venerdì, 23 Agosto, 2019

Tav, il M5S spara sul suo governo. A un passo dalla crisi

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La Tav quasi affonda il governo. E’ possibile per i cinquestelle schierarsi contro il proprio esecutivo? E’ possibile per i grillini smentire il presidente del Consiglio, quel Giuseppe Conte da loro indicato per Palazzo Chigi? Sì, è possibile. Mercoledì 7 agosto il M5S ha presentato la mozione parlamentare contro la Tav e il Senato l’ha bocciata con 181 no e 110 sì.

E’ emersa la “maggioranza bucata”, l’incubo del Senato, evitata appena lunedì 5 agosto. La maggioranza di governo grillo-legista si è spaccata. A Palazzo Madama è emersa sulla Tav una maggioranza diversa, inedita formata da Lega, centro-sinistra e centro-destra. Il documento ostile all’alta velocità ferroviaria Torino-Lione è stato respinto con i voti del Carroccio, alleato di governo dei cinquestelle, più quelli del Pd, + Europa, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Sono passati invece a larga maggioranza le mozioni di Pd, Forza Italia, Fratelli d’Italia e +Europa: ai senatori delle opposizioni si sono sommati quelli leghisti.

Il “governo del cambiamento” è sull’orlo della crisi. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha chiesto a Conte di dimettersi perché il governo «non ha più una maggioranza». Anche Silvio Berlusconi ha chiesto le immediate dimissioni del presidente del Consiglio e le elezioni politiche anticipate.
Matteo Salvini per ora non ha formalizzato la rottura. Dopo un incontro a Palazzo Chigi con Conte e Di Maio non ha parlato. Sembra che abbia chiesto la revisione del programma e dell’assetto dell’esecutivo. Ma ha fatto sentire la sua voce bellicosa mercoledì sera in un comizio a Sabaudia: «Non sono fatto per le mezze misure, a facciamo cento o si vota». Ha avvertito: «Non mi uscirà mai una parola negativa su Di Maio o Conte» ma «qualcosa si è rotto negli ultimi mesi».
Molti leghisti spingono Salvini alle elezioni anticipate dopo il boom ottenuto dal Carroccio nel voto di maggio per l’Europarlamento. Ma il segretario della Lega, vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno temporeggia perché vorrebbe portare a casa la flat tax con la manovra economica del 2020.

Chi non vuole le elezioni anticipate è Luigi Di Maio e i cinquestelle. Il M5S, anche dopo la batosta nel voto europeo, continua a flettere nei sondaggi nonostante le linea dell’intransigenza ambientalista imboccata di nuovo dai grillini come nel caso del no alla Tav. C’è anche chi pensa ad uscire dal governo giallo-verde. Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia, ha lanciato la proposta: «Vista la deludente esperienza di governo, direi di mettere in votazione su Rousseau se continuare o meno».
Ma la linea del partito di governo e di lotta non ha pagato. Il ritorno alle origini pentastellate dell’opposizione antagonista restando nel governo che costruisce l’alta velocità Torino-Lione non sfonda. E’ bocciata anche dal leader storico del movimento No Tav Alberto Perino perché «è proprio una presa per i fondelli». Di Maio tenta di conciliare l’inconciliabile.

Il M5S, il maggiore partito di governo che vota, di fatto, contro il suo presidente del Consiglio non è esattamente una novità nel panorama politico italiano. Qualcosa di simile si vide nell’ottobre 2007 quando la sinistra radicale partecipò ad una manifestazione a Roma sul precariato contro il governo Prodi del quale faceva parte. All’ultimo momento non parteciparono più al corteo di protesta i ministri di Rifondazione comunista e del Pdci, ma aderirono con entusiasmo Franco Giordano (segretario di Rifondazione) e Olibero Diliberto (segretario del Pdci). Poco dopo, all’inizio del 2008, cadde l’esecutivo Prodi e si aprirono anticipatamente le urne.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

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