Utoya sei anni dopo. Locatelli: la strage nascosta

isola-utoya-strage-breivikSabato 22 luglio è stato il sesto anniversario della strage di Utoya. “Una strage – ha detto Pia Locatelli ricordando l’eccidio – totalmente nascosta all’opinione pubblica nel suo preciso significato politico. Vennero uccisi 69 giovani socialisti e laburisti di tutta Europa, perché favorevoli ai valori del multiculturalismo, dell’immigrazione, dell’Unione Europea”.

“Oggi lo stragista Anders Behring Breivik è in carcere ma il suo manifesto politico, scritto tra il 2009 e il 2011, inviato via mail in tutta Europa, minaccia di realizzarsi. Il suo obiettivo è cacciare tutti gli immigrati, soprattutto quelli islamici, dal nostro continente. Per raggiungere questa meta Brevik elencò nel suo Compendium i partiti che avrebbero potuto agevolare l’impresa: Russia Unita di Putin, Le Pen in Francia, English Defence League in UK, Jobbik in Ungheria. Lega e Forza Nuova in Italia. Ebbene nel 2014 questi partiti hanno creato un gruppo unico all’Europarlamento e hanno rafforzato i loro rapporti con Mosca. Tutti ricordano il Bataclan, Nizza, Berlino e Manchester. Nessuno ricorda Utoya. Eppure per numero di morti ed efferatezza Utoya è stata una delle più sanguinose stragi del nuovo millennio. La strage fu la punta violenta di quegli slogan che oggi sono ripetuti a gran voce da Le Pen e Salvini”.

“Che risposta vuole dare l’Europa? Un eventuale Governo con la Lega che risposta darebbe a questo fenomeno epocale? Intendo ricordare Utoya – ha concluso Locatelli – solennemente perché fu la prima evidenza violenta di questo pensiero anti immigrazione e xenofobo che allontana le soluzioni per alimentare paure e irrazionalità all’unico scopo di guadagnare consensi elettorali. E intendo ringraziare ancora una volta Luca Mariani che con il suo prezioso libro su questa strage “Il silenzio sugli innocenti” ha impedito la cancellazione della sua memoria”.

Anche il regrerio del Pd Matteo Renzi ha ricordato la carneficina di sei anni fa. “È nostro dovere- ha detto – tenere vivo il ricordo di quei ragazzi che sognavano un mondo migliore. Fare politica significa anche tenere viva la loro speranza”.

“Breivik, un simpatizzante di estrema destra, nel processo disse che aveva fatto tutto perché ‘voleva fermare i danni del partito laburista e la decostruzione culturale della Norvegia a causa dell’immigrazione dei musulmani’. Nel processo fu riconosciuto sano di mente e condannato al massimo della pena prevista in Norvegia. In questi sei anni – ricorda Renzi- non ha mai mostrato segni di pentimento. La Norvegia reagì con grande forza di fronte a tutto quell’orrore. Quattro giorni dopo norvegesi scesero in piazza in tante città. L’allora primo ministro norvegese Stoltenberg pronunciò delle parole bellissime: ‘Migliaia e migliaia di norvegesi, a Oslo e in tutto il paese, fanno la stessa cosa stasera. Occupano le strade, le piazze, gli spazi pubblici con lo stesso messaggio di sfida: abbiamo il cuore a pezzi, ma non ci arrendiamo. Con queste fiaccole e queste rose mandiamo al mondo un messaggio: non permetteremo alla paura di piegarci, e non permetteremo alla paura della paura di farci tacere. Il mare di gente che vedo oggi davanti a me e il calore che sento da tutto il paese mi convince che ho ragione. La Norvegia ce la farà. Il male può uccidere gli individui, ma non potrà mai sconfiggere un popolo intero. Questa sera il popolo norvegese sta scrivendo la storia. Con le armi più potenti del mondo – la libertà di parola e la democrazia – stiamo disegnando la Norvegia per il dopo 22 luglio 2011’”.

La settimana del terrore che spacca la Germania

attentati germania terrorismoMentre a Rouen, in Francia, riesplode la violenza dell’ISIS, la Germania si trova a riflettere sulla propria settimana di fuoco: Würzburg, Monaco, Reutlingen e Ansbach, quattro atti di violenza che in 7 giorni hanno portato il terrore in Germania.

I fatti
Il 18 luglio un teenager di origine Afghana o Pakistana, gli inquirenti sono ancora indecisi, ferisce con un ascia tre cittadini cinesi di Hong Kong all’interno di un treno regionale nei pressi della città bavarese di Würzburg per poi venire ucciso dalla Polizia. Niente di organizzato, ma durante le indagini, la Polizia scopre un video in cui il giovane, Muhammad Riyad, giurava fedeltà allo Stato Islamico e il suo intento di vendicare la morte di un amico in Afghanistan.

Passano quattro giorni ed il 22 luglio un altro diciottenne, un tedesco con origini iraniane, apre il fuoco in un McDonalds vicino al centro commerciale Olympia nell’ex-quartiere olimpico di Monaco, sempre in Baviera. Con una pistola comprata su una Darknet, una rete virtuale privata, il giovane uccide 9 persone, un apolide, un kosovaro, un greco, un ungherese, un turco e quattro tedeschi, di cui due con doppia cittadinanza turca. Infine, si suicida. Secondo gli inquirenti era da un anno che pianificava l’atto attratto dall’esempio di Andreas Breivik, il neo-nazista norvegese che cinque anni fa fece una strage nel corso della festa della gioventù socialista sull’isola di Utoya, al largo di Oslo, uccidendo 77 persone. Il giovane, sembra, aveva problemi di instabilità mentale acuiti, dicono le prime indagini, da atti di razzismo e bullismo subiti a scuola.

Quarantotto ore dopo, il 24 luglio, un profugo Siriano di 21 anni uccide a Reutlingen una donna polacca e ferisce due passanti usando un coltello da Kebab, tramutatosi, nella retorica di alcuni giornali, in un machete. Il suo raptus di follia omicida finisce grazie all’intervento di un’automobilista che, di proposito, lo investe. Anche qui nessun collegamento con lo Stato Islamico, anzi, il crimine avrebbe uno sfondo passionale essendo la vittima la fidanzata dell’assassino.

Infine, domenica notte, Mohammed Delel, anche lui profugo siriano, si fa saltare in aria davanti ad un locale ad Ansbach in Baviera. L’attentatore sarebbe dovuto essere trasferito in Bulgaria, dove era stato accettato il suo diritto di asilo, già una decina di giorni prima dell’attentato, ma il viaggio era stato posticipato per l’instabilità mentale dell’uomo. Anche qui, come negli altri casi, problemi mentali; anche qui, come a Würzburg, un video sui social network ricollega Mohammed Delel all’ISIS.

Sembra un bollettino di guerra, ma in realtà è una tragica lista di folli atti la cui origine non è da cercare nello Stato Islamico, ma nel disagio personale, sociale e mentale che si traduce in violenza e solo in due casi su quattro in una matrice islamista, peraltro spontaneista e non organizzata. Eppure lo Stato Islamico c’entra, solo che non è l’ISIS reale che combatte, e perde, in Sira e, soprattutto, in Iraq. Tanto meno non si tratta della rete terroristica che colpisce militarmente a Baghdad, Dacca o in Afghanistan. Anche qui, come a Nizza la settimana prima, è il marchio dell’ISIS che trionfa come vessillo per folli lupi solitari.

A Würzburg come ad Ansbach, riferisce la stessa agenzia di stampa dell’ISIS Aamaq, si tratta di singoli che hanno “risposto agli appelli di colpire i paesi della coalizione che combattono lo Stato Islamico”, quindi non militanti o combattenti tornati dal fronte, come in Belgio, ma singoli individui auto-radicalizzatesi su Internet. L’ISIS c’entra anche negli altri due casi, dove atti di violenza compiuti da individui instabili vengono immediatamente accomunati al “terrorismo” solo perché compiuti da un profugo e un tedesco di origine iraniana. Così si scatena l’opinione pubblica contro la politica dell’accoglienza di Angela Merkel che in taluni casi, nei Social, si spinge a bollare la Cancelliera quale “responsabile morale” degli attentati.

Le reazioni politiche
La prima a spaccarsi è l’Union, ovvero il soggetto politico che lega la CDU, il partito di Angela Merkel, alla CSU, la sua controparte bavarese. Da mesi infuria la lotta fra Monaco e Berlino sull’accoglienza ai profughi, con la prima molto scettica sull’effettiva validità di questa politica. Passano infatti poche ore dalla strage di Monaco che il Ministro degli Interni bavarese ipotizza il dispiego dell’esercito per contrastare l’ondata di violenza.

Un’idea irrealistica e vietata dalla costituzione, ma che viene ripresa, a scopi propagandistici dal Ministro della Difesa Von Leyen, per dire alla popolazione che il Governo è pronto e vigile nel contrastare futuri attacchi. Angela Merkel, come sua consuetudine, tace aspettando di far calmare le acque per far sentire la sua voce. Questo non aiuta una CDU in cui da mesi si affrontano posizioni pro e contro i profughi. Lunedì sono arrivate le reazioni del Ministro degli Interni berlinese Henkel che dichiara che in Germania “abbiamo importato persone brutali” e quella del deputato sassone Krah che sottolinea come “la politica dell’accoglienza abbia conseguenze mortale”. Dichiarazione che arrivano da quei Land orientali in cui cresce il voto per l’estrema destra di AfD ai danni, soprattutto, della CDU.

Se la CDU piange, la SPD non ride. Il deputato Flisek punta il dito contro la politica della Merkel che ha aumentato il rischio attentati nel paese mentre il Ministro per l’Integrazione Özoğuz sottolinea come il 99,99% dei profughi arrivi in Germania per scappare alla violenza. Per il ministro “la realtà è più complessa di un Tweet di AfD. Così la pensa anche il vice capogruppo della Linke, la sinistra tedesca, Jan Korte andando in disaccordo però con il capogruppo Sarah Wagenknecht che coglie l’opportunità di attaccare il governo di Angela Merkel e la SPD sua alleata, sottolineando come il Governo abbia sottovaluto il problema dei Profughi.

Il mito del multiculturalismo infranto
L’incertezza della politica si riflette nella società tedesca. Che la matrice islamista sia ideale o, in due casi totalmente inesistente, poco importa e in sette giorni la Germania si ritrova a fare i conti con l’esistenza o meno di una vera società multiculturale. Si tratta di un tema molto importante per il paese. Negli ultimi anni, la Germania si è sentita al sicuro da radicalizzazione e violenze, lontana dalle rivolte delle Banlieu Francesi, del razzismo nell’Europa Orientale e dei problemi delle periferie londinesi, protetta dalla sua identità multiculturale e dal mito della sua accoglienza. Specchio del successo di questa politica è stata la Nazionale di calcio campione del mondo composta da tedeschi di origine turca, marocchina, ghanese, albanese e polacca, simbolo di una Germania organizzata, multiculturale, potente e vincente. Sicura di sé, si è sentita pronta per accogliere i profughi cosa che ha provocato la reazione di buona parte della società tedesca. Il quadro, infatti, non era così idilliaco come lo si voleva dipingere.

In Germania Orientale, città come Berlino, Dresda e Lipsia soffrono da anni di episodi neo-nazisti o di generica xenofobia. Nella capitale il tanto sbandierato multiculturalismo si traduce spesso in comunità ghettizzate e autarchiche, lontane l’una dall’altra che, nei quartieri più disagiati vivono fianco a fianco con il disagio economico e sociale. Episodi di tensione sociale, soprattutto nelle scuole esistono da anni sia che si tratti di assalti ad immigrati, sia che si tratti di emarginazione di scolari. A tutto questo poi, va ad aggiungersi il crescente divario fra ricchi e poveri che colpisce indiscriminatamente tedeschi ed immigrati non solo all’Est ma in tutta la Germania. In questo scenario attecchiscono i radicalismi, sia di estrema destra che islamista. Da una parte nascono così fenomeni di iper-radicalizzazione, 800 i combattenti dell’ISIS di origine tedesca, o, dall’altro, lato la crescita di AfD ora al 12% nazionale ed il 20% in alcuni Land, e la nascita di PEGIDA, l’associazione di cittadini preoccupati per la islamizzazione dell’occidente”.

Impaurita e politicamente vacillante, la Germania si ritrova così, alla fine della sua settimana di fuoco, a vivere un “terrore” che viene dal suo stesso interno. Peccato che, per molta opinione pubblica, e alcuni membri della classe dirigente del paese, il problema non sia né politico né sociale, ma sempre e solo uno: i profughi.

Simone Bonzano

Utøya. Norvegia fa appello contro la sentenza di Breivik

breivik_saluto_processoSi parla ancora di Anders Breivik, l’uomo che il 22 luglio 2011 commise la strage di Utoya e Oslo, dove persero la vita ben 77 persone, perché la Norvegia ha fatto sapere che presenterà ricorso contro la sentenza a suo favore.
L’uomo era stato condannato a 21 anni di carcere, la pena massima ottenibile nel suo Paese, ma il pluriomicida aveva fatto causa allo Stato denunciando le condizioni di detenzione, lamentandosi di dettagli come la qualità del cibo o il caffè freddo. Il governo si era difeso ribadendo la pericolosità dell’individuo e sottolineando gli agi a disposizione nella sua cella, tv, libri, una console per i videogiochi. Il giudice ha però stabilito che le sue condizioni di detenzione sono da considerarsi “inumane”, mentre ha respinto la richiesta di Breivik che non gli venisse controllata la posta, l’uomo ha subito “trattamenti inumani e degradanti”, in quanto è tenuto in isolamento da cinque anni. Secondo la sentenza di Oslo, infatti, i diritti umani di Breivik sono stati violati perché è in isolamento per 22-23 ore al giorno e riceve solo visite da professionisti e solo attraverso un vetro.

Nel luglio del 2011 Breivik fece saltare in aria il palazzo che ospita i più importanti uffici del governo con potenti cariche esplosive. Poi con un gommone raggiunse l’isola di Utoya e uccise ragazze e ragazzi, molti dei quali minorenni, sparando con un fucile a pompa e una potente pistola. Infine si accanì a dare il colpo di grazia alla nuca alle vittime ferite ma ancora non morte. In un solo giorno uccise 77 persone, colpevoli a suo dire di “promuovere il multiculturalismo e l’immigrazione”.

Proprio sull’immigrazione però la Norvegia, nonostante negli anni passati abbia praticato una politica di accoglienza, ora fa un brusco dietrofront. Per fronteggiare le numerose richieste di asilo e soprattutto per accelerare l’uscita dei migranti irregolari e risparmiare, la Norvegia ha lanciato una sorta di ‘lotteria’: da oggi la Direzione per l’Immigrazione (Udi) pagherà 10.000 corone (oltre mille euro) di bonus che andrà ad aggiungersi alle 20.000 corone che già vengono assegnate di diritto. Il bonus partenza sarà assegnato ai primi 500 migranti che si presenteranno volontari per il rimpatrio.

“Incoraggeremo più gente a partire pagando un po’ più di soldi, che non tenendola qui. Se partono, noi risparmiamo molti soldi: ci costa molto avere gente nei centri di accoglienza” ha detto la ministra per l’immigrazione e l’integrazione, Sylvi Listhaug, citata dal sito della tv pubblica Nrk, aggiungendo di “sperare” che il progetto dell’Udi “abbia successo” e che se così sarà “se ne potrà aumentare l’ampiezza”. La prima misura del governo di destra guidato da Erna Solberg per accelerare ed incoraggiare i rimpatrio è stata decisa a dicembre scorso, con l’offerta di 20mila corone come incentivo per aderire al ‘Programma di ritorno volontario assistito’. Ora la ‘lotteria’ del bonus. A lanciarlo, la stessa ministra (fervente cristiana evangelica, che ha lasciato la Chiesa luterana nazionale accusandola di essere “pienamente socialista”) che la settimana scorsa ha suscitato una polemica planetaria per essersi gettata a mare in Egeo per provare che effetto fa essere migrante, ma indossando una muta termica di salvataggio hi-tech.

 

Redazione Avanti!

La strage dimenticata
di Utøya rivive a teatro

Strage_degli_innocenti_Utoia_a_teatroÈ il 22 luglio 2011 quando l’assassino Anders Behering Breivik, scatena il delirio uccidendo prima otto persone con un’autobomba ad Oslo, e poi 69 ragazzi laburisti nell’isola di Utøya, il “paradiso nordico”, sede storica dei campus estivi dei socialisti di tutto il mondo.

Breivik, quel giorno, si veste da poliziotto e fingendosi tale chiama prima le vittime:” Venite, sono qui per proteggervi”. E di colpo spara e uccide. Un’azione, studiata per anni nei minimi particolari.

L’obiettivo? Distruggere il partito laburista alla radice. Motivazioni? L’odio contro la politica d’immigrazione e multiculturalista. Ma gli effetti più gravi nei confronti della faccenda , sono quelli creati dai mezzi d’informazione. Prima si avvalora a gran voce la pista islamica. Poi, gradualmente, quando sembra che i fatti vengano a galla, si chiude immediatamente il sipario sui martiri norvegesi. I giornali a malapena ne parlano e alla Camera, avviene solo un breve dibattito in cui i deputati si promettono a se stessi di non pronunciare mai la parola ‘laburista’ o ‘socialista’.

Un silenzio sconcertante e imbarazzante per molti che fa venire molti dubbi a riguardo.

Strage_degli_innocenti_Utoia_a_teatro2A soli quattro anni di distanza dalla strage, i martiri norvegesi messi nel dimenticatoio della storia del Vecchio Continente, sono tornati ‘in vita’ al teatro Magnolfi, a Prato, – in prima nazionale dal 10 al 25 ottobre – con lo spettacolo “Utøya”, da un’idea della regista Serena Sinigaglia, scritto con Edoardo Erba e ispirato al libro “Il silenzio sugli innocenti” di Luca Mariani, e interpretati dagli attori Arianna Scommegna e Mattia Fabris.

Serena Sinigaglia ed Edoardo Erba hanno cercato di ricostruire la vicenda e restituire la verità ai fatti attraverso la forza del teatro e la poesia, prendendo come protagonisti tre coppie – uomo-donna – , che hanno vissuto e subito in modo diverso la strage.

La prima coppia, rappresenta il tema della fede politica – come spiega la regista Sinigaglia: è formata da un marito e una moglie alto borghesi. La loro figlia di 16 anni è a Utøya per volontà del padre ma la madre avrebbe preferito darla vinta alla figlia e trascorrere un’estate serena.

La seconda è una coppia di contadini che abitano nella fattoria adiacente a quella acquistata da Breivik dove ha preparato la strage. Vedono strani movimenti ma per paura preferiscono rimanere in silenzio. Infine, la terza coppia è quella di un poliziotto e di una poliziotta al molo di Utøya dall’altro lato del lago. Sentono spari e grida di quella mattina di giovani caduti sotto il fuoco dello stragista. Quest’ultima, rappresenta il tema dell’Obbedienza: il poliziotto vieta alla collega di intervenire per ubbidire alle disposizioni di comando.

È un fatto rimosso a livello di coscienza popolare, eppure è un episodio gravissimo. Quella strage è stata fatta non per mano di un terrorista islamico, ma da uno di noi. Quando ho letto l’inchiesta di Mariani, sono rimasta scioccata. Ho deciso di portarlo a teatro, evitando di cadere nel teatro civile o cronachistico. Ho chiamato Edoardo Erba per tirare fuori quello che è sotto, una pagina tragica della storia europea, punteggiata da troppe ombre su come è stata gestita”.

La scenografia è evocativa, si ispira al monumento simbolo della tragedia, che spacca in due l’isola come una ferita. E sul palcoscenico troviamo i due attori Arianna Scommegna e Mattia Fabris che interpretano le tre coppie: “Per loro basta un semplice cambio di giacca per assumere i panni delle tre coppie ed agiscono in un’orazione funebre dedicata ai martiri di una tragedia contemporanea”.

Federica Marazza

Venerdì 6 novembre alla biblioteca comunale di Civitavecchia (RM) alle 16,30, nuova presentazione del libro di Luca Mariani, “Il silenzio sugli innocenti”

Utoya. Riapre il campo dei giovani socialisti

utoyaI giovani socialisti norvegesi tornano a tenere il tradizionale campo estivo sull’isola di Utoya, quella in cui ebbe luogo il massacro. Era il 22 luglio del 2011, Ander Behring Breivik uccise sessantanove persone per punire un partito e una società che riteneva troppo pronti all’accoglienza del diverso e degli immigrati.
Da allora, Utoya ha ospitato visitatori solo per brevissimi periodi e la decisione di aprire un nuovo campo è stata criticata da alcuni famigliari delle vittime.
Alcuni edifici sull’isola sono stati ricostruiti, altri sono stati deliberatamente lasciati com’erano, con i fori dei proiettili. Sono un migliaio i ragazzi iscritti, un numero record. Tra di loro, un po’ meno giovane, c‘è anche l’ex Primo Ministro, Jens Stoltenberg:
“È bello essere di nuovo a casa”, ha detto davanti a centinaia di giovani seduti sull’erba bagnata il leader dei Giovani laburisti (Auf) Mani Hussaini. “Il 22 luglio fa parte della storia di Utoya, ma anche la giornata di oggi entrerà nella storia”, ha commentato Hussaini.
“Desideriamo che Utoya sia un simbolo mondiale di tolleranza e pace”, ha auspicato Jørgen Frydnes, direttore del progetto per l’isola. Nel fine settimana arriveranno anche gli ex premier Jens Stoltenberg e Gro Harlem Brundtland, e l’attuale leader laburista, Jonas Gahr Store.
Redazione Avanti!

Premio Nenni, tra i finalisti Luca Mariani

Luca Mariani-Premio NenniÈ giunto alla seconda edizione il premio annuale intitolato a “Pietro Nenni”. Il Premio verrà assegnato a chi fra politici, giornalisti, attivisti, si è contraddistinto per alte qualità morali, umane e politiche, per la difesa dei diritti dei più deboli, per l’uguaglianza, per il benessere della collettività, per la lotta alle mafie e alla corruzione, per la salvaguardia dell’ambiente. A determinare il vincitore sarà una votazione pubblica. Chiunque potrà esprimere la propria preferenza ed aiutare a scegliere a chi, tra i sei candidati, attribuire il Premio Nenni 2015.

Il premio è un’opportunità per dedicare delle giornate di studio, di riflessione intorno ad uno dei protagonisti del socialismo italiano, ai suoi insegnamenti e alla sua passione per la Politica intesa come bene comune. Nenni durante la sua lunga vita politica si è sempre schierato contro la deriva morale della politica.

Il Premio è anche  un’occasione per parlare di chi si impegna quotidianamente con onestà e competenza per rendere l’Italia un Paese migliore. Le figure in concorso  raccontano una società dinamica e coraggiosa.

A selezionare i sei candidati per l’edizione 2015 è stata una Commissione istituita dalla Fondazione Nenni composta da 15 membri che rappresentano il mondo della cultura, del giornalismo, della politica, del sindacato, da esponenti della Fondazione Nenni e della della UIL e da un rappresentante del Comune di Faenza e della Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio di Faenza.

La Commissione è composta da Giorgio Benvenuto, Enrico Buemi, Rocco Carannante, Vittorio Emiliani, Mauro Ferri, Carlo Fiordaliso, Massimo Isola, Pia Locatelli, Armando Menichelli, Pierpaolo Fontana Nenni, Paolo Pirani, Cesare Salvi, Giuseppe Tamburrano, Walter Tocci, Sergio Zavoli.

Al termine della consultazione è emersa la rosa dei candidati che sono:

– Riccardo Iacona, giornalista (per il suo impegno nei “luoghi italiani abbandonati
dalla politica”)
– Massimo Gramellini, giornalista (per la una costante ricerca delle storie degli ultimi)
– Isabella Conti, sindaco di San Lazzaro di Savena (per la sua lotta contro
la   cementificazione del suolo)
– Dimitri Russo, Sindaco di Castel volturno (sindaco simbolo anticamorra )
– Don Palmiro Prisutto (per le sue battaglie contro l’inquinamento del territorio)
– Luca Mariani, scrittore (l’unico in Italia a raccontare della strage
di giovani socialisti ad Utøya)

Le consultazioni online sul sito della Fondazione Nenni cominceranno il 2 marzo 2015
fino al 15 aprile (questo il link per votare). Per votare ci si deve registrare nel sito
della Fondazione Nenni:

Al candidato che otterrà più preferenze verrà assegnato il Premio Nenni 2015.

Redazione Avanti!

Premio Matteotti per
il libro di Mariani su Utoya

Utoya-MarianiLa Commissione giudicatrice per l’assegnazione del Premio Giacomo Matteotti (vedi comunicato di Palazzo Chigi) ha designato i vincitori delle tre sezioni concorsuali: saggistica, opere letterarie e teatrali e tesi di laurea. Nella sezione “Saggistica” la Commissione ha assegnato il premio ex aequo ai lavori di Luca Mariani “Il silenzio sugli innocenti. Le stragi di Oslo e Utoya. Verità, bugie e omissioni su un massacro di socialisti” e di Nadia Fusini “Hannah e le altre”. Nella sezione “Opere letterarie e teatrali” i commissari hanno designato come vincitrice l’opera di Valeria Parrella “Tempo di imparare” e hanno proposto una segnalazione per il lavoro di Roberto Riccardi ”La foto sulla spiaggia”. Nella sezione “Tesi di laurea” la Commissione ha assegnato il premio all’elaborato di Maria Pia Di Nonno “Una democrazia a misura d’uomo: la comunità olivettiana come luogo di risanamento politico socio-economico e morale”. I premi verranno consegnati ai vincitori il 13 ottobre 2014 alle ore 12 a Palazzo Chigi. Continua a leggere

Utoya, una strage che i socialisti non dimenticano

Utoya-strageTre anni fa la strage di Utoya e di Oslo, 77 persone uccise dalla follia.  Sembrava una giornata come le altre. E invece quel 22 luglio 2011 avrebbe sconvolto la Norvegia e il mondo intero. Alle 15.26 una bomba esplose davanti agli edifici del governo di Oslo. Morirono otto passanti. A piazzare l’esplosivo, il nazionalista norvegese Anders Breivik, come si sarebbe appreso in seguito. Ma la sua follia omicida non sarebbe finita lì. Poche ore  dopo l’uomo, all’epoca 32enne, si diresse – vestito da agente della polizia norvegese – verso l’isola di Utoya, nel lago Tyrifjorden, che ospitava circa 600 giovani per un campo politico organizzato dal partito laburista, e iniziò a sparare all’impazzata. Fu un bagno di sangue: 69 vittime. Le Camere  hanno voluto oggi commemorare quella strage assurda. Continua a leggere

Appuntamenti

ROMA, MERCOLEDI’ 18 GIUGNO ore 9,30 presso il Roma Meeting Center, Largo dello Scautismo 1, 00162 Roma – Convegno finale di presentazione dei risultati del Progetto sviluppato dall’Ente Nazionale per il Microcredito “Microcredito e Servizi per il Lavoro”. Interverranno il presidente Enm Mario Baccini, il direttore generale delle Politiche dei servizi per il lavoro (MLPS) Grazia Strano. La presentazione dei dati del rapporto finale sarà a cura del coordinamento scientifico del progetto. Di notevole spessore la Tavola Rotonda “Quali reti per lo sviluppo del microcredito per l’autoimpiego” moderata da Fabrizio Ratiglia, direttore Radio Montecarlo e Radio 105, che riunisce le quattro amministrazioni regionali e le loro agenzie tecniche con i componenti del partenariato sociale ed economico che hanno aderito al Progetto.

MILANO – MARTEDI’ 24 GIUGNO 2014, ORE 11 – CALDARA A PALAZZO MARINO presentazione del libro “Un Barbarossa a Palazzo Marino”, in occasione del centenario dell’elezione di Emilio Caldara a Sindaco di Milano.

Travo (PC), venerdì 27 giugno, ore 20.30 – Mississippi al Po, festival musicale letterario, Piazza Trento Le stragi di Oslo e Utøya, Verità, bugie e omissioni su un massacro di socialisti. Presentazione del libro di Luca Mariani IL SILENZIO SUGLI INNOCENTI.

L’autore ne parla con Oliver Møystad, Norla, istituto per la promozione della letteratura norvegese all’estero; Øyvind Strømmen, scrittore Modera Andrea Ferrari scrittore ed esperto di cultura scandinava.
«Caro Anders Behring Breivik, sappi che hai perso. Tu credi forse di avere vinto, uccidendo i miei amici e i miei compagni. Tu forse credi di aver distrutto il Partito Laburista e coloro che in tutto il mondo credono a una società multiculturale. Tu descrivi te stesso come un eroe, un cavaliere. Tu non sei un eroe. Ma una cosa è sicura: tu di eroi ne hai creati». Lettera aperta a Behring Breivik di Ivar Benjamin Østebø, sedicenne scampato alla strage di Utøya.

Vai alla scheda on line
Collana Materiali, Pagine 208, Prezzo 13,00 euro
Norvegia, 22 luglio 2011, Anders Behring Breivik scatena l’inferno. Otto morti con un’autobomba a Oslo e 69 ragazzi laburisti uccisi uno a uno nell’isola di Utøya, il ‘paradiso nordico’ da decenni sede di campeggi estivi dei socialisti di tutto il mondo. L’assassino, vestito da poliziotto, è spietato: «Venite, sono qui per proteggervi». E poi uccide. È la caccia all’uomo più efferata nell’Europa occidentale dai tempi della seconda guerra mondiale. Un’azione studiata per anni nei minimi dettagli. L’obiettivo? Distruggere il Partito Laburista alla radice. Le motivazioni? L’odio contro gli immigrati e contro la politica multiculturalista. Gli effetti? Nei media prima si avvalora a gran voce la pista islamica. Poi, quando emergono i fatti, gradualmente cala il silenzio sui giovani laburisti giustiziati per le loro idee. In Italia la strage cade presto nel dimenticatoio. ‘Il Giornale’ titola: «Quei giovani incapaci di reagire». In Italia alla Camera solo un breve dibattito: i deputati riescono nell’impresa di non pronunciare mai in aula le parole ‘socialista’ o ‘laburista’. Breivik, dichiarato sano di mente, è finora l’unico condannato. Ma quali furono i suoi contatti? Come si procurò armi ed esplosivo? C’è in Europa una rete di estrema destra nazionalista, violenta e xenofoba? Come agisce? Chi la sostiene, chi la finanzia? E gli uomini arrestati in Polonia e in Gran Bretagna ebbero contatti con il killer? In Italia il pluriomicida ha degli estimatori: il leghista Mario Borghezio definisce «in qualche caso ottime» le sue idee. Il libro si addentra nel mondo di chi vuole che gli immigrati tornino a casa loro, a qualsiasi costo.
Info:
Ufficio stampa Casa editrice Ediesse  Carla Pagani. Viale di Porta Tiburtina 36 – 00185 Roma tel. 06 44870286 cel. 338 1143059 ufficiostampa@ediesseonline.it www.ediesseonline.it  Su facebook! Su twitter @Ediesse

Agenda

Roma – Sabato 25 gennaio, alle ore 17.30, presso la sezione PSI di San Saba Presentazione del volume di Riccardo Achilli e Renato Costanzo Gatti “Avanti a sinistra”, ed. Factory – Associazione Spartaco. Intervengono Franco Bartolomei, segreteria nazionale del PSI, Mario Michele Pascale, editore e presidente ass. Associazione Culturale Spartaco e Massimo Crisci, segretario sezione PSI San Saba. Saranno presenti gli autori.

Economia, lavoro, prospettive politiche del socialismo europeo. Questi i temi dei contributi di Riccardo Achilli e Renato Costanzo Gatti contenuti in questo volume. Il tributo, doveroso, è a Riccardo Lombardi, antifascista, socialista, che preconizzava una società “diversamente ricca”. Così come sono doverosi i richiami alla grande stagione del primo centro-sinistra italiano. Ma gli autori vogliono dare qualcosa in più: una spinta ad attualizzare le ragioni della sinistra riformista con la volontà di renderle feconde in un quadro economico e politico estremamente caotico come quello che stiamo vivendo.

Riccardo Achilli
Economista e statistico economico, laureato a pieni voti con una tesi in Econometria presso La Sapienza di Roma, master in Management dell’Innovazione presso il S. Anna di Pisa. Collabora con diversi centri studi italiani, scrive per riviste economiche e svolge attività di formazione e consulenza per amministrazioni ed agenzie pubbliche italiane e straniere.

Renato Costanzo Gatti
Nato nel 1940 in un paesino della Lomellina si è laureato alla Bocconi e ha poi lavorato come direttore amministrativo per la “Arthur Andersen & co”, per la “Pfizer Italiana spa”, e quindi per “Liberal” mensile e settimanale, “La nuova ecologia”, “La voce” di Montanelli, “Il riformista”. Ha militato nei partiti di sinistra, si diletta di studi economici, filosofici e di fisica.

Padova – venerdì 31 gennaio, ore 18

La libreria “La forma del libro” venerdì 31 gennaio alle ore 18 ospiterà la presentazione del libro “Utoya due anni dopo. Il silenzio sugli innocenti. Le stragi di Oslo e Utøya. Verità, bugie e omissioni su un massacro di socialisti” del giornalista Agi Luca Mariani. L’autore ne parlerà con Paolo Trovato del Consiglio Nazionale Psi, Marco Serri, Psi, curatore del ciclo ‘Parole socialiste’ e Alessandro Zan, candidato sindaco alle primarie del centrosinistra per il comune di Padova. Le letture saranno di Mario Podeschi, seguirà un aperitivo.

Bolzano – sabato 8 febbraio
Si è riunita presso la sede provinciale in via Roma a Bolzano, la Segreteria del PSI.
Tra i temi affrontati sulla politica locale, è stata confermata la celebrazione del 3° Congresso Provinciale per sabato 8 febbraio 2014 a partire dalle 9,30.
Sono state invitate le forze politiche che insieme al PSI fanno parte della maggioranza del Comune di Bolzano oltre ai rappresentati delle forze sociali ed economiche.
Per quanto riguarda il referendum sulla democrazia diretta, la Segreteria si è espressa per invitare i cittadini a partecipare alla consultazione, lasciando libertà di coscienza nell’espressione di voto.
Il Segretario PSI dell’Alto Adige
Alessandro Bertinazzo