Violenza sui minori: record, in Italia 15 vittime al giorno

violenza minori

È record, in Italia, dei reati sui minori: nell’ultimo anno il numero totale dei bambini vittime di reato – mai stato così alto da un decennio a questa parte, toccando la cifra di 5.383 – ha registrato un +6% rispetto al 2015. E più di due bambini ogni giorno sono vittime di violenza sessuale: parliamo di quasi mille minori che ogni anno nel nostro Paese sono costretti a subire questo abuso. Sono questi i nuovi, allarmanti dati del dossier Indifesa di Terre des Hommes, divulgati oggi a Roma, in occasione della Giornata Onu delle Bambine e delle Ragazze che si celebra l’11 ottobre, alla presenza del presidente del Senato, Pietro Grasso.

Piccole vittime che in prevalenza sono femmine: nel 2016 erano in media il 58%, ma questa percentuale aumenta in tutti i reati a sfondo sessuale. Le bambine sono l’83% delle vittime di violenze sessuali aggravate, l’82% dei minori entrati nel giro della produzione di materiale pornografico, il 78% delle vittime di corruzione di minorenne (bambine al di sotto dei 14 anni forzate ad assistere ad atti sessuali). Colpisce il dato degli omicidi volontari consumati: più che raddoppiati in un anno (da 13 a 21 minori) e il 62% era una bambina o un’adolescente.

Il presidente Grasso ha definito “un colpo al cuore” il dossier di Terre des Hommes. “Le conseguenze di una mancata protezione e promozione del benessere infantile sono pesantissime e si ripercuotono nelle fasi successive della vita, oltre a rappresentare un gravissimo danno alla società. Ogni bambina strappata alla violenza è una speranza di riscatto per tutti noi. Ricordiamolo sempre: le bambine di oggi saranno le donne di domani, abbiamo il dovere di combattere tradizioni, pratiche e comportamenti che negano loro i diritti fondamentali come quello all’integrità fisica e psichica, alla salute, all’istruzione” ha detto Grasso.

La violenza domestica è causa della maggioranza dei reati contro i minori: nel 2016 sono state ben 1.618 le vittime di maltrattamento in famiglia, per il 51% femmine, con un incremento del 12% rispetto all’anno precedente. Cresciuto anche (+23%) il numero di vittime minori di abuso di mezzi di correzione o disciplina (266 nel 2016), ovvero di botte fino ad andare in ospedale e arrivare a denuncia. Pochi i segni meno: i reati più in calo rispetto al 2015 sono gli atti sessuali con minori di 14 anni (-11%), dove però le vittime sono ancora 366 (per l’80% bambine) e la detenzione di materiale pornografico, che segna -12%, con 58 vittime (il 76% femmine).

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), circa 16 milioni di ragazze tra i 15 e i 19 anni e circa 1 milione di bambine sotto i 15 anni ogni anno danno alla luce un bambino. Le complicazioni durante la gravidanza e al momento del parto rappresentano la seconda causa di morte per le adolescenti di tutto il mondo, ha sottolineato Flavia Bustreo, vice direttore generale dell’Oms.

“Nel nostro Paese c’è bisogno di un cambio radicale nella prevenzione della violenza contro le bambine – ha detto Raffaele K. Salinari, presidente di Terre des Hommes – serve un impegno sempre maggiore del Governo per trovare fondi per il contrasto e la prevenzione della violenza di genere che orienti gli interventi sia in Italia che nei Paesi in via di sviluppo”.

Donne, nel mondo il 35% subisce violenza

E’ appena passato il 25 novembre, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Una violenza che segna quotidianamente il percorso di vita di tutte le donne del mondo, senza tenere conto della loro provenienza, della loro cultura, status sociale e religione.

scarpe-donneSulla stima dei recenti dati pubblicati dall’OMS, che si riferiscono a una ricerca effettuata su 141 casi in 81 Paesi, il 35% delle donne del mondo subisce una forma di violenza: nel 30% dei casi questa violenza è inflitta dai mariti e dai partner. Secondo i dati pubblicati dall’ Istat, anche in Italia 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale; quelle straniere nella loro vita hanno subìto violenza fisica o sessuale in misura simile alle italiane (31,3% e 31,5%). Da un più recente studio Istat, a crescere è anche il fenomeno dello stalking: in Italia il 21,5% delle donne in età compresa tra i 16 e 70 anni subisce comportamenti persecutori da parte di un ex partner, mentre lo stalking subito da altre persone è pari al 10,3%, per un totale di 229mila donne.
“La violenza contro le donne non ha colore”, dichiara la coordinatrice del Dipartimento donne delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), Badia Rami, mediatrice culturale e operatrice presso uno sportello antiviolenza per le donne a Ladispoli – Cerveteri ( ASL RMF). “C’è bisogno di maggiore assistenza – prosegue – e soprattutto di maggiore informazione per le donne. Molte vittime in Italia non sanno dove recarsi quando subiscono abusi. Altre si vergognano di ammettere di avere bisogno di assistenza. Dobbiamo unire le forze e le competenze per non lasciarle sole!”.

Se troppo spesso le vittime italiane e straniere sono impotenti dinnanzi agli stupri e alle aggressioni mentali o fisiche che subiscono, uno “scudo di forza” nella prevenzione della violenza è costituito dall’istruzione e dalla conoscenza. A questo proposito, Maria Amata Garito, Rettore dell’Università Telematica Internazionale “Uninettuno”, da anni impegnata in progetti di formazione e cooperazione internazionale che hanno permesso a migliaia di donne di alfabetizzarsi, studiare, laurearsi e qualificarsi professionalmente nel Nord e Sud del mondo, dichiara: “La fragilità dell’uomo odierno è una delle cause delle violenze fisiche e psicologiche sulle donne, che mai come in questo momento iniziano ad emergere come vere forze del cambiamento. Non ci sono delle soluzioni facili a questa fragilità psicologica dell’uomo contemporaneo, ma senz’altro un grande contributo lo forniscono la formazione e l’educazione al rispetto legato ai valori delle differenze di cultura e di genere, già dai primi anni di scolarizzazione”.

Habiba Manaa, coordinatrice del Dipartimento giovani e seconde generazioni delle Co-mai aggiunge: “Quando parliamo di violenza non dobbiamo pensare solo ad una violenza fisica, ma anche psicologica. Come giovane donna ritengo opportuno parlare di questo tema con altri giovani per sensibilizzarli. In futuro mi impegnerò a farlo anche con i miei figli e con i figli altrui. Mi auguro che le Autorità intensifichino la conoscenza delle leggi a favore dei diritti delle donne, migliorandone la tutela”.

L’aiuto alle donne è esteso anche alle immigrate e rifugiate, le quali, come dichiara Sohaila Madadifar, ginecologa presso gli Ambulatori dell’Associazione dei Medici d’ Origine Straniera in Italia (AMSI), necessitano con urgenza di attenzione, cura e assistenza: “È necessario intensificare i servizi a disposizione per l’ascolto e i servizi sanitari, per curare in modo interdisciplinare e inter-professionale le donne immigrate e rifugiate: che subiscono tutti i giorni violenza, nei viaggi che compiono quando lasciano i loro Paesi in modo irregolare. Purtroppo, spesso visitiamo queste donne – incluse le prostitute – solo quando sono alla loro quinta gravidanza: riscontrando che non hanno mai fatto una visita ginecologica o un’ecografia”.
“La violenza sulle donne è un atto infimo, che viene stigmatizzato dall’opinione pubblica”, conclude Martina Oddi, giornalista del movimento internazionale “Uniti per Unire”: “ma nonostante ciò, resta , purtroppo, un fenomeno estremamente diffuso. Nel caso delle donne migranti questa violenza è sistematica, incombe costantemente, durante i loro viaggi della speranza verso una vita migliore. È una violenza perpetuata senza alcuna possibilità di difesa da parte delle donne, che arriva sino alle estreme conseguenze”.
Proprio 2 giorni prima di questa Giornata internazionale del 25 novembre, era giunta la notizie della condanna a 20 anni di carcere per Paolo Pietropaolo, l’uomo di 40 anni che, lo scorso 1 febbraio, aveva fuoco alla sua ex compagna, la 38enne Carla Ilenia Caiazzo, incinta ( condanna, notiamo, anche superiore a quella richiesta dal Pm). Pietropaolo, interdetto per sempre dai pubblici uffici, dovrà pagare 325 mila euro complessivi di risarcimento a titolo di provvisionale alle parti civili: 250mila alla Caiazzo e 50mila alla bimba nata prematuramente subito dopo l’aggressione (mentre altri 25mila euro dovrà versare all’ associazione «La Forza delle donne», costituitasi parte civile nel giudizio). Mentre lo stesso giorno , il 23 novembre, la Cassazione aveva reso note le motivazioni della condanna, sempre a 20 anni di carcere, per Luca Varani, che nel 2013 aveva inviato due sicari albanesi a sfregiare con l’acido l’ex-compagna, l’avvocatessa Lucia Annibali (vicenda, quest’ultima, oggetto della fiction andata in onda, il giorno dopo, su RAI 1). Non possiamo che esprimere soddisfazione per queste scelte della Magistratura: però – proprio come per la lotta alla mafia e al terrorismo – la repressione non è certo sufficiente per eliminare veramente questa piaga sociale.Ci vuole una vera e propria “rivoluzione culturale” per l’uomo d’oggi, nel senso migliore del termine; mentre, aggiungiamo, anche le donne, tra le quali si riscontrano, in Italia e non solo, frequenti comportamenti da stalker, devono interrogarsi sullo stato attuale dei loro rapporti con l’altro sesso.

Fabrizio Federici

Società, paure
e influenza dei media

austriaLa mattina del 16 agosto un uomo di sessant’anni, di nazionalità tedesca, ha ferito in modo grave due persone su un treno diretto a Bregenz, nell’Austria dell’Ovest. Secondo quanto riportato dai media, l’aggressore, che appariva essere in stato confusionale, avrebbe seri problemi mentali. Considerando i fatti recenti e gli attacchi compiuti da singoli individui che nulla hanno a che fare con l’Isis, ci si interroga comunque su quanto le recenti violenze e gli atti di terrorismo possano influire sulla mente di soggetti potenzialmente pericolosi.

L’attuale periodo è caratterizzato da un forte cambiamento sociale, propria o per via della guerra al terrore, ma non solo: l’incertezza economica nell’ultimo decennio è oramai divenuta -paradossalmente- un elemento stabile. Questi due fattori giocano, inevitabilmente, un ruolo fondamentale ed influiscono sulla vita quotidiana di ogni persona. Una propaganda politica fatta d’odio, di barriere e che erroneamente suggerisce il “diritto a difendersi dagli altri con la forza” va inoltre a rompere il senso di multietnicità, solidarietà ed accoglienza che si era stabilito durante gli scorsi decenni.

Come tutti, anche coloro che hanno problemi mentali vengono costantemente “bombardati” dalle informazioni negative che trasmette la società. Questi input, seppure spesso siano impliciti, si tramutano facilmente in odio e aggressività in quei soggetti a rischio. La teoria dell’anomia spiega come i fattori sociali vadano ad influire sull’aumento della criminalità, indicando anche che i periodi di cambiamento infondono confusione e quindi incertezza. Immaginando dunque come possano percepire l’anomia le persone con menti particolarmente labili, si può trarre la conclusione che possano vivere il tutto in maniera decisamente più amplificata, sentendo in modo più forte l’instabilità che si crea.

Riguardo al caso dell’aggressione in Austria, i media hanno specificato che il sessantenne avrebbe attaccato le due persone al culmine di una lite. Questo elemento va a confermare il fatto che la mente dell’aggressore potrebbe aver percepito che le informazioni trasmesse dalla società suggeriscono che, ad oggi, è frequente aggredire per difendere se stessi o le proprie opinioni, a prescindere dal fatto che questo possa sembrare giusto o sbagliato al soggetto dalla mente labile. Infatti, il “bombardamento” mediatico sui fatti analoghi non è d’aiuto alle persone malate di mente, le quali potrebbero avere una propria percezione dei fatti raccontati, che spesso risulta poi essere alterata.

Per queste ragioni una possibile soluzione potrebbe essere quella di limitare alle persone con problemi mentali l’accesso alle informazioni che raccontano di stragi, terrorismo e violenza. Un’alternativa potrebbe essere quella di raccontare loro i fatti suggerendo una chiave di lettura oggettivamente corretta. Questo, però, non è sempre possibile per via del fatto che molte persone con problemi, o con menti particolarmente fragili, sono spesso abbandonate a se stesse, dunque ritorna alla luce il tema del Welfare.

Alessia Malachiti

Calcio. Modello inglese
sempre più lontano

hooligansIn tutto il mondo si costruiscono stadi senza barriere, a Roma il questore ha voluto innalzare quelle esistenti. Parliamo di modello inglese e continuiamo ad adottare quello da terzo mondo. Partiamo dalla filosofia diversa dei due modelli, poi andiamo al dettaglio. L’idea di fondo della signora Thatcher coi suoi provvedimenti post Heysel era quella di tenere i violenti, i cosiddetti hooligans, fuori dagli stadi e riempire gli impianti con famiglie e bambini. Quei provvedimenti non hanno prescritto alcuna limitazione per gli sportivi, non hanno obbligato ad alzare barriere laddove storicamente non c’erano, hanno teso solo a colpire i supposti violenti, con forti repressioni, scioglimenti di gruppi, impossibilità perfino di esporre i loro striscioni, e obbligo, tassativamente fatto rispettare dagli steward, di posizionarsi ognuno nel posto numerato assegnato anche in curva. In Inghilterra non esistono biglietti nominativi e tessere del tifoso.

Oggi gli stadi inglesi sono praticamente tutti esauriti con oltre il 98 per cento di copertura delle capienze. In molti casi, anzi, si studiano soluzioni per renderli ancora più capienti. La pay tv ha vincoli nelle dirette e non esiste come in Italia la messa in onda di tutte le partite, ma solo di quelle degli anticipi e posticipi e di una sola gara il sabato pomeriggio. In Italia è tutto all’incontrario. Si è scelta la strada di non colpire i violenti, ma di tollerarli, militarizzando tutti gli impianti. Si sono introdotti biglietti nominativi e tessere del tifoso, nelle tribune è obbligatorio mantenere il proprio posto numerato, ma nelle curve nessuno controlla nessuno. Tutti i tifosi possono mettersi dove vogliono. E spesso, anche, fare quel che vogliono. In compenso si mantengono barriere tra i settori e tra le gradinate e il campo. Se in Inghilterra un tifoso lancia un oggetto in campo viene immediatamente riconosciuto e arrestato. Se succede in Italia viene squalificata un’intera gradinata. E colpiti anche gli innocenti.

Se un tifoso in Inghilterra entra in campo, viene arrestato e inibito dal tornarci. Se succede in Italia, penso al penoso caso di Genova, con gli ultras che hanno fatto togliere le maglie ai giocatori, vengono innalzate ancora di più le barriere e innestati dei punteruoli. La filosofia degli inglesi è la prevenzione-repressione individuale, quella degli italiani è la prevenzione-repressione generale. La pay tv italiana è ossessiva e senza limitazioni. Vera e comoda alternativa agli stadi, sempre più desolatamente vuoti, che non raggiungono il 55 per cento di riempimento. Da noi, contrariamente all’Inghilterra, si costruiscono o progettano stadi più piccoli. In Italia, ancora a Genova, è stata sospesa una gara della nazionale per la presenza di duemila tifosi serbi armati di ogni oggetto contundente. Questo nonostante i biglietti nominativi, gli steward, i tornelli. I serbi sono potuti entrare senza che nessuno opponesse resistenza. Era forte la paura di un conflitto. Una cosa del genere in Inghilterra non sarebbe mai avvenuta.

