Maduro moltiplica 34 volte il salario minimo

Venezuelan President Maduro arrives at a military parade to commemorate the first anniversary of the death of Venezuela's late president Chavez in CaracasMaduro non sa più cosa inventarsi pur di restare al potere in Venezuela. In un discorso televisivo in cui ha illustrato la riforma monetaria che farà entrare in circolazione da lunedì una nuova moneta che sarà ancorata al Petro, la criptomoneta creata dal governo venezuelano all’inizio dell’anno che gli Stati Uniti hanno vietato per le operazioni finanziarie, Nicola Maduro ha detto: “Voglio che il Paese si riprenda ed ho la formula, fidatemi di me. Il petro sarà il meccanismo di ancoraggio per ottenere l’equilibrio valutario della moneta, del salario e del prezzo”.

Il presidente venezuelano ha varato questa misura nel mezzo di una spirale inflazionaria che secondo il Fondo Monetario quest’anno potrà raggiungere il milione per cento. Con la conversione l’attuale moneta venezuelana, il Bolivar fuerte, perderà cinque zeri diventando Bolivar soberano. Un Petro avrà il valore di 3600 Bolivar nuovi.

Insieme alla riforma monetaria, Maduro ha annunciato un nuovo aumento del salario minimo del 3000 per cento, vale a dire che sarà moltiplicato 34 volte, senza però precisare quando entrerà in vigore questo aumento che sarebbe il quinto dell’anno.

Rivolgendosi agli imprenditori privati che accusa di condurre una guerra economica contro il popolo venezuelano, Maduro ha aggiunto: “Voi avete dollarizzato i prezzi, io petrolizzo i salari”.

Vietata dagli Stati Uniti, la moneta virtuale agganciata alle riserve petrolifere venezuelane viene considerata una finzione dagli analisti economici. Che considerano anche la formula presentata ieri da Maduro per uscire dalla crisi destinata ad aumentare ulteriormente l’iperinflazione.

Il Venezuela di Maduro è un classico esempio dei disastri prodotti nei Paesi governati dai populismi dittatoriali. Purtroppo, anche l’Italia sembra avviarsi pericolosamente verso derive giustizialiste con un Governo che anziché pensare a governare sembrerebbe volersi sostituire alla magistratura.

S.R.

Giallo sulla morte di Oscar Perez che sfidò Maduro

oscar perezOscar Perez, il pilota, attore ed ex ufficiale venezuelano, noto per aver attaccato alcuni edifici pubblici da un elicottero lo scorso anno come segno di protesta contro il presidente Nicolas Maduro e la Corte Suprema, è stato ucciso nel corso di un blitz delle forze di sicurezza ieri. Lo hanno riferito alla Cnn fonti del governo di Caracas.
Sette mesi fa era diventato famoso per aver sorvolato Caracas in elicottero per chiamare alla rivolta contro il presidente venezuelano Nicolas Maduro. In precedenza il ministero dell’Interno aveva riferito dell’uccisione di “membri di una cellula terroristica che ha opposto resistenza”, mentre cinque componenti sono stati arrestati. Ma a parlarne è stato proprio il presidente Maduro ha detto che l’operazione era destinata a catturare “il gruppo terroristico che ha attaccato la Corte Suprema” e che stava preparando un’autobomba per colpire una non meglio precisata ambasciata straniera.
“Abbiamo scoperto che avevano preparato un’autobomba da far esplodere dinanzi a un’ambasciata di un paese amato e prestigioso che ha la sede qui”, ha detto Maduro senza specificare di quale nazione fosse la rappresentanza diplomatica. Come in altre occasioni, il capo di stato ha ricondotto parte della responsabilità della presunta trama criminale ai vicini colombiani: agli autori dell’attentato sarebbe stata promessa “protezione del governo colombiano”.
Resta, però, il mistero sulla morte di Perez. Cnn, infatti, sottolinea di non aver potuto confermare direttamente la morte del pilota che ieri era apparso in un video diffuso su internet, con il viso insanguinato. “Ci hanno sparato con lanciagranate. Non volevano che ci arrendessimo, volevano ucciderci”, aveva detto nel video. “Non stiamo sparando e continuano ad attaccarci. Stiamo tentando di negoziare perché ci sono persone innocenti qui, ci sono civili…ci vogliono letteralmente uccidere”. I familiari dell’ex poliziotto ribelle Oscar Perez hanno chiesto alle autorità una prova di vita
dell’uomo, la prima a chiederne notizia è la madre, quasi convinta che il figlio sia vivo. Mentre la moglie di Perez e madre dei suoi tre figli, Dana Vivas, (rifugiati all’estero), ha chiesto ugualmente notizie del marito: “Che cosa avete fatto a Oscar Pérez? Dov’è ? (…) La sua famiglia ha diritto di ricevere una risposta”, ha continuato la moglie, convinta che le immagini dei cadaveri al termine dell’operazione siano solo una “montatura”.

