Alleanza Repubblicana: Neofrontismo o “big talk”?

L’appello di Calenda andrebbe per lo meno corretto così come riportato dal Corriere di oggi. Primo: cambiare nome. Fronte repubblicano è respingente poiché evoca la somma del fronte popolare con il fronte antifranchista. Evoca una ispirazione che va dall’antifascismo internazionale degli anni 30 all’antifascismo di Stato del 48 riportata alla situazione odierna. Che niente ha a che vedere con quei momenti. Sarebbe un film d’essai.
Invece, Alleanza repubblicana. Se la tentazione è quella del neo-frontismo : stringersi attorno al PD nel muro contro muro, l’esito sarà peggio del 1948. Alleanza, invece apre e va oltre il PD ormai insufficiente. Un’alleanza che va da estrema sinistra a mondo cattolico.
Secondo: Il “tutti in piazza” va evitato. Revocate le manifestazioni. Abbassiamo i toni. Troppo pericoloso giocare col fuoco. Inoltre il traguardo non deve essere riempire le piazze, ma aprire quella che i laburisti chiamano BIG TALK, una Grande Conversazione organizzata su una proposta di riforma costituzionale che si concluda con l’ istituzione di una Costituente eletta o di una Commissione ad hoc. Il mezzo non ha importanza di principio, ma di utilità.
Su questo strada si riconquista terreno verso gli elettori che si sono rovesciati su Lega e 5*. Non sono metri d’asfalto delle piazze il terreno da riconquistare, ma la coscienza e l edificazione degli elettori.
Lo sbocco. la Costituente secondo un progetto di Grande riforma organica: Presidenzialismo unito al superamento del bicameralismo (non l’uno senza l’altro), federalismo fiscale che allenta i conti dello Stato e libera risorse per l’autonomia e l’autogoverno locale, ristrutturazione del debito estero per ricomprarlo in cambio di un rendimento in minori tasse che sia superiore al tasso di altri titoli esteri. Così riportato man mano il debito a casa, progressivamente si inverte il ciclo negativo della morsa in cui si trova l’Italia. Il sistema bancario ne avrebbe un grande beneficio a vantaggio del risparmio. Una mobilitazione patriottica per togliersi i ceppi ai piedi. Per avere credibilità dobbiamo credere in noi stessi. Questo il senso della iniziale proposta di una Alleanza repubblica fatta dai socialisti (Tra i molti, Formica, Martelli, Intini Stefania Craxi, Zeffiro Ciuffoletti, Mauro Del Bue, Nencini, La Ganga, Spini, Acquaviva, Covatta, la Fondazione Di Vagno, Matteotti, Risorgimento italiano, il neonato Movimento Avanti! ecc) riuniti al Senato Con la Critica e il Salvemini per l’Avanti!: si può ora concretizzare quella proposta nel progetto di un BIG TALK popolare e senza frontiere, un modello adottato nella PREPARAZIONE della campagna per il terzo mandato del governo laburista. Un metodo che è stato utilizzato anche dai governi stessi per ascoltare un rapporto dalla socetà britannica. Con un flusso elettorale di queste proporzioni geologiche, non si sa più in che società viviamo. La tracimazione non rispetta recinti di partito. Una Conversazione Pubblica postrebbe ridare argini alla situazione. Altrimenti alle prossime elezioni si va come alla corrida di Pamplona.
Alle tende del BIG TALK, della Grande Conversazione, nei dibattiti nei quartieri e nei paesi, vanno invitati tutti. Compreso chi ha votato giallo o verde. Così la sinistra riprende un senso e un ruolo di riferimento. Difendere la Repubblica oggi, significa rinnovarla, adeguarla nella crisi politica della Globalizzazione.
Questo il terreno dell’Alleanza repubblicana. Un terreno senza soluzione di continuità con l’Europa.