Loro sono forti coi forti e deboli coi deboli. Noi, anche in questo, siamo esattamente all’opposto. Per il primo turno di campionato solo l’Udinese si appresta ad inaugurare il nuovo stadio, che passa da 40mila a 25mila. Il Milan vorrebbe passare dagli 80mila di San Siro ai 49mila del Portello, la Roma dai 72mila dell’Olimpico ai 53mila del nuovo stadio, mentre De Laurentis ha annunciato un nuovo San Paolo che passa da 60mila a 41mila. Questo mentre Real Madrid e Barcellona hanno presentato progetti per rendere ancora più capienti il Santiago Bernabeu e il Camp Nou e in Germania tutti gli impianti scoppiano di pubblico con una capienza media di circa 45mila spettatori contro i nostri 22-33mila e un riempimento medio del 93 per cento. Siamo anche sotto la Spagna (75 per cento) e la Francia (69 per cento). Siamo proprio ultimi. Peccato che facciamo finta di non accorgercene…

Mauro Del Bue

Scrive Angioletta Massimino:
L’8 marzo è un giorno
di lotta e orgoglio

Giornata dedicata alla commemorazione delle vittime dell’incendio della fabbrica delle “camicette bianche”, avvenuto in America nel lontano 1911, il 25 di marzo (come ricordato anche nell’unica pubblicazione italiana, di Ester Rizzo: “Camicette bianche. Oltre l’8 di marzo”), ma anche di tutte le Donne che hanno subìto e continuano a subire violenze fisiche e psicologiche, fino all’omicidio.

La manifestazione socialista, svoltasi a Roma in Piazza Montecitorio, è stato il modo in cui le Donne Socialiste hanno voluto manifestare per i diritti delle Donne, per sollecitare il Parlamento ad approvare e finanziare il Piano previsto dal decreto-legge sul femminicidio, in applicazione della Convenzione di Istanbul.

È necessario fermare il femminicidio, fenomeno in aumento nel nostro Paese, attraverso la PREVENZIONE della violenza, PROTEZIONE delle Donne vittime di violenza, certezza delle pene per i colpevoli e POLITICHE di integrazione.

È necessario raggiungere la parità di RETRIBUZIONE e la PARI OPPORTUNITÀ nella rappresentanza.

È necessario, inoltre, rifinanziare la legge contro le mutilazioni genitali femminili e nominare una Ministra per le PARI OPPORTUNITÀ che dia voce al tema dei diritti.

Questi i temi portati all’attenzione di tutti!!

Bisogna anche combattere, però, affinché siano punibili, con certezza della pena, tutte quelle violenze psicologiche che le Donne sono costrette a subire in ambito familiare, che proprio per il fatto siano perpetrate da un familiare, si ritiene abbiano meno rilevanza!!! Questo tipo di violenza, al contrario di quanto si pensi, è terribile e pericolosa quanto quella fisica, o forse anche di più, proprio perché non è subito visibile e identificabile, ma capace di logorare e uccidere psicologicamente la vittima, fino a porla davanti ad un bivio: implodere, usando violenza contro se stessa, ricorrendo al suicidio, o esplodere, usando violenza contro il proprio carnefice.

Il più delle volte la vittima non trova la forza per esplodere, perché già distrutta psicologicamente dal proprio carnefice e, impossibilitata a reagire con forza, sceglie pertanto la prima soluzione perché la più vicina al proprio stato depressivo: implodere!!!

Vorrei proporre, dunque, all’attenzione dei lettori dei temi da affrontare ed approfondire perché la giornata dell’8 marzo non è ancora, purtroppo, una giornata di festa:

– a che punto sono i finanziamenti nelle rispettive Regioni per contrastare complessivamente la violenza alle donne?

– quali le iniziative intraprese, o che stanno per essere intraprese, per porre la questione della violenza alle donne all’attenzione dei cittadini?

Non ritengo ci sia alcunché da festeggiare fino a quando esisterà il problema della violenza sulle Donne, quindi l’8 marzo è da considerarsi “Un giorno di lotta e di orgoglio. Un grido di battaglia contro la violenza, la sopraffazione e la tortura psicologica, da qualsiasi genere esse provengano. Una battaglia di civiltà”.

Si smetta, pertanto, di fare gli auguri alle Donne e si lasci in pace la mimosa sugli alberi, il solo posto dove deve stare!!!

L’8 marzo è una giornata di commemorazione e non di festa!!!

Un tema, questo della violenza sulle Donne, che sta molto a cuore a noi Donne e che impegna giornalmente la testa e il cuore di chi, in quanto Donna, si sente violentata per ogni notizia di violenza su una Donna.

E’ importante che noi tutti ci si interroghi e si rifletta su quella che ormai è diventata una vera “mattanza”, una piaga sociale incancrenita, e tutti insieme dobbiamo assolutamente porvi rimedio, perché da soli siamo tutti piccoli, Uomini e Donne, ma assieme possiamo diventare GRANDI e fare GRANDI cose!!!

Dobbiamo riuscire, in qualunque modo, ad incidere sul tessuto sociale, sia per far sì che si riesca a prendere coscienza della gravità del problema, sia per portare le vittime di violenza a non sentirsi più sole e quindi a trovare il coraggio per condividere il proprio problema, il proprio dolore, la propria sofferenza, arrivando così all’abolizione di retrograde tradizioni e dannosi schemi del passato, legati all’omertà e quindi al SILENZIO.

Il SILENZIO e la cultura del SILENZIO, ammannita per secoli ad intere generazioni, è il problema più grave che abbiamo, specie in Sicilia, e contro cui dobbiamo fortemente lottare. Come disse qualcuno, “l’unica paura che ci è concesso di avere è solo quella di aver paura”.

Il SILENZIO sulle violenze subìte è una gravissima forma di mancanza di rispetto per se stessi, che abilita gli altri, nella loro perversa forma mentis, a continuare a mancarci di rispetto, il che ci rende complici di chi ci fa del male e corresponsabili della violenza subìta.

Il problema, purtroppo, è innanzitutto culturale, in Sicilia e ovunque, e parte sempre da una condizione di subcultura, di violento arcaismo che autorizza lo scempio e la brutalità nei confronti delle donne.

Sarebbe necessario, però, che anche gli Uomini, quelli dotati di un minimo di intelligenza e cultura necessari per avere rispetto delle Donne, si rendessero conto che per primi devono porsi in una condizione di ribellione nei confronti della violenza usata e perpetrata da altri uomini sulle Donne.

Dai signori Uomini ci aspettiamo una presa di coscienza riguardo al degrado in cui l’essere umano di genere maschile sta portando, eticamente, se stesso.

Se all’interno delle famiglie, questi criminali che usano violenza contro un familiare vengono protetti dal resto della famiglia, per paura di affrontare il giudizio dell’opinione pubblica (il cosiddetto “occhio sociale”), e quindi la vergogna, anziché dare giustizia, onore e rispetto a chi la violenza l’ha subìta e magari si ammala per questo, in Italia, e soprattutto in Sicilia, potrà cambiare ben poco.

Certo ne è passato di tempo e di cambiamenti ce ne sono stati rispetto all’evento datato 1965 quando Franca Viola di Alcamo rifiutò, a chi l’aveva rapita, il famoso matrimonio riparatore. Il suo è un nome da non dimenticare: quell’episodio, infatti, si collocò al centro di un decennio in cui si diffuse anche l’idea che la maternità non era un obbligo, ma una scelta.

Questo importante cambiamento fu dovuto al mutamento dei costumi sessuali, al diffondersi degli anticoncezionali, all’inizio della battaglia abortista.

Oggi la volontà, l’impegno, la pertinacia, la lotta per le cause giuste, possono cambiare anche tutto ciò che sembra immodificabile.

E qui in Sicilia l’immodificabilità è una cultura, è un “modus vivendi”, è rassegnazione gattopardesca.

È tempo di finirla, però, con questo modo di pensare e di essere, è tempo di tirare fuori il nostro orgoglio, la nostra dignità, il nostro onore di Donne Siciliane, per batterci da vincitrici per i nostri sacrosanti diritti, primo fra tutti il diritto al rispetto e alla nostra integrità fisica!!!

È tempo di svegliarci e di denunciare ad alta voce tutte le storture, le violazioni dei nostri diritti, le illiceità, le mafiosità, i soprusi, i ricatti, le minacce, le prepotenze, i compromessi propostici!
SVEGLIAMOCI DONNE E DICIAMO BASTA AL SILENZIO!

Le famiglie diventano luogo dove Donne e bambine corrono grandi pericoli, proprio in quell’ambiente che dovrebbe essere il luogo per loro più sicuro.

Per molte, la casa diventa il luogo della paura e della violenza, violenza esercitata da mariti, compagni, padri, fratelli; uomini verso i quali normalmente si dovrebbe poter avere un sentimento di piena fiducia.

Queste Donne vivono una tale sofferenza psicologica e fisica, da renderle incapaci di difendersi, di prendere decisioni, autonomamente, che tutelino loro stesse e i loro figli, ma soprattutto incapaci di chiedere aiuto.

I loro diritti vengono umiliati e le loro vite vengono messe a rischio dalle continue minacce e dalle azioni violente subìte, le loro speranze e il loro futuro compromessi per sempre, le loro vite spezzate.

La violenza, al contrario di quanto si possa pensare, è solo segno di debolezza. Dietro questa violenza c’è spesso una fragilità che non si riesce a riconoscere.

Nella stragrande maggioranza dei casi, c’è un’incapacità di stare nella relazione, di gestire conflitti, solitudini, paure d’abbandono, oppure paura di confrontarsi e di sentirsi inferiori, paure che sfociano in gravi complessi d’inferiorità, che per essere superati si ritiene l’unica strada possibile sia mostrare una propria superiorità fisica, usandola nel modo più basso e infimo possibile: la violenza!

Vorrei citare, a questo punto, i primi due articoli della tanto disattesa “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” (ONU 1948):

ART.1. – TUTTI GLI ESSERI UMANI NASCONO LIBERI ED EGUALI IN DIGNITA’ E DIRITTI. ESSI SONO DOTATI DI RAGIONE DI COSCIENZA E DEVONO AGIRE GLI UNI VERSO GLI ALTRI IN SPIRITO DI FRATELLANZA.

