Anticorti. Concorso per video, cortometraggi e spot brevi a tema sociale

anticorti2-1024x512Scade il 30 Settembre il termine per l’iscrizione al bando Anticorti per video, cortometraggi e spot brevi a tema sociale. Il tema del concorso è quello dell’uso dell’arte e dei suoi linguaggi per favorire l’integrazione sociale dei soggetti più deboli e svantaggiati, in particolare le persone con disabilità psico/fisica. Con il bando Anticorti si vuole dare spazio al materiale audiovisivo prodotto o legato al lavoro di associazioni e realtà locali e nazionali impegnate in questo campo.
Il concorso, promosso dall’Associazione Culturale Anticorpi, ha come obiettivo generale quello di promuovere le diversità delle espressioni culturali attraverso lo sviluppo di una nuova sezione all’interno del Festival Anticorpi, dedicata all’audiovisivo, inteso come ulteriore strumento di prevenzione di forme di marginalizzazione sociale.
Il concorso prevede la selezione di 6 lavori che verranno presentati al pubblico durante il Festival Anticorpi che si terrà a Roma il 27, 28 e 29 Ottobre nello spazio Fusolab. Il vincitore, determinato dal voto di una giuria di esperti (Alessandra Panelli, Andrea Zuliani, Fabrizio Croce, Stefano Viali, Teresa Farella, Jessica Tosi) e del pubblico, sarà premiato con un coupon sul portale Amazon, del valore di 200€.

Il bando è rivolto ad artisti, film-maker e registi (professionisti e non).
Iscrizione gratuita. Scadenza 30 Settembre 2017.
Per informazioni: info@anticorpi-online.it

Il bando integrale può essere consultato al link www.anticorpi-online.it/bando-di-concorso-anticorti-2017/
L’iscrizione può essere effettuata compilando la scheda al link https://goo.gl/forms/xB9gY4SArrhEoa843

Il progetto è realizzato con il contributo della Regione Lazio, nell’ambito del bando per la promozione della cultura cinematografica e audiovisiva (art. 20 legge regionale n. 16 del 20 maggio 1996).

Istigazione al suicidio
Oggi #JeSuisTiziana

web-tastieraTiziana, una bella ragazza napoletana di trentuno anni, è divenuta famosa sul web – e non solo – poichè venne diffuso un video hot nel quale pronunciava le parole: “Stai facendo il video? Bravo”. Della trentunenne non si conosceva soltanto la voce, ma anche il volto, il nome ed il cognome. Il tutto senza consenso: Tiziana era finita in rete a sua insaputa ed il filmino era divenuto virale, al punto che vennero realizzate – e destinate alla vendita – cover per smartphone, magliette ed altri gadget con la frase da lei pronunciata. Non solo, quelle parole vennero addirittura utilizzate da alcuni negozianti per realizzare uno slogan pubblicitario durante i saldi nella città di Salerno. Dai Vip, che non hanno risparmiato le citazioni, al commerciante sotto casa, tutti erano venuti a conoscenza del video, tanto che la vita di Tiziana era divenuta impossibile. La ragazza si era infatti rifugiata in Toscana insieme alla madre e desiderava cambiare identità per potersi costruire un futuro.

La trentunenne aveva fatto causa a diversi siti web, tra cui Facebook, per ottenere la rimozione del video divenuto virale. Se, da un lato, la sentenza ha riconosciuto il sacrosanto diritto all’oblio, dall’altro l’aveva condannata al pagamento di alcune spese legali per i siti che erano stati riconosciuti non colpevoli, per un totale di 20.000 Euro. Era però stato chiaramente sancito che Tiziana aveva diritto ad ottenere l’immediata rimozione del video, ma la sentenza è arrivata troppo tardi: soltanto pochi giorni fa. Ormai tutta Italia conosceva la ragazza per quel filmato e gli sfottò, le citazioni ed i “meme” erano già stati ampiamente diffusi.

Tiziana è stata ritrovata senza vita Martedì 13 settembre. La ragazza si è suicidata, la vergogna era troppa. All’indomani del gesto, la Procura indaga per istigazione al suicidio. Si tratta, però, di una istigazione collettiva, poichè a parte le responsabilità oggettive di coloro che hanno diffuso il video, in pratica tutto il Paese ha preso in giro Tiziana. Basti pensare alla realizzazione del “merchandising” per capire fino a che punto questa ragazza possa essersi sentita giudicata e rifiutata dalla società. Questo caso è emblematico per quanto rispecchi la superficialità del Paese: quando si parla di bullismo e di cyberbullismo, infatti, la persona è vittimizzata da un gruppo circoscritto e, tendenzialmente, riesce a trovare appoggio in altri gruppi sociali. La trentunenne, però, non è stata attaccata da un gruppo di persone, bensì da quasi tutta Italia.

Anche se ci sono persone che nulla c’entrano con quanto le è accaduto, la percezione che può aver avuto Tiziana è di aver avuto il mondo contro di sè. Per cosa poi? La ragazza non aveva fatto nulla di male e, qualora venisse confermato il fatto che il video venne girato durante un tradimento sentimentale, questo non costituisce di certo un reato. La giovane ha avuto una sola colpa: lasciarsi andare durante un momento di leggerezza senza pensare alle conseguenze che quel video avrebbe potuto portare. Tiziana, in quegli istanti, non aveva riflettuto su un’eventuale diffusione pubblica. Non avrebbe immaginato si sarebbe verificato, ai suoi danni, il grave reato di violazione della privacy.

La realtà dei fatti è che ogni donna avrebbe potuto trovarsi al posto di Tiziana. Ognuna avrebbe potuto fidarsi delle persone sbagliate e sottovalutare l’ignoranza altrui. Perchè è di ignoranza che si parla quando si diffonde un video del genere senza consenso, dato che manca la conoscenza del dolore che una persona può provare, quasi come se si trattasse di un deficit di empatia. E’ un ulteriore sintomo di ignoranza collettiva ridere di una vittima e sfruttare il fatto a proprio vantaggio per realizzare sfottò di ogni tipo o vendere gadget.

Contro l’ignoranza e la superficialità che hanno ucciso Tiziana, contro un Paese che non è in grado di rispondere ad emergenze come queste applicando in tempi celeri i provvedimenti necessari a rispettare il diritto all’oblio, contro la violenza psicologica, contro un’Italia che istiga le vittime al suicidio, oggi scrivo: #JeSuisTiziana .

Alessia Malachiti

Un video appello per chiedere l’approvazione dell’omicidio stradale

EVIDENZA-Incidente-INTERNOPer quale motivo una battaglia deve trasformarsi in tormentone per essere presa in considerazione? Sono anni ed anni che i malati di Sla lottano per chiedere aiuto e sostegno alle istituzioni ma, solo una doccia gelata, la #IceBucketChallenge, ha consentito di far conoscere una realtà drammatica, facendo il giro del mondo sulla Rete. Ora, i familiari delle vittime della strada chiedono la stessa attenzione per approvare l’omicidio stradale come aggravante di reato perché sono troppe le promesse fatte in passato, assordante il silenzio della politica negli ultimi anni, nessuna giustizia per gli innocenti che perdono la vita.

La prima a registrare un video “appello”, per chiedere l’approvazione del reato di omicidio stradale al premier Matteo Renzi, è stata la coraggiosa Marina Fontana, moglie di una vittima, seguita dall’altrettanto combattiva Alessandra Barreca mamma di Claudia Quattrocchi, uccisa l’anno scorso da un pirata della strada mentre attraversava sulle strisce pedonali. Ognuno di noi deve metterci la faccia ed avere il coraggio di dire sì all’omicidio stradale. Per dare il proprio sostegno ed aderire all’appello, basta girare un video di pochi minuti e diffonderlo su sociale network come Facebook, Twitter, Youtube ecc.

Un sì, non solo da chi ha perso il proprio familiare in un incidente, ma da chiunque voglia giustizia perché, quella delle vittime della strada, è una strage continua che coinvolge tutta la società. L’incidente stradale attualmente viene definito omicidio colposo, un crimine che nella scala dei reati è addirittura inferiore alla “rissa” ed è quindi necessario istituire un’aggravante per chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droga perché, quando ci si mette al volante ubriachi, si è consapevoli di correre il rischio di provocare un incidente.

Oggi, chi uccide sulla strada, non solo non sconta neanche un giorno di carcere, ma continua a guidare pur essendo un pericolo per se stesso e per gli altri. “Vittime due volte” pertanto i familiari che, oltre a vivere un dramma per tutta la propria esistenza, subiscono un’ingiustizia a causa di uno Stato che protegge i carnefici e non le vittime. Quello che si chiede a Renzi, che aveva già posto l’attenzione sul tema nel corso di uno dei sui primi interventi da Presidente del Consiglio, è di accelerare l’approvazione del reato, perché non c’è più tempo da perdere.

Già il Viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, Riccardo Nencini, in seguito all’incontro con il Presidente dell’Avis (Associazione Vittime Incidenti Stradali sul Lavoro e Malasanità), l’avvocato Domenico Musicco – proponente della modifica alla legge che introduce il nuovo reato come aggravante – ha garantito il suo impegno e quello del governo per l’approvazione in tempi celeri. Per sostenere l’appello, basta la registrazione di un video. L’indifferenza ed il silenzio costituiscono anch’esse una forma di complicità con chi il reato lo commette.

I morti sulla strada sono una piaga sociale e un problema che riguarda tutti noi: non voltare la faccia dall’altra parte, chiedi anche tu il reato di #omicidiostradale.

Barbara La Rosa

 

“La luce, il vento,
la tradizione”: a NY
va in scena la Puglia

Dal set LA LUCE, IL VENTO, LA TRADIZIONE - Ph. Carlos Solito©“Il vento è l’ingrediente segreto, è il vento della storia, della sapidità mediterranea”. Ma anche il vento della tradizione che si tramanda di generazione in generazione”. Queste le parole che Carlos Solito utilizza per spiegare il suo ultimo spot pubblicitario dal titolo “La luce, il vento, la tradizione”. Presentato ufficialmente il mese scorso, a New York, in occasione della sessantesima edizione della prestigiosa manifestazione Fancy Food (tra i più importanti eventi fieristici di food and drink di tutto il mondo, ndr) il video racconta la Puglia rurale al fine di promuovere e diffondere – sulla scena americana – i brand della primaria azienda italiana nel campo delle semole, grano, farine commestibili e prodotti da forno (https://www.youtube.com/watch?v=O-JoQj-PoTY&hd=1)

LO SPOT – Lo spot narra un viaggio, quello di un bambino (Mattia D’Ippolito, tarantino di 9 anni) che, inseguendo il vento, parte da uno dei simboli di Puglia, Castel del Monte (Patrimonio Mondiale dell’Umanità che campeggia sul centesimo di euro), in pieno Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Le musiche che accompagnano le immagini – composte dal pianista e concertista internazionale Ciro Gerardo Petraroli, pugliese anche lui, – contribuiscono all’immersione in un Sud Italia lontano dalle rotte e dalle logiche comuni ai più. Un Sud Italia che esiste da sempre, immortale: quello fatto di piccoli luoghi, grandi silenzi. Con la tipica luce del Mediterraneo, quasi fosse un set di Tornatore o Salvatores (in “Io non ho paura”) lo spot propone – in chiave cinematografica – un Meridione dai forti carichi di neorealismo, “il nostro ingrediente principe, come la farina per il pane, per il Mezzogiorno e l’Italia tutta”, afferma Solito.

IL REGISTA – Prolifico scrittore, giornalista, fotografo e filmaker pugliese, Solito – 36 anni – propone un’altra volta la lettura di un Sud Italia unico. “Raccontare la Puglia, raccontare il mio Sud, è qualcosa che mi da’ senso – afferma – e il perché sta nel fatto che per farlo devo mettere in moto i sensi, farli muovere come un ingranaggio perfetto, come un orologio che batte un tempo lento. Anzi – aggiunge Solito – come un orologio che batte un tempo senza logica perché la bellezza è eterna. E il nostro Sud, la nostra Puglia, è piena di bellezza che, faccio entrare in scena Kant, è o non è una forma di pensiero?”

Silvia Sequi

Il Video della conferenza stampa in cui il Psi e l’Avanti! lanciano la campagna la “Rosa dei diritti”

Conferenza carceriSe è vero come diceva Voltaire che «il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri» allora l’Italia ha molto cammino da fare. Lo sa bene il Partito Socialista Italiano, da sempre in prima fila nella difesa dei diritti civili di cui, il tema carceri, è una delle cartine di tornasole più significative: per questo il Psi lancia la “Rosa dei diritti” per attirare l’attenzione sulla situazione delle carceri italiane e l’Avanti! un reportage per indagare sulla condizione che vivono sia i detenuti che gli uomini della Penitenziaria. Un’iniziativa forte quella prevista per il prossimo sabato, quando i parlamentari socialisti faranno visita ai detenuti in numerosi istituti penitenziari della Penisola. Nella sala stampa della Camera dei Deputati si è parlato di emergenza giustizia, di sovraffollamento degli istituti penitenziari e della condizione dei lavoratori che, quotidianamente operano in condizioni di estrema difficoltà all’interno delle strutture di pena. Presenti il responsabile Diritti Psi, Luigi Iorio, il neo senatore socialista, Enrico Buemi, il direttore dell’Avanti!, Giampiero Marrazzo, il responsabile Enti Locali del Psi, Gerardo Labellarte, e Giuseppe Sconza, Presidente UILPA Penitenziari.


Fonte Camera dei Deputati webtv di AvantiTV

La follia di “chi perde la testa”: dopo lo scrittore anti-gay sparatosi in bocca a Parigi, due africani decapitano un militare a Londra

Londra-Donna-scout-eroica

Sembra quasi che chi “perde la testa” abbia la necessità di ribadirlo nel senso letterale del termine. “Vogliamo cominciare una guerra a Londra stasera”. Queste le parole folli di un gesto altrettanto sconsiderato. Così uno dei due terroristi che hanno brutalmente aggredito e ucciso un soldato britannico ieri pomeriggio nel sud est di Londra. A raccontarle Ingrid Loyau-Kennett, capo scout e madre di due bambini, che visto il soldato a terra è scesa di corsa dall’autobus sul quale viaggiava e ha affrontato i terroristi. “Gli ho chiesto cosa voleva e lui: l’ho ucciso perché ha ucciso tanti musulmani in Afghanistan”. La donna ha sfidato i due africani e ha spiegato di essere intervenuta perché pensava che fosse meglio che “le armi fossero puntate su una sola persona”. Il capo scout Ingrid Loyau-Kennett, 48 anni, che uno degli uomini le ha detto di voler “cominciare una guerra a Londra stasera”, dopo che lei aveva domandato agli attentatori perché avevano compiuto l’aggressione. Continua a leggere

Scandalo Mps, una lunga telefonata prima del suicidio di David Rossi

David Rossi-MPSTelefoni e computer sottoposti a sequestro e una lunga telefonata poco prima del suicidio. Su questi elementi si stanno muovendo le indagini dei pm che stanno facendo luce sul suicidio di David Rossi, il responsabile dell’area comunicazione, della banca Monte Paschi di Siena. Sembra essere lunga la telefonata che il manager ha ricevuto sul cellulare prima di decidere di togliersi la vita, lanciandosi dalla finestra del suo ufficio, mercoledì sera. Il tragico gesto sembra essere stato registrato dalle telecamere puntate sulla via ove è stato rinvenuto il corpo di Rossi. Continua a leggere

Caso Musy, fermato il presunto aggressore. Il Procuratore: «I moventi? Tre, legati alla politica, agli affari e a un concorso universitario»

Musy-attentatore

E’ gravemente indiziato dell’agguato ad Alberto Musy l’uomo fermato oggi. A riferirlo è il procuratore Giancarlo Caselli. L’accusa nei confronti di F. F. è di tentato omicidio con premeditazione per motivi abbietti “Vi sono indizi gravi, convergenti e concordanti – ha dichiarato Caselli – Per noi prove ampiamente sufficienti per il fermo”. Secondo Caselli i moventi dell’agguato al consigliere comunale dell’Udc Alberto Torino sarebbero tre, legati alla politica ma anche agli affari e a un concorso universitario. Musy non avrebbe voluto F. F. come capolista in una lista autonoma collegata alla sua, ma l’avrebbe inserito soltanto tra gli altri. Non l’avrebbe poi aiutato a reperire investitori per una sua agognata scalata ad Arenaways. E poi non sarebbe stato favorevole alla nomina a professore dell’Università di Palermo, in un concorso per cui Musy era commissario, di un amico di F. F. . “Percezioni soggettive dell’indagato”, sottolinea Caselli, il quale “le ha indicate come torto soggettivo nei confronti di Musy, tanto da maturare un fortissimo risentimento, un solido rancore e sentimenti di odio per quelli che considerava torti subiti”. Un lungo interrogatorio, il fermo nella notte e un professionista calabrese accusato di tentato omicidio. Per ora sono questi gli elementi che potrebbero fare luce sul mistero che avvolge il grave ferimento del consigliere comunale Udc Alberto Musy, avvenuto la scorsa primavera nel cortile di casa. Nel frattempo la Polizia ha diffuso un video in cui una telecamera di sorveglianza ha ripreso i movimenti di un uomo con il volto coperto da un casco bianco integrale da motociclista e un soprabito scuro. L’inchiesta, condotta dalla Squadra Mobile, è stata coordinata dal pm Roberto Furlan. Continua a leggere

Lacrimogeni dal ministero della Giustizia: il questore di Roma, forse rimbalzati sul muro. E’ polemica

Chi ha sparato i lacrimogeni dal secondo piano del ministero di Giustizia mentre in via Arenula c’erano centinaia di manifestanti? Sono state rispettate le procedure previste nella gestione dell’ordine pubblico sull’uso dei lacrimogeni? Sulla vicenda denunciata da un video pubblicato da Repubblica.it (Suffragato anche da altre riprese tv) c’è una inchiesta interna voluta dal ministro della Giustizia, Paola Severino. Per ora su quanto accaduto prevale una certa confusione e imbarazzo. Le immagini dei lacrimogeni sparati dall’alto hanno avuto l’effetto di rinfocolare le polemiche sui presunti eccessi nella gestione dell’ordine pubblico nel corso della manifestazione avvenuta mercoledì scorso a Roma. Continua a leggere

#14N, un video denuncia lacrimogeni lanciati dal ministero di Giustizia. La responsabile Severino dispone un’indagine interna

Le polemiche, già accese, non sono destinate a placarsi. Soprattutto dopo la diffusione del video del sito di Repubblica.it che denuncia il lancio di lacrimogeni dai piani alti del ministero della Giustizia. Il giorno è mercoledì 14, data della manifestazione europea di protesta contro le politiche di austerità. Il luogo è via Arenula, sede del dicastero. I protagonisti sono i giovani e le forze dell’ordine, in un momento di tensione e scontri. Ma a suscitare inquietudine e indignazione è un protagonista inatteso: tre lacrimogeni che si inseriscono nella scena. E che piovono dalle finestre del ministero di Giustizia. Continua a leggere