Atp di Umago e di Bastad: in Svezia e in Croazia due tornei per gli azzurri

tennis cecchinato

Quest’anno gli Atp di Bastad (in Svezia) e di Umago (in Croazia) sono stati due tornei “azzurri”. Infatti la presenza trionfante dei tennisti italiani ha dominato. Nel primo in singolare si è imposto Fabio Fognini; nel secondo Marco Cecchinato. Il primo è arrivato in finale anche in doppio, insieme a Simone Bolelli. Tra l’altro il bolognese partiva dalle qualificazioni in singolare ed è giunto sino ai quarti dove ha perso da Gasquet. Il tennista di Budrio, però, si è tolto la più grade delle soddisfazioni: quella di eliminare al primo turno la testa di serie n. 1, ovvero Diego Schwartzman. Certo i due atleti azzurri non sono riusciti a portare a casa il titolo in doppio, ma hanno regalato molte emozioni. Non da ultimo, dei sorrisi sono venuti dalla videochiamata (al figlio Federico ed alla moglie Flavia Pennetta probabilmente), dopo la vittoria, del tennista ligure (mentre mandava dei baci affettuosi). Enorme la sua soddisfazione. Per quanto abbia ringraziato tutti gli organizzatori per l’ottima gestione del torneo appunto, però forse è stato un po’ pregiudicante per la coppia azzurra giocare immediatamente dopo (circa mezzora) che Fognini (attuale n. 13 del ranking) aveva disputato la finale: faticosa, tra l’altro, perché terminata al terzo set e molto lottata con Gasquet. Dopo aver finito il match decisivo, infatti, è dovuto di nuovo scendere in campo nella finale di doppio, subito a seguire. Evidentemente stanco, non è bastato un generoso Bolelli (che molto si è impegnato e ha cercato di fare, dandosi da fare per prendere l’iniziativa): ha dominato il gioco più rapido e veloce della coppia avversaria, basato su attimi, in cui occorrevano solo saldi riflessi per rispondere ad attacchi sporadici ed estemporanei; un po’ di sfortuna ha fatto il resto -con colpi usciti davvero di poco-. Un terzo set forse sarebbe stato giusto, ma non c’è stato. Forse se Fabio avesse speso meno nella finale di singolare le cose sarebbero potute andare diversamente. Sicuramente bello il fatto di aver ritrovato questa coppia solida di nuovo insieme, da veri amici, compagni di squadra in Coppa Davis e campioni seri. Non è da escludere, infatti, che Fabio abbia scelto di disputare il torneo di Bastad invece che quello di Umago proprio per la presenza dell’amico. Il ligure, infatti, in Croazia avrebbe difeso il titolo, conquistato due anni prima, quando vinse in finale nel 2016. Certo qui in Svezia i due atleti azzurri avrebbero potuto scrivere un esito diverso all’ultima pagina, se gli organizzatori avessero concesso una pausa più lunga al neo campione: giocare alle ore 18 invece che alle 17 italiane la finale di doppio non sarebbe poi cambiato molto per loro, ma avrebbe dato più tempo di recupero al ligure.

Tante le emozioni che gli azzurri hanno comunque regalato; innanzitutto il fatto che Bolelli stesso era ad un passo dalla semifinale e tutti gli italiani sognavano una finale tutta azzurra tra Fabio e Simone. Invece il tennista di Budrio si è fatto sorprendere dal talentuoso e coraggioso Laaksonen, in una rimonta strepitosa. Il nostro giocatore conduceva 6/1 (tutto facile e senza storia il primo parziale, quasi un’esibizione di tutto il suo miglior tennis e dei suoi colpi più belli e talentuosi; un vero e proprio show per Bolelli); poi avanti 3-0 con break nel secondo, sembrava tutto fatto, storia conclusa e invece il mach si è riaperto con la rimonta di Laaksonen fino al 3-3 e poi il break che lo ha portato in vantaggio sul 6-5, dove ha servito e chiuso per 7/5. Al terzo Bolelli è stato sempre più in difficoltà e si è piegato all’avversario, complice anche un po’ di stanchezza. Ma tanto amaro per lui, che è uscito dal campo molto rattristato e deluso per l’occasione sfumata.

Altre emozioni sono venute anche da Marco Cecchinato. Il tennista siciliano in Croazia ha dato proprio spettacolo, vincendo una finale giocata benissimo contro l’argentino (molto insidioso) Guido Pella. 6/2 7/6(4) il risultato finale, che dimostra quanto l’italiano sia partito bene e abbia dominato il primo parziale, mentre nel secondo stava rischiando di far rientrare in partita Pella (era avanti di un break) e si è andati al giusto tie-break, dove ha giocato benissimo: più aggressivo, rischiando di più e soprattutto regalando pochi punti e pochi errori all’avversario (dopo i primi punti persi, ha conquistato gli ultimi tutti di fila). Ormai il tennista nostrano è diventato n. 22 del mondo e si prepara già ai discorsi finali di ringraziamento a chiusura di premiazione come i veri campioni; davanti agli occhi soddisfatti della fidanzata sugli spalti, oltre ai suoi di gioia. E Cecchinato ha continuato a fare bene anche all’Atp di Amburgo, dove ha vinto un primo turno non facile contro il francese Gaël Monfils, decisamente in giornata. Dopo aver trovato il break decisivo nel primo set, che ha chiuso per 6/4, il francese si è portato subito avanti nel punteggio, dominando la partita con un gioco molto aggressivo e mettendo in seria difficoltà Marco, che non sembrava molto in giornata. Tutti ormai lo davano già negli spogliatoti e sotto la doccia, altri lo criticavano perché non aveva partecipato invece a Gstaad (da non confondere con il nome simile del torneo di Bastad, almeno nella pronuncia), dove c’era meno competizione, invece che giocare un torneo così importante come quello qui in Germania. Al contrario, scelta decisamente coraggiosa di confrontarsi con i più grandi in un torneo come quello di Amburgo (sempre di prestigio) proprio per crescere di più tennisticamente. Sugli spalti ad assistere al suo match c’era proprio la testa di serie n. 1 Thiem. L’austriaco, tra l’altro, si è sbarazzato facilmente del giovane francese Corentin Moutet per 6/4 6/2, ma il ragazzo ha fatto vedere molte cose buone (soprattutto con grossi colpi in accelerata), ma Dominic ha giocato in maniera strepitosa piazzando ogni tiro alla perfezione, da tutti i punti di vista, con delle mazzate da manuale, quasi a punire il più giovane ‘esordiente’, annichilendolo e imponendosi con il dominio e l’egemonia del più forte ed esperto, del più ‘anziano’ verrebbe da dire, ma vista la giovane età dei due non è forse il termine più adatto. Per quanto riguarda l’azzurro, invece, Marco Cecchinato pian piano ha ritrovato la fiducia e la concentrazione, riuscendo a pareggiare i conti nel secondo set per poi andare in vantaggio e portare il match al terzo set. La chiave è stata proprio la smorzata millimetrica che ama eseguire e che gli riesce alla precisione, ma drop-shot che lo stava tradendo in questa circostanza in cui era soprattutto Monfils a rifilargli delle spinose e velenose palle corte. Dopo aver vinto il secondo set per 6/3, con il break decisivo sul 5-3, nel terzo aveva più sicurezza di sé e la lotta è stata più alla pari. Match equilibrato che, ancora una volta, il siciliano ha sbloccato con il break fondamentale nel finale, strappando il servizio avanti sul 5-4. Non facile giocare dopo la finale in Croazia, con appena un giorno di recupero: la stanchezza sicuramente si faceva sentire. Bravo a rimanere calmo e concentrato. Ad Amburgo, poi, a proposito degli avversari di Bolelli- da segnalare che Laaksonen ha perso da Bedene (per 6/3 1/6 6/4), mentre Schwartzman ha vinto al terzo sul giovane Ruud (per 6/4 2/6 6/2). Anche Gasquet, avversario in finale di Fognini a Bastad dicevamo, ha conquistato il derby francese contro Paire per 7/6 6/4, come già accaduto in maniera simile contro Chardy ad s-Hertogenbosch dove in finale riuscì a portare a casa il titolo per 6/3 7/6.

