mercoledì, 24 Luglio, 2019

Taglio assegni d’oro, ricorsi e precisazione dell’Inps

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Tridico
CON “VISITINPS” LAVORO PREGEVOLE
“Grazie a quanti hanno lavorato a questo progetto e al professor Garibaldi che ha contribuito in questi anni al lavoro pregevole realizzato con VisitInps. Anche io nel corso della mia attività accademica per un periodo di tempo sono stato affascinato dallo studio delle istituzioni pubbliche, e comprendo l’interesse che si può sviluppare”. Così si è espresso il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, nel corso del suo intervento all’evento Inps ‘I big data nella pubblica amministrazione’, in cui tra l’altro si è parlato dell’integrazione delle basi dati amministrative Inps nel programma VisitInps, di cui era presente il responsabile scientifico, Andrea Garibaldi.

Ma Tridico ha sottolineato anche come la “Direzione centro studi e ricerche dell’Inps sia stata riconosciuta come ente di ricerca da Eurostat. “E’ una grande soddisfazione e io ne sosterrò lo sviluppo”.

Per Andrea Garibaldi, responsabile scientifico di VisitInps “il grande obiettivo di VisitInps è stato quello di mettere a disposizione dei ricercatori italiani una fonte unica che sono i dati amministrativi e, quindi, le storie lavorative di tutti noi, di tutti i lavoratoti italiani, di tutti i pensionati per cercare di rispondere ai problemi strutturali dell’economia italiana. C’è stata una grande visione iniziata nel 2015 con l’ex presidente dell’Inps Tito Boeri per cercare davvero di mettere a disposizione i gig data della pubblica amministrazione sia ai policy makers che ai ricercatori”.

Per Garibaldi tanti sono i risultati raggiunti in questi anni da VisitInps: “Abbiamo avuto -ha detto- quasi 400 domande di partecipazione da giovani ricercatori in Italia e nel resto del mondo. E poi abbiamo avuto più di una volta la possibilità di presentare i risultati delle nostre ricerche sia sul Jobs act che sugli immigrati ai direttori generali dei ministeri, ai policy makers, e questo è molto importante”.

E sulla valutazione positiva di Tridico per VisitInps ha commentato: “Ringrazio -ha affermato Garibaldi- il presidente Tridico per le parole di apprezzamento del programma. Io auspico che il programma continui, e sembra che le parole di Tridico vadano in questa direzione. Naturalmente si può sempre fare di meglio e di più. Si può allargare -ha concluso- a potenziali temi di ricerca e metodologie, ma l’idea che se un ricercatore ha una buona idea può accedere ai migliori dati del nostro Paese credo che sia una cosa importante e vada portata avanti”.

E ha conferma di questo auspicio, da Massimo Antichi, della direzione centrale studi e ricerche dell’Inps è arrivata la disponibilità dell’Istituto a fare un passo avanti sul tema delle banche dati. “Noi siamo pronti -ha rimarcato- a gestire un grande data center pubblico, magari in partnership con Banca d’Italia. Ma si deve rivedere la normativa sulla privacy, noi siamo un ente pubblico e non possiamo essere trattati dal Garante alla stessa stregua di un soggetto privato come Facebook”.

Secondo Antichi si potrebbe “fare come in Germania, dove se un ricercatore ha necessità di avere accesso a dei dati pubblici fa una semplice richiesta, motivata a livello accademico e può avere accesso ai dati. Qui questo non avviene, anzi. E, invece, si potrebbe fare con un soggetto pubblico come Inps a fungere da gestore, e con la previsione naturalmente di controlli e sanzioni nel caso di abusi”.

E, infine, Guido Romano ha raccontato il contributo portato da Cerved al progetto. “Noi abbiamo apportato a VisitInps -ha spiegato- un patrimonio di dati che riguardano i bilanci di tutte le società di capitali italiane. E’ un patrimonio di dati importanti, perché combinati con gli altri dati contenuti in VisitInps consente ai ricercatori di fare una serie di analisi approfondite”.

Per Romano “VisitInps per la pubblica amministrazione è fondamentale perché così si riescono a prendere le decisioni sulla base di dati cosiddetti ‘data driven'”.

A nostro parere VisitInps, ha continuato Romano, è importante “per il nostro impegno di responsabilità sociale che portiamo avanti. Poi l’approccio open innovation è un approccio in cui noi crediamo. Terzo ci vogliamo far conoscere dalla pa, finora non siamo mai entrati in questo mercato in modo convinto ma adesso lo vogliamo fare. Secondo noi l’open innovation può essere un’occasione di sviluppo per la pa”, ha concluso.

