sabato, 22 Febbraio, 2020

Taranto, il “miracolo” dei Delfini di Taras al largo dell’eco mostro Ilva

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Taranto, città dei due mari e città avvelenata dallo stabilimento Ilva, “il siderurgico” come lo chiamano da quelle parti. Secondo i dati forniti dall’Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti, l’Ilva riverserebbe sulla città ionica il 92% delle emissioni di diossina prodotte in Italia, “regalando” alla città che Quinto Orazio Flacco raccontava essere «Quell’angolo di mondo più d’ogni altro m’allieta», il triste primato per inquinamento industriale insieme a Cop?a Mic?, in Romania e alla cinese Linfen.

LA CITTA’ SOTTO IL MARE – Ma c’è un’altra città che vive e scorre a fianco dell’ecomostro, silenziosa e discreta, una città che ci racconta una storia diversa, fatta di rispetto per la natura e di impegno quotidiano per la salvaguardia dell’ambiente e del territorio. Una città che Vittorio Pollazzon, istruttore di sub e presidente dell’associazione Mondomare intervistato dall’Avanti!online, descrive attraverso i fondali sottomarini e l’incontro con i suoi abitanti: cernie, polipi, stelle marine e tante forme di vita che non sfuggono alla meraviglia e allo stupore di chi ha occhi pieni di meraviglia e passione per il mare. Percorsi ricchi di storia dal grande valore naturalistico pieni di tracce che rivelano il presente e il passato della provincia che affaccia sul Mar Jonio.

Vittorio come è nata la tua passione per il mare?

Tutto è iniziato quando ho deciso di iscrivermi al corso di laurea triennale di Maricoltura a Taranto: nell’ambito del corso si doveva andare sott’acqua a fare delle fotografie. È così che mi sono avvicinato al mondo, per me sconosciuto, delle immersioni e mi ci sono appassionato sempre di più, fino ad intraprendere la carriere subacquea e a diventare istruttore. Poi con dei colleghi di Università fondammo una cooperativa che si occupava di ricerca ambientale. Ma viste le difficoltà dovute all’assenza di fondi, l’esperimento si concluse e fu allora che fondai la scuola di immersioni con l’idea però di continuare con l’impegno per l’ambiente e la promozione del territorio.

Come siete riusciti a conciliare le due cose?

In questi anni abbiamo rilasciato più di 1000 brevetti, ma il tema dell’educazione ambientale è rimasto sempre centrale per noi, per questo abbiamo cercato di trovare nella scuola un veicolo per promuoverla. Contemporaneamente non abbiamo tralasciato nemmeno il nostro interesse principale, cioè l’attività ricerca, lo studio e la promozione del territorio.

Che tipo attività avete promosso?

Come dicevo abbiamo dovuto trovare la maniera di conciliare attività lavorativa e ricerca perché trovandoci ad operare in un territorio dissestato è difficile reperire fondi per portare avanti questo tipo di progetti. Proprio portando in giro i turisti in barca abbiamo avuto l’opportunità di censire, quotidianamente, le Stenelle, dei piccoli delfini che vivono stanziali nell’area di mare compresa fra Taranto e Ginosa marina. Così è nato il documentario “I delfini di Taras” che racconta proprio della vita di questa colonia di cetacei, fra i più comuni nel Mediterraneo che si nutrono di
pesci azzurri e molluschi e che stanno scomparendo dalle nostre coste. Grazie alla regia di Carmelo Fanizza e Ivano Morelli e all’impegno della squadra il documentario parteciperà ad una rassegna di cortometraggi documentari sul mare e sulla natura a Roma e ad un concorso in Francia.

Il delfino è il simbolo della città, il mito fondante racconta di Taras, figlio di Poseidone, che arriva a Taranto a cavallo proprio di un delfino. Che significato ha per voi raccontare dei Delfini di Taras?­­

Il delfino fa parte della storia di Taranto e se questa colonia è riuscita ad arrivare fino a noi passando attraverso 2000 anni di traversie rimanendo a fianco della città, dalle leggende fino alla realtà di oggi, allora questo è per noi un segnale. Vuol dire che la natura non ci ha abbandonato, vuol dire che dobbiamo andare avanti e cercare di migliorarci. I Delfini sono il simbolo della natura che resiste.

Cosa credi che si debba fare per promuovere una nuova cultura dell’ambiente e del territorio?

Presto uscirà un libro, edito da Scorpione, che ho scritto raccontando la città e le sue ricchezze ambientali attraverso le immersioni. Taranto dovrebbe convertirsi in un territorio che metta al centro sue risorse naturali come accade in altre località. È un fatto di scelte culturali: nelle scuole abbiamo cercato di risvegliare nei giovani la passione per il mare e molti studenti si sono dimostrati entusiasti, hanno fatto tante proposte. Ma viviamo in una città dove si sono fatte scelte, negli anni passati, che non sono andate in questa direzione. Ancora molte persone vivono di Ilva e altre attività che non  valorizzano il mare e l’ambiente.

Roberto Capocelli

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2 commenti

  1. Fabio Lapponi on

    Ciao, grazie Vittorio per l’impegno e Roberto per racontarci queste esperienze. Da tarantino amante del mare un in bocca al lupo.

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