“L’altra metà del cinema” III edizione Arena Forlanini dedicata a donne

arena forlanini“L’altra metà del cinema” racconta, in sette week end e quattordici film dedicati alle donne, la parità di genere e i temi del femminile attraverso film di grandi autori, anche internazionali, ospitati alla Festa del Cinema di Roma e in altri importanti festival di tutto il mondo. Da sabato prossimo, 14 luglio, al 26 agosto, al via la terza edizione dell’Arena Forlanini (Piazza Carlo Forlanini 1, Roma): lo annunciano Laura Delli Colli, alla guida della Fondazione Cinema per Roma, e il Direttore Generale, Francesca Via. La manifestazione rientra nel programma di CityFest, si svolge in collaborazione con Alice nella città ed è realizzata grazie alla Regione Lazio con l’obiettivo di sfruttare l’area dell’ex ospedale per il miglioramento della qualità della vita nel quartiere.

Le proiezioni, a ingresso gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili, saranno accompagnate da incontri aperti al pubblico con autori e attori. I quattordici titoli in programma vanno dalle opere del cineasta spagnolo Pedro Almodóvar (Julieta) e del francese Martin Provost (Quello che so di lei) a quelle degli italiani Paolo Virzì (La pazza gioia), Edoardo De Angelis (Indivisibili), Sergio Castellitto (Fortunata) e Matteo Rovere (Veloce come il vento). Ci sarà spazio per la commedia e per il dramma in tutte le sue declinazioni (da La notte che mia madre ammazzò mio padre di Inés París a Sicilian Ghost Story di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia), per i temi dell’adolescenza e del rapporto genitori-figli (Piuma di Roan Johnson, Il cratere di Silvia Luzi e Luca Bellino) per giungere fino ai riadattamenti teatrali (Lady Macbeth di William Oldroyd). Infine, non mancherà un focus su alcune indimenticabili figure femminili, rese straordinarie da grandi interpretazioni attoriali (Jackie di Pablo Larraín, Florence di Stephen Frears, Gloria di Sebastian Lelio).

Per ricordare il regista Carlo Vanzina, prima di ogni proiezione verranno proposte alcune sequenze tratte dai film del regista romano.

Si ringrazia: 01 Distribution, BIM, Exit media, Fandango, La Sarraz, Lucky Red, Medusa, Rai Cinema, Teodora Film, Universal Pictures, Warner Bros.


L’ALTRA METÀ DEL CINEMA

“L’altra metà del cinema” si aprirà sabato 14 luglio alle ore 21 con Fortunata di Sergio Castellitto. Il film sarà introdotto da Edoardo Pesce, uno dei protagonisti. La pellicola, con la sceneggiatura di Margaret Mazzantini, è stata presentata al Festival di Cannes 2017 nella sezione “Un Certain Regard” ed è valsa a Jasmine Trinca il David di Donatello e il Nastro d’Argento per la Migliore attrice protagonista. Così il regista, sceneggiatore e attore romano racconta il suo film: “Fortunata è un aggettivo qualificativo femminile singolare. Ma è anche il nome di una donna. E soprattutto un destino. E non è detto che quel destino uno se lo meriti. Ci sono uomini in questa storia che non sono d’accordo sulla felicità di Fortunata”.

Domenica 15, il pubblico potrà assistere a La notte che mia madre ammazzò mio padre di Inés París: la regista e sceneggiatrice madrilena, affiancata da un cast di stelle, realizza una black comedy campione di incassi, con un esilarante intreccio che mescola le atmosfere di Agatha Christie con il più brillante humor spagnolo.

Il programma della manifestazione proseguirà il weekend successivo (sabato 21 luglio ore 21) con Gloria di Sebastian Lelio, film che esplora in profondità sentimenti e passioni di una donna divorziata prendendo spunto da storie realmente accadute nella città di Santiago. La stessa capitale cilena, insieme alla musica (compresa “Gloria” di Umberto Tozzi), può essere considerata come un ulteriore personaggio del film. La protagonista Paulina Garcia si è aggiudicata l’Orso d’Argento per la migliore attrice al Festival di Berlino.

Il giorno dopo, sempre alle ore 21, sarà la volta di Piuma di Roan Johnson, presentato in concorso alla 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. La pellicola affronta il tema della gravidanza nella società contemporanea: protagonisti del film una coppia di diciottenni, in un viaggio inatteso verso la maturità e le responsabilità, proposto attraverso uno sguardo leggero e ironico ma mai superficiale.

“L’altra metà del cinema” tornerà sabato 28 luglio alle ore 21 con Il cratere di Silvia Luzi e Luca Bellino, introdotti da Fabia Bettini e Gianluca Giannelli di Alice nella città, al loro primo lungometraggio dopo il successo dei documentari La minaccia e Dell’arte della guerra. Il film, presentato alla Settimana Internazionale della Critica, descrive l’ossessione di un padre verso le qualità canore della figlia, la ricerca del successo e della felicità a partire da un contesto di emarginazione, il desiderio viscerale di una rivincita personale e sociale da sempre agognata.

Il sogno di diventare una cantante torna in Florence di Stephen Frears (domenica 29 ore 21): tratto da una storia vera, il film è una commedia agrodolce che tratta temi come l’amore, la musica (la colonna sonora è firmata da Alexandre Desplat) e la realizzazione, a ogni costo, delle proprie aspirazioni. Il film è interpretato magistralmente da tutto il cast, Meryl Streep in primis, che è venuta a presentarlo alla Festa del Cinema di Roma nel 2016.

La programmazione della settimana successiva si aprirà, sabato 4 agosto alle ore 21, con Julieta di Pedro Almodóvar, il regista più popolare e amato del cinema spagnolo, Oscar® per il Miglior film straniero con Tutto su mia madre e per la Miglior sceneggiatura originale di Parla con lei. Con Julieta – che si ispira a tre racconti di Alice Munro, Premio Nobel per la letteratura – il cineasta torna a esplorare i temi a lui più cari, quelli legati all’universo femminile.

Domenica 5 agosto alle ore 21 sarà proiettato Sicilian Ghost Story di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, favola oscura e romantica che porta sul grande schermo una storia d’amore impossibile tra due adolescenti. Nel 2017, il film ha aperto la Semaine de la Critique di Cannes.

Sabato 11 agosto (ore 21), “L’altra metà del cinema” proporrà Quello che so di lei di Martin Provost. Il film, un vero inno alla vita, ha al suo centro una storia di trasformazione: le due donne protagoniste della pellicola infatti colmano insieme il vuoto delle loro esistenze imparando a lasciarsi il passato alle spalle.

Il giorno dopo sarà la volta di Veloce come il vento di Matteo Rovere: il pluripremiato film, venduto nel mondo in più quaranta Paesi, vede protagonista una giovane pilota che, non ancora maggiorenne, gareggia nel campionato italiano GT. La trama sviluppa contemporaneamente numerosi temi forti, dalla disgregazione della famiglia agli affetti perduti, dalle subculture all’emarginazione, dal talento dissipato al desiderio del riscatto.

Il primo film in programma nel successivo fine settimana sarà Indivisibili di Edoardo De Angelis (sabato 18 agosto ore 21). Presentato alle Giornate degli Autori, il film ha vinto sei David di Donatello e cinque Nastri d’argento. Protagoniste della pellicola, due gemelle identiche con sogni e aspirazioni molto diversi, indivisibili in una società che porta a spettacolarizzare anche la loro diversità. Domenica 19 alle ore 21, il programma ospiterà Jackie di Pablo Larraín: il regista e sceneggiatore cileno dirige un film di grande impatto in cui emerge con forza la straordinaria prova attoriale di Natalie Portman, magistrale nel rendere la glaciale determinazione e la sofferta bellezza della protagonista nel momento più duro della sua vita.

Il weekend conclusivo della rassegna si aprirà sabato 25 agosto con Lady Macbeth di William Oldroyd. Al suo esordio cinematografico, il regista teatrale inglese firma un dramma in costume vittoriano, adattando liberamente il romanzo breve di Nikolaj Leskov “Lady Macbeth nel distretto di Mcensk”, e mescolando con sapienza William Shakespeare e Henry James, Michael Haneke e Alfred Hitchcock. L’ultimo appuntamento sarà con La pazza gioia, uno dei film più amati di Paolo Virzì, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes. La storia è quella di due donne simili e distanti allo stesso tempo, fragili e complesse, legate da una medesima condizione e da un intenso desiderio di ribellione, protagoniste di una fuga, ironica e toccante, lungo le strade della Toscana.

IL PROGRAMMA DAL 14 LUGLIO AL 26 AGOSTO

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti disponibili.

Sabato 14 luglio, ore 21

FORTUNATA

di Sergio Castellitto, Italia 2017, 103’ [Universal Pictures]

Cast: Jasmine Trinca, Alessandro Borghi, Edoardo Pesce, Stefano Accorsi.