Venezuela nel sangue. Ucciso leader opposizione

venezuela 6Venezuela ancora nel sangue. Il giorno dopo il voto per l’Assemblea Costituente il Paese si ritrova ancora di più sull’orlo della guerra civile, ma il governo ha evitato di fornire bilanci delle vittime, mentre per l’opposizione negli ultimi due giorni ci sono stati 16 morti e la procura ha parlato di 10 persone uccise solo ieri, tra queste due minori e un candidato all’assemblea costituente.
Elezioni indette da Maduro dopo il referendum simbolico che ha organizzato l’opposizione venezuelana a metà luglio.
Tra i membri eletti figurano la moglie del presidente Nicolás Maduro, Cilia Flores, e il secondo uomo del chavismo, Diosdado Cabello. Fonti ufficiali parlano di un’affluenza superiore al 41 per cento, mentre per le opposizioni, che avevano chiesto ai cittadini di boicottare la tornata, i dati reali sull’affluenza di ieri sono il sintomo della fine dello chavismo. Secondo l’opposizione hanno votato 2.252.250 votanti, pari a non più del 12 per cento del registro elettorale: e c’era almeno il 25 di schede bianche e nulle, corrispondenti a dipendenti pubblici che sono stati costretti a votare sotto la minaccia del licenziamento o a anziani cui era stato prospettato addirittura di perdere la pensione.
Per il deputato Henry Ramos Allup del tavolo dell’unità democratica (Mud) ben l’88 per cento degli elettori ha deciso di asternersi. Lo stesso deputato riferisce, supportato dalle autorità giudiziarie, che Ricardo Campos, 30 anni, leader dell’opposizione, è rimasto ucciso durante una manifestazione a Cumana, nel nordest del Paese. Ma non è il solo: “Un gruppo ha fatto irruzione” nell’abitazione del 39enne José Felix Pineda, avvocato, a Ciudad Bolivar, “e gli ha esploso numerosi colpi d’arma da fuoco”. Pineda è il secondo candidato assassinato in Venezuela: prima di lui, il 10 luglio scorso, era stato ucciso José Luis Rivas, mentre faceva campagna elettorale nella città di Macaray.
Ma a morire è anche la popolazione civile: una ragazza di 15 anni che era rimasta ferita ieri da uno sparo di arma da fuoco al torace è morta oggi a San Cristobal, capitale dello stato Tachira, nell’ovest del Venezuela. Secondo il fidanzato, la ragazza non stava partecipando ad alcuna protesta, ma è passata accanto a un corteo dell’opposizione proprio mentre un gruppo di chavisti ha iniziato a sparare contro i manifestanti. I cecchini dell’esercito hanno infatti iniziato a sparare sulla folla nel giorno del voto durante le proteste contro Maduro.
Ma il presidente Maduro nel suo primo discorso pubblico ha detto che “si tratta del voto più importante che la rivoluzione abbia mai avuto in 18 anni di storia”. In un discorso in Plaza Bolivar, a Caracas, dopo i risultati, Maduro ha detto che la Costituente è nata con “grande legittimazione” popolare e ha salutato i membri dell’organismo che nelle prossime ore prenderanno il “comando” del Venezuela con pieni poteri. Inoltre, il presidente venezuelano, avvertendo che non tollererà più “la cospirazione dei media”, ha assicurato che se l’opposizione seguirà nella sua “pazzia”, con le sue proteste contro il governo, alcuni dei suoi dirigenti “finiranno in una cella e altri in un manicomio”.
Nel suo primo discorso pubblico il presidente venezuelano ha annunciato che l’organismo servirà per prendere misure contro il Parlamento, la Procuratrice Generale, i dirigenti dell’opposizione e la stampa indipendente. Il leader dell’opposizione Henrique Capriles ha parlato di un “giorno nero” e ha accusato il presidente per quella che definisce un'”ambiziosa malattia”.
Dura condanna è arrivata dagli Stati Uniti che hanno bollato l’Assemblea costituente appena votata come un organismo concepito “per rimpiazzare l’Assemblea Nazionale legittimamente eletta e per minare il diritto del popolo venezuelano all’autodeterminazione”.
I tentativi di mediazione dell’Osa (Organizzazione degli Stati americani) come pure del Vaticano sono falliti, e la decisione di convocare le elezioni per la Costituente, di fatto per esautorare il parlamento, hanno chiuso anche la disponibilità dell’opposizione al dialogo, per cui la situazione potrebbe precipitare drasticamente da un momento all’altro e sfociare nella guerra civile.
Comunque a parte l’Osa, hanno annunciato di non riconoscere la Costituente i governi di Brasile, Argentina, Perù, Colombia, Messico, Spagna, Stati Uniti, Panama, Canada, Cile, Costa Rica e Paraguay, oltre al Parlamento Europeo. Il Mercour sta per deliberare l’espulsione del Venezuela. L’opposizione annuncia nuove proteste, già da oggi.