A proposito dell’Open in Svezia, Fognini ha vinto bene il primo set in finale proprio contro Gasquet per 6/3; poi si è un po’ deconcentrato ed è come uscito dal match (molto falloso e quasi irriconoscibile), merito anche del campione transalpino, che si è imposto nel secondo parziale per 6/3; ma nel terzo è stata la reazione d’orgoglio del tennista ligure che non ha lasciato più scampo a Gasquet: ha iniziato ad avere fretta di chiudere e nel giro di poco il campione azzurro ha messo il sigillo sul torneo per 6/1; un parziale netto che gli rende merito e gli fa di certo onore. Grande prova di maturità la sua, soprattutto per il montare della stanchezza. Tra l’altro nelle semifinali Fognini aveva avuto un duro match (speculare, in cui si era fatto rimontare nel secondo set, avanti di uno) contro Fernando Verdasco: show di Fognini nel primo che rifila un severo 6/1 allo spagnolo; innervosito, l’altro ha reagito diventando sempre più aggressivo e riuscendo a sfruttare un lieve calo del ligure per strappargli il servizio, trovando il break per portare a casa il secondo set per 6/4. Poi Fognini ha riordinato le idee (infatti stava insistendo troppo sul pericoloso dritto mancino di Verdasco e stava scambiando troppo da fondo con lui; un gioco più aggressivo a rete gli è stato utile) ed è riuscito a venire a capo di un difficile ed equilibrato terzo set, che ha chiuso per 7/5. Buone, soprattutto, le percentuali di servizio, in particolare di prime, del tennista azzurro in questo torneo. Di certo non è stata una semifinale così faticosa come la sua, quella del francese Gasquet (che ha imposto un netto 6/2 6/3 in poco più di un’ora a Laaksonen). Questo nella finale tra i due si è sentito. Proprio Laaksonen ha impedito di avere Bolelli (un altro italiano) in semifinale. Il bolognese vince bene in maniera convincente ai quarti il primo set per 6/3. Mette in scena davvero un buon tennis di ottimo livello, con accelerazioni di precisione e potenza, buon servizio (con qualche aces) e solido da fondo nello scambio, ma a suo agio anche in attacco in avanzamento a rete. Sembrava tuto facile e destinato ad evolversi per il meglio. Nel secondo set, infatti, il tennista di Budrio conduceva 3-0. Poi, forse un po’ di stanchezza, forse un po’ di deconcentrazione, forse un po’ di sfortuna complice, ha iniziato a commettere qualche errore gratuito in più (con qualche palla uscita di pochissimo) e lo svizzero è riuscito a strappargli un 6/2 e a portarlo al terzo set. Un po’ innervosito, infastidito e confuso, è sembrato un po’ disorientato, quasi a chiedersi: ma come ho fatto a perdere il secondo set per 6/2? La verità è che lo ha fatto scambiare troppo da fondo, mentre avrebbe dovuto attaccarlo di più col dritto ad uscire in avanzamento (schema che per lui si è dimostrato vincente). Allungando gli scambio da fondo lo ha rimesso in partita e l’altro ha trovato ritmo e regolarità e si è fatto più insidioso. Tanto che, nel finale di partita, era il tennista di Budrio a sbagliare di più e l’altro è riuscito a fargli il break necessario che gli ha regalato la semifinale e il 6/4 decisivo. Un posto in semifinale che forse Bolelli aveva intravisto troppo presto, dando per finita una partita che stava appena cominciando e aprendosi. Comunque si è dimostrato un tennista molto cresciuto, in grado di esprimere un buon tennis, con un buono schema in attacco, da vero tennista di doppio (e forse da erba più che da terra). Comunque resterà quel memorabile 7/6 6/3 che ha rifilato a Schwartzman in un’ora e 54 minuti di gioco all’Atp di Svezia. In sintesi; Atp di Bastad e di Umago: tre finali (due di singolare e una di doppio) per tre campioni, tre talenti azzurri.

Per quanto riguarda, infine, i loro avversari citati, possiamo dire che (al successivo torneo di Amburgo), Monfils ha perso dall’argentino Leonardo Mayer per 6/1 7/6; mentre Schwartzman si è poi sbarazzato con un doppio 6/2 del giovane tedesco Masur al secondo turno; mentre Verdasco è stato sconfitto al terzo set (dopo una dura battaglia) dal talento brasiliano Tiago Monteiro, con il punteggio di 3/6 6/2 7/5 a favore del più giovane tennista.

