giovedì, 2 Luglio, 2020

Taglio al cuneo fiscale. A luglio aumento della busta paga

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Pensioni
IN ARRIVO A LUGLIO LA QUATTORDICESIMA
Quattordicesima pensionati 2020: a chi spetta e quando arriva? La pensione del mese di luglio sarà di importo più alto, ma non per tutti.
Soltanto i pensionati che rispettano determinati limiti di reddito hanno diritto alla quattordicesima, che viene pagata insieme al cedolino della pensione. La data prevista è il 1° luglio 2020, sia per chi ha l’accredito in Posta che per chi riscuote la pensione in banca.
Quali sono i pensionati che hanno diritto alla quattordicesima nel 2020 e qual è l’importo e la data di pagamento elargita quest’anno?
La quattordicesima mensilità sarà corrisposta dall’Inps sulle pensioni che non superano i limiti di reddito fissati annualmente. Sono proprio le condizioni reddituali, tra le altre, l’elemento fondamentale per determinare l’importo della mensilità aggiuntiva percepita sulla rata della pensione.
Per capire quanto ciascun pensionato avente titolo prenderà come quattordicesima bisogna utilizzare i seguenti parametri: reddito; anni di contributi; tipologia di pensionato (autonomo o dipendente).
Tra i requisiti da rispettare per aver diritto alla quattordicesima per l’anno 2020 i pensionati dovranno innanzitutto verificare quelli relativi al reddito.
La quattordicesima pensionati 2020 è erogata come di consueto secondo specifiche regole di calcolo su importi e requisiti sia di natura anagrafica che reddituali.
Con il rateo pensionistico di luglio, circa tre milioni e mezzo di pensionati italiani riceveranno la quattordicesima mensilità.
L’importo varia tra 336 e 665 ero, a seconda del reddito e degli anni di contributi versati.
Platea
Ne hanno diritto tutti coloro che sono in pensione da lavoro privato, pubblico e autonomo, che abbiano compiuto 64 anni di età e il cui reddito personale annuo complessivo non superi di due volte il trattamento minimo.
Importi
I pensionati con redditi fino a 9.894,69 euro annui, ovvero circa 760 euro al mese per 13 mensilità avranno una somma pari a 437 euro se hanno fino a 15 anni di contributi, a 546 euro se hanno da 15 a 25 anni di contributi e a 655 euro se hanno oltre 25 anni di contributi.
I pensionati che hanno una situazione reddituale compresa tra 9.995 euro e 13.192,92 euro riceveranno una somma variabile tra 336 euro (se hanno fino a 15 anni di contributi) e 504 euro (con più di 25 anni di contributi).
Ai pensionati che hanno tra i 15 e i 25 anni di contributi verranno corrisposti 420 euro. Importante, Per i pensionati da lavoro autonomo si considerano tre anni di contributi in più rispetto ai dipendenti.
Cosa accadrà a luglio
A partire da luglio 2020, peraltro, si tornerà alla normalità anche per quanto riguarda il calendario del pagamento delle pensioni. I trattamenti previdenziali, infatti, saranno erogati tutti lo stesso giorno, e non si ricorrerà più al sistema dei pagamenti anticipati né verranno scaglionati gli accrediti nell’arco di diverse giornate.
Questo significa che, a meno di modifiche dell’ultima ora a causa di nuove evoluzioni della situazione Covid-19, i beneficiari riceveranno la propria pensione il primo giorno bancabile del mese, senza distinzioni tra chi riscuote il trattamento sul proprio conto bancario, chi si reca in posta o chi è titolare di un Conto BancoPosta, di un libretto di risparmio o di una Postepay Evolution.
La data attesa dai pensionati sarà quindi mercoledì primo luglio: a partire da quel giorno, chi di norma va a ritirare il proprio assegno in posta potrà recarvisi regolarmente. Sempre dal primo luglio, i pensionati potranno ottenere il proprio pagamento anche in un ufficio postale diverso da quello ordinario, mostrando il proprio documento di riconoscimento e fornendo il proprio codice fiscale.

Pensioni
REQUISITI BLOCCATI PER IL BIENNIO 2021-2022
L’Inps ha bloccato l’aumento dell’età pensionabile prevista per adeguamento alla speranza di vita Istat che era previsto per il 2021/2022 con la circolare numero 19/2020.
Fino alla fine del 2022, quindi, non ci saranno variazioni sostanziali ai requisiti di accesso prefigurati per ogni forma di pensione. Ma cosa succederà dal 1 gennaio 2023? Da quella data, sempre che non intervenga un nuovo blocco, il requisito anagrafico pensionabile sarà adeguato alle stime di vita dell’Istat.
Cosa accadrà dal 2023
Per il biennio 2021-2022 l’Inps ha bloccato l’aumento dell’età per andare in pensione. I rilevamenti Istat pubblicati nel mese di ottobre 2019 hanno registrato un incremento della speranza di vita della popolazione minimo, quindi pari a zero, ai fini dell’adeguamento dei requisiti pensionistici. La circolare numero 19/2020 “rende noto che, a decorrere dal 1° gennaio 2021, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici adeguati agli incrementi alla speranza di vita non sono ulteriormente incrementati, così come stabilito dal decreto 5 novembre 2019 del Ministero dell’Economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali”.
Questo significa che i lavoratori che hanno maturato i contributi e l’età per la quiescenza nel biennio 2021-2022 non avranno nulla da temere e vi potranno accedere senza alcun problema. Dal 2023 ci sarà un aumento del dato anagrafico pensionabile richiesto adeguato alla stima di vita dell’Istat.
Come funziona l’aumento dell’età pensionabile
Si ricorda che la legge Fornero ha introdotto la regola di una valutazione periodica (triennale fino al 2019 e poi biennale) dell’incremento della speranza di vita a cui ricollegare l’età per essere ammessi al trattamento di vecchiaia, ai fini di un contenimento della spesa pensionistica su livelli sostenibili a lungo termine. La Legge di Stabilità 2017 è poi intervenuta modificando il metodo di confronto con gli anni precedenti e stabilendo che eventuali adeguamenti in negativo non siano applicati direttamente ma conguagliati con successivi aumenti.
L’incremento, fissato dunque ogni biennio dalla riforma Fornero del 2012, prevede che l’età delle pensioni oggi subisca un incremento di 3 mesi ogni 2 anni.
L’innalzamento dell’ età pensionabile a 67 anni è scattato il 1 gennaio 2019 e sarebbe in vigore fino alla fine del 2020. Con il nuovo decreto sarà valido anche nel biennio 2021-2022. Una nuova valutazione sarà effettuata per il biennio 2023-2024 e il requisito, secondo la legge potrà lievitare al massimo di 3 mesi, arrivando quindi a 67 anni e 3 mesi tre mesi.
Quali sono i requisiti attuali
Ad oggi, i requisiti per accedere alla pensione sono: pensione di vecchiaia ordinaria: 67 anni di età con 20 anni di contributi; pensione di vecchiaia contributiva: 71 anni di età ed almeno 5 anni di contributi; pensione anticipata contributiva: 64 anni di età e 20 anni di contributi.

Il taglio al cuneo fiscale
AUMENTO IN BUSTA PAGA A LUGLIO
Il Decreto Rilancio ha preservato alcune misure legate al reddito, come il bonus Renzi e l’agognata sforbiciata al cuneo fiscale, cosicché nella busta paga di luglio molti lavoratori italiani si troveranno un aumento della parte netta dello stipendio.
La platea interessata
Il taglio del cuneo fiscale si applica a partire dal primo luglio 2020 ai lavoratori dipendenti con reddito fino a 40mila euro, mentre da gennaio 2021 il beneficio resterà solo per coloro che guadagnano fino a 28mila euro. Questo ovviamente stando alla legislazione vigente, poiché nel frattempo è maturata l’ipotesi di una complessiva riforma fiscale che revisioni l’attuale sistema di detrazioni Irpef (crisi da Coronavirus permettendo).
Il risparmio fiscale va nella busta paga del lavoratore in forma Piena per coloro che guadagnano da 8mila a 28mila euro (1.200 euro all’anno, 600 nel 2020 perché si parte da luglio) e si riduce per i redditi più elevati, fino ad esaurirsi a 40mila euro. Per chi guadagna fra 28mila e 40mila euro, come detto, il bonus si applica soltanto quest’anno.
Calcolo bonus
Occorre considerare l’intero reddito imponibile da lavoro dipendente. I lavoratori che percepiscono il bonus Renzi – coloro che guadagnano fino a 24mila 600 euro lordi all’anno – non sommano le due agevolazioni, ma riceveranno solamente la differenza fra i due sgravi. Questi lavoratori già percepiscono i famosi 80 euro al mese (960 euro l’anno) se hanno reddito inferiore a tale tetto, mentre il bonus si riduce fino ad azzerarsi a quota 26mila 600.
Come evidenzia il sito delle piccole-medie imprese pmi.it, in considerazione del fatto che il nuovo bonus è pari a 100 euro al mese, coloro che guadagnano fino a 26mila 600 euro aumenteranno il bonus Renzi di 20 euro al mese, fra i 26mila 600 e i 28mila euro l’incremento sarà fino a concorrenza di 100 euro al mese, mentre sopra questa cifra sarà pieno (pari a 100 euro al mese) perché appunto riguarda coloro che non sono stati ricompresi nel precedente bonus Renzi.
E’ evidente che al momento – al di sopra dei 28mila euro – il risparmio fiscale, e il conseguente aumento in busta paga, sono previsti solo nel periodo che va dal primo luglio 2020 al 31 dicembre 2021. Questo, “in vista di una revisione strutturale del sistema delle detrazioni fiscali”.
La riforma Irpef dovrebbe essere volta a “stabilizzare la misura in favore della platea dei percettori di redditi di lavoro dipendente e assimilati”. L’intenzione del Legislatore, dunque, andrebbe verso la stabilizzazione anche per questi lavoratori, ma nell’ambito di una più progressiva riforma del sistema fiscale. Che, tuttavia, dovrà fare i conti con numeri di bilancio stravolti dalla crisi in atto, i cui effetti nel tempo non sono ancora prevedibili.

Carlo Pareto

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