È morto Cesare De Michelis. Il ricordo di Covatta

Cesare_De_Michelis“Se ne è andato Cesare De Michelis. Lo conoscevo da una vita: da quando Gianni lasciava la politica universitaria come presidente del Cunicle (il consorzio che provvedeva a stampare le dispense per gli studenti), ed insieme mettevano a frutto quell’esperienza fondando la Marsilio. Da allora le strade dei due fratelli si distinsero, ma non per qualità. Cesare fece crescere la casa editrice ed intraprese una brillante carriera universitaria. Riuscì nell’impresa non facile di non essere “il fratello di”. Lo aiutò un’attitudine al disincanto che peraltro non si tradusse mai – neanche nei momenti più difficili – in prese di distanza dal fratello, e neanche da noi, che ne condividevamo l’impegno politico. Quando ripresi le pubblicazioni di Mondoperaio non eccepì banalmente – come molti altri – che ormai gli operai non esistevano più. Mi segnalò invece la difficoltà di tenere insieme Norberto Bobbio e Raniero Panzieri, Massimo Salvadori e Lucio Libertini. Ma non mi negò un incoraggiamento, se non altro in quanto editore dei pamphlet con cui Luciano Cafagna aveva lucidamente interpretato la caduta della prima Repubblica”. Questo il ricordo che il direttore di Mondoperaio  Luigi  Covatta ha pubblicato appena appresa la scomparsa di Cesare De Michelis, presidente della casa editrice veneziana Marsilio. Era in vacanza a Cortina d’Ampezzo ed avrebbe compiuto 75 anni il 19 agosto. Fratello dell’ex ministro socialista, Gianni, ha lanciato autori come Susanna Tamaro e Margaret Mazzantini.

I funerali si svolgeranno martedì 14 agosto alle 14,  presso la Chiesa Evangelica Valdese e Metodista di Calle Lunga Santa Maria Formosa a Venezia.

Cesare De Michelis era uno studioso raffinato, appassionato di cinema. Aveva una biblioteca sterminata, di oltre centomila volumi. Era nato a Dolo, in provincia di Venezia, il 19 agosto 1943. Appena laureato, nel 1965 era entrato nel Consiglio di amministrazione della Marsilio nata, come lui stesso aveva raccontato, «nel lontano 1961 da un gruppo di ragazzi usciti dall’università». Diventata società per azioni, la casa editrice ha collaborato con numerosi distributori e nel 2000 era entrata a far parte del gruppo Rcs. Ma quando quest’ultimo è stato ceduto alla Mondadori, Cesare De Michelis aveva riacquistato le quote storiche della sua casa editrice. E nel 2017 aveva ceduto una quota a Feltrinelli. Fratello dell’ex ministro socialista Gianni, ha insegnato letteratura Italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova, diretto le riviste “Studi Novecenteschi” e, con Massimo Cacciari, “Angelus Novus”. È stato anche consigliere della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, presidente del comitato scientifico per l’edizione nazionale delle opere di Carlo Goldoni.

La mostra di Venezia festeggia i 75 anni

cinemaLa Mostra del cinema di Venezia, il più antico festival cinematografico del mondo, si appresta a tagliare il traguardo dei 75 anni e lo vuole festeggiare nel migliore dei modi. E’ vero che prima del Leone d’Oro, nel 1929 sono arrivati gli Oscar. Ma l’Academy Award premia i film della passata stagione, mentre a Venezia, sin dal 1932, concorrono pellicole inedite.

L’edizione numero 75 della Mostra di Venezia, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, si terrà dal 29 agosto all’8 settembre, e il programma è ricco di eventi e di grandi nomi. Ne citiamo subito due: l’attrice Vanessa Redgrave e il regista David Cronenberg, entrambi Leone d’Oro alla carriera.

Presidente della giuria internazionale che assegnerà il Leone d’Oro, e gli altri premi, è il regista Guillermo del Toro, Leone d’Oro l’anno scorso per “La forma dell’acqua”, vincitore anche di quattro Oscar. Gli altri componenti sono Sylvia Chang, Trine Dyrholm, Nicole Garcia, Paolo Genovese, Malgorzata Szumowska, Taika Waititi, Christoph Waltz, e Naomi Watts.

Non potendo citare tutti i 3.311 titoli iscritti nelle diverse sezioni (disponibili nel sito della Mostra), ne abbiamo scelto pochi (speriamo anche buoni) pescando tra la Selezione Ufficiale, con 21 pellicole in concorso per il Leone d’Oro e le altre sezioni.

armadilloRiteniamo di assoluto rilievo The Other Side of the Wind, il capolavoro perduto di Orson Wells, Suspiria di Luca Guadagnino, l’arrivo di Lady Gaga, la serie western dei fratelli Coen, l’Armadillo di Zerocalcare, lo sbarco sulla Luna, i girasoli di Van Gogh e pochissimi altri titoli, sicuri di avere trascurato tante pellicole meritevoli tanto quelle che andiamo a citare.

Partiamo dai tre film italiani in corsa per il Leone d’Oro: Capri-Revolution, Suspiria e What You Gonna Do When The World’s On Fire.

Il più atteso, anche a livello internazionale, è sicuramente Suspiria di Luca Guadagnino, quasi obbligato a bissare il grande successo di “Chiamami col tuo nome”, Oscar 2018 a James Ivory per la migliore sceneggiatura non originale.

SUSPIRIA 02Suspiria è il remake del film di Dario Argento, uno dei capolavori che hanno fatto la storia del cinema e che dal 1977 infesta gli incubi di milioni di spettatori. Nel cast Dakota Johnson, Tilda Swinton e Jessica Harper, che ha recitato nel film di Argento ma in una parte diversa. Tra i produttori anche Amazon Studios.

Capri-Revolution di Mario Martone, con Marianna Fontana, Reinout Scholten van Aschat, Antonio Folletto e Donatella Finocchiaro. Nel 1914, prima dell’entrata in guerra dell’Italia, un gruppo di artisti nordeuropei arriva a Capri e, colpito dalle bellezze naturali dell’isola, decide di fondarvi una comunità.

What You Gonna Do When The World’s On Fire è un documentario sul razzismo negli Stati Uniti del sud realizzato da Roberto Minervini. L’interesse del regista si focalizza sulla comunità afro-americana di Baton Rouge in Luisiana, che dal 5 al 17 luglio del 2016 è stata teatro di una serie di morti e violenze a sfondo razziale.

Sempre in concorso, ma nella sezione Orizzonti, un cinecomic italiano: La Profezia dell’Armadillo, dell’esordiente Emanuele Scaringi, con Simone Liberati, Valerio Aprea, Laura Morante e Claudia Pandolfi. La storia è tratta dal primo libro di Zerocalcare, il nuovo grande talento del fumetto italiano con circa 700mila vendute in libreria.

