SANZIONATO

092317653-2fbd8c69-29b1-4ba6-8bfa-1dbbed2c045dUna decisione storica, il Parlamento europeo condanna il presidente Ungherese Viktor Orban con il voto favorevole di 448 eurodeputati, mentre 197 hanno votato contro e 48 si sono astenuti.
Il Parlamento chiede così di aprire la procedura contro l’Ungheria per dare l’ok all’applicazione dell’articolo 7 dei Trattati per violazione delle norme sullo stato di diritto. L’assemblea ha approvato la risoluzione di Judith Sargentini sulla situazione in Ungheria.
“Una votazione storica del Parlamento a favore dello stato di diritto”, è il commento della relatrice del testo, l’eurodeputata dei Verdi Judith Sargentini. “L’Europa sarà sempre a favore dello stato di diritto. L’articolo 7 va applicato lì dove lo stato di diritto è in pericolo”, aveva detto poco prima il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. “Rispettiamo meglio l’Ue, non sporchiamo la sua immagine, cerchiamo di difenderne l’immagine, diciamo sì al patriottismo, no al nazionalismo esagerato che detesta gli altri e cerca di distruggerli”, ha esordito Juncker. “L’Europa – ha aggiunto – deve restare un continente di apertura e tolleranza, non sarà mai una fortezza in un mondo che soffre, non sarà mai un’isola, resterà multilaterale, il pianeta non appartiene a pochi”.

L’articolo 7 del Trattato di Lisbona può essere applicato nel caso in cui si riscontri una grave violazione da parte di uno Stato membro ai valori fondati dell’Unione europea. I valori sono indicati all’articolo 2 dello stesso trattato. L’elenco comprende il rispetto per la dignità umana, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, lo stato di diritto e il rispetto per i diritti umani.
Orban e il suo governo però hanno sempre respinto tutte le accuse: “Difenderemo le nostre frontiere anche contro di voi se sarà necessario. Solo noi possiamo decidere con cui vivere e come gestire le nostre frontiere, abbiamo deciso di difendere l’Ungheria e l’Europa e non accettiamo che le forze pro-immigrazione ci ricattino”.
In realtà il monito all’Ungheria è arrivato più di un anno fa. Adesso però la parola passa al Consiglio europeo, che dovrà votare con una maggioranza dei 4/5 dei paesi membri confermando che esiste “un chiaro rischio di una seria violazione”.

l primo voto spetta al Parlamento, dove è necessario raggiungere la maggioranza dei due terzi dei votanti e la maggioranza assoluta dei membri. Se c’è l’approvazione da parte dell’assemblea, la palla passa al Consiglio Ue: qui avvengono i due passaggi successivi. In prima istanza, il Consiglio si esprime sul “rischio manifesto” di una grave violazione dei diritti da parte dello Stato membro: è necessario il voto favorevole di quattro quinti dei membri. Se si raggiungono i quattro quinti, il Consiglio è poi chiamato a votare all’unanimità l’”esistenza di una grave e persistente violazione” dei diritti da parte dello Stato.

Nel frattempo continua lo scontro all’interno degli schieramenti e dello stesso Governo italiano, da una parte la Lega che difende Orban, spalleggiato da Fratelli D’Italia, dall’altro il Movimento Cinque Stelle che si posiziona sullo stesso schieramento del Pd.


Dall’Europa il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, rispondendo a una domanda in conferenza stampa a Berlino, su quale sia la posizione generale della cancelliera sull’Ungheria ha affermato: “L’Ue è una comunione di valori, e può funzionare solo se tutti rispettano e difendono i valori comuni”.

ZAMPINO ORBAN

ORBANOrban divide il governo. Il Parlamento Ue è chiamato a esprimersi sull’avvio delle procedure dell’articolo 7 dei trattati Ue, che prevede una serie di sanzioni per i Paesi che violano le regole sullo stato di diritto. Al centro delle accuse l’Ungheria di Orban per i sui comportamenti estremisti nei confronti dei migranti. Dopo il dibattito di oggi, la Plenaria voterà domani. Un voto che ha riflessi non solo europei ma anche nazionali. Negli ultimi mesi non sono infatti mancate le lodi a Orban da parte del ministro degli Interni e vicepremier Salvini sempre pronto ad appoggiare, soprattutto in tema di immigrazione, le politiche dei paesi Visegrad.

“Voteremo in difesa di Orban – ha detto Salvini – l’Europarlamento non può fare processi ai popoli e ai governi eletti”. Una presa di posizione che, secondo Salvini, non crea “alcun problema” tra M5s e Lega anche se la presa di posizione dei pentastellati a favore della sanzioni. “Ognuno è libero di scegliere cosa fare” ha detto Salvini, “ma la Lega difenderà sempre il valore supremo della libertà”. “Il governo e il popolo ungherese vogliono più sicurezza e più lavoro. E per questo l’Europa li processa? Una follia”.