Taglio assegni d’oro
PRECISAZIONI INPS
La legge di bilancio 2019 prevede la riduzione, a decorrere dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2023, delle pensioni di importo complessivamente superiore a 100.000 euro lordi l’anno.

Con la circolare Inps del 7 maggio 2019, n. 62 l’Istituto fornisce le istruzioni applicative per la determinazione della riduzione e le relative istruzioni contabili.

I trattamenti pensionistici interessati saranno ridotti in base alle seguenti aliquote percentuali:

15% per la quota di importo da 100.000,01 a 130.000,00 euro;

25% per la quota di importo da 130.000,01 a 200.000,00 euro;

30% per la quota di importo da 200.000,01 a 350.000,00 euro;

35% per la quota di importo da 350.000,01 a 500.000,00 euro;

40% per la quota di importo eccedente i 500.000,01 euro.

Sono escluse da queste disposizioni le pensioni di invalidità, i trattamenti pensionistici di invalidità, i trattamenti pensionistici riconosciuti ai superstiti e a favore delle vittime del dovere o di azioni terroristiche.

Cida
RICORSI CONTRO TAGLIO ASSEGNI D’ORO
“Siamo sommersi da telefonate di pensionati preoccupati che ci chiedono spiegazioni: l’annuncio della partenza del taglio delle cosiddette pensioni d’oro porterà una valanga di ricorsi”. Lo ha detto ad Adnkronos/Labitalia, Mario Mantovani, presidente della Cida, dopo l’annuncio ufficiale da parte dell’Inps che da giugno prende il via il taglio delle ‘pensioni d’oro’ prefigurato dalla Legge di Bilancio. La circolare dell’Istituto di Previdenza, pubblicata di recente sul sito web del’Inps, ricorda come “a decorrere dal 10 gennaio 2019 e per la durata di 5 anni i trattamenti pensionistici diretti complessivamente eccedenti l’importo di 100.000 euro lordi su base annua sono ridotti di un’aliquota percentuale in proporzione agli importi dei trattamenti pensionistici”.

Un provvedimento che trova in totale disaccordo la Cida, Confederazione nazionale dei quadri, dirigenti e alte professionalità che riunisce le federazioni rappresentative dei vari settori. “Innanzitutto – ha spiegato Mantovani – da un punto di vista degli effetti sulle finanza pubbliche, si tratta di un provvedimento inutile: i pensionati colpiti sono in realtà molto pochi, circa 35.000, pari allo 0,22% dei pensionati totali. Dunque, dal taglio delle pensioni d’oro il ricavo lordo per lo Stato, ottenuto moltiplicando le stime del numero di pensionati per la media delle classi di importo annuo lordo della pensione, è modesto, soprattutto se si considera che si tratta, appunto, di pensioni lorde”.

Mantovani ha aggiunto: “Al netto, il ricavo per le finanze pubbliche si riduce a poco più di 120 milioni l’anno che, con molta probabilità, produrranno costi ben maggiori per lo Stato a seguito dei numerosi ricorsi”.

Dunque, ha riassunto Mantovani: “Taglio pesante per gli interessati, inutile per il bilancio pubblico”. Secondo i calcoli elaborati da Cida, infatti, un pensionato che riceve un trattamento pensionistico annuo lordo di 130.000 euro, sui 30.000 eccedenti il massimale dei 100.000 euro, si troverà un taglio del 15%, ossia 4.500 euro lordi. Con un assegno di 350.000 euro dovrà invece contribuire per 67.000 euro, somma delle aliquote applicate sui tre scaglioni che compongono la sua rendita previdenziale lorda; con una prestazione di quiescenza pari a 700.000 euro, la riduzione sarà pari a 199.500.

Quello che, secondo il presidente Cida, sta facendo il governo è piuttosto “operare per avere un effetto mediatico: tagliare le pensioni più alte (non d”oro’) adesso è come dire ‘stiamo lavorando contro le ingiustizie’ e guarda caso la misura parte proprio poco prima delle elezioni europee, con un timing perfetto”.

Ma è “proprio un messaggio sbagliato perché – ha precisato Mantovani – quelle pensioni sopra i 100.000 euro sono in gran parte frutto di contributi regolarmente versati e sono state erogate in virtù di regole in vigore, di un impegno che lo Stato si è assunto nei confronti dei contribuenti. E che ora non rispetta”.