Venezuela. 98% contro Maduro, due morti in un seggio

Venezuela_referendum_AfpRisultati che impressionano e fanno riflettere, il Venezuela va al voto portando dei numeri impressionanti: il 98,4% dei votanti al referendum simbolico indetto in Venezuela, 6.387.854 persone, hanno respinto il piano del presidente Nicolas Maduro di riscrivere la costituzione. Lo riferisce l’agenzia spagnola Efe citando i dati forniti dalla Commissione dei garanti che, insieme con le forze di opposizione, ha organizzato la consultazione contro il progetto di Assemblea Costituente, una consultazione puramente simbolica che si è tenuta nel Paese e in varie città del mondo che è servita soprattutto all’opposizione, accusata di essere divisa, per contarsi. In totale oltre 7,1 milioni di persone hanno votato al referendum informale, il dato è inferiore ai 7,7 milioni che hanno votato per i candidati dell’opposizione alle elezioni legislative del 2015, che hanno dato all’opposizione il controllo del parlamento. Ma alla buona notizia di un Paese che continua ad opporsi al totalitarismo di Maduro ce n’è stata un’altra che ha richiamato il sangue dei violenti scontri delle manifestazioni precedenti. Due persone sarebbero rimaste uccise e almeno quattro gravemente ferite dopo l’attacco di “gruppi paramilitari” in uno dei seggi elettorali a Caracas durante il voto per respingere il progetto di Nicolas Maduro sulla Costituente. Lo afferma il dirigente dell’opposizione, Carlos Ocariz, in una situazione di caos e tensione che rende difficile operare dei riscontri. Altre fonti parlano di una sola persona deceduta, la vittima accertata è una donna, Xiomara Escot, un’infermiera di 61 anni.  I media locali riferiscono che durante l’attacco circa 500 persone hanno trovato riparo all’interno della chiesa, mentre a bordo di motociclette, il gruppo “colectivos”, le milizie paramilitari pro governative, sparava indiscriminatamente contro le persone in coda per votare.
Nel Paese, fra mille difficoltà, sono arrivati anche diversi ex presidenti di stati latinoamericani per monitorare la correttezza della consultazione voluta dall’opposizione, fra di loro anche l’ex presidente colombiano Andres Pastrana e il suo omologo messicano Vicente Fox.
Nel frattempo il Paese continua a vivere un’emergenza umanitaria con numeri da seconda guerra mondiale. La Caritas Italiana ha pubblicato un dossier sull’emergenza nel paese, che dura ormai da almeno quattro anni ma che oggi ha raggiunto vette di gravità assoluta: il 53% dei bambini monitorati dall’organizzazione è gravemente malnutrito. Una povertà estrema che colpisce soprattutto i più giovani, ragazzi che non hanno da mangiare, né possono acquistare medicine e altri generi di prima necessità.

Venezuela, militanti chavisti assaltano il Parlamento

venezuela

Saranno puniti i responsabili delle “barbarie” commesse al Parlamento, teatro ieri di un violento assalto e sequestro da parte di un gruppo di sostenitori del presidente contestato, Nicolas Maduro. Il monito arriva dal presidente del Tribunale Supremo di Giustizia venezuelano, Maikel Moreno, che denuncia “atti di violenza utilizzati come arma politica, che favoriscono solo chi ha interessi antidemocratici”. In un comunicato ufficiale Moreno assicura ai venezuelani che “i tribunali della repubblica puniranno severamente atti del genere”, sottolineando che “il futuro del paese non sarà tra le mani dei violenti: abbiamo la responsabilità di opporci all’idea sistematica di quanti utilizzano l’aggressione e l’indebolimento dei diritti fondamentali come arma di protesta”. Il massimo responsabile del potere giudiziario ha insistito sulla “necessita’ di un dialogo e di allacciare canali di contatto in grado di contenere la violenza”.

Ieri il Parlamento, controllato dall’opposizione, è stato invaso da un centinaio di manifestanti favorevoli a Maduro, che per nove ore hanno sequestrato deputati, lavoratori e giornalisti, 350 persone in tutto secondo fonti locali. Violenze fisiche e verbali da parte dei manifestanti che hanno ferito una ventina di persone, di cui sette parlamentari.

A Caracas la tensione rimane alta dopo l’assalto di ieri, verificatosi nel giorno in cui il Parlamento riunito in sessione ha varato la convocazione di un referendum popolare per il prossimo 16 luglio. I venezuelani dovrebbero essere chiamati a pronunciarsi sulla sorte dell’Assemblea Nazionale Costituente, voluta dal governo Maduro per stilare una nuova legge fondamentale, che dovrebbe essere eletta il 30 luglio. Un referendum che si presenta come un vero e proprio plebiscito sulla persona di Maduro. Inoltre il 5 luglio, come ogni anno, il Parlamento commemorava l’indipendenza del Venezuela dalla Spagna, risalente al 1811. I manifestanti hanno invece giustificato la loro azione come reazione ai “blocchi delle strade” firmati dall’opposizione dal mese di aprile.

“Non sono e non sarò in alcun modo complice di fatti violenti (?) Condanno questo attacco e decreto formalmente l’apertura di un’inchiesta per fare giustizia” ha dichiarato il presidente Maduro, eletto nel 2013, durante la commemorazione ufficiale, civile e militare, dell’indipendenza nazionale. L’opposizione antichavista ritiene invece le forze governative responsabili per l’assalto e puntano il dito sulla Guardia Nazionale Bolivariana (Gnb) per non aver bloccato l’accesso dei manifestanti all’interno della sede del Parlamento. Pur condannando “atti barbari inaccettabili”, il ministro della Difesa, Vladimir Padrino è tornato ad accusare l’opposizione di aver commesso atti “terroristici, tra cui linciaggi, blocco di vie pubbliche, istigazione alla ribellione” nella repressione delle proteste. Da tre mesi il Venezuela, in piena crisi economica, è il teatro di una grave crisi politica scaturita dal braccio di ferro istituzionale tra il potere esecutivo e legislativo. Vincitrice delle elezioni legislative del dicembre 2015, l’opposizione maggioritaria in Parlamento accusa il governo Maduro di convertire il paese in una ditattura. L’esecutivo del presidente chavista bolla gli ‘avversari’ di “golpisti”. Finora nelle proteste di piazza hanno perso la vita almeno 91 persone.

Il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, ha condannato l’attacco. In un breve messaggio su Twitter, Tajani ha definito l’Assemblea Nazionale venezuelana “un simbolo della democrazia”, e ha aggiunto che “il Parlamento Europeo chiede elezioni subito” per risolvere la grave crisi politica nel paese sudamericano.

“Quello che sta avvenendo in Venezuela – ha aggiunto Fabrizio Cicchitto – è di una gravità straordinaria. E’ evidente che da parte di Maduro c’è un attacco al Parlamento nel quadro di una operazione golpista che intende annullare con la violenza l’orientamento della larga maggioranza dei venezuelani”.

Anche i governi di Colombia, Messico, Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay, Perù e Cile hanno condannato quello che l’ambasciatore britannico a Caracas, John Saville, ha definito “il grottesco attacco” lanciato oggi da militanti chavisti contro il Parlamento venezuelano. I quattro membri fondatori del Mercosur – Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay – hanno diffuso da Montevideo un comunicato congiunto nel quale sottolineano che “questi fatti, preceduti da un intervento di alte autorità del Potere Esecutivo, senza l’accordo delle autorità legislative, costituiscono una prevaricazione dell’Esecutivo su un altro potere dello Stato, inammissibile nel quadro delle istituzioni democratiche”. Juan Manuel Santos, presidente colombiano e Nobel per la pace, ha respinto l’assalto al Parlamento di Caracas, sottolineando che è necessaria “una soluzione negoziata e pacifica”. “La crisi umanitaria e politica in Venezuela deve essere superata rispettando i diritti umani e le istituzioni democratiche”, ha commentato il suo collega peruviano, Pedro Pablo Kuczynski. Il ministero degli Esteri messicano ha diffuso una dichiarazione nella quale ha affermato che “la polarizzazione in Venezuela non può continuare, e la violenza non può diventare un ricorso quotidiano”.

Venezuela. Nuova rivolta contro il regime “bolivariano”

Venezuelan President Maduro arrives at a military parade to commemorate the first anniversary of the death of Venezuela's late president Chavez in CaracasLo hanno chiamato attacco terroristico, l’apparizione di un elicottero della Polizia Scientifica al ministero degli Interni e poi al palazzo della Corte Suprema venezuelana. Forse un’operazione mal studiata, forse un altro tentativo di intimidazione nei confronti del governo chavista di Maduro.

Dall’elicottero sarebbero partiti alcuni colpi di arma da fuoco e quattro granate, che non hanno provocato né feriti né morti. A guidare l’azione è stato uno degli agenti della Polizia Scientifica, il capo delle operazioni aeree Oscar Rodriguez.

Parte da Instagram questa nuova rivolta contro il regime “bolivariano”, da dove Rodriguez denuncia le mancanze del governo e la necessità di ribellarsi nei suoi confronti. Parla di una coalizione apartitica e patriottica tra militari, agenti di polizia e civili, pronta a scalzare il governo “criminale” di Maduro. Rodriguez è una sorta di Rambo venezuelano, membro delle Brigate di Azione Speciali, che nella sua carriera ha anche recitato nel film d’azione “Muerta Suspendida”.

Nel frattempo, però, le dichiarazioni del governo non si sono fatte attendere, sebbene sembrino prive di conseguenze immediate al di là di semplici misure precauzionali volte a garantire la sicurezza dei principali centri istituzionali. Il ministro della Comunicazione Ernesto Villegas ha definito l’attacco una “offensiva insurrezionale dell’estrema destra”.

D’altro avviso invece le minoranze politiche. Il leader del partito d’opposizione socialista Acción Democrática, Henry Ramos Allup, ha così twittato: “Inutile sorvolare il Tribunale Supremo di Giustizia. Magistrate e magistrati roditori si sono rifugiati al sicuro nelle fogne”, minimizzando sull’episodio.

Il vero tentativo di golpe, secondo i vertici di Acción Democrática, sarebbe invece avvenuto proprio ad opera della Corte Suprema, che ha recentemente attribuito al presidente Maduro poteri esclusivi in materia fiscale. Anche il coordinatore generale de La Fuerza es la Unión, coalizione dei gruppi di opposizioni provenienti dalla politica e dalla società civile, ha dichiarato che “questo – quello fiscale, ndr – è il vero colpo di stato di questa sera. Ed è avvenuto senza elicottero”.

Giuseppe Guarino

Venezuela, 50 morti e Maduro manda altri 2mila soldati

A injured demonstrator is helped by others during a rally against Venezuela's President Nicolas Maduro's government in Caracas, Venezuela April 10, 2017. REUTERS/Christian Veron

REUTERS/Christian Veron

La situazione è ormai fuori dal limite in Venezuela dove sono ben 50 i morti per le repressioni e le proteste che stanno attraversando il Paese in queste ultime settimane. L’ultima vittima è un ragazzo appena 15enne ucciso da un proiettile mentre usciva di casa per andare a fare delle commissioni. Si tratta di José Francisco Guerrero, morto a causa di una manifestazione antigovernativa nello stato di Tachira, nell’ovest del Venezuela.
Adesso il governo venezuelano ha fatto sapere che manderà duemila soldati a sedare le proteste nello stato di Tachira, la regione è diventata un luogo di violente proteste contro lo stato di emergenza economico stabilito dal presidente Nicolás Maduro.
Nel frattempo la popolazione è allo stremo, la Caritas ha istituito dei “siti sentinella” dove portare i bambini per controllare i livelli di nutrizione e fornire integratori alimentari e farmaci di base. Sono state condotte visite a domicilio, per cui i bambini a rischio ricevono un aiuto medico e nutrizionale. L’altro grande rischio per la salute è la mancanza di acqua potabile: non c’è una manutenzione corretta dei serbatoi e non c’è cloro per renderla potabile. I bambini già malnutriti si ammalano più gravemente se prendono un parassita dall’acqua inquinata.
“Una crisi così grave ha bisogno di aiuti nazionali e internazionali per poter gestire ai massimi livelli decisionali un disastro di tali dimensioni”: lo ha sottolineato Susana Rafalli, esperta in emergenze alimentari che lavora per Caritas in Venezuela, commentando l’inchiesta condotta da Caritas Venezuela – rilanciata da Caritas internationalis – in quattro Stati e a Caracas, la capitale. “È andato tutto in disgrazia: lavoro, cure sanitarie, famiglia, casa, le persone povere hanno perso tutto e cercano un’ancora di salvezza – ha denunciato -. La comunità umanitaria e la popolazione venezuelana devono iniziare a intervenire su vasta scala”. Anche il sistema sanitario del Venezuela ha collassato: gli ospedali hanno esaurito i farmaci e le forniture sanitarie, e aumentano le malattie trasmesse dalle zanzare, come zika, dengue, malaria, chikungunya, e il tasso di mortalità infantile e materno. Negli ospedali manca perfino il latte in polvere per i neonati. “Abbiamo bisogno di medicinali di base”, ha chiesto Rafalli.
Mentre per la comunità internazionale è ormai maturata la convinzione che “in Venezuela i rischi di una potenziale guerra civile sono concreti”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, in un’informativa al Senato sul Venezuela. “È un Paese a cui teniamo molto per i legami storici, oserei dire di sangue”, ha aggiunto Alfano, spiegando che “i rischi della situazione coinvolgono almeno 150mila cittadini italiani”.
Nel Paese sudamericano l’opposizione chiede elezioni anticipate e rifiuta la decisione di Maduro di convocare un’Assemblea costituente per riformare la Carta del 1999. Per tutta risposta il presidente venezuelano ha nuovamente prolungato lo stato di emergenza per altri due mesi, iniziativa che restringe le garanzie costituzionali in tutto il Paese.
Per tentare di sbloccare la situazione, su richiesta degli Stati Uniti ha tenuto una riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Venezuela. Maduro rassicura che ci saranno le elezioni

venezuela 2Si aggrava la situazione in Venezuela dove il Paese versa in una gravissima crisi economica, a cui si aggiunge anche quella politica e che rischia così di portare a una vera e propria guerra civile. La popolazione continua a chiedere a gran voce a Maduro una via d’uscita democratica e delle elezioni per evitare che il Paese vada in bancarotta. Ieri l’opposizione di Maduro, la Mud (coalizione delle opposizioni) aveva organizzato per la giornata – festa nazionale in Venezuela – quella che avevano battezzato “la madre di tutte le proteste”, ed erano riusciti a portare in piazza quasi sei milioni di persone. Due milioni e mezzo solo a Caracas. Ma la situazione è degenerata: almeno tre persone sono state uccise in Venezuela durante le proteste contro il governo di Nicolas Maduro: secondo quanto riporta oggi la Bbc online, oltre al 17enne morto a Caracas e alla studentessa di 23 anni uccisa a San Cristobal, nell’ovest del Paese, una guardia nazionale è morta a sud della capitale.

Foto dimbolo della protesta di una donna da sola avvolta in una bandiera venezuelana davanti a un blindato della Guardia nazionale bolivariana

Foto simbolo della protesta di una donna da sola avvolta in una bandiera venezuelana davanti a un blindato della Guardia nazionale bolivariana

Nella serata di ieri, Maduro è poi apparso in televisione, affermando che le forze dell’ordine, ancora una volta, erano riuscite a bloccare un tentativo di golpe. Per il governo venezuelano, inoltre, dietro alle proteste ci sarebbe proprio Washington che vorrebbe intervenire “contro il governo legittimo del Venezuela”.
Inoltre il presidente Nicolas Maduro, dopo lo sgomento dell’opinione pubblica per i morti e gli arresti di ieri, oggi ha annunciato di voler tenere “presto” le elezioni e di star cercando un modo pacifico per risolvere le tensioni nel Paese colpito dalla crisi. Parlando ad un raduno pro-governo nella capitale, Caracas, Maduro ha definito il leader dell’opposizione Julio Borges “vigliacco” e ha anche detto che tutti i settori dell’opposizione disposti a impegnarsi sono invitati a farlo.
Ma nonostante la propaganda del presidente venezuelano, l’opposizione venezuelana ha in programma di riprendere le manifestazioni nella giornata di oggi. Ad annunciarlo è stato uno dei leader dell’opposizione, Henrique Capriles, bandito dalle elezioni per 15 anni, confermando che i punti di partenza dei cortei a Caracas saranno gli stessi di quelli di ieri. “Siamo scesi in piazza in milioni, ora dobbiamo essere ancora di più”, ha sottolineato Capriles, ricordando che “ciò che provoca la violenza è la presenza della polizia nelle proteste”.

Venezuela. Maduro esautora il Parlamento

maduroIl Presidente del Venezuela, Nicolas Maduro assume i pieni poteri senza più alcun controllo parlamentare. In questo modo si compie un altro passo verso un golpe di tipo autoritario del Governo di Caracas, dopo che appena due giorni fa, prima di esautorare il Parlamento nazionale dalle sue funzioni, l’Alta corte aveva cancellato l’immunità parlamentare dei deputati e concesso nuovi poteri straordinari a Maduro in materia penale, militare, economica e politica. La Corte suprema oggi ha votato per esautorare da ogni funzione il Parlamento che dalle elezioni del 6 dicembre 2015 è a grande maggioranza (112 deputati su 167) in mano all’opposizione. L’accusa in seguito alla quale l’Alta corte ha in pratica chiuso l’Assemblea Nazionale, avocando le sue funzioni, è quella di “oltraggio” al presidente dopo che, qualche settimana fa, la maggioranza dei deputati aveva votato la messa in stato d’accusa di Maduro, responsabile secondo l’opposizione della gravissima crisi umanitaria e della carestia che attraversa il Paese latinoamericano. Formalmente, la sentenza del Tsj (Tribunale Supremo di Giustizia) è stata adottata in risposta a una richiesta presentata dal governo riguardo la costituzione di aziende miste pubblico/privato, per la quale sarebbe necessaria l’autorizzazione del Parlamento, secondo i termini della Costituzione. L’alta corte ha deciso che, data «l’urgenza della questione» e quello che definisce l’«omissione incostituzionale parlamentare», il presidente è solo tenuto ad «informare» il Tsj delle sue decisioni, mentre l’Assemblea «non potrà modificare le condizioni proposte né pretendere di stabilirne altre». In questo modo il governo può bypassare completamente l’Assemblea Nazionale – dove l’opposizione controlla 112 seggi, su un totale di 167, dalle elezioni politiche del 2015 – e governare per decreto, essendo tenuto solo ad informare delle sue iniziative al Tsj.
“Non ci stancheremo mai di denunciare gli sciagurati colpi di mano del chavismo agonizzante” così Riccardo Galetti, Responsabile Esteri della Federazione dei Giovani Socialisti – FGS.
“Da anni, ed in tutte le sedi dove ci è possibile, difendiamo la causa di un Venezuela libero e democratico. Dalla battaglia contro l’espulsione dei compagni di Acción Democrática dalla IUSY alla campagna per la liberazione di Gustavo Adolfo Paniz A e degli altri italovenezualani detenuti ingiustamente nelle galere di #Maduro, abbiamo fatto dell’adesione alla grande causa di liberazione venezuelana un elemento fondamentale della nostra politica internazionale.
Le notizie che giungono in queste ore dal Venezuela, dove il filo-governativo Tribunal Supremo de Justicia ha spogliato dei suoi poteri l’Assemblea Nazionale controllata dall’opposizione, non fanno che rafforzare il nostro sostegno alle forze democratiche venezuelane.
Purtroppo non possiamo non notare che in larghe parti della sinistra europea, ed anche, ahinoi, della famiglia socialista e socialdemocratica, lo stesso chavismo che ha gettato il Venezuela in una spirale fatta di violenze, repressioni, disordini istituzionali e crisi economiche, gode ancora ed incredibilmente di credito ed ammirazione. Come spesso accaduto nella storia, il sogno di una parte della sinistra europea è in realtà l’incubo di qualcun altro.
Non ci stancheremo di denunciare l’infame governo di #Caracas fino a quando il mondo non avrà aperto gli occhi e fino a quando i venezuelani saranno finalmente liberi”.

Venezuela, i domiciliari all’oppositore Rosales

rosalesEnnesima mossa del governo venezuelano, che ieri notte ha liberato l’ex candidato alla presidenza e già governatore dello stato di Zulia e sindaco di Maracaibo, Manuel Rosales.
Arrestato dall’intellighenzia del paese sudamericano un anno fa per un supposto arricchimento illecito, Rosales è stato per anni l’uomo più in vista dell’opposizione e dei socialisti di Acción Democratica, fondando poi il partito socialdemocratico Un Nuevo Tiempo. A pronunciare la sua accusa, subito accolta dai tribunali, fu direttamente Hugo Chávez nel mezzo delle elezioni regionali del 2008. Dopo essere stato in esilio forzato a Lima e a Panama, Rosales è tornato in Venezuela nella campagna elettorale delle ultime elezioni parlamentari, quando fu catturato dalla polizia politica all’atterraggio in aeroporto.
La cosa, se da un lato fa piacere alle opposizioni, dall’altro rischia di essere una nuova carta gettata sul tavolo dal presidente Maduro, una sorta di mossa elettorale in vista del referendum revocatorio, che probabilmente si terrà nei primi mesi del 2017.
L’uscita dal carcere di Rosales segue quella dell’attivista di un altro partito di opposizione di centro-sinistra, Francisco Márquez di Voluntad Popular, arrestato durante i lavori preparatori della consultazione revocatoria.
Entrambi sono stati liberati in seguito alla visita a sorpresa dell’ex capo di governo spagnolo Zapatero, in viaggio a Caracas lo scorso fine settimana, e che sta svolgendo funzioni da mediatore nel controverso e spinoso dialogo tra il Presidente e le opposizioni.
Per Rosales sono stati ammessi gli arresti domiciliari, mentre per quanto riguarda Márquez il regime ha scelto di rilasciarlo soltanto a condizione che lasci il paese. A riguardo, il militante di Voluntad Popular ha scritto una lettera aperta nella quale dichiara che “la mia uscita dal carcere non mi ha dato la libertà, ma un esilio forzato”.

Giuseppe Guarino