martedì, 25 Giugno, 2019

Tav: l’analisi costi-benefici c’è, ma non si vede

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Continua la “telenovela” sulla Tav che vede come protagonista il governo gialloverde.
L’esecutivo presieduto dal premier Conte, al termine dell’incontro con gli industriali torinesi dello scorso dicembre, aveva promesso solennemente che, entro la fine del 2018, sarebbe stata resa nota la relazione sui costi-benefici relativi all’Alta velocità Torino/Lione riservandosi la decisione finale, “non oltre le elezioni europee” di Maggio.
Con l’arrivo del nuovo anno la tattica dilatoria adottata dall’Esecutivo è proseguita in maniera alquanto bizzarra.
L’analisi costi-benefici è stata consegnata ieri al ministro delle infrastrutture e trasporti, Danilo Toninelli.
Lo ha confermato il professor Marco Ponti, che ha guidato il comitato tecnico incaricato di redigere il documento: “è stata consegnata al governo l’analisi costi-benefici sulla Tav Torino-Lione”.
La decisione finale è rimessa al governo, che ne discuterà al suo interno e farà tutte le valutazioni del caso.
I contenuti del documento tecnico rimangono avvolti nel più fitto mistero: Toninelli intende renderli noti solo dopo averli condivisi con gli alleati di governo, la Francia e l’Ue.
Dalle indiscrezioni filtrate dal ministero, si sa che il documento contiene la bocciatura della Tav, considerando il completamento dell’opera come inopportuno e dai costi troppo esosi.
Secondo il gruppo di esperti, gli effetti in termini di abbattimento delle emissioni per lo spostamento del traffico dalla gomma alla rotaia, il miglioramento nei tempi di percorrenza e di crescita complessiva dell’economia della zona, non giustificherebbero la spesa prevista.
Tuttavia, è utile ricordare come l’opera sia già in fase di costruzione da diversi anni: sono stati scavati 21 chilometri di gallerie su un tracciato complessivo di 270 km; il tracciato della Torino-Lione ha già subito diverse modifiche, negli scorsi anni, per venire incontro alle legittime richieste della popolazione della Val di Susa.
Inoltre, l’opera è stata già finanziata anche con bandi dell’Ue (nel 2019 ci sono bandi per 3,5 miliardi di euro da far partire, che rischiano di andare persi), poiché si tratta di un’opera strategica che serve per collegare Torino e l’Italia al resto delle reti infrastrutturali e commerciali europee.
Poco dopo la notizia non ufficiale sulla bocciatura dell’opera, è arrivata la precisazione del ministero delle Infrastrutture che ha parlato non di un documento completo ma solamente di una bozza preliminare.
Secondo Toninelli: “stiamo verificando se l’analisi costi-benefici rispetta tutte le deleghe, cioè se è completa di tutti i capitoli che avevamo chiesto di completare. È un lavoro che comporta qualche giorno. Quando sarà terminato, metteremo il protocollo e diremo che, ufficialmente, l’analisi esiste. Oggi non possiamo dirlo, c’è una bozza”.
Il ministro ha aggiunto che una volta terminato lo studio del documento tecnico vi sarà un confronto all’interno della maggioranza che, com’è noto, sui temi delle grandi infrastrutture ha al proprio interno posizioni difficilmente conciliabili.
Da una parte, la contrarietà più volte espresse dal M5S (in primis dal ministro Toninelli), dall’altra la posizione della Lega, da sempre a favore delle grandi opere, che si mostra disponibile a valutare l’indizione di un referendum in caso di parere negativo sulla Tav.
Di fronte a questo caos, l’opposizione di centrosinistra va all’attacco, guidata dal Presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino.
Questa mattina, a margine di un incontro a Torino, il governatore ha dichiarato: “la compagine governativa non ha più alibi, i dati tecnici ci sono, li completi e prenda una decisione. Se dirà no alla Tav, chiederò al consiglio Regionale di indire con apposita legge un referendum consultivo al quale, se lo riterranno, potranno unirsi i colleghi di Veneto, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta, in modo da avere una grande giornata in cui tutto il Nord si pronunci su un eventuale decisione di bloccare la Tav”.
Incalza, il leader della Lega Salvini, intervistato a “No stop news” su Rtl 102.5: “sulla Tav ho sempre detto che bisogna andare avanti. Ci sono milioni di piemontesi, ma direi anche di italiani, che hanno un’idea chiara e quindi, se chiedessero un referendum, con un governo che si basa sulla partecipazione diretta e sull’ascolto dei cittadini, nessuno di noi potrebbe fermare questa richiesta”.
Con l’incombere della decisione finale emerge, in maniera sempre più clamorosa, l’atteggiamento contraddittorio del governo e rimane una grande confusione sul destino delle opere infrastrutturali strategiche nel nostro Paese.

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