Inps, news sui pensionamenti nella Scuola. Nuovi tutor su Alternanza Scuola-Lavoro

Inps
PRECISAZIONI SUI PENSIONAMENTI NELLA SCUOLA

Da quest’anno, l’Inps per la prima volta ha assunto su di sé l’attività di certificazione del diritto a pensione per il personale del comparto Scuola, a differenza degli anni precedenti in cui la certificazione veniva effettuata dagli Uffici territoriali del Miur, salvo successiva verifica da parte dell’Inps in sede di liquidazione della pensione.
La necessità di procedere ad una preventiva verifica del diritto a pensione deriva dalla peculiare esigenza del comparto scuola di poter garantire all’inizio di ogni anno scolastico la continuità didattica.
Quest’anno sono pervenute oltre 41.000 domande di cessazione, con un aumento delle richieste di collocamento a riposo di oltre il 30% rispetto all’anno precedente. L’Inps ha certificato il riconoscimento del diritto a pensione, con decorrenza dal prossimo 1° settembre, per oltre 36.700 persone, mentre per le restanti 4.600, in linea con la percentuale dello scorso anno, tale diritto non è stato al momento riconosciuto. Per queste ultime posizioni l’Istituto, in stretta collaborazione con i competenti uffici ministeriali, sta provvedendo ad ulteriori approfondimenti.
Gli esiti delle verifiche sono stati comunicati al Miur, tramite invii dei files contenenti gli elenchi, a partire dal 30 aprile scorso, con contestuale aggiornamento sulle lavorazioni via via effettuate dalle strutture territoriali dell’Istituto.
Con riferimento alle notizie di stampa riguardanti le presunte diverse modalità di calcolo, l’Ente di previdenza precisa che l’Inps ha da sempre adottato il criterio dell’anno commerciale per la verifica del diritto a pensione. L’eventuale differente modalità di calcolo adottata dal Ministero in ogni caso può comportare esclusivamente limitate differenze con riferimento ai periodi pre-ruolo riconosciuti con provvedimenti di competenza del Miur.
Infine, l’Istituto evidenzia che il passaggio dell’attività di certificazione, garantendo la piena certezza del diritto, assicura la coerenza tra diritto verificato in anticipo e diritto in sede di liquidazione della pensione, superando il problema dei disallineamenti che si sono verificato negli scorsi anni.
Proprio recentemente il direttore generale dell’Inps, Gabriella Di Michele, ha incontrato i sindacati della scuola, ai quali ha illustrato tutta l’attività posta in essere, testimoniando la grande attenzione e considerazione con cui la vicenda è seguita dall’Ente assicuratore.

Scuola – lavoro
AL VIA LA SINERGIA TRA ANPAL E MANAGERITALIA

Sono partiti: dal 12 luglio scorso – a Milano, Napoli e Roma – i tutor per l’alternanza scuola-lavoro di Anpal sono stati formati sul modello ‘food4minds’, l’iniziativa di Manageritalia volta a migliorare la sinergia tra scuole e aziende. E’ diventato così operativa l’intesa – firmato lo scorso 16 gennaio tra Anpal Servizi e la federazione dei manager del terziario – finalizzata a migliorare i percorsi di transizione dall’istruzione al lavoro dei giovani studenti, attraverso il coinvolgimento di imprese e istituti scolastici in un processo formativo continuo, congiunto, virtuoso e innovativo che vede i manager fare da ponte portando in classe le competenze che servono oggi in azienda e sul mercato.
L’accordo – che resterà in vigore fino al 31 luglio del 2020 – prevede, subito dopo la formazione dei tutor, di incidere su altri due ambiti specifici: la diffusione da parte dei tutor di Anpal del modello ‘food4minds’ nelle scuole che aderiranno al programma; il coinvolgimento dei manager – associati a Manageritalia – sia per aiutare i giovani a realizzare esperienze di alternanza scuola-lavoro di qualità, sia per portare nelle scuole le conoscenze e le esperienze del mondo del lavoro e dell’impresa.
La sinergia tra Anpal e Manageritalia si inserisce all’interno del Piano operativo di Anpal Servizi 2017-2020 per il potenziamento delle attività di alternanza scuola-lavoro degli Istituti di istruzione secondaria superiore. Piano che prefigura – in particolare – l’introduzione nelle scuole, in collaborazione con il Miur, della figura del tutor per l’alternanza. Piano che finora ha portato a stringere alleanze anche con Confprofessioni, Fondazione Consulenti per il lavoro e Federturismo.
“La sinergia con Manageritalia è un ulteriore tassello della strategia messa in campo da Anpal per potenziare l’alternanza scuola-lavoro in Italia”, ha spiegato il presidente dell’Agenzia nazionale per le politiche attive, Maurizio Del Conte. “Nel caso specifico, la convenzione firmata con la federazione dei manager del terziario – ha proseguito Del Conte – è anche un esempio di contaminazione e di valorizzazione delle esperienze”.
Uno dei compiti più importanti dell’Anpal “è quello di trasferire competenze, metodologie e strumenti per realizzare percorsi di alternanza di successo”, ha aggiunto Del Conte. “E più in generale di favorire – ha continuato – la costruzione di un sistema di transizione dei giovani dall’aula ai luoghi di lavoro che, tenendo conto delle differenze tra i territori e tra le regioni, funzioni in tutta la Penisola. Le statistiche dimostrano infatti che, nei Paese dove l’alternanza scuola-lavoro è una realtà virtuosa e consolidata, i tassi di disoccupazione giovanile sono più bassi”.
“E’ compito dei manager, riconosciuti in un’indagine da tutti gli italiani come i tutor per antonomasia dei giovani e gli abilitatori al lavoro di tutti, preoccuparsi – ha detto Guido Carella, presidente Manageritalia – che scuola e mondo del lavoro siano allineati sulle competenze che servono oggi e domani in mercato sempre più sfidante. Un dovere anche ‘egoistico’, per avere risorse ben formate, ma soprattutto un impegno sociale per la crescita economica e sociale del paese”.
“Il nostro metodo, ‘food4minds’, nasce dall’esperienza e dalle richieste dei manager ed è stato testato con successo – ha assicurato – sul campo coinvolgendo licei, istituti tecnici e professionali e manager di aziende grandi, medie e piccole. È anche un modo per rimettere al centro dello sviluppo i territori con le loro particolarità e specializzazioni economiche e competitive”.
‘food4minds’ è l’iniziativa di Manageritalia che con un metodo studiato e testato vuole migliorare la sinergia scuola/mondo del lavoro e ad avere lavoratori e cittadini più vicini a quello che mercato e società chiedono oggi. Questo metodo inverte lo schema classico dell’alternanza scuola-lavoro che prevede gli stage in azienda. ‘food4minds’ porta, infatti, i manager e l’azienda dentro la scuola, così da coinvolgere intere classi e garantire un’esperienza di qualità.
Il percorso si articola in 3 fasi: identificazione e analisi di alcune professionalità aziendali e scelta dei manager da coinvolgere; attività dei manager in classe, per far sperimentare agli studenti la realtà della vita aziendale, coinvolgendoli in problematiche tipiche del loro lavoro; interventi in classe di alcuni formatori professionisti esterni, per trasmettere agli studenti alcune competenze generalmente non erogate dalla scuola.
I tutor per l’alternanza hanno come missione di sostenere e accompagnare le scuole nella realizzazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro. In particolare attraverso la costruzione di una forte collaborazione con le imprese e con gli altri attori del mercato del lavoro. Dallo scorso marzo, i primi 220 tutor – selezionati e formati dall’Anpal in collaborazione con il Miur e con Unioncamere – sono attivi in circa 1250 scuole sull’intero territorio nazionale. L’obiettivo è quello di raggiungere 5 mila scuole con 1000 tutor.
Ogni tutor – che segue sei scuole e sarà attivo fino a luglio 2020 – si occupa di: garantire un efficace e sistematico rapporto con le imprese, gli enti pubblici, le associazioni, il terzo settore e tutti i potenziali soggetti ospitanti, promuovendo la loro partecipazione ai percorsi di alternanza scuola-lavoro; monitorare costantemente i fabbisogni di professionalità, individuare le figure professionali e le competenze richieste dal mercato del lavoro per fornire indicazioni alle scuole sugli sbocchi professionali e sui relativi percorsi da intraprendere.
E ancora: offrire alle scuole la possibilità di sviluppare progetti personalizzati in linea con le aspettative degli studenti, che abbiano valore orientativo e sviluppino nei giovani competenze coerenti con le proprie attitudini e aspirazioni, e con i propri obiettivi formativi e professionali; favorire la diffusione di buone prassi e di strumenti per migliorare la qualità dei percorsi di alternanza.

Bankitalia
IMPRESE PIU’ PESSIMISTE

Imprese più pessimiste a causa del peggioramento “delle condizioni dei mercati finanziari”. Secondo l’indagine condotta dalla Banca d’Italia tra il 28 maggio e il 15 giugno 2018 presso le imprese italiane con almeno 50 addetti, “i giudizi sulla situazione economica generale sono peggiorati in tutti i settori di attività”. L’evoluzione, spiega Via Nazionale, è in parte attribuibile al peggioramento delle condizioni dei mercati finanziari osservato nei giorni di avvio dell’indagine”. Le valutazioni complessive sulla domanda corrente sono rimaste pressoché stabili. Le attese sulla domanda, sia interna sia estera, sono invece divenute meno favorevoli. I piani di spesa per investimenti nell’anno in corso sono risultati appena meno positivi nel confronto con lo scorso trimestre. Le attese sull’occupazione sono in peggioramento, in particolare fra le imprese edili.

