Vaccini, il governo cambia ancora idea

vacciniLa chiarezza non è il punto forte di questo governo. A pochi giorni dall’apertura delle scuole cambia di nuovo la posizione del ministero sui vaccini. Mai inizio di anno era stato pià incerto sul fronte delle regole sui vaccini. Al momento, salvo ulteriori cambiamenti, torna l’autocertificazione per garantire l’ingresso a scuola dei bambini. I relatori al decreto Milleproroghe hanno cambiato idea e ritirato l’emendamento presentato ieri che era soppressivo della normativa approvata in Senato. I relatori M5s hanno depositato nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera un nuovo emendamento che di fatto rafforza la circolare della ministra Giulia Grillo e consente ai bambini di poter iniziare l’anno scolastico grazie a una autocertificazione che varrà fino al 10 marzo 2019. Poi i genitori dovranno presentare a scuola tutta la documentazione che prova che i vaccini sono stati fatti. Rimane l’emendamento presentato ieri, che ripristinava l’obbligatorietà dei vaccini. Tutti i testi devono ancora essere votati dalle Commissioni. Le opposizioni hanno protestato, con in testa gli ex ministri Beatrice Lorenzin e Marianna Madia.

Insomma, nel Paese delle proroghe, per l’anno scolastico 2018-19, ormai alle porte, sarà necessario portare il certificato Asl di avvenuta vaccinazione. Un emendamento della maggioranza al decreto milleproroghe abroga infatti la disposizione, approvata tra le polemiche ad agosto dal Senato, che faceva slittare l’obbligatorietà all’anno scolastico 2019-20. Però un altro emendamento al milleproroghe alle commissioni Bilancio e Affari costituzionali proroga, appunto, la validità dell’autocertificazione da parte delle famiglie fino al 10 marzo 2019. La possibilità di autocertificare la vaccinazione era già prevista dalla circolare Grillo-Bussetti, ma con l’eventuale approvazione nel milleproroghe acquisterebbe validità di legge. L’emendamento ha scatenato i dissensi tra Lega e M5s, con i “no” di due deputati nel primo voto.

Ma quali sono i vaccini obbligatori per la scuola? In base alla legge Lorenzin le profilassi obbligatorie sono: anti-poliomielitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo b, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella. Tutte queste vaccinazioni sono, pertanto, obbligatorie e devono essere offerte in maniera attiva e gratuita, secondo le specifiche indicazioni del Calendario vaccinale nazionale.

Vaccini. Presidi: ritirare emendamento del governo

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“Ci sono 10mila bambini che non possono vaccinarsi per varie ragioni, e assegnarli a classi particolari non è possibile sia dal punto di vista organizzativo sia perché significa che è una forma di segregazione che ripugna”. Sono le parole del presidente dell’Associazione presidi, Antonello Giannelli intervento in audizione alla Camera sulla questione vaccini. Un emendamento del governo infatti prevede che l’esclusione dalla scuola dei bimbi non vaccinati quest’anno non è valida. E che i tanti bambini che, per malattie o altri motivi, non possono vaccinarsi, vadano in classi dove la copertura vaccinale è molto alta. Provvedimento che secondo i presidi comporta rischi per la salute e problemi organizzativi quasi insormontabili, come quello di spostare migliaia di bambini in classi dove tutti o quasi sono vaccinati.

“Va ritirato l’emendamento che rinvia l’applicazione dell’esclusione della frequenza per i bambini non vaccinati: se passa, abbiamo per questo anno scolastico un rischio di insicurezza per la salute”. Ha aggiunto Antonello Giannelli.  Insomma tra legge e circolare è il caos. “Secondo la legge Lorenzin i bimbi per poter accedere a nidi e scuole dell’infanzia devono portare la certificazione dei vaccini fatti, secondo la circolare ministeriale sufficiente l’autocertificazione. Questo crea una situazione di grande confusione all’avvio dell’anno scolastico”. E’ quanto dichiara all’Ansa Mario Rusconi presidente dell’Associazione Nazionale Presidi del Lazio. Secondo Rusconi, la situazione di incertezza crea ”molti problemi alle scuole in quanto si attribuiscono enormi responsabilità, che si sarebbero potute evitare, ai dirigenti scolastici. Che, paradossalmente, aggiunge il presidente dell’Associazione nazionale Presidi del Lazio, rischiano denunce sia se il bambino viene ammesso a scuola solo con l’autocertificazione sia se non viene ammesso”. ”Servono indicazioni più chiare e precise – conclude – altrimenti la confusione è inevitabile e a farne le spese sono presidi e famiglie”.

Allarmati anche i medici che considerano “non giustificabile il rinvio dell’obbligo di presentare la certificazione della vaccinazione per l’iscrizione all’anno scolastico 2018-2019”. Lo ha detto Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) davanti alle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Bilancio della Camera in relazione all’articolo 6 del Milleproroghe che, se approvato in via definitiva, dilazionerebbe di un anno l’applicazione della legge sull’obbligo vaccinale. “Per noi medici i vaccini sono uno strumento fondamentale di tutela della salute pubblica. L’eliminazione dell’obbligo potrebbe essere interpretata come un atteggiamento antiscientifico”, ha detto il presidente di Fnomceo, “auspichiamo un’offerta vaccinale attiva, in cui siano escluse tutte le possibili barriere sia organizzative sia economiche alla vaccinazione”. Anelli ha presentato in commissione il documento approvato dalla Federazione nel 2016 con cui si auspicava l’obbligo vaccinale. “Questo documento – ha spiegato – mantiene tutta la sua validità e la sua attualità e rappresenta una visione lungimirante, da parte dei Presidenti degli Ordini dei Medici, sul tema della prevenzione attraverso l’uso dei vaccini. Lo proponiamo nuovamente, integrandolo con alcune osservazioni relative all’attuale contesto”.
L’allarme dei camici bianchi si è focalizzato soprattutto sul morbillo: 14.451 i casi segnalati in Europa nel 2017, che hanno causato 30 decessi. Erano stati 4.643 nel 2016. “In questa classifica ben poco gloriosa, l’Italia è al secondo posto, con 5.004 segnalazioni. Non va meglio nel 2018: in Italia, dal primo gennaio al 30 giugno, sono stati 2.029 i casi segnalati. Di questi, il 91,3% si è verificato in soggetti non vaccinati, il 5,4% in chi era stato sottoposto solo alla prima dose”, è stato sottolineato.

Vaccini, ora inventano l’obbligo flessibile

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La circolare Grillo non potrà valere all’inizio di quest’anno scolastico, ma a settembre sui banchi verrà applicata la legge Lorenzin. In attesa dell’eventuale varo definitivo del Milleproroghe. Lo affermano i presidi, che oggi, con una delegazione guidata dal presidente Antonio Giannelli, hanno avuto un incontro al Ministero della Salute.

Pressapochismo al governo. La norma sui vaccini è un esempio chiaro di quanto le idee siano confuse. Il ministro della Salute si trova in mezzo ai vortici causati dalla linea ondeggiate di Lega e 5 Stelle che negli ultimi mesi hanno sempre sparato contro i vaccini accarezzando il pelo ai no vax. Ma ora sono al governo. E non devono solo abbaiare alla luna ma anche produrre soluzioni razionali e non per farsi belli davanti a qualche elettore.

E sulla salute non si scherza. Per ora, incapaci di soluzioni razionali e concrete,  cercano di temporeggiare. Il decreto del Ministro Grillo ne è un esempio. “Abbiamo depositato ieri – ha detto – la proposta di legge della maggioranza in cui spingeremo per il metodo della raccomandazione che è quello che noi prediligiamo da un punto di vista politico, nel quale prevederemo delle misure flessibili di obbligo sui territori, e quindi anche nelle regioni e nei comuni dove ci sono tassi più bassi di copertura vaccinale o emergenze epidemiche. Sebbene mi prendano in giro su questo punto, l’idea di un obbligo flessibile a seconda dei territori è l’idea più sensata”.

Ma la critica dei presidi continua: “L’Associazione nazionale presidi – affermano in una nota – è totalmente apartitica, abbiamo criticato i governi di tutti i colori, noi ci orientiamo e diamo giudizi secondo la nostra coscienza e la conoscenza dell’organizzazione scolastica per tutelare la salute pubblica e il diritto all’istruzione”. Il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, replica così al ministro della Salute.