Al di là degli aspetti economici, ci ha tenuto a sottolineare Mantovani “il fatto che in Italia si facciano regole, leggi e poi non si mantengano non giova per niente alla reputazione del nostro Paese: è un fatto che genera sfiducia nei cittadini, nelle aziende, negli investitori internazionali”. In una parola “ci rende un Paese meno credibile”.

Mantovani ha comunque fatto sapere che Cida “come già avvenuto con altri provvedimenti tentati sulle pensioni alte, è pronta a partire coi ricorsi”.

Ricorsi “che seguiranno la strada nei Tribunali ordinari, dopodiché se qualche magistrato ravviserà nella norma un qualche profilo di incostituzionalità, sarà chiesto un parere alla Corte Costituzionale”. “Sappiamo che i tempi non saranno brevi, ma non possiamo transigere su questioni di principio così rilevanti”, ha concluso il presidente di Cida.

Rottamazione ter
C’E’ TEMPO FINO A OTTOBRE
La rottamazione ter è un successo senza fine. Entro il termine del 30 aprile sono state presentate più di 1,7 milioni di domande (compreso il saldo e stralcio), di cui 1,5 milioni sono state catalogate mentre le restanti 200.000 devono ancora essere verificate. Poi ci sono i risultati del condono sulle micro cartelle, che raggiunge quota 5 milioni. A questi numeri andranno aggiunti quelli delle richieste che arriveranno in seguito alla riapertura dei termini per aderire al condono, che dovrebbe arrivare fino a ottobre. E’ già tutto pronto, ha assicurato il sottosegretario al ministero dell’Economia, Massimo Bitonci: ”Abbiamo pensato e scritto un emendamento, da presentare al decreto legge crescita, che prevede una riapertura termini abbastanza breve”. Il nuovo termine, ha spiegato, potrebbe arrivare ”fino a ottobre, in modo da chiudere prima di novembre”. Ovviamente bisogna pensare ai contribuenti che non sono riusciti a presentare la domanda per aderire alla sanatoria a causa, sostengono i commercialisti, di problemi informatici. Nell’attesa della riapertura dei termini queste persone potrebbero subire delle azioni esecutive e, magari, vedersi sequestrare la macchina o pignorare una quota dello stipendio o della pensione. Nessun problema: per chi aderisca alla nuova pace fiscale la norma dovrebbe prevedere ”che ci sia la sospensione delle procedure in corso”, Ha precisato Bitonci. Il condono che sarà messo in campo entro la fine di giugno dovrà ricalcare quello appena terminato; quindi ”non potrà ricomprendere l’anno 2018”. Il tema, però, ”potrà essere ripreso nel 2020, con almeno una anno di riscossione alle spalle”, ha detto Bitonci. Anche i termini per corrispondere le rate dovranno essere gli stessi, quindi invece dei 5 anni a disposizione prefigurati dalla normativa attuale si dovrebbero avere 4 anni e mezzo. L’annuncio della nuova rottamazione avviene mentre sono ancora in corso i calcoli della sanatoria appena chiusa. Sono state presentate più di 1,7 milioni di domande (compreso il ‘saldo e stralcio’). Il dato è ”molto buono, superiore alle aspettative”, ha commentato il direttore dell’Agenzia delle entrate, Antonino Maggiore. I valori ”sono allineati alle prime due” rottamazioni. Un successo del genere dimostra che la ”maggiore dilazione ha avuto un vero appeal”. Le domande ‘catalogate’ fino a oggi sono circa 1,5 milioni, a cui vanno sommate altre 200.000 richieste di cui non sono ancora stati verificati i requisiti. Concentrando l’attenzione sui dati lavorati, risulta che sono state presentate 1,2 milioni di istanze per aderire alla rottamazione delle cartelle ‘targate’ tra il 2000 e il 2017, di cui quasi mezzo milione sono state presentate agli sportelli e più o meno la stessa cifra è arrivata attraverso i canali web. La ripartizione geografica delle richieste inviate telematicamente mette in evidenza che al primo posto si classifica la Lombardia, che da sola totalizza oltre un quinto del totale (110.179). Il saldo e stralcio, cioè la sanatoria dedicata a chi è in difficoltà, rappresenta circa un quinto del totale delle richieste inoltrate (277.621).

Carlo Pareto

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