Barbara Conti

Atp di Kitzbühel e Umago: coppia vincente
è Lorenzi-Fognini

lorenzi fogniniSono circa 165.000 gli euro conquistati complessivamente, 164.900 per la precisione, da Paolo Lorenzi e Fabio Fognini. Non siamo alla Coppa Davis, ma agli Atp 250 di Kitzbühel ed Umago. Subito dopo lo scontro contro l’Argentina che li ha visti protagonisti insieme in doppio, i due tennisti azzurri sono scesi in campo rispettivamente in Austria e in Croazia. Prima é Paolo Lorenzi a conquistare, a quasi 35 anni, la sua prima finale e il montepremi corrispettivo di 82.450 del torneo austriaco. Vince facilmente la finale contro un Basilashvili molto falloso e irregolare. Non riesce a gestire e dominare il gioco aggressivo e d’attacco di Lorenzi, che si impone per 6/3 6/4. Porta a casa una vittoria importantissima e molto significativa. Il titolo ha un valore immenso, non solo dal punto di vista economico, ma per tante altre ragioni. Innanzitutto perché sale alla posizione numero 41 del mondo, poi perché è stato in grado di reagire alla delusione della Coppa Davis, con un’immediatezza sorprendente, in cui molte lamentele e accuse nei suoi confronti erano state sollevate; poi perché a 34 anni inoltrati dimostra di poter ancora giocare con entusiasmo e passione e di non essere un tennista ‘finito’ (come del resto lo stesso Roger Federer insegna); infine perché è riuscito a realizzare il suo sogno di conquistare un torneo, seppur tardi, dando prova di non aver mai mollato e di non averci sempre creduto. E in questo ricorda le iniziali NMM (non mollare mai) della catenina di Fognini.
A poche ore di distanza, é proprio Fabio Fognini a incassare la stessa cifra in Croazia. Irrefrenabile e inarrestabile, nulla può in finale lo slovacco Andrej Martin. Il dritto del ligure fa male, la potenza e la velocità di palla dei suoi colpi troppo superiori. Se alle doti tecniche, infatti, si aggiungono la convinzione, la decisione e la determinazione che ha messe in campo Fognini, non stupisce il risultato facile con cui ha vinto: 6/4 6/1. Buon gioco a rete (che del resto abbiamo visto ben applicato anche da Lorenzi) e un ottimo tocco e sensibilità di palla al net e nell’eseguire smorzate di precisione millimetrica, hanno contraddistinto e caratterizzato il suo schema tattico. A fare la differenza, però, sono state soprattutto la tranquillità e la serenità con cui ha affrontato i match. Meno teso e nervoso che in Coppa Davis, ovviamente, é stato più lucido ed è riuscito più facilmente ad esprimersi al meglio. Pertanto anche la sua vittoria é pregna di significato. Innanzitutto perché anche lui, come Paolo, ha reagito all’amarezza della sconfitta contro l’Argentina. Tra l’altro nell’Atp di Umago ha dovuto affrontare un altro argentino: Renzo Olivo (di cui si è sbarazzato per 6/4 6/1).
Poi ha stupito la rapidità di recupero dalla stanchezza di Fabio, sia fisica ma in particolare mentale, da quei quarti giocati a Pesaro. Poi perché torna a vincere dopo due anni di assenza dal trionfo a Viña del Mar del 2014 su Leonardo Mayer per 6/2 6/4. É arrivato, così, per la seconda volta in finale ad Umago in Croazia, dopo quella del 2013 persa contro Tommy Robredo per 6/3 6/0. Stavolta, però, fa suo il titolo. Molte cose nella sua vita sono cambiate. É maturato e cresciuto tennisticamente, poi si è sposato. Ed è stata proprio Flavia Pennetta a dargli quell’equilibrio che lo ha reso un giocatore più completo. Non a caso la vittoria l’ha dedicata a lei e alla sua famiglia, arrivata per la semifinale e la finale (ma non la mamma rimasta a casa) con un viaggio di 700 chilometri. Il titolo di quest’anno ad Umago dimostra anche che, giocare con più calma, aumenta il rendimento. Certo non è facile quando non riesci ad esprimerti al meglio e non riesci a giocare come vorresti; ma la rabbia e il nervosismo non aiutano. Sempre presente sugli spalti, sua moglie (“fa strano chiamarla così” ha detto emozionato Fognini) è lì a ricordargli quello: a dare il massimo senza farsi troppi problemi o preoccupazioni. Anche questo è un insegnamento importante. Per questo a fine partita ha deciso di fare una scritta sulla terra rossa per Flavia incidendo la data del loro matrimonio, l’11 giugno. La componente emotiva, di certo, è parte fondamentale in una partita. D’altro canto, quando Fognini gioca d’istinto e a tutto braccio, è irrefrenabile. Istinto e ragione come sempre ci vogliono entrambe. Bello anche il suo discorso finale, in cui c’erano entrambi, e la sua corsa a festeggiare e baciare la Pennetta, che ha esultato di gioia immediatamente dopo il punto decisivo. L’ultima suggestione che ha regalato il torneo di Umago è la dedica al campo centrale a Goran Ivanisevic presente in tribuna.
Intanto sul cemento americano c’è stato il ritorno del francese Gaël Monfils che ha vinto il torneo di Washington, battendo il croato Ivo Karlovic per 5/7 7/6(8) 6/4.
E nel Wta di Stanford la Konta ha sconfitto al terzo turno Venus Williams per 7/5 5/7 6/2. Decisamente meglio Venus a rete, mentre più efficace il dritto della Konta con cui ha preso in contropiede la maggiore delle sorelle Williams. Johanna Konta (l’australiana naturalizzata britannica) conferma, così, la sua capacità di rimonta negli alti e bassi del match.

Barbara Conti