali delle multinazionali, da un lato, e dell’Europa o di altri Paesi, dall’altro. A questo scopo dovrebbero intervenire la Ces, la Confederazione Europea dei Sindacati, e la Csi, la Confederazione internazionale. Peraltro, il Segretario generale della Ces è un sindacalista della Uil, il nostro Luca Visentini, che siamo riusciti a far eleggere qualche anno fa al vertice di quella Organizzazione grazie a una strategia di alleanze determinata unitariamente. C’è ancora molto lavoro da fare per dare effettiva forza contrattuale a queste due realtà sovranazionali: è esattamente ciò su cui si sta impegnando da qualche anno a questa parte la Uil. Se non vogliamo correre il rischio della marginalità dobbiamo proseguire lungo questa strada.

Una delle battaglie del sindacato, anche di questi giorni, riguarda le aperture nei giorni festivi dei grossi centri commerciali. Ma la realtà presenta aspetti nuovi, tipo l’e-commerce, e citiamo solo Amazon, che sta togliendo grandi fette di guadagno al commercio tradizionale, mettendo in crisi giganti che scopriamo avere piedi d’argilla e bilanci traballanti. Non rischia di essere una battaglia di retroguardia?
Ci sono alcuni lavori, relativi ai servizi pubblici essenziali, rispetto ai quali il Sindacato non ha mai posto alcun problema poiché si tratta di funzione che devono essere svolte nell’interesse della collettività: garantirne dunque la continuità, sempre sulla base di criteri condivisi, anche nei giorni di festa è un dovere. Ci sono altri lavori, invece, ed è il caso del commercio, per i quali la continuità risponde a logiche di profitto e, dunque, non è necessaria. Queste situazioni devono essere gestite sulla base della contrattazione e della volontarietà, nel rispetto della dignità delle persone e del lavoro.

Pensa che siano tramontati quei valori, quelle necessità che nella seconda metà dell’Ottocento hanno portato prima alla costituzione delle Società di mutuo soccorso, poi dei sindacati e dei partiti? E quale deve essere il ruolo del sindacato, parlando di oggi ma guardando al domani?
Noi dobbiamo recuperare proprio lo spirito delle Società di mutuo soccorso e questo dobbiamo farlo, soprattutto, per i nuovi lavori. Il nostro futuro deve avere solide radici nel passato.

Mezzogiorno, donne e giovani sembrano scomparsi dall’agenda politica. Come farli ritornare centrali? Soprattutto con quali proposte?
Lo sviluppo del nostro Paese dipende, in gran parte, dalla capacità di far crescere il Pil delle nostre regioni meridionali. Solo così si genererebbe più lavoro anche per i giovani e le donne. Tutto questo non può avvenire per decreto: servono, invece, investimenti pubblici e privati in infrastrutture materiali e immateriali soprattutto nel Sud del Paese. Questa è l’unica ricetta concreta, pratica ed efficace per determinare condizioni di crescita strutturale.

Quali sono i problemi più importanti, più urgenti che la Uil porterà all’attenzione del prossimo governo?
La prima rivendicazione è quella a cui abbiamo appena accennato, e la ripeto perché è fondamentale: servono investimenti pubblici e privati in infrastrutture materiali e immateriali. La seconda riguarda il fisco. Noi metteremo in atto una grande vertenza fiscale per ridurre il peso delle tasse su lavoratori e pensionati, così da ottenere un incremento dei salari e delle pensioni. Vorremo, poi, proseguire nella terza fase della previdenza per ottenere condizioni previdenziali migliori proprio per i giovani e le donne. Infine, bisogna che il tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro diventi prioritario e perciò noi chiederemo una Strategia nazionale che, a differenza degli altri Paesi europei, in Italia è ancora assente. Non è un caso che abbiamo deciso di dedicare il Primo Maggio proprio a questo argomento.

Antonio Salvatore Sassu