Carlo Pareto

Resto al Sud. Oltre cinquemila domande di giovani che vogliono fare impresa nel Mezzogiorno

Inps

PREMIO ALLA NASCITA ANCHE A STRANIERI REGOLARMENTE PRESENTI

Con le circolari n. 39 del 27/02/2017, n. 61 del 16/03/2017 e n. 78 del 28/4/2017 L’Inps ha impartito alle proprie Sedi periferiche le prime indicazioni sul premio di 800 euro per la nascita o l’adozione di un minore di cui all’articolo 1, comma 353, della legge 11 dicembre 2016, n. 232.
Con Ordinanza del 12 dicembre 2017, emessa nella causa iscritta al n. di R.G. 6019/2017, il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso  dell’Apn, Asgi e Fondazione Giulio Piccini c/Inps avverso le citate circolari Inps,  in materia di “Premio alla nascita”, nella parte in cui è stato limitato l’accesso al predetto beneficio economico ad alcune categorie di donne straniere e precisamente alle donne titolari del permesso di soggiorno Ue per soggiornante di lungo periodo di cui all’articolo 9 del decreto legislativo n. 286/1998, della carta di soggiorno o carta di soggiorno permanente di cui agli articoli 10 e 17 del decreto legislativo n. 30/2007.

Con il citato provvedimento è stato, inoltre, ordinato all’Inps di eliminare la condotta discriminatoria attraverso “l’estensione del beneficio assistenziale denominato “premio alla nascita” a tutte le future madri  regolarmente presenti in Italia che ne facciano domanda e che si trovino nelle condizioni  giuridico-fattuali  previste dall’art. 1 comma 353 della L. n. 232 del 2016”, procedendo alla pubblicizzazione dell’ampliamento del novero dei beneficiari “attraverso la pubblicazione  di una nota informativa sulla home page del proprio sito internet” (così l’Ordinanza).

Al fine di ottemperare all’Ordinanza in questione, l’Ente ha fornito alle sue strutture decentrate sul territorio le prime istruzioni per l’estensione del beneficio nei termini disposti dal Tribunale di Milano.
Anche la procedura di presentazione telematica della domanda è stata, in tal senso, implementata.
Le richieste di premio alla nascita inoltrate dalle donne straniere regolarmente presenti in Italia, in precedenza respinte in applicazione delle circolari n. 39/2017, n. 61/2017 e n. 78/2017, saranno quindi oggetto di riesame alla luce dell’Ordinanza n. 6019/2017.

Il riesame della domanda sarà effettuato su istanza della richiedente da presentarsi alla Struttura territoriale competente utilizzando un apposito modello opportunamente predisposto dall’Inps.
L’Agenzia territorialmente competente valuterà, in base alla citata Ordinanza, la sussistenza dei requisiti sia con riferimento alla regolare presenza in Italia sia con riferimento agli altri requisiti giuridico-fattuali richiesti dalla legge.

In ottemperanza al disposto dell’Ordinanza è stata, inoltre, pubblicata  una nuova scheda informativa ed una news sull’Home page del sito dell’Istituto, finalizzata a pubblicizzare l’ampliamento del novero dei beneficiari.

I premi verranno corrisposti con riserva di ripetizione se, all’esito del giudizio di impugnazione del citato provvedimento giudiziale da parte dell’Istituto, emergerà un diverso orientamento giurisprudenziale.

Lavoro

AL VIA OSSERVATORIO SULLA LEGALITA’

Promuovere il lavoro etico e contrastare quello irregolare e sommerso. E sensibilizzare imprese, lavoratori e operatori del mercato del lavoro sulle criticità derivanti da pratiche di dumping contrattuale e sociale, appalti irregolari, somministrazione e intermediazione illecite, fenomeni di caporalato e utilizzo distorto dell’istituto della cooperativa. Questi gli obiettivi del protocollo d’intesa siglato recentemente, a Roma, presso l’auditorium dei consulenti del lavoro, tra il Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro e l’Ispettorato nazionale del lavoro, che punta a creare un ‘Osservatorio nazionale per la legalità’.

Durante l’incontro, il Consiglio nazionale e l’Ispettorato hanno colto l’occasione per siglare un accordo per contrastare l’abusivismo e tutelare la professione di consulente del lavoro, soprattutto nei confronti di quei soggetti che svolgono gli adempimenti in materia di lavoro senza i requisiti previsti.

“Queste intese -ha spiegato la presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone- sono la sintesi di una collaborazione che va avanti da anni con l’Ispettorato nazionale del lavoro oggi e ancora prima con la direzione generale delle attività ispettive del ministero del Lavoro. E l’obiettivo è di promuovere il lavoro etico e soprattutto contrastare quei fenomeni distorsivi del mercato del lavoro che poi si traducono in un inasprimento dell’abusivismo professionale, da un lato, e delle condotte illecite dall’altro”.

“Negli ultimi mesi -ha continuato Calderone- abbiamo assistito a situazioni in cui delle cooperative e delle realtà che poi avevano come finalità quelle di proporre alle aziende il lavoro a basso costo hanno tentato, a mio avviso, di ‘desertificare’ il mercato del lavoro. Contrastare questi fenomeni, secondo me, non vuol dire solo ricondurre alla legalità tanti rapporti di lavoro, ma dare delle opportunità di lavoro concreto ai giovani e, soprattutto, consentire ai professionisti di accompagnare le aziende in un contesto di legalità dove il rispetto delle regole parla di etica e di costruzione di una società diversa in cui il lavoro diventa ancora una volta il vero pilastro”.

L’intesa punta a rendere l‘Osservatorio nazionale per la legalità fulcro nevralgico per la corretta regolamentazione del mondo del lavoro, l’analisi delle problematiche e lo sviluppo di iniziative volte alla tutela dei lavoratori. L’accordo si pone in continuità, spiegano i consulenti, con l’impegno profuso negli ultimi anni dalla categoria nel denunciare e osteggiare tutti quei fenomeni elusivi che destabilizzano il mercato del lavoro.

Il riferimento è, in particolare, alle segnalazioni effettuate dal Consiglio nazionale dell’Ordine al ministero del Lavoro sulle attività di appalto irregolari realizzate da cooperative spurie, che si concretizzano attraverso il rifornire di personale le piccole e medie imprese ricorrendo a tariffe estremamente basse rispetto al costo del lavoro. In alcuni casi, inoltre, le cooperative, continuano i consulenti, suggeriscono all’impresa il licenziamento della forza lavoro già dipendente, che poi viene reimpiegata presso la stessa a costo ribassato.

Condotte di questo tipo sono state poste sotto la lente dell’Ispettorato e denunciate all’Autorità giudiziaria e hanno portato all’irrogazione di verbali, ad una cooperativa in particolare (M&G Coop. Multiservizi), per un totale di 26 milioni di euro. “Nel corso del 2017 due aziende su tre sono risultate irregolari, per un totale di 48.073 lavoratori sommersi”, ha dichiarato Paolo Pennesi, capo dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

“Per combattere più efficacemente fenomeni di questo tipo – ha continuato – abbiamo accolto con grande interesse la proposta del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro di dare vita a un Osservatorio sulla cooperazione e l’avvio di attività di vigilanza straordinaria, soprattutto per quelle realtà cooperativistiche che operano nel settore della logistica e fanno ampio ricorso ad appalti e somministrazione”.

Secondo Pennesi, “i fenomeni di patologia e di irregolarità che caratterizzano il mercato del lavoro sono sempre nuovi e sempre multiformi e quindi bisogna monitorarli molto bene”. “L’aiuto di professionisti che ‘vivono’ la vita delle imprese – ha aggiunto – e che possono registrare anche loro fenomeni di carattere patologico nel mercato del lavoro possono rappresentare degli ottimi punti di osservazione per segnalare questi tipi di patologie e questi fenomeni. Sono fonti qualificate di notizie per orientare meglio la nostra attività di vigilanza”.

I consulenti del lavoro, del resto, sono impegnati a promuovere la legalità, non solo tra le imprese e i lavoratori, ma anche all’interno della categoria. E a questo punta il protocollo contro l’abusivismo della professione. Il Consiglio nazionale, infatti, metterà a disposizione degli ispettori una banca dati degli iscritti all’albo professionale col fine di far verificare l’effettività dell’iscrizione.

“Siamo a fianco delle imprese per favorirne la crescita nel rispetto delle regole del mercato del lavoro – ha puntualizzato Calderone – e siamo impegnati a promuovere la cultura della legalità tramite la certificazione dei contratti e l’AsseCo, l’asseverazione della regolarità contributiva e retributiva delle imprese. Con la nascita dell’Osservatorio per la legalità miriamo a valorizzare il lavoro etico facendo leva sul nostro ruolo sussidiario ovvero trasmettendo al personale ispettivo tutte le segnalazioni che perverranno dagli iscritti e dai Consigli provinciali. Organizzeremo incontri, seminari e iniziative culturali che possano sensibilizzare gli operatori del mercato del lavoro e l’intera collettività”, ha concluso Calderone.

