Morto Khalil Altoubat
un uomo di pace

khalilLe Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), l’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI) e il Movimento Internazionale “Uniti per Unire”, esprimono il loro dolore profondo per la scomparsa di Khalil Altoubat, consigliere politico del Presidente palestinese Abu Mazen, consigliere diplomatico di AMSI, Co-mai e Uniti per Unire, Vice Presidente dell’Unione Medica Euro Mediterranea-UMEM, membro del Consiglio per le relazioni con l’islam italiano del Ministero dell’Interno.

“La sua positività, la sua grande generosità e professionalità, che han sempre caratterizzato il suo operato, lasceranno in noi una traccia indelebile. Addio Khalil”, dichiara addolorato Foad Aodi, Presidente di AMSI, Co-mai e Uniti per Unire, dando a tutti comunicazione che sarà possibile salutare Khalil domani, 22 giugno, dalle ore 10.00 alle ore 11.30 alla camera mortuaria dell’Ospedale Gemelli, e dopo le 12.00 alla Grande Moschea di Roma. Successivamente il suo corpo sarà accompagnato in aeroporto per arrivare in Giordania, dove sarà sepolto.

Aodi ringrazia sinceramente, per le loro condoglianze in segno di affetto e di stima verso Khalil: il Ministro dell’Interno Marco Minniti; il capo gabinetto del Ministero dell’Interno, Mario Morconi; il Prefetto di Milano Luciana Lamorgese; il Vice Prefetto del Ministero dell’Interno, Dr. Maurizio Valiante, il Coordinatore del Consiglio per i Rapporti con l’Islam del Ministero dell’Interno, Prof. Paolo Naso, le ambasciate ,le comunità arabe e islamiche in Italia e i membri del Comitato #Cristianinmoschea. Un sincero ringraziamento è rivolto anche all’ambasciatrice di Palestina in Italia, Mai Al Kaila, a tutti i membri dell’Ambasciata e della Comunità palestinese in Italia e tutti gli amici comuni, italiani, arabi e di origine straniera che hanno trasmesso alle Co-mai i loro messaggi toccanti.
Chi scrive aveva conosciuto Khalil a gennaio scorso, durante la visita a Roma di Abu Mazen, esattamente all’inaugurazione, vicino San Pietro, dell’ Ambasciata palestinese preso la . Sede ( per la cui apertura, Altoubat s’era parecchio attivato, incontrando personalmente, in quei giorni, il Pontefice). Rimanendo colpito dalla sua carica di solare dinamismo: mai disgiunta, però, dalla consapevolezza dei gravi problemi che continuano ad attanagliare il Medio Oriente. Ciao, Khalil, ti auguriamo davvero d’ incontrare, di là, Nemer Ammad, Ytzhak Rabin, Hilarion Capucci, Shimon Peres,Yasser Arafat, Bettino Craxi, Giorgio La Pira: tutti gli uomini che hanno sinceramente creduto ( e combattuto) nella sfida per riportare pace e giustizia in Israele e Palestina.

Fabrizio Federici

OMeGA. Una regata per
la pace nel Mediterraneo

Relatori-Convegno-Omega-2Diffondere la conoscenza del Mediterraneo sotto ogni possibile angolazione, anzitutto organizzando incontri di studio, seminari, attività congressuali; poi, attuare un programma pluriennale di “eventi d’ incontro”, con l’esecuzione di brevi regate d’altura non agonistiche, con le quali collegare porti italiani con porti mediterranei, per lo sviluppo del dialogo interculturale e interreligioso. Questi gli obbiettivi principali di “OMeGA”, Osservatorio Mediterraneo di Geopolitica e Antropologia: associazione culturale (apolitica, apartitica, aconfessionale, contraria a qualsiasi discriminazione) che presso il Circolo della Marina, in Viale Tor di Quinto a Roma, ha presentato, in un incontro con la stampa, il progetto “Rotte mediterranee”, e in particolare la prima delle regate previste, “Lungo le rotte del corallo”.

“Un evento – ha spiegato l’ammiraglio Enrico La Rosa, presidente dell’associazione e coordinatore dell’ iniziativa – organizzato appunto da OMeGA insieme alla Fondazione di Sardegna e al Circolo romano sottufficiali di Marina. Col patrocinio di ICE- Italian Trade Agency (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), UNIMED, Unione delle Università del Mediterraneo, Circolo canottieri di Cagliari, Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in italia, AMSI, Associazione Medici d’origine Straniera in Italia,UMEM, Unione Medica Euromediterranea, movimento internazionale “Uniti per Unire”, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Ordine dei Giornalisti del Lazio e altre importanti realtà. Una regata vela/motore che avverrà dal 3 al 12 luglio prossimi, sulla rotta Cagliari-Annaba (Algeria)- Biserta (Tunisia)- Cagliari”. “Durante gli scali – ha aggiunto Aldo Andrenelli, ufficiale di Marina emerito, designato “Commodoro” della flottiglia – organizzeremo convegni su vari temi: ad Annaba sull’attuale stallo del dialogo intermediterraneo, a Biserta sull’ ulivo come simbolo di pace e unità, e sull’ olio come volano di sviluppo economico, culturale e scientifico”. “Nonché ingrediente essenziale della dieta mediterranea; il tutto – sottolinea Leopoldo Sposato, dirigente dell’ ICE-ITA – per rafforzare i canali di confronto e cooperazione tra i Paesi del Nord e del Sud Mediterraneo, e portare un messaggio di dialogo e di convivenza pacifica” (iscrizioni entro la prima decade di giugno, scrivendo a omega.criticitamediterranee@gmail.com ).

“Per rilanciare il dialogo euromediterraneo- ha sottolineato Luca Attanasio, giornaljsta, moderatore della seconda parte dell’incontro, dedicata al dibattito sui temi geopolitici e culturali – mi sembra giusto ripartire dalle parole d’un maestro di pace come Giorgio La Pira. Che tanti anni fa, prima del Concilio, definiva il Mediterraneo “Un grande Lago di Tiberiade”: Gesù attraversò più volte questo lago per avviare scambi culturali, religiosi, economici coi popoli dell’altra sponda; nello stesso spirito dovrà muoversi questa regata”. “Come Co-mai, AMSI , UMEM e Uniti per Unire”, ha detto Foad Aodi, medico fisiatra, fondatore di queste 3 associazioni, “porteremo senz’altro il nostro contributo. Con quello stesso spirito con cui l’estate scorsa, dopo i terribili attentati di Nizza e altre città europee, organizzammo, per rilanciare il dialogo interculturale e interreligioso, “#Musulmaninchiesa”(il 31 luglio), e poi (l’11-12 settembre, con la partecipazione di 3 milioni di persone in tutta Italia) #Cristianinmoschea”: iniziativa poi evolutasi, a fine anno, nella Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa. Tutte iniziative che han contribuito maggiormente alla serenità della convivenza in italia tra le diverse culture e religioni: garantendo, da un lato, un alto livello di prevenzione e sicurezza, e, dall’altro, politiche d’integrazione efficienti, nel quadro d’un’ Europa a due velocità”.