L’anteprima mondiale di The Other Side of the Wind il capolavoro incompiuto di Orson Welles, è forse l’evento più straordinario, il colpo gobbo di Venezia 75. Girato tra il 1970 e il 1976 l’ultimo e quasi perduto film del grande regista, interpretato da John Huston, Oja Kodar, Peter Bogdanovich, Susan Strasberg e Norman Foster, non era mai stato completato per mancanza di fondi.

A distanza di tanti anni, il film arriva nelle sale grazie a Netflix, che ha acquistato i diritti, negativi compresi, e finanziato la post produzione.

Alla proiezione seguirà il documentario They’ll Love Me When I’m Dead di Morgan Neville, che racconta gli ultimi 15 anni di vita di Orson Wells, comprese le vicissitudini vissute durante le riprese di The Other Side of the Wind.

Attesa anche per il film in concorso che aprirà la mostra: First Man (Il primo uomo) di Damien Chazelle (Oscar 2017 al miglior regista per “La La Land”) con Ryan Gosling, Jason Clarke e Claire Foy. La storia di Neil Armstrong, il primo uomo a mettere avere sulla Luna il 20 luglio 1969, con la missione Apollo 11. “Un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità”, con buona pace dei no sbarco, no vax, no tap, no tav, no tutto, terrapiattisti, complottisti di varia estrazione, e di quelli che lo sbarco non c’è mai stato ma lo ha girato Kubrick a Hollywood, eccetera.

Gli Usa batterono l’Urss nella corsa alla conquista dello spazio proprio con l’Apollo 11, e il film di Chazelle potrebbe essere uno dei candidati di peso per i prossimi Oscar, giusto per celebrare una delle tante facce dell’ “America First”.

In concorso anche una delle coppie d’oro del cinema che non disegna la televisione: i fratelli Ethan e Joel Coen che ritornano con il tanto atteso The Ballad of Buster Scruggs. Nel cast Tim Blake Nelson, James Franco, Liam Neeson e Tom Waits. Storie western che meno classiche di così non si può, dato che al timone c’è la coppia più originale, creativa e irriverente del cinema. Una serie, divisa in sei episodi, che sarà trasmessa da Netflix ma che speriamo arrivi anche sul grande schermo.

22 July di Paul Greengrass con Anders Danielsen Lie e Jonas Strand Gravli, è la storia di una strage di stampo neonazista decisamente ignobile. Il 22 luglio 2011 nell’isola di Utøya, in Norvegia, si sta svolgendo un campo estivo organizzato dalla Lega dei Giovani Lavoratori (i Socialisti non si sono estinti neanche nel Nord Europa) quando il terrorista Anders Breivik apre il fuoco uccidendo 69 ragazzi tra i 14 e i 20 anni. Qualche ora prima Breivik aveva fatto saltare un’autobomba nel centro di Oslo, di fronte all’ufficio del primo ministro, causando 8 morti e più di 200 feriti.

Con At Eternity’s Gate, Julian Schnabel racconta gli ultimi e tormentati anni della vita di Vincent Van Gogh, interpretato da Willem Dafoe. Il grande pittore olandese, morto suicida a 37 anni, è l’autore di capolavori che hanno fatto la storia dell’arte, fra cui i leggendari e costosissimi quadri che hanno per soggetto i girasoli.

Personalmente ci ricorda qualcosa questo Acusada di Gonzalo Tobal, con Leonardo Sbaraglia, Mariana Espósito e Inés Estevez. La migliore amica di Dolores, una giovane studentessa, viene assassinata e lei è l’unica accusata. Mentre i media ne fanno l’assassina perfetta, i genitori si occupano di organizzarne la difesa.

Con Zan (Killing), il regista Shinya Tsukamoto, famoso per la serie di Tetsuo, lascia i temi horror/cyberpunk per raccontare la storia di un ronin, un samurai senza padrone che, nella metà dell’Ottocento, vive il tormentato passaggio verso la modernità del Giappone. Protagonisti due star del cinema orientale: Sosuke Ikematsu e Yu Aoi.

Fuori concorso ma attesissimo da torme di fan un remake con precedenti illustri: A Star is Born, di e con Bradley Cooper, al suo debutto come regista, con la popstar Lady Gaga che interpreta una giovane promessa della musica. La pellicola è il terzo remake del film “È nata una stella”, diretto nel 1937 da William A. Wellman. Lady Gaga interpreta il ruolo già portato sullo schermo da star come Janet Gaynor, Judy Garland e Barbra Streisand.

Spazio anche a un Evento speciale televisivo, con la proiezione in anteprima dei primi due episodi de L’amica geniale, prodotta da HBO, Rai Fiction e Timvision, regia di Saverio Costanzo. Serie ispirata ai romanzi di Elena Ferrante, che hanno ottenuto uno strepitoso successo in libreria.

Contrariamente a Cannes, Venezia presenta anche produzioni televisive che non saranno proiettate in sala. Così come i colleghi francesi, anche gli esercenti italiani hanno espresso la loro contrarietà per la presenza nel cartellone di film che usciranno direttamente in streaming.

Secca la replica di Alberto Barbera, direttore della Mostra: “Francamente non ho capito perché il comunicato degli esercenti mi chiami in causa: non ho voce in capitolo su marketing e distribuzione di un film. Non posso entrare nel merito della distribuzione e dell’esercizio”. Sulla possibilità di boicottare i film in streaming come ha fatto Cannes, la Barbera ha risposto: “Non ci penso nemmeno. Il compito di un festival è difendere, promuovere, segnalare l’esistenza di film meritevoli. Il problema della distribuzione non mi riguarda, non ho competenze e sarebbe da parte mia un’attività indebita”.

Antonio Salvatore Sassu

Cinema: la mostra di Venezia presenta i grandi classici restaurati

A QUALCUNO PIACE CALDO

La 75esima Mostra del Cinema di Venezia, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta si terrà al Lido dal 29 agosto all’8 settembre prossimi.

I film in concorso li presenteremo in un altro articolo, qui parliamo di “Venezia Classici”, la sezione della Mostra che dal 2012 presenta in anteprima mondiale una selezione dei migliori restauri di film realizzati in tutto il mondo. Curata da Alberto Barbera, con la collaborazione di Stefano Francia di Celle, Venezia Classici è arricchita da una selezione di documentari sul cinema e i suoi autori.

Una giuria composta da 26 studenti – indicati dai docenti – dei corsi di cinema delle università italiane, dei Dams e della veneziana Ca’ Foscari, assegnerà il Premio Venezia Classici al miglior film restaurato e al miglior documentario sul cinema. Presidente è il regista sardo Salvatore Mereu, nato a Dorgali (provincia di Nuoro) nel 1965. Il suo “Ballo a tre passi”, con cui ha esordito nel 2003, è stato premiato come miglior film della Settimana Internazione della Critica alla 60esima edizione della Mostra. Per la stessa pellicola, nel 2004 Mereu ha vinto anche il David di Donatello per il miglior regista esordiente.

Quest’anno Venezia Classici presenta la versione restaurata di diciotto capolavori che hanno dato un contributo importante alla storia del cinema.

