lunedì, 17 Giugno, 2019

TAV, IL GOVERNO NON DECIDE

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Ieri sera a Palazzo Chigi c’è stato il vertice sulla Torino-Lione, tra i presenti il premier Giuseppe Conte, i due vicepremier Di Maio e Salvini e il ministro dei Trasporti Toninelli. Con loro ci sono stati anche i tecnici convocati da Conte. Assente Marco Ponti, coordinatore del gruppo di lavoro voluto dal ministro Danilo Toninelli per analizzare il dossier Tav. Al posto del professore ordinario di Economia applicata del Politecnico di Milano c’è stato il collega Francesco Ramella.
Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, arrivando a Palazzo Chigi, alla domanda se questa sera si decide, si uscirà con un sì o con un no alla Tav, ha risposto: “Stasera il forse non c’è… . Il treno è più sicuro, costa meno e inquina meno, su questo non c’è nessuno che mi possa far cambiare idea”. E ancora, replicando a una domanda su cosa gli hanno detto i tecnici incontrati oggi al Viminale, il vicepremier ha replicato: “Mi confermano che costa di più non farla che farla”.

Intanto, da fonti di via Bellerio, si apprende: “La Lega partecipa alla riunione di questa sera con spirito costruttivo e di confronto, favorevole alle opere per lo sviluppo del paese. Sì alla tav, disponibili a modifiche del progetto purché non sia tradito lo spirito iniziale. Si alla via parlamentare o alla consultazione dei cittadini per una soluzione positiva per il Paese”.
La Tav è ancora al centro del dibattito politico. Il presidente del Consiglio ha detto: “Per quanto riguarda la Tav, siamo in dirittura d’arrivo, nel percorso finale, quello politico. Oggi c’è stata la prima riunione politica, abbiamo iniziato l’analisi costi benefici. Domani sera riunione con i tecnici a oltranza. Credo una scelta entro venerdì. Siccome prenderemo la scelta migliore per i cittadini, ovviamente il governo non rischia. Mi batterò perché non sia trascurato alcun aspetto per una decisione corretta”.

Conte prova dunque a rimettere ordine nella questione dopo le diverse fughe in avanti. Richiamando Lega e M5s, ha detto: “Rispetto le posizioni della Lega e del M5s, ma sarò garante che queste posizioni pregiudiziali non pesino sul tavolo. Partiremo dall’analisi costi-benefici. Posso garantire che prenderemo una decisione per tutelare l’interesse nazionale e che in questa fase non ci sarà nessuna interlocuzione con la Francia”.
Lasciando Montecitorio, il vicepremier, Matteo Salvini, ha detto di aspettarsi dal vertice di mercoledì la decisione finale sulla Tav. Ai cronisti che gli chiedevano se fosse preoccupato di una possibile crisi di governo come paventato dai 5S, Salvini ha risposto: “Assolutamente no. Sono tranquillissimo”.

Intanto, secondo quanto si apprende al termine della conferenza dei capigruppo di palazzo Madama, saranno discusse giovedì 21 marzo in Aula al Senato le mozioni di sfiducia al ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli per la condotta tenuta sulla Tav. Al momento sono state depositate la mozione del Pd e quella di FI. Mentre FdI non presenterà una mozione autonoma ma è intenzionato a votare sì alle dimissioni del ministro.

La Lega affida dunque la soluzione al premier, confidando nelle sue capacità di mediazione, come aveva fatto ieri Salvini.
Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, dopo il vertice del governo, ha detto: “Stiamo lavorando per la soluzione migliore partendo da dati oggettivi. La soluzione è nelle mani del presidente Conte, le posizioni di partenza sono note. Siamo fiduciosi che si risolverà tutto per il meglio”.

Le opposizioni vanno all’attacco. Nicola Zingaretti, il neosegretario del Pd, sugli esiti del vertice di governo, ha detto: “E’ l’arroganza di una maggioranza parlamentare che per gestire il potere non vuole ammettere di non essere portatrice di una visione del futuro dell’Italia, ci sta rendendo ridicoli e paghiamo un costo enorme come sistema Paese. Se non sono capaci si dimettano”.
Mara Carfagna, vice Presidente della Camera e deputata di Forza Italia, ha scritto: “Il Governo riunito in conclave sulla Tav, mentre i terremotati aspettano. L’Istat conferma la recessione tecnica e la disoccupazione giovanile aumenta. Va bene che è martedì grasso, ma la sfilata delle mascherine la fanno i bambini”.