Nel passato probabilmente, ha spiegato Pennesi, quello “dell’esercizio abusivo della professione non è stato un tema al centro dell’attenzione”. “Oggi, però, avere professionisti altamente qualificati – ha avvertito – capaci di dare un contributo adeguato e di livello nella consulenza nei confronti delle imprese è per noi fondamentale. E anche bonificare il settore da tutti quei soggetti che non hanno i requisiti prefigurati dalla normativa vigente per svolgere questa attività di consulenza nei confronti delle imprese è un altro risultato che ci proponiamo proprio con la firma del protocollo anti-abusivismo che dà ai Consigli provinciali il compito di segnalarci quei casi in cui le aziende non ricorrono a professionisti ufficialmente abilitati”.

Altro tema centrale, per i consulenti, nella costruzione della legalità nel mondo del lavoro, è quello della verifica dell’effettiva rappresentatività sindacale ai fini della contrattazione, come ha sottolineato Rosario De Luca, presidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro.

“Arriva la richiesta -ha affermato- di dare certezze alle aziende e agli operatori professionisti come noi. E la certezza si può avere solo dotando tutti e quindi rendendoli pubblici i dati sulle iscrizioni ai sindacati. Perché da questo, dalla scelta del contratto collettivo sottoscritto dalle organizzazioni che hanno i requisiti richiesti dalla legge dipende poi il poter usufruire delle agevolazioni, della decontribuzione e di tutte quelle forme per cui è richiesto questo requisito”.

“Per questo, occorre che si metta a disposizione i dati, anche rilevandoli dall’Inps: questo è importantissimo -ha concluso- perché se si continua a restare in una nebulosa, in una zona non chiara, questo va a discapito della certezza creando situazioni che possono portare a contenzioso”.

Resto al Sud

GIA’ OLTRE 5MILA DOMANDA DA UNDER 36

A poche settimane dall’apertura dello ‘sportello’ web, sono 5.143 le domande – già presentate o in compilazione – per ‘Resto al Sud’, l’incentivo del governo rivolto ai giovani under 36 che vogliono fare nuove imprese nel Mezzogiorno. I progetti finora ricevuti da Invitalia sono 875 ed è già in corso la valutazione in base all’ordine cronologico di arrivo. Il 15 febbraio scorso, con un forte anticipo rispetto ai tempi previsti, sono state anche approvate le prime iniziative.

Le oltre 800 proposte di nuove imprese già presentate prevedono investimenti per 56,3 milioni di euro, con richieste di agevolazioni per 26,5 milioni e la creazione di 3.201 nuovi posti di lavoro. Il finanziamento medio richiesto è di circa 66.000 euro per progetto. Le agevolazioni coprono fino al 100% delle spese: il 35% a fondo perduto, il 65% con un finanziamento bancario garantito dal Fondo di garanzia delle Pmi. I relativi interessi saranno a carico dello Stato.

Tra le otto regioni interessate dall’incentivo, al primo posto c’è la Campania con il 49,3% delle domande, seguita da Sicilia (15,8%), Calabria (13,2%), Sardegna (8%), Abruzzo (6,8%), Puglia (3,6%), Molise (1,7%), Basilicata (1,6%). Il settore turistico-culturale è il più rappresentato con quasi il 43% dei progetti, al secondo posto le attività manifatturiere (27%), quindi i servizi alla persona (13%). Il 37% dei proponenti si colloca nella fascia d’età 30-35 anni e il 38% di essi ha un elevato livello di istruzione (laurea, master, dottorato di ricerca). Significativa la quota di under 25, che arrivano al 32% del totale.

“Con ‘Resto al Sud’ – ha affermato l’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri – mettiamo in condizione i giovani di inventarsi un lavoro e non semplicemente di aspettarlo o di essere costretti a cercarlo lontano dalla propria terra d’origine. I numeri ci confermano che nel Mezzogiorno c’è una forte vocazione imprenditoriale da incoraggiare e sostenere, anche con l’obiettivo di consolidare i segnali di crescita provenienti dal tessuto economico meridionale. Per il secondo anno consecutivo, infatti, il Sud è cresciuto più del Nord. Siamo convinti – ha proseguito Arcuri – che gli under 36 stiano cogliendo l’opportunità di avviare un’impresa con un incentivo che per la prima volta può coprire il 100% degli investimenti e che consente di abbattere il muro, spesso invalicabile soprattutto nel Mezzogiorno, dell’accesso al credito”.

Per favorire la presentazione delle domande, è prevista una rete di enti accreditati che, in ogni regione, forniscono assistenza gratuita ai giovani neoimprenditori. Sono più di quaranta i soggetti già accreditati. Nell’elenco, consultabile e aggiornato quotidianamente sul sito di Invitalia, figurano, tra gli altri, il Comune di Napoli, Unioncamere Calabria, le Camere di commercio di Potenza e di Foggia e numerose associazioni territoriali.

Anche sul fronte bancario è stato attivato un meccanismo per facilitare le procedure di concessione dei finanziamenti ai neo imprenditori. Invitalia e Abi hanno, difatti, firmato una convenzione che stabilisce le modalità di erogazione del contributo da parte delle banche e alla quale gli istituti di credito possono aderire. La lista degli istituti che hanno raccolto l’invito è già numerosa e comprende, tra gli altri, Mediocredito Centrale-Banca del Mezzogiorno, Unicredit e molte banche di credito cooperativo.

Carlo Pareto

Dubbi sull’età pensionabile. Lavoro: il dipendente può essere pedinato. Unioncamere cerca traduttori e interpreti

Semmai occorre neutralizzare l’aggancio dell’anzianità contributiva all’aspettativa di vita

BRAMBILLA: NO A STOP AVANZAMENTO ETA’ PENSIONABILE

No all’eventuale stop dell’avanzamento dell’età pensionabile perché “ha ragione Tito Boeri: non so giudicare la cifra che secondo il presidente dell’Inps ci costerebbe lo stop (141 mld, ndr), ma tendo a pensare che sia esatta perché Boeri è persona molto seria e preparata”. Lo ha recentemente detto a Labitalia Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi & Ricerche Itinerari Previdenziali, e docente all’Università Statale di Milano.

Brambilla ha parlato anche dell’iniziativa congiunta dei presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, che, ha osservato, “si pone un obiettivo sbagliato: l’obiettivo non può essere quello di fermare l’età pensionabile”. “Peraltro – ha ricordato l’esperto – l’aggancio dell’età di pensione all’aspettativa di vita fu proposto dal Nucleo di valutazione della spesa pensionistica da me presieduto nel 2006 e la proposta fu accolta dal IV Governo Berlusconi con Giulio Tremonti ministro dell’Economia e Maurizio Sacconi ministro del Lavoro. Era l’unica soluzione possibile per tenere in equilibrio il sistema previdenziale”.

“Semmai – ha spiegato Brambilla – occorre neutralizzare l’aggancio dell’anzianità contributiva all’aspettativa di vita. Questo sì che è un errore”.

“In Italia ormai si va in pensione con 43 anni di contributi e di questo passo – ha puntualizzato il tecnico – arriveremo a 45 anni. Un’enormità. Occorrerebbe ripristinare la quota di 41 anni e mezzo perché questa sarebbe la giusta risposta di flessibilità da dare a tutti i lavoratori precoci e le donne. Ben sapendo che chi inizia a lavorare presto sovente fa anche mestieri di un certo tipo, faticosi spesso”.

Anche se in questo periodo “la stragrande maggioranza delle persone che lascia il lavoro percepisce assegni pensionistici con la componente retributiva”, per Brambilla ipotesi quali quella del ricalcolo delle pensioni con il solo sistema contributivo, non sono indicate. “Intanto, siamo in uno Stato dove c’è la certezza del diritto e se tu hai assicurato quel trattamento non puoi andare a richiedere i soldi indietro a persona magari di più di 70 anni”, ha affermato.

Poi, ha precisato Brambilla, “il problema vero non sono né le pensioni retributive né quelle contributive”. “Il tema vero è la voce ‘assistenza’: 100 miliardi l’anno che gravano sul bilancio pubblico. Un esborso che oltretutto continua a crescere: +5,9% all’anno contro l’1,5-1,8% in più all’anno della spesa pensionistica vera e propria”.

 

