lunedì, 14 Ottobre, 2019

TAGLIO DELLA DEMOCRAZIA

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Una riforma a cui il Psi ha votato in modo contrario. Così come ha detto il presidente del partito Riccardo Nencini intervenendo su facebook. “La democrazia – sono le parole del senatore socialista – costa più delle dittature. Se al taglio dei parlamentari non si collega una riforma delle funzioni delle due Camere e una legge elettorale proporzionale, saltano i cardini della rappresentanza dei cittadini in parlamento. Una buona ragione per votare no”.

Il voto in aula alla Camera ha visto con 553 voti favorevoli e soli 14 voti contrari, l’approvazione della Riforma Fraccaro.

Il passaggio di oggi nell’Aula della Camera per il disegno di legge costituzionale sulla riduzione dei parlamentari è il quarto. Si tratta quindi dell’ultima lettura prevista dal procedimento di revisione costituzionale. Perché la riforma, che riduce i deputati a 400 dai 630 attuali ed i senatori a 200 dagli attuali 315, sia definitivamente approvata viene richiesta la maggioranza assoluta dei componenti dell’Assemblea, pari a 316 voti. La discussione generale sul provvedimento è stata conclusa nella seduta di ieri. Oggi, dunque, si sono svolte solo le dichiarazioni di voto e la votazione finale

Una riforma vuota. Un piccolo pezzo sganciato da un disegno complessivo delle istituzioni, appoggiato da gran parte del mondo della politica per andare incontro al consenso facile che si ottiene attaccando il palazzo. Un modo per dare risposte semplici e ad affetto a problemi complessi e delicati come gli assetti istituzionali, Anche chi fino a ieri era contrario a questa riforma ha oggi cambiato idea e la sostiene anche se con sfumature diverse. Un sostengo figlio dell’accordo di governo che ha dato vita al Conte bis.

“Tagliare il numero dei parlamentari senza un ridisegno complessivo delle istituzioni – dichiara in una nota il vice segretario nazionale del Psi, Vincenzo Iacovissi – assomiglia ad una scatola vuota. Non è un errore in sé ridurre la composizione delle Camere – continua – ma lo diventa se a questa misura non si accompagna una riforma complessiva dell’assetto costituzionale che renda più efficiente il processo decisionale del Paese. Senza una revisione del bicameralismo paritario, senza meccanismi di stabilizzazione della durata e dell’azione dei Governi, senza un riordino delle competenze tra Stato e regioni, senza una nuova logica di funzionamento della pubblica amministrazione, la mera diminuzione di 345 seggi parlamentari non consentirà alcun passo in avanti per ammodernare il sistema. A ciò si aggiunga che sacrificare spazi di rappresentanza senza adeguati contrappesi non è mai un bene per la democrazia”.

“Ecco perché – conclude il vice segretario PSI – sarebbe stata auspicabile, piuttosto, una discussione più ampia e approfondita, perché le riforme istituzionali devono servire al futuro del Paese e non ad assecondare istinti di demagogia e populismo privi di una chiara visione delle cose. Se poi l’unico obiettivo era risparmiare, sarebbe stato più facile e rapido ridurre le indennità di deputati e senatori”.

“Il taglio dei seggi – aggiunge Bobo Craxi – non è una Riforma Istituzionale ma una concessione al mainstream della demagogia reazionaria anti-parlamentare. Mi meraviglio degli eredi dei Partiti Costituzionalisti della Sinistra”.

Luigi Iorio, membro del consiglio nazionale de Psi parla di “errore storico”. “Secondo la riforma – aggiunge – i deputati passerebbero da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. Il rapporto tra eletti e popolazione sarebbe tra i più bassi d’Europa. Dal punto di vista del risparmio? Cifre insignificanti. Solo 64 mln di euro in un Paese che nell’ultimo anno ha visto il debito pubblico crescere di circa 34 mld”. “Fumo negli occhi. Dimezzare le indennità avrebbe avuto più senso. Stiamo assistendo inermi al taglio della democrazia, un atto antiparlamentarista e propagandista con il solo fine di accontentare la sete di populismo degli elettori a 5 stelle. A proposito, ma perché nel 2016 al referendum sul superamento del bicameralismo paritario e taglio dei parlamentari i grillini votarono no? Misteri della Casaleggio & associati. Di questo passo, dopo aver amputato le province, diminuito le assemblee legislative, se il popolo vorrà potremmo anche chiudere il Parlamento. La politica non può indietreggiare, la politica accompagna i processi, gli spiega, porta al ragionamento il popolo. Assecondare la follia 5 stelle per via della “governite” a tutti i costi avrà ripercussioni future che pagheremo a caro prezzo in termini di democrazia”.

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1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Se la riduzione dei membri del Parlamento si configura come un atto “figlio dell’accordo di governo che ha dato vita al Conte bis”, come troviamo qui scritto, non si capisce perché il PSI abbia ritenuto di dover appoggiare la nascita del nuovo Esecutivo, visto che non condivideva tale scelta, ossia la riduzione in discorso (sembrerebbe una contraddizione)..

    Al riguardo, ci si potrebbe forse sentir rispondere che il PSI non conosceva i termini dell’accordo giallorosso, ma se fosse realmente così vi sarebbe stata una ragione in più per non votare a favore dell’allora nascente Governo, perché sarebbe stata una sorta di fiducia espressa per così dire al “buio”, oppure “a scatola chiusa” per dirla in altro modo.

    Non mi sembra poi priva di logica la tesi secondo cui “tagliare il numero dei parlamentari senza un ridisegno complessivo delle istituzioni assomiglia ad una scatola vuota”, come sosterrebbe il vice segretario nazionale del Psi, ma a questo punto, io credo, andava formulata una proposta, ancorché di massima, sul come si vorrebbe detto ridisegno.

    Credo, in buona sostanza, che il Psi avrebbe dovuto concepire ed avanzare una proposta riguardante “un disegno complessivo delle istituzioni”, includendovi semmai il proposito di “ridurre le indennità di deputati e senatori” – quanto a contenimento della spesa pubblica – unitamente a quello di ripristinare le Province nella veste di un tempo.

    Paolo B. 10.10.2019

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