Per quanto riguarda la circolare congiunta Bussetti-Grillo che estende l’autocertificazione per i vaccini all’anno scolastico 2018-2019, Giannelli ha osservato: “Conveniamo sulle buone intenzioni di semplificare la vita dei genitori,  ma temiamo che si risolva in una complicazione. Nell’anno scolastico 2017-2018 l’autocertificazione era prevista dalla legge in via temporanea perché c’era un’enorme quantità di vaccini da somministrare, ma adesso il grosso è stato fatto, non ci saranno più lunghi tempi di attesa e non bisogna disperdere il lavoro fatto. L’autocertificazione in questa situazione ha l’unica ratio che un genitore non ci va proprio alla asl, e questo è fuori legge”.

I presidi ricordano che al momento resta in vigore il decreto Lorenzin con stabilisce che da 0 a 6 anni non si entra in classe senza le vaccinazioni obbligatorie. “Invito genitori ad andare alla asl, a fare vaccinare i loro figli perché lo dice la legge e l’ha ripetuto ieri anche il presidente del Consiglio Conte e a consegnare alla scuola il certificato rilasciato dalla struttura sanitaria”. Ma che succede se un genitore di un bambino sotto i 6 anni arriva a scuola a settembre portando soltanto un’autocertificazione? “Il preside farà i suoi controlli contattando la asl – conferma Giannelli – e se qualcosa non va non ammetteremo il bambino in classe”. Giannelli, comunque, da’ atto al ministro Grillo che l’incontro avvenuto ieri al dicastero è stato “cordiale e proficuo”: “c’è stata una grande disponibilità dell’amministrazione sanitaria ad ascoltarci e a trovare insieme soluzioni”.  Autocertificazione non utilizzabile in sanità La circolare Grillo-Bussetti, che prevede l’autocertificazione per i vaccini, “non solo confligge con la vigente normativa sulla certificazione delle vaccinazioni obbligatorie, ma contrasta con il DPR 445/2000 che recita ‘I certificati medici, sanitari … non possono essere sostituiti da altro documento”. Lo afferma il Collegio dei professori universitari di pediatria. Posizione sostenuta anche dai presidi: l’autocertificazione non è “utilizzabile in campo sanitario se non a seguito di espressa previsione legislativa”.

Edoardo Gianelli

Politica da bar dello Sport. Vaccinati come gli appestati

È inutile pretendere la comprensione dei più elementari principi del pensiero moderno dagli esponenti del populismo pre-illuminista, superstizioso, benché “telematico” dei 5 Stelle. La loro barbarie culturale, la loro tendenziale arretratezza viene fuori in ogni occasione. Sono un fenomeno allarmante e pericoloso di rigurgito pre-moderno, pre-liberale, pre- illuminista.
Prendiamo la questione delle vaccinazioni.
Una questione che può essere trattata e discussa solo alla luce della scienza e del pensiero moderno.
Per i Cinquestelle è un’occasione per fare sfoggio dell’ottusità di un preteso “nuovo” che è solo la sedimentazione melmosa del vecchio, di un antico che non è storia ma stratificazione di superstizioni.
Gli argomenti “anti vaccinatorii” sono quelli delle plebi sanfediste del diciottesimo secolo, quelle di cui, esprimendosi nel dialetto romanesco di un paio di secoli fa, si faceva beffa Giuseppe Gioacchino Belli. Ma quelli là, almeno, erano convinti che vaccinare i fanciulli fosse un modo come un altro per impedire loro di “arrubbasse er Paradiso”, cioè di morire bellamente in età innocente.
Na nel populismo dei Grillini emerge tutta la loro supponenza di un sapere “telematico”, di una fede cretina nel sentito dire del Bar dello Sport. E si aggiunge la perfidia degli espedienti burocratici.
Espedienti a loro vola ispirati al passato.
Hanno ritirato fuori le “quarantene”, imposte (inutilmente per lo più) a quanti provenissero da Paesi lontani, sospetti di essere in preda alle epidemie. Bandiera gialla. Bandiera gialla, prevede una proposta di legge cinquestelluta, per i bambini che siano stati vaccinati. Vaccinati= appestati.
Una furbata per cacciare dalle scuole i fanciulli e i ragazzi per i quali sia stata posta in essere la salvaguardia della salute loro ed altrui dalla “demoniaca” scienza moderna, quella che qualcuno del Bar dello Sport è convinto sia una “bufala” perché ha visto su internet che c’è uno scienziato “importantissimo” che dice che è “sbagliato” vaccinare perché presenta degli “inconvenienti” che i Governi e le case farmaceutiche tengono segreti.
Volete vaccinare i figli? Noi li lasceremo fuori della scuola. Anzi imporremo loro un distintivo di pericolosità, magari un bracciale giallo.
Evviva il Grillo-pensiero! Evviva il nuovo! Evviva gli imbecilli che prendono quasi sul serio certa gente.

Mauro Mellini

Papilloma (HPV), precipitano coperture vaccinali

papilloma virusIl virus del papilloma umano (HPV) è un agente a trasmissione sessuale che causa malattie genitali, anali e orofaringee sia nelle donne che negli uomini. In particolare l’infezione da HPV causa oltre il 90% dei carcinomi della cervice uterina, ma anche il 90% circa dei carcinomi dell’ano, oltre ad una percentuale rilevante di tumori orofaringei, della vulva, della vagina e del pene; inoltre alcuni genotipi del virus causano circa il 90% circa delle verruche anogenitali.

«Se negli ultimi vent’anni – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – i programmi di screening hanno drasticamente ridotto l’incidenza del carcinoma della cervice uterina, oggi è possibile diminuirla ulteriormente grazie ad una strategia preventiva non utilizzabile per nessun altro tumore, ovvero la vaccinazione anti-HPV».

 In Italia sono disponibili tre vaccini anti-Hpv: il bivalente, che protegge dai tipi 16 e 18, il quadrivalente che amplia la protezione anche contro i tipi 6 e 11 e il 9-valente che oltre ai tipi di HPV del vaccino quadrivalente protegge anche dai tipi 31, 33, 45, 52, e 58.

Secondo quanto previsto dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019, la vaccinazione anti-HPV – che non rientra tra quelle obbligatorie del “Decreto vaccini” – è offerta gratuitamente a maschi e femmine intorno agli 11-12 anni di età con l’obiettivo di raggiungere una copertura vaccinale del ciclo completo in almeno il 95% sia delle femmine che dei maschi, seppur in maniera più graduale: almeno il 60% nel 2017, il 75% nel 2018 e il 95% nel 2019.

«La vaccinazione anti-HPV – puntualizza il Presidente – oggi rappresenta un clamoroso esempio di sotto-utilizzo di una prestazione dal value elevato: infatti, se negli ultimi anni, le prove di efficacia si sono progressivamente consolidate e il monitoraggio degli eventi avversi ha dimostrato che i vaccini anti-HPV hanno un adeguato profilo di sicurezza, la copertura vaccinale in Italia si è progressivamente ridotta, determinando sia un aumento della morbilità per le patologie HPV-correlate, sia dei costi dell’assistenza».

I dati del Ministero della Salute relativi al 2016 dimostrano che le coperture per la vaccinazione anti-HPV nelle ragazze sono in picchiata: in particolare, a fronte di una copertura intorno al 70% nelle coorti di nascita dal 1997 al 2000, i tassi di copertura vaccinale anti-HPV sono progressivamente diminuiti nelle coorti 2002 (65,4%) e 2003 (62,1%), per poi precipitare al 53% nella coorte 2004. Immancabili, le variabilità regionali: ad esempio nella coorte di nascita 2004 la copertura per ciclo completo oscilla dal 24,8% della provincia di Bolzano al 72,5% della Valle d’Aosta. Inoltre, quasi il 12% delle ragazze ha ricevuto almeno una dose di vaccino ma non ha completato il ciclo, con notevoli variabilità regionali del gap: dallo 0,1% della PA di Trento al 21,4% della Sardegna. Nei maschi, la vaccinazione anti-HPV è ancora un lontano miraggio: relativamente alle coorti di nascita 2003-2004 6 Regioni non rendono disponibili i dati, altre 7 hanno una copertura dello 0% e solo per 8 Regioni sono disponibili i dati di copertura vaccinale: dal 3% della Sardegna al 53% del Veneto.