La Critica Sociale

ANCORA AVANTI!

avanti apre

“L’Avanti! ha dato un contributo fondamentale alla storia di questo Paese. Ora lo stesso lavoro di digitalizzazione andrà fatto pure per MondOperaio che costituisce parte della storia della cultura dell’Italia”. Lo ha detto Ugo Intini in conclusione del convegno di presentazione della digitalizzazione dell’Avanti! dal primo numero, quello del 25 dicembre del 1896, anno della sua fondazione, fino al 1993. Intini, che del quotidiano socialista fu direttore, ha ricordato come la crisi della democrazia nasce anche dalla cancellazione della storia. E la digitalizzazione dell’Avanti! vuole contribuire proprio a questo. A evitare che una parte della storia del nostro Paese venga rimossa e che così possa essere consegnata a una nuova generazione”. La presentazione ufficiale, tenuta presso la Biblioteca del Senato, ha visto la collaborazione dell’Avanti! on line con l’istituto di studi storici Gaetano Salvemini e Critica sociale. Ricco l’elenco dei presenti e degli interventi. Dopo le introduzioni di Marco Brunazzi, dell’istituto di studi storici Gaetano Salvemini, di Stefano Carluccio, della Biblioteca storica di Critica Sociale e dell’Avanti! e di Mauro Del Bue, attuale direttore dell’Avantionline!, ha proseguito il prof. Zeffiro Ciuffoletti, ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Firenze. In sala anche il segretario del Psi Riccardo Nencini. Sono intervenuti inoltre Claudio Martelli, Rino Formica, Stefania Craxi. Presenti i presidenti di varie fondazioni e associazioni. Durante l’incontro si è svolta una breve presentazione della banca dati dell’Avanti!. Presenti Enrico Buemi, Gennaro Acquaviva, presidente dell’Associazione Socialismo, Luigi Covatta, direttore di Mondoperaio. In sala anche Bobo Craxi, Giorgio Benvenuto, Maria Vittoria Nenni, Sergio Zavoli, Ugo Sposetti e Lia Quartapelle.

Il direttore dell’Avanti Online Mauro Del Bue ha ricordato come di recente Renzi abbia scritto un libro dal titolo Avanti. “In risposta – ha detto con una battuta – ho deciso di scrivere un libro dal titolo l’Unità, raccontando le divisioni, le scissioni, le epurazion avvenute nella sinistra italiana dal 1892. Ma l’Avanti! non è un libro, è una storia lunga 120 anni. Voglio ricordare – ha aggiunto – tre prima pagine: il primo numero, con Bissolati direttore, nel Natale del 1896. Un giorno di festa, perché i lavoratori concepissero le feste non solo come riposo ma anche come occasione da dedicare alla cultura e allo studio. L’educazione come giorno fondamentale della crescia del partito”. Il secondo numero ricordato da Del Bue è quello del commento al 2 giugno 1946 con il titolo “Grazie Nenni”. “Il Psi – ha sottolineato Del Bue – è stato l’unico partito della sinistra a fare della discriminante Repubblicana un obiettivo fondamentale”. “In questi anni di celebrazione della Costituzione si dimentica il contributo dei socialisti nella redazione della carta costituzionale che celebra come incontro tra De Gasperi e Togliatti”. Come ultimo numero Mauro Del Bue ha ricordato quello in cui appariva l’articolo di Bettino Craxi sulla necessità della grande riforma. Era l’estate del 1979. “Craxi partiva dalla forma dello Stato e non dalla legge elettorale. Se oggi non comprendiamo che il destino del Paese è legato alla riforma dello Stato non si può capire la natura della crisi attuale. Queste tre prime pagine rappresentano la testimonianza della capacità di anticipazione che il nostro quotidiano ha proposto e diffuso”.

Il prof. Ciuffoletti, nel suo lungo e articolato intervento, ha ricordato come “l’Avanti! eredita la cultura democratica del Risorgimento”. E ha sottolineato il grande lavoro svolto da Gaetano Arfè che con la sua “Storia dell’Avanti!” del 1956 ha ridato slancio e forza all’azione socialista, dopo gli anni bui del frontismo. La politica – ha concluso facendo riferimento alle vicende di oggi – deve avere spessore morale. La democrazia non è un dono che viene dal cielo e noi siamo un paese in cui la democrazia è una conquista recente”.

Claudio Martelli ha affermato che “L’Avanti! digitale ci restituisce intatta, integra, plurale, conflittuale come fu l’opera di civilizzazione compiuta dai socialisti, un’opera immensa dedicata alla vita e alla coscienza di ogni donna e di ogni uomo. Ciascuno saprà approfittarne liberamente secondo i propri bisogni e i propri interessi”. “Nella drammatica crisi che si è aperta – ha concluso Martelli con riferimento al dibattito sul nuovo governo – bisogna unire innanzitutto i socialisti poi i riformisti, moderati e cattolici, per andare oltre e guardare all’Europa fermando l’ascesa dei sovranismi europei. Non c’è speranza senza lotta. Bisogna – ha concluso – difendere il nostro popolo da ciarlatani e avventurieri”.

Dopo l’ex ministro della giustizia è intervenuto Rino Formica che ha ricordato il ruolo dell’Avanti! nelle tre crisi di sistema che il nostro Paese ha attraversato. La prima nel primo dopoguerra quando il giornale socialista fu sempre per la lotta democratica. Poi nel secondo dopoguerra con il sostegno forte alla Costituente e alla Repubblica. Infine la crisi di sistema che si ripeté nel ‘89. “Il metro di Craxi – ha detto Formica – era quello di unire sullo stesso binario le crisi politiche e quelle di sistema. Oggi invece si ripetono gli errori del passato e si affrontano le crisi come fossero solo vicende politiche”. Per Formica una grande battaglia politica va fatta nella riforma della Costituzione non più adeguata ai tempi. Gli stati nazione per Formica devono “cedere sovranità” e quindi serve un “nuovo ordine costituente” per inserire chiaramente la “nostra collocazione internazionale e la natura e i compiti della democrazia rappresentativa. Occorre unire contro il governo dei populisti e dei sovranisti un’ampio fronte repubblicano. Infine un accenno al lavori per il governo: “Mattarella non doveva concedere le ulteriori 24 ore. La questione doveva essere posta rinviando in Parlamento il suo governo neutrale. I due dovevano attendere le decisioni del presidente e non far dipendere le sue scelte dalle piattaforme digitali o da qualche cantina del Veneto”.

Nencini, a margine di lavori, ha parlato della necessità di far diventare l’Avanti! il luogo dove si riuniscono tutti coloro che fanno parte della stessa cultura pur appartenendo a storie partitiche diverse. Poi – ha aggiunto – è vero che l’Avanti era un quotidiano di partito, però ha utilizzato il meccanismo dell’innovazione in maniera decisa. I grandi pittori futuristi si formano sulle copertine dell’Avanti!. Ho trovato pezzi di D’Annunzio che fu candidato nel collegio di Montevarchi. Quindi c’era una attenzione a un mondo di confine a cui veniva dato diritto di cittadinanza”. “Una volta – ha detto ancora – i dibattiti si facevano sui giornali. Ora non si fanno più né sui giornali né in televisione. C’è una frase bellissima e decisamente attuale di Gustave Le Bon, il teorico della psicologia delle masse, che dà questo suggerimento: ‘In campagna elettorale sparatele pure grosse, tanto la folla dimentica’”. Frase che si  presta assai ai nostri giorni.

Daniele Unfer

Avanti!, la presentazione della collezione digitale

Avanti! Progetto On-line della Raccolta Integrale.1896-1993

Avanti! Progetto On-line della Raccolta Integrale.1896-1993

Si terrà il 10 maggio alle ore 15, presso la Biblioteca del Senato – Sala degli Atti Parlamentari, in Piazza della Minerva 38, a Roma – l’evento di lancio della collezione digitale del quotidiano Avanti!, storico organo del Partito Socialista Italiano fondato nel 1896. Il progetto ha visto la collaborazione di: Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, L’Avanti! on line, L’istituto di studi storici Gaetano Salvemini, Critica sociale.

Oltre all’intervento del Segretario del Psi, Riccardo Nencini, ricca l’agenda degli interventi di esponenti del mondo accademico, della politica e del giornalismo che parteciperanno alla presentazione del progetto online della raccolta integrale dei numeri del quotidiano socialista dal 1896 fino al 1993.

Dopo le introduzioni di Marco Brunazzi, dell’istituto di studi storici Gaetano Salvemini, di Stefano Carluccio, della Biblioteca storica di Critica Sociale e dell’Avanti! e di Mauro Del Bue, attuale direttore dell’Avantionline!, si proseguirà con una relazione del prof. Zeffiro Ciuffoletti, ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Firenze. Seguiranno gli interventi, tra gli altri, di Gennaro Acquaviva, presidente dell’Associazione Socialismo, Luigi Covatta, direttore di Mondoperaio, Ugo Intini, ex direttore dell’Avanti!, Claudio Martelli e Rino Formica e dei presidenti di varie fondazioni e associazioni.
Durante l’incontro si svolgerà una breve presentazione della banca dati dell’Avanti! a cura del personale della Biblioteca.

Per consultare il programma cliccare qui

Roma, 9 maggio convegno su Aldo Moro;
Roma, 10 maggio, presentazione della collezione digitale dell’Avanti!

Roma, mercoledì 9 maggio ore 10, Aldo Moro, un assassinio di sistema 

aldo moro

Roma giovedì 10 maggio ore 15 Piazza della Minerva, 38 presso la Sala degli Atti parlamentari. Avanti! Progetto On-line della Raccolta Integrale.1896-1993
Presentazione della collezione digitale.

Roma – Biblioteca del Senato – 
Giovedì 10 maggio ore 15

Introducono

Marco Brunazzi – Vice presidente Istituto di studi storici Gaetano Salvemini

Stefano Carluccio – Direttore Biblioteca storica Critica Sociale

Relazione “Avanti!… Eppur bisogna andare”

Prof. Zeffiro Ciuffoletti – Ordinario di Storia contemporanea (Università di Firenze)

Comunicazioni

Rino Formica, Claudio Martelli, Ugo Intini, Mauro Del Bue

Presiede Carlo Tognoli

Intervengono

Gennaro Acquaviva (Fondazione Socialismo), Giorgio Benvenuto (Fondazione Nenni), Franco Bartolomei, Felice Besostri, Piero Borghini, Enrico Buemi, Marina Campagna Magno (Fondo Matteotti-Magno), Roberto Campo (Istituto Viglianesi), Alessandro Colucci, Francesco Colucci, Luigi Covatta (Direttore MondOperaio), Vittorio Craxi, Ettore Fermi, Ugo Finetti (Direttore Critica Sociale), Walter Galbusera (Fondazione Kuliscioff), Giuseppe La Ganga, Riccardo Nencini, Giuseppe Sarno, Sergio Scalpelli (Centro Internazionale di Brera), Paolo Pillitteri, Caterina Simiand (Istituto Salvemini), Valdo Spini (Presidente AICI).

Gli studenti dei Licei “Tommaso Campanella” di Cosenza saranno presenti e accompagnati dalla Preside, prof.ssa Maria Grazia Cianciulli.

DURANTE L’INCONTRO SI SVOLGERÀ UNA BREVE PRESENTAZIONE DELLA BANCA DATI DELL’AVANTI! A CURA DEL PERSONALE DELLA BIBLIOTECA

Il progetto di digitalizzazione è stato curato dall’Istituto Salvemini ed è stato reso possibile dal contributo di Regione Piemonte – Direzione Regionale Cultura
e Compagnia di San Paolo

avanti! e pur bisogna andar

Seminario di Mondoperaio sulle riforme istituzionali

mondoperaio-2Il direttore e molti collaboratori della rivista Mondoperaio, che negli anni ‘70 fu la prima a mettere all’ordine del giorno la questione delle riforme istituzionali, hanno già preso posizione sul referendum costituzionale con un documento diffuso il 20 maggio, il cui testo riproponiamo di seguito.
Nell’imminenza della consultazione popolare è tuttavia necessario prospettare anche gli scenari che si apriranno dopo l’auspicabile conferma della legge di revisione (che certamente non è esaustiva ed esige anzi interventi ulteriori), e che dovranno registrare una dislocazione delle forze politiche diversa da quella che si è verificata nell’ultimo anno: ed è quello di cui si discuterà nel seminario che si terrà a Roma, il 20 ottobre 2016, alle ore 15 presso l’Hotel Nazionale, piazza Montecitorio 131

Il seminario, coordinato da Luigi Covatta, verrà introdotto da Paolo Pombeni e da
Cesare Pinelli.

