mercoledì, 22 Maggio, 2019

Tav. Lega e M5S su fronti opposti. Ue chiede chiarimenti

0

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a margine della presentazione del rapporto sulle Agromafie di Coldiretti, ha così risposto a una domanda sull’analisi costi-benefici sulla Tav: “Non mi ha convinto. Più veloci viaggiano le merci e le persone e meglio è”.

Il vicepremier non aveva nascosto le sue riserve anche nel giorno della pubblicazione dell’analisi. Aveva detto: “Chi l’ha già letta mi dice che ci sono dati un po’ strani che ci confermano l’idea di andare avanti. Ho il rispetto del lavoro di tutti, ma io resto della mia idea”. Il ministro dichiarandosi favorevole a un referendum nazionale sulla Tav in mancanza di un accordo tra M5S e Lega aveva detto: “Io sono sempre favorevole ai referendum ma ora mi sto occupando di latte, pastori e Sardegna”.

Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, parlando a Radio InBlu, ha detto: “Sulla Tav la decisione è politica. Con la Lega discuteremo in maniera concreta e obiettiva, tra persone per bene, prive di pregiudizi, noi non ne abbiamo, sono convinto non ne abbia neanche la Lega. L’analisi costi-benefici è enormemente e impietosamente negativa. Discuteremo mettendo sul tavolo tutto quello che è per il bene collettivo del Paese”.

La commissaria Ue ai Trasporti, Violeta Bulc, ha chiesto chiarimenti alle autorità italiane sull’analisi costi-benefici che ha bocciato la Torino-Lione: “Scadenze fissate non ce ne sono, ma più passa il tempo, e si accumulano ritardi, più i rischi aumentano”.

Uno studio di 78 pagine difeso con le unghie dal professor Marco Ponti, pronto a sostenere la neutralità del suo gruppo di lavoro anche davanti alla commissione Trasporti della Camera. Lo stesso premier Giuseppe Conte, ha annunciato che sarà presa una decisione politica nelle prossime settimane.

A favore della realizzazione della Tav si è pronunciata la Lega, che continua il pressing sull’alleato M5S, da sempre contrario all’opera. Il sottosegretario leghista alle Infrastrutture, Armando Siri, ha detto: “Non mi risulta che l’Italia abbia detto no”.

Dopo il balletto delle cifre, la palla passerebbe, dunque, alla politica chiamata a fare sintesi tra le posizioni opposte degli alleati di governo.

Il presidente del Consiglio, Conte, senza sbilanciarsi ha detto: “A prendere una decisione che non sarà condizionata da posizioni preconcette ma sarà interamente mirata a realizzare l’interesse generale”.

Proprio quello che ha assicurato di avere perseguito anche il professor Ponti, che nel corso dell’audizione ha invocato rispetto per il lavoro della sua commissione, paragonato a quello di un medico coscienzioso: se vede un paziente molto ammalato, con radiografie e analisi, allora dice che lo è”. Anche il professor Francesco Ramella, membro del gruppo di lavoro che ha realizzato l’analisi, ha detto: “Troppo pochi i benefici per giustificare l’investimento”.

Il portavoce del Movimento 5 Stelle in Commissione Ambiente alla Camera ha affermato: “Anche dal punto di vista ambientale, se oggi ereditiamo un Paese a pezzi dal punto di vista della salute, è perché le decisioni venivano prese in base agli interessi dei pochi e non di tutti i cittadini”.

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, soffermandosi in particolare sul rischio amianto, ha detto: “La roccia della Val di Susa ne è ricca, e la valle è ventosa. Immaginate le conseguenze dello scavo impattando la vena amiantifera? E l’impatto con le falde acquifere?”.

Il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, ha replicato: “Considerazioni che entrano di diritto nello sciocchezzaio governativo. Costa dimentica che si è appena scavato il raddoppio autostradale del Frejus, a una quota ancora più alta e ventosa, e che per potenziare la linea storica, come propone seguendo uno dei più triti refrain dei No Tav, bisognerebbe comunque scavare un’altra galleria. La verità è che al di là delle retoriche e dei pistolotti abbiamo l’unico ministro dell’Ambiente in Europa che sostiene che è meglio trasportare le merci sui tir piuttosto che sui treni”.

Il dibattito, insomma, resta acceso. E non soltanto tra maggioranza e opposizione.

Il sottosegretario Siri del Carroccio ha tuonato: “Il ministro Toninelli doveva farmi leggere l’analisi costi benefici sulla Tav, nei giorni scorsi, ma non è successo. Non mi sono offeso, non facciamo questioni di lesa maestà”. Però, ha espresso perplessità sul metodo adottato dall’analisi costi-benefici. Poi ha ricordato: “Comunque, ci sono contraenti come la Francia e l’Unione Europea con cui dovremo confrontarci”.

La partita, dunque resta aperta, nonostante i 5 Stelle ricordino la revisione dell’opera prevista dal contratto di governo. In proposito, il ministro leghista Gian Marco Centinaio ha fatto notare: “Ma lì non c’è scritto no alla Tav…”.