Fortunata è una giovane madre con un matrimonio fallito alle spalle e una bambina di otto anni. Ha una vita affannata, fa la parrucchiera a domicilio mentre sogna di aprire un negozio di parrucchiera tutto suo.

Domenica 15 luglio, ore 21

LA NOTTE CHE MIA MADRE AMMAZZÒ MIO PADRE

di Inés París, Spagna 2016, 94’ [Exit Media]

Cast: Belén Rueda, Eduard Fernández.

Isabel si propone di organizzare la cena di lavoro che suo marito Angel e la sua ex moglie Susana hanno in agenda con un famoso attore argentino: lo vogliono convincere a essere il protagonista del loro prossimo film.

Sabato 21 luglio, ore 21

GLORIA

di Sebastian Lelio, Cile 2013, 105’ [Lucky Red]

Cast: Paulina García, Sergio Hernández

Divorziata da anni con due figli ormai adulti, Gloria cerca un nuovo equilibrio in feste, eventi serali e discoteche nelle quali poter incontrare qualcuno della propria età, un nuovo fidanzato. Quando però sembra averlo trovato questi si rivela inaffidabile e misterioso.

Domenica 22 luglio, ore 21

PIUMA

di Roan Johnson, Italia, 98’ [Lucky Red]

Cast: Luigi Fedele, Blu Yoshimi, Michela Cescon.

Ferro e Cate sono due diciottenni che condividono un’attesa che è però un problema: lei è incinta. C’è anche l’esame di maturità che incombe e un viaggio in Spagna e Marocco da fare con gli amici. Di fatto non sembrano esserci le condizioni minime per portare avanti la gravidanza.


Sabato 28 luglio, ore 21

IL CRATERE

di Silvia Luzi, Luca Bellino, Italia, 2017, 93’ [La Serraz]

Cast: Rosario Caroccia, Sharon Caroccia.

Il cratere è terra di vinti, spazio indistinto, rumore costante. Rosario è un ambulante, un gitano delle feste di piazza che regala peluches a chi pesca un numero vincente. La guerra che ha dichiarato al futuro e alla sua sorte ha il corpo acerbo e l’indolenza dei tredici anni. Sharon è bella e sa cantare, e in questo focolaio di espedienti e vita infame lei è l’arma per provare a sopravvivere. Ma il successo si fa ossessione, il talento condanna.

Domenica 29 luglio, ore 21

FLORENCE

di Stephen Frears, Usa/Gb 2016, 110’ [Lucky Red]

Cast: Meryl Streep, Hugh Grant, Simon Helberg.

L’ereditiera newyorkese Florence Foster Jenkins sogna di diventare una cantante lirica, nonostante le limitatissime doti canore. Il suo sogno diventerà realtà grazie all’attore teatrale St. Clair Bayfield, suo marito e manager, che riuscirà ad organizzare un concerto per lei alla Carnegie Hall, nel 1944.

Sabato 4 agosto, ore 21

JULIETA

di Pedro Almodóvar, Spagna 2016, 96’ [Warner Bros]

Cast: Emma Suarèz, Adriana Ugarte, Daniel Grao, Imma Cuesta.

Il film racconta il rapporto conflittuale tra una madre, Julieta, e sua figlia, Antía, vissuto fra sensi di colpa e sofferenze. Julieta non è mai riuscita ad essere la madre di cui Antía avrebbe avuto bisogno, nessuna delle due è riuscita a superare il dolore per la perdita di Xoan, padre di Antía e marito di Julieta. A volte però il dolore, anziché avvicinare le persone, le allontana: così, quando compie diciotto anni, Antía abbandona la madre senza alcuna spiegazione. Julieta la ricerca in ogni modo possibile e scopre quanto poco conosca la figlia.

Domenica 5 agosto, ore 21

SICILIAN GHOST STORY

di Antonio Piazza, Fabio Grassadonia, Italia/Francia 2017, 120’ [Bim Distribuzione]

Cast: Julia Jedikowska, Gaetano Fernandez, Croinne Musallari, Andrea Falzone, Federico Finocchiaro.

Luna è una ragazzina siciliana che frequenta un compagno di classe, Giuseppe, contro il volere della madre perché il padre di lui è coinvolto con la malavita. Giuseppe un giorno scompare misteriosamente, al termine di un pomeriggio passato insieme a Luna. Lei non si dà pace e decide di cercarlo da sola.