Con Orban si schiera anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. “Sanzionare l’Ungheria perché si rifiuta di essere invasa da immigrati clandestini è semplicemente follia. Siamo al fianco di Viktor Orban e del popolo ungherese. Non è Orban a tradire i valori fondanti della Ue ma chi in Ue spalanca le porte all’immigrazione incontrollata, umilia i diritti dei popoli e nega la sovranità delle Nazioni”, ha detto.

Da parte sua Silvio Berlusconi ha telefonato al premier ungherese per annunciargli che a Strasburgo gli eurodeputati di Forza Italia Ad Orban Berlusconi ha confermato la propria amicizia e l’appoggio al partito del premier ungherese Fidesz, che fa parte del gruppo Ppe nel parlamento europeo.

Ancora oltre si spinge l’ex leader dell’Ukip, il britannico Nigel Farage, che ha invitato Orban, a “unirsi al club della Brexit” uscendo dall’Unione Europea. I deputati che chiedono di attivare l’articolo 7 del trattato per l’Ungheria “stanno aggiornando la dottrina Breznev sulla sovranità limitata”, ha detto Farage. “Vogliono togliervi i diritti di voto e smettere di darvi fondi europei e tutto questo perché lei ha l’audacia di resistere a George Soros, l’uomo che ha speso 50 miliardi di dollari per distruggere lo stato nazionale”. Il leader eurofobo britannico ha concluso il suo intervento all’Europarlamento con l’invito unirsi “al club della Brexit. Le piacerà”.

Orbano nel suo intervento all’Europarlamento ha parlato della necessitò di dinfere le frontiere. “Solo noi possiamo decidere con chi vivere e come gestire le nostre frontiere abbiamo deciso di difendere l’Ungheria e l’Europa e non accettiamo che le forze pro-migrazione ci ricattino. Ma noi difenderemo le nostre frontiere anche contro di voi se sarà necessario”.

Poi l’accusa all’Europarlamento di voler punire l’Ungheria perché difende le sue frontiere dai migranti e ha aggiunto che “ogni nazione ha diritto di decidere come organizzarsi”.

Si smarca dalla posizione della Lega, la delegazione del Movimento 5 Stelle all’Europarlamento che ha ribadito che Orban “non è certamente un amico dell’Italia”. “Lo dimostra tutte le volte che dice no ai ricollocamenti. Orban non ha nessuna intenzione di collaborare con il Governo italiano e non intende far la sua parte sul tema dell’immigrazione”.

l gruppo del Ppe al momento appare spaccato. In serata è prevista una riunione del gruppo: al momento l’indicazione che trapela è quella di lasciare ai deputati libertà di coscienza.

ROMANTICI A MILANO

milano san babilaMilano risponde con un’imponente e pacifica manifestazione di dissenso al progetto politico anti-immigrazione di Salvini e Orban riuniti in Prefettura. Una manifestazione chiamata “Europa senza muri”, a cui hanno partecipato migliaia di persone – tremila secondo la Questura, quindicimila secondo gli organizzatori – ieri pomeriggio, in piazza San Babila a Milano.
Al corteo hanno aderito anche partiti politici, come il Pd con Emanuele Fiano, il Psi con la socialista Pia Locatelli, LeU con la Boldrini, Possibile e il suo fondatore Pippo Civati, ma anche Anpi, sindacati, centri sociali, collettivi studenteschi, oltre ai Sentinelli di Milano, che sono fra gli organizzatori. In piazza anche i ragazzi della ‘St Ambroeus Fc’, la prima squadra composta da rifugiati iscritta alla Figc.
Nel frattempo dalle stanze della Prefettura arrivano le dichiarazioni di profondo idillio tra il Capo del Viminale e il premier ungherese che arriva a dire: “Salvini è il mio eroe”. Lo ha detto uscendo dal ristorante in cui ha pranzato a Milano prima dell’incontro ufficiale in prefettura. “È un mio compagno di destino – ha aggiunto – sono molto curioso di conoscere la sua personalità. Sono un grande estimatore e ho alcune esperienze che forse potrei condividere con lui. Ho questa sensazione”, ha concluso Orbàn.
“La migrazione può essere fermata e Salvini lo ha dimostrato”. Lo ha detto il premier ungherese Viktor Orban dopo l’incontro con Matteo Salvini a Milano. “Con il ministro – ha aggiunto Orban – abbiamo parlato del futuro dell’Europa, dove oggi il problema più grave è proprio quello dei migranti. La nostra politica è quella di portare aiuto dove ci sono i guai e non portare i guai da noi. E con Salvini abbiamo trovato un punto d’incontro in merito”.
“Siamo vicini a una svolta storica per il futuro dell’Europa: oggi comincia un percorso di incontri, ce ne saranno tanti altri”, ha detto il Ministro dell’Interno.
La vera sintonia tra i due leader di destra è ancora una volta sui migranti e in netta contrapposizione alle politiche europee di integrazione, dagli elogi a Salvini Orban arriva alle accuse verso Macron di essere “alla guida delle forze politiche che sostengono l’immigrazione”. Il prossimo scontro tra le due anime dell’Europa è in programma al consiglio europeo che si terrà il 20 settembre a Salisburgo.
“Hanno ragione, sono il loro oppositore principale”, il presidente francese, Emmanuel Macron, dalla Danimarca risponde così al premier ungherese Viktor Orban e al ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini. “Restiamo fedeli ai nostri valori – aggiunge Macron – come il diritto d’asilo, con una vera politica europea nei confronti dei Paesi d’origine e interna”.
“È chiaro che oggi c’è davvero una forte contrapposizione tra nazionalisti e progressisti. Non concederò nulla ai nazionalisti e a coloro che sostengono discorsi di odio. Hanno ragione a vedermi come il loro principale avversario”, ha detto il capo dell’Eliseo.
Non tarda ad arrivare la risposta di Matteo Salvini. “Il principale avversario di Macron, sondaggi alla mano, – ha dichiarato il ministro dell’Interno – è il popolo francese. Anziché dare lezioni agli altri governi spalanchi le proprie frontiere, a partire da quella di Ventimiglia. E la smetta di destabilizzare la Libia per interessi economici”.
Ma mentre si solidifica l’alleanza tra Salvini e il Presidente ungherese, l’altro vertice italiano presieduto da Giuseppe Conte si rivela un fiasco. Il premier italiano ha ricevuto ieri a Palazzo Chigi il primo ministro della Repubblica Ceca Andrej Babis, che ha condiviso la necessità di aiutare l’Italia nella gestione dei migranti, ma ha anche ribadito il suo “no” all’accoglienza. Babis ha dunque confermato in pieno la linea che i Paesi del gruppo di Visegrad (oltre alla Repubblica Ceca ne fanno parte Polonia, Ungheria e Slovacchia) portano avanti ormai da tempo, senza alcun cenno di ripensamento.

EUROSCETTICI A MILANO

orban 2-2Il primo ministro ungherese, Viktor Orbàn, è arrivato a Milano, ma non per incontrare, come da prassi, il Presidente del Consiglio, bensì il ministro degli Interni, Matteo Salvini. Il tema dell’incontro è ancora una volta l’immigrazione, e i respingimenti, una linea sulla quale Budapest sta facendo strada, tanto che Politico ha titolato l’incontro di oggi: “Orban e Salvini, il maestro e l’allievo del populismo Ue”.
In Europa si guarda a Milano con preoccupazione per l’esito dell’incontro che si terrà oggi nella prefettura di Milano tra Salvini e Orban, un incontro che segnerà in ogni caso un punto di svolta nei rapporti tra Roma e Bruxelles.
Ma il primo punto di rottura sembra iniziare a delinearsi all’interno dell’Esecutivo, l’altro Vicepremier, Luigi Di Maio e il suo Movimento sembra non aver gradito il continuo protagonismo degli alleati verdi. “Con Viktor Orbán non vogliamo avere niente a che fare – precisa il leader del M5s a proposito del premier ungherese, che oggi Salvini incontra a Milano -. Ma la sua posizione esplicitamente contraria alla revisione del Trattato di Dublino di fatto è la stessa di Germania e Francia”. Inoltre dopo aver attaccato l’Europa in questi giorni, Di Maio spezza una lancia in favore dell’Unione euopea: “L’Ungheria di Orban alza muri di filo spinato e rifiuta i ricollocamenti. Per quello che mi riguarda chi non aderisce ai ricollocamenti non ha diritto ai finanziamenti europei”.
Mentre sembra tutto pronto per l’incontro a Milano, i partiti di opposizione e del mondo del volontariato e dell’associazionismo, sono decisi a far sentire la propria voce di dissenso nella città meneghina organizzando una protesta dedicata ai temi della solidarietà e dell’accoglienza dal nome “Europa senza muri” prevista a San Babila nei pressi della prefettura dove Salvini incontrerà Orban.
Il primo a lanciare un appello è stato Giuseppe Civati, di “Possibile”. “È arrivato il momento di uscire dai social, di manifestarci e di manifestare”. Una appello accolta anche da “insieme senza muri” l’associazione che scommette sull’immigrazione e che a Milano ha organizzato la mega tavolata antirazzista di parco Sempione. In piazza anche Pierfrancesco Majorino, volto forte di Insieme senza muri e assessore alle politiche sociali del comune di Milano.
Salvini risponde che “ormai la sinistra esiste solo per insultarmi, per difendere l’Ue dei banchieri e l’ immigrazione”.

L’Ungheria contro i migranti esce dal patto Onu

Viktor Orban-pena morte

L’atteggiamento dell’Ungheria e del suo premier verso i migranti e l’Europa sono noti. Uno scontro che non nasce oggi ma che aumenta costantemente di intensità e che ultimamente ha trovato anche una sponda nel governo italiano e nella posizione oltranzista del Ministro degli interni Salvini. L’Ungheria ha oggi vivamente criticato la decisione dell’Unione europea di deferire alla Corte di giustizia europea Budapest per il mancato rispetto delle regole comunitarie sul diritto d’asilo. Un altro tassello in uno scontro sempre più acceso.

Nella prima reazione pubblica del governo conservatore di Viktor Orban, il ministro Gergely Gulyas infatti ha giudicato “inaccettabile” la scelta della Commissione europea che costituisce un attacco contro l’Ungheria. “Continuiamo a constatare che coloro che proteggono l’Europa sono perseguitati mentre ci si congratula con coloro che invitano i migranti a venire”.

E sempre in tema di immigrazione l’Ungheria non ha aspetto molto a reagire a modo suo e ha abbandonato il Patto sull’immigrazione delle Nazioni unite. Lo ha annunciato il ministro degli esteri Peter Szijjarto in una conferenza stampa. “La nostra posizione è incompatibile con il pensiero dell’Onu sulla questione. L’Onu pensa che la migrazione sia una cosa da incoraggiare in vari modi, ed è un diritto fondamentale, mentre secondo l’Ungheria è una minaccia per il mondo e per l’Europa in speciale”, ha detto. Il ministro ha confermato che l’Ungheria si ritirerà dalle trattative sul patto per l’immigrazione e voterà contro, se l’assemblea dell’Onu lo mette in votazione. “E una cosa innaturale di aiutare il ricambio delle popolazioni fra continenti, l’Onu dovrebbe invece favorire la cessazione delle migrazioni, e non concentrarsi solo sui diritti dei migranti”, ha detto ancora.

Luigi Grassi

L’Europa, i sovranisti e le democrazie illiberali

europa bandiere

Lo scorso fine settimana si è svolto, a Bruxelles, il vertice del Consiglio Europeo sulla gestione dei flussi migratori. I risultati del vertice non sono stati soddisfacenti per il nostro Paese, a dispetto dell’ingiustificata esultanza del premier Conte.

Nel testo finale viene, più volte, ribadita la volontarietà della suddivisione di chi arriva in Europa. In altre parole, l’Italia non ottiene la distribuzione obbligatoria dei migranti ma, unicamente, l’impegno degli altri Paesi europei ad approntare, se lo vorranno, dei campi di accoglienza.

Rimane, a questo proposito, una grande incertezza rispetto all’attendibilità degli impegni presi su base volontaria.

Tra gli Stati europei più intransigenti e indisponibili alle ragioni della condivisione della gestione delle politiche migratorie si segnala il governo ungherese guidato da Viktor Orban e dal gruppo dei paesi di Visegrad, la fronda euroscettica dell’Europa centro-orientale (Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca). Ma troviamo estimatori delle idee politiche sovraniste anche nel Front National in Francia, nei partiti islamofobi di estrema destra del Nord Europa e in Italia, nella Lega (Nord?).

Proprio gli alleati europei di Salvini sono, plasticamente, i portatori di interessi nazionali configgenti con l’interesse italiano che è volto ad una comune gestione dei migranti su scala continentale, essendo l’Italia, per motivi geografici, il paese di primo arrivo.

Inoltre, l’alleanza sovranista europea con lo sponsor decisivo della Russia putiniana, fa della costruzione di una società chiusa a difesa della Tradizione uno dei punti qualificanti della propria azione politica.

Anche qui all’insegna dell’egoismo nazionale e orientati a forme di “democrazia illiberale”1.

Il termine “democrazia illiberale”, nella consuetudine politico-giornalistica, indica un sistema politico, con notevoli variazioni a seconda dei contesti nazionali, formalmente rappresentativo ma nel quale non vengono pienamente rispettati i principi pluralisti e democratici.

Alcuni studiosi definiscono questo peculiare sistema politico-istituzionale “democratura”, crasi tra democrazia e dittatura; altri, come Steve Levitsky2, professore di Scienza Politica all’Università di Harvard, utilizzano la dicitura di “autoritarismo competitivo”.

L’autoritarismo competitivo è un fenomeno post guerra fredda che coinvolge i Paesi che uscivano da forme di dittatura. Ciò nonostante, nella contemporaneità, si va diffondendo come teoria politica, anche nei settori più conservatori dell’Europa occidentale.

Nelle democrazie illiberali esistono le Istituzioni democratiche e sono vissute tanto dal governo che dall’opposizione come il principale meccanismo per giungere al potere. Le elezioni sono relativamente competitive e in alcuni casi si registrano delle parziali vittorie delle opposizioni.

Tuttavia, non si tratta di un regime democratico, perché la competizione non è equilibrata: il partito di governo gode di enormi vantaggi, riducendo, con lo strumento legislativo, gli spazi di agibilità democratica delle minoranze e la libertà dell’informazione. Giornalisti e attivisti dell’opposizione vengono minacciati, a volte arrestati e spesso si verificano manipolazioni e frodi elettorali.

Nei discorsi pubblici, e nella propaganda dei governi e dei partiti della destra radicale che s’ispirano al modello di “democrazia illiberale”, risuona un’argomentazione principale: la morte del modello democratico occidentale da sostituire con regimi autoritari sul modello di quelli sperimentati in Russia, Cina e Turchia.

Si prospetta l’abbandono dei metodi e dei principi liberali nell’organizzazione di una società. Si propone un impianto di forte rilancio dell’orgoglio nazionale e della Tradizione, con un uso strumentale dei valori cristiani, vi è una dichiarata ostilità alle politiche europee di accoglienza agli immigrati, fomentando razzismi vecchi e nuovi.

A tutto questo si aggiunge un utilizzo improprio dei poteri costituzionali, l’occupazione degli organi di garanzia e una gestione arrogante dei rapporti politici e dei rapporti con i mezzi di informazione.

Sembra evidente come gli elementi sopraindicati rappresentino una pericolosa messa in discussione dei valori di cui si sostanziano le democrazie occidentali e pluraliste.

S’intravede il rischio che le pulsioni illiberali, il nazionalismo, la demonizzazione della società civile etichettata come “radical chic”, conducano verso una società chiusa, autoreferenziale, impaurita e più debole.

Occorre vigilare sui pericoli dell’autoritarismo contemporaneo e contribuire a promuovere una cultura di tutela dei diritti umani, di promozione della libertà d’informazione e, più in generale, la realizzazione dei principi democratici enunciati nelle Carte europee e nazionali.

Paolo D’Aleo

1) A proposito, si leggano le argomentazioni utilizzate dal filosofo russo Aleksander Dugin, teorico delle politiche proposte e realizzate da Putin e da Russia Unita, in A. Dugin, La quarta Teoria Politica, 2017; A. Dugin, A. De Benoist, Eurasia. Vladimir Putin e la grande politica, 2014.

2) Si veda, S. Levitsky, L. Way, Competitive Authoritarianism: Hybrid Regimes after the Cold War , 2010.

IL REPLICANTE

conte primo piano

Tanto fumo per nulla. La bozza Ue sull’immigrazione sarà accantonata. Il presidente del consiglio Conte spiega la sua versione: “Ho appena ricevuto una telefonata dalla Cancelliera Angela Merkel, preoccupata della possibilità che io potessi non partecipare al pre vertice di domenica a Bruxelles sul tema immigrazione. Le ho confermato che per me sarebbe stato inaccettabile partecipare a questo vertice con un testo già preconfezionato. La Cancelliera ha chiarito che c’è stato un “misunderstanding”: la bozza di testo diffusa ieri verrà accantonata”, ha scritto ancora Conte nel post che conclude così: “Ci vediamo domenica a Bruxelles!”.

Un messaggio di invito a una politica di interesse comune è arrivato da una portavoce della Commissione europea a margine della conferenza stampa del commissario alla Migrazione Dimitris Avramopoulos. “Condividiamo la preoccupazione dell’Italia” sulla proposta che riguarda i movimenti secondari dei migranti”. “La bozza della dichiarazione di domenica sarà riequilibrata prima del vertice, si tratta solo di una bozza per la discussione”. L’impostazione tra Italia e altri è differente. Da noi si alza la voce per ottenere il contentino da poter spendere internamente per una manciata di voti e di consenso in più. Come se fossimo con il piattino in mano a chiedere maggior considerazione. Ma i risultati concreti non si ottengono con le dichiarazioni stampa ma ai tavoli che contano. Lì non li può gridare. Lì conta il peso e la credibilità politica ed anche economica di un paese.

Il premier Giuseppe Conte in un post su facebook, soffermandosi sul vertice di domenica a Bruxelles, ha affermato che in quella sede “al centro della discussione sull’immigrazione ci sarà la proposta italiana e se ne discuterà insieme alle proposte di altri Paesi. L’incontro non si concluderà con un testo scritto, ma solo con un summary sulle questioni affrontate e sulle quali continueremo a discutere al consiglio europeo della prossima settimana”. Una dichiarazione che chiude un giro costruito ad arte dalla propaganda di Salvini che con indosso la maschera da uomo forte giorno minaccia tutti ventilando la possibilità dell’assenza italiana al vertice. Insomma le parole di Conte non sono altro che la replica di quelle di Salvini, che al momento sembra essere l’unico a dettare la linea al governo mettendo sempre più in ombra sia il premier che il vicepremier Di Maio.

Intanto c’è accordo fra i paesi Visegrad e Vienna sulla gestione frontiere. Il premier ungherese, Viktor Orban, a Budapest, a margine dell’incontro dei paesi dell’Est Europa con l’Austria ha auspicato che “dopo il semestre di presidenza austriaca, l’Europa sia più forte, una comunità più equa di quello che è oggi. E che la Ue sia più sicura, queste sono le speranze che abbiamo in comune”, ha affermato Orban. “Ci sono anche temi in cui non vediamo consenso” con Vienna, “come ad esempio le quote. Ma adesso non vogliamo forzare su questo argomento, vogliamo sottolineare invece i punti di assenso”, ha detto ancora il premier ungherese Viktor Orban a Budapest a margine dell’incontro dei Visegrad cui oggi ha partecipato anche il cancelliere austriaco Sebastian Kurz.

Sullo sfondo si profilano altri scontri. Altri 350 migranti soccorsi all’alba di oggi sono diretti verso le coste europee a bordo della nave della Ong tedesca battente bandiera olandese, Lifeline. “Non saranno accolti in Italia” ha tuonato Salvini, sempre duro con i deboli. “Avete fatto un braccio di forza contravvenendo alle indicazioni della Guardia costiera e italiana e libica. Bene questo carico ve lo portate in Olanda”. Così – in diretta Facebook dal suo ufficio al Viminale il ministro dell’Interno. E ancora: “Le navi Ong di questi pseudovolontari – ha ribadito Salvini – nei porti italiani non metteranno più piede ma anche le nostre navi militari e della Guardia costiera, che meritoriamente continuano a salvare vite umane, staranno più vicine alle coste italiane. Non possono fare più da sole. Ci sono altri che devono intervenire, la Tunisia, Malta, Francia, Spagna”.

Mario Muser

Ungheria, riforma Costituzione contro migranti

Viktor Orban-pena morteIl governo ungherese di Viktor Orban inserirà nella Costituzione il divieto di accoglienza dei migranti economici illegali.
Ad annunciarlo, lo stesso presidente magiaro così da evitare di dover sottostare alle quote Ue sui migranti, come verranno ridistribuite dal prossimo e imminente Consiglio Europeo. La mossa dell’esecutivo rientra in un più ampio dossier di leggi anti immigrazione, definite “Stop Soros“. Il pacchetto di misure ha incassato oggi il via libera della commissione parlamentare. Fra i provvedimenti in via di approvazione, la limitazione del diritto di manifestazione e il divieto di dimora in luoghi pubblici dei senzatetto. Prevista inoltre la registrazione obbligatoria di alcune ong che “sostengono l’immigrazione illegale”. Già l’anno scorso il governo Orban ha introdotto una misura che impone la registrazione delle ong che ricevono denaro dall’estero, suscitando allarme nell’Unione europea e negli Stati Uniti. La costituzione ungherese conterrà nel futuro l’obbligo “di difendere la cultura cristiana”, senza precisare cosa significhi.
Per questo il presidente della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, Gianni Buquicchio, ha chiesto al parlamento ungherese di non adottare la cosiddetta legge “Stop Soros” prima della prevista pubblicazione di un parere della Commissione stessa, atteso per venerdì, o almeno a tener conto delle raccomandazioni della Commissione, infatti il Parlamento ungherese è stato convocato domani per la votazione.
Il presidente della Commissione di Venezia ha incontrato proprio ieri il ministro degli esteri ungherese Peter Szijjarto a Strasburgo presso il Consiglio d’Europa per discutere le nuove disposizioni legislative “Stop Soros”.
Nel frattempo la cancelliera tedesca ha convocato Orban a Berlino dopo aver ascoltato il presidente del Consiglio italiano Conte. Non è ancora chiaro quando ci sarà l’incontro tra Orban e Merkel, ma probabilmente avverrà prima del vertice del 28 e 29 giugno a Bruxelles.

BOCCIATO IN DIRITTO

AQUARIUS“Toccherebbe al presidente del consiglio dei ministri vigilare sul rispetto delle convenzioni internazionali da parte del Paese che è stato chiamato a governare. Conte non lo ha fatto. Si è piegato al diktat di Salvini contravvenendo ad accordi internazionali e allo spirito costituzionale”. Lo ha detto Riccardo Nencini, segretario del Psi commentando l’evolversi della vicenda della nave Aquarius. “Proprio lui che da anni insegna ai ragazzi la forza del diritto. Se uno, uno solo dei suoi studenti avesse maneggiato il diritto con la sua stessa discrezionalità – ha concluso Nencini – sarebbe stato buttato fuori dalla seduta d’esame”.

Intanto prosegue la traversata dei 629 migranti a bordo della Aquarius e delle navi della Marina italiana che saranno a Valencia tra sabato e domenica. Si registra nelle stesse un nuovo naufragio che sarebbe avvenuto a 20 miglia dalle coste libiche. Lo scrive la Ong Sea Watch sul suo profilo Twitter sottolineando che la nave – che si trovava davanti alla Libia – si sta dirigendo nella zona. Il naufragio, aggiunge la Ong, “ci è stato segnalato da un assetto della Marina statunitense, che ha tratto in salvo dall’acqua 40 persone e conferma 12 cadaveri

Il ministro Salvini riferirà mercoledì in Aula al Senato per rispondere all’informativa chiesta dal capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci. Una vicenda che ovviamente ha riflessi in tutta europa. Attacchi all’operato del governo italiano sono infatti arrivati da più parti. E l’esecutivo prova a respinge le critiche l’Italia: “Le dichiarazioni intorno alla vicenda Aquarius che arrivano dalla Francia – si legge in una nota di Palazzo Chigi – sono sorprendenti e denunciano una grave mancanza di informazioni su ciò che sta realmente accadendo. L’Italia non può accettare lezioni ipocrite da Paesi che in tema di immigrazione hanno sempre preferito voltare la testa dall’altra parte”.  La Francia ha infatti attacco molto duramente l’Italia. Emmanuel Macron ha parlato nella riunione di gabinetto del governo Secondo il portavoce della presidenza, Benjamin Griveaux, il capo dello stato ha denunciato che, secondo la legge marittima, “in caso di difficoltà, i paesi con la costa più vicina” a una nave che lancia una richiesta di soccorso “hanno la responsabilità’ di rispondere”.

La questione migrazione insomma si è arrivata in Europa. Per il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani “è strategica perché è a rischio l’intera Ue, se non si affronta e non si risolve questo problema rischiamo di vedere fallire tutto il progetto”. “La misura è colma, non possiamo più aspettare, perché avremo decine e decine di casi come quelli che stiamo vedendo in questi giorni e con l’estate la situazione peggiorerà. Quindi bisogna intervenire, a breve a medio e a lungo termine”, ha aggiunto. “Prima dell’estate andrò in Niger e poi spero in Libia”.

Sulla stessa linea il commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos: “Nessuno crede” che quanto accaduto con la nave Aquarius “sia solo una responsabilità italiana, maltese o spagnola. E’ una responsabilità europea e richiede una risposta europea”. Così il commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos. “L’incidente dell’Aquarius dimostra che il nostro lavoro non è finito e non lo sarà presto. Dobbiamo essere preparati. Non ci possiamo permettere si ripeta un nuovo 2015, abbiamo bisogno di un approccio comune strutturato, con solidarietà e responsabilità condivisi”.

Chi plaude all’operato dell’Italia è inceve l’Ungheria. Il primo ministro ungherese Viktor Orban, quello del reticolato anti-immigrati per intenderci, ha affermato che che si tratta di “un grande momento che potrebbe davvero portare cambiamenti nella politica europea sulle migrazioni”. La sua prima reazione quando ha sentito la notizia, ha detto, è stata “finalmente!”. È stato “così deprimente”, ha aggiunto, ascoltare per anni che le frontiere marittime dell’Europa non possono essere difese, al punto “che praticamente passa la voglia di vivere”.

Pittella: “Il Psi può dare un contributo al Pd”

“La disfatta elettorale del 4 marzo è stata causata anche da ragioni che vanno oltre i confini italiani. Una globalizzazione non governata, le politiche di austerità, il nodo migranti. Bisogna ora preparare una risposta forte”. Gianni Pittella, senatore del Partito Democratico, già Capogruppo S&D al Parlamento Europeo, risponde a un’intervista dell’Avanti! sulla debacle elettorale del 4 marzo, sulla crisi che attraversa il PSE, sulla possibile unità dei socialisti e sulla fase istituzionale di stallo per la formazione del Governo. “Sarebbe un errore gravissimo se il Pd uscisse dal PSE: bisogna invece allargare i confini alle associazioni che si battono per i diritti civili, ai movimenti anti-austerity e ai movimenti contro Orban e Kaczyński”. Sull’unità dei socialisti aggiunge: “Nel Pd dovrebbero esserci più socialisti e più idee socialiste, mi batterò per questo. Il Psi di Nencini può avere un ruolo importante nel Pd”.

pittellaSenatore Pittella, il 4 marzo gli italiani hanno fatto una scelta precisa. Hanno ‘premiato’ le forze euroscettiche e populiste. Si dice che la sinistra non sia riuscita a interpretare il disagio, i ‘nuovi bisogni’ e che ci sia stato uno scollamento con il suo elettorato storico, la base. Perché? Dove hanno sbagliato il Pd e il centrosinistra?

Quello che è avvenuto nel nostro Paese è già accaduto in precedenza in altre parti del mondo, purtroppo il 4 marzo non abbiamo assistito a fenomeno soltanto italiano. Penso agli Usa, dove c’è Trump, un presidente che nessuno immaginava potesse vincere le elezioni, penso all’esito inaspettato del referendum sulla Brexit nel Regno Unito, penso a Le Pen in Francia che prende percentuali enormi di consenso mentre il Partito socialista francese quasi scompare. Ci sono almeno tre cause che hanno portato alla disfatta del centrosinistra in Italia e non solo.

La prima, una globalizzazione non governata che ha portato grandi vantaggi per alcuni e grandi svantaggi per altri. E gli svantaggiati non sono stati difesi dalle forze progressiste e socialiste non solo italiane, ma europee e mondiali. Seconda, la politica di austerità ha pesato tantissimo, ha creato disoccupazione e un preoccupante crollo imprenditoriale. A tutto questo non c’è stata una capacità di reazione. Soltanto il governo Renzi e il governo Gentiloni sono riusciti, insieme a noi, a mitigare le politiche di austerità applicando l’alleggerimento e la flessibilità del patto di stabilità. Ma non siamo stati capiti. La terza questione è quella dei migranti, che è una questione che incide sul ‘sentiment’ dei cittadini: noi non possiamo rinunciare ai nostri principi, ai nostri valori di accoglienza e solidarietà. Bisogna prendere atto che nella gente c’è un sentimento negativo, perché si tende a identificare nel migrante un potenziale attentatore alla sicurezza, che viene messa in discussione da molti episodi che coincidono, nell’immaginario collettivo, con l’ondata migratoria che c’è stata verso l’Italia e altri paesi del mondo.

Su queste tre questioni bisogna preparare una risposta forte, che sia più ‘appetibile’ per i cittadini. Lo ribadisco: senza mai rinunciare ai nostri valori e alle nostre idee.

Lei faceva riferimento a chi è stato svantaggiato dagli effetti di una globalizzazione non governata, che non sono stati difesi dalle forze progressiste e socialiste anche europee. È un dato di fatto che il Pse stia attraversando una crisi profondissima. Qualcuno, nel Pd, qualche settimana fa paventava l’uscita del Partito Democratico dal PSE per ‘guardare’ a Macron. È questa la risposta giusta?

No, sarebbe un errore gravissimo. Perché il problema di fondo è dare risposte a quelle questioni urgenti di cui parlavo prima. E la risposta non è nell’area liberal che sposa, sul piano economico, ricette liberiste. Con Macron, con il quale ci sono punti di convergenza, si può discutere di europeismo e dell’idea di una più forte integrazione europea. Ci sono però punti divergenti sulle questioni sociali e del welfare, come l’attenzione alle fasce più deboli della società che è la funzione primaria che svolge la sinistra progressista. Quindi, collaborazione sì, senza mai smarrire il nostro campo, la nostra bussola: il campo socialista.

Quel campo dunque va allargato?

Certamente. Non possiamo rimanere chiusi nei recinti storici della ortodossia socialista. Quel campo può sicuramente contenere altre esperienze: penso ai movimenti anti austerity che ci sono in Europa, ai tanti movimenti per la difesa dei diritti civili, penso ai movimenti per battere Jarosław Kaczyński in Polonia e Viktor Orbán in Ungheria. Ci stono tante aree a cui possiamo aprire il nostro Partito socialista europeo ma quello che non possiamo fare è andarcene noi.

Allargare il campo socialista in Europa dunque. E in Italia? Pochi giorni fa si sono riuniti “Lab Dem”, “D&S Democratici e Socialisti” e la Fondazione Saragat per un ‘percorso comune’ nel nome dei valori socialisti. La settimana scorsa il segretario del Psi Nencini si è fatto promotore di un appello a tutti i socialisti dove emergeva la necessità di dar vita ad una “concentrazione repubblicana” socialista, laica, democratica. Continua dunque la diaspora socialista o può davvero nascere un nuovo soggetto politico per combattere destre e populismi?

Io parlo per me naturalmente. Il mio partito è il Partito Democratico. Ma vorrei che fosse più socialista e vorrei che ci fossero più socialisti e più idee socialiste. Quello è il partito nel quale io voglio continuare a lavorare e a battermi per queste ragioni. E lo farò sul tema di un rinnovato socialismo. Oggi più che ieri serve quella grande idea di socialismo, che si traduce nei valori di libertà, equità, uguaglianza. I compagni socialisti nel Psi di Nencini potrebbero svolgere un ruolo importante nel Pd. Non vuole essere naturalmente una interferenza la mia, poiché sono scelte che devono essere maturate in maniera autonoma. Con Tommaso Nannicini, la Fondazione Saragat, Lab Dem vogliamo dire che nel Pd c’è un punto di riferimento autenticamente socialista che vuole e può dialogare con chi sta dentro il Pd e chi sta fuori il Pd ma condivide l’impianto e l’idea di rilanciare una proposta socialista. Per l’Italia e per l’Europa.

Cosa pensa di questa fase di stallo politico e istituzionale e della possibile nascita di un governo giallo-verde?

I cittadini hanno consegnato – seppure a metà – la vittoria a M5S, a Salvini e al centrodestra. È giusto dunque che provino a fare un Governo ma facciano presto per il bene del paese. È una vergogna quello che sta succedendo in queste ore. Continuano a ripetere che sono i campioni della trasparenza e invece stanno conducendo trattative opache, tra l’altro con procedure ai limiti del rispetto Costituzionale e del Presidente della Repubblica. Facciano in fretta, il Paese ha bisogno di un governo. Noi faremo un’opposizione attenta ai singoli dossier e alle singole proposte. Per il bene dell’Italia.