In tutto questo, l’Italia non si è mai trovata così sola e derisa nell’Unione europea come in questo momento in cui c’è il governo Conte. Le critiche arrivate al presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante il dibattito in plenaria dell’altro ieri non sono ‘il canto del cigno’ di alcuni eurodeputati, come le ha definite il premier, ‘ma un richiamo alla realtà’. Lo ha dichiarato alla stampa il presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici Udo Bullmann, a proposito delle dichiarazioni del premier pubblicate oggi da alcuni quotidiani.

Bullmann, che fa parte dell’Spd e non dovrebbe avere problemi ad essere rieletto, ha continuato: “L’Italia è un Paese importante e ha davanti non un anno bellissimo, ma l’ingresso in recessione, che pagheranno famiglie, giovani e lavoratori”.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, cercando di spiegare quanto accaduto a Strasburgo con l’attacco dell’eurodeputato Guy Verhofstadt del gruppo Alde, che lo ha accusato di essere un burattino nelle mani di Salvini e Di Maio, al quotidiano ‘La Repubblica’, ha detto: “Volevo guardare in modo disincantato la crisi dell’edificio comunitario. Volevo offrire una strategia costruttiva per rilanciare la casa comune. Chi parlava apparteneva alle vecchie famiglie politiche e quindi si scagliava contro il vento nuovo. Anzi, per molti di loro era una sorta di canto del cigno. Ho allora aspettato a reagire per rispetto istituzionale, poi ho risposto pan per focaccia. Hanno insultato me e attraverso di me tutto il nostro Paese. Non potevo accettarlo”.

Poi, il premier ha rassicurato sulla tenuta dell’esecutivo: “Vedrete che il governo va avanti. Andremo avanti anche più forte di prima. Ne sono più che sicuro”.

Parlando con il ‘Corriere della Sera’, Conte ha commentato quindi la crisi diplomatica con la Francia: “Il Presidente Mattarella come sempre si è mosso molto bene. D’altronde, non pensavo che la polemica potesse protrarsi a lungo”.

Quanto al viaggio oltralpe del vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, il premier ha affermato: “Sarebbe stato un errore se si fosse mosso nel suo ruolo di governo. E’ andato come leader del M5S. Anche quando l’ungherese Viktor Orbán di recente è venuto a incontrare il vicepremier leghista Matteo Salvini, è stato un incontro politico, tra leader di partito, e si è svolto a Milano. E i gilet gialli, per quanto in modo confuso e a volte sbagliato, cercano di interpretare quanto di nuovo si sta muovendo nella società francese, che piaccia o no”.

Sul Venezuela il premier ha chiarito la posizione italiana su Maduro: “Lo ripeto: non lo abbiamo mai appoggiato. D’altronde, come risulta dalla lettera di Papa Francesco, se le elezioni non sono credibili né democratiche, il discorso finisce lì. Maduro non può pensare che si assecondi una deriva del genere. Anche noi siamo stati sempre chiari. E non siamo isolati. Solo che non possiamo incoronare Guaidò adesso. Altrimenti dovremmo fare la voce grossa, spedire ultimatum, dare gli otto giorni che poi diventano nove, dieci, undici. E l’opzione militare non è percorribile. Vogliamo arrivare a elezioni libere in modo diverso. Per facilitarle e affrettarle. Maduro da me non può certo sentirsi appoggiato”.

A proposito di una sua eventuale candidatura alle elezioni europee, Conte ha precisato: “Faccio il premier, non il candidato europeo. Non mi è stato proposto e non ho dovuto rifiutare niente”.

Nicola Zingaretti, candidato alla segreteria del Pd, su Radio Capital, ha commentato l’attacco al premier Conte fatto alla plenaria di Strasburgo: “Ho fatto il parlamentare europeo per quattro anni e la cosa drammatica dell’altro giorno era innanzitutto l’Aula vuota di fronte al fatto che parlava il presidente del Consiglio della Repubblica italiana: credo che non sia mai successa una cosa del genere. Il primo segnale che viene da quel Parlamento è il crollo della credibilità del nostro Paese. Dentro un dibattito parlamentare, mi sorprende che ora si lamentino per quella parola detta da Verhofstadt, perché da parlamentare europeo ricordo quando i leghisti contestarono il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in un’Aula gremita, perché l’Italia di Ciampi e del centrosinistra era un’Italia che veniva guardata con rispetto e contava molto di più dentro l’Europa e nelle dinamiche intergovernative. Quindi, il dato dell’intervento del presidente del Consiglio Conte non è questa sceneggiata che ora stanno facendo perché qualcuno esprime ancora in maniera libera le proprie opinioni, ma il fatto che dopo 8-9 mesi di governo l’Italia, quando si presenta in contesti internazionali, non conta più niente”.

Salvatore Rondello

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply