domenica, 22 Settembre, 2019

TAV IN MOVIMENTO

0

Il gran giorno è arrivato, dopo reclame da campagna elettorale che vanno avanti dall’inizio della Legislatura ora si passa alla prima decisione, quella sulla Torino-Lione, ma anche in questo caso l’Italia rischia di rimanere fossilizzata nel braccio di ferro tra i due alleati al Governo che mette in forse anche la reputazione del Paese.
Dopo la sospensione dello scorso 19 febbraio, è tornato a riunirsi il consiglio d’amministrazione di Telt, la società italo-francese responsabile della realizzazione e della gestione della futura Torino-Lione. Le tensioni sull’opera sono ancora molto elevate. 
Il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano del M5S, ha detto: “Alla luce di quanto emerso negli ultimi giorni, è evidente che la Tav non si farà”.

All’ordine del giorno del Cda di Telt è previsto la conclusione della discussione sui bandi di gara da 2,3 miliardi per lo scavo del tunnel di base. Che, in assenza di atti giuridicamente rilevanti che comportino istruzioni di segno contrario, darà il via libera alla pubblicazione degli ‘avis de marchés’, gli inviti a presentare la candidatura per gli interventi dei lotti francesi della galleria.

Il finale è già scritto nella lettera con cui la società, costituita a Parigi il 23 febbraio 2015 con una partecipazione delle quote al 50% tra le Ferrovie dello Stato italiane e quelle francesi, ha annunciato al premier Conte l’intenzione di avviare la prima fase del protocollo.
Una scelta obbligata per non perdere 300 degli 813 milioni di euro della prima tranche di contributi comunitari. E per non incorrere in eventuali responsabilità, civili e amministrative.
Il presidente di Telt, Hubert du Mesnil, è stato presente a Parigi con gli altri componenti francesi del Cda, ovvero Vincent Lidsky, Marie-Line Meaux, Laurent Pichard e Bruno Dicianni. A Parigi c’è stato anche l’italiano Mario Virano, che di Telt è il direttore generale, mentre in collegamento da Roma ci sono stati gli italiani Oliviero Baccelli, Roberto Mannozzi, Stefano Scalera e Paolo Emilio Signorini.
Hanno partecipato al consiglio d’amministrazione, ma non hanno diritto di voto, i tre osservatori, rappresentanti rispettivamente della Regione Piemonte, della Auvergne-Rhone-Alpes e della Commissione Europea.
La pubblicazione degli avis de marché, o avvisi di gara, relativi ai lavori del tunnel di base della Tav Torino Lione è un primo passo necessario. Ne serviranno altri. Il portavoce della Commissione europea per i Trasporti, Enrico Brivio, durante il briefing con la stampa a Bruxelles, commentando l’annuncio del premier Giuseppe Conte, ha spiegato: “L’Inea (Innovation and Networks Executive Agency) aveva stimato che se il procedimento di gara non fosse stato lanciato prima della fine di marzo, c’era la possibilità che i lavori non venissero compiuti secondo la tempistica prevista dall’accordo di finanziamento. La pubblicazione degli avis de marché esaminati dal consiglio di amministrazione di Telt è un primo passo necessario: non creano nuovi obblighi giuridici o finanziari, perché le offerte non sono mai vincolanti prima che un vincitore sia stato selezionato e prima che il contratto sia stato firmato. Resta il fatto che se le opere non procederanno come previsto, per ritardi addizionali dovuti a un qualsiasi motivo, il finanziamento Ue dovrà essere ridotto in una fase successiva, sulla base del principio che per tutti i progetti della Cef, se c’è un ritardo, può portare una riduzione del finanziamento Ue, in linea con il principio ‘use it or lose it‘”. In Italia Lega e M5s danno due letture diverse della decisione di Telt. Per Salvini: Telt “ha approvato all’unanimità e con una scelta chiara i bandi per la Tav”. Ma per il Movimento 5 Stelle “Appare evidente che i bandi sono stati rinviati – precisano fonti ufficiali – se la Lega vuole che diciamo che i bandi sono partiti, lo facciamo. Se li fa stare meglio ok, basta che chiudiamo questa farsa”.
Il premier Conte ha ribadito il suo punto di vista: “Capisco che tutta l’opinione pubblica sia concentrata sul Tav, Tav sì o Tav no. Ho anticipato che adesso lavoreremo sul dossier Tav. Io stesso personalmente lavorerò e avrò una interlocuzione con la Francia e l’Unione Europea per approfondire le criticità emerse. Quello che questo dibattito, legittimo, rischia di offuscare è che l’Italia ha bisogno di investimenti e non esiste solo Tav, ragion per cui domani sarò con Toninelli in Sicilia a sbloccare un cantiere che è altrettanto strategico che è la statale Agrigento-Caltanissetta, nella mia opinione e in quella degli esperti più strategico della Tav”.