Sabato 11 agosto, ore 21

QUELLO CHE SO DI LEI

di Martin Provost, Francia 2017, 116’ [BIM]

Cast: Catherine Frot, Catherine Deneuve.

Claire è un’ostetrica che nel corso della sua vita professionale ha fatto nascere innumerevoli bambini amando la propria professione. Proprio in un momento difficile per il suo lavoro ricompare dal passato una donna che l’aveva fatta soffrire quando era giovane. Si tratta di Béatrice, colei per cui suo padre aveva lasciato la famiglia.

Domenica 12 agosto, ore 21

VELOCE COME IL VENTO

di Matteo Rovere, Italia 2016, 119’ [Fandango]

Cast: Stefano Accorsi, Matilda De Angelis, Paolo Graziosi

Giulia è una pilota che a soli diciassette anni partecipa al prestigioso campionato italiano GT. Durante una delle prime gare del campionato, il padre ha un infarto e muore. Al funerale si presenta Loris, fratello maggiore Giulia, ora tossicodipendente ma un tempo pilota di talento, che pretende di tornare nella sua vecchia casa.

Sabato 18 agosto, ore 21

INDIVISIBILI

di Edoardo De Angelis, Italia 2016, 100’ [Medusa]

Cast: Marianna Fontana, Angela Fontana, Antonia Truppo.

Viola e Dasy sono due gemelle siamesi che cantano ai matrimoni e alle feste e, grazie alle loro esibizioni, danno da vivere a tutta la famiglia. Le cose vanno bene fino a quando non scoprono di potersi dividere.

Domenica 19 agosto, ore 21

JACKIE

di Pablo Larraín, Usa/Cile 2016, 100’ [Lucky Red]

Cast: Natalie Portman, Peter Sarsgaard, Greta Gerwig.

Sono passati cinque giorni dalla morte di John Kennedy e la stampa bussa alla porta di Jackie per chiedere il resoconto. Una relazione particolareggiata dei fatti di Dallas. Jackie ristabilirà la verità e stabilirà la sua storia attraverso le domande di Theodore H. White, giornalista politico di “Life”.

Sabato 25 agosto, ore 21

LADY MACBETH

di William Oldroyd, UK 2016, 88’ [Teodora]

Cast: Florence Pugh, Cosmo Jarvis, Paul Hilton.

La giovane Katherine vive reclusa in campagna, inchiodata da un matrimonio di convenienza, evitata dal marito, disinteressato a lei, e tormentata dal suocero che vuole un erede. La noia estrema e la solitudine spingono Katherine, durante una lunga assenza del marito, ad avventurarsi tra i lavoratori al loro servizio e ad avviare una relazione appassionata con uno stalliere.

Domenica 26 agosto, ore 21

LA PAZZA GIOIA

di Paolo Virzì, Italia/Francia 2016, 116’ [01 Distribution]

Cast: Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti

Donatella e Beatrice sono ospiti di una comunità per donne affette da disturbi mentali in Toscana. Impegnate in alcuni lavori di riabilitazione, le due colgono al volo l’occasione di scappare via e cominciare un viaggio avventuroso che cambierà le loro vite.

“Latin lover”, un attore raccontato dalle sue donne

latin-lover_main“Latin lover”, per la regia di Cristina Comencini, è innanzitutto la storia di un uomo che prima di ogni altra cosa è stato un grande attore che ha amato il suo lavoro e vissuto profondamente per esso. Un grande attore che faceva sognare le donne, perché l’ha fatto con il cuore, la cui vita privata si è mischiata al mestiere di attore. Dietro la persona di Saverio Crispo (di cui si racconta la vita e interpretato da Francesco Scianna) c’era soprattutto un attore con tanti personaggi. Infatti, se il genere è quello di “Perfetti sconosciuti” o “Dobbiamo parlare”, se fosse una pièce di teatro potrebbe tranquillamente essere la messa in scena di un’opera pirandelliana quale – in primis – proprio “Uno, nessuno, centomila”. Maschere che calano a sorpresa nel finale, sconvolgendo le vite di tutte le protagoniste. Un racconto leggero, attraverso cui si dipinge la figura di Saverio: uomo, marito, padre. Tramite le sue due mogli (quella italiana Rita -che si avvale dell’ultima interpretazione di Virna Lisi, cui il film è dedicato – e quella spagnola Ramona, alias Marisa Paredes) e le sue quattro figlie, tutte di nazionalità diversa: la maggiore Susanna (Angela Finocchiaro), italiana, poi la francese Stéphanie (Valeria Bruni Tedeschi), poi Segunda (spagnola, Candela Peña), Shelley (americana, Nadeah Miranda), Solveig (svedese, Pihla Viitala). Nel cast anche Neri Marcoré (nei panni del compagno segreto di Susanna, Walter, montatore degli ultimi film di Crispo), Claudio Gioè (che è Marco Serra, uno studioso molto interessato e preparato sulla vita di Saverio).
La filosofia di Crispo era vivere la vita con leggerezza; come disse: “la vita è un gioco, va presa con leggerezza e ti porta via dove vuoi”, in alto. Descritto dalle donne che lo hanno circondato come “egocentrico, ironico, forte, leggero”, era romantico, dolce e un seduttore spietato e cinico al contempo. Viceversa, per lui le sue figlie erano come “un marchio di fabbrica perché in fondo loro sono le mie donne” -diceva a proposito del fatto che tutti i loro nomi cominciassero per “S”, la stessa iniziale del suo-. Una famiglia allargata diremmo oggi, e pure “intercontinentale” – come viene definita nel film – che si ritrova riunita (causa forza maggiore) nel casale del paesino pugliese dove l’attore è nato e morto per la ricorrenza del decennale della sua scomparsa. Una storia di amori, tradimenti, gelosie, invidie, delusioni, gioie, dolori, rimpianti, rimorsi, ricordi amari che hanno un sapore dolce-amaro come quello di chi sente che è come se non avesse vissuto fino in fondo tutto il rapporto padre-figlia, moglie-marito. Messo in secondo piano rispetto al ruolo di attore. Infatti il film sembra piuttosto descrivere quanto sia difficile, non facile, a tratti persino dura la vita di un attore, di colui la cui esistenza si fonde inevitabilmente a quella del proprio lavoro, che mette sopra e avanti a tutto, da cui si fa quasi annullare, sostituire. Il mestiere di chi ha amato profondamente la recitazione (a teatro o al cinema non fa differenza) non è solo la gioia del successo, ma anche la rinuncia al proprio ambito privato; la fama rischia di confondere e dunque non si riesce più a scindere l’uomo dall’attore, lavoro e vita privata. Si continua a recitare sempre. Ininterrottamente. Ma senza essere meno autentici o ricchi di sentimenti potenti. Tanto che l’argomento principale e cardine di “Latin lover” è proprio la passione. Essere uno “sciupa-femmine” apparentemente non significa essere superficiale o tenere meno alle persone cui si vuole bene, anche se se ne sono amate tante. Se il vero amore non è eterno, non vuol dire che non esista. Se un legame non dura per sempre non è che il rapporto sia meno profondo o insignificante, anzi può essere anche più incisivo nell’animo di una persona. Se la passione viene definita da Alfonso (alias Jordi Mollà, marito di Segunda) “come quando fumi una sigaretta per la prima volta: ti piace talmente tanto che ne devi fumare subito un’altra”. Spesso si fanno scelte sbagliate o di cui ci si pente, ma tutte servono. Se un attore ricerca sempre l’approvazione del pubblico e se Saverio Crispo fu soprattutto un uomo affascinante (un po’ come il fascino del successo è allettante), non vuol dire che pianse solo perché lo applaudirono meno. Un attore non è diverso da una persona comune: ha gli stessi sentimenti e problemi. Geloso, probabilmente come tutti ricercava la felicità e di sentirsi libero. Leggerezza che gli dava il mestiere di attore, come un po’ la musica. Quasi si nascondesse dietro il ruolo per parlare di sé, di chi era veramente. Per andare proprio oltre le apparenze richieste da quel lavoro. Ed è il finale, infatti, a farci capire che il suo ruolo all’interno della sua famiglia allargata era proprio quello di portare leggerezza, come si fa con il canto. La figlia americana Shelley, infatti, a fine film canta un brano immaginando quando lo faceva il padre; quasi fosse tornato a portare spensieratezza, armonia, pace con la musica come fosse il suo show, uno spettacolo in cui ricorda che si può essere uniti (anche per sempre, anche distanti, anche non vedendosi o incontrandosi), avendo una consapevolezza -come dice la canzone- “io so che da me tornerai”: questo è l’amore, sapere che una persona tiene a noi, anche se non ce lo dice, non ce lo dimostra e anzi sembra sia l’opposto, anche se la crediamo persa o irraggiungibile. Perché, se un attore deve e vuole “far sognare”, non meno vale per un padre e/o un marito. E da qui nasce il perdono -mostrato nel film- con la certezza che si può sbagliare perché si è esseri umani, ognuno ha i propri difetti ma occorre accettarli se si vuole veramente amare, incondizionatamente, al di là di ogni tradimento per andare oltre ogni (pre)giudizio sterile. Il tono non è, infatti, meno melodrammatico a tratti di quello, ad esempio, di “La pazza gioia” -in cui troviamo la stessa Valeria Bruni Tedeschi-. Anche qui realtà e finzione si confondono ed è come se si entrasse ed uscisse da un set cinematografico. Ề una scena in particolare a mostrarcelo, in cui le protagoniste vengono scambiate per due attrici, comparse sul set di un film che si stava girando e ne approfittano per evadere. Il mondo dello spettacolo è sicuramente evasione, che porta la stessa leggerezza della musica, ma la vera potenza creativa è farlo insieme a qualcuno -anche se distrattamente apparentemente-: Saverio può cantare o recitare, anche da solo o distante da casa, ma sa che c’è sempre dietro di lui una donna da amare, la sua famiglia. Così come un attore, senza umanità di cui circondarsi, sarebbe perso. Siamo sicuri che se sembra solo apparenza, sia tale e non sostanza? In fondo il film pare farci notare che, in fondo, siamo tutti simili: uomini, donne, mogli, mariti, figlie, fatti delle debolezze umane, così misere -si potrebbe considerare,- eppure così vere e nobili, autentiche. Chi si è amato è come una presenza invisibile che ci portiamo sempre dentro, appresso con noi -pur non volendolo- e che dice chi siamo. E se potremmo ribattezzare “Latin lover”, cambiando il titolo in “Saverio Crispo: vita da attore tra amori, tradimenti, passione e perdono”, una curiosità vuole che il nome Saverio -di origine Ibera-basca-castigliana (per via araba)– significhi “Casa nuova [e splendida-risplendente]”; il nome si diffuse grazie alla devozione per il santo spagnolo Francesco Saverio. Cos’altro aggiungere? L’obiettivo e lo scopo di tutti i membri di questa famiglia sembra essere la ricerca (e l’aver trovato) “una nuova casa”, ossia un posto, un luogo anche metaforico in cui stare, riconoscersi, un punto di riferimento. Se tutto sembrava avviato ad un addio, si scoprirà -come si suole dire- “che non è un addio, ma un arrivederci”; l’apparente fine di tutto non è che un nuovo inizio, da cui ripartire e ricominciare rinnovati e sollevati. Più leggeri nell’animo, quasi sollevati dai sensi di colpa. Finalmente liberi. Finalmente se stessi. Veri, senza maschere. Persone e non più attori. Sempre molto umani.

Il sogno continua:
“Il capitale umano”
candidato agli Oscar

Il_capitale_umanoCominciò così, lo scorso anno, l’avventura de “La Grande Bellezza” che si concluse con l’assegnazione del premio Oscar come miglior film straniero: la commissione selezionatrice istituita dall’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive (Anica), su invito dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha designato “Il capitale umano” di Paolo Virzì a rappresentare il cinema italiano alla selezione della statuetta per il miglior film in lingua non inglese. Le nomination per la cinquina si sapranno il prossimo 15 gennaio.

LA COMMISSIONE: SCELTA DIFFICILE – “Quest’anno è stato particolarmente difficile scegliere un solo film per rappresentare il nostro paese agli Oscar” hanno dichiarato i componenti della Commissione, “perché abbiamo amato e ci sentivamo rappresentati da molti dei film iscritti. La commissione ha individuato una terna di film eccezionali composta da “Anime nere”, “Le meraviglie” e “Il capitale umano”, che ha poi prevalso sugli altri”.

Il Capitale UmanoLA PELLICOLA DI VIR– In questo film Virzì lascia la commedia per volgere lo sguardo – senza fare sconti – verso l’Italia d’oggi, scegliendo di suddividere la pellicola in diversi capitoli, ciascuno dedicato ai singoli protagonisti della storia, caratterizzata da un complesso intreccio. Uscito la scorso gennaio, in questi mesi il film ha raccolto numerosi e importanti riconoscimenti: 7 David di Donatello, 7 Nastri d’Argento, il Golden Globe e il premio del TriBeCa Film Festival 2014 alla migliore attrice (Valeria Bruni Tedeschi).

Silvia Sequi