“Il dialogo interculturale e interreligioso è doveroso”, ha precisato Mario Boffo, ambasciatore emerito, già Capomissione diplomatica in Yemen e Arabia Saudita. “Purchè, da un lato, si rispetti il principio fondamentale che ognuno ha diritto di professare liberamente la sua fede; dall’altro, l’ esigenza – ribadita dalla recentissima sentenza della Cassazione – che gli immigrati decisi a vivere nel mondo occidentale si conformino alle norme giuridiche e ai valori della società in cui intendono stabilirsi: questo non per non rispettare le libertà religiose e culturali, ma in considerazione della sicurezza pubblica come bene superiore da tutelare”. “Se si continua a non affrontare seriamente il problema immigrazione, comunque”, ha ribadito Germano Dottori, docente di Studi strategici presso la “LUISS-Guido Carli”, a lungo andare in italia rischiamo lo sconquasso sociale, e l’ascesa di movimenti di destra estrema, sul tipo di Alba Dorata in Grecia”.
“Su questi terreni, però”, hanno rimarcato, in chiusura, Foad Aodi e Luca Attanasio, rispondendo alle domande dei partecipanti, tra cui numerosi giornalisti, “uno dei principali problemi da affrontare è la qualità dell’ informazione, il più delle volte cattiva e fuorviante. Il problema immigrazione in Italia c’è senz’altro, ma non va sopravvalutato nè esasperato: i dati ufficiali parlano chiaro, gli immigrati comunque in Italia rappresentano, oggi, solo l’8% della popolazione, e la comunità religiosa piu’ consistente è sempre quella cristiana. Parlare di invasione islamica, allora – come fanno, irresponsabilmente, certe forze politiche – è davvero fuorviante.
“I nostri movimenti – conclude Aodi – continuano il loro impegno con OMeGA e altre confederazioni a livello internazionale, affinché non fallisca il multiculturalismo in Italia: come invece è fallito in Germania, Francia, Olanda, Belgio, Inghilterra. Questo perché, in quei Paesi,i governanti non hanno coinvolto le comunità e associazioni d’ origine straniera nelle iniziative delle società che li ospitavano, non è stata fatta politica di prevenzione a favore della sicurezza. Si sono creati, invece, tanti ghetti senza la presenza dei cittadini di altre nazionalità; né si è riusciti a organizzare corsi di lingue, di cultura e legislazione, molto importanti per combattere la radicalizzazione giovanile e quella “zona grigia” che, spesso, fa da incubatrice al terrorismo. Mentre non si è saputo condurre la lotta all’immigrazione irregolare e alla disoccupazione giovanile, che è diventata ormai una piaga mondiale”.

Fabrizio Federici

Un manifesto per l’integrazione in Europa

velo“No all’interpretazione “fai da te” dell’Islam, che equivale a fare il gioco dell’estremismo e del populismo, e no all’imposizione di obblighi (che nell’islam vanificano il senso e il valore dell’azione compiuta, azione che non è frutto d’una libera scelta). Sì, alla libertà di scelta, anche per quanto riguarda il velo”. Non usa mezzi termini, Foad Aodi, medico fisiatra, Presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Fondatore di Cristianinmoschea, la Confederazione Internazionale laica interreligiosa lanciata, dopo i sanguinosi attentati dell’estate scorsa, con l’evento Musulmaninchiesa, partecipazione di migliaia di musulmani, in tutta Italia, alle funzioni religiose cattoliche (e la simmetrica presenza, l’11-12 settembre, di migliaia di cristiani nelle moschee italiane). I recenti episodi di cronaca (Bologna, Pavia, vicinanze di Napoli, ecc…), generati da reazioni eccessive all’interno di famiglie d’immigrati musulmani, da parte di genitori e mariti, nei confronti di comportamenti di figli e mogli a loro giudizio non conformi ai valori tradizionali islamici – episodi di cui lasciamo a chi di dovere di chiarire i motivi e le esatte modalità – risultano paradigmatici dei comportamenti delle ultime generazioni di immigrati musulmani in Italia ed in Europa.

Proprio su questi temi (composizione sociale degli immigrati in Italia e uso del velo), Co-mai, il movimento “Uniti per Unire” e la Confederazione internazionale Cristianinmoschea presentano le loro statistiche, e avanzano proposte concrete: “Dagli anni ’60 sino alla caduta del Muro di Berlino dell’89-’90”, spiega Aodi, “la prima fase dell’immigrazione extracomunitaria in Italia vedeva una forte presenza di studenti da Paesi arabi, nord e centroafricani, ai quali si aggiungevano gli studenti provenienti da altri Paesi (Somalia, Iran, Grecia e Israele). Il 40% circa di questi è rimasto in Italia dopo la laurea, ha messo su famiglia unendosi spesso con italiani, e ha dato origine a una seconda e, in alcuni casi, anche terza generazione, senza particolari problemi d’integrazione. La seconda fase dell’immigrazione, iniziata dopo l’89, e il conflitto jugoslavo del ’91-’95 e la caduta del muro di Berlino , ha visto arrivare soprattutto immigrati dall’Est europeo post comunista (tra i quali, comunque, anche molti musulmani, da Albania, Kosovo, Bosnia-Erzegovina): si trattava di gente più anziana (età media 35-40 anni), soprattutto lavoratori, con problemi diversi da quelli della prima fase, e con maggiori difficoltà d’ integrazione. Infine, con le “Primavere arabe”, e i loro sogni e delusioni, dal 2011 in poi è iniziata la terza fase dell’immigrazione: c’è un forte afflusso di immigrati in fuga da quei Paesi (dalla Tunisia e dall’area inclusa tra penisola arabica e Golfo Persico), per la maggior parte richiedenti asilo. In quest’ ultima fase sono nati i maggiori problemi d’integrazione: diverse di queste famiglie (almeno dal 5% al 7% circa) tendono a ripiegarsi su se stesse, a cercare nei valori tradizionali e nelle usanze dei Paesi d’origine un conforto ai problemi quotidiani. Ecco allora che in alcune di queste famiglie, con genitori il più delle volte over 50, non laureati e d’ estrazione più umile, prevalentemente contadina, possono verificarsi maggiormente i fenomeni del “Padre-padrone”, della madre succube del marito e dei figli. Sono soprattutto le donne a subire imposizioni (come appunto quella del velo): e nel 50% circa di queste famiglie, i figli hanno spesso difficoltà nel processo di alfabetizzazione, e si registra un tasso d’abbandono scolastico che supera il 50%”.

“Venendo alle proposte costruttive, come Co-mai, Uniti per Unire e #Cristianinmoschea”, prosegue Ail presidente Aodi, “basandoci anzitutto sull’esperienza degli ultimi 16 anni di apertura degli sportelli d’ascolto in varie Regioni d’Italia, come AMSI, Associazione Medici d’Origine Straniera in Italia, Co-mai, e Movimento – per il dialogo interculturale e interreligioso- “Uniti per Unire”, e del quotidiano dialogo con le persone, proponiamo una serie di obiettivi, riassunti nel “Manifesto per la conoscenza e l’integrazione in Europa ” della Co-mai e di #Cristianinmoschea:

– No alle interpretazioni personali del’ Islam, che tendono a sfociare poi nei divieti assoluti(per il Corano, l’uso del velo non è obbligatorio, è una libera scelta);
– Sì alla possibilità, per ogni persona, d’essere sempre identificata , nel rispetto delle leggi italiane ( vedi anzitutto il Testo unico di Pubblica Sicurezza, in gran parte ancora in vigore, del 1931, N.d.R.), specialmente quando si accede a strutture sanitarie;
– No alle strumentalizzazioni della questione-velo, con cattiva informazione ;
– Verificare sempre le notizie, prima di metterle sui media per non alimentare ulteriormente l’islamofobia;
-Si alla buona Informazione per l’interesse di tutti;
– Sì ad una legge europea sull’immigrazione, che tuteli precisamente diritti e doveri degli immigrati, nel rispetto delle leggi dei Paesi ospitanti e nel rispetto reciproco tra immigrati e cittadini dei singoli Paesi, sul piano anzitutto culturale e religioso;
– No al multiculturalismo “fai da te”, demagogico e approssimativo, fallito in tanti Paesi europei (Germania, Francia , Belgio, Olanda, Inghilterra);
– Sì invece a multiculturalismo e politiche d’integrazione programmate, nelle scuole e nei posti di lavoro, in Italia e in Europa;
– No alle moschee e agli imam “fai da te”, sì a soluzioni precise concordate con Stato ed enti locali, e alle preghiere del venerdì anche’ in lingua italiana; No a ghetti e “bainlieue” fatti di soli immigrati;
– Sì all’inserimento degli immigrati nella società del Paese ospitante, con la necessità d’apprendere lingua, storia, diritto e cultura di quest’ultimo;
– Sì alla cittadinanza italiana temperata, ai figli degli immigrati e della seconda generazione;
-No,infine, a quanti (istituti, associazioni, personaggi vari, sia musulmani che convertiti all’ islam, ecc..) si autoproclamano improvvisamente voce o rappresentanti dell’ islam italiano; la rappresentatività va conquistata dal popolo e non nominata o delegata da terzi.

Vogliamo ricordare, in ultimo, che l’80% dei 2 milioni circa di musulmani italiani è decisamente laico: a Co-mai e #Cristianinmoschea aderiscono associazioni, federazioni, comunità, centri culturali e membri del Consiglio supremo dell’Islam italiano che rappresentano il 95% degli arabi in Italia , l’80 per cento dei musulmani italiani e l’ 80% delle comunità d’ origine straniera in Italia. Nessuno tra loro ha mai parlato di obbligo del velo, né d’imporre le leggi islamiche, la sharia, in Italia o negli altri Paesi dell’Occidente”.
Nicola Lofoco, giornalista, collaboratore di Co-mai, e autore d’un saggio proprio sulla “questione velo”, “Quel velo sul tuo volto” (Les flaneurs ed., 2016) , precisa invece che “alcuni recenti”casi esplosi a proposito dell’ utilizzo del velo non sono da ricondursi alla religione islamica, ma esclusivamente alle tradizioni culturali e familiari del Paese originario dei genitori delle ragazze in questione: sono problemi, insomma, da ricondurre solo alle usanze delle donne dell’area, diciamo, chiamata in causa”. “La libertà delle donne – aggiunge Elena Rossi, coordinatrice dipartimento donne di Uniti per Unire e portavoce di #Cristianinmoschea – si misura nella consapevolezza, nel rispetto e nella tutela dei loro diritti fondamentali; nella facoltà di scegliere, di aprirsi alla conoscenza ed istruirsi. L’appello che vogliamo rivolgere a tutte le donne, a prescindere dal loro Paese d’origine, dalla loro cultura o religione, è di essere le fiere portatrici di questo messaggio di pace e di libertà. Un messaggio che vale per tutte le madri e le figlie, per tutte le sorelle del mondo”.
“Nessuno può obbligare una ragazza a portare il velo”, ricorda Rami Badia, coordinatrice della commissione Donne della Co-mai: “nell’Islam, esiste la libertà di scelta”. “Da giovane ragazza italiana d’origine araba”, aggiunge Habiba Manaa, Coordinatrice del dipartimento Gioventù e Seconda generazione della Co-mai, “ricordo che il velo non dev’essere assolutamente un obbligo. Portarlo deve essere sempre una scelta: cosa che permette, da un lato, di rispettarlo, dall’altro di non alimentare facili islamofobie. Il primo passo per l’integrazione è rispettare e comprendere le scelte altrui: questo, anche proprio per essere un vero musulmano”.

Vista la drammatica situazione internazionale degli ultimi giorni, col nuovo stillicidio d’attentati (Svezia ed Egitto), e i nuovi, preoccupanti “venti di guerra” (dalla Siria al Pacifico), due sono gli appelli che lancia il presidente Aodi. “Il primo, ai nostri amici cristiani in Medio oriente e in Africa: rimanete in Palestina, Egitto, Siria, Iraq, Libano, Giordania e in tutti i Paesi mediterranei ed africani, insieme sconfiggeremo il terrorismo: lasciare i nostri Paesi sarebbe una vittoria per il terrorismo cieco e disumano”.
Il secondo al mondo islamico, sia religioso che laico, in Italia e in occidente:#Musulmanielaicieuropei-Unitevi. “Unitevi a noi per combattere quella che sta diventando sempre più una guerra alle religioni, lasciando alle spalle le divisioni interne ed esterne e i problemi di rappresentatività, le ideologie politiche, l’ islam politico, le influenze politiche di alcuni Paesi e delle loro Ambasciate. Chiediamo di tralasciare certe scorciatoie per essere accreditati come rappresentanti dei musulmani da parte di ministeri, enti, consulte, diplomatici, giornali, politici nominati di turno o partiti politici. Tutti questi sono elementi che sino adesso hanno diviso il mondo islamico in Italia: sinché esisteranno, il mondo musulmano in Italia e in Europa non sarà mai unito, non avrà mai un’ unica voce”.
Infine, Aodi si rivolge a Papa Francesco, pregandolo di confermare la sua visita in Egitto, in programma a fine aprile: “Per come lo conosciamo, sappiamo che questo Papa non ha paura; il suo coraggio è un faro per tutti noi. Papa Francesco è diventato un idolo per il mondo arabo e islamico e da lui ci attendiamo che chieda fortemente ad Onu e UE di difendere noi musulmani e di difendere anche i nostri amici cristiani in Medio Oriente e in Africa”.

Fabrizio Federici

“Dialogo e cooperazione. Siamo con Trudeau”

trudeauSe proseguono le polemiche legate al “muslim ban”, il provvedimento – voluto dal nuovo Presidente americano Trump – che ha incontrato l’opposizione dei giudici federali di diversi Stati, primo fra tutti quello di Seattle (Illinois), James Robart, che ne ha bloccato l’applicazione ripristinando oltre 60.000 visti revocati, il Canada continua a tendere la mano a migranti e rifugiati, “proseguendo la sua politica di accoglienza”.

L’ha ribadito a Trump il primo Ministro canadese Justin Trudeau, nel corso della conferenza svoltasi il 14 febbraio alla Casa Bianca: dove ad emergere, oltre alla reciproca volontà di rafforzare la cooperazione economica, è stata la posizione antitetica delle due parti in gioco, proprio nei confronti dell’immigrazione. Nella stessa occasione, infatti, Trump ha difeso la caccia agli immigrati ancora in corso nel Paese ad opera delle forze dell’ordine: che avrebbe portato, secondo la stampa, a oltre 600 arresti.

“Siamo con Trudeau e con tutti i Paesi che difendono la democrazia e la cittadinanza globale”, dichiara Foad Aodi, medico fisiatra, presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), del Movimento Internazionale “Uniti per Unire” e dell’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI). “La risposta ai muri costruiti nei confronti degli immigrati sta nello sviluppo di nuove realtà che dall’Italia diventino portatrici di dialogo interculturale e interreligioso, e di cooperazione socio-sanitaria”.

“Coi nostri movimenti abbiamo istituito la Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa (C.I.L.I.), denominata Cristianinmoschea”,  prosegue Aodi : “che unisce uomini e donne e numerose realtà delle varie religioni e laiche, per costruire ponti di dialogo e pace contro il terrorismo e le strumentalizzazioni del mondo arabo e musulmano. Adesso ci prepariamo a rendere operativa anche la Confederazione internazionale dell’Unione Medica Euromediterranea – UMEM, i cui membri provengono già da 50 Paesi Euromediterranei, per favorire l’internazionalizzazione della sanità, la ricerca e lo  scambio socio-sanitario: creando nuovi servizi e portando conoscenza in tutto il Mediterraneo. Questa è la nostra “ricetta”: coi tre  progetti congiunti “buona immigrazione”,  “buona sanità” e “Manifesto Co-mai per il dialogo e la legalità”. Già presentati alle istituzioni italiane a favore dell’integrazione, e per  contrastare certe politiche, prevalentemente di destra, che possono rallentare il processo d’ integrazione  a causa di strumentalizzazioni e dei crescenti pregiudizi”.

Al Presidente Trump, Aodi risponde anche riguardo la questione-Palestina: “Chiediamo due Stati e due popoli e una pace duratura in Medio Oriente”.”Siamo per costruire ponti, e non muri”, aggiunge, da parte sua, Khalil Altoubat, consigliere diplomatico di Co-mai e membro del Consiglio per le relazioni con l’Islam italiano. “Uno di questi é il muro di Berlino, che non è servito a bloccare i tedeschi da est a ovest ed é crollato con la forza dei popoli e del dialogo, guidato da Sua Santità Giovanni Paolo II. Invitiamo il Presidente Trump a riflettere sul fatto, essenziale, che  il 5 per cento degli scienziati americani sono immigrati, e che l’immigrazione è una risorsa per tutti noi”.

“Donald Trump si isola da solo, giorno dopo giorno mette in pericolo i valori americani con disapprovazione dei cittadini”, aggiunge .Kamel Belaitouche, Presidente dell’Associazione nordafricani in Italia e Segretario Generale di Co-mai. “Tuttavia, ha avuto un No dalla UE, che ha deciso di continuare a prendersi cura dei rifugiati. La religione musulmana fa parte del tessuto sociale americano, e non è stata importata dai terroristi. Tutti gli esseri umani nascono uguali nella loro dignità”. E Fabio Massimo Abenavoli, medico, Coordinatore del Dipartimento Cooperazione  del Movimento Uniti per Unire: “Al posto dei muri investiamo nel favorire lo sviluppo socio- economico nei Paesi d’ origine di questi nostri fratelli, costretti a lasciare i loro Paesi per disperazione”.

“Il pregiudizio religioso ed etnico é stato sempre il concime per il terrorismo, che accresce l’odio nato da interesse personale  e politico”, osserva il Dr. Mohammed Khalili, presidente della Comunità Giordana in Italia ed  esponente di Co-mai. “Tutte le religioni ribadiscono il rispetto, l’amore e la pace fra i popoli”. Conclude il Segretario generale di AMSI, Dr. Kamran Paknegad: “Come riportato dalla stampa, in tutto il mondo il popolo protesta contro i decreti legge del Presidente  Trump, definiti anticostituzionali e razzisti.Tali provvedimenti vanno combattuti da tutte le forze democratiche:  noi di AMSI saremo in prima linea. L ‘America é stata costituita da immigrati, questo non va mai dimenticato. L’islamofobia diffusa non può portare a niente di buono, la discriminazione tra i popoli non è accettabile, in un mondo che deve essere unito per combattere il terrorismo cieco”.

Fabrizio Federici

Gennaio dedicato al dialogo contro il terrorismo

monoteismi-e-dialogoMentre è ancora aperta la caccia all’attentatore di Istanbul (che sembra essere un cittadino uzbeko, di nome Abdulkadir Masharipov), e, in Israele, non convince la tesi di Netanyahu che il colpevole dell’ultima strage di civili sia un militante ISIS (le brigate Qassam, ala militare di Hamas, hanno rivendicato infatti in pieno l’attacco) , in Italia, la Confederazione #Cristianinmoschea, le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e il movimento internazionale “Uniti per Unire”, rilanciano, per questo mese di gennaio, un appello di speranza e solidarietà nei confronti delle vittime degli attentati terroristici.

Foad Aodi, Presidente delle Co-mai e di Uniti per Unire, fondatore e portavoce di #Cristianinmoschea, invita i fedeli d’ogni credo religioso e i laici a dedicare, questo mese (come già annunciato il 1 gennaio), una preghiera e dei messaggi precisi contro il terrorismo, a favore della pace: il venerdì nelle moschee, il sabato nelle sinagoghe e la domenica nelle chiese e, in estensione, nei luoghi di culto delle altre confessioni.

Già il 31 luglio, più di 23 mila musulmani in Italia hanno risposto al precedente invito #Musulmaninchiesa e si son recati a pregare nelle chiese italiane per i loro “fratelli cristiani” a seguito degli attentati in Francia. L’11 e il 12 settembre, con l’appello #Cristianinmoschea, alla ricorrenza della festività musulmana dell’Eid Al Adha, milioni di cristiani, musulmani, ebrei, fedeli delle altre religioni e laici si sono scambiati un segno di pace, portando così avanti l’obiettivo del dialogo “porta a porta” nelle moschee, nei centri culturali, nei luoghi di culto musulmani e nelle loro case. Tutte queste iniziative godono inoltre del sostegno di oltre 2000 tra federazioni, istituti, sindacati, Università, comunità, associazioni e Ong internazionali, che compongono appunto la Confederazione #Cristianinmoschea. Che ora, più esattamente, si chiamerà C.I.L.I.: Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa.

“Dall’inizio dell’anno nuovo, e per tutto il mese di gennaio, vogliamo intensificare il nostro impegno contrastando chi porta avanti quella che, in realtà, è una guerra alle religioni (anche se mascherata da guerra di religioni): con l’unione, con la forza del dialogo, con un messaggio o una preghiera di pace”, dichiara Aodi. “Per questo motivo – aggiunge – portiamo avanti uniti e con coraggio la nostra missione internazionale, interreligiosa, interculturale e laica. Siamo tutti figli di un unico Dio di amore e di pace. Per questo, il nostro lavoro coinvolge diversi attori della società civile che appartengono a tutte le religioni o sono laici: puntando ad abbattere il muro della paura e del pregiudizio per costruire una piramide di speranza, contro la guerra alla democrazia e alla libertà”.

“Senz’altro aderisco a tale iniziativa di preghiera”; ha scritto, in risposta all’invito a partecipare alla prima di queste giornate di preghiera, domenica scorsa 8 gennaio, Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi.”E ricordo che, da Assisi, a ottobre scorso abbiamo lanciato una giornata di preghiera mensile per la pace, ogni 27 del mese, in ricordo dell’iniziativa tenuta 30 anni fa, con tutti i leader religiosi, da SGiovanni Paolo II. A questa iniziativa hanno aderito anche comunità musulmane. Faccio i migliori auguri di ogni bene”.

La ferma condanna al terrorismo è ribadita anche da vari esponenti della Confederazione #Cristianinmoschea, della Co-mai e di “Uniti per Unire”. Tra loro, Soufi Moustapha, Presidente del Congresso Islamico Europeo degli Imam, predicatore in Italia e Imam della Moschea di Cesena, afferma: “A nome del Congresso Islamico Europeo dell’Imam e come predicatore, condanno tutti gli atti barbarici, tutte le violenze: che sono dannosi sia alla società civile che all’umanità”. Citando un versetto del Corano, ” Oh gente, questa è la nostra ‘umma’ (famiglia): è un’unica umma, io sono il Vostro Signore, adoratemi” (e’ Allah che parla, chiaramente, N.d.R.), l’Imam Salameh Ashour, coordinatore del Dipartimento interreligioso delle Co-mai, commenta: “Da questo significativo versetto si rivela che la nostra umanità è unica; ancor prima di essere musulmani, ebrei, cristiani o atei siamo esseri umani. Questa consapevolezza deve essere alla base della nostra convivenza umana. Il nostro comportamento deve scaturire dai valori che sono impressi nella nostra stessa natura umana: quelli della giustizia, della pace e della fratellanza”.

Umberto Puato, Presidente di CulturAmbiente, dichiara: “Non potremo avere Pace nel Mondo senza Giustizia … e non potremo avere Futuro senza Memoria. Tutte le guerre, non hanno mai risolto alcuna pacifica convivenza, fin dai tempi più remoti, narrati nelle antiche scritture. Questa Pace per realizzarsi ha bisogno anche di concretezza: un lavoro, una famiglia, gli amici, la solidarietà, la nostra realizzazione personale, nel rispetto del Credo di ciascuno di noi e in un clima di serenità e Giustizia sociale. Il terrorismo, di qualunque genere, bellico, economico, psicologico, mina la costruzione del nostro futuro e alla fine ci danneggia tutti, al di là di ogni realtà religiosa, etnica, politica, economica e sociale”. Lucia Frustaci ed Ivon Ramzi, rispettivamente Presidente e Vice Presidente di Rise Onlus, rilasciano una dichiarazione congiunta: “L’inizio del nuovo anno era tanto atteso per cancellare dai nostri occhi il ricordo delle terribili immagini degli attentati terroristici che hanno sconvolto il cuore di tutti noi, nel corso del 2016. L’orribile ondata di sangue ci ha resi definitivamente tutti uguali, senza più distinzioni di religione, cultura o appartenenza etnica. Il dialogo fra culture – proseguono – è, allora, una strategia operativa, un metodo per superare le difficoltà, a volte il conflitto, dovuti ai diversi punti di vista possibili ed alle diverse forme espressive utilizzate. Per questo è di grande importanza il riconoscimento dell’ uguale dignità di tutte le culture (“La convivenza delle culture”, era il titolo d’un celebre saggio su questo tema,. di qualche anno fa, del mostro sacro della sociologia Franco Ferrarotti, N.d.R.): come prerequisito essenziale per la costruzione d’ una pacifica convivenza sociale”.

A questi messaggi s’aggiunge, infine, anche quello di Don. Denis Kibango, parroco presso Villasia (Guidonia) originario del Congo: “Noi che crediamo al Dio di Abramo, nostro Padre nella fede, uniamoci in preghiera per le vittime e imploriamo il Padre celeste di aiutarci a sconfiggere la piaga del terrorismo e di darci la vera pace”.

Fabrizio Federici

A Natale regala
il dialogo interreligioso

dialogo-religiosoIl Comitato di #Cristianinmoschea, istituito a seguito dell’evento internazionale di dialogo interreligioso promosso, l’11-12 settembre scorsi,  dalle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e dal movimento internazionale “Uniti per Unire”, come  annunciato alla stampa nella manifestazione di Roma del 22 dicembre “A Natale regala Dialogo”, è diventato una Confederazione: che conta già  oltre 2000 adesioni da parte di realtà religiose e laiche, come  moschee, centri culturali arabi e musulmani,. ma anche Ong, sindacati, istituti, Università, comunità e associazioni internazionali cristiane ed ebraiche.

La notizia ufficiale è trasmessa da Foad Aodi, Presidente di Co-mai e Uniti per Unire, in chiusura appunto dell’iniziativa #ANataleRegalaDialogo: che ha visto unirsi Imam, rappresentanti della Chiesa, delle  altre comunità religiose e delle associazioni d’ origine straniera, per leggere messaggi di pace a favore delle vittime del terrorismo.
“Lo spirito che muove la nostra missione è  creare un’unione interculturale, interreligiosa,internazionale e laica: per sconfiggere l’ignoranza, i pregiudizi e il terrorismo creando un grande laboratorio per il vero dialogo”, dichiara Aodi. “Ringraziamo le tante realtà che ci sostengono da tutte le Regioni italiane – prosegue – e che potranno fare riferimento ad una Confederazione con un piano di lavoro preciso e degli obiettivi mirati”.
La prima stesura dell’esecutivo del Comitato, prevede come portavoce Foad Aodi; al Segretariato Generale, Nader Akkad (Siria), Imam della Moschea di Trieste; Sami Salem (Roma), Imam della Moschea “Al Fath” di Roma; Sharif Lorenzini (Puglia), portavoce del Consiglio Supremo dell’Islam in Italia (Csi) e Presidente della Comunità Islamica d’Italia (Cidi); Umberto Puato (Roma), Presidente di CulturAmbiente; Jean Claude Calisesi (Francia) Consigliere Consolare per i francesi in Italia, Santa Sede, San Marino e Malta, e Laura Frustaci, dirigente del Viminale, presidente di Rise Onlus. Al Coordinamento organizzativo, Amir Yones (Piemonte), presidente della Comunità egiziana a Torino; Ivo Pulcini, presidente dell’Associazione “Tutti per un cuore… un cuore per tutti Onlus”; Federica Battafarano, portavoce di Uniti per Unire; Fabio Massimo Abenavoli, medico, presidente di ” Emergenza Sorrisi Onlus _ Doctors for Smiling Children” (Onlus distintasi, ultimamente, soprattutto per le molte missioni a soccorso dei feriti in Siria); Saadie Kadhim (Iraq), Presidente Associazione Amicizia Italia – Iraq; Badia Rami (Marocco), Presidente Associazione “Maraa” Mohammed Khalili, medico, presidente della Comunità Giordana in Italia; l’ ammiraglio Enrico La Rosa, presidente dell’Associazione culturale “Omega”, e vari altri-  Fan parte dell’Ufficio di Presidenza di diritto, in qualità di consiglieri, i rappresentanti delle varie realtà aderenti alla Confederazione.

Gli obiettivi sono: rafforzare il ruolo delle Comunità e Associazioni d’ origine straniera, religiose e laiche, per intensificarne la collaborazione con il Governo Italiano; contrastare attraverso l’unione le guerre alle religioni e il terrorismo; organizzare iniziative e eventi congiunti che favoriscano il confronto e lo scambio tra le diverse culture e religioni; portare avanti il messaggio di pace di Papa Francesco, per valorizzare la buona convivenza tra cristiani e musulmani nei vari Paesi di origine dei fondatori del Comitato stesso; aumentare le delegazioni congiunte nei luoghi di culto di tutte le religioni, per promuovere la conoscenza; favorire i gemellaggi tra le Università Euro-mediterranee; stabilire i requisiti per l’istituzione di un albo per gli Imam in Italia, sul modello, in parte, della Francia; consentire la crescita di figure islamiche competenti che possano portare avanti una buona informazione, lavorando insieme ai laici; gettare le basi per un accordo duraturo tra i rappresentanti dell’Islam e il Governo Italiano, col coinvolgimento di tutte le realtà associative, istituzionali, religiose e laiche; collaborare con le Istituzioni italiane, per combattere il radicalismo e le “zone grigie” dove gli estremisti possono trovare terreno fertile.

“Siamo fiduciosi che il nostro messaggio d apertura arrivi a tutti. L’Italia è pronta a dimostrare che la buona convivenza esiste e le nostre iniziative ne sono esempio”, conclude Aodi, recatosi il 26 dicembre in Vaticano a festeggiare con i cristiani . Da parte loro, anche gli esponenti di #Cristianinmoschea proseguono la missione a favore del dialogo: l’Imam Nader Akkad ha partecipato in Vaticano, il 25 dicembre, alla preghiera di Natale con Papa Francesco, mentre l’Imam Sami Salem il 26  ha pranzato con i detenuti nel Carcere di Roma. In programma, una prossima riunione nazionale, che raccoglierà tutti i membri della Confederazione.

Fabrizio Federici

Il dialogo interreligioso contro il terrorismo

religione“Le Comunità del Mondo Arabo in Italia condannano fermamente gli attentati terroristici degli ultimi giorni in Turchia, Egitto, Somalia e Nigeria. Siamo con tutte le vittime di questi atti di terrore, e con i nostri fratelli cristiani e copti che vivono nei Paesi arabi”. Così Foad Aodi, presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e del Movimento internazionale e inter-professionale “Uniti per Unire”, commenta quella che è stata, in Paesi diversi, una stessa domenica di sangue, l’11 dicembre. Una bomba è esplosa, infatti, al Cairo nelle vicinanze della Cattedrale cristiana copta di San Marco, provocando 25 morti e 69 feriti; l’esplosione d’ un camion bomba in Somalia al porto di Mogadiscio, con tecnica “iracheno-libanese”, rivendicata dai militanti islamici di al Shabaab, ha portato a 29 morti; in Nigeria 2 “baby-kamikaze”, bambine di 7-8 anni, incredibilmente si son fatte esplodere in un mercato nel Nord- Est del Paese, ferendo 17 persone. Aggiungiamo, sempre l’11 dicembre, i due attentati accaduti nel centro di Istambul (pista principale: i curdi, il PKK oppure i separatisti del gruppo dissidente Tak), con 38 morti.

logo-co-mai“In risposta a questi attentati, che – sottolinea Aodi – sono “espressione d’ una guerra contro le religioni e non tra le religioni, e che sembrano voler spezzare vite, idee e speranza, i rappresentanti delle comunità e delle associazioni d’ origine straniera, arabe, musulmane, cristiane, religiose o laiche in Italia che hanno aderito all’evento dell’ 11 settembre scorso #Cristianinmoshea, si riuniranno nuovamente il 22 dicembre pomeriggio a Roma, al Teatro “Palco delle Valli” di Via Valsavaranche a Montesacro, attorno a un albero di Natale, per esprimere il loro messaggio d’ auguri e di pace”. I messaggi scritti dai partecipanti all’ iniziativa” #ANataleRegalaDialogo”, targata Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Movimento “Uniti per Unire”, già promotori di #Cristianinmoschea, saranno inseriti all’interno d’ una grande cesta, e letti dagli aderenti nel corso della serata. L’obiettivo è dare seguito al dialogo “porta a porta” contro il terrorismo, come già s’è fatto l’11 settembre con tante riunioni conviviali tra cristiani e mussulmani in tutta Italia, nella forza dell’unione e della buona convivenza tra le culture e le religioni.

logo-uniti-per-unire“Andiamo avanti nella consapevolezza che ciascuno di noi può essere un portatore di pace”, dichiara Aodi (“Beati i costruttori di pace”, dice chiaramente Cristo nello storico Discorso delle beatitudini, N.d.R.) “Abbiamo condiviso a settembre una Festività musulmana con tutte le religioni e adesso – prosegue – vogliamo fare del Natale, festa essenzialmente cristiana, un momento di riflessione, di incontro interreligioso e di amore. Il 22 dicembre diamo spazio alla lettura dei messaggi espressi liberamente dai partecipanti, in un clima d’ armonia e di rispetto reciproco. Questo il nostro invito, e il nostro più grande augurio”.

Tra i membri del Comitato #Cristianinmoschea, Adel Amer, Presidente della comunità egiziana in Italia, commenta: “Ringraziamo le Co-mai, che sono attente alle nostre problematiche e promuovono iniziative come questa. Riguardo a tutto quel che accade in Medio Oriente, confermiamo la nostra condanna del terrorismo cieco ed esprimiamo solidarietà nei confronti di tutte le vittime. Questi atti non ci scoraggiano; saremo sempre vigili e attenti, e combatteremo sempre il terrorismo”.

L’Ing. Giuseppe Rotunno, Segretario nazionale del Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’Amore, l’Onlus che ha promosso il Piano europeo di microimprese per lo sviluppo di Africa e M.O., in occasione della Preghiera per la Pace dello Spirito ad Assisi il 27 ottobre, col coinvolgimento dei rappresentanti delle diverse religioni e delle Co-mai, ribadisce il suo messaggio di pace: “In occasioni come questa possiamo dare un forte segnale: che il bene vince sul male. Ciascuno nel suo piccolo può fare qualcosa per la pace, e l’unione di queste forze è sempre stata vincente su ogni guerra e ogni violenza. Con la nostra organizzazione riprendiamo dall’Europa un piano di lavoro, che favorisca l’occupazione e lo sviluppo economico creato dalle micro-imprese dell’Europa, dell’Africa e del Medio Oriente, per portare la pace nel Mediterraneo: affinché da un mare di morte torni ad essere un mare di civiltà, della civiltà dell’Amore del Padre di tutti”.

Fabrizio Federici

“Cristiani in moschea”
contro il terrorismo

moschea-roma“Ha vinto l’Italia, hanno vinto gli italiani di tutte le religioni e di tutte le provenienze, i cristiani, i musulmani e i laici che credono nell’apertura e non nella chiusura. E siamo stati uniti per abbattere il muro del silenzio, dell’indifferenza e della confusione, sviluppando il dialogo interreligioso e interculturale e facendo crollare qualsiasi strumentalizzazione del mondo arabo e islamico” . Così Foad Aodi, medico fisiatra, presidente delle Comunità del Mondo arabo in Italia (Co-Mai) e del movimento internazionale “Uniti per unire”, commenta i risultati dell’iniziativa “Cristiani in moschea”, dell’11-12 settembre: esattamente simmetrica a quella di domenica 31 luglio, che, dopo lo stillicidio di attentati dell’integralismo islamico in Europa, vide circa 23.000 mussulmani entrare nelle chiese italiane, manifestando solidarietà all’Occidente colpito.

In varie regioni d’Italia, molte associazioni islamiche e moschee, appunto quest’ultimo finesettimana e inizio settimana, hanno aperto le porte a visitatori di tutte le fedi, liberi credenti e laici; organizzando anche migliaia di cene di fraternità (2.000 solo a Roma). Per la prima volta nella storia, la festività musulmana dell’ “Eid Al Adha” (12 settembre, celebrante i valori, essenziali per l’Islam, della fede e della piena sottomissione a Dio) in tutta Italia è stata onorata insieme a cristiani, laici, cittadini d’ origine straniera e rappresentanti delle istituzioni: a Torino nel parco di Dora, a Como in Piazza D’Armi, a Mestre al Varco di San Giuliano; a Corciano (Perugia), in moschea coi rappresentanti di Croce Rossa e istituzioni; a Napoli, in Piazza Garibaldi; a Bari presso il padiglione della Fiera del Levante, col patrocinio del Comune; a Catania nel centro sportivo in Via Zurria, e a Milazzo sul lungomare Garibaldi. A Roma, lo scambio degli auguri è avvenuto, oltre che nelle moschee (anzitutto quella di via della Magliana), anche in tre luoghi pubblici: Largo Preneste, Torpignattara (zona dov’ è presente una folta comunità islamica) e Piazza Vittorio, vera e propria “icona” dell’integrazione (con la sua celebre “Orchestra” cinematografica…). A Ladispoli, sulla costa laziale, è intervenuto l’imam Salameh Ashour, presidente della comunità palestinese del Lazio.

Evidenti, i motivi della scelta delle date: l’11 settembre, quindicesimo anniversario di quell’attentato alle torri Gemelle che ha cambiato per sempre la storia del mondo; e lunedì 12, con la ricordata festa dell’ “Eid Al Adha”. “Con quest’iniziativa, ispirata a princìpi e metodi d’un integrazione “porta a porta”, che parte letteralmente dal pianerottolo di casa, per mettere in moto un movimento popolare”, ha precisato Aodi, che è anche “Focal Point” per l’integrazione, in Italia, per l’Alleanza delle civiltà (UNAoC), organismo ONU, “vogliamo dare scacco matto al terrorismo, in nome dei valori essenziali di democrazia, libertà, laicità, reciproco rispetto nei rapporti fra Stato, Islam e altre confessoni religiose; ma anche all’individualismo e alla smania di protagonismo che spesso, purtroppo, hanno rovinato l’Islam italiano. Ben 2.000 comunità, associazioni e federazioni, su base nazionale e internazionale, hanno aderito, e, su 1.400 associazioni e centri musulmani contattati, circa 1.200 hanno risposto.

In pratica, il 93% del mondo arabo in Italia; e il 93% di tutte le comunità straniere (non solo arabe, cioè) esistenti in Italia. Mentre si può stimare in 3 milioni circa, di cui un milione e mezzo di musulmani (in Italia ci sono complessivamente, 2 milioni di credenti islamici, N.d.R.), il numero complessivo dei partecipanti a questa manifestazione dell’11-12 settembre. Appunto per questo – ha aggiunto il “Focal Point” – sono indignato per le dichiarazioni di Abdellah Redouane, Direttore del Centro islamico culturale alla grande Moschea di Roma: che ha rifiutato il nostro invito con la motivazione, ribadita non a noi ma alle agenzie di stampa, che noi organizzatori vivremmo in un mondo puramente virtuale, fuori della realtà”.

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Foad Aodi, presidente Co-Mai e Uniti per Unire, e Carmelo Barbagallo, segretario generale UIL

Importante la partecipazione, alla moschea romana “Al Fath” di Via della Magliana, di Carmelo Barbagallo, segretario generale UIL. “Da laico – ha detto Barbagallo – sinceramente non molto credente, penso però che tutti hanno diritto di esercitare pienamente la libertà di coscienza e di culto”. Il segretario UIL ha ricordato la sua esperienza personale, su questi terreni, di tanti anni fa nel sud della Sicilia, a Mazara del Vallo, già allora, negli anni ’80, piena di immigrati extracomunitari. “A Roma, poi, organizzammo, come sindacato, una prima protesta al Foro Italico, a sostegno del diritto degli immigrati ad avere dei luoghi di culto; e l’assessore capitolino competente, socialista, finalmente assegnò loro una moschea provvisoria. Nel maggio 1987, 40mo anniversario della strage di Portella della Ginestra, per la commemorazione (insieme anche a Pizzinato, Carniti, ecc…), organizzammo, per la prima volta, dei pulmann insieme anche agli immigrati. Oggi, questo nostro impegno traspare anzitutto dal fatto che, nello spirito della Costituzione, stipuliamo contratti nazionali di lavoro validi per tutti i lavoratori, non solo italiani. Volevamo organizzare , con CISL, CGIL e i leader delle varie comunità religiose, un Primo maggio multireligioso; non vi siamo riusciti, ma senz’altro entro la fine dell’anno organizzeremo un’iniziativa interreligiosa”. E Gianna Fracassi, della segreteria nazionale CGIL: “Come han giocato un ruolo importante, tanti anni fa, nella sconfitta del terrorismo rosso e nero, così le organizzazioni sindacali devono fare, oggi, contro il terrorismo su base etnico-religiosa, per l’abbattimento dei muri in tutti i sensi”.

Sono intervenuti, poi, Vanessa Frazier, ambasciatrice di Malta in Italia (“Solo promuovendo la conoscenza reciproca si possono abbattere i muri dell’intolleranza e dell’indifferenza, avviando politiche di concreta, e non demagogica, solidarietà”), il rappresentante della Lega Araba, il Presidente onorario di AVIS Roma, il pastore anglicano Mauro Contili, segretario generale dell’ Università Anglicano-cattolica “San Paolo apostolo” ( “Questa di Co-Mai e Uniti per unire è un’iniziativa che, direi, riguarda il futuro di tutta l’umanità. Le differenze tra i popoli devono essere non annullate, ma valorizzate , in un quadro di dialogo e solidarietà reciproca: all’insegna non d’un buonismo ipocrita, ma d’un confronto franco e aperto”) ; e altri presidenti di associazioni, comunità e Ong arabe, straniere e su base internazionale. Stefania Catallo, presidente del Centro contro la violenza sulle donne “Marie Anne Erize” di Torbellamonaca, ha evidenziato l’importanza, oggi, d’una vera “rivoluzione culturale” in tutti i rapporti, tra le nazioni, i popoli e i sessi.

Le Comunità arabe, musulmane e bengalesi aderite all’appello “Cristiani in moschea”, infine, hanno annunciato il prossimo invio d’un comitato nelle zone colpite dal terremoto di fine agosto, per portare ai terremotati cibo e aiuti: proseguendo il sostegno già manifestato dall’Associazione Medici d’origine Straniera in Italia (AMSI, anch’essa tra i promotori di “Cristiani in moschea”) e “Uniti per Unire”.

Fabrizio Federici

Un’alleanza che fa paura:
pazzia e terrorismo

Nizza attentato terrorismo

Molti bambini hanno perso la vita nella strage di Nizza

Le dinamiche dell’ ultimo attentato di  Ansbach in cui il 27nne Mohammed Deel, rifugiato siriano affetto da disturbi mentali, prima di uccidersi ha fatto esplodere una bomba nei pressi d’un concerto (con una stima temporanea di 12 feriti,di cui 3 gravi), e la strage del centro commerciale di Monaco di Baviera, opera del 18nne, tedesco d’origini iraniane, Aly Sonboly (cui va aggiunta l’aggressione su un treno – cinque feriti –  compiuta, giorni fa, dal 17nne afghano Muhammad Rayad, vicino Wurtzburg, ancora in Baviera),  presentano forti analogie, che non possono non far riflettere.
Come anche per la strage di Nizza del 14 luglio, si tratta sempre di individui non solo molto giovani (delle ultimissime generazioni mussulmane: cresciuti – anche quando non immigrati in Occidente – tra precarietà della vita e appelli alla “Jihad”), quindi lontani da un adeguato equlibrio psicosomatico e da una piena maturazione morale e intellettuale. Ma anche psichicamente instabili, se non disturbati (Sonboly, l’attentatore di Monaco, era, a quanto sembra,  ossessionato dal desiderio di ripetere l'”impresa” di Anders Breivik del 2011 ad Oslo; mentre la polizia bavarese ha arrestato un ragazzo di 16 anni, possibile complice di Somboly, in passato ricoverato con lui nel reparto psichiatrico  dell’ospedale di Harlaching).

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Anders Breivik, autore della strage di Utoya

Se aggiungiamo i forti problemi economici dell’attentatore di Nizza (possibile molla d’adesione a un’impresa criminale magari adeguatamente retribuita), il quadro sembra completo. Siamo, insomma, tra Marinus van der Lubbe (il giovane minorato condannato ufficialmente, nel ’33, per l’incendio del Reichstag) e Lee Harvey Oswald: cioè di fronte ad individui in cui giovane età, immaturità intellettuale (con conseguente facile permeabilità ad ideologie tanto criminali quanto seducenti), disturbi psichici e difficoltà pratico-economiche formano un cocktail micidiale. In cui – come la storia insegna – risulta poi difficile capire il “dosaggio” dei singoli ingredienti; e, soprattutto, sino a che punto il killer sia stato strumento d’un preciso complotto o, invece, abbia agito abbastanza autonomamente, salvo poi esser “recuperato” e pienamente “naturalizzato” – per ovvio interesse, anzitutto massmediatico –  dalle centrali del terrore.

Muhammad Riayad, terrorista

Muhammad Riayad, terrorista 17enne afghano che una settimana fa con ascia e coltello ha ferito 5 passeggeri di un treno tedesco prima di essere ucciso dalla polizia

Tra le voci levatesi a condannare l’escalation degli attentati e la conseguente minaccia all’equilibrio psicologico della gente sul piano della stessa vita quotidiana, quella anche di Foad Aodi, medico fisiatra, “Focal Point” per l’Integrazione, in Italia, per l’ Alleanza delle Civiltà (UNAoC), organismo ONU per il dialogo interculturale e interreligioso, e Presidente del movimento “Uniti per Unire”, dell’Associazione dei Medici d’ Origine Straniera in Italia (AMSI) e delle Comunità del Mondo  Arabo in Italia (Co-mai). “Dal profilo degli ultimi terroristi”, rileva Aodi, “si evince che si tratta di individui disturbati a livello psicologico, in difficoltà economiche e che, soprattutto, non sono veri musulmani.
Urge un intervento contro i disagi sociali e psicologici degli immigrati. Il Daesh sfrutta i singoli per fare propaganda e accrescere il suo “franchising del terrore”: che si sta moltiplicando anche proprio per i disagi psicologici ,economici e sociali vissuti dai  killer. Queste persone colmano un vuoto con la violenza, e attirano i media e l’attenzione mondiale”. A questo punto, Aodi definisce i punti di quello che è il “Manifesto” propositivo – rivolto fortemente anche alle istituzioni – d’ una vera e propria ” Alleanza Medica – Culturale-Religiosa” tra le organizzazioni che a lui fan capo, contro burattinai e manutengoli del terrore: “Ci proponiamo di sostenere nuove politiche congiunte a favore dei punti seguenti:
1) integrazione , attraverso una vera legge europea per l’immigrazione, col rispetto del principio diritti e doveri;
2) maggior prevenzione e sicurezza, coinvolgendo tutte le comunità e associazioni straniere e religiose;
3) istituzione del dipartimento “Medicina internazionale contro il terrorismo”;
4)  ritorno alla visita medica alla base del servizio militare, sempre a fini di prevenzione;
5) maggior prevenzione nelle scuole, contro i fenomeni di bullismo e le discriminazioni su basi religiose e razziali;
6) archiviare  la cattiva informazione, e le strumentalizzazioni politiche di fatti gravi;
7)promuovere tavoli di lavoro Inter-religiosi e  interculturali, a livello sia religioso  che nazionale;
8) Istituzione di un Albo per gli Imam, che preveda anche l’insegnamento della lingua e cultura italiane ,un’ adeguata formazione civica e la conoscenza dell’ ordinamento italiano ( misure queste, osserviamo, di tipo francese; sembrerebbe muoversi in questo senso, anche il recentissimo progetto del Centro culturale islamico d’Italia, gestore della moschea di Roma, per corsi d’italiano per tutti gli imam, da tenere il sabato, in accordo co Viminale, N.d.R.);
9)intensificare l’istruzione senza confini e la  cooperazione internazionale ed economica coi nostri Paesi d’ origine, mediante i servizi socio-sanitari;
10)promuovere campagne di prevenzione ed aggiornamento professionale in sanità e immigrazione”, per tutti gli operatori sanitari e culturali.

Fabrizio Federici

Baobab ricorda che c’è un problema immigrati a Roma

Caso “Baobab”, no ad una “nuova Pantanella”. Foad Aodi:”Con la dignità degli immigrati, contro razzismo e pregiudizio. Ma no anche al vittimismo”

Migranti Baobab RomaA Roma, in Via Cupa, a due passi dal Verano e dalla stazione Tiburtina, s’incancrenisce la situazione del Centro “Baobab”, che sta veramente diventando un nuovo, ancora peggiore, “Caso Pantanella”. Giovani uomini, donne e bambini provenienti da tutti Paesi africani, circa 400, vivono per strada, in una tendopoli arrangiata, creata con sedie, vecchi divani, cartoni e tappetini da ginnastica. Professano religioni diverse, sono cristiani, cristiani copti, mussulmani.
Il centro era stato sgomberato lo scorso dicembre per volere del Prefetto; i volontari hanno continuato ad aiutare gli immigrati sulla stessa strada, creando una nuova associazione di volontariato no profit , “Baobab Experience”, ma suscitando così l’opposizione dei cittadini del quartiere.
La situazione, pur circoscritta, è obbiettivamente peggiore di quella creatasi, nei primi mesi del 2015, nel quartiere di Tor Sapienza (dove almeno gli immigrati erano in gran parte alloggiati in edifici pubblici, ma dove il loro modo di vivere fuori quasi d’ogni regola aveva creato, alla popolazione, obbiettivi problemi ambientali, sanitari e d’ordine pubblico). “Stiamo cercando di capire come risolvere quest’emergenza”, ha dichiarato il neosindaco Raggi che promette di ricollocare queste persone entro una settimana, sottolineando la necessità di “tornare dentro un percorso di legalità”.
“È una condizione inaccettabile. Hanno bisogno di cibo, acqua ed elettricità!”, sottolinea Erika Santalucia, una dei volontari che prestano assistenza fisica e psicologica agli extracomunitari del “Baobab”. “L’accoglienza, però, dev’essere un’accoglienza degna, che tenga conto degli esseri umani, nel rispetto delle loro diverse culture e religioni” (a proposito, perchè il Comune, una volta che sia veramente in grado d’ampliare il suo organico, non pensa ad assumere anche più mediatori culturali, figura oggi indispensabile dinanzi all’emergenza immigrazione, e reperibile tra i laureati di varie Università?).
Sul “nodo Baobab”interviene anche Foad Aodi, “Focal Point”in Italia, per l’integrazione, per l’Alleanza delle Civiltà (UNAoC), organismo ONU che promuove appunto il dialogo interculturale e interreligioso, e presidente dell’Associazione Medici d’ Origine Straniera in Italia (AMSI), della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e del Movimento “Uniti per Unire”.
“Sosteniamo, assieme al Governo italiano, la nostra lotta contro il razzismo e la xenofobia, l’ignoranza e la disumanità nei confronti dei cittadini stranieri e degli immigrati: questa la nostra promessa in memoria di Emmanuel”, dice Aodi, commentando poi la recente uccisione, a Fermo, del 36enne nigeriano Emmanuel Chidi Namdi, che aveva difeso la compagna, Chynyeri, da insulti razzisti.
Senza poter pronunciarci sulle responsabilità penali per l’uccisione di Emmanuel (la magistratura sta indagando per capire se, come sostenuto dalla difesa del responsabile, Amedeo Mancini, e da alcuni testimoni, si sia trattato – da parte di Mancini- d’omicidio preterintenzionale nel corso di legittima difesa nei confronti del nigeriano, indignato per gli insulti alla sua compagna e passato ad aggredire l’italiano), è chiaro che l’omicidio di Fermo resta comunque un fatto molto grave. Un episodio emblematico del clima di tensione e d’intolleranza, nato in contesti prettamente d’ignoranza e d’odio stereotipato, che regna oggi tra fasce consistenti degli italiani e immigrati extracomunitari. “Non dobbiamo consentire – prosegue Aodi – la strumentalizzazione, eletta a sistema, delle fasce più deboli della popolazione, da parte di chi cavalca l’onda, mosso da fini personali e elettorali; siamo stanchi del razzismo e delle strumentalizzazioni politiche. Ma diciamo no anche al “vittimismo”. L’Italia, comunque, non è un Paese razzista, anzi, sta dando una grande lezione a tutta Europa in termini di accoglienza e aiuti umanitari. Purtroppo, però, ci sono casi in cui gli immigrati vengono ignorati come ombre: è il caso appunto del ‘Baobab’. Servono assistenza e servizi socio-umanitari, al Baobab: ma l’assistenza cui mi riferisco dev’essere condotta nel rispetto delle persone e della legge. Si pensa a ricollocare gli immigrati da un Paese all’altro, da un luogo all’altro, ma non si pensa a sufficienza al loro disagio fisico e psicologico. Oltre a una sede, servono medici, mediatori, psicologi e assistenti sociali. Solo agendo sulla regolarizzazione dei flussi migratori e sulla loro buona gestione possiamo sconfiggere il crescere dell’immigrazione illegale. La sola strada da percorrere è quella di una legge sull’immigrazione veramente europea, e di una maggior cooperazione economica e sanitaria coi nostri Paesi d’origine. Come da tempo chiediamo – conclude Aodi – insieme alla nostra partner, l’ONLUS “Emegenza sorrisi”, nei nostri progetti ‘La Buona Sanità’ e ‘La Buona Immigrazione’”.

Fabrizio Federici