Dopo il lungo vertice a Palazzo Chigi conclusosi con un ulteriore rinvio, in una nota diramata dalla Presidenza del Consiglio, si legge: “Saranno necessari ulteriori incontri non essendoci un accordo finale. All’esito del confronto si è convenuto che l’analisi costi-benefici sin qui acquisita pone all’attenzione del Governo il tema del criterio di ripartizione dei finanziamenti del progetto tra Italia, Francia e Unione europea. Sono emerse criticità che impongono una interlocuzione con gli altri soggetti partecipi del progetto, al fine di verificare la perdurante convenienza dell’opera e, se del caso, la possibilità di una diversa ripartizione degli oneri economici, originariamente concepita anche in base a specifici volumi di investimenti da effettuare nelle tratte esclusivamente nazionali. A distanza di vari anni dalle analisi effettuate in precedenza e, in particolare, alla luce delle più recenti stime dei volumi di traffico su rotaia e del cambio modale che ne può derivare, sono emerse criticità che impongono una interlocuzione con gli altri soggetti partecipi del progetto, al fine di verificare la perdurante convenienza dell’opera”.
Insomma, le posizioni restano ancora arroccate tra Lega e M5S. Le cinque ore di vertice a Palazzo Chigi hanno non sciolto il nodo del cantiere della discordia e non avvicinano le posizioni dei due alleati di governo. Fonti della Lega hanno parlato comunque di un confronto “costruttivo, seppur le posizioni restino distanti”.
La riunione fiume è iniziata mercoledì sera alle 20:30: la prima parte,  quella tecnica,  relativa all’analisi dei dati relativi alla Lione-Torino con il rapporto costi-benefici sul tavolo del governo gialloverde è durata circa 3 ore e mezzo.
Dal Carroccio erano trapelate possibili ipotesi di soluzioni da adottare: “Noi vogliamo la Tav. Siamo costruttivi e disponibili a modifiche del progetto purché non sia tradito lo spirito iniziale”. Facendo intravedere come per i leghisti si possa pensare a cercare la soluzione per via parlamentare o per la consultazione dei cittadini.
Dal movimento guidato da Di Maio invece si è riparlato del potenziamento della linea ferroviaria esistente, al posto del tunnel base. Il sindaco di Venaus, Nilo Durbiano, ha chiesto di dirottare il progetto Tav sul traforo ferroviario del Frejus, con una nuova galleria di 15 Km a doppio binario. Proposta No Tav che arriva dal territorio, consegnata nei giorni scorsi al presidente del Consiglio Conte. Tuttavia la proposta per diversi motivi sarebbe totalmente impraticabile.
Intanto, al via in Aula al Senato l’esame delle mozioni sulla Tav. Quattro i documenti presentati. Tre sono delle opposizioni: Pd, FI e FdI. Mentre Lega e M5s hanno presentato una mozione unica, firmata dai due capigruppo: il leghista Massimiliano Romeo e il pentastellato Stefano Patuanelli, del tutto analoga a quella già approvata dalla Camera. La mozione di maggioranza impegnerebbe il Governo a “ridiscutere integralmente il progetto della linea Torino-Lione, nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”.
Oggi, il provvedimento presentato da Lega-M5s ha avuto 139 sì, 105 no. Sono state bocciate le mozioni dell’opposizione presentate da Pd, FI e FdI. Respinto a larga maggioranza anche l’ordine del giorno presentato dalla senatrice di LeU Loredana De Petris.

Questa mattina l’ambasciatore francese a Roma, Christian Masset, è stato Palazzo Chigi. Il diplomatico è uscito nel cortile interno della sede del governo insieme al premier Giuseppe Conte, diretto a Montecitorio per l’evento sugli Special Olympics, ma, al momento, non si ha conferma di un loro faccia a faccia da fonti ufficiali. Lasciando poi Palazzo Chigi, Masset, intercettato dalle telecamere presenti nel piazzale, si è limitato a dire: “L’Italia è bellissima”.
Ma intanto, sul governo pende anche la spada di Damocle dell’Unione europea: sarebbe infatti pronta una lettera della Commissione che, a fronte di un no, mette sul piatto la violazione di trattati europei, con la conseguenza di una perdita di finanziamenti all’opera fino a ottocento milioni, di cui trecento da subito.
Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, ha commentato: “Da Palazzo Chigi emerge chiaramente che il governo Conte-Salvini-Di Maio è alla disperata ricerca di pretesti per uscire dalla paralisi in cui si è cacciato sulla TAV e continuare l’insopportabile manfrina. Adesso cercano di coinvolgere i francesi e di scaricare su di loro le proprie responsabilità. Ormai, è evidente che Minitav, ameni-tav di Venaus e le altre sciocchezze che abbiamo sentito in queste settimane, incluso il fermare i bandi dopo che Telt li ha fatti partire, sono solo parole che stanno trasformando l’Italia nel paese dei balocchi e mettono a rischio finanziamenti europei e la realizzazione dell’opera. La strada è una sola: si vada avanti con l’attuale progetto della Tav”.

In un comunicato di Presidio Europa, una articolazione del movimento No Tav in Val di Susa, si legge: “Il lancio delle gare Telt (con o senza clausole, notoriamente inapplicabili) sarà interpretato dal territorio come atto politicamente ostile e con conseguenze politiche irreversibili. Qualora Telt procedesse comunque al lancio delle gare questo si tradurrebbe in una completa sconfessione dell’operato dell’attuale titolare del MIT e del suo staff. In base a quanto esplicitamente previsto dai Regolamenti Cef, Italia e Francia hanno tutte le prerogative per richiedere una revisione dei programmi di investimento sulla base di Acb che indichino il mutamento dei presupposti”.
Oltre alla perdita dei finanziamenti dell’Ue che finirebbero a favore di altri Paesi dell’Unione e non per l’Italia, bisognerebbe aggiungere il danno emergente ed il lucro cessante. Valutazioni che ancora non sono state fatte dall’attuale governo.
Ma il governo giallo-verde, su posizioni sempre più rigide tra Lega e M5S, continua a manifestare una sua incapacità decisionale. Così, per la Tav ha chiesto pareri all’Ue ed alla Francia.
Ma allora, dov’ è finito il sovranismo del M5S? Qual è la ‘ratio’ del No Tav a tutti i costi ? C’è qualche cosa di poco chiaro sulla rigidità assunta dal M5S sul No Tav.
Gli aspetti negativi emersi dal No Tav graveranno su tutti gli italiani di oggi e colpiranno anche le generazioni future. Soltanto gli autotrasportatori avrebbero interesse a fermare il trasporto merci su ferrovia, come già segnalato in altre circostanze.

Salvatore Rondello

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