Lavoro

IL DIPENDENTE PUO’ ESSERE PEDINATO: ECCO QUANDO

Il datore di lavoro che sospetta di eventuali abusi riguardanti la legge 104 può assoldare un investigatore o effettuare controlli a mezzo di agenzie, per verificare se i permessi siano utilizzati per scopi diversi da quelli previsti dalla legge. Nel caso in cui dalle indagini emerga la fondatezza dell’abuso, ossia che il lavoratore sta utilizzando il permesso per attività diverse da quelle consentite, (come l’assistenza al parente disabile), le prove raccolte possono essere utilizzate a fondamento del licenziamento per giusta causa. A tale proposito, ricorda lo “Studio Cataldi”, la giurisprudenza ha evidenziato come l’utilizzo improprio dei permessi 104 (ad esempio per soddisfare interessi personali anziché assistere il parente disabile) rappresenti un abuso idoneo a ledere il rapporto fiduciario con il datore di lavoro, nonché un comportamento che viola i doveri imposti dalla convivenza sociale e che costringe l’intera collettività a sopportarne l’indebito costo, dunque rilevante in ambito penale. La giurisprudenza si è più volte pronunciata sulla legittimità di una simile pratica (ossia assoldare un detective), stante quanto previsto dallo Statuto dei Lavoratori sul divieto di “spiare i dipendenti”. Sul punto, la Corte di Cassazione ha ribadito che non viola lo Statuto dei lavoratori il datore di lavoro che si serve di un investigatore per accertare l’abuso dei permessi ex lege 104/92, considerando dunque legittimo il controllo finalizzato ad accertare l’uso improprio dei permessi, suscettibile di rilevanza anche penale. Nella recente sentenza n. 9749/2016, la sezione lavoro ha dato continuità all’insegnamento che ha considerato legittimo il controllo finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio dei permessi ex. L. n. 104 del 1992, art. 33, suscettibile di rilevanza anche penale, essendo stato effettuato al di fuori dell’orario di lavoro, e in fase di sospensione dell’obbligazione principale di rendere la prestazione lavorativa. Difatti, rammenta la Corte, le agenzie investigative per operare lecitamente non devono sconfinare nella vigilanza dell’attività lavorativa vera e propria, riservata, dall’art. 3 dello Statuto, direttamente al datore di lavoro e ai suoi collaboratori, restando giustificato l’intervento in questione non solo per l’avvenuta perpetrazione di illeciti e l’esigenza di verificarne il contenuto, ma anche in ragione del solo sospetto o della mera ipotesi che illeciti siano in corso di esecuzione. Con la pronuncia richiamata, la Cassazione ha dato seguito a quanto affermato in precedenza dalla sentenza n. 4984/2014, in cui gli Ermellini, sempre interrogati sulla liceità o meno dei controlli effettuati a mezzo di investigatori privati, hanno rammentato che le disposizioni che delimitano la sfera di intervento di persone preposte dal datore di lavoro a difesa dei propri interessi (e cioè per scopi di tutela del patrimonio aziendale e di vigilanza dell’attività lavorativa), non precludono il potere dell’imprenditore di ricorrere alla collaborazione di soggetti diversi dalla guardie particolari giurate (quale, nella specie, un’agenzia investigativa) per la tutela del patrimonio aziendale. Nel caso considerato, il controllo finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio dei permessi ex art. 33 L. 104/92 (suscettibile di rilevanza anche penale) non ha riguardato l’adempimento della prestazione lavorativa, essendo stato effettuato al di fuori dell’orario di lavoro e in fase di sospensione dell’obbligazione principale di rendere la prestazione lavorativa.

 

Unioncamere

LAVORO: INTERPRETI E TRADUTTORI CERCASI

La conoscenza delle lingue è indispensabile per rafforzare la propria presenza all’estero, ma interpreti e traduttori sono i laureati più ‘rari’ da procurarsi sul mercato secondo le aspettative delle aziende. Meno difficile ma altrettanto complicato reperire ingegneri elettronici (58,7%) e ingegneri industriali (50,2%), matematici e fisici (40,9%). E’ quanto emerge dall’analisi del sistema informativo Excelsior, realizzata da Unioncamere, in accordo con l’Anpal, sulle previsioni di assunzione delle imprese private dell’industria e dei servizi tra luglio e settembre di quest’anno.

Per la ripartenza dopo la pausa estiva le aziende prevedono che faranno più fatica a reperire un ‘dottore’ su tre. La laurea è richiesta per il 12,3% dei 969 mila posti di lavoro programmati dalle imprese tra luglio e settembre 2017, ma la ‘caccia’ al titolo giusto sarà dura per il 34,4% delle posizioni aperte per mancanza di candidature (17,8%) o per inadeguatezza degli stesse (14,8%).

Meno ardua, invece, si prospetta la ricerca tra i diplomati (19,3%), ai quali sono riservate il 36% delle entrate previste nel periodo considerato, ma si registrano punte di complessità decisamente elevate per l’indirizzo produzione industriale e artigianale (45,1%) e per l’indirizzo informatico e telecomunicazioni (44,9%).

L’esperienza è spesso un fattore discriminante per la ricerca del candidato giusto, in particolare per i laureati ai quali viene richiesta nel 79,6% dei casi (contro una media del 67%). Per questo tirocini curriculari e percorsi di alternanza scuola-lavoro che possano fornire ai giovani le giuste attitudini costituiscono uno strumento strategico per andare incontro alle esigenze delle aziende.

Ma a fare la differenza nella scelta della persona da reclutare sono anche le competenze maturate. A quattro dottori su cinque viene richiesto l’utilizzo di tecnologie e strumenti Internet e a un laureato su due l’abilità ad applicare soluzioni creative e innovative. A rischio il successo di più di una ricerca di laureati su due in indirizzo linguistico (69,9% la difficoltà di reperimento), ingegneria elettronica e dell’informazione (58,7%) e ingegneria industriale (50,2%). Ma anche la ‘caccia’ ai matematici mostra difficoltà nettamente più elevate della media (40,9% contro 34,4%).

Mentre per i diplomati sono faticose due ricerche su cinque rivolte all’indirizzo in produzione industriale e artigianale e in informatica e telecomunicazioni. Tra gli altri profili tecnici di non facile reperimento si trovano i diplomati in costruzioni, ambiente e territorio (34,0%), quelli in meccanica (29,6%) e quelli in elettronica ed elettrotecnica (30,6%).

Qualificati specializzati in impianti termoidraulici, ad indirizzo elettrico e meccanico sono, invece, quelli che le imprese cercano ma non trovano facilmente tra chi ha seguito un percorso professionale. Tra titoli di studio che danno più chance di lavoro gli economisti sono in cima alla classifica dei laureati più richiesti tra luglio e settembre di quest’anno (28mila le entrate a loro indirizzate su 119mila previste). Seguono insegnanti e formatori (16.330), ingegneri elettrotecnici e dell’informazione (9.840) e, a breve distanza, laureati in indirizzo sanitario e paramedico (9.140) e ingegneri industriali (8.550).

Tra i diplomati, richiesti per circa 351mila posizioni programmate, più chance di trovare un lavoro l’avrà chi è ‘uscito’ dall’indirizzo amministrativo, finanza e marketing (60mila le posizioni programmate), dall’indirizzo meccanico e di meccatronica (32.570) e dall’indirizzo in turismo enogastronomia e ospitalità (27.030).

Ristorazione (59.580), meccanica (34.940) e benessere (30.830) sono le qualifiche professionali più richieste dalle imprese. In termini relativi a puntare maggiormente sui laureati sono le imprese lombarde (17,6% delle entrate programmate contro una media nazionale del 12,3%), seguite da quelle piemontesi (14,6%) e, a ruota, da quelle laziali (14,5%). Fanno invece maggiormente leva sulle figure con qualifiche professionali le aziende della Liguria (41,5% contro la media del 22,4%), quelle del Trentino Alto Adige (40,4%) e della Valle d’Aosta (38,1%). Vicina alla media, seppure con qualche differenza, la richiesta invece di diplomati nelle varie regioni.

 

Carlo Pareto

Inps. Sono circa 5,8 milioni i pensionati con meno di mille euro al mese

Malattia

ARRIVA L’AUTOCERTIFICAZIONE PER I PRIMI 3 GIORNI DI MALATTIA

Il Ddl Romani che permette l”autodichiarazione’ per i primi tre giorni di assenza dal lavoro per malattia incassa il sostegno della Federazione degli Ordini dei medici. Quella di “autogiustificare i primi tre giorni di assenza per malattia dal lavoro” è una proposta che la Fnomceo – su impulso del presidente dell’Ordine di Piacenza, Augusto Pagani – porta avanti “da quattro anni e che è stata, lo scorso dicembre, oggetto di un Ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio nazionale, che ha dato mandato alla presidente Chersevani e a tutto il Comitato centrale di sollecitare una revisione, in tal senso, della legge Brunetta”, ricostruisce la stessa Federazione.

“E gli appelli non sembrano essere rimasti inascoltati: è stato infatti assegnato alla Commissione Affari costituzionali del Senato il Ddl presentato da Maurizio Romani, vicepresidente della Commissione Igiene e sanità. Se sarà approvato – spiega la Fnomceo – in presenza di un disturbo che il lavoratore ritiene invalidante ma passeggero, sarà lui stesso, sotto la sua esclusiva responsabilità, a comunicarlo al medico, che si farà semplice tramite per la trasmissione telematica all’Inps e al datore di lavoro. Il Ddl incide poi, ridimensionandole, sulle pene ai medici, anche per porre rimedio ad alcune contraddizioni ed eccezioni di incostituzionalità rilevate nella legge Brunetta”.

La Fnomceo esprime, dunque, “vivo apprezzamento e sostiene il Ddl – ha sottolineato Maurizio Scassola, vicepresidente della Federazione -. Ci sono disturbi come il mal di testa o lievi gastroenteriti, la cui diagnosi non può che essere fatta sulla base di sintomi clinicamente non obiettivabili. Il medico, in questi casi, deve limitarsi, all’interno del rapporto di fiducia che lo lega al paziente, a prendere atto di quanto lamentato. Riteniamo che un’auto-attestazione potrebbe essere utile, prima ancora che a sollevare il medico, a responsabilizzare il paziente come del resto già avviene, con ottimi risultati, in molti Paesi anglosassoni. Auspichiamo dunque un iter rapido e l’approvazione entro fine legislatura”.

Boeri

PENSIONE, PER 6 MILIONI E’ SOTTO I MILLE EURO

Sono circa 5,8 milioni i pensionati che non arrivano a 1.000 euro al mese. Lo certifica l’Inps nel Rapporto annuale, presentato recentemente dal presidente Tito Boeri. Nel dettaglio, al 31 dicembre 2016, sono 1,68 milioni quelli che percepiscono un assegno sotto i 500 euro al mese, il 10,8% del totale, e 4,15 milioni quelli che si fermano a 999 euro mese, il 26,7%.

Il 21,8% invece, circa 3,38 milioni di pensionati, non supera quota 1.500 mentre il 17,9%, circa 2,78 milioni, percepisce assegni fino a 1999 euro al mese. Sono invece il 10,6%, circa 1,6 milioni, quelli che possono godere di una pensione poco sotto i 2.500 euro mentre a percepire assegni di poco meno di 3000 euro è il 5,4% del totale dei pensionati, 845mila persone. Il 6,8% infine, poco più di 1 milione di pensionati, riceve una pensione oltre i 3mila euro al mese.

Per Boeri l’unica strada possibile per mettere i giovani in condizione di poter accedere a una pensione dignitosa è “fiscalizzare una componente dei contributi previdenziali all’inizio della carriera lavorativa per chi viene assunto con un contratto a tempo indeterminato”. Ed è certamente migliore “di molte di quelle proposte nella cosiddetta fase due del confronto governo-sindacati sulla previdenza”.

Boeri ha ribadito la necessità di non bloccare gli automatismi per l’accesso all’età pensionabile legati alle aspettative di vita. “Bloccare l’adeguamento dell’età pensionabile agli andamenti demografici non è affatto una misura a favore dei giovani – ha rimarcato – scarica sui nostri figli e sui figli dei nostri figli i costi di questo mancato adeguamento”.

Lavoro – Il Rei, il Reddito di Inserimento che prenderà forma nel 2018, non è sufficiente a coprire l’intera platea degli indigenti in Italia. E’ un primo passo ma va modificato. E’ questa la richiesta che è arrivata dal presidente Inps per il quale “manca ancora in Italia uno strumento universalistico” a sostegno della disoccupazione e della indigenza. Due le modifiche da apportare: ai criteri di accesso al beneficio e all’importo corrisposto.

Jobs Act – Lo stop all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori del contratto a tutele crescenti “ha rimosso il tappo alla crescita delle imprese sopra la soglia dei 15 dipendenti” ha affermato Boeri che plaude così all’effetto prodotto dal Jobs act. “C’è stata un’impennata nel numero di imprese over 15: dalle 8mila al mese di fine 2014 alle 12mila con il contratto a tutele crescenti”, ha detto annotando come “questa crescita porta vantaggi sul piano della formazione permanente”.

Contratto – Sì a un salario minimo in Italia per garantire “il duplice vantaggio di un decentramento della contrattazione e di uno zoccolo retributivo minimo per quel crescente numero di lavoratori che sfugge alle maglie della contrattazione”. E’ questo l’sms che il presidente dell’Inps ha inviato al tavolo di confronto tra Confindustria e sindacati che hanno ripreso a dialogare sul modello contrattuale. Soprattutto ai sindacati che sono, ha affermato ancora, “paradossalmente i maggiori detrattori del salario minimo temendo che tolga spazio alla contrattazione”.

Sulla drammatica vicenda di Torino

LE PRECISAZIONI DELL’INPS

L’Inps esprime l’auspicio di una completa e pronta guarigione della signora Concetta Iolanda Candido, il cui dramma, che si è consumato ieri presso l’Agenzia complessa di Torino Nord, ha colpito profondamente i vertici e tutti i dipendenti dell’Istituto. Il pensiero e la solidarietà dell’Inps vanno alla donna e alla sua famiglia, che in queste ore stanno affrontando momenti terribili. La signora Candido era stata licenziata il 13 gennaio scorso e il 24 gennaio aveva presentato domanda di Naspi. Alla data di cessazione del rapporto di lavoro, però, la lavoratrice era in malattia e questo ha impedito la liquidazione della prestazione.

Per la normativa vigente, infatti, se alla data di cessazione del rapporto di lavoro vi è in corso un periodo di malattia, per avere diritto alla Naspi occorre riacquistare la capacità lavorativa, sia pure in maniera residua.

Il riacquisto della capacità lavorativa deve essere certificato dal medico che ha attestato la malattia. Questo certificato non era allegato alla domanda di Naspi ed è stato richiesto alla signora il 27 aprile dall’agenzia Inps di Torino Nord.

La richiesta del certificato e di altra documentazione mancante è stata anche inviata il 10 maggio al

Patronato che seguiva la pratica. Il certificato medico è stato redatto il 25 maggio dal medico curante, che ha attestato il riacquisto della capacità lavorativa dalla medesima data. Il certificato è stato presentato all’Inps il 26 maggio e confermato l’8 giugno dal medico di sede.

La Naspi è stata così liquidata ed è stato disposto il primo pagamento per il periodo dal 1° al 15 giugno, con valuta del 26 giugno sull’IBAN fornito e regolarmente verificato. La Naspi della signora Candido decorre pertanto dal 1° giugno 2017 per un totale di 683 giorni, con pagamento previsto fino al 27 aprile 2019.

Perdere il posto di lavoro è un’esperienza devastante dal punto di vista economico e soprattutto sociale e può condurre chiunque a uno stato di fragilità ed a tragedie come quella vissuta ieri. Il ruolo sociale dell’Inps responsabilizza ogni giorno chi lavora al servizio dei cittadini e sempre più sarà profuso ogni sforzo perché l’utenza sappia di potersi rivolgere all’Istituto con fiducia, certa di ottenere la garanzia del massimo impegno.

Garanzia giovani

A 510MILA PROPOSTA ALMENO UNA MISURA DI PROGRAMMA

Prosegue la crescita del numero dei giovani presi in carico e di quello dei giovani ai quali è stata offerta un’opportunità concreta tra quelle previste da Garanzia Giovani. Il report settimanale sull’attuazione del programma evidenzia, infatti, che, al 28 giugno, i presi in carico sono 956.388, 2.541 in più rispetto alla settimana scorsa, con un incremento del 66,4% rispetto al 31 dicembre 2015, data che segna la conclusione della “fase 1” del programma; tra questi, sono 510.151 quelli cui è stata proposta almeno una misura del programma, 954 in più rispetto alla settimana scorsa, con un incremento, rispetto al 31 dicembre 2015, del 100,6%.

Aumenta anche il numero dei giovani che si registrano: sempre al 28 giugno, gli utenti complessivamente registrati sono 1.379.106, 3.267 in più rispetto a una settimana fa, con un incremento del 50,8% rispetto al 31 dicembre 2015. I giovani registrati al netto delle cancellazioni oggi sono 1.185.759, pari all’86% del totale dei registrati, con un incremento del 50,5% rispetto al 31 dicembre 2015.

Rispetto al 31 Dicembre 2015 l’incidenza dei giovani registrati al netto delle cancellazioni sul totale dei registrati passa dall’86,2% all’86% (-0,2%); l’incidenza dei giovani presi in carico sui giovani registrati al netto delle cancellazioni passa dal 73% all’80,7% (+7,7%); l’incidenza dei soggetti cui è stata proposta una misura del programma sui giovani presi in carico passa dal 44,2% al 53,3% (+9,1%).

Quanto a “Crescere in Digitale”, progetto promosso dal Ministero del Lavoro insieme con Google ed Unioncamere, a 94 settimane dal lancio sono 99.393 i giovani iscritti attraverso la piattaforma www.crescereindigitale.it. Le imprese che hanno aderito al progetto sono 6.222, disponibili ad accogliere 8.880 tirocinanti. Da sottolineare che le imprese che decideranno di assumere il giovane al termine del tirocinio potranno beneficiare di incentivi fino a 8.060 euro.

Carlo Pareto

Redditi. Per il fisco i commercianti i più poveri. Notai e farmacisti al top

Temporanea incapacità lavorativa per malattia e riduzione prognosi

NOVITA’ INPS PER I MEDICI DI FAMIGLIA

Con la circolare Inps n.79 del 2 maggio 2017, l’Istituto di previdenza fornisce chiarimenti sull’obbligo di rettifica della prognosi in caso di variazioni rispetto al certificato in corso. Viene in particolare ricordato che, in caso di guarigione anticipata, il lavoratore in malattia è tenuto a richiedere una rettifica del certificato medico, al fine di documentare correttamente il periodo di incapacità temporanea al lavoro. La rettifica della data di fine prognosi è infatti un adempimento obbligatorio per il lavoratore, sia nei confronti del datore di lavoro, che nei confronti dell’Inps. L’Istituto, difatti, con la presentazione del certificato di malattia, avvia l’istruttoria per il riconoscimento della prestazione previdenziale, senza necessità di presentare alcuna specifica richiesta. Il certificato medico, pertanto, per i lavoratori cui è garantita la tutela della malattia, assume di fatto il valore di domanda di prestazione. Tuttavia, la corretta e tempestiva rettifica del certificato non costituisce a tutt’oggi una prassi seguita dalla generalità dei lavoratori.

A tal proposito, l’Ente assicuratore sottolinea che l’assenza a visita medica di controllo domiciliare (Vmcd) disposta dall’Inps comporta specifiche sanzioni (in termini di mancato indennizzo di periodi di malattia).

Con la citata circolare 79/2017 viene precisato che l’assenza a visita medica di controllo sarà sanzionata allo stesso modo anche quando sia dovuta ad un rientro anticipato al lavoro in assenza di tempestiva rettifica del certificato contenente la prognosi.

Anche in questo specifico caso, infatti, il lavoratore risulta assente alla visita di controllo in un giorno in cui è ancora da considerare privo del riacquisto della capacità lavorativa, in base alla certificazione medica trasmessa all’Inps e sulla base della quale è stata disposta la visita domiciliare.

Inps

ONLINE IL SERVIZIO PER CERIFICATI DI GRAVIDANZA E INTERRUZIONE

È online il servizio che consente ai medici certificatori di inviare all’Inps i certificati di gravidanza o di interruzione di gravidanza. Le lavoratrici possono consultare e stampare il certificato di gravidanza o di interruzione, mentre i datori di lavoro possono consultare e stampare i soli attestati.

Al servizio è possibile accedere tramite Pin, credenziali Cns o Spid. I medici certificatori possono richiedere il Pin con il modulo Ap 110.

Trascorsi tre mesi dalla pubblicazione della circolare Inps 4 maggio 2017, n. 82, i medici certificatori non potranno più rilasciare i certificati di gravidanza e di interruzione di gravidanza in formato cartaceo.

Sempre La circolare Inps 4 maggio 2017, n. 82 fornisce le istruzioni relative alla consultazione e trasmissione del certificato di gravidanza e del certificato di interruzione di gravidanza. In particolare le informazioni riguardano: la consultazione dei certificati da parte dei cittadini; la consultazione degli attestati da parte dei datori di lavoro; la trasmissione online dei certificati da parte dei medici certificatori. Per fruire di una delle prestazioni di maternità per le quali è necessario presentare domanda, come ad esempio nel caso del premio alla nascita di 800 euro (bonus mamma domani), è indispensabile trasmettere all’Inps i certificati in oggetto esclusivamente secondo le modalità ed entro i termini previsti dalla legge. In caso di errata trasmissione di un certificato, il medico potrà procedere al suo annullamento attraverso la stessa applicazione utilizzata per la trasmissione. L’Istituto fornisce assistenza agli interessati tramite il Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile.

Riepilogo funzioni

Medici Certificatori: Certificato di gravidanza/interruzione

Lavoratrici: Consultazione Certificato di gravidanza/interruzione

Datore di lavoro: Consultazione Attestato di gravidanza/interruzione

Commercianti poveri

PER IL FISCO NOTAI E FARMACISTI AL TOP

Pescatori, ma anche titolari di discoteche, mercerie e di centri estetici o spa, produttori di ceramica e terracotta. Sono loro i lavoratori autonomi che, stando ai redditi dichiarati per gli studi di settore, guadagnano meno, addirittura nel caso della pesca e delle cure termali meno di 5.000 euro l’anno. All’opposto gli studi notarili, con un reddito medio di 244.000 mila euro, le farmacie, con 116 mila euro, e una larga fetta di professionisti, dai commercialisti ai consulenti finanziari. Come ogni anno, il Ministero dell’economia pubblica le statistiche sulle dichiarazioni Iva, Irpef e degli studi di settore, strumento destinato ad andare in soffitta a partire da quest’anno sostituito dai nuovi indici di affidabilità fiscale, ma che fotografa ancora lo stato dell’arte di una parte non indifferente dell’economia italiana. Sebbene sia facile immaginare che il fenomeno dell’evasione si annidi spesso proprio nelle categorie che fanno ricorso agli studi, non vanno però ignorati i casi di giovani che avviano un’attività e di microimprenditori dediti spesso ad attività part-time. Secondo i dati sull’anno di imposta 2015, in cui il Pil è cresciuto dello 0,8%, il reddito totale dichiarato è dunque stato pari a 107 miliardi di euro, con un aumento del 5,3% rispetto al 2014. Un salto verificatosi nonostante l’applicazione degli studi di settore abbia riguardato 3,4 milioni di soggetti, in calo del 5,8% rispetto all’anno precedente. La flessione non è però da imputare, appunto, ad una contrazione dell’economia, ma all’introduzione del nuovo regime forfettario, che non prevede l’applicazione degli studi di settore per i soggetti che hanno aderito a tale regime semplificato. Con oltre 44.000 euro e un aumento del 6,5%, i professionisti sono al top nella classifica dei redditi, mentre i commercianti si trovano al livello più basso con circa 22.500 euro e l’incremento più evidente, pari al 18%. A metà strada le attività manifatturiere (37.440 euro) e il settore dei servizi (27.510 euro). Tra i professionisti, spiccano notai e farmacisti, ma superano la media anche odontoiatri, studi medici, commercialisti, ragionieri, consulenti finanziari ed assicurativi. A cavallo dei 10.000 euro invece molte attività commerciali: estetisti, corniciai e calzolai.

Garanzia giovani

A OLTRE 496MILA GIOVANI ALMENO UNA MISURA PREVISTA

Prosegue la crescita del numero dei giovani presi in carico e di quello dei giovani ai quali è stata offerta un’opportunità concreta tra quelle previste da Garanzia Giovani. All’11 maggio, i presi in carico sono 932.838, 3.988 in più rispetto alla settimana scorsa, con un incremento del 62,3% rispetto al 31 dicembre 2015, data che segna la conclusione della “fase 1” del programma; tra questi, sono 496.914 quelli cui è stata proposta almeno una misura del programma, 2.124 in più rispetto alla settimana scorsa, con un incremento, rispetto al 31 dicembre 2015, del 95,4%.

Aumenta anche il numero dei giovani che si registrano: sempre all’11 maggio, gli utenti complessivamente registrati sono 1.350.095, 5.011 in più rispetto a una settimana fa, con un incremento del 47,7% rispetto al 31 dicembre 2015. I giovani registrati al netto delle cancellazioni oggi sono 1.160.570. Nella sezione “Giovani Imprenditori”, il report contiene l’aggiornamento del dato relativo ai giovani che stanno presentando le domande di finanziamento a SELFIEmployment. Al 10 maggio, dopo l’entrata in vigore (il 12 settembre 2016) del nuovo format on line per la presentazione delle domande -che consente l’accesso al finanziamento agevolato anche ai giovani che non abbiano concluso un percorso di accompagnamento finalizzato all’autoimprenditorialità- i giovani che hanno iniziato l’iter on-line per l’ammissione al finanziamento sono 1.474; 1.297 sono le domande in fase di valutazione dall’avvio del progetto.

Procede anche l’attuazione di “Crescere imprenditori”, l’iniziativa nazionale promossa dal Ministero e attuata da Unioncamere per supportare l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità attraverso attività di formazione ed accompagnamento all’avvio di impresa. Al 10 maggio sono 2.955 i giovani che hanno superato il test on-line di valutazione delle capacità imprenditoriali richieste per partecipare alla formazione finalizzata alla redazione del business plan; 1.716 sono stati avviati ai percorsi, 1.323 li hanno già conclusi con profitto.

Il Report contiene anche un focus sul successo di “Crescere in Digitale”, progetto promosso dal Ministero del Lavoro insieme con Google ed Unioncamere, che offre agli iscritti al programma Garanzia Giovani l’opportunità di approfondire le proprie conoscenze digitali attraverso 50 ore di training online: a 87 settimane dal lancio sono 97.007 i giovani iscritti attraverso la piattaforma www.crescereindigitale.it; di questi 54.991 hanno completato il primo modulo e 9.478 hanno completato tutto il corso.

Le imprese che hanno aderito al progetto sono 5.811, disponibili ad accogliere 8.275 tirocinanti. Da sottolineare che le imprese che decideranno di assumere il giovane al termine del tirocinio potranno beneficiare di incentivi fino a 8.060 euro.

Carlo Pareto

Unioni civili e convivenze di fatto, arrivano le prime istruzioni dell’Inps

Prime istruzioni operative dall’Inps

UNIONI CIVILI E CONVIVENZE DI FATTO

Con legge 76 del 2016 è stato introdotto l’istituto delle Unioni civili tra persone dello stesso sesso e sono state disciplinate le convivenze di fatto. Con la circolare 66, a fronte delle richieste di chiarimenti pervenute dalle strutture territoriali, l’Inps ha fornito le prime istruzioni sull’incidenza delle nuove disposizioni normative sulla disciplina degli obblighi previdenziali a carico degli esercenti attività d’impresa.

Le unioni civili costituite da persone maggiorenni dello stesso sesso che si sono unite legalmente acquisendo lo status di “coniuge”, risultano destinatarie di qualsiasi disposizione normativa, regolamentare o amministrativa, oltreché di tutte le disposizioni del codice civile espressamente richiamate dalla predetta legge. Pertanto tale status rileva anche ai fini dell’individuazione dei soggetti che svolgono attività lavorativa in qualità di collaboratori del titolare d’impresa o, se l’impresa assume forma societaria, di uno dei titolari.  L’equiparazione comporta anche la necessità di estendere le tutele previdenziali in vigore per gli esercenti attività autonoma, ai coadiuvanti uniti al titolare da un rapporto di unione civile. Per il regime patrimoniale applicabile alle unioni civili, anche con riferimento al campo di applicazione dell’istituto dell’impresa familiare, il soggetto unito civilmente al titolare dell’impresa familiare deve essere equiparato al coniuge, con tutti i conseguenti diritti ed obblighi di natura fiscale e previdenziale.

Le convivenze di fatto, invece, consistono in unioni stabili tra due persone maggiorenni, legate da vincoli affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. La nuova normativa estende al convivente alcune tutele riservate al coniuge o ai familiari ma non introduce alcuna equiparazione di status né estende al convivente gli stessi diritti e obblighi di copertura previdenziale previsti per il familiare coadiutore. Le sue prestazioni saranno quindi valutabili, in base alle disposizioni vigenti ed alle elaborazioni giurisprudenziali, al fine di individuare la tipologia di attività lavorativa che si adatti al caso concreto.

La legge attribuisce però al convivente che presta stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente, il diritto di partecipazione agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi, nonché agli incrementi dell’azienda, a meno che non sussista già tra le parti un rapporto di subordinazione o di società. Tale innovazione, pur non attribuendo ai conviventi di fatto i medesimi diritti di cui godono i familiari, consente che l’eventuale attribuzione di utili d’impresa da parte del titolare, non abbia alcuna conseguenza in ordine all’insorgenza dell’obbligo contributivo del convivente alle gestioni autonome, mancando i necessari requisiti soggettivi, dati dal legame di parentela o affinità rispetto al titolare.

Pensione anticipata

I TEMPI SI ALLUNGANO

La partenza dell’Ape volontaria potrebbe slittare rispetto al 1° maggio. Ad affermarlo è stato Stefano Patriarca, consigliere economico dell’unità di coordinamento della politica economica della presidenza del Consiglio dei ministri, nel corso del convegno ‘Tuttolavoro’, svoltosi di recente nella sede milanese del ‘Sole 24 Ore’. Patriarca, ammettendo che “si sta ancora lavorando alla piattaforma informatica che dovrà gestire il tutto”, ha sottolineato come la percentuale massima dell’Anticipo finanziario a garanzia pensionistica che potrà essere chiesta oscillerà da un minimo del 75 a un massimo del 90% in relazione alla durata dell’anticipo e l’importo minimo dovrà essere di almeno 150 euro.

Pensione anticipata, cos’è e come fare domanda

Il consigliere ha ricordato anche come l’Ape non sia un anticipo pensionistico: non si va prima in pensione in poche parole, ma si ottiene un reddito ponte da 63 anni fino alla maturazione del requisito anagrafico per l’assegno previdenziale di vecchiaia. Anticipo che poi sarà restituito in rate mensili per 20 anni a partire dalla decorrenza della pensione vera e propria. Oltre a sapere che l’importo minimo sarà di 150 euro, ora si sa anche che esiste un limite massimo di quanto si può ottenere a seconda di quanto prima di andare in pensione si chiede l’Ape. Il ritardo nei tempi per l’Ape volontaria potrebbe essere comunque contenuto in circa 15 giorni, ha riferito Marco Leonardi, consigliere economico della presidenza del Consiglio dei ministri, durante ‘Tuttolavoro’, tirando in ballo i tempi dell’iter burocratico e della costituzione di una piattaforma elettronica dove fare la richiesta. Dal canto suo il presidente dell’Inps, Tito Boeri, a margine di un convegno sulle pensioni dei millennials ha sottolineato come l’Istituto abbia “fatto tutto quello che dovevamo fare. Abbiamo preparato tutto compresi gli applicativi e il simulatore ma fino a quando non ci sarà un Dpcm non possiamo operare”.

Commercialisti

NODI SU BONUS LAVORO SUD

Ancora una “falsa partenza” per il bonus occupazione al Sud. A denunciarlo l’Associazione nazionale dei commercialisti (Anc), sottolineando che, “dopo aver atteso oltre due mesi affinché l’Inps mettesse a disposizione la procedura telematica per la prenotazione del Bonus occupazione Sud, i datori di lavoro beneficiari dell’incentivo, decorrente dal primo gennaio 2017, hanno avuto un’amara sorpresa: la prima elaborazione massiva delle richieste avanzate dal 15/3 al 30/3”, infatti, “ha generato la bocciatura ingiustificata di circa il 60% delle istanze (una stima per difetto sulla base di un breve sondaggio tra gli iscritti Anc), a seguito della verifica dello status di disoccupazione del lavoratore”. Secondo il sindacato dei professionisti, “il malfunzionamento del sistema trova conferma nella comunicazione dell’Inps del 7 aprile, con la quale l’Istituto ha dovuto

ammettere il riscontro di ‘alcune anomalie in sede di verifica delle informazioni concernenti lo stato di disoccupazione’, affermando che si procederà ad un riesame, senza tuttavia precisare modalità e tempistica”. L’Anc, pertanto, evidenzia “un disservizio le cui conseguenze, ancora una volta, penalizzano imprese e professionisti: a distanza di quasi 4 mesi dall’avvio dell’agevolazione, moltissime aziende, e con loro i professionisti che le assistono, si trovano in uno stato di impedimento ‘sine die’, che non consente loro di godere delle agevolazioni previste dal Legislatore, costringendole a versare contribuzioni non dovute”. Perciò, i commercialisti chiedono che “si intervenga con urgenza, senza che ciò determini ulteriori adempimenti in capo agli intermediari e ai datori di lavoro”.

Unioncamere

BOOM AMBULANTI STRANIERI

Boom di ambulanti stranieri in Italia, +30% in quattro anni. E’ Napoli la capitale delle bancarelle. Ma mentre i mercatini spopolano i negozi tradizionali perdono terreno. E’ quanto emerge dalla fotografia scattata da Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle Imprese, secondo cui tra il 2012 e il 2016 la crescita dell’imprenditoria straniera (+24 mila imprese) è stata determinante per il bilancio del commercio ambulante che si è chiuso con un saldo positivo di 15.000 unità (+8,3%), portando a quasi 195mila il numero complessivo delle imprese del settore. Positivo, ma meno significativo in termini assoluti, il contributo delle imprese di giovani under 35. I giovani in più, sbarcati nei mercatini negli ultimi quattro anni, sono stati circa 1.800 (+5,3% la crescita della componente under 35 nel periodo), mentre sostanzialmente fermo è risultato il bilancio delle imprenditrici (+0,2% nei cinque anni). Allo slancio degli ambulanti ha fatto da sfondo una riduzione, per quanto lieve, delle attività commerciali svolte nei tradizionali negozi. Complice la prolungata crisi e, più in particolare, il ristagno dei consumi, le attività commerciali al dettaglio con sede fissa sono calate tra il 2012 e il 2016 di circa 3mila unità (pari allo 0,3% in meno nel periodo). Non è un caso, infatti, che le attività ambulanti abbiano registrato variazioni percentuali più importanti al Sud. A Napoli, Reggio Calabria, Pescara e Catanzaro per il commercio itinerante si contano aumenti superiori al 20% nell’arco dell’intero periodo considerato. Tuttavia, anche in due grandi province del nord e del centro come Milano e Roma, la variazione di attività ambulanti nel quadriennio è molto elevata, rispettivamente +34% e +22%. E’ il settore dei tessuti e articoli di abbigliamento il protagonista tra le bancarelle. A questo settore, a fine dicembre dello scorso anno, facevano capo 51.646 imprese ambulanti (il 27% del totale), cresciute di oltre 3mila unità (+6,6%) negli ultimi quattro anni. Con riferimento alle sole imprese individuali, la nazionalità in maggiore espansione negli ultimi quattro anni è il Bangladesh (6.659 ambulanti in più e 15.213 imprese in totale) che, insieme al Senegal (+2.257), condivide il secondo posto per rappresentatività nel commercio ambulante (entrambi con il 15% sul totale). Ma la leadership delle bancarelle resta tuttavia saldamente in mano ai marocchini con 40.189 ambulanti (il 39% del totale del comparto), anch’essi cresciuti in modo significativo nel periodo esaminato (+14%).

Carlo Pareto

Inps. Sgravi per l’Edilizia nel 2016 e novità sul ‘Pacchetto pensioni’

Inps

RIDUZIONE CONTRIBUTIVA NEL SETTORE DELL’EDILIZIA PER L’ANNO 2016

E’ previsto dall’articolo 29 del decreto legge 23 giugno 1995 n. 244 e dalle sue successive integrazioni, che entro il 31 luglio di ogni anno il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali confermi o ridetermini la misura dello sgravio contributivo nel settore dell’edilizia, mediante decreto assunto di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze. La normativa prevede, che decorsi 30 giorni dal 31 luglio e sino all’adozione del decreto si applichi la riduzione già determinata per l’anno precedente, salvo conguaglio.

Poiché nel periodo suddetto il decreto non è intervenuto, dal 1° settembre 2016 le aziende possono inoltrare l’istanza per accedere al beneficio nella misura fissata per il 2015, pari al 11,50%.
Il Messaggio n. 3358 del 10 agosto 2016 ricorda che hanno diritto all’agevolazione contributiva i datori di lavoro classificati nel settore industria con determinati codici statistici contributivi e ne sono escluse le attività edili che curano le opere di installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori simili, contraddistinte da codici non autorizzati. Lo sgravio fiscale è applicabile per i periodi di paga da gennaio a dicembre 2016. Le domande finalizzate all’applicazione della riduzione contributiva nel settore dell’edilizia relativamente all’anno 2016 devono essere inviate esclusivamente in via telematica avvalendosi del modulo “
Rid-Edil”, disponibile all’interno del cassetto previdenziale aziende, nella sezione “comunicazioni on-line”, funzionalità “invio nuova comunicazione”.

Ammortizzatori in deroga settore pesca

LIQUIDAZIONE ISTANZE RIFERITE A PERIODI DI COMPETENZA 2015

La Legge di Stabilità 2016 ha previsto, che nell’ambito delle risorse del Fondo sociale per l’occupazione e formazione, è assegnata la somma di 18 milioni di euro al finanziamento della cassa integrazione guadagni in deroga per il settore pesca. Il decreto interministeriale n. 1600069 del 5 agosto 2016 ha disposto l’assegnazione della suddetta somma al finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, tenendo conto, fino ad esaurimento delle risorse assegnate, delle istanze riferite alla annualità 2015 e presentate entro e non oltre il 25 gennaio 2016. Con il Messaggio n. 3357 del 10 agosto 2016 l’Inps ha fornito ulteriori chiarimenti relativi ai presupposti della prestazione. l’Istituto procederà alla liquidazione delle istanze riferite al 2015 secondo le indicazioni e le disposizioni fornite con la precedente comunicazione interna (Msg n. 5313 del 13 agosto 2015). Per l’annualità 2016, saranno con una successiva circolare, diramate ulteriori indicazioni.

Intervento pensioni

POTREBBERO SERVIRE DA 2 A 2,6 MLD

L’intervento per riconoscere uno scivolo ai precoci, cioè a coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni, avrebbe costi stimati che oscillano tra 1,2 e 1,8 miliardi a regime (dopo i 10 anni). Questa è una delle possibili voci del ‘pacchetto pensioni’.

Il riconoscimento di un bonus di 4 mesi per ogni anno di contribuzione prima dei 18 anni di età (a partire da 14) avrebbe infatti un valore tra 1,5 e 1,8 miliardi, sempre a regime. Riducendo il bonus a 3 mesi si andrebbe da 1,2 a 1,4 miliardi. Sarebbe di 60-67mila la platea annua degli interessati.

Raddoppiare la platea dei pensionati a cui riconoscere la quattordicesima costerebbe invece 800 milioni l’anno. Secondo quanto si apprende sarebbe questa la cifra per portare i beneficiari da 1,2 milioni a 2,4 milioni di persone (over64). Anche questa ipotesi fa parte del ‘pacchetto pensioni’ insieme ad altre iniziative. L’obiettivo sarebbe quello di accrescere il potere d’acquisto dei pensionati con assegni bassi.

La cosiddetta ricongiunzione gratuita, cioè mettere in fila i contributi versati per la pensione in diverse gestioni, costerebbe 500 milioni a regime (dopo i 10 anni). La cifra stimata, secondo quanto si apprende, includerebbe anche il riscatto della laurea (senza la spesa si abbasserebbe a 440 milioni). Nel primo anno di attivazione il costo sarebbe pari a 87 milioni di euro.

Il costo dell’Ape, l’anticipo pensionistico tramite prestito, varierebbe tra i 600 e i 700 milioni di euro, una spesa destinata soprattutto a coprire le detrazioni per le categorie più svantaggiare, come i disoccupati. E’ quanto è trapelato sulle cifre stimate per intervenire sulle pensioni, rendendo flessibile l’uscita. Circa 50 milioni di euro sul totale servirebbero a finanziare la gestione dell’operazione Ape, la cui regia sarebbe affidata all’Inps.

Favorire inoltre il pensionamento di chi ha svolto lavori usuranti determinerebbe una spesa di 72 milioni di euro a regime (20 milioni il primo anno), nell’ipotesi che fa leva sull’adeguamento alla speranza di vita. In base alle voci al riguardo circolate è questo il budget per dare seguito a una delle possibili voci del ‘pacchetto pensioni’.

Rinnovi P.A.

SERVONO 7 MLD IN TRE ANNI

In vista della stagione autunnale, torna a scaldarsi la partita del rinnovo contrattuale per i circa 3,2 milioni di dipendenti pubblici, bloccato da sette anni. Pur tra la tagliola dell’equilibrio dei conti pubblici e la scure della ‘non crescita’, per un rinnovo triennale servono a regime 7 miliardi di euro: ”questa è la cifra che il Governo deve mettere sul piatto della bilancia, diversamente sarebbe ragionare sul nulla” ha avvertito Nicola Turco, segretario generale Uilpa. D’altra parte i dipendenti pubblici scontano un arretramento salariale che non ha uguali, ha osservato Maurizio Bernava, segretario confederale della Cisl, ”pur con forti differenze tra i vari comparti, ogni lavoratore pubblico ha perso dal 2008 una media di 2.500 euro lordi l’anno, pari a 150 euro netti al mese, circa 220-230 euro lordi”. ”Che le risorse, a legislazione vigente, ci siano non è un mistero – ha proseguito Turco – lo ribadiamo: agire sulla politica dei bonus, sulle consulenze esterne nella P.A., sulla reinternalizzazione dei servizi, sul sistema degli appalti e degli acquisti e restituire anche ai lavoratori il frutto del lavoro compiuto con la lotta all’evasione fiscale”. E le notizie sulla frenata del Pil non “possono fare da apripista – ha sottolineato Uilpa – a nuove fumate nere sulla disponibilità delle risorse necessarie alla ripresa della contrattazione, perché ciò genererebbe una frattura insanabile, rendendo inevitabile l’apertura di un grave conflitto, che nessuno vuole in quanto dannoso per tutti, a iniziare dalla funzionalità del servizio pubblico e dalle esigenze della collettività”. ”Il pubblico impiego è l’unico settore che ha subito dal 2008 un arretramento salariale, pari a una media del 13-15% in busta paga. E’ la prima volta che accade” ha detto Bernava, responsabile Cisl del pubblico impiego, convinto che ”sarebbe un grave errore bloccare i contratti a vita. Al contrario, il governo deve fare uno sforzo sulle risorse, i 300 milioni messi sul piatto sono pochissimi, a fronte dell’introduzione di tutti gli elementi di innovazione contrattuale. Nessuno qui vuole aumenti a pioggia”. In vista della ripresa del confronto con l’Aran, previsto per la prima decade di settembre, dopo le ‘aperture’ da parte del governo, ”un segnale diverso sarebbe importantissimo – ha concluso Bernava – anche sul piano della spinta ai consumi”. Intanto, l’associazione dei consumatori Codacons ha annunciato una classaction per compensare il mancato adeguamento economico subito dai 3,2 milioni di dipendenti pubblici: 10.400 euro a testa, per il periodo tra il 1 gennaio 2010 e il 30 luglio 2015, ”oltre 33 miliardi da restituire a 3,2 milioni di lavoratori” ha argomentato annunciando il ricorso collettivo al Tar del Lazio, e ricordando la sentenza n. 178 del 24 giugno 2015 della Corte Costituzionale sull’illegittimità del regime di blocco del rinnovo della contrattazione collettiva per il personale pubblico dipendente (Legge n. 122/2010). Illegittimità limitata però al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa, ossia dal 30 luglio 2015. “A distanza di oltre un anno dall’esecutività della sentenza, nulla è stato fatto – ha denunciato il Codacons – e milioni di pubblici dipendenti attendono ancora il rinnovo del contratto”.

Unioncamere – Infocamere

2.500 ARTGIANE IN PIU’ SECONDO TRIMESTRE

Oltre 2.500 imprese artigiane in più in Italia nel secondo trimestre dell’anno: tra aprile e giugno lo stock delle imprese è aumentato di 2.520 unità, pari ad un tasso di crescita dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e in miglioramento rispetto al corrispondente periodo degli ultimi tre anni. A fronte di questo risultato, il secondo trimestre del 2016 si segnala, però, come quello meno brillante in assoluto per numero di imprese nate (22.677) negli ultimi dieci anni.

Solo il concomitante ‘record’ delle minori cancellazioni del decennio (20.157) ha reso possibile il saldo positivo, un dato che fa sperare nel proseguimento della ricostruzione del tessuto imprenditoriale artigiano. Questi i dati salienti dell’analisi di Unioncamere e InfoCamere condotta sulla base dei dati del registro delle imprese delle Camere di commercio, relativamente alle imprese artigiane nel secondo trimestre dell’anno.

Carlo Pareto

l’Italia, primi per corruzione

Corruzione-Italia-primatoNeanche a farlo apposta. All’indomani del caso scoppiato a Roma che ha coinvolto nomi eccellenti dell’amministrazione capitolina e dintorni, arrivano i dati sulla corruzione da cui emerge che l’Italia scala la classifica di tutta Europa. È quanto emerge dal ventesimo rapporto di Transparency International sull’indice di corruzione percepita in 174 paesi del mondo. L’Italia si classifica al 69° posto come nel 2013. Sullo stesso gradino troviamo la Romania, la Grecia e la Bulgaria. I paesi meno corrotti sono Danimarca, Nuova Zelanda e Finlandia. All’ultimo posto tra quelli meno virtuosi, la Somalia e Corea del Nord precedute da Sudan e Afghanistan. Vette che fortunatamente ancora non raggiungiamo. Continua a leggere

Dall’immigrazione nuove imprese e lavoro per tutti

Yogurt-BarikamàIl Centro Studi e Ricerche IDOS, in collaborazione con Unioncamere, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e Piccola Media Impresa, Camere di Commercio Industria e Artigianato di Roma ha redatto il Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2014. Il supporto di MoneyGram e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni hanno completato lo studio analitico. Continua a leggere

L’agricoltura soffre,
l’industria alimentare cresce

Agroalimentare-ItaliaIl report di Unioncamere conferma il trend negativo degli ultimi anni, in particolare nel triennio 2011-2013. L’agricoltura fatica nel Nord-Est mentre cresce il Centro-Sud. L’agroalimentare italiano vive un periodo tutt’altro che prospero. È da distinguere però il settore agricolo, in crisi, e industria alimentare, entrata in un trend positivo. Il primo semestre 2014 ha confermato che circa il 4% di aziende agricole ha chiuso i battenti rispetto a due anni fa. Continua a leggere