Non si riesce a comprendere quali elementi hanno indotto il premier Conte a fare una valutazione comparativa tra i due cantieri (quello siciliano e la Tav).
Poi, con riferimento al sottosegretario Giorgetti, Conte ha aggiunto: “Non ha detto nulla di più e nulla di meno. Ci sono dei trattati che sono stati firmati, altrimenti non ci troveremmo a parlare di Tav. Avremmo messo da parte questa infrastruttura che alla luce degli studi, e non per opinione personale, e tutte le verifiche fatte, è poco conveniente per gli interessi dell’Italia. Dobbiamo parlare di altro. D’ora in poi, come stiamo lavorando a Palazzo Chigi con una task force con le cabine di regia e con il decreto legge ‘Sblocca cantieri’ che porteremo nei prossimi giorni al consiglio dei ministri, nello stesso modo lavoreremo operativamente cantiere per cantiere per verificare con mano con i tecnici e le imprese coinvolte come sbloccare tutti questi cantieri. L’Italia ha bisogno di questo”.
Nel frattempo il Csc, in un report siglato da Alberto Caruso e Massimo Rodà, ha spiegato come la rilevanza di un’opera come la Tav va oltre il mero calcolo economico e include, tra gli altri, anche aspetti legati alla sostenibilità ambientale, alla competitività territoriale, agli effetti di agglomerazione sulle economie locali, all’impatto reputazionale. Quindi, nel report degli esperti del Centro Studi di Confindustria, si legge: “Il decisore pubblico deve potere utilizzare strumenti di analisi economica complementari rispetto alla sola ACB, che appare limitativa e in molti casi può scoraggiare la realizzazione di progetti infrastrutturali importanti. Servirebbero, dunque, analisi più ampie come quelle di impatto macro, analisi di equilibrio economico generale o l’analisi multi-criteri. La rinuncia alla finalizzazione della Tav comporterebbe potenziali danni derivanti da costi diretti (risarcimenti dei costi sostenuti e perdita occupazionale), indiretti (per esempio aumento della produttività, altri effetti sul mercato del lavoro, effetti derivanti dalle ‘economie di agglomerazione’), e da costi di reputazione, ovvero da danni d’immagine e di credibilità dell’intero sistema Paese. Quest’ultimo aspetto, in particolare, tenderebbe a disincentivare eventuali investitori interessati a finanziare progetti importanti”.
A conclusione dei lavori, il Cda di Telt ha approvato all’unanimità gli avvisi di gara relativi ai lavori del tunnel di base della Tav Torino Lione.
Matteo Salvini ha commentato la decisione al termine del Consiglio federale della Lega: “Si tratta di una scelta chiara e unanime, ma è solo una delle opere pubbliche. Perché ci sono 300 cantieri da far ripartire, porti, aeroporti, ferrovie e metanodotti. Contiamo che nell’arco di qualche giorno il Consiglio dei ministri porti in approvazione un decreto urgente sblocca-cantieri. Sono convinto che siamo sulla strada giusta”.
In una nota, il ministro dei Trasporti francese, Elisabeth Borne, dopo il via libera di Telt, ha scritto: “La Francia ribadisce il suo pieno impegno al progetto Torino-Lione e la sua disponibilità ad una discussione tra partner. Come la Francia aveva auspicato, il Cda di Telt ha permesso di lanciare gli avvisi di appello a candidatura necessari per il proseguimento del cantiere. Questo permette l’avanzamento del progetto, di preservare i finanziamenti europei e di preservare il rispetto del tempo di riflessione auspicato dal governo italiano. Si tratta di una tappa positiva nell’interesse del progetto Torino – Lione”.
Il commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari, Pierre Moscovici, a margine dell’Eurogruppo a Bruxelles, ha commentato: “Spero che i nostri amici italiani, quali che siano le vicissitudini del momento attuale e quali che siano le richieste, non illegittime, di rivalutare le cose, restino impegnati a realizzare la Tav. Sostenere che questo progetto non ha senso, che è insignificante, che è negativo, per me è un errore, perché la Tav è un grande progetto per il futuro dell’Italia, della Francia e dell’Europa. Prima di fare il commissario europeo, sono stato ministro degli Affari Europei e delle Finanze del mio Paese e credo che la Lione-Torino sia un grande progetto per il futuro”.
Dopo la messa in scena di un’altra farsa sulla Tav, il governo giallo-verde ha collezionato un’altra figuraccia al cospetto del mondo intero.
La perdita di credibilità del governo, purtroppo, riflette anche la perdita di credibilità dell’Italia.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply