Nuova fiction della Rai. Non dirlo al mio capo 2: due volte più impegnato

capo 2

La fiction “Non dirlo al mio capo 2” (coprodotta da Rai Fiction e Lux Vide, per la regia di Gianluca Manfredonia), diventa ancor più impegnata nella seconda stagione. In onda, con altri 12 episodi avvincenti, si fa più corale con l’introduzione di nuovi personaggi e protagonisti. Ciò dà modo di scandagliare ulteriori problematiche; per una serie che, però, non dimentica – ancora una volta – di omaggiare un’altra grande fiction di fortuna di Rai Uno: “Don Matteo”; il primo ciclo di “Non dirlo al mio capo” era stato annunciato proprio dalla decima stagione di “Don Matteo”, mentre – in “Non dirlo al mio capo 2” – compare proprio in una scena, mentre i protagonisti guardano la serie alla tv sul divano di casa.

Procediamo con ordine e partiamo ad analizzare le singole novità. Innanzitutto, dicevamo, una storia che si fa sempre più corale. Non c’è più solo la storia d’amore tra Lisa Marcelli (Vanessa Incontrada) e l’avvocato Enrico Vinci (Lino Guanciale) a fare da perno centrale. C’è il ritorno anche della ex moglie di quest’ultimo, Nina Valentini (Sara Zanier). Ne nascerà, così, un triangolo curioso, che porterà a un contendimento dell’uomo tra le due donne – tra la moglie e l’amante -, tra cui lui non sa decidere. Tanto che, nei primi episodi, si dice che “il tre non è un numero perfetto” in amore, perché porta scompiglio, gelosie, invidie, dispetti. Tuttavia, ciò dà modo di comprendere meglio la personalità dell’avvocato: in amore, come sul lavoro, dava rispetto a chi meritava la sua stima, per avergli mostrato a sua volta onestà e rispetto; dunque non è il solito cinico, spietato e senza cuore. Però, quando c’è competizione, non sempre ‘amor vincit omnia’, ma anzi – si titola – ‘omnia vincit amor’; cioè non sempre è l’amore a vincere su tutto, perché spesso ci facciamo distrarre da altri interessi meno nobili; però, poi, alla fine un modo lo si trova per ritrovare un sentimento genuino.

E così si punta tutto a ribadire l’importanza della famiglia, ricordando anche quanto sia importante l’esempio e l’educazione dei genitori per i figli. In ciò l’arrivo di un nuovo personaggio serve proprio a ribadire tale aspetto. Si tratta di Aurora Marcelli (Beatrice Vendramin), sorellastra di Lisa, che se la ritroverà a carico a casa sua; è affetta da un disturbo della personalità, per cui subisce il peso delle emozioni più degli altri e del normale. Comunque ciò non giustifica il fatto che arriverà ad avere una storia e a far innamorare di sé il ragazzo della figlia naturale di Lisa, Mia (Ludovica Coscione): ovvero Romeo (Saul Nanni). All’inizio sembra esserci amicizia fra le due ragazze e l’interesse di Romeo per Aurora non sembra far vacillare la complicità della giovane con Mia. Quest’ultima la tollera, perché, come le aveva insegnato la madre: Aurora è malata e va aiutata. Sopporta fino a quando Aurora non esagera e vuole costringere la classe a danneggiare la scuola, per farla restare chiusa e saltare qualche giorno di lezioni. Allora la denuncia pubblica di Mia, davanti a tutti, della malattia di Aurora sarà ufficiale e ciò porterà all’allontanamento da parte di Romeo da lei, in quanto Aurora ne sarà umiliata. Dunque la condanna di ogni forma di discriminazione. E, a proposito di giovani e adolescenti, non manca il tema del bullismo molto ricorrente. Però, pronte per Aurora, arriveranno le scuse di Mia e di Lisa: perché lei vuole solamente qualcuno “che abbia il coraggio di provarci con lei”, anche una casinista come la sorellastra, per superare il suo ‘disagio’.

Quindi l’importanza della famiglia, ma anche i valori della solidarietà e dell’amicizia. E, a proposito di quest’ultima, non possiamo non citare la ritrovata consigliera di Lisa: Assuntina Cercilli (Chiara Francini), alias ‘Perla’. Sarà lei la sua confidente più intima e preziosa. Inoltre, dietro la scure dura di ‘Perla’, si nasconde la voglia di sentirsi ed essere ‘utile’, che gli altri abbiano bisogno di lei per aiutarli. Il suo personaggio, però, non è importante solo per questi due aspetti (l’amicizia per Lisa e il profondo senso di umanità che ha verso gli altri), ma anche perché diventerà segretaria dello studio Vinci, mostrando quanto sia rilevante la figura di una segretaria. Darà il suo contributo a fare ordine nello studio di Enrico, oltre che a cambiare l’uomo (un po’ nullafacente) che era Rocco Tancredi (Antonio Gerardi), che diventerà migliore grazie a lei. Insieme aiuteranno molto Lisa nel gestire la sua famiglia (i tre figli e la casa) e il lavoro (tra Enrico e Nina). Basterà tutto questo? Intanto Lisa si contraddistingue per il suo ruolo di assistente ineccepibile, abile e astuta; tuttavia non è ancora un avvocato esperto e ciò pregiudica la sua carriera. Come se non bastasse è donna e madre. E qui si sfiora l’altra tematica molto approfondita dalla fiction. Oltre al bullismo, anche la malasanità, ma soprattutto la discriminazione delle donne sul posto di lavoro. Se lei subisce le duplici angherie di Enrico e Nina, con un po’ di quello che potrebbe essere riconducibile al mobbing, sono due altre nuove figure che incrementano l’analisi di tale argomento. Si tratta di due giovani rampanti, ambiziosi e spregiudicati (anche troppo), aspiranti avvocati e che vogliono entrare a far parte dello studio Vinci. Ovvero, Cassandra Veggiani (Aurora Ruffino) e Massimo Altieri (Gianmarco Saurino). La prima deve tirare fuori tutto il suo cinismo per non soccombere e l’altro mettere da parte ogni forma di galanteria per non restare indietro. Se il secondo non vuole sfigurare per un forte senso di orgoglio personale, la prima è disposata a tutto pur di trionfare: anche a vendersi, ad andare a letto con chi possa darle un’occasione (e non perché non abbia moralità o sentimenti buoni), perché è la dura legge del mondo del lavoro; occorre sempre una raccomandazione e saper scendere a compromessi, soprattutto per una giovane donna e belle, intelligente e in gamba, di cui tutti sono pronti ad approfittarsi; ma sembrerebbe non Vinci, interessato più all’acume giuridico. Dunque c’è anche una sorta di satira sociale, dietro una parodia comica della donna in carriera e dell’aspirante giovane visto come una ‘futura promessa’. Di certo la comicità aspra, a tratti dura, non manca. Si ride, ci si diverte anche, si scherza – ma non su tutto, non su certe cose, sembra ammonire la serie -. Anche Lisa è buona e cara, sempre cortese, gentile, accondiscendente, disponibile, ma fino a un certo punto: su alcuni dettami non transige e non è disposta a venire meno ai suoi saldi principi morali, che vuole trasmettere ai figli.

Così, spesso, ci si ritrova a chiedersi (come il titolo di un altro episodio): di chi è la colpa? Ci si colpevolizza, ci si sente in colpa, ci si frustra e si è invasi da sensi di colpa mortali. E qui arriva l’altro importante insegnamento della fiction: tutti sbagliamo, abbiamo le nostre responsabilità e la nostra parte di colpa da doverci accollare. Dunque non è semplicemente una storia di triangoli amorosi; per questo ho titolato il pezzo “Non dirlo al mio capo 2: sempre più impegnato!”: sia perché è impegnata socialmente la fiction, che perché è impegnato tra due donne l’avvocato Enrico Vinci, oltre che sempre più occupato dal suo lavoro.

Ma se la storia diventa sempre più corale, allora questi nuovi personaggi non sono i soli. Come se non bastasse, infatti, oltre alle figure di Cassandra e Massimo arriva anche – da lontano – un amico di Enrico; ad incasinare ancor di più la sua vita e quella di Lisa, che incontra accidentalmente, come se non fosse più che sufficiente lo scompiglio che già ha portato il ritorno di Nina; lei ha deciso di lavorare nello studio con lui e Lisa, dunque la sfortuna e la maledizione del numero tre anche sul lavoro (oltre che in amore, per un triangolo di gelosie e invidie; anche nel lavoro genera una competizione esasperata e a tratti pericolosa); ma ci vuole invece collaborazione, come ammonisce ‘Perla’. Il cerchio dei legami sentimentali si allarga così, per enfatizzare la portata dell’amicizia complice e consigliera (anche con l’amico di Enrico). Invece, per quanto riguarda l’aspetto della competizione, ciò sarà ancor più esacerbato: come Enrico dovrà scegliere tra Lisa e Nina, così sul lavoro dovrà stabilire chi tenere a fine prova tra Cassandra e Massimo; solo uno dei due resterà nel suo studio: chi vincerà? E, soprattutto, come evolveranno le personalità dei personaggi? Questi ritorni dal passato (per Enrico e per Lisa, della sorellastra) come incideranno su di loro? Che ricordi ed emozioni faranno riaffiorare e come li cambieranno? E, tra Perla e Rocco è veramente pace fatta? Sono davvero entrambi più ‘buoni’? Mentre ci interroghiamo su questo ed attendiamo che la fiction ci sveli le risposte a tali quesiti, intanto subito un’altra domanda sorge spontanea: quali altri temi ci proporrà la fiction, su cui riflettere e che tratterà con la sua solita ironia vincente? Di certo non smetterà mai di farci sorridere e di divertirci anche, così come di sorprenderci, sempre pronta a stupirci. Una serie che potremmo definire perennemente in divenire e che, fino all’ultimo, lascia col dubbio e col fiato sospeso, pronta a prendere deviazioni inaspettate per finali stupefacenti. E questa è davvero la sua forza, aggiunta alla bravura e alla freschezza degli attori, perfettamente a loro agio nei panni dei loro personaggi, tutti protagonisti.

Intanto, curiosità, forse – notavamo – il nome Cassandra non è a caso: nota figura mitologica greca, che gli stessi Omero e Virgilio su tutti rammentano, era la gemella di Eleno (il figlio di Ecuba e di Priamo, re di Troia). Fu sacerdotessa nel tempio di Apollo, da cui ebbe la facoltà della preveggenza, in quanto capace di prevedere terribili sventure e per tale motivo odiata da molti. Il nome cala a pennello sul personaggio di Aurora Ruffino nella fiction, in quanto sarebbe adatta proprio per il suo rigore, per la sua precisione, per la sua possibilità – così – di controbilanciare il caos che a tratti regna nello studio (soprattutto da parte di Lisa); ma, come la Cassandra mitologica, anche quella della fiction deve superare le angherie, le inimicizie, le avversioni sul campo nel mondo del lavoro, da parte dei colleghi uomini come Massimo, e le antipatie delle altre colleghe femmine, invidiose della sua bellezza e del suo talento; non è sempre tutto facile per lei, in apparenza così ‘avvantaggiata’ e ‘fortunata’.

Ba. Co.

Wind Music Awards: ‘besitos’, tanti premi e nuove ‘categorie’

conti-e-incontradaNuova edizione dei “Wind Music Awards”, condotta sempre insieme da Vanessa Incontrada e Carlo Conti; all’insegna della tradizione, nella forma consona. Dai “besitos” della Incontrada ai bacetti sulle labbra scambiatisi a fine puntata dai due presentatori. Se gli ascolti sono stati un po’ in calo, intorno al 18% di share (18,1%) e con una percentuale di spettatori inferiore ai 4 milioni di spettatori (pari circa a 3.752.000 spettatori), non sono diminuiti invece i premi assegnati. Nella prima puntata incetta ha fatto Claudio Baglioni (anche per il suo Sanremo condotto quest’anno) in particolare, con quasi una decina di premi ricevuti; nella seconda gli ha fatto eco in particolare Coez. Poi, nella serata d’esordio, c’è stata Laura Pausini che ha presentato il nuovo singolo. Ma a tutti quanti gli ospiti sono stati assegnati molti più riconoscimenti degli anni passati. Quello che è buono, dall’altro lato, è che sono stati forniti anche per categorie nuove: innanzitutto a veterane come Fiorella Mannoia, ma pure per la sua veste di produttrice, non solo per la sua musica; il premio le è venuto da parte dell’Associazione fonografici: “non solo come artista raffinata e di grande successo, ma anche nella sua veste di produttrice indipendente”. Del resto anche il singolo che ha cantato, “I miei passi”, è un pezzo dal sound insolitamente pseudo-elettronico. Oppure quello ad Enrico Brignano per il suo spettacolo teatrale, ribadendo e sottolineando l’importanza di una tale forma di arte, il teatro appunto, esempio di massima levatura di cultura; il comico ha ricevuto lo speciale premio “Biglietto d’oro” per la stagione teatrale 2017/2018, che ha raccolto addirittura 161.853 spettatori al suo spettacolo “Enricomincio da me”. Inoltre da rilevare l’attenzione ai giovani, come Federica Carta (premiata per il suo album), che si è esibita prima con Shade in “Irraggiungibile” e poi con la band dei La Rua (di “Amici”, composta da: Daniele Incicco, William D’Angelo, Davide Fioravanti, Nacor Fischetti, Alessandro “Charlie” Mariani e Matteo Grandoni) in “Sull’orlo di una crisi d’amore”: la canzone unisce folk e rock e la voce di Federica le si adatta benissimo – ha spiegato Daniele -. Il brano, con l’altro singolo “Molto più di un film”, anticipa il secondo album della cantante romana arrivata terza al talent di Maria de Filippi lo scorso anno (a cui partecipò lo stesso gruppo de La Rua); inoltre c’è stata anche l’uscita di un libro (“Mai così felice”) dal titolo quanto mai indicativo dello stato attuale che sta vivendo e un ruolo come conduttrice del programma di Rai Gulp “Top Music”; oltre all’essere impegnata nella colonna sonora della nuova serie di Disney Channel “Penny On M.A.R.S.” (in onda dallo scorso 7 maggio alle ore 20.10). Tuttavia questa edizione ha regalato anche attenzione ad artisti stranieri, come quello internazionale rumeno: Mihail, con il suo splendido singolo “Who you are”.

Inoltre particolarmente importanti, tra i premi assegnati (come quello Fimi a Baglioni o della Siae), quello per il live a Coez e l’altro – sempre all’artista romano – (oltre ai WMA per “Le Luci della città”, per “Faccio un casino”, per il singolo “La musica non c’è”), ancor più inedito: il premio dei Produttori Musicali Indipendenti italiani (PMI); con la seguente motivazione: “per la ricerca e lo sviluppo delle nuove tendenze musicali italiani”. Il premio per il live, inoltre, va a pochi e a riceverlo è stata una cantante del calibro di Elisa. Due momenti hanno poi colpito. Quando per la premiazione dei TheGiornalisti, per il live, dopo che si sono esibiti in “Completamente” e in “Riccione”, hanno fatto salire Giorgia, una bambina loro fan che ha cantato interamente tutte le loro canzoni. Dopo, sicuramente, la performance di Ermal Meta in “Dall’alba al tramonto” ha molto convinto il pubblico. Da sottolineare il premio del WMA per il singolo “La Cintura”, che ha ottenuto niente di meno che il platino digitale, ad Alvaro Soler. E quello a Fabri Fibra: il premio Earone per il maggior numero dei passaggi in radio. Se la pioggia ha “danneggiato” la prima serata, la seconda è stata “rovinata” dal blackout che ha colpito l’intera Rai.

Il successo di tali artisti e di simili brani ci fa venire in mente che i Wind Music Awards sono sempre più il nuovo “Music Summer Festival”, tanto che potremmo coniare il neo nome di Wind Music Summer Awards e che tra due settimane, ovvero martedì 26 giugno, ci sarà un altro appuntamento chiamato Wind Music Awards-Summer condotto da Federico Russo e Marica Pellegrinelli; i due sono stati ospiti della seconda e ultima puntata dei Wind Music Awards, condotta da Vanessa Incontrada e Carlo Conti. Proprio il presentatore, infatti, sarà impegnato martedì prossimo (19 giugno) con “Con il cuore-nel nome di Francesco”, come ogni anno in diretta direttamente da Assisi. Infine si è trovato spazio anche per fornire uno sguardo sulla musica a tutto tondo, ricordando più volte l’altro importante appuntamento (già preannunciato da un anno a questa parte) con: “Pino è”, omaggio a Pino Daniele; tanto che si è concluso con la canzone (in cui si è esibito Biagio Antonacci) “Napule è”: perché Pino è Napoli e Napoli è colori di emozioni. Infatti, non a caso, molti sono stati gli artisti che gli hanno voluto rendere un tributo tra cui c’era anche Ornella Vanoni, che ha detto che una parola che associa al grande artista scomparso è proprio “emozioni”: quelle che ha sempre regalato al pubblico. Alcuni rapper come J-Ax e Clementino lo hanno voluto ringraziare perché ha regalato loro l’ultima canzone che abbia scritto prima di scomparire. Il primo ha, poi, associato la sua musica alla poesia, non solo per la melodiosità che la contraddistingue, ma perché la musica come la poesia è eterna: “Muore il poeta, ma non la sua poesia perché essa è eterna come la vita”, immortale pertanto. Elisa ha inoltre voluto raccontare un aneddoto: adorava (come lei, nello stesso posto anni dopo) sedersi su una panchina in un giardino che un giardiniere sistemava tutte le mattine e guardare nel vuoto all’orizzonte senza parlare, muto perché amava il valore e l’importanza del silenzio, il suo ‘rumore’, la sua valenza così come il peso delle pause tra una parola e un’altra, pregno di significato e in grado di fornire valore aggiunto, maggiore senso alle cose e alle parole stesse. Altri artisti, più giovani, hanno voluto riportare l’emozione di esibirsi al suo fianco, rimarcando la sua enorme e profonda umanità, in grado di mettere tutti subito a suo agio con una risata e un sorriso di solidarietà; la sua voglia di collaborare con più artisti possibili e contaminare il genere musicale delle sue canzoni e della sua produzione artistica. Tra i nomi che vi hanno preso parte: Claudio Baglioni, Giorgia, Emma, Alessandra Amoroso, Il Volo, oltre ai già citati Biagio Antonacci, Ornella Vanoni, J-Ax e Clementino, per citarne solo alcuni e i principali suoi “amici” più stretti e confidenziali. Non sono mancati, infatti, anche reperti d’epoca, filmati che riproducevano sue antiche esibizioni oppure interviste o curiosità più inedite. Molte curiosità sono state svelate in una piazza gremita dove non tutti i fan, purtroppo, sono riusciti ad entrare.

“Il fulgore di Dony” di Pupi Avati: storia di un incontro ‘folgorante’

avatiIl film per la regia di Pupi Avati, “Il fulgore di Dony” -andato in onda su Rai Uno il 29 maggio scorso-, affronta temi importanti: una ‘disabilità’ improvvisa a seguito di un incidente in cui si ritrova un giovane, la crescita degli adolescenti al tempo d’oggi in una Bologna moderna con i primi innamoramenti e delusioni, l’amore che folgora, quegli incontri che ti cambiano la vita, quasi epifanie ermeneutiche un po’ pirandelliane. Protagonista della storia è una giovane 17enne di Bologna, Donata Chesi (detta Dony); già dal suo nome si intravede la figura preziosa di questo personaggio, che sarà un vero e proprio ‘dono’ per un altro giovane: Marco Ghia (Saul Nanni, che già abbiamo visto recitare in “Scomparsa”, la fiction per la regia di Fabrizio Costa con Vanessa Incontrada e Giuseppe Zeno). I due si innamoreranno, di un amore profondo, un sentimento folgorante; per Dony sarà amore a prima vista, così forte da pervaderla: “è stato in quel momento (quando lo ha incontrato per la prima volta) che è successo il miracolo”. Vero e proprio miracolo che sembra destinato a far trionfare gioia, felicità, allegria, romanticismo. Ma per un regista impegnato come Avati non poteva bastare, non poteva fermarsi qui; il regista con questo film è voluto -a nostro avviso- andare oltre per affrontare tematiche più profonde. Infatti un giorno Marco avrà un grave incidente sugli sci con il padre (Andrea Roncato), che lo porterà a un grave handicap fisico e mentale (a seguito di un forte trauma cranico le sue capacità motorie e cognitive saranno drasticamente e progressivamente sempre più ridotte); l’unica persona in grado di calmarlo, che il ragazzo cercava e pertanto che poteva ‘salvarlo’, era proprio Dony (rimasta sempre nella sua mente nonostante la grave patologia). Per questo la madre (Lunetta Savino) chiede aiuto a lei; in nome del suo amore. Così profondo, da farle dire: “quando rideva era ancora più bello”, “sarei rimasta lì per sempre a parlare con lui”; amore anche eterno ed in grado da rinunciare a tutto per lui? Nonostante la giovane età? Dony si ritrova di fronte a questo bivio. Lui le chiede di sposarlo e di fuggire via con lui. I compagni le dicono di lasciar stare questo suo “stupido sogno” romantico inutile, di ripensarci. La ragazza all’inizio ha un attimo di titubanza, poi troverà il coraggio di portare avanti il suo amore e inseguire il suo sentimento. La famiglia non approva (né la madre, Ambra Angiolini, né il padre, Giulio Scarpati): “Sei matta come lui” le dice sua mamma. Ma per lei esisteva solamente una legge shakespeariana di “O tutte e due o niente”, solo loro due insieme, così forti che si bastavano a vicenda. Dei nuovi Romeo&Giulietta moderni. Quasi forte del suo nome, di un amore che le era stato donato e che doveva restituire. Il fulgore del titolo, però, non è solo la sua forza di volontà, il suo amore per la vita, il suo coraggio di andare contro tutti per Marco, la vitalità che riuscirà a portare nella vita del giovane. “Fulgore” infatti significa -da dizionario- folgore, bagliore, luce vivissima che abbaglia, lucentezza e brillantezza nel senso di sfolgorio, ma anche dunque metaforicamente “il momento migliore della propria vita”. Dunque è in questo senso che va letto il termine scelto dal regista per il titolo; cioè il godersi in pieno la fase migliore della vita, la giovinezza, nonostante tutte le difficoltà e nonostante anche la malattia, ma anche il bagliore che acceca delle cose importanti della vita come l’amore, che con fragore irrompono nella nostra vita con questi incontri che te la cambiano e con i veri piccoli miracoli che accadono: il vero folgore di quell’età magnifica che è l’adolescenza. Un film di adolescenti e per adolescenti. Ma se da adolescenti si sogna l’amore eterno, romantico e passionale, Dony finisce in analisi, in terapia dallo psichiatra e psicoanalista (Alessandro Haber), perché non riesce a parlare con la sua famiglia, che non condivide la sua scelta di rinunciare a tutto per questo ragazzo. “Ne sono consapevole. Mi ritiro dalla scuola per qualcosa di più importante. Voglio sposarlo. Lo faccio per il bene che mi vuole, per la sua paura che ha di perdermi, per il bisogno che ha di me. Non avevo mai pensato di poter essere così importante per qualcuno”. Dunque una ragazza che diventa una donna, che capisce che crescere significa prendersi delle grosse responsabilità. Non è solo il tenero romanticismo di una giovane sognatrice, innamorata, dall’anima delicata e sensibile, appassionata di letteratura e soprattutto della scrittrice Anna Maria Ortense, di cui la colpisce soprattutto il suo rapporto con il dolore (a seguito della perdita del fratello marinaio Emanuele). Ed è quest’ultimo sentimento che è entrato, con l’amore, nella sua vita. Lei ama la danza classica e vorrebbe diventare una scrittrice. Per dirla con Anna Maria Ortense, allora, come scrisse nel suo primo racconto “Pellerossa”: la giovane si ritrova a vivere “lo sgomento delle grandi masse umane, della civiltà senza più spazi e innocenza, dei grandi recinti dove saranno condotti gli uomini comuni”, cioè l’incomunicabilità, per la percezione deviata della diversità, discriminata, che ci emargina in spazi chiusi dove siamo rinchiusi come in gabbie sempre più strette, circondati da spazi enormi di città che si fanno metropoli, nella società di massa appunto che tende a stereotipare e stigmatizzare tutto. Ed ancora, si potrebbe aggiungere, con le parole della Ortense in “L’infanta sepolta” (pubblicato da Adelphi nel 1994), che sembrano descrivere alla perfezione lo stato d’animo di Dony: “Qui, (…) tutte le cose, il bene e il male, la salute e lo spasimo, la felicità più cantante e il dolore più lacerato, (…) tutte queste voci erano così saldamente strette, confuse, amalgamate tra loro, che il forestiero che giungeva in questa città ne aveva (…) una impressione stranissima, come di una orchestra i cui istrumenti, composti di anime umane, non obbedissero più alla bacchetta intelligente del Maestro, ma si esprimessero ciascuno per proprio conto suscitando effetti di meravigliosa confusione”. Ma la città è la stanza, la casa dove vive con Marco; cioè spesso la gente non potrà capire, ma ormai l’infanzia e l’adolescenza sono superate: lei e lui non sono più bambini, nonostante il giovane sia affetto da un progressivo ritardo mentale a seguito dell’incidente. L’amore è felicità e sofferenza insieme, nella gioia e nel dolore come si dice nel rituale del matrimonio; capire questo significa diventare grandi e saper davvero amare.

Un modo per descrivere l’adolescenza in maniera un po’ pittoresca, quasi ci trovassimo davvero in un romanzo letterario storico d’altri tempi, antico e moderno contemporaneamente. Forse Pupi Avati poteva approfondire meglio tematiche importanti solo accennate come la disabilità, la gioventù coraggiosa e la psicoanalisi; bene ha fatto a trattare e ad approfittare di una trama assolutamente interessante ed originale. Forse poteva approfittarne meglio. I temi sono solo accennati, trattati in maniera semplice e a volte semplicistica; magari si poteva sfruttare meglio il filone della psicoanalisi per un’evoluzione nei personaggi, in Dony come nei genitori, per mostrare il vero cambiamento che porta; oppure dare più risalto alla scelta coraggiosa della ragazza, coinvolgendo anche gli altri coetanei e compagni di scuola, facendoli diventare parte attiva del suo ‘progetto’ di aiutare il ragazzo a superare il trauma del suo incidente diventando una vera comunità più unita e ampia, invece di essere distanti e spettatori passivi quasi infastiditi; oppure mostrare come la disabilità non sia invalidante in toto impendendo ad una persona di realizzarsi nei suoi sentimenti, in questo aspetto troppo poco approfondito: sì c’è io matrimonio dei due che lottano contro tutti, però rimane una cosa ristretta a loro due, solo loro due, mentre sarebbe stato bello vederlo esteso a più persone, con un maggior ruolo della città, di Bologna che fa solo da cornice senza avere parte attiva, eppure città molto ‘fresca’ e ‘viva’. “Il fulgore di Dony” sembra più una nuova versione de “La solitudine dei numeri primi” che finalmente convergono, ossia la solitudine di due anime simili e predestinate, cioè destinate ad incontrarsi ed unirsi che finalmente mette fine a un loro isolamento individuale stringente. La storia di questi due giovani in cui la vera protagonista è Dony (Greta Zuccheri Montanari), più che lui (Marco Ghia, Saul Nanni), poiché il suo incidente è la causa scatenante di tutto il cambiamento, che è lui stesso ad avviare, ma che senza di lei non potrebbe proseguire: i due diventano inseparabili, ma ne è lei la promotrice e la forza vincente. Sicuramente, una volta di più, Pupi Avati -dall’alto della sua esperienza e maturità professionale, forte dell’impegno del suo mestiere e del suo ruolo socialmente impegnato e utile- ci ricorda che i giovani possono (e devono) fare tanto, per dare il ‘la’, l’esempio, quasi una guida per mettere in moto un mutamento sociale collettivo significativo e dettare nuove regole del vivere civile, nonostante la loro giovane età -ribadiamo-. Questo il vero fulgore che deve essere folgorante per tutti.

Ba Co

‘Il capitano Maria’, una fiction tra ‘Don Matteo’ e ‘Scomparsa’

il capitano maria“Il Capitano Maria”, per la regia di Andrea Porporati, con Vanessa Incontrada, Carmine Buschini, Andrea Bosca e la partecipazione straordinaria di Giorgio Pasotti, affronta temi d’attualità, rivisitando cliché cinematografici e guardando ad esperienze in tale ambito del passato. Tra “Scomparsa” e “Don Matteo”. Tra droga e disagi esistenziali ed adolescenziali. Nel pieno divario tra città e periferia, ci si trasferisce per trovare un’identità e un equilibrio, per ritrovarsi e riscoprire le proprie origini, i posti da cui si (pro)viene, alla ricerca del sé, per cercare “un’altra (e nuova) vita” (per citare un’altra fiction con la Incontrada); per superare dei traumi come l’uccisione del magistrato Dino Guerra, marito di Maria Guerra (ora capitana dei carabinieri, come abbiamo visto nell’ultima serie di “Don Matteo” tra l’altro) e padre di Lucia Guerra, detta “Luce” (ragazza ribelle, ma sensibile), interpretata da Beatrice Grannò. Un caso da risolvere, che significa rimettere a posto i pezzi del puzzle della propria vita e del proprio animo. Il giallo è duplice e a carattere molto moderno: la droga che circola nelle scuole e un esplosivo piazzato proprio nella scuola di Lucia Guerra ad introdurre il tema del terrorismo islamico (forse per la prima volta nella fiction italiana e comunque un gesto di coraggio e molto significativo); per una fiction esplosiva potremmo dire. A parte la battuta, ci si muoverà tra lo scontro tra la generazione dei genitori e quella dei figli, dei docenti che insegnano e dei loro alunni, ovvero quella degli adulti e l’altra dei giovani rappresentata da Luce, ma anche dal suo coetaneo e compagno di classe Filippo Gravina (Carmine Buschini). Si oscillerà tra polveri da sparo, polvere chimica da sniffare, la polvere dell’inquinamento atmosferico e la polvere delle prove e degli indizi da rispolverare per scoprire la verità e giungere alla risoluzione del caso. Non manca un forte e centrale aspetto di mistero, che infonde suspense e tensione alla fiction: tra amori (anche tenuti nascosti) e confessioni e rivelazioni segrete dove, tra malavitosi e carabinieri, tra legalità e illegalità, la quotidianità è fatta di entrambi gli aspetti: contrasti antipodici, opposti estremi con cui si deve imparare a convivere perché coincidono entrambi nella realtà di tutti i giorni. Gli innocenti sono sempre i bambini, occorre far trionfare il bene sul male. I più piccoli sono protagonisti, con i giovani adolescenti, perché è da loro che deve partire il cambiamento (dicendo ad esempio basta, niente più droga né pillole, ribellandosi alla microcriminalità che li vorrebbe assoggettare, manipolare e schiavizzare; facendo profitto e guadagnando sulla loro pelle in modo cinico). C’è un ordigno nelle scuole dei bambini perché il terrorismo oggi passa per il più grande terrore e pericolo che è quello di non sentire più niente e di non avere più valori o esempi da dare e da lasciare alle generazioni future (come potrebbe essere quello del magistrato Dino Guerra), né umanità: quella che insegue, ricerca e tenta di riportare in auge Maria Guerra. Quest’ultima, poi, ha anche un altro figlio più piccolo: Riccardo Guerra (alias Martino Lauretta).
Per scampare dall’ordigno (“potente abbastanza da far saltare in aria tutta la zona”), ci si muove come nella simulazione di un’esercitazione a scuola, quasi ad imparare a destreggiarsi nelle insidie della vita. Si chiamano i servizi segreti anche perché ognuno ha un segreto. E Luce finisce per mettersi nei guai e in serio pericolo, tanto da scomparire e far preoccupare a morte la madre (come proprio avvenne in “Scomparsa”). Sono e siamo tutti in pericolo, in uno scenario apocalittico moderno. Nello scontro tra due mondi: adulti ed adolescenti, ma anche quello dell’universo della legalità e quello della criminalità. In mezzo c’è la normalità, che è fatta di amore, odio, gioia, dolore, rabbia, paura. I due mondi si contaminano e allora si è tutti in fuga: verso dove? In soccorso, in aiuto a salvare, un po’ ancora come in “Scomparsa”, arriva un personaggio nuovo, misterioso, sconosciuto: chi sarà? Si sa solo che è in contatto, con cellulari di ultima generazione (di nuovo il ruolo ricoperto nella società moderna dalle tecnologie), con un’amica e compagna di scuola e di banco di Luce: due amiche (proprio sempre come nella fiction “Scomparsa”), unite da un filo sottile, linea di confine tra il loro bene e il loro male: quasi a dire, ritrovare Luce per ritrovare la luce, la serenità, la pace, in un mondo di sofferenza e dolore.
Nel tormento di queste anime solitarie, vite naufragate e naufragi sulle coste alla ricerca di nuove spiagge, nuove speranze oltre le illusioni, le allucinazioni di pillole che anestetizzano l’anima, narcotizzano ogni sentimento, ogni famiglia, ogni quartiere, ogni città, ogni periferia, dove troviamo minorenni kamikaze di un mondo alla deriva, alla ricerca di una religione, di un dialogo con Dio.
Il Capitano Maria deve risolvere tutti questi problemi, forte del suo ‘sacro’ nome: Maria, come la madre di Gesù, la Madonna, diventa metaforicamente la guida per l’umanità, come la Vergine fu scelta quasi per miracolo per la Rivelazione. A ciò si unisce il cognome: Maria Guerra, come lo stesso conflitto mondiale planetario che pervade tutto il pianeta, ad indicare il tormento interiore di questa donna, come della figlia (Luce si chiama non a caso anche lei). Quasi che anche Maria si chiedesse, come la madre di Cristo, perché proprio io? Perché proprio a me spetta dare un futuro, una speranza, un domani soprattutto alle nuove generazioni, e salvare la mia città, la mia famiglia, la mia gente? E non a caso hanno lasciato Roma (sede del massimo potere religioso, della fede cattolica dove risiede il Pontefice), quasi a portare tale insegnamento e dottrina nei posti sperduti, nelle periferie. Una fiction realistica, moderna e noir.
Partita bene, forte del successo di share: più di sette milioni di spettatori con il 28,5% di share e capace di battere persino “Star Wars” su Canale 5 (che ottiene circa l’8%) e dunque -potremmo dire-, di fare concorrenza al Commissario Montalbano. Da segnalare l’ambientazione in Puglia. Infatti, dopo 10 anni, Maria Guerra fa ritorno in un piccolo porto del Sud Italia da dove era partita per Roma. Ciò è dovuto a due motivi: primo perché nella Capitale sua figlia aveva un giro di brutte amicizie e poi per il suo nuovo lavoro di capitana. Inoltre vuole scoprire la verità sull’uccisione di suo marito, proprio in quella città, un magistrato del Tribunale dei Minori. La fiction in quattro episodi vedi la partecipazione di Giorgio Pasotti (che lavora nella scuola di Luce, nei panni di Dario Ventura) e di Andrea Bosca (collega di Maria Guerra, alias Enrico Labriola). La fiction è un prodotto Palomar-Rai Fiction; inoltre uno dei produttori è Carlo Degli Esposti (già impegnato con la Palomar nel progetto di “Braccialetti Rossi” dove recitò lo stesso Carmine Buschini).

“Scomparsa” e “Il capitano Maria” a confronto. Il successo iniziale di questa nuova della serie ci ricorda che la speranza, l’amore, l’amicizia, la fratellanza, la solidarietà, l’umanità non devono mai essere una cosa scomparsa nel nulla, ma una certezza. Come, del resto, fece “Scomparsa”.
Non come, potremmo aggiungere, le protagoniste di quest’ultima fiction: Sonia e Camilla. Due adolescenti, due amiche inseparabili, due sedicenni, due ragazze dai caratteri completamente opposti, due giovani che sognano di fuggire da San Benedetto del Tronto per due ragioni diverse: Sonia Iseo (Pamela Stefana) vuole andare a Milano per avere una vita diversa, nuova, migliore e soprattutto lontano dal padre (con cui ha un forte attrito) e dalla madre (con cui non riesce a parlare), ma pronta a portare con sé la sorellina minore Greta; esuberante, irriverente, sfrontata, ribelle, spregiudicata e incosciente, non ha paura di “osare” e di “provocare” a suo rischio e pericolo. Camilla Telese (Eleonora Gaggero), invece, vorrebbe incontrare il padre che non ha mai conosciuto; decide di assecondare l’amica nella rischiosa impresa sebbene abbia un carattere più docile, sia più introversa, più moderata, più riflessiva, razionale e tranquilla dell’altra, meno impulsiva. Vedono in una festa “in” (che viene proposta loro dal farmacista del paese e sponsor della loro squadra di pallavolo dove giocano insieme: Ugo Turano, alias Alberto Molinari), l’occasione di evasione e svago, da cui potrebbe partire tutto, dove trovare la chance e la fortuna per poter andare via e scappare.
Da questo episodio prende il via la serie tv “Scomparsa” di Fabrizio Costa, campione di ascolti (come “Il capitano Maria”) nelle penultime due puntate, con quasi sette milioni di spettatori. Questo, soprattutto in periodo di feste e festeggiamenti, ci ricorda quanto vi siano due attitudini diverse per approcciarsi al divertimento e alle nostre ambizioni, sogni e desideri: uno più misurato ed equilibrato (col minimo rischio e accontentandosi), l’altro più estremista (dando il massimo e giocandosi il tutto per tutto). Quanto i giovani siano vulnerabili, influenzabili e fragili; ma di quanto, allo stesso tempo, insieme si possa essere più forti. Soprattutto se non si perdono di vista i sentimenti e l’umanità di ognuno di noi; in particolare la fiducia nell’altro e la sincerità con l’altro, senza maschere e senza più segreti. Anche persone apparentemente all’opposto, possono ben conciliarsi perfettamente. Ognuno cela -in fondo- (in)sofferenza e insicurezza.

Arriva “Don Matteo 11”, cambi, sorprese e il solito Terence Hill

don-matteo-castAl via l’undicesima stagione di “Don Matteo” (in onda su Rai Uno da ieri, giovedì 11 gennaio, stesso numero per il giorno di trasmissione e quello della serie). Come sempre la fiction si svolge in puntate di due episodi, ciascuno con un titolo. E, se i nomi dati ai singoli episodi appunto sono sempre significativi giustamente, volendo trovarne uno che riassuma questa puntata d’esordio, potrebbe essere: “Cambio!”. L’inizio con cui parte “Don Matteo 11” è scoppiettante; molti cambi di scena e stravolgimenti nella caserma dei Carabinieri, dove ne ritroviamo l’icona per eccellenza: il maresciallo Cecchini (Nino Frassica). Non solo il capitano Tommasi (Simone Montedoro) non c’è più perché si è trasferito a Roma con la figlia e Lia (Nadir Caselli). Così, al suo posto, arriva una donna a comando della caserma: Anna Olivieri (Maria Chiara Giannetta); ma si dice capitana o capitano anche per lei? –si chiede un Cecchini stordito da questa novità-. Donna che ricerca l’ordine mentale innanzitutto all’interno della sua caserma. Rigida e fiscale, è il contrario di Tommasi: quanto è “fredda” apparentemente con i suoi “uomini” (tutti maschi che le puntano gli occhi addosso e le fanno sentire la pressione e il giudizio su di lei), quanto è romantica con il fidanzato e collega Giovanni, che bacia con tenerezza e senza pudore o inibizione in pubblico davanti a tutti.

Ma rischiamo di avere anche un sostituto di Don Matteo stesso: infatti Giovanni, che lei vuole sposare (da qui il titolo del secondo episodio: “Prove da un matrimonio”), le confesserà che, invece, desidera farsi prete perché qualche mese prima ha ucciso uno stalker e i sensi di colpa lo divorano. E così la nuova capitana finirà proprio per trasferirsi nell’appartamento che fu del capitano Tommasi. E il titolo dato al primo episodio è proprio “L’errore più bello”; ovvero, se non è un errore assolutamente il ritorno di “Don Matteo 11”, tuttavia (metaforicamente) vi sono degli incidenti di percorso che sembrano degli sbagli, ma che invece si trasformeranno in eventi fortunati e positivi. Il maresciallo Cecchini ne combinerà come al suo solito delle belle, con incomprensioni comiche: crede che vogliono trasferirlo e ha gli incubi, invece vediamo (nelle anticipazioni sulle prossime puntate), che finirà persino al posto della capitana. Don Matteo, poi, è sempre lo stesso: ha la passione per le indagini e diffonde la religione a modo suo. “La donna è nata dalla costola dell’uomo, Dio la creò dal fianco per essere sempre accanto all’uomo (vicino) e mai né sopra né sotto, ma alla pari dell’uomo stesso; dal lato del cuore, per essere amata”, spiega all’amico Cecchini. Quando la capitana gli fa notare che è sempre nel posto giusto al momento giusto – per una fortuita coincidenza quanto mai strana e curiosa- dice che lui la definirebbe solamente merito della “Provvidenza”. Dunque, se si respira aria di cambiamento nella fiction (e l’undicesima serie potrebbe essere proprio il risultato di 11 come l’equivalente di 10 e lode per come è strutturata), per il prete-investigatore quello che non deve mai cambiare né mutare è l’approccio alla nostra esistenza nella vita di tutti i giorni: “come dice e insegna Papa Francesco – fa notare Don Matteo – i precetti devono guidare le nostre azioni quotidiane, ma sono quest’ultime su cui dover fondare i nostri precetti stessi”, con un approccio francescano appunto all’azione volontaria e solidale comunitaria perenne e costante. Una formula che dà ragione alla serie, che fa il boom di ascolti: 8.258.000 spettatori e il 30,5% di share per il primo episodio, 7.083.000 spettatori e il 32,6% per il secondo.

Non mancano le sorprese: nelle prossime puntate compariranno (con una partecipazione straordinaria curiosa) Carlo Conti e persino Romina Carrisi Power (proprio la figlia di Al Bano e Romina), ma nel cast rinnovato (e ancor più numeroso) abbiamo la presenza di molti attori noti al pubblico che -di recente- stanno scrivendo la storia della moderna fiction italiana. A partire dalla stessa Maria Chiara Giannetta (che in “Che Dio ci aiuti 4” ha interpretato Asia). Facciamo degli altri esempi. Innanzitutto il suo fidanzato Giovanni (Cristiano Caccamo, che abbiamo visto sia ne “Il Paradiso delle signore” che sempre in “Che Dio ci aiuti 4”). Poi Maurizio Lastrico: ovvero il magistrato Marco Nardi in “Don Matteo 11” e l’Elia di “Tutto può succedere 2”, che nutre un particolare interesse per la capitana Olivieri. Poi Federico Russo, qui il giovane adolescente Seba, che abbiamo imparato a conoscere grazie a “I Cesaroni”, dove era Mimmo, ma anche alla recente serie tv -con Giuseppe Zeno e Vanessa Incontrada – “Scomparsa”, in cui vestiva i panni di Luca Rebeggiani. E ancora Lorena Cacciatore (che abbiamo visto tra l’altro nella fiction “Sirene” di poco tempo fa).

Tanti nuovi personaggi, di cui uno importante è il nuovo ospite della canonica di Don Matteo: la sedicenne Sofia (Mariasole Pollio), accusata di aver ucciso il suo tutore; è lei l’errore più bello – come confessa l’uomo in punto di morte -. Porterà molto scompiglio, innamorandosi di Seba, che però ha solo occhi per un’altra ragazza attaccata ad un respiratore artificiale. Viceversa ad animare l’attività della caserma è il caso della morte di una giovane, i cui genitori sono accusati di aver ucciso il suo carnefice (il padre è inpersonificato da Luigi Di Fiore, il Fausto Iseo di “Scomparsa”): “dimenticare non si può e non è giusto” è la loro regola. In realtà -fa notare loro Don Matteo- “c’è solo una morte che dà la vita: quella di Cristo; le altre morti, nate da uccisione per vendetta, sono solo un sollievo passeggero al dolore”: è la forza di chi parla di Dio anche a chi non ci crede. “A volte le cose non sono come sembrano” e se i due sembravano accusarsi a vicenda della morte della figlia, in realtà erano complici per vendicarsi di chi aveva ucciso la loro figlia.

Tra gli altri protagonisti subentrati nella fiction, abbiamo: Chiara Olivieri (Teresa Romagnoli), la ventisettenne sorella della Capitana, da un carattere completamente diverso; dirà alla sorella, non appena ha deciso di voler sposare Giovanni, “per una volta fagli fare l’uomo e non prendere sempre tu l’iniziativa per prima”. Rita Trevi (Giulia Fiume), la madre naturale di Sofia anche se non vuole rivelarglielo (ad aiutarla Don Matteo, che la sprona a confessarle la verità). Romeo Zappavigna (Domenico Pinelli), ventiquattro anni è il nuovo appuntato della caserma.

Barbara Conti

‘Prodigi – la musica è vita’: dare voce e speranza ai bambini

Prodigi_Flavio_Insinna_Anna_Valle_2017_thumb660x453Il 20 novembre scorso è stata la giornata mondiale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, promossa dall’Onu nel 1989 e a cui l’Italia ha aderito nel 1991; tra l’altro tale data segna anche l’anniversario dell’adozione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: attualmente più di 190 Paesi l’hanno già ratificata. Il 22 e 23 novembre, invece, in Italia è stata la seconda Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole: molte le iniziative per scuole all’avanguardia e più sicure appunto; inoltre l’on. Valeria Fedeli (ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) per la circostanza firmerà sia un decreto per destinare risorse ai Comuni per mettere a norma (secondo criteri anti-sismici anche tramite progetti come quello di #scuoleinnovative) i plessi scolastici, sia il Protocollo d’intesa per l’avvio della programmazione #MutuiBei 2018-2020 – con la vicepresidente della Banca Europea degli Investimenti, Dario Scannapieco, e ad Antonella Baldino, della Cassa Depositi e Prestiti (CDP) -.
In linea con tali ricorrenze ed iniziative su Rai Uno è andata in onda, come lo scorso anno, una nuova edizione di “Prodigi – la musica è vita”. Condotta, invece che da Vanessa Incontrada, da Flavio Insinna ed Anna Valle. A valutare i giovani piccoli talenti una giuria composta dal maestro Beppe Vessicchio (per la categoria della musica strumentale), da Gigi D’Alessio (per il canto) e da Carla Fracci (per la danza). Non è stato solo un modo per festeggiare l’Unicef, ma soprattutto per parlare di quanto c’è bisogno nel mondo di aiuto, di quanto questo possa venire dalla musica e dall’arte in genere (anche la danza stessa ad esempio), di quello che è stato realizzato e di quanto ancora si può fare. Quasi per sollevare una preghiera di speranza, per dare fiducia nel futuro. Forse per questo, non a caso, ha vinto – prodigio tra i prodigi (erano sette tra musicisti, cantanti e ballerini) – il 13enne di Avezzano Marco Boni (nel canto con la sua esibizione in “Halleluja” di Leonard Cohen e votato da una giuria di 100 esperti oltre che dalla preferenza dei tre giurati d’eccezione). Il vincitore è stato finalista a “Ti lascio una canzone” e tre volte a Sanremo Junior e ha vinto ben 26 concorsi canori internazionali.
Un appello a compiere una vera e propria rivoluzione è venuto da più fronti, a partire dalla cantante Anastacia: il titolo del suo ultimo album “Evolution” (di cui ha presentato il singolo) invita quasi al cambiamento e al progresso, ad andare avanti nello sviluppo di nuovi modi per dare una speranza. “Per me la musica – ha detto la cantante – è la luce nel buio, è qualcosa che mi rasserena e dà speranza”. Poi da Francesco Totti, con il suo messaggio solidale di promozione dell’acquisto di pigotte dell’Unicef a scopo di beneficenza. Poi soprattutto da una bambina siriana cieca, che ha molto commosso. La piccola ha cantato un brano il cui testo è molto profondo e significativo: “rivogliamo la nostra infanzia … insieme cresceremo più forti …. abbiamo scritto questa canzone con il nostro dolore e la sofferenza: ascoltateci!”. Sono solo alcune delle frasi della canzone. Ha “impressionato” soprattutto l’appello all’ascolto: ovvero a sentire la loro voce che grida il diritto all’infanzia e all’istruzione.
Molto è stato fatto dall’Unicef, ma non basta. Storie vere fanno ben rendere conto della gravità della situazione. Beppe Vessicchio è stato in Brasile, dove si muore per malnutrizione sin dall’infanzia. Con un piccolo gesto si può fare molto: basti pensare che delle bustine nutritive del costo di soli 0,30 euro possono salvare una vita. Oppure, ad esempio, Samantha Togni e Samuel Pedron (di “Ballando con le stelle”) sono stati in Bangladesh e in Yemen, dove si muore per polmonite o diarrea; allora si rendono indispensabili vaccini, che costano 0,10 euro (con un euro se ne possono acquistare, dunque, ben dieci). Cifre irrisorie per noi, non ci si paga neppure un caffè – ha fatto notare Anna Valle -. A dare qualche numero poi è stato Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia: in Siria e in Iraq è stata portata acqua potabile a 25 milioni di persone; 11 milioni di bambini si sono visti garantiti il diritto allo studio e all’istruzione con la costruzione di scuole ex novo con il contributo di Unicef; sono state consegnate due milioni di dosi di vaccini per bambini e tre milioni di loro sono stati salvati dalla malnutrizione. Donare è un gesto facile e semplice (basta chiamare o inviare un sms al 45566) e per i primi 200mila che telefonavano per donare ricevevano in regalo una maglietta dell’Unicef disegnata da Francesca Versace.
Ma non tutte le storie sono a lieto fine. Particolarmente drammatiche quelle di due scuole: quella di canto in Brasile e quella di danza in Bangladesh. La prima è stata salvata dalla violenza dei poliziotti (che volevano farla chiudere brutalmente) dal maestro di un piccolo gruppo di bambini (come anche nell’altro caso), che li ha invitati a non andarsene, a non uscire dalla scuola, ma a restare e cantare: con un’opposizione e una resistenza pacifica non violenta. Purtroppo la vicenda non è finita bene perché, nonostante non abbia chiuso, la scuola ha subito una grave perdita e ha visto un grave lutto colpirla: la morte di un bimbo kamikaze (Moises), che si è fatto saltare in aria; il piccolo aveva anche cantato con i suoi compagni lo scorso anno per Papa Francesco.
Bimbi a cui non occorrono solo medicine, zaini (con libri, quaderni, penne e matite, astucci) per andare a scuola o cibo, ma soprattutto serenità. “Il mio sogno è che la pace e la stabilità (e la tranquillità aggiungiamo noi) tornino nella mia patria”, ha detto la bimba siriana che ha incantato tutti con la sua voce.
Ma esistono storie dolorose anche dalle nostre parti. Gigi D’Alessio è andato a Rocca di Papa a visitare il centro d’accoglienza “Un mondo migliore”. “Non c’è solo la prima accoglienza da curare, ma occorre anche occuparsi dell’inclusione” delle persone che accogliamo – ha affermato il cantante a proposito dei migranti che sbarcano sulle nostre rive -. A tale proposito non è stato fatto vedere solo il messaggio (durante un concerto) del vocalist degli U2, Bono, di ringraziamento alla Guardia Costiera, che salva molte vite umane. Lo stesso Flavio Insinna ha voluto sottolineare in maniera sentita che questi soccorritori marittimi “salvano vite umane, non numeri”. A bordo delle navi della Guardia Costiera vi sono operatori Unicef, proprio per poter interagire meglio con i migranti; per i soccorritori “fare del bene è una missione, non può essere considerato un lavoro, ma è un privilegio” – ha commentato chi ne ha fatto una professione e ha contribuito a salvare ben 26mila minori non accompagnati (anche orfani) su quelle barche. Ad esempio, molto dimostrativo, è stato mostrato il salvataggio di una bimba. Tra l’altro proprio Papa Francesco ha invitato a non strumentalizzare politicamente i migranti, in vista della prossima Giornata internazionale della pace del primo gennaio 2018.
E poi ci sono stati a “Prodigi” 2017 le vicende di Alessandro, un bimbo di Amatrice che ama suonare la tromba e da cui non si è voluto separare neppure durante il terremoto; quando c’è stata la terribile scossa, prima di evacuare dalla scuola è tornato indietro ed è salito a prendere il suo inseparabile strumento. Oppure quella di Giada, che ha voluto danzare sin da piccolina; ma non avevano soldi per comprare scarpe nuove, buone; le facevano male, dunque, ai piedi e così il padre le ha cucito a mano sulla suola della spugna all’interno delle scarpe per non farla ferire. Se “la musica è vita”, è anche passione non meno della danza. “La danza è respiro, è armonia, è sensibilità pura senza affettazioni” – ha commentato Carla Fracci. E proprio il vissuto di un bambino, il ballerino 14enne Luigi, si lega a quello passato dell’étoile. Come è stato per quest’ultima agli esordi, anche il piccolo studia danza classica nella stessa scuola di danza classica a Stoccarda dove andò la Fracci. Un vero talento, la cui impostazione tecnica, la profusione, l’impegno, lo spirito di sacrificio e di dedizione, l’amore e la passione sono stati ben visibili a tutti. E allora, a proposito di talenti, la Fracci ha voluto rivolgere un appello: “i talenti non devono emigrare, devono restare in Italia e il nostro Paese non deve lasciarli andare via e far morire la danza, che è un’arte pura”. Come la purezza di questi bambini, dell’infanzia.
A loro spetta il dono della speranza. Dando loro voce. Perciò ci piace concludere ricordando la significativa iniziativa centrale messa in campo su più fronti (dalla politica, allo sport, alla musica, alla moda) per la Giornata mondiale del “takeover”, ossia il fatto che i piccoli hanno “preso il posto” degli adulti in questi settori con esibizioni, scelte e decisioni palesando le loro volontà. Per citare alcune delle personalità di prestigio che si sono prodigate per tale “causa”: il Goodwill Ambassador dell’Unicef, David Beckham, la presidente del Cile Michelle Bachelet, la cantante, autrice e attrice Pink, l’attrice Millie Bobby Brown, le cantanti, autrici e musiciste Chloe x Halle, le star del rugby degli All Blacks, Ryan Crotty, Kane Hames e Jeffrey Toomaga-Allen e gli attori Hugh Jackman e Debora-lee Furness (che hanno avviato una campagna di raccolta fondi per garantire acqua potabile, assistenza sanitaria e cibo ai bambini delle parti più povere del mondo).

L’emancipazione femminile nelle Fiction: Il paradiso delle signore

il-paradiso-delle-signore-1024x682“Il paradiso delle signore” non chiude mai, potremmo dire. Conclusa la seconda stagione della nota serie tv italiana, vediamo due dei suoi protagonisti ancora al lavoro. Stiamo parlando di Giuseppe Zeno (che interpreta Pietro Mori) e Christiane Filangeri (nei panni della signorina Mantovani). Il primo per questo 2017 è impegnato nel progetto di un’altra fiction al fianco di Vanessa Incontrada (“Scomparsa”), dove è il vice questore Giovanni Nemi, che indaga sulla scomparsa di due sedicenni: Camilla (Eleonora Gaggero), figlia della neuropsichiatra infantile Nora Telese (Vanessa Incontrada) e l’amica Sonia (Pamela Stefana). Mentre vedremo la Filangeri sia al cinema in “Caccia al tesoro” (che uscirà il 23 novembre prossimo, con Vincenzo Salemme, Carlo Buccirosso, Gennaro Guazzo Francesco Di Leva, Serena Rossi, Max Tortora) di Carlo Vanzina, che nella fiction per la regia di Riccardo Donna “La strada di casa” (con Alessio Boni).
“Il paradiso delle signore 2” vs “Velvet”. Se il cast di “Scomparsa” ha assicurato che non ci sarà una seconda stagione della serie (in sei puntate), invece una scia de “Il paradiso delle signore 2” rimane. Riassumendo: “Innovazione sostantivo femminile” citava un bando della regione Lazio a favore dell’imprenditoria femminile e giovanile. E la fiction “Il paradiso delle signore” ben racconta, attraverso la moda, l’universo dell’emancipazione femminile e dell’imprenditoria giovanile che porta innovazione. Ben descrivendo strategie di marketing d’avanguardia di stampo moderno; pur nella Milano del 1956. Ispirato a un romanzo di Èmile Zola ne conserva il realismo e il tono drammatico di fondo, senza troppo spettacolarizzare, ma aggiungendo un briciolo di tono poliziesco che lo avvicina ad un’altra serie (spagnola questa volta), che si muove nello stesso ambito: “Velvet”. Impossibile non notare un po’ di somiglianza e di affinità (nella diversità e nella connotazione di ciascuna) tra le due serie tv. Simili e quasi equivalenti i personaggi, che si richiamano un po’ specularmente. Innanzitutto le protagoniste del cambiamento e del progresso: Teresa Iorio (Giusy Buscemi) da una parte e Anna Rivera (Paula Echevarría) dall’altra, entrambe tormentate da una grande storia d’amore struggente con Pietro Mori (Giuseppe Zeno) e Alberto Márquez Campos (Miguel Ángel Silvestre). L’ascesa delle due giovani talentuose è affiancata dalla signorina Mantovani (Christiane Filangeri), come da Donna Blanca (Aitana Sánchez-Gijón), che però potrebbe tranquillamente ricordare la contessa Torriano interpretata da Valeria Fabrizi ne “Il paradiso delle signore”. Poi l’amica Anna Imbriani (Giulia Vecchio) di Teresa, somiglia un po’ alla Rita di Anna Rivera (Cecilia Freire); mentre l’ex moglie di Alberto Cristina Otegui (Manuela Velasco) richiama evidentemente la Rose Anderson (Andrea Osvart) di Pietro Mori: entrambe moriranno in maniera violenta e tragica. Così come c’è un’altra figura intraprendente intermedia tra bene e male (nel senso che inizialmente sembra ostile e antipodica al successo dell’eroina protagonista, ma poi si trasformerà in un personaggio positivo, cambiando molto): nella serie spagnola è quello di Patricia Màrquez Campos (Miriam Giovanelli, sorellastra di Alberto, che aspira a prendere le redini della galleria Velvet), in quella italiana è Andreina Mandelli (Alice Torriani), insieme alla madre Marina (Helene Nardini), legate da un astio antico a Pietro Mori (di cui vogliono vendicarsi, per poi trovare una soluzione di conciliazione).

Modernità de “Il paradiso delle signore 2”. Queste sono solo alcune delle analogie individuabili, seppure labili e blande, a volte stridenti. Per quanto il personaggio di Alberto ad un certo punto scompaia per poi ritornare alla fine della serie “Velvet”, rispetto a Pietro Mori, sempre presente seppur un po’ oscurato in una fase della fiction. Imprenditore di successo, la figura di Mori è controversa (amato e odiato, apprezzato e stimato o invidiato, ha qualcosa di oscuro che a tratti incute timore e rispetto). Per un attimo la sua intraprendenza sembra incartarsi e incapace di portare avanti “Il paradiso”, mentre le idee originali e nuove di Teresa portano clientela e ricchezza e un’immagine innovativa del negozio più accattivante e fresca. In contro-tendenza le visioni dell’una e dell’altro, i due spesso si scontrano, ma poi Mori capirà che è giusto seguire la strada disegnata dalla Iorio. Così come molto più intraprendente è il pubblicitario Vittorio Conti (Alessandro Tersigni), innamorato di Teresa e molto simile a lei, in grado di intravedere modalità diverse di veicolare il messaggio pubblicitario. Per non parlare della capacità “mediatica” di comunicare dell’altra consulente pubblicitaria Elsa Tadini (Claudia Vismara). Ma il personaggio di Mori rappresenta un uomo diviso a metà: combattuto tra onestà e spregiudicatezza. La moda e “Il paradiso” diventano fonte di business, ma c’è chi questi affari li vuole fare onestamente (come Teresa), rispondendo alla propria coscienza, e chi (come Rose) senza scrupoli, solo per soldi e guadagno. La tentazione sarà forte, ma associare “Il paradiso” a una passione, un impegno, un luogo d’affetto e di scambi umani contribuirà a darne un’ulteriore nuova visione. Sempre grazie a Teresa Iorio. In questo significativa anche la figura di Andreina, che inizialmente aveva la tendenza a comportarsi da donna d’affari cinica e spregiudicata e che poi si evolverà in senso più positivo. Così come cambierà molto la signorina Clara Mantovani (Christiane Filangeri), diventando più premurosa verso la figlia data in adozione (cui rinuncerà per il suo bene e per amore del capo-magazziniere Corrado, Marco Bonini). Ma non si scopre solo l’amore (un sentimento e un valore che non si ‘vende’), ma la serie ci fa vedere quanto fosse difficile all’epoca (ma anche oggi) essere una donna sola, madre (pensiamo anche ad Anna) e non sposata (con i matrimoni organizzati e combinati dell’epoca e le rigide tradizioni familiari e regionali come quelle dei genitori di Teresa) o per lei fare carriera (come Silvana, Silvia Mazzieri, che sogna il teatro); ma anche denunciare la propria omosessualità (come l’altro assistente pubblicitario e amico di Vittorio, Roberto Landi, interpretato da Filippo Scarafia). Ed essere un uomo integerrimo, che fa successo senza scendere a compromessi (con la malavita, con il contrabbando di droga o sigarette o con la corruzione). In questo è esemplare Pietro Mori, che anche lui avrà un’evoluzione profonda, intima e personale, con un forte senso di autocritica, con cui si interroga, cerca di cambiare ed essere migliore (di uscire anche dal vizio dell’alcool). Il suo sacrificio nella scena finale (in cui per proteggere Teresa dallo sparo di una pistola sembra farsi uccidere e morire), forse serve proprio a questo: a rivalutarlo, riabilitarlo, a dimostrare la volontà di sacrificarsi per una giusta causa e andare sino in fondo. Lezione morale importante, tutti sperano in una terza stagione e, soprattutto – visto il ritorno di Alberto nella serie “Velvet” (creduto morto) -, chissà che anche Pietro Mori non sia deceduto e possa “resuscitare” dando un nuovo futuro a “Il paradiso delle signore”? Velvet è arrivato alla quarta stagione, sebbene con meno episodi: sette in tutto in Italia contro i 20 de “Il paradiso delle signore”; magari questo potrebbe essere un nuovo formato per la serie italiana (meno puntate ed episodi, ma pur sempre un continuo con “Il paradiso delle signore 3”). Perché la moda non è solo tendenza, ma una sorta di specchio della propria personalità, è identità che dà senso di appartenenza: appartenersi e non perché è cool o trendy, ma l’appeal deriva dal fatto di sentir proprio quell’elemento che ci rappresenta e che non è solo “decorativo”.

“Con il cuore nel nome di Francesco”: riscoprire
la solidarietà e la pace

conilcuoreTornata, come ogni anno, “Con il cuore-nel nome di Francesco”. In diretta da Assisi. “Sempre con San Francesco nel cuore” – come ha detto a conclusione di trasmissione Carlo Conti, di nuovo alla conduzione del programma in questa suggestiva location. Da subito è stata forte l’impronta che anche quest’anno avrebbe avuto: seguire l’esempio di San Francesco. Per insegnare la solidarietà (con tanti progetti solidali), ma soprattutto per parlare di pace (di cui c’è quanto mai bisogno), di religione e, in particolare, di fede. Con una testimonianza inedita d’eccezione: quella di Max Laudadio. Fede come fratellanza. Un’unione che nasce anche grazie alla forza e alla potenza della musica. E poi, da qualche mese, Assisi ha un altro nuovo santuario (inaugurato il 20 maggio scorso): il secondo si chiama “Santuario della Spogliazione” (non a caso), perché qui c’è stato un uomo che si è spogliato di tutto per trovare la vera gioia e la purezza della e nella bellezza. Si tratta della chiesa di Santa Maria Maggiore, l’antica Cattedrale della città serafica dove venne battezzato San Francesco. Il suo gesto emblematico (compiuto davanti al padre Pietro di Bernardone per rimanere nudo come Cristo) ci ricorda come anche la Chiesa intera debba spogliarsi di tutto ciò che è futile ed effimero e seguire il cammino indicato dal percorso cominciato con questa scelta, apparentemente di rinuncia ma in realtà di enorme ricchezza spirituale ed interiore, di San Francesco. Per ritrovare, appunto, un più alto senso di moralità e gratificazione più intime – ha sottolineato mons. Domenico Sorrentino, arcivescovo di Assisi.

Meglio “Con il cuore” non poteva cominciare. La vera notizia è la vera esplosione di entusiasmo portata da Francesco Gabbani. Già album d’oro per il cd “Magellano”, multi-platino per il singolo “Occidentali’s karma” ai Wind Music Awards (condotti dallo stesso Conti con Vanessa Incontrada), ha fatto ballare tutti: suore, preti, sacerdoti e molti religiosi divertiti. Soprattutto il successo che gli ha regalato la vittoria all’ultimo Festival di Sanremo (stiamo parlando di “Occidentali’s karma” ovviamente, una sorta di vero inno alla fratellanza anche) è stato un trionfo, la cui esibizione qui ad Assisi ha fatto danzare decine di bambini, che lo hanno circondato e voluto abbracciare e che hanno intonato a memoria la melodia, di cui conoscevano tutte le parole (come anche i sacerdoti del resto, con le mani in alto verso il cielo). Tra l’altro Francesco Gabbani (un nome che lo lega ancor di più al messaggio del programma e al posto) sarà in concerto a Spoleto il 31 luglio prossimo, con una tappa del suo tour, una delle zone più colpite dal sisma. Non a caso uno dei progetti solidali promossi da “Con il cuore” è trovare fondi per la ricostruzione di San Pellegrino a Norcia: meglio e più bella di prima perché alcune attività sono ferme, c’è meno lavoro e la gente rischia di andare via da qui per trovare un’occupazione e poter ricominciare e questo sarebbe un altro terremoto – hanno spiegato – c’è un’emergenza assistenziale e abitativa a Norcia, dove si intende realizzare un centro polifunzionale. Altri riguardano le mense francescane a Milano e le missioni francescane in Africa e Nigeria ad esempio. Per diffondere l’accoglienza, non abbandonare le zone terremotate, ma anche creare inclusione. Per riconciliarci e guardare avanti insieme. Come ha detto Papa Francesco: “avere occhi nuovi per guardare i nostri fratelli”; lo straniero, il diverso, l’altro, non più visto come un problema, ma un’opportunità, una risorsa. Ed a tale riguardo, a proposito di Sanremo e fratellanza, come non citare il progetto “Saremo italiani” da “Sanremo italiano”, per insegnare l’italiano agli stranieri africani attraverso le canzoni italiane. Un concorso con le tre migliori portate qui nel programma in diretta da Assisi. Una di queste, la più importante forse, è stata “Felicità” (della coppia Al Bano e Romina Power): “Affinché sia (felicità appunto) quello che speriamo possano trovare qui nel nostro Paese”. Quando è stato regalato a Carlo Conti il libro sulla visita di Papa Bergoglio a Castel Nuovo di Porto, sono state ricordate le parole che pronunciò: “siamo diversi, siamo differenti, abbiamo culture differenti, ma siamo fratelli e vogliamo tutti vivere in pace e in armonia, in serenità”.

Ciò ci fa comprendere la portata religiosa di un messaggio evangelico di stampo moderno. Per questo Gabbani ha deciso di esibirsi subito in “Amen”. A seguire, Giorgia stessa ha portato qui ad Assisi il suo ultimo singolo “Credo”: “credo nelle persone, anche se in questo periodo è difficile avere e dare fiducia agli altri –ha commentato la cantante-; credo, poi, nel ‘sentire’, che è quello che non si vede, né tocca, qualcosa di intangibile, ma vero, che c’è” – ha aggiunto -, ringraziando per “quest’atmosfera che si respira che ti obbliga a guardarti dentro (in profondità) più che fuori”. Ma non è finita qui. Illustrando il progetto delle mense per i poveri (e dell’Emporio solidale) a Milano si è detto che “dà voglia di fare qualcosa per l’altro, per regalare un sorriso e un po’ di pace”. E si è sfiorata, così, l’altra parola chiave della serata: pace. Così ecco il contributo di testi quali la canzone di Paolo Vallesi e Amara, “Pace” appunto: “In nome dell’amore e della libertà, la pace per ritornare a dare un senso a questa umanità” – esorta il brano -. E poi “Pace” è anche il titolo del nuovo album di Fabrizio Moro, che ha cantato “Portami via”, il suo brano sanremese.

Ed è la stessa descrizione di tre affreschi, raffiguranti varie tappe della vita di San Francesco, ad illustrare nel migliore dei modi ed esplicitamente il suo messaggio evangelico appunto. Quello di Giotto in cui dona il suo mantello a un nobile decaduto richiama i nuovi poveri di oggi, che sono sempre di più; e, se le nuove povertà aumentano, occorre donare qualcosa di sé all’altro, questo è l’invito. Il secondo è quello del crocifisso di San Damiano, in cui lui comincia a riparare con le sue mani la Chiesa: è un nuovo stile di vita, con cui avvicina i giovani e lo fa edificando nella fratellanza; costruire qualcosa tenendo fisso lo sguardo su Gesù e rivolto a Dio per creare insieme fraternità. Il terzo è quello sul naufragio in Dalmazia: Francesco si imbarca da clandestino e alla fine del viaggio restano solo le sue provviste; lui che era un problema all’inizio, ora è una risorsa. Così come lo straniero, il diverso, non è un problema, ma un’opportunità.

Ma il vero senso della fede è venuto da Max Laudadio. A 44 anni –ha raccontato- si è trovato a pregare per la prima volta. Era sempre stato, prima di allora, ateo, non si aspettava la conversione e la “rivelazione”. La scoperta della fede è avvenuta proprio il giorno della nomina di Papa Francesco a Pontefice. Da non credente era lì con la sua famiglia, come spettatore ad assistere. Ma già sapeva che si sarebbe chiamato Francesco, aveva avuto “un’illuminazione”, “un’intuizione”. Lo confessò alla moglie senza troppa convinzione. Pensò si trattasse di una coincidenza. Quando dovettero decidere se far fare la comunione alla figlia Bianca, con la moglie non erano d’accordo di far prendere questo sacramento alla figlia. Poi acconsentirono. Quando andò ad accompagnare Bianca a pregare e confessarsi, incontrò Don Silvano, un parroco di 80 anni: è stato lui ad insegnargli che il Vangelo è qualcosa che si applica alla quotidianità, nelle piccole e semplici cose. Da quel momento è cambiato tutto dal giorno alla notte nella sua vita. “Bisogna eliminare lo stereotipo del cristiano un po’ ‘sfigato’ –ha rincarato Laudadio-. Il cristiano è qualcuno che fa”. E lui “ha scritto delle canzoni che sono preghiere, con parole importanti e molto profonde” –ha aggiunto Conti-. Un gesto emblematico perché spesso “chi crede, si vergogna” di mostrarlo –ha proseguito il conduttore. “Mentre bisogna fare: mettetevi sempre in campo e in gioco” –è stato l’appello di Max-. “Uno con un cognome così non poteva che avere un altro destino se non quello di fede”, ha commentato Conti. Laudadio ha cantato il suo brano “Liberi”, in cui si dice che si è “liberi di scegliere”, il proprio destino e quale cammino seguire.

La fede, la religione, l’amore di Dio, la solidarietà, la fratellanza sono come la pianta dell’ortica –ha spiegato Padre Enzo: simbolica perché spesso malvista, disprezzata, viene calpestata e strappata, ma più la si calpesta e più cresce e si rafforza.

Questo è quanto più vero e lo si vede tanto più attraverso i progetti umanitari, che ogni anno di più vengono creati e incrementati. Quest’anno c’è stato quello in Colombia, da parte della Custodia Provinciale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, per costruire e rendere efficace una casa di cura per circa 40 anziani indigenti. E poi la realizzazione di un centro aggregativo a Norcia, quale punto di ritrovo e di socializzazione e di un presidio di sicurezza utilizzabile in situazioni di emergenza per poterla gestire ed affrontare meglio, evitando momenti di ‘crisi’ e di disagio come accaduto nei mesi scorsi. A cui si aggiunge quella del Centro formativo in Libano per 70 bimbi siriani e libanesi tra i 3 e i 17 anni (ma anche per 70 mamme e papà che non hanno potuto studiare) con disturbi psicologici, cognitivi o comportamentali, formati da 30 insegnanti della regione del Keserwan (che a loro volta hanno seguito corsi ad hoc per prepararsi). E ancora la mensa francescana di Assisi con il supporto della Caritas diocesana, per 300 famiglie, che vedrà entro questo mese di giugno partire il servizio di distribuzione di alimenti anche per il Comune di Bettona (e l’obiettivo è di allargare sempre più il campo d’azione ai territori circostanti e confinanti). Oppure quella di Milano ad opera della Fondazione Opera San Francesco per i Poveri Onlus e di 143 volontari, destinata a senzatetto italiani e stranieri (per creare ancor di più inclusione appunto). Inoltre tutte le attività di sviluppo integrale della persona della Comunità dei Frati Minori Conventuali e delle Suore Francescane Missionarie di Assisi (presenti entrambi a Longiano), con l’Associazione di Volontariato “Homo Viator. Per l’umanità in crescita” Onlus. Dunque, se già di per sé è un traguardo che si sia giunti alla 15^ edizione di “Con il cuore-nel nome di Francesco”, il fatto di donare non solo per le mense francescane in Italia, ma anche per le missioni francescane all’estero amplifica la cassa di risonanza di un evento sempre più cosmopolita e mondiale, internazionale e universale. Per portare beneficienza ai più bisognosi e promuovere i valori francescani di pace, solidarietà e fraternità, alla base dell’azione dell’associazione “Francesco d’Assisi un uomo un fratello”. Perché, come disse San Francesco: “Finché abbiamo tempo, operiamo il bene!”. E donare è molto più facile e gratificante che ricevere. “C’è più gioia nel donare che nel ricevere” è, infatti, lo slogan del programma per oltre “14 anni di bene annunciato, raccolto e donato”. Ma anche di coraggio. Ed è stato Marco Masini, esibendosi nella canzone tributo di omaggio a Giorgio Faletti (presentata a Sanremo nella serata delle cover”) “Signor tenente” a voler evidenziare che “la musica ha il potere e il dovere di assorbire il coraggio di chi ce l’ha veramente” avuto e l’ha messo in tutto ciò che ha fatto (per sé e per l’altro). Presentato l’ultimo singolo dell’artista “Tu non esisti”, Conti ha voluto ricordare l’appuntamento con il memorial e concerto-tributo per omaggiare Pino Daniele di giugno 2018 allo Stadio San Paolo di Napoli “Pino è”.

Barbara Conti

WMA (Live): gossip e scoop, non solo musica.
Le news più cool

wind-music-award-arena-2016S-coop è cool; una rima quasi perfetta. Questo è accaduto all’ultima edizione dei Wind Music Awards. Infatti l’espressione che meglio potrebbe caratterizzarla è: “ma questo è uno scoop!”. A pronunciarla Vanessa Incontrada, che da tempo (come quest’anno) li presenta al fianco di Carlo Conti. Se la coppia di conduttori è una conferma, sono molte invece le novità sensazionali, anche esclusive, date in anteprima durante la trasmissione. Per il programma la prima di esse è costituita dai nuovi premi istituiti dei Wind Music Awards Live per la maggiore presenza di spettatori ai concerti. Poi il fatto che la manifestazione non è finita dopo le due serate conclusive del 5 e 6 giugno scorsi: ce ne sarà una terza infatti; solamente che, altro cambiamento, ci saranno altri due presentatori alla guida: l’appuntamento è per il 23 giugno prossimo con Giorgia Surina e Federico Russo, protagonisti in chiusura della seconda puntata dell’ufficiale passaggio di testimone. Come nelle migliori staffette. Per una maratona musicale per la serie, dunque, ‘non c’è due senza tre’; per la prima volta nella storia dei Wind Music Awards. Ma non solo musica e riconoscimenti in questa edizione speciale dei WMA, poiché le anticipazioni non sono mancate. Ma partiamo dai premi più tradizionali e di maggiore prestigio, che non si possono non elencare. Artista internazionale dell’anno è stato decretato Luis Fonsi per la sua ‘Despasito’; per la gioia di Vanessa Incontrada, che si è concessa qualche lezione di spagnolo: la parola che dà il titolo al tormentone dell’artista significa ‘lentamente’; ma altri ospiti internazionali da citare sono stati Clean Bandit (con la sua “Symphony”), Ofenbach (con “Be mine”), Lenny (con “Hello”), Charlie Puth (con “Attention”) e Imagine Dragons (con “Thunder”), Rockabye.
Ed a proposito di star internazionali, non potevano non essere premiati cantanti come Eros Ramazzotti (30 anni di carriera) o Zucchero (dal 21 al 25 settembre in tour all’Arena di Verona con cinque date), che hanno ricevuto dei riconoscimenti speciali con incisa la loro prima canzone registrata e depositata alla Siae. Oppure Biagio Antonacci, che ha annunciato l’uscita di un disco di inediti il prossimo 10 dicembre e che in alcune città ha dovuto raddoppiare le date del tour; ha voluto dedicare il premio al “coraggio di tutti coloro che continueranno a frequentare certi posti, nonostante ci sia chi cerchi di guastare le feste”: fuor di metafora, tutti gli attentati violenti e terroristici come quello accaduto a Manchester per il concerto live di Ariana Grande. Così come Emma, che ha presentato il suo ultimo singolo “You don’t love me (no, no, no)” e che ha voluto ringraziare per il WMA Live “tutte le persone che amano la musica, non solo la mia, ed andare ai concerti perché significa vivere ed emozionarsi”; il che ha richiamato un po’ le scritte apparse sul videoclip di chiusura di prima puntata con la canzone di Renato Zero: ‘Liberate la gioia’ e ‘Amore per tutti’. È stato lui ad affermare con fermezza: “il mondo ha bisogno di esempi e noi artisti dobbiamo darglieli”.
E un WMA Live è andato anche ad Elisa ed Alessandra Amoroso. La prima ha parlato delle tappe del suo tour all’Arena di Verona (che ha intitolato “Together here we are”), che saranno tre serate completamente diverse l’una dall’altra ovvero tre show molto peculiari a tutti gli effetti (il 12-13 e 15 settembre): la prima tutta pop-rock, la seconda acustica-gospel, la terza supportata da un’orchestra sinfonica di più di 40 elementi. Ed ha presentato il nuovo singolo “Bad habits”. La seconda ha dedicato il premio a tutto il suo staff, la sua ‘big family’: “ormai siamo una sorta di famiglia itinerante, che abbiamo costituito in questi dieci anni di carriera, costruendo un legame forte su cui si basa quest’unione e che durerà a prescindere da tutto”. E non è un caso che tutte (Elisa, Emma ed Alessandra Amoroso) si siano ritrovate insieme sul palco dei WMA. Premio Speciale Arena di Verona (da Assomusica) per lo spettacolo qui all’Arena di Verona appunto per “Amiche in Arena”, organizzato da Fiorella Mannoia per festeggiare i 40 anni di carriera di Loredana Berté in cui si sono ritrovate 16 artiste ad omaggiarla; le cantanti che hanno partecipato all’evento, poi, hanno fatto una raccolta fondi (pari a circa 150mila gli euro) contro il femminicidio e la violenza sulle donne.emma-amoroso-300x225
Ma due sono i premi speciali che hanno caratterizzato la seconda puntata dei WMA Live 2017. Premio Speciale Wind Digital Music Award a J-Ax e Nek per “Freud”, quali artisti che hanno venduto più in digitale. E il secondo ha incassato anche il WMA Earone (in collaborazione con Assomusica) per i maggiori passaggi in radio per “Laura non c’è”, canzone che festeggiava i vent’anni di successo. Dunque il primato d’importanza della radio, che non si può dimenticare né trascurare ancora assolutamente -come ha ricordato Nek -, ma sempre più associato al mondo dei social e della Rete, di Internet, del Web e del digitale appunto. Un mondo della musica che cambia, ma sempre vincente. A tale riguardo, a proposito di collaborazioni inedite, non si può non citare quella di Gianni Morandi con Fabio Rovazzi in “Volare”; se quest’ultimo da appassionato di cinema sogna di fare il suo primo film, l’altro è rimasto colpito dalla sua capacità di ottenere centinaia di migliaia di visualizzazioni con i precedenti singoli “Andiamo a comandare” e “Tutto molto interessante”. Il featuring molto particolare di “Volare” ha spopolato: la relativa clip ha incassato fino a 28 milioni di visualizzazioni. Altra collaborazione inedita è quella di Max Pezzali con Nile Rodgers in “Le canzoni alla radio”. Viceversa, per quanto concerne il fatto di spopolare con le visualizzazioni in digitale, impossibile non citare i due casi esemplari di Riki (disco d’oro in una settimana con “Polaroid”) e Thomas (soli 17 anni, anche lui disco d’oro per “Normalità” in meno di sette giorni).
Due i WMA anche per Carlo Conti: per la compilation di Sanremo 2017 (che ha voluto condividere con Maria De Filippi e Maurizio Crozza) e per lo spettacolo che ha portato in giro per l’Italia con Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni: i tre saranno il 29 luglio al Lucca Summer Festival e poi il 6 agosto al Teatro Antico di Taormina, per volare successivamente a New York.
E non è l’unico evento da non perdere. Il conduttore ha voluto annunciare il concerto-tributo a Pino Daniele, nel giugno del 2018 (a tre anni dalla sua scomparsa), allo stadio San Paolo di Napoli. Si intitolerà “Pino è”, annunciato con una locandina ed un brevissimo teaser. Per ora non si sa di più.
Non è la sola novità inedita comunicata. La prima e più rilevante è venuta proprio dai Modà, band italiana dei record dell’anno e disco di diamante. Francesco Silvestre ha rivelato che, dopo la conclusione del tour, il gruppo si prenderà una pausa perché lui sta lavorando alla regia e alla sceneggiatura di un film. Poi un regalo per i fan. Il 9 giugno è uscito un estratto di “Passione maledetta”, ma da quella data cominceranno anche le riprese per un video in cui saranno presenti tutti i fan, cui sarà dedicato. Annuncio sensazionale anche per un’altra storica band: quella dei Pooh, 50 anni di carriera e non smettono di stupire; è stato Stefano D’Orazio a rendere noto che convolerà a nozze con la sua compagna dal 2007, Tiziana Giardoni (49 anni), il giorno del suo compleanno: il prossimo 12 settembre. Un matrimonio a 69 anni e una dichiarazione come è stato per Fedez con Chiara Ferragni; sempre qui all’Arena di Verona. “Loro erano 50 anni che mi dicevano ‘metti la testa a posto’… e alla fine mi sono convinto”, ha commentato l’ex batterista dei Pooh.
Ma anche Rocco Hunt, che il 19 marzo è diventato papà, ha voluto dedicare il premio al figlio di due mesi e mezzo: ha iniziato a soli 11 anni a fare e vincere concorsi di freestyle e ora per lui un nuovo importante traguardo (personale e privato) raggiunto. Con tutte queste sorprese e rivelazioni che dire? “Il nostro album si intitola ‘Notte magica’ e certe notti magiche possono avvenire solo qui all’Arena di Verona: un posto davvero speciale”, -per dirla con Piero de “Il Volo” (altri protagonisti dei WMA). Ed a proposito di “certe notti” non è stato assente neppure “il re del live”, come lo ha ribattezzato Vanessa Incontrada: Luciano Ligabue. Tra gli altri artisti presenti Sfera Ebbasta, Umberto Tozzi (premiato per il successo di “Ti amo”); Massimo Ranieri (per “Se bruciasse la città”), Ermal Meta, Raphael Gualazzi, Mario Biondi, Sergio Sylvestre (che ha dedicato il premio vinto al padre). E poi Giorgia, che ha spopolato con la sua “Oro nero” e con l’ultimo singolo “Credo”, che si preannuncia un tormentone. Tutti lì a ricordare –come ha rimarcato Carlo Conti- che “deve trionfare sempre (comunque) la parola ‘Amore’”. Se qualcuno è stato assente, è molto probabile che lo ritroveremo nella terza serata del 23 giugno prossimo, dove molti di coloro che si sono già esibiti non è da escludere che possano ritornare. Non possiamo darvi anticipazioni né certezze, ma c’è da scommettere che c’è da aspettarsi una sola cosa: tante altre inedite sorprese. Perché, in fondo, la musica è quella fonte di energia che ti sa sempre stupire e sa sempre portare quel velo di novità e curiosità molto cool, che è il vero appeal anche per una trasmissione come i Wind Music Awards.

Viva i WMA, che potrebbero essere le iniziali di W la Musica e l’Amore.

Barbara Conti

Tornano i Wind Music Awards su Rai1 con le stelle della musica italiana

Il 5 e 6 giugno tornano i WIND MUSIC AWARDS, la prima serata di Rai 1 sarà illuminata dalle grandi stelle della musica italiana che verranno premiate per i loro recenti successi discografici e si esibiranno sul prestigioso palco dell’Arena di Verona.
A presentare le due serate, in diretta su Rai 1 a partire dalle ore 20.35, saranno CARLO CONTI e VANESSA INCONTRADA.

Carlo-Conti-e-Vanessa-Incontrada-conduttori-dei-Wind-Music-Awards-2017-ospiti-e-cantantiEcco i primi nomi degli artisti premiati: ALESSANDRA AMOROSO, BIAGIO ANTONACCI, BENJI&FEDE, LOREDANA BERTÉ, MARIO BIONDI, BOOMDABASH, MICHELE BRAVI, BRIGA, DECIBEL, FRANCESCO DE GREGORI, ELISA, ELODIE, EMMA, FABRI FIBRA, FRANCESCO GABBANI, GHALI, GIORGIA, RAPHAEL GUALAZZI, ROCCO HUNT, IL PAGANTE, IL VOLO, J-AX & FEDEZ, LIGABUE, LITFIBA, LOWLOW, FIORELLA MANNOIA, MARRACASH e GUÉ PEQUENO, ERMAL META, MODA’, FABRIZIO MORO, GIANNA NANNINI, NEK, MAX PEZZALI, GABRI PONTE, POOH, EROS RAMAZZOTTI, MASSIMO RANIERI, FRANCESCO RENGA, FABIO ROVAZZI, SFERA EBBASTA, SERGIO SYLVESTRE, THEGIORNALISTI, UMBERTO TOZZI, RENATO ZERO, ZUCCHERO…e molti altri!

Come di consueto, verranno premiate le stelle del panorama musicale italiano che hanno raggiunto (nel periodo maggio 2016/maggio 2017) con i loro album i traguardi “oro” (oltre le 25.000 copie), “platino” (oltre le 50.000 copie), e “multi platino” (in particolare “doppio platino” oltre le 100.000 copie, “tiplo platino” oltre le 150.000, “quadruplo platino” oltre le 200.000, “5 volte platino” oltre le 250.000 e “diamante” oltre le 500.000 copie) e con i loro singoli la certificazione “platino” e “multiplatino” (certificazioni FIMI/GfK Retail and Technology Italia). E per la prima volta verrà introdotto anche il Premio Live.

Il “PREMIO LIVE”, basato su certificazioni SIAE, in collaborazione con ASSOMUSICA, verrà introdotto per la prima volta proprio quest’anno e verrà consegnato a tutti gli artisti che si sono contraddistinti per i risultati rilevanti ottenuti in termini di numero di spettatori presenti ai loro concerti (nel periodo maggio 2016/maggio 2017). Tra i “Premi live” un riconoscimento sarà riservato anche allo spettacolo dal vivo non musicale che nel periodo di riferimento ha ottenuto il maggior numero di ingressi.
Le categorie individuate per la premiazione degli artisti durante la “serata dei successi live” sono: ORO oltre i 40.000 spettatori, PLATINO oltre i 100.000, DOPPIO PLATINO oltre i 200.000, TRIPLO PLATINO oltre i 300.000, DIAMANTE oltre i 400.000.

I biglietti per assistere alle due serate dell’undicesima edizione dei WIND MUSIC AWARDS sono disponibili in prevendita su www.ticketone.it e nei punti vendita e prevendite abituali (per info: www.fepgroup.it ).
Inoltre, i clienti Wind potranno fruire delle offerte speciali che saranno proposte prima e durante l’evento.

Nel corso delle serate, che vedranno la partecipazione anche di CLEAN BANDIT, IMAGINE DRAGONS, LENNY, LUIS FONSI e OFENBACH in qualità di ospiti internazionali, verranno consegnati altri riconoscimenti e premi speciali agli artisti che si sono contraddistinti per risultati d’eccezione.

Un evento imperdibile, realizzato da Wind, con la collaborazione delle Associazioni del Settore Discografico FIMI, AFI, e PMI e con la collaborazione di SIAE e ASSOMUSICA, prodotto da F&P Group con la Ballandi Multimedia per la cura e la gestione di tutti gli aspetti televisivi dell’evento.
RTL 102.5 è la radio media partner ufficiale dei WIND MUSIC AWARDS 2017. Wind e 3 sono i brand