sabato, 26 Settembre, 2020

EXIT STRATEGY PER IL GOVERNO

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L’opposizione parla di telenovela, fatto sta che sulla Tav non si è ancora trovata una soluzione. Grillo ha minacciato Di Maio, sostenendo, come se fosse il ‘Don Rodrigo’ dei ‘Promessi sposi’ di manzoniana memoria, che ‘questa Tav non s’ha da fa’. Che ci sia un dibattito all’interno del governo italiano, con posizioni differenti, lo ribadisce anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria che allo stesso tempo riafferma la sua apertura sulla linea ferroviaria Torino-Lione dicendo: “Io spero in un’evoluzione positiva. Del resto c’è una legge su questo e per cambiare ci sarebbe bisogno di un’altra legge, ma non credo sarà cosi”.

Il premier Giuseppe Conte, il mediatore che cerca di tenere in piedi il governo, ieri ha detto che sta studiando bene il dossier sulla linea ferroviaria Torino-Lione sulla quale sta per arrivare un supplemento di analisi sui costi e benefici per l’Italia, come fatto sapere dal professor Marco Ponti, l’esperto chiamato dal ministro Toninelli ad analizzare una trentina di opere pubbliche.

Il supplemento di analisi non è stato voluto dal presidente del Consiglio, che tra l’altro non ha aperto a nessuna ipotesi di mini-Tav, come sottolineato sia da palazzo Chigi che dal Mit.

Dalla presidenza del Consiglio, in una nota, è stato precisato: “Il Presidente Conte non ha mai anticipato nessun giudizio, mentre ha sempre ribadito e ancora ribadisce che verrà presa, nella massima trasparenza, la migliore decisione possibile nell’interesse esclusivo del Paese e dei cittadini all’esito dello studio attento del dossier e del confronto politico che ne conseguirà”.

Anche il Mit, poco prima, con una nota aveva precisato: “L’ulteriore supplemento della analisi costi benefici sulla linea Tav Torino-Lione, che riguarda solo la parte italiana del tunnel di base e la tratta nazionale, è stato prodotto dal gruppo di lavoro del professor Ponti su uno specifico input giunto non dalla Presidenza del Consiglio, ma dal Mit e solamente per lo scrupolo di voler dare un ulteriore riscontro al dibattito che si era creato intorno al metodo della analisi. Come ammesso dagli stessi autori, che il Ministero ringrazia per lo sforzo ulteriore, questo contributo si basa su una impostazione che in qualche modo distorce il corretto fondamento della analisi originale. Il risultato è comunque molto negativo, circa -2,5 miliardi nello scenario realistico, peraltro con una incidenza nettamente inferiore delle mancate accise incassate dallo Stato, e ciò nonostante si considerino i costi dell’investimento al netto dei fondi Ue che, tuttavia, arriveranno eventualmente in massima parte solo a consuntivo. La bozza di questo supplemento è stata consegnata alla Struttura Tecnica di Missione del Ministero soltanto nella giornata di ieri e sarà regolarmente pubblicata dopo il vaglio di conformità da parte della medesima Struttura”.

Anche il ministro Danilo Toninelli ha ribadito la propria posizione sulla Tav come esponente del M5S, un no senza alcun pregiudizio. Toninelli, a margine della visita ad un cantiere sulla superstrada Milano-Lecco, ha detto: “Può anche servire. Sono felice se dopo il 2070 servirà, ma io sono ministro delle Infrastrutture e Trasporti e vi rendete conto cosa potrebbe accadere se muore una famiglia perché crolla un altro ponte? Io mi sentirei responsabile, anche se dal punto di vista giuridico non lo sono, perché avrei potuto impegnare le risorse del Tav per fare la manutenzione a quelle strutture. Sinceramente non voglio che questo governo si senta responsabile. La Tav ormai mi fa sorridere, perché è diventata un’ossessione giornalistica. Voglio chiarire una volta per tutte: l’unica analisi costi-benefici esistente e gli unici dati scientifici provati dicono che i costi ammontano da un deficit di 7 miliardi fino a un massimo di 8. Questo supplemento di studio che è stato fatto sul Tav e che non riguarda l’Italia non è scientifico: come si può scorporare un camion che passa da un tunnel italiano, o tedesco o francese? I numeri vanno analizzati scientificamente. Siccome noi vogliamo essere totalmente trasparenti e chiari, abbiamo aggiunto un supplemento che gli stessi tecnici hanno definito non scientifico ma lo abbiamo aggiunto per aiutare il dibattito ed è risultato enormemente negativo anche questo esito. Nessuno può dire che esiste un’altra analisi dei costi, ce n’è una sola, ma abbiamo dato materia per un dibattito. Ma che senso ha un’analisi se non è scientifica? Me lo chiedo anch’io, ma vogliamo che si sappia tutto e quindi diamo anche dati non scientifici… delle supposizioni, delle ipotesi”.

Intanto la capogruppo Pd in commissione Trasporti, Raffaella Paita, ha fatto sapere: “Presenteremo una mozione di sfiducia per Toninelli che ha bloccato i cantieri in tutta Italia, ha preso in giro gli italiani e per essere stato di fatto commissariato. Il 3 febbraio (1 mese fa) Di Maio aveva definito la minitav una ‘super cazzola’. Oggi, apprendiamo che Conte (Mascetti?) sposa la linea minitav dettata dalla Lega. Un progetto che non esiste. Nulla di più assurdo e falso. Nuove approvazioni, ripristino dei lavori già fatti, perdita di finanziamenti, imprese in ginocchio, lavoratori lasciati a casa e tanto tempo perso per salvare la faccia al governo dopo che il M5S ha straperso le regionali. Da questa vicenda emerge una sola certezza: Toninelli deve dimettersi, per avere detto che lo scavo non era mai iniziato salvo poi dal suo ministero scrivere che ci sono già diversi km scavati del tunnel di base oltre ai 25 km di gallerie servizio. Ha mentito o è incapace, per avere dato il via libera ai bandi solo ora grazie alla lotta della società civile e politica di tutta Italia ma dicendo che tanto ha sei mesi per revocarli. Allora perché non li ha pubblicati quando a settembre poteva farlo? Sta giocando sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini con continui rinvii, la sua analisi costi benefici come abbiamo sempre detto è inaffidabile e ha fatto perdere tempo e credibilità al paese. Adesso anche Conte la sconfessa, la mini tav non esiste: è lo stesso progetto già approvato. Salvini mente o è incapace e Toninelli se ne deve andare se decide Salvini anche le bugie da dire agli italiani”.

Intanto, se entro questo mese non si fanno i bandi di gara per il proseguimento dei lavori, si perderanno i finanziamenti dell’Unione europea.

I fondi per la manutenzione delle infrastrutture già esistenti si trovano in altri capitoli del Bilancio dello Stato e c’entrano ben poco con la Tav. Dunque è falso sostenere che il risparmio sulla Tav può liberare risorse da impiegare in altre opere come vorrebbe far credere il ministro Toninelli ed il M5S. In realtà, vengono meno opportunità di lavoro e di sviluppo per il paese.

L’unica categoria che teme la Tav sono gli autotrasportatori che paventano la perdita di profitti per la maggiore efficienza e competitività del trasporto ferroviario.

Ma come si suol dire: ‘il diavolo fa le pentole ma non i coperchi’. Ci sarebbero le penali da valutare che sono state escluse dall’analisi fatta fare dal ministro Toninelli. L’avvocatura dello Stato le ha calcolate in 1,7 miliardi: scioglimento dei contratti in corso per servizi d’ingegneria e lavori (tra 130 e 400 milioni), e del trattato internazionale (16-81 milioni), rimborso delle spese sostenute dalla Francia (400 milioni), restituzione dei fondi già versati dall’Unione europea (535 milioni), più fondi Ue che la Francia perderebbe (297 milioni).

Il conto finale è presto fatto: l’opera ha un saldo negativo di 3,5 miliardi, ma comporta penali per 1,7, costi di adeguamento del Frejus per 1,5 e di chiusura dei cantieri per 400 milioni, per un totale di 3,6 miliardi. Se poi si dovesse decidere di realizzare solo il tunnel internazionale, e sfruttare l’attuale linea sul versante italiano, il quadro diventerebbe ancora più vantaggioso.

Ecco il conto che potrebbe fornire al governo l’exit strategy sulla Tav. Adesso, il premier Conte dovrebbe sciogliere le riserve.

Salvatore Rondello

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