ART. 2. – COMMA 1. – AD OGNI INDIVIDUO SPETTANO TUTTI I DIRITTI E TUTTE LE LIBERTA’ ENUNCIATI NELLA PRESENTE DICHIARAZIONE, SENZA DISTINZIONE ALCUNA, PER RAGIONI DI RAZZA, DI COLORE, DI SESSO, DI LINGUA, DI RELIGIONE, DI OPINIONE POLITICA O DI ALTRO GENERE, DI ORIGINE NAZIONALE O SOCIALE, DI RICCHEZZA, DI NASCITA O DI ALTRA CONDIZIONE.

Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 54/134 con cui scelse la data del 25 novembre per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le Donne, in omaggio alle sorelle Mirabal, che ebbero il coraggio di lottare per la libertà politica del loro paese, la Repubblica Dominicana, opponendosi ad una delle tirannie più spietate dell’America Latina, quella del dittatore Rafael Leònidas Trujillo, giunto al potere nel 1930 attraverso elezioni truccate.

I più fondamentali diritti, quali la vita, la libertà, l’integrità corporea, la libertà di movimento e la dignità della persona, vengono violati giornalmente a discapito delle Donne.

La violenza sulle Donne non è un’emergenza, quindi, ma un fenomeno strutturale in una società che pone Uomini e Donne in una condizione di disparità, dove la Donna è vittima in una situazione di dominio, di possesso e d’inferiorità.

L’Italia è gravemente in ritardo riguardo alla prevenzione, protezione delle vittime e punizione dei colpevoli, infatti è solo di recente che si è giunti alla formulazione di una legge sul Femminicidio, dopo la ratifica della Convenzione di Istanbul.

La violenza sulle Donne va contrastata, soprattutto, con il cambiamento radicale di una cultura e di una mentalità inadeguate, con la rappresentanza appropriata delle Donne in ogni ambito della società, con un uso non sessista delle immagini, con un intervento fermo e repressivo da parte delle Istituzioni nei confronti degli uomini che commettono questi reati.

Diventa perciò indispensabile che il tema venga affrontato, proprio per la gravità che riveste, facendo ricorso a molteplici strumenti, quali programmi di educazione dei sentimenti e formazione sui diritti e doveri di maschi e femmine, azioni positive per l’uguaglianza di genere, l’introduzione di modelli positivi fin dalla Scuola materna.

Il proseguimento e il potenziamento delle buone pratiche realizzate in molte realtà, dovrebbero essere portati a sistema nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, per alleviare e prevenire comportamenti violenti. Necessario risulta, quindi, il mantenimento di risorse per i Centri antiviolenza e i programmi di tutela e reinserimento nella società e nel mondo del lavoro delle Donne maltrattate, nonché il sostegno agli Enti locali e alle numerose associazioni di volontariato, che intervengono quotidianamente.

Per questa ragione le Donne e gli Uomini Socialisti daranno il loro contributo, perché senza una vera partecipazione delle cittadine e dei cittadini alla cosa pubblica avremo sempre una democrazia imperfetta. Non possiamo più stare in attesa di tempi migliori, dobbiamo unirci per organizzare il nostro impegno, iniziando a trasformare le idee in azioni.

Abbiamo bisogno di un linguaggio comune per poter continuare a parlare, pianificare ed agire.

 Angioletta Massimino

 

Il ‘negazionismo’ entra nel codice penale

negazionismoL’Aula del Senato ha approvato, oggi, il disegno di legge sul reato di negazionismo (con 254 voti favorevoli, 8 contrari e 8 astenuti), dopo la complessa trattazione che ha visto il passaggio dalla sede deliberante a quella referente e successivamente il rinvio in commissione giustizia convenuto all’unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo nell’autunno 2013.

Nel testo approvato, il negazionismo è un’aggravante dell’istigazione alla violenza o alla discriminazione razziale, per cui commette reato di negazionismo – punibile con il carcere fino a tre anni – chi, davanti a una folla, nega l’Olocausto e invita a colpire gli ebrei, mentre, se un professore insegna ai suoi alunni che il campo di sterminio di Auschwitz è pura invenzione, può essere censurato moralmente e considerato anche spregevole, ma non è perseguibile penalmente.

Durante il secondo esame da parte della commissione, il testo è stato radicalmente cambiato con l’obiettivo, da un lato, di ovviare alle criticità e perplessità emerse nel dibattito in merito al rischio di introdurre un mero reato di opinione, dall’altro, di elaborare una norma in grado di accogliere le direttive delle fonti internazionali (in particolare la norma quadro dell’UE del 2008), seppur nel rispetto e nella tutela della libertà di espressione.

Il testo originario sul negazionismo rischiava di introdurre un reato di opinione in contrasto con l’articolo 21 della Costituzione che sancisce la libertà di stampa, pretendendo di stabilire per legge una valutazione storiografica, come fosse una “verità di Stato”, che di fatto delegittima la verità storica, che è sempre prodotto di un dibattito critico.

Il fatto che il ddl sia tornato in aula, dopo 14 mesi, dimostra quanto il dibattito sul negazionismo, corrente storica che va al di là del revisionismo, spingendosi a negare la realtà di vicende storiograficamente documentate – in primis la Shoah – sia stato scivoloso, proprio perché, con la prima versione del ddl, si rischiava di introdurre un illecito penale al limite del reato d’opinione. Ma non solo questo perché Carlo Ginzburg, storico di fama internazionale, seppur considerando i negazionisti ignobili da un punto di vista morale e politico e, al contempo, totalmente non ‘provocatori’ sul piano intellettuale, sottolineava l’inammissibilità di una legge che avrebbe imposto un limite alla ricerca scientifica.

Il senatore socialista, Enrico Buemi, Capogruppo Psi in commissione giustizia – intervenendo in discussione generale in aula – ha esplicitato tutti i dubbi che hanno interessato il dibattito sull’approvazione del negazionismo, dichiarando quanto sia doveroso avere “pur nella convinzione assoluta che le vicende di cui stiamo parlando sono accadute nei termini in cui ne è stato scritto, il coraggio di accettare il confronto con altri che facendo una strumentalizzazione per finalità diverse, ne negano l’esistenza storica”. Buemi si è chiesto “se per un’azione di negazione di fatti così evidenti, così gravi, così tragici, a tal punto ammessi ed accettati dalla comunità internazionale, si possa utilizzare uno strumento giudiziario per contrastare attività di modifica culturale, prima che fattuale, di vicende che hanno quella dimensione. Con l’approvazione di un provvedimento e con il richiamo di provvedimenti di carattere giudiziario, non facciamo che un buco nell’acqua, anzi mettiamo su un piedistallo coloro che vogliono strumentalizzare in maniera a loro favorevole queste vicende inconfutabili”.

Il senatore Buemi, che avrebbe preferito sanzioni amministrative e non penali per i colpevoli di negazionismo, ha concluso il suo intervento sostenendo che “non si tratta di essere a favore o contro un provvedimento semplicemente perché si vuole attenuare un’azione di contrasto. La si vuole rafforzare, invece, ma dal punto di vista della sua concretezza quotidiana e non inserendola all’interno di una pagina del codice penale, che prevede già la norma che sanziona l’istigazione all’odio razziale, introducendo un’aggravante specifica che, francamente, io trovo già nel codice penale”. I senatori socialisti, Enrico Buemi e Fausto Guilherme Longo, insieme alla collega del gruppo Per le Autonomie – PSI – MAIE Elena Cattaneo si sono astenuti, mentre il gruppo degli ex-grillini non ha partecipato al voto.

Silvia Anela 

Altri soldati a Ferguson
dopo una notte di caos  

Ferguson-scontri

Manifestazioni e incidenti non solo a Ferguson, nel Missouri, ma in tutti gli Stati Uniti dopo che un Gran giurì, composto da 9 bianchi e tre neri, ha deciso ieri (lunedì) che nel caso di Darren Wilson, il poliziotto che il 9 agosto ha ucciso il diciottenne nero disarmato, Mike Brown, che non c’erano prove sufficienti per un rinvio a giudizio.

Una situazione che non è migliorata dopo che il governatore dello Stato, Jay Nixon, ha annunciato di aver chiesto l’invio di altri soldati della Guardia Nazionale per aiutare a reprimere la più dura ondata di proteste che ha sconvolto il martoriato quartiere di St. Louis dove è morto il giovane nero.
In un tweet, il Governatore ha fatto sapere anche che stava incontrando le forze dell’ordine e la Guardia Nazionale “per assicurarsi che le persone e la proprietà privata sarebbero state protette”.
“La violenza, come abbiamo visto ieri sera non può ripetersi” ha poi aggiunto.
Linea dura dunque dopo l’annuncio di lunedì sera di non incriminare l’ufficiale, Darren Wilson, per la morte di Michael Brown e l’arresto di 82 persone.

La decisione del Gran Giurì che si rincorreva da giorni ha comunque colto di sorpresa la comunità di 21mila abitanti, di cui i due terzi afroamericani mentre il pm si è giustificato dicendo che era stata “fatta un’indagine completa”.

A Ferguson, una dozzina di edifici sono stati dati alle fiamme, macchine della polizia distrutte, con colpi di arma da fuoco come sottofondo e una No-fly zone sulla contea. Altri scontri anche nelle principali città americane. Da New York (tre ponti chiusi a Brooklin), a Seattle, Los Angeles, Chicago, Cleveland, Oklahoma City, Oakland e Pittsburg. A Saint Louis un poliziotto è stato ferito a colpi di pistola.

Il presidente Barack Obama è intervenuto a sorpresa in diretta tv, esortando ancora una volta i manifestanti a protestare pacificamente e invitando la polizia a “mostrare moderazione”. “Non ci sono scuse per la violenza. I progressi non si fanno lanciando bottiglie”, ha proseguito il presidente. Obama che ha però sottolineato come quella di Ferguson sia “una questione che riguarda tutta l’America, una questione reale” e che l’America è un Paese basato “sullo Stato di diritto” e che bisogna “accettare il fatto che questa è stata una decisione del Gran Giurì”.

Il problema infatti è che le leggi sono dichiaratamente a favore della polizia.

 

 

Decreto stadi, testo blindato a Palazzo Madama

Stadi-sicurezzaIniziata alle 19 di questa sera la chiama a Palazzo Madama per il voto di fiducia che l’esecutivo ha posto al Senato sul decreto stadi, già approvato dalla Camera lo scorso 9 ottobre. Prima della decisione del ministro della Giustizia, Andrea Orlando di blindare il testo erano intervenuti i due relatori, Gianluca Susta (Sc) e Roberto Cociancich (Pd) che hanno criticato il fatto che la Camera abbia trasmesso il decreto al Senato a pochi giorni dalla scadenza (il 21 ottobre), il che rende impossibile modificare alcune norme che avevano suscitato critiche anche nella maggioranza, a partire dall’introduzione della pistola elettrica Taser tra le forze dell’ordine.

LE MISURE PREVISTE – Il provvedimento individua disposizioni urgenti per il contrasto all’illegalità e alla violenza durante gli eventi sportivi, soprattutto calcistici, interviene sul fenomeno della migrazione e potenzia la funzionalità del ministero dell’Interno. Tra le principali misure introdotte vi sono l’inasprimento del Daspo (il Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive) che potrà essere anche “di gruppo: il divieto avrà una durata di tre anni in prima battuta, ma salirà a cinque-otto in caso di recidiva. Passibili di Daspo saranno anche coloro che esporranno striscioni che incitino alla violenza, alla discriminazione o all’odio razziale, così come i condannati per rapina, detenzione di esplosivi e spaccio di stupefacenti. E’ prevista inoltre la velocizzazione delle procedure di esame delle domande di asilo, l’avvio della sperimentazione della pistola elettrica (taser) da parte della Polizia, e la possibilità che una quota – variabile tra l’1 e il 3% degli incassi derivanti dalla vendita dei biglietti delle partite – sia destinata a finanziare i costi sostenuti per la sicurezza e l’ordine pubblico. In particolare questa misura ha provocato la rivolta delle società di calcio. Il dl contiene anche misure per contrastare la frode sportiva: prendere parte alla falsificazione del risultato di una gara potrebbe costare fino a nove anni di carcere, soprattutto se il fatto è aggravato da un’alterazione delle scommesse legali.

BUEMI (PSI): ATTIVITA’ LEGISLATIVE DAL GOVERNO – Secondo il senatore socialista Enrico Buemi, la sovrapposizione del governo al lavoro del Senato – dopo quanto accaduto per divorzio breve e responsabilità civile – non rappresenta una novità. “C’è una tendenza ad affermare – ha spiegato il membro della commissione Giustizia – che le uniche iniziative legislative siano quelle del governo. Di fronte a un attacco che arriva da più parti, nel quale si è detto anche che il Parlamento, ma in particolare il Senato, potrebbe stare chiuso anche per sei mesi e nessuno se ne accorgerebbe, poi il risultato è questo. Ormai il concetto prevalente è che l’unico strumento effettivo per governare i paesi non sono i parlamenti, ma i governi”. Buemi ha poi aggiunto che in Commissione Giustizia, “il lavoro, per buona parte, lo avevamo già fatto, a questo punto bisognerà fare i conti col governo, ma l’abbinamento col testo del governo sarà abbastanza agevole, visto che non abbiamo ancora cominciato a votare gli emendamenti”. Il senatore non rinuncia poi a dire la sua sulle polemiche delle ultime ore che coinvolgono il presidente del Senato, Pietro Grasso, che molti vorrebbero mandare alla Consulta, contestandogli un modo autoritario di gestire i lavori d’aula: “Ci sono leggi formali e leggi sostanziali, prassi che diventano legge. Questo ormai vale anche per la Costituzione. E poi da noi al Senato – aggiunge – ormai ci sono le leggi fatte a incarnazione, con un presidente d’aula che incarna la legge non scritta. Il regolamento dice una cosa, ma lui interpreta, applica e innova, spesso richiamando prassi inesistenti”.

Silvia Sequi

Una campagna nazionale contro il femminicidio

Tiamodamorire“Ti amo da morire”, questo il nome del progetto contro il femminicidio presentato in anteprima nazionale lo scorso 14 settembre, in occasione della Festa dei Riformisti organizzata dal Partito Socialista Italiano. Attraverso la responsabile del Terzo Settore, Barbara La Rosa e la referente della Parità di Genere, Rita Cinti Luciani, il Psi ha ufficialmente aderito alla campagna nazionale di sensibilizzazione, ideata nell’estate 2013 da Pasqualino De Mattia, segretario provinciale del Psi di Isernia e Serenella Sèstito, grafica e copy. Continua a leggere

#ledonneresistono:
l’hashtag per sostenere
l’universo femminile

Ledonneresistono«L’idea segue la linea della resistenza, in particolare quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della liberazione di Roma” spiega all’Avanti!  Lorella Muzi, curatrice del progetto #ledonneresistono. «Il nostro intento è quello di popolare la rete di immagini, citazioni e testimonianze di vita per dare valore alle donne che, nel quotidiano, resistono» spiega l’esperta di comunicazione web. «Una bella idea» è stato il commento di Pia Locatelli, deputato socialista e presidente onorario dell’Internazionale Socialista Donne. «Le donne non hanno mai avuto vita facile; ancora oggi nulla di ciò che si è conquistato è per sempre. Bisogna continua a resistere». Continua a leggere