Interverranno Giuseppe Bedeschi, Stefano Ceccanti, Riccardo Nencini, Giuliano Urbani, ed inoltre Michele Achilli, Gennaro Acquaviva, Mario Artali, Valentino Baldacci, Luciano Benadusi, Zeffiro Ciuffoletti, Dino Cofrancesco, Simona Colarizi, Giovanni Cominelli, Camillo De Berardinis, Mauro Del Bue, Danilo Di Matteo, Fabio Fabbri, Aldo Forbice, Elisa Gambardella, Vito Gamberale, Marco Gervasoni, Vincenzo Iacovissi, Marino Lizza, Gianpiero Magnani, Giuseppe Mammarella, Pio Marconi, Antonella Marsala, Raffaele Morese, Corrado Ocone, Piero Pagnotta, Pino Pisauro, Marco Plutino, Stefano Rolando, Eugenio Somaini, Celestino Spada.

Il documento di Mondoperaio
Sono passati quasi quarant’anni da quando, sulle colonne di Mondoperaio, si aprì il dibattito sulla riforma della Costituzione. Allora la nostra era una vox clamantis in deserto, anche se già da allora era evidente la necessità di correggere la deriva assembleare in cui era caduto il nostro parlamentarismo.
Fra di noi non mancò chi, sulla scia di quanto sostenuto alla Costituente da Piero Calamandrei, propose addirittura di mutare radicalmente la forma di governo in senso presidenzialista. Ma tutti comunque convenimmo sull’opportunità di rafforzare l’esecutivo e di semplificare il procedimento legislativo, anche sull’esempio di altre democrazie europee che pure avevano adottato la forma di governo parlamentare.
Poi le vicende dei primi anni ‘90 fecero sì che si operasse una cesura nella continuità del sistema politico con una semplice riforma elettorale, prescindendo dalla pur necessaria revisione della Costituzione: ed avere preferito regolare diversamente dal passato i rapporti di forza senza provvedere a regolare di conseguenza i rapporti fra le forze è fra le cause non ultime della crisi politica che stiamo vivendo.
A sanare questo vizio d’origine del nuovo sistema politico, del resto, non sono serviti neanche i velleitari tentativi di mutare la forma di Stato in senso federalista: ed è anzi fra i meriti della riforma che verrà sottoposta a referendum avere corretto le incongruenze che di quei tentativi sono state il frutto. Senza dire che portare nella legislazione nazionale il punto di vista delle Regioni varrà a superare conflitti di competenze che attualmente si affollano davanti alla Corte costituzionale, quando non sfociano addirittura, come è avvenuto di recente, nella convocazione di referendum popolari.
Quanto ai rapporti fra governo e Parlamento, non si può ignorare che oggi, benché il governo non sia così forte come in altri paesi, il Parlamento è sempre più debole: mentre è presumibile che regolando con maggiore chiarezza gli equilibri fra le due istituzioni entrambe si rafforzino, e che il superamento del bicameralismo paritario valga addirittura a spuntare l’arma della questione di fiducia, con la quale sempre più spesso i governi hanno ricattato le due Camere, e che ora nei confronti di una delle due non potrà essere usata, a fronte di obiezioni di merito fondate e sostenute da adeguato consenso.
Non ci sfugge, peraltro, che il testo che verrà sottoposto al giudizio degli elettori non risolve tutti i problemi, e presume anzi ulteriori interventi di adeguamento dell’edificio costituzionale. Ed è auspicabile che essi prendano corpo in un contesto meno condizionato da opportunismi politici di cortissimo respiro come quelli che hanno caratterizzato negativamente l’iter parlamentare della legge di revisione. È anche per sanzionare lo sfrenato politicismo del variegato ed incoerente fronte degli oppositori, del resto, che invitiamo gli elettori a votare Sì. Ma è soprattutto perché con questa riforma
giunge ad un primo approdo un processo che avviammo noi stessi quasi quarant’anni fa.

Luigi Covatta, Michele Achilli, Gennaro Acquaviva, Salvo Andò, Mario Artali, Antonio Badini, Valentino Baldacci, Luciano Benadusi, Achille Bonito Oliva, Domenico Cacopardo, Luigi Capogrossi, Mario Chiti, Zeffiro Ciuffoletti, Dino Cofrancesco, Simona Colarizi, Giovanni Cominelli, Edoardo Crisafulli, Camillo De Berardinis, Mauro Del Bue, Danilo Di Matteo, Fabio Fabbri, Ugo Finetti, Aldo Forbice, Elisa Gambardella, Vito Gamberale, Marco Gervasoni, Giulia Giuliani, Marino Lizza, Nicla Loiudice, Matteo Lo Presti,
Gianpiero Magnani, Giuseppe Mammarella, Michele Marchi, Pio Marconi, Antonella Marsala, Andrea Millefiorini, Matteo Monaco, Raffaele Morese, Ugo Nespolo, Corrado Ocone, Piero Pagnotta, Giuliano Pennisi, Giuliano Parodi, Luciano Pero, Carmine Pinto, Pino Pisauro, Marco Plutino, Paolo Pombeni, Gian Primo Quagliano, Mario Raffaelli, Gianrico Ranaldi, Stefano Rolando, Elisa Sassoli, Eugenio Somaini, Celestino Spada, Tiziano Treu, Bruno Zanardi.

Referendum. Nencini: perché votare sì

Nencini-PsiPrendono vita i Comitati socialisti per il Sì al referendum. Organizzati su base provinciale, aperti a tutti, sostenuti da un manifesto firmato da una quarantina tra intellettuali costituzionalisti, storici, artisti (da Mario Chiti a Pio Marconi, da Tiziano Treu a Beppe Mammarella, Zeffiro Ciuffoletti, Cesare Pinelli, Mario Artali, Achille Bonito Oliva, Marco Gervasoni, Ugo Nespolo, Simona Colarizi e molti altri. L’obiettivo, per il Segretario del Psi Riccardo Nencini, è di 100.000 adesioni entro un mese: “Cercheremo di raggiungere questi numeri attraverso manifestazioni regionali e gazebo socialisti da allestire in tutta Italia, l’11 e il 12 giugno prossimi. Si tratta di un referendum che impone la scelta tra questa riforma e lo stato precedente che per anni abbiamo tentato di cambiare. Non accettiamo la retorica conservatrice del ‘giù le mani dalla Costituzione’, senza considerare peraltro che la Carta è stata modificata ben 35 volte in modo parziale e avventato. Votiamo Sì infine perché una vittoria del fronte opposto acuirebbe inevitabilmente la crisi politica italiana e aprirebbe la strada a nuove avventure rischiose per il nostro Paese”.

Sono 40 anni che si parla di riforme in Italia…

I socialisti già nel anni ’70 aprirono il dibattito sostenendo la necessità di una riforma. Sono passati quasi quarant’anni. Tutti convenimmo sull’opportunità di rafforzare l’esecutivo e di semplificare il procedimento legislativo.

Torniamo ai comitati socialisti.
È da evidenziare che i comitati sono solo nostri. Una parte rilevante di questa riforma riprende contenuti approvati nel nostro Consiglio Nazionale. Una riforma che non è perfetta: noi eravamo per un impianto che desse più poteri alle Regioni. Ma non c’è dubbio che questa riforma cammina nel solco che da Calamandrei in poi ha sempre incrociato la cultura socialista il cui architrave è nel superamento del bicameralismo paritario. Cosa che oggi facciamo. Renzi, parlando di riforme, ha citato Berlinguer. È vero. Ma bisogna ricordare che il Pci si batté sempre contro le grandi riforme e si schierò sempre per il mantenimento dello status quo.

Inizialmente il Psi era per la strada dell’Assemblea Costituente…
Certo. Tanto che durante il Governo Letta la proponemmo e la mettemmo in votazione. Ricevemmo molti applausi, ma solo 3 voti.

L’obiettivo di raggiungere 100mila firme in un mese è molto ambizioso.
Un obiettivo deve sempre esserlo. È un modo per mettersi alla prova. Non bisogna mobilitarsi solo per le elezioni. Questa iniziativa, che si suggella nelle giornate dell’11 e 12 giugno, è l’inizio di una campagna che parte coni il referendum ma che si occuperà anche di altre questioni.

Per esempio?
Come il lavoro che stiamo facendo per eliminare le accise innaturali all’interno delle bollette. Altro esempio il voto ai 16enni per le elezioni amministrative.

Ci sono dei punti della riforma che non ti convincono pienamente?
I consiglieri regionali che sono anche Senatori. Su questo infatti abbiamo presentato emendamenti. Secondo noi il Senato doveva avere un impianto più ispirato al modello tedesco: un Senato delle Regioni più efficace. Ma parte dei nostri emendamenti è stata recuperata e assorbita nel testo.

Non trovi sia un errore trasformare il voto in un referendum su Renzi?
La personalizzazione della politica è sempre un errore. Ma gli italiani capiranno che tenere assieme Brunetta, che prima aveva siglato il patto del Nazareno per poi rinnegarlo, e i grillini, è un connubio nocivo per chi lo propone: una coalizione degli opposti che non sarà in grado di dare risposte politiche all’esito referendario.

E la minoranza del Pd?
Nessuno mi toglie dalla testa che parte del Pd vuole destabilizzare l’esecutivo. Ma in questo caso l’onere della prova per dimostrare che non è così, è a carico loro.

Due giorni fa la querelle sui partigiani nata dalle parole della Boschi. Che ne pensi?
Alcuni partigiani voteranno No, moltissimi altri invece diranno Sì al referendum costituzionale. Vanno rispettate tutte le posizioni. Ho ricevuto un diploma ad honerem dalla sezione dei partigiani di Firenze. Ma io non ho fatto la resistenza sono nato dopo. Ecco: immagino che il ministro Boschi volesse riferirsi a questo, perché vedo che nel movimento ci sono le opinioni più diverse. Mario Artali, Presidente della Federazione Italiana Associazioni Partigiane, ha firmato l’appello. È la dimostrazione che non ci sono tifoserie, ma scelte libere e individuali. Dobbiamo solamente rispettare le opinioni di tutti.

Critiche si sono levate anche sulla legge elettorale. E i socialisti hanno chiesto delle modifiche.
Abbiamo presentato un ddl per modificare l’Italicum. E penso che sia un tema che possa entrare in agenda dopo il referendum. Se ci sono le condizioni affinché se ne parli prima tanto meglio.

Elezioni amministrative. Quali le prospettive delle liste socialiste?
Abbiamo presentato liste nei 4/5 dei comuni in cui si vota: è la smentita più netta a chi sosteneva che il nostro simbolo non ci sarebbe stato. E penso che in alcune delle grandi città in cui si andrà al voto, la nostra presenza sarà decisiva per il centrosinistra.

Daniele Unfer

PERCHÉ SÌ

Il primo presidente della Repubblica italiana, Enrico De Nicola firma la Costituzione

Il primo presidente della Repubblica italiana, Enrico De Nicola firma la Costituzione

Prendono vita i Comitati socialisti per il Sì al referendum. Organizzati su base provinciale, aperti a tutti, sostenuti da un manifesto firmato da una quarantina tra intellettuali costituzionalisti, storici, artisti (da Mario Chiti a Pio Marconi, da Tiziano Treu a Beppe Mammarella, Zeffiro Ciuffoletti, Cesare Pinelli, Mario Artali, Achille Bonito Oliva, Marco Gervasoni, Ugo Nespolo, Simona Colarizi e molti altri. L’obiettivo, per il Segretario del Psi Riccardo Nencini, è di 100.000 adesioni entro un mese: “Cercheremo di raggiungere questi numeri attraverso manifestazioni regionali e gazebo socialisti da allestire in tutta Italia, l’11 e il 12 giugno prossimi. Si tratta di un referendum che impone la scelta tra questa riforma e lo stato precedente che per anni abbiamo tentato di cambiare. Non accettiamo la retorica conservatrice del ‘giù le mani dalla Costituzione’, senza considerare peraltro che la Carta è stata modificata ben 35 volte in modo parziale e avventato. Votiamo Sì infine perché una vittoria del fronte opposto acuirebbe inevitabilmente la crisi politica italiana e aprirebbe la strada a nuove avventure rischiose per il nostro Paese”.

Sono 40 anni che si parla di riforme in Italia…Nencini-Psi
I socialisti già nel anni ’70 aprirono il dibattito sostenendo la necessità di una riforma. Sono passati quasi quarant’anni. Tutti convenimmo sull’opportunità di rafforzare l’esecutivo e di semplificare il procedimento legislativo.

Torniamo ai comitati socialisti.
È da evidenziare che i comitati sono solo nostri. Una parte rilevante di questa riforma riprende contenuti approvati nel nostro Consiglio Nazionale. Una riforma che non è perfetta: noi eravamo per un impianto che desse più poteri alle Regioni. Ma non c’è dubbio che questa riforma cammina nel solco che da Calamandrei in poi ha sempre incrociato la cultura socialista il cui architrave è nel superamento del bicameralismo paritario. Cosa che oggi facciamo. Renzi, parlando di riforme, ha citato Berlinguer. È vero. Ma bisogna ricordare che il Pci si batté sempre contro le grandi riforme e si schierò sempre per il mantenimento dello status quo.

Inizialmente il Psi era per la strada dell’Assemblea Costituente…
Certo. Tanto che durante il Governo Letta la proponemmo e la mettemmo in votazione. Ricevemmo molti applausi, ma solo 3 voti.

L’obiettivo di raggiungere 100mila firme in un mese è molto ambizioso.
Un obiettivo deve sempre esserlo. È un modo per mettersi alla prova. Non bisogna mobilitarsi solo per le elezioni. Questa iniziativa, che si suggella nelle giornate dell’11 e 12 giugno, è l’inizio di una campagna che parte coni il referendum ma che si occuperà anche di altre questioni.

Per esempio?
Come il lavoro che stiamo facendo per eliminare le accise innaturali all’interno delle bollette. Altro esempio il voto ai 16enni per le elezioni amministrative.

Ci sono dei punti della riforma che non ti convincono pienamente?
I consiglieri regionali che sono anche Senatori. Su questo infatti abbiamo presentato emendamenti. Secondo noi il Senato doveva avere un impianto più ispirato al modello tedesco: un Senato delle Regioni più efficace. Ma parte dei nostri emendamenti è stata recuperata e assorbita nel testo.

Non trovi sia un errore trasformare il voto in un referendum su Renzi?
La personalizzazione della politica è sempre un errore. Ma gli italiani capiranno che tenere assieme Brunetta, che prima aveva siglato il patto del Nazareno per poi rinnegarlo, e i grillini, è un connubio nocivo per chi lo propone: una coalizione degli opposti che non sarà in grado di dare risposte politiche all’esito referendario.

E la minoranza del Pd?
Nessuno mi toglie dalla testa che parte del Pd vuole destabilizzare l’esecutivo. Ma in questo caso l’onere della prova per dimostrare che non è così, è a carico loro.

Due giorni fa la querelle sui partigiani nata dalle parole della Boschi. Che ne pensi?
Alcuni partigiani voteranno No, moltissimi altri invece diranno Sì al referendum costituzionale. Vanno rispettate tutte le posizioni. Ho ricevuto un diploma ad honerem dalla sezione dei partigiani di Firenze. Ma io non ho fatto la resistenza sono nato dopo. Ecco: immagino che il ministro Boschi volesse riferirsi a questo, perché vedo che nel movimento ci sono le opinioni più diverse. Mario Artali, Presidente della Federazione Italiana Associazioni Partigiane, ha firmato l’appello. È la dimostrazione che non ci sono tifoserie, ma scelte libere e individuali. Dobbiamo solamente rispettare le opinioni di tutti.

Critiche si sono levate anche sulla legge elettorale. E i socialisti hanno chiesto delle modifiche.
Abbiamo presentato un ddl per modificare l’Italicum. E penso che sia un tema che possa entrare in agenda dopo il referendum. Se ci sono le condizioni affinché se ne parli prima tanto meglio.

Elezioni amministrative. Quali le prospettive delle liste socialiste?
Abbiamo presentato liste nei 4/5 dei comuni in cui si vota: è la smentita più netta a chi sosteneva che il nostro simbolo non ci sarebbe stato. E penso che in alcune delle grandi città in cui si andrà al voto, la nostra presenza sarà decisiva per il centrosinistra.

Daniele Unfer