Il film di preapertura è considerato il capolavoro del cinema espressionista tedesco e uno degli horror più ben riusciti di tutti i tempi. Si tratta de Il Golem – Come venne al mondo (Der Golem, wie er in die Welt kam, 1920, muto e in bianco e nero) di Carl Boese e Paul Wegener. E’ il terzo film girato da Wegener, che interpreta anche la creatura magica nata dall’argilla. Ed è l’unico a essere arrivato sino ai giorni nostri. Per realizzarlo sono stati usati trucchi ed effetti speciali di cui non si parla molto ma di uno straordinario livello tecnologico per l’epoca e di grande effetto scenico.

Proseguiamo con delle brevi schede su ognuno dei titoli, in un mix tra preferenze personali e ordine causale. Comunque sia, sono opere di alto livello firmate da nomi importanti, tutte meritevoli di un ritorno sul grande schermo.

Il primo posto non poteva che toccare A qualcuno piace caldo (Some like it hot, 1959, in bianco e nero) di Billy Wilder, una delle migliori commedie mai girate, il film perfetto malgrado la battuta finale affermi che “nessuno è perfetto”. Marilyn Monroe, Tony Curtis e Jack Lemmon sono le star di una storia dal ritmo incalzante e dalla fama imperitura. Marilyn, qui in una delle sue ultime interpretazioni, ci ha anche regalato la celeberrima “I Wanna Be Loved by You”.

Un argomento di grande attualità è quello toccato da Nulla sul serio (Nothing Sacred, 1937) di William A. Wellman. Il regista che nel 1927 ha vinto il primo Oscar al miglior film con “Ali”, e che ha firmato opere rimaste nella storia del cinema, usa Carole Lombard e Fredric March per raccontare una storia di fake news, giornalisti, editori e politici tutti insieme appassionatamente alleati per imbrogliare il pubblico in generale e i lettori in particolare.

Tra i classici anche quattro pellicole italiane

Il portiere di notte (1974) di Liliana Cavani, con Dirk Bogarde e Charlotte Rampling. Un’ebrea sopravvissuta al campo di concentramento incontra per caso uno dei suoi aguzzini, che lavora come portiere di notte in un albergo di Vienna. Ne nasce una relazione sadomasochista, con un’atmosfera malata da Sindrome di Stoccolma, tipo che non c’è carnefice senza vittima, e quanto questa vittima vuole essere sacrificata, che tanto ha fatto discutere critica e pubblico. La ragazza potrebbe denunciare il suo aguzzino ma preferisce la relazione amorosa. Il film non dà risposte ma fa nascere tante domande. Personalmente abbiamo ritrovato la stessa atmosfera malata de Il portiere di notte nella domanda “Ma come eri vestita?” che spesso viene rivolta alle donne vittima di una violenza sessuale.

Morte a Venezia di Luchino Visconti (1971), dal romanzo “La morte a Venezia” di Thomas Mann, ha vinto il Premio speciale del venticinquesimo anniversario al 24esimo Festival di Cannes. Con Dirk Bogarde, Romolo Valli, Nora Ricci, Marisa Berenson, Silvana Mangano e Biorn Andrésen nella parte del giovane Tadzio, il film racconta di un anziano e raffinato musicista, in vacanza a Venezia per riprendersi da una crisi cardiaca, che si innamora di un adolescente.

Il Posto (1961, bianco e nero). Scritto e diretto da un giovane Ermanno Olmi alla sua seconda opera. Ritorna a Venezia la pellicola che ha lanciato il regista a livello internazionale e che all’epoca ha vinto il Premio della critica. Cambiano gli scenari e i tempi ma questa storia di ricerca di un posto di lavoro fisso non ha perso smalto, soprattutto quando descrive luoghi e persone.

La notte di San Lorenzo (1982). Il nono film di Paolo e Vittorio Taviani è ispirato alla strage del Duomo di San Miniato, in provincia di Pisa, uno dei tanti drammi della Seconda guerra mondiale. Gran Prix Speciale della Giuria e Premio della giuria ecumenica al 35esimo Festival di Cannes.

Poteva mancare un ruggito in francese? L’anno scorso a Marienbad (L’année dernière à Marienbad, 1961, bianco e nero) di Alain Resnais ha vinto il Leone d’oro a Venezia e due anni dopo, nel 1963, è stato candidato all’Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Il film è piaciuto alla critica ma non ha avuto grande fortuna al botteghino.

Sempre dalla Francia arriva Desideri nel sole (Adieu Philippine, 1962, in bianco e nero). Jacques Rozier racconta la storia di Robert, un ragazzo conteso tra due donne, e della sua ultima vacanza estiva in Corsica prima di partire per l’Algeria, arruolato nell’esercito francese. Una storia solare con un finale triste.

Noir e thriller come solo gli americani li sapevano fare

La città nuda (The Naked City, 1948 in bianco e nero), Oscar per la miglior fotografia e per il miglior montaggio, è il film che ha lanciato il regista Jules Dassin nel grande giro di Hollywood, prima dell’esilio in Francia a causa della caccia alle streghe del senatore McCarthy. Un film noir girato con tutti i crismi da uno dei padri nobili del genere, che viene ricordato anche per le riprese in esterni realizzate per le strade di New York.

I gangsters (1946, in bianco e nero) e Contratto per uccidere (1964) sono entrambi tratti dal racconto di Ernest Hemingway “The Killers” (Gli uccisori), del 1927. Robert Siodmak è il regista del primo, Don Siegel del secondo.

I gangsters, uno dei maggiori successi di Siodmak al botteghino, è un classico noir degli anni Quaranta con due tra i più grandi divi dell’epoca: Ava Gardner e Burt Lancaster.

Contratto per uccidere, vira più verso il thriller e doveva essere il primo tv movie degli Usa, ma la violenza insita nella storia ha convinto i produttori a dirottarlo nelle sale. Nel cast, Lee Marvin, Ronald Reagan, futuro presidente degli Stati Uniti, al suo ultimo film, John Cassavetes e Angie Dickinson, una delle donne più belle del mondo, le cui gambe vennero assicurate per un milione di dollari dell’epoca e che la leggenda vuole sia la “Angie” che ha ispirato la canzone dei Rolling Stones.

Un bis e una storia d’amore fuori dal comune per l’impero del Sol Levante

Ritorna a Venezia La strada della vergogna (Akasen chitai, 1956), l’ultima opera del giapponese Kenji Mizoguchi, che era stata presentata in concorso alla 21esima edizione della Mostra di Venezia, guadagnandosi una Segnalazione della Giuria. Girato in bianco e nero, il film racconta la storia di cinque prostitute giapponesi che devono fare i conti con legge che ha abolito le case di tolleranza.

La volpe folle (Koy Ya Koy nasuna koy, 1962) è considerato il film più estremo, più allucinato di Tomu Uchida. La trama è un omaggio ai racconti tradizionali giapponesi e racconta le vicissitudini di un vedovo che non riesce a rassegnarsi alla morte della moglie e di una volpe che ne prende le sembianze.

Tra le nevi della Bielorussia

L’ascesa (Voskhozhdeniye) di Larisa Shepitko (1976, bianco e nero). L’ultima opera della regista sovietica, Orso d’oro al Festival di Berlino nel 1977, racconta una storia di guerra, amicizie e tradimenti ambientata tra le nevi della Bielorussia, durante la Seconda guerra mondiale.

Un grande narratore sudamericano

Il regista messicano Arturo Ripstein è considerato uno dei grandi cantori della solitudine in salsa sudamericana. Ne Il luogo senza limiti (El Lugar Sin Limites, 1977) racconta la storia di un uomo d’affari che vuole acquistare un bordello, così da diventare proprietario di un’intera cittadina, che rivenderà con un buon profitto. Ma il bordello è di proprietà di un uomo e di sua figlia: lui vuol vendere; la figlia gay, che si esibisce nei panni di un ballerino di flamenco, non ne vuole proprio sapere.

Il taxi delle sorprese

Khesht o Ayeneh (Il mattone e lo specchio, 1964, in bianco e nero) di Ebrahim Golestan, fondatore della prima casa di produzione indipendente iraniana. Un taxista trova una neonata abbandonata nella sua auto dall’ultima cliente. Denuncia il fatto alla polizia che, non riuscendo a trovare la madre, gli ordina di custodire lui la bambina e di portarla il giorno dopo all’orfanotrofio. La presenza della neonata mette in crisi il rapporto con la sua fidanzata.

Invasori dallo spazio per un capolavoro dimenticato

Essi vivono (They live, 1988), sceneggiatura e regia di John Carpenter da un racconto di Ray Nelson. Invasori alieni che usano il consumismo e la pubblicità per depredare la Terra delle sue risorse, causando anche il riscaldamento globale. Uno dei capolavori dimenticati della Hollywood Sinistra, secondo il professore e accademico sloveno Slavoj Žižek, dove Carpenter mischia politica, horror e fantascienza.

Crac Popolare Vicenza, sequestri di quasi 2 mln

popolare vicenzaUn milione e 750mila euro, importi di circa 350mila euro per ciascuno dei 5 imputati. È la somma di quanto è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza nei confronti dell’ex presidente Gianni Zonin, dell’ex dg Samuele Sorato, oltre che di Giuseppe Zigliotto, Andrea Piazzetta e Massimiliano Pellegrini, ovvero i sequestri conservativi disposti dal Tribunale nell’ambito dell’inchiesta sul crac della Popolare di Vicenza.
Il provvedimento è stato chiesto dai magistrati perché gli accertamenti svolti dalle ‘fiamme gialle’ avevano rilevato una serie di azioni di trasferimento e dismissione delle disponibilità patrimoniali da parte degli imputati. Per questo, la Procura di Vicenza ha ravvisato “la fondata ragione” che potessero mancare o si disperdessero le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria, delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all’erario dello Stato in relazione all’inchiesta. Secondo quanto precisato dai magistrati inquirenti, le cifre finite sotto sequestro rappresentano soltanto una parte di quello che potrebbero sborsare gli imputati. La somma sino ad ora impiegata per le spese di giudizio, infatti, sarebbe di gran lunga inferiore rispetto ai danni provocati ai risparmiatori della banca vicentina.
I sequestri hanno riguardato disponibilità finanziarie detenute presso intermediari bancari, beni immobili e mobili registrati di proprietà e partecipazioni possedute in imprese e sono stati eseguiti dai finanzieri in varie località italiane (Vicenza, Milano, Treviso, Padova, Venezia, Roma e Siena).

I seminari di Reset-Dialogues sui populismi

Populismo-web-300x225-480x360L’Associazione Internazionale Reset-Dialogues on Civilisations inaugura a Venezia l’edizione 2017 di Reset-DoC Seminars, i dialoghi filosofici Est-Ovest svoltisi per un decennio a Istanbul.
L’incontro internazionale si terrà dall’8 al 10 giugno alla Fondazione Giorgio Cini – Isola di San Giorgio, ed è organizzato in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari, la Fondazione Giorgio Cini e l’università turca Bilgi University. I seminari, che si svolgeranno in lingua inglese, sono gratuiti e aperti a tutti, previa registrazione sul sito resetdoc.org, entro il 31 maggio.
La conferenza sarà preceduta e accompagnata da una Summer school che inizierà il 5 giugno e che permetterà agli studenti di ottenere 6 crediti formativi (tutte le informazioni sul sito di ResetDOC, resetdoc.org).
Titolo di quest’anno “The Upsurge of Populism and the Decline of Diversity Capital”, ovvero la crescita dei populismi che hanno incrinato la solidità di valori quali la diversità, la tolleranza, il pluralismo. Il voto francese ha interrotto una montante marea xenofoba e antieuropeista, ma una tendenza autoritaria si è fatta strada in questi decenni minacciando i fondamenti delle democrazie occidentali. Nuove forme di arroganza, chiusura e polarizzazione nel discorso politico stanno mettendo in discussione il modello plurale della costruzione democratica impensabile senza il pluralismo culturale, la moderazione nei conflitti politici, la capacità di dialogo, la mediazione e il contenimento dei contrasti.
Dopo un lungo periodo di globalizzazione economica e di espansione del cosmopolitismo culturale tra le fasce più liberali della popolazione, nella sfera pubblica e nella società, stiamo forse vivendo una fase di declino di quello che possiamo chiamare “capitale di diversità” delle democrazie occidentali? La loro capacità deliberativa è a rischio? Con il fallimento delle Primavere Arabe e l’affermarsi di regimi autoritari che hanno spezzato le speranze di molti e le promesse per un futuro democratico e pluralista, con la crisi dei rifugiati e le ondate migratorie che continuano ad investire l’Europa, dopo la Brexit e le elezioni statunitensi, il mondo occidentale invece di aprirsi alla promozione del pluralismo e contribuire a combattere i radicalismi, sta forse tornando a nuove forme di chiusura e di ripiegamento su sé stesso?
Diversi gli autori internazionali chiamati a discutere su questi interrogativi. Alla lezione magistrale di apertura di Michael Sandel (Populism, Nationalism, and the Future of Liberalism) seguiranno gli interventi di Kiku Adatto, Giuliano Amato, Lisa Anderson, Albena Azmanova, Akeel Bilgrami, Murat Borovali, Giancarlo Bosetti, Cemil Boyraz, Michele Bugliesi, Giorgio Cesarale, Lucio Cortella, Hamid Dabashi, Sara De Vido, Alessandro Ferrara, Pasquale Ferrara, Nina zu Fürstenberg, Manlio Graziano, Amr Hamzawi, Volker Kaul, Jonathan Laurence, Tiziana Lippiello, Stephen Macedo, Yves Mény, Lea Nocera, Claus Offe, Nancy Okail, David Rasmussen, Carol Rovane, Adam Adatto Sandel, Luigi Tarca, Roberto Toscano.reset-doc-logo_0
È possibile registrarsi a singole sessioni del programma scrivendo a seminars2017@resetdoc.org

Fondazione Giorgio Cini si trova sull’Isola di San Giorgio ed è raggiungibile con il vaporetto della linea Actv 2 con fermata San Giorgio.


PROGRAMMA

dal 5 all’8 giugno (mattina)
Ca’ Dolfin, Aula Magna Silvio Trentin, Università Ca’ Foscari,
calle Saoneria – Dorsoduro 3825/E – 30123 Venezia
Lunedì, 5 giugno
Volker Kaul: Populism and Identity
Sara de Vido: Refugee Laws in Europe: Closing or Opening Borders?
Tre workshop a scelta:
(1) Populism and Identity (Volker Kaul)
(2) Political-Economic Resources of Populism (Cemil Boyraz)
(3) Global Authoritarianism (Manlio Graziano)
Martedì, 6 giugno
Lea Nocera: Trajectories of Populism in Turkey
Manlio Graziano: The Geopolitical Roots of the Decline of the West
Tre workshop a scelta:
(1) Populism and Identity (Volker Kaul)
(2) Political-Economic Resources of Populism (Cemil Boyraz)
(3) Global Authoritarianism (Manlio Graziano)
Mercoledì, 7 giugno
Stephen Macedo: Liberal Nationalism?
Cemil Boyraz: Political-Economic Sources of Populism Today
Tre workshop a scelta:
(1) Populism and Identity (Volker Kaul)
(2) Political-Economic Resources of Populism (Cemil Boyraz)
(3) Global Authoritarianism (Manlio Graziano)
 dall’8 (pomeriggio) al 10 giugno
Fondazione Giorgio Cini
Venezia – Isola di San Giorgio Maggiore 30100
Questa parte dei seminari, che si svolgeranno in lingua inglese,
sono gratuiti e aperti a tutti, previa registrazione sul sito resetdoc.org,

Giovedì, 8 giugno
14.30
Michael Sandel: Populism, Nationalism, and the Future of Liberalism
Tiziana Lippiello: The Paradigms of Religious and Philosophical Plurality: The Return
of “the Sacred” in the Globalized World and the Chinese Example
Alessandro Ferrara: Political Liberalism, Indigenous Unreasonability and PostLiberal
Democracy
Cemil Boyraz: Neoliberal Populism at Work: The Foundation of “Public Relations
and Communication” Centers in Turkey
Venerdì, 9 giugno
9.30
Luigi Tarca: The Right to be Right: Recognizing the Reasons of Those who are
Wrong
Adam Adatto Sandel: What is an Open Mind?
Yves Mény: Back to ‘Basics’: Populist Primitivism in Modern Societies
Akeel Bilgrami: What is this ‘Populism’?
14.30
Murat Borovalı: Ad Hominem Argumentation in Politics
Stephen Macedo: Liberalism, Social Solidarity, and Diversity in a Globalizing
World
16.00
ROUNDTABLE: Populism in Europe and the United States
Giuliano Amato, Lisa Anderson, Akeel Bilgrani, Manlio Graziano, Michael Sandel
Chair: Roberto Toscano
Sabato, 10 giugno
9.30
Albena Azmanova: The Populist Catharsis
Claus Offe: Referendum vs. Institutionalized Deliberation
Hamid Dabashi: Are there any People in Populism?
14.00
Amr Hamzawy: Egypt’s Blend of Religious and Nationalistic Populism
Lisa Anderson: Bread, Dignity and Social Justice: Populism in the Arab World
16.00
ROUNDTABLE: Global Authoritarianism and the Future of Democracy
Hamid Dabashi, Jonathan Laurence, Claus Offe, Nancy Okail, David Rasmussen
Chair: Pasquale Ferrara

Festival di Venezia.
La 72° mostra del cinema
all’insegna della musica

Lorenzo Vigas

‘Desde Allá’ di Lorenzo Vigas vincitore del Leone d’Oro

La 72° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia che si è chiusa lo scorso 12 settembre con il Leone d’Oro a “Desde Allá” di Lorenzo Vigas è stata sicuramente all’insegna della musica, sia per quanto riguarda i film in concorso che per i documentari e gli eventi speciali. Tra i film in concorso spicca “Heart of a Dog” di Laurie Anderson, straordinaria artista multimediale statunitense (musicista, cantante, scrittrice, regista) al suo secondo lungometraggio dopo “Home of the brave” del 1986, che qui racconta la perdita del suo amato cane Lolabelle, della madre e del compagno di una vita, il rocker Lou Reed (a cui il film è dedicato), presente anche in un cameo nel ruolo di un dottore e alla fine del film sui titoli di coda con il brano “Turning Time Around” (dal disco “Ecstasy” del 2000).

La musica, firmata dalla stessa Anderson, percorre tutto il film con brani per violino, quartetto d’archi, canzoni ed elettronica ambient, tra intense riflessioni sull’amore e sulla morte. In “Sangue del mio sangue” di Marco Bellocchio, con la musica di Carlo Crivelli, si ricorda una particolare versione di “Nothing else matters” dei Metallica cantata dal coro femminile Scala & Kolacny Brothers. In “Per amor vostro” di Giuseppe Gaudino, premiato con la Coppa Volpi a Valeria Golino, da segnalare le musiche degli Epsilon Indi e un piccolo cameo della cantautrice Momo (Simona Cipollone). Incentrato sulla passione per la musica è “Marguerite” di Xavier Giannoli, storia di una cantante lirica stonata con le musiche di Ronan Maillard. “A Bigger Splash” di Luca Guadagnino racconta invece la storia della leggenda del rock Marianne Lane (Tilda Swinton) con le musiche di Antonio Carlos Jobim, Giacinto Scelsi, John Adams e Popul Vuh. In “11 Minut” del polacco Skolimowski la musica di Pawel Mykietyn accompagna la frenetica sceneggiatura fino alla tecno ossessiva del finale travolgente.

Tra i film di fiction fuori concorso merita senz’altro di essere visto “Non essere cattivo” di Claudio Caligari (il regista cult di “Amore tossico”, scomparso a maggio di quest’anno) che si chiude con il brano inedito “A cuor leggero” del cantautore romano Riccardo Sinigallia, che ha ricevuto il Premio Assomusica 2015 “Ho visto una canzone”. Tra i documentari fuori concorso “Janis” di Amy Berg, dedicato alla leggenda del blues e del rock Janis Joplin, con la voce narrante di Chan Marshall (la cantautrice Cat Power), per vederlo in anteprima è sbarcata al Lido anche Gianna Nannini. A proposito di rockstar, nella sezione “Il Cinema nel Giardino” l’evento conclusivo è stato “Il decalogo di Vasco” di Fabio Masi, film-documentario in dieci capitoli dedicato a Vasco Rossi, vera star della 72° Mostra del Cinema, che dopo il bagno di folla sul red carpet ha incontrato i fan con Vincenzo Mollica all’inizio della prima proiezione in Sala Darsena. Sabato 26 settembre sarà trasmesso in prima visione tv alle 22.35 su Rai 3. Per la Settimana Internazionale della Critica il film di chiusura fuori concorso è stato “Bagnoli Jungle” di Antonio Capuano, notevole anche per la selezione musicale, tra hip-hop e musica più tradizionale.

Alessandro Sgritta 

Dissesto Idrogeologico. Il nuovo piano del governo

gallettiRisorse per “1,303 miliardi di cui 654 milioni già finanziati per avviare cantieri nelle principali città” contro le alluvioni e il dissesto idrogeologico. E’ quanto ha annunciato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti dopo la frana in Cadore di martedì e il nubifragio che ha colpito Firenze sabato. “Si tratta di un piano vero, con risorse spendibili da domani. Deve seguire impegno delle Regioni”, ha spiegato, precisando che i primi interventi sono già finanziati per 654 milioni di euro. Il resto della somma arriverà “nei prossimi mesi… già dall’inizio dell’anno (2016)”, ha detto il ministro. Ad annunciare il nuovo piano del governo anche il Ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio.
“Questo piano stralcio fa parte di un piano nazionale che stiamo elaborando sulla base del fabbisogno delle regioni di 7.000 progetti – ha spiegato Mauro Grassi, direttore della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche – La selezione dei cantieri da avviare subito si è fondata sulla mappa di rischio elaborata da Ispra e da strutture tecniche da cui sono emerse le priorità che si basano su dati oggettivi: rischio oggettivo per la popolazione e tempestività nell’avvio dei lavori”.

dissesto

Dati Ispra Fonte: TGCOM

“Nessuno pensi che questo possa risolvere il problema del dissesto idrogeologico in Italia, lavoro che probabilmente durerà oltre la legislatura in corso”, ha avvertito comunque Galletti, spiegando che gli interventi sono motivati oltre che dalla mancata manutenzione nei decenni passati, anche dai recenti cambiamenti climatici.
Il piano prevede che la scelta dei cantieri finanziati sia fatta seguendo due criteri: il maggior rischio per la popolazione e lo stato di avanzamento dei progetti. Gli interventi che partiranno prima riguarderanno Bologna, Cesenatico, Firenze, Genova, Milano, Olbia, Padova, Pescara, Venezia. È Genova, con 323,5 milioni, la città a cui sono state destinate più risorse dei 1,2 miliardi previsti dal piano. Seguono Milano con 122 milioni e Padova con 93,3 milioni. Dei 1.303 milioni 1.268,7 vengono suddivisi fra venti città mentre i restanti 34,3 milioni sono destinati ad altre città. Sono 654,3 i milioni deliberati dal Cipe per i primi cantieri e comprendono 275 milioni per Genova e 112,5 per Milano.

Redazione Avanti!

Ballottaggi, ‘filotto M5S’. Il Pd conta i danni

Comunali-ballottaggio-RenziIl centrodestra strappa nei ballottaggi piazze importanti, e simboliche negli assetti di potere, come Venezia, Arezzo e Matera e conferma i Comuni di Rovigo e Chieti. Il centrosinistra si aggiudica i sindaci di Mantova e Trani e conferma i Comuni di Lecco e Macerata. Un risultato su cui riflettere, dopo un anno di cura Renzi dal 40%, record assoluto del Pd, il partito del premier ha ottenuto risultati ben più modesti. Sui motivi si discuterà a lungo, ma il più evidente è il forte scollamento tra la campagna elettorale perenne e itinerante del premier e i risultati concreti che interessano i cittadini. Risultati “con luci e ombre”, analizza a caldo Lorenzo Guerini. Clamoroso il risultato di Venezia dove “brucia la sconfitta” ha ammesso il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini. Ma bruciano anche i risultati di altre città importanti come “Arezzo, Fermo, Matera, Nuoro, dove il centrosinistra vinceva da 20 anni.

Aver riconquistato città simbolo come Mantova o Trani o confermato buoni amministratori a partire da Lecco non è sufficiente a giudicare positivo questo risultato. L’analisi puntuale conferma che il Pd è nettamente il primo partito in Italia anche nel numero dei sindaci, ma non è sufficiente a farci brindare stanotte”, ha concluso.

Per il segretario del Psi Riccardo Nencini questo voto indica la necessità di “riscrivere i confini del centrosinistra” perché “i riformisti non vivono in una sola casa”. “Tre fattori stabili, un rischio, due proposte. Al nord e al sud livelli simili di astensionismo dalle urne. Al tramonto l’elettorato fidelizzato. La paura – perdita del benessere e ondata migranti – al centro delle scelte elettorali”, ha commentato ancora Nencini. “Quando il centrodestra concorre unito torna a vincere. Dare priorità alla redistribuzione della ricchezza e dotarci di fermezza nella gestione del nodo migranti”
Il Psi elegge al Consiglio comunale di Matera Michele Lamacchia, candidato nella lista civica “Socialisti per Matera”, collegata al Sindaco Raffaello De Ruggieri: “Il Psi elegge ancora una volta a Matera un consigliere comunale. Un bel segnale per noi. C’era bisogno di energia – ha affermato la portavoce del Psi, Maria Pisani –. C’era bisogno di coraggio. C’era bisogno di socialismo. Buon lavoro a Michele e in bocca a lupo a Raffaello”.

Tangibile l’esultanza della Lega. “La poltrona di Renzi traballa”, ha sintetizzato Matteo Salvini per il quale “sicuramente è una bella mazzata per il Pd, che ha passato un anno a parlare di legge elettorale e Senato quando l’emergenza in Italia sono la disoccupazione e l’immigrazione fuori controllo”. Per il segretario federale della Lega Nord su tratta di “un risultato straordinario sia per i candidati sindaci leghisti sia per candidati sostenuti dalla Lega. Abbiamo ottenuto successi impensabili fino a un anno fa”. “La Lega – ha detto ancora – è il primo movimento politico alternativo a Renzi, se si parla di centrodestra che riparte si parla di un centrodestra che deve partire dalla proposta della Lega”. Ma a cantare vittoria è anche un altro gallo. Si tratta di Beppe Grillo che vanta un 5 su 5 vincendo in tutti i comuni dove era arrivato al ballottaggio.  “Filotto 5 Stelle” è il suo commento.

Per il capogruppo di Forza Italia al Senato Paolo Romani “i risultati dei ballottaggi possono sintetizzarsi così: il centrodestra unito vince. Anche nelle roccaforti tradizionali di sinistra. Anche laddove la sinistra era avvantaggiata al primo turno. Renzi, dunque, non è imbattibile, anzi, e le due tornate amministrative lo dimostrano, è perdente anche dove sembrava favorito”. Renato Brunetta, capogruppo azzurro alla Camera aggiunge che “dove il centrodestra è unito” su un progetto nuovo, allora vince.

Ma il punto è un altro. Le conseguenze di questo voto, trasportate a livello nazionale e con la legge elettorale appena approvata, l’Italicum, potrebbero esser diverse da quelle immaginate da Renzi. Prima di tutto i Cinque Stelle. Emerge con chiarezza che quando il loro simbolo non è presente gli elettori pentastellati non seguono schemi predefiniti e si dividono tra destra e sinistra. La logica dell’Italicum che pretende di dividere in due il corpo elettorale potrebbe spingere in questo modo molti di questi elettori vero la Lega e la destra mandando all’aria i piani renziani. Insomma quello che il Pd perde a sinistra non riesce a recuperare a destra. E a sinistra la quantità di voti che mancano all’appello sono sempre di più e non vengono arginati neanche dall’agitarsi della minoranza. Una rotta, per il centrosinistra, che potrebbe portare al naufragio.

Ginevra Matiz

 

Elezioni. Secondo turno
un vero campanello d’allarme

Il risultato dei ballottaggi per l’elezione dei sindaci sono tali da suscitare una forte inquietudine in chi, come nel caso del sottoscritto, ritiene che l’avere concentrato tutto il potere nelle mani di una sola persona abbia rappresentato non solo un atto di presunzione ma anche un danno oggi molto evidente per il partito anche sul piano elettorale. Ricorrere al senno di poi molto spesso diventa addirittura antipatico ma è evidente che soltanto degli sprovveduti potevano ritenere che la luna di miele potesse durare in eterno. Parlo di coloro che hanno ritenuto che la legittima soddisfazione per l’aver superato il 40% dei voti alle europee fosse diventato ormai un dato acquisito dal quale si poteva soltanto andare in avanti, come dimostra il fatto che tale dato veniva usato ad ogni piè sospinto per tappare la bocca quando non per dileggiare chiunque cercasse di richiamare l’attenzione sulle cose che non andavano bene.

Quelli che esprimevano anche soltanto delle perplessità venivano indicati e, a volte con molto disprezzo, come coloro che erano nostalgici di un Pd al 25 % e che continuavano a mostrare una forte nostalgia per le sconfitte. Se in pieno clima di euforia qualcuno si fosse azzardato ad affermare che a Venezia, ad Arezzo o a Rovigo, o anche a Matera si poteva anche perdere sarebbe stato subito inserito di autorità nel recinto dei gufi e di coloro che sapevano soltanto guardarsi indietro. Quando leggo le dichiarazioni di oggi di molti esponenti del gruppo dirigente nazionale mi torna alla mente una battuta che circolava quando a Pisa eravamo impegnati nel movimento di lotta della Saint Gobain. Era la fase caratterizzata da una forte necessità di diffondere entusiasmo che ci portava spesso a trasformare anche le sconfitte in fatti positivi. Fu in quel clima che nacque lo slogan “di vittoria in vittoria fino alla sconfitta”, uno slogan che mi è tornato ripetutamente in mente in queste settimane di fronte a un gruppo dirigente che riesce a leggere avanzamenti e successi anche dove i comuni mortali non li vedono. Viene da chiedersi dove sono coloro che ci avevano spiegato che conquistare un posto significativo in Europa avrebbe aumentato il prestigio dell’Italia e portato una ventata di cambiamento in Europa.

Ora prendiamo atto che la Mogherini cerca disperatamene di onorare il suo incarico, che i socialisti francesi e tedeschi non sembrano far parte dello stesso partito con i socialisti italiani, che in Europa il nostro prestigio non sta affatto salendo. Tantomeno potremmo chiedere ai cittadini greci di testimoniare a favore del nostro successo nell’azione di evitare che la Grecia sia sbranata viva dagli squali tedeschi. Il risultato elettorale ultimo è inquietante anche perché richiama alla mente episodi che furono molto frequenti nella campagna toscana del dopoguerra. Famiglie che disponevano di una storia ricca di esperienze e anche di patrimoni fondiari al momento poco valorizzati e utilizzati magari per mancanza di mezzi. I vecchi proprietari ricchi di esperienza e di prestigio e privi di soldi e anche di fantasia e di capacità di rischiare furono sostituiti dai nipoti. I nipoti arrivarono, portarono una grande ventata di modernità, in qualche caso fecero la fortuna delle aziende ereditate dai nonni e dagli zii, in molti altri consumarono tutto quello che c’era da consumare e poi sparirono abbandonando il campo.

Forzando l’interpretazione di questi fatti viene fatto di chiedersi se davvero vogliamo assistere tranquilli alla scomparsa del patrimonio di ieri o se invece c’è ancora spazio e voglia di evitare che il tutto finisca in modo negativo. Molto dipende ovviamente da Renzi e dalla sua capacità di fare ricorso alla parte migliore di sé, superando la tutela asfissiante di un gruppo di persone che ha dimostrato e dimostra ogni giorno di più di non essere all’altezza del compito assegnatogli. Quello che è chiaro è che serve una svolta prima che lo slogan “di vittoria in vittoria fino alla sconfitta” diventi l’esito finale inevitabile.

Silvano Miniati
Network Sinistra Riformista

 

Anche in Sardegna, batosta per il PD

Elezioni-Venezia“Non è una mia sconfitta. E’ una sconfitta della sinistra”.  Ma tu guarda, eppure eravamo convinti che fosse anche colpa delle sue continue pubblicità di vendita di pentole!  Ironia a parte, il risultato dei ballottaggi per il Pd dell’ era Renziana è una vera e propria catastrofe a livello  nazionale.  I Numeri parlano  chiaro.  Venezia dopo venti anni passa al centro destra, Regione e Comune vedono chiaramente la destra unita e vincente. Ma questo l’ha ammesso anche Renzi – “quando la destra è unita, vince”.  Il Pd perde a Venezia, Matera, Arezzo, e perde anche in tre importanti città della Sardegna, da sempre di sinistra, Nuoro, Porto Torres, Sestu. Vince per  un pelo a Quartu Sant’Elena, terza città della  Sardegna per numero di abitanti.  Il candidato, Stefano De Lunas, di una coalizione di centro  sinistra,  PD, PSI,  (il Psi ha  eletto due consiglieri tra cui Giuseppe Casanova, della  federazione provinciale di Cagliari )  SEL e La Base sotto il simbolo di Sardegna Vera.

De  Lunas l’ha spuntata sul sindaco uscente di centro destra Contini (poco più un anno fa coinvolto nella vicenda stadio Is Aresan insieme  all’ex presidente della Cagliari calcio Massimo Cellino).  Questi i numeri per  quanto  riguarda i ballottaggi in Sardegna partendo da Quartu Sant’ Elena dove il Pd  è comunque  riuscito  a eleggere il  sindaco  De Lunas  con 51,63% contro  il 48,37%  del sindaco uscente del centro destra Mauro Contini.

Il dato importante di questa domenica alle urne però, è che 41.283 quartesi hanno preferito disertare i seggi.  È un autentico terremoto quello uscito dalle urne dei ballottaggi a Nuoro.  Il nuovo sindaco è Andrea Soddu, che alla guida di una coalizione civica che comprende anche La Base e il Partito sardo d’azione ha travolto il sindaco uscente Alessandro Bianchi riproposto dal Partito democratico e da una coalizione che comprende Psi, Sel  e Rosso Mori. Soddu, ha ottenuto 10.482 voti pari 68,39% mentre Bianchi si è fermato a  4.844 voti  pari  al  31,61%.

C’è da dire  che  Bianchi  nell’ultimo  frangente del suo mandato  si è  trovato ad  affrontare una  vera  e propria  rivolta dei  cittadini nuoresi  subissati dalle   tasse e contro la moria  del lavoro – in  tutti i più importanti settori  strategici –  su tutto il  territorio. Manifestazioni e  occupazione  della  sede  del Comune   che  hanno sicuramente inciso sull’esito  del ballottaggio.  A dir poco clamoroso il risultato di Porto Torres dove Sean Christian Wheeler, del Movimento cinque Stelle, ha letteralmente cancellato il candidato sindaco del centrosinistra Luciano Mura. Porto Torres è dunque il secondo Comune della Sardegna a cinque stelle dopo Assemini in provincia di Cagliari.

Qui  occorre  sottolineare due aspetti;  il primo   è che  attendiamo al varco l’operato del nuovo sindaco m5s di Porto Torres, secondo comune in Sardegna, dopo Assemini, ad amministrazione pentastellata  e speriamo che non segua la scia disastrosa del primo cittadino di Assemini.  Due cose importanti accomunano questi due paesi,  quello di esser poli industriali completamente attanagliati dalla crisi. Il primo  cittadino di Assemini non ha ancora capito dove si trova e cosa è stato chiamato a fare. Per  quanto  riguarda Porto Torres,  qualcuno  ricorderà il caso degli operai che protestarono asserragliandosi nell’isola de L’ Asinara. Quella  protesta  prese il nome  di   “l’isola dei disoccupati”.

Da sottolineare che Wheeler non è sardo, è un insegnante, e certamente avrà un bel da fare per cercare di dare il suo contributo e risollevare il polo industriale del posto e la grave crisi che attanaglia il paese. I numeri: Wheeler ha ottenuto 8.458 voti (72,74%) mentre Mura si è fermato al 27,26% con 3.169 voti.  Per  quanto  riguarda l’aspetto  candidato  sindaco Pd, Luciano Mura,  nulla  da  eccepire sulla  sua persona, tanto  da dire  sulla scelta del  partito  di   riproporlo  consapevoli  che negli ultimi  dieci  anni  non  è riuscito  a vincere mai una competizione elettorale.  Qui la  coalizione  che  appoggiava  Mura, del Pd,  è andata in contro a un risultato che poteva  esser  previsto  ma hanno preferito  non pensare  a questa  sconfitta,  che, dicono,  nessuno si aspettava. A Sestu ha vinto Maria Paola Secci, candidata sindaco del centrodestra, che con 4142 voti (59,10%) ha superato nettamente Anna Crisponi, candidata del centrosinistra, che ha ottenuto 2867 voti (40,90%). Insomma ai ballottaggi  la  sinistra ed in  particolare il Pd  ne esce  sonoramente  sconfitta. Un   dato  di  fatto  che deve  far  riflettere  tutti  e non solo,  come  afferma  qualcuno,  “i  gruppi dirigenti dei  quei comuni  dove  si sono verificate le sconfitte”. Chiedere  a loro, oggi, di farsi da parte significa  non   esser in grado  di fare  seria  analisi e autocritica interna.  Chiedere le  dimissioni  dei dirigenti   territoriali  non  è  sicuramente di buon senso  nel momento in cui  occhio  lucido e   coscienza  vogliono  che le  responsabilità  siano anche  di una dirigenza nazionale incapace di   dettare una linea, e soprattutto candidati vincenti.  Di rottamazione nemmeno l’ombra, eppure  era il cavallo di battaglia di   Renzi  che oggi  quasi   si  giustifica  con un’uscita  a dir poco  assurda – “Non  è  una mia  sconfitta. E’ una  sconfitta della sinistra”.

A ben vedere  sì, potrebbe  anche  starci, visto che lui   da quando  si è insediato  alla segreteria  nazionale  del Pd ha  attuato politiche   più di destra che di sinistra. Ma per il resto  è mai possibile   che nessuno  trovi il coraggio di ammettere  la sconfitta    conseguente  anche e soprattutto    i provvedimenti impopolari  che  questo governo ha  assunto e sta assumendo ?  E’ vero, il  PD,  è più in generale  tutti i partiti  di sinistra,  va  rifondato  partendo  dai  territori perché  è   lì che si deve  esser capaci   di intercettare i veri problemi dei cittadini che  sono  oggi costellati  da paure e insicurezze e  la cui rabbia   che monta ogni giorno   di più nessuno   sembra  esser in  grado di  sentire.  Non è nemmeno accettabile  sentire  dire   da dirigenti  nazionali del Pd – “non si può pensare di governare a Roma lasciando il partito in periferia in mano ai vari potentati locali.”

Quei  potentati locali, come  li chiamano,  sono  esattamente il riflesso  dei potentati nazionali.  Parlare in questo modo  significa  dare una lettura distorta, o almeno parziale  e molto riduttiva,   dell’esito  del ballottaggio.    Quando  si  vince,  è merito di Renzi, quando si perde,  la colpa  è dei  potenti locali.   Sbagliato pensarla  cosi. Oggi le responsabilità sono  di tutti  a tutti i livelli e  il PD  è oramai percepito come un partito  vecchio  che  fa  cose di destra.  Questo  è il problema al quale  va  aggiunto  un altro aspetto importante;  non si può pensare di governare né il paese né il PD con arroganza e a colpi di fiducia, in Parlamento e nella Direzione.

Oggi   è evidente che  non  è  questa la strada giusta. Credo non sia solo responsabilità dei gruppi dirigenti del posto. Piuttosto trattasi di una sorta di effetto domino causato dai fatti di Roma e ancor più da scelte discutibili a livello nazionale. Tutto insieme ha determinato l’accrescere della sfiducia da parte degli elettori di sinistra. Quando capiranno che la gente è stanca allora forse si potrà fare una seria analisi politica su questa sconfitta. Resta  da  fare una  seria  e lucida  autocritica. Ovviamente  se tutti, dalla  segreteria  nazionale  a quelle  regionali  e locali, ne saranno  capacci.

‘elettorato è cambiato, anzi è in continuo processo di cambiamento e non c’è bisogno di essere un sociologo per capirlo, basta leggere con buon senso i tempi che viviamo.  Stiamo  assistendo in  diretta all’estinzione dei partiti  tradizionali  e chi dovrebbe  prenderne atto  persevera nell’errore  tradizionale. Incolpare sempre  agli altri.

Antonella Soddu