«Con questi livelli di copertura – puntualizza il Presidente – e con i trend in progressiva diminuzione, i target definiti dal Piano Nazionale appaiono del tutto illusori, a dispetto di evidenze sempre più robuste sull’efficacia dei vaccini anti-HPV, in particolare nel prevenire lesioni pre-cancerose del collo dell’utero nelle adolescenti e nelle giovani donne tra 15 e 26 anni. Tutto ciò configura un caso paradigmatico di analfabetismo funzionale: mentre si diffondono innumerevoli terapie inefficaci e inappropriate per i tumori, utilizziamo sempre meno l’unico vaccino disponibile per la loro prevenzione».

Il Position Statement GIMBE sintetizza le migliori evidenze scientifiche sull’efficacia della vaccinazione anti-HPV per tutte le patologie HPV-correlate e in particolare per i tumori del collo dell’utero; dettaglia gli aspetti relativi alla somministrazione (indicazioni, fasce di età, timing, sottogruppi specifici); descrive le evidenze sulla immunogenicità del vaccino; riporta i dati sugli effetti avversi sia internazionali, sia raccolti dal sistema nazionale di vaccinovigilanza. Infine analizza in dettaglio i dati sulle coperture vaccinali in Italia e le possibili strategie per aumentarle.

«La vaccinazione anti-HPV – conclude Cartabellotta – rappresenta un emblematico esempio dei gap tra ricerca scientifica e sanità pubblica: infatti, nonostante il consolidamento progressivo delle prove di efficacia e del profilo di sicurezza dei vaccini anti-HPV, la copertura vaccinale diminuisce, testimoniando che il processo di trasferimento delle migliori evidenze alla pratica clinica, all’organizzazione dei servizi sanitari, alle decisioni professionali e alle scelte di cittadini e pazienti è un percorso a ostacoli, spesso imprevedibile e non sempre adeguatamente gestito a livello istituzionale».

 

Vaccini con il trucco. Obbligatori ma senza sanzione

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“I bambini che frequentano la scuola dell’obbligo che non sono al primo anno sostanzialmente non devono fare nulla. Mentre per quanto riguarda la prima iscrizione devono autocertificare che si sono vaccinati. Il termine del 10 luglio non diventa un termine perentorio”. Lo ha detto il ministro della Salute, Giulia Grillo, durante la conferenza stampa sul tema delle vaccinazioni che si è svolta questa mattina a Roma e alla quale ha partecipato anche il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti.

Un modo confuso di salvare capra e cavoli. I vaccini restano obbligatori ma per entrare a scuola basterà un’autocertificazione in cui si dirà che il proprio figlio ha fatto tutti i vaccini previsti dalla legge. In sostanza dal prossimo settembre non sarà più necessaria la certificazione di avvenuta vaccinazione da parte della Asl, la cui scadenza di presentazione era prevista per il 10 luglio 2018. I no vax, a cui i grillini hanno a lungo accarezzato il pelo, sono accontentati. E allo stesso tempo non si toglie l’obbligo. Un obbligo senza sanzione però. È come dire che non vi è nessun obbligo. È come creare un limbo normativo dove ognuno fa come vuole. Ma quando si parla di salute questo atteggiamento diventa pericoloso. Non si tratta di libertà di coscienza, ma di salute pubblica. E uno Stato, un governo, ha il dovere di tutelarla.

Il tutto tramite un atto amministrativo. “Si tratta solo con una proposta di legge parlamentare – ha infatti aggiunto il ministro della salute – noi faremo un testo serio. Ci vogliono i giusti tempi. Al momento abbiamo fatto solo un atto di semplificazione amministrativa”. Il commento di Beatrice Lorenzin, ex ministro della Salute, non si è fatto attendere: “L’obbligatorietà vaccinale non è il fine della legge Lorenzin ma il mezzo per raggiungere l’immunità di gregge, cioè proteggere la nostra popolazione da pericolose malattie”. “L’autocertificazione di per sé non è un male – ha aggiunto – ma c’è il tema dei controlli: chi garantirà che i bambini a scuola sono effettivamente in una condizione di sicurezza tale da permettere ad altri bambini troppo piccoli per essere vaccinati o non vaccinabili di frequentare in sicurezza le classi? Questa domanda rimane inevasa dalla circolare ministeriale”.

Vaccini. Psi: Salvini ministro unico del governo

matteo salviniSulla questione dei vaccini “garantisco l’impegno preso in campagna elettorale nel permettere che tutti i bimbi entrino in classe, vadano a scuola”, perché “la priorità è che i bimbi non vengano espulsi dalle classi” anche se non vaccinati. Lo ha affermato Matteo Salvini, ministro dell’Interno, intervenendo telefonicamente a RadioStudio54. A proposito di una eventuale rimozione degli obblighi vaccinali, Salvini ha puntualizzato che al governo “siamo in due, c’è un’alleanza Lega-M5s, bisogna ragionare anche con gli alleati, al ministro Grillo ho iniziato a parlare di questi temi”, e dunque “continueremo, perché ritengo che 10 vaccini obbligatori siano inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi”, ha concluso il ministro Salvini. A tal proposito Giulia Grillo, che fin da quando si è insediata ha detto di essere favorevole ai vaccini, ha diffuso un comunicato stampa nel quale dice al ministero dell’Interno che spetta al suo ministero decidere sul tema. Inoltre, aggiunge, la politica può discutere dell’obbligo ma non del valore sanitario dei vaccini. Quello spetta ai tecnici. “I vaccini sono un fondamentale strumento di prevenzione sanitaria primaria. E in discussione a livello politico sono solo le modalità migliori attraverso le quali proporli alla popolazione”.
Sull’uscita da ‘campagna elettorale’ interviene il segretario del Psi, Riccardo Nencini che afferma sul suo profilo Facebook: “Salvini tra il funambolo e l’onnivoro come un caudillo sudamericano. Pontifica su tutto. Ora anche sui vaccini. Ma i suoi figli sono stati vaccinati? Tra non molto ci metterà nelle mani di stregoni e pistoleros”.

“Se continua così – aggiunge in una nota Enrico Buemi, responsabile Giustizia del Psi e già Senatore nella XVII Legislatura – Salvini nel giro di qualche giorno assumerà le intere competenze di tutti i Ministri del Governo”. “Un giorno dà la linea al Presidente del Consiglio Conte indicandogli se andare o no a Bruxelles, un altro giorno organizza blocchi navali davanti alla Libia, ovviamente come Ministro della difesa, un altro giorno ancora promette quello che di fatto è un maxi-condono nella sua qualità di Ministro dell’economia, quello vero, e oggi, per nostro diletto, impartisce direttive da Ministro della salute sulla questione dei vaccini”. “Considerando – continua Buemi – che nei ritagli di tempo libero continua a fare non il Ministro degli interni ma il capo della propaganda del disciolto Ministero per la sicurezza, di fascistica memoria, pensiamo che ormai rimanga solo la competenza del Ministero dell’istruzione libera dai suoi interventi, che aspettiamo comunque fiduciosi nella sua futura qualità di Ministro della cultura popolare. Ci chiediamo a questo punto – conclude Buemi – gli altri Ministri che cosa ci stiano a fare”.

Non si è fatta attendere la replica a Salvini dell’immunologo Roberto Burioni: “No, Ministro Salvini – scrive il professore sulla sua pagina Facebook – dieci vaccini non sono inutili e tantomeno dannosi. Sono gli stessi vaccini che vengono usati con identici tempi e identici modi in tutto il mondo. Sono i dieci vaccini che hanno salvato e salvano, in tutta sicurezza, milioni di vite”. “Ministro Salvini – prosegue Burioni – lei ha detto una cosa non rispondente al vero, perché quelli che riporto io sono fatti, suffragati da dati scientifici solidissimi. Quella che ha detto è una bugia, una bugia pericolosissima. E che a dirla – conclude il medico – sia chi ha la responsabilità della sicurezza del mio paese è una cosa che mi preoccupa molto”.

Con l’obbligo sui Vaccini in aumento la copertura

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Nonostante la polemica continua sui vaccini e la battaglia dei no-vax scagliati con forza contro l’obbligo, nel 2017, la copertura media è in crescita in Italia, in ripresa dopo il calo del 2016. Un risultato positivo segno della non permeabilità verso comportamenti pericolosi, come appunto quelli del rifiuto dei vaccini. I dati dicono che il vaccino esavalente è stato effettuato, nei bambini di due anni di età, quasi nel 95% dei casi, la soglia raccomandata dall’Oms. Ma anche le vaccinazioni contro il morbillo sono aumentate sensibilmente nell’ultimo anno. Sono questi i dati, aggiornati al 31 dicembre 2017, appena diramati dal ministero della Salute, in occasione della Settimana europea delle vaccinazioni (dal 23 al 29 aprile 2018). Un aumento, secondo il Ministero, che è legato alla legge sull’obbligatorietà dello scorso luglio.

Le tabelle delle coperture vaccinali indicano qual è la percentuale di bambini vaccinati contro un determinato antigene (rappresentativo della malattia) e in una certa fascia d’età. “Si tratta dell’indicatore per eccellenza delle strategie vaccinali”, scrive il Ministero in una nota, “poiché fornisce informazioni in merito alla loro reale implementazione sul territorio e sull’efficienza del sistema vaccinale”.

Fra i principali focus del ministero c’è (e non poteva mancare) il morbillo, che nel 2017 in Italia (ma non solo) ha fatto registrare un’epidemia con quasi 5mila casi, di cui 300 tra operatori sanitari e 4 decessi. In base ai dati aggiornati alla fine del 2017, nei bambini di due anni di età la copertura contro la malattia è salita del 4,42% rispetto all’anno precedente – anche se già nel 2016 aveva registrato un leggero aumento rispetto al 2015, anno nero delle vaccinazioni contro il morbillo – ed ha oggi raggiunto una percentuale media nazionale pari a 91,68%.

Vaccini, il d-day non c’è stato. Copertura al 95%

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Il temuto caos per il ‘d-day’ vaccinale, il primo effettivo giorno di scuola da dentro o fuori per i bambini inadempienti, non c’è stato. Pochissimi gli episodi critici: quattro bambini sono stati respinti da un istituto di Milano perché non vaccinati, altrettanti da una scuola di Sulmona, alcuni anche nel Cagliaritano. In teoria entro sabato 10 marzo i genitori che, all’inizio dell’anno scolastico, avevano presentato un’autocertificazione, avrebbero dovuto produrre documenti ufficiali della Asl o sull’avvenuta vaccinazione o su una prenotazione richiesta prima del termine e fissata nelle settimane successive. Ma molti ancora mancano all’appello: secondo le stime sono circa 30 mila i bambini da 0 a 6 anni non in regola, di cui più della metà, secondo gli esperti, figli di genitori “no-vax”, mentre per gli altri si tratta solo di ritardi o dimenticanze. Ma la temuta “guerra” all’ingresso delle scuole tra presidi e genitori non c’è stata.

“Nessuna particolare criticità” risulta al ministero dell’Istruzione, e neanche all’associazione dei presidi. D’altra parte la situazione è decisamente a macchia di leopardo: per dieci regioni (Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Toscana, Marche, Liguria, Lazio, Valle d’Aosta, Sicilia) e nelle due province autonome di Bolzano e Trento è prevista una procedura semplificata per via telematica, e saranno le Asl a comunicare direttamente con le scuole: non ci sarà bisogno che il genitore presenti la documentazione. Di fatto in queste regioni anche i no-vax più ostinati potranno mandare i figli a scuola fino al 30 aprile. In altre zone si sono studiate delle forme di proroga, perlomeno sul piano sanzionatorio. È il caso di Bologna, dove alle famiglie inadempienti è stata inviata una raccomandata dove e’ stato fissato un appuntamento per la vaccinazione nel periodo compreso tra il 2 maggio e il 29 giugno. Solo in seguito (nel caso di mancata vaccinazione) scatterà una diffida con il rischio di inadempienza.

Ma il dato più importante, sebbene ancora parziale, è quello sulle coperture vaccinali: dopo il varo della legge l’esavalente è schizzato a oltre il 95% di copertura, raggiungendo dunque il target Oms che garantisce la cosiddetta immunità di gregge, un livello che non si vedeva da dieci anni. Per il vaccino contro morbillo-parotite-rosolia si è arrivati al 93%, un record assoluto. “Sicuramente il trend è positivo – spiega Gianni Rezza dell’Istituto Superiore di Sanità – segno che la legge funziona. L’obiettivo non era colpevolizzare i genitori, ma alzare le coperture vaccinali per la tutela della salute di tutti”. Se i dati complessivi ancora non ci sono (“bisognerà aspettare l’inizio del prossimo anno scolastico”, prevede il past president della Siti Carlo Signorelli) arrivano i primi numeri dalle Regioni: in Veneto ad esempio risultano 8.500 bimbi ancora non in regola (ma essendo una delle dieci regioni con procedura elettronica i tempi si allungano).

Nel Lazio la copertura è altissima, oltre il 97%: per la fascia di età 0-3 anni risultano appena 30 casi ancora da regolarizzare. In Toscana ci sono più problemi, con oltre 13 mila bambini non vaccinati. E se Umbria e Puglia sono in linea con i primi dati nazionali, ossia una copertura del 95%, nelle Marche mancano ancora all’appello quasi 14 mila bambini (ma in questo caso il dato è sulla fascia 0-16 anni).

Di certo non tutti i nodi sono venuti al pettine: entro il 10 marzo, come detto, bastava presentare il documento della Asl con la avvenuta prenotazione, quindi i tempi per valutare quanti si sono effettivamente vaccinati si allungano. “C’è anche chi ha avuto appuntamento a luglio – spiega infatti Signorelli – In quel caso tecnicamente il bambino è in regola ma non sarà vaccinato per altri tre mesi, poi la sua posizione sarà sanata”. Almeno in teoria, perché oltre a chi dice “no” a tutti i costi e chi è solo in ritardo c’è un terzo fenomeno: “Sappiamo che ci sono casi di genitori no-vax che hanno comunque fatto la prenotazione, spesso consigliati dagli avvocati, se non altro per prendere tempo. Poi si vedrà se i loro figli saranno vaccinati davvero o no”.

Vaccini: stimati 30mila bimbi non in regola

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Potrebbero essere circa 30mila i bambini sotto i sei anni non in regola con la documentazione per le vaccinazioni, ma di questi è impossibile sapere quanti non saranno ammessi a scuola, perché ogni Regione si comporterà in modo diverso. Lo afferma il past president della Società italiana di Igiene Carlo Signorelli alla vigilia della scadenza del termine del 10 marzo per la presentazione dei certificati vaccinali necessari per evitare l’esclusione da nidi e materne.

“Al momento numeri certi non ce ne sono – sottolinea l’esperto -, l’unica base di partenza sono i 120mila in arretrato nelle coorti 2011-2015 calcolati dal ministero della Salute quando è stata approvata la legge. Di questi circa un terzo era già stato recuperato a ottobre 2017, e si può stimare che ancora circa 30mila non siano in regola. Difficilmente però non verranno riammessi a scuola, ci sono Regioni che hanno una proroga perché hanno l’anagrafe vaccinale, altre che danno un appuntamento d’ufficio quando mandano la lettera di richiamo ai genitori. Come minimo ci dovrebbe essere un ultimo colloquio con la Asl prima di arrivare all’esclusione. I conti si potranno fare solo a giugno”.

La stima è almeno nell’ordine di grandezza confermata dai alcuni dati provvisori forniti dalle Regioni, secondo cui ad esempio in Piemonte sono circa 1200 i bimbi a rischio, mentre in Veneto ai primi di febbraio erano 8800. I primi dati sugli effetti della legge sono comunque positivi. “La sensazione è che ci sia stato un bel recupero – conferma Signorelli -, l’obbligo ha agito sia sui genitori esitanti sia sulle strutture, che si sono trovate per effetto della legge sull’obbligo e del nuovo piano vaccinale a dover fare il doppio delle vaccinazioni rispetto al passato. I disservizi che si sono riscontrati sono stati minimi rispetto al carico a cui sono stati chiamati i centri vaccinali, che in quasi tutti i casi sono riusciti a far fronte alla domanda pur non avendo risorse aggiuntive”.