lunedì, 18 Novembre, 2019

BARZELLETTA TAV

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Un tira e molla che non si era mai visto. Il modo in cui governo e maggioranza stanno gestendo il dossier sulla Tav sta diventando una barzelletta. Dopo aver messo l’incartamento nel cassetto per scavallare le elezioni europee senza il rischio di creare una crisi di governo, è stato il primo ministro Conte a riprendere il tema sollecitato dalle pressioni di Salvini che dopo il voto del 24 maggio si è sostituito in toto al premier e di fatto guida l’agenda politica di Palazzo Chigi.

“Rappresento un governo appoggiato da due forze politiche che sul punto la pensano in maniera opposta. La priorità è tutelare gli interessi dei cittadini”, ha detto Conte. “In gioco ci sono tanti soldi, che sono vostri, e vanno gestiti con la massima attenzione. Vanno gestiti, se mi permettete, come farebbe un buon padre di famiglia”. Così il premier  durante una diretta Facebook sulla Tav sottolineando che “non realizzare il Tav costerebbe molto più che realizzarlo. E dico questo pensando all’interesse nazionale, che è l’unica ed esclusiva stella polare che guida e guiderà sempre questo governo. Questa è la posizione del governo ferma restando la piena sovranità e autonomia del Parlamento”.

Parole che hanno scateno reazioni immediate nel fondatore del Monvimento a 5 Stelle ma hanno lasciato praticamente indifferente Di Maio ormai rassegnato a un ruolo da comprimario. “Ho ascoltato attentamente le parole del presidente Conte – ha detto Di Maio – che rispetto. Il presidente è stato chiaro, ora è il Parlamento a doversi esprimere. Sarà il Parlamento, nella sua centralità e sovranità, che dovrà decidere se un progetto vecchio di circa 30 anni e che sarà pronto tra altri 15, risalente praticamente alla caduta del muro di Berlino, debba essere la priorità di questo Paese”. Insomma non avendo la forza di reagire investe il Parlamento di una responsabile che fino a poco fa si teneva ben stretta. Soddisfatto invece Salvini: “La Tav si farà, come giusto e come sempre chiesto dalla Lega. Peccato per il tempo perso, adesso di corsa a sbloccare tutti gli altri cantieri fermi”.

Solamente il giorno prima il ministro Toninelli aveva avuto la geniale idea di sollevare dall’incarico l’unico esperto Tav del suo ministero che aveva sollevato dubbi sul rapporto spese benefici. Una mossa che gli aveva fatto cadere addosso critiche da ogni dove. Ora gli stessi dubbi li ha espressi il presidente del Consiglio. Toninelli non lo può licenziare, ma potrebbe capire che le sue posizioni sulla Tav non sono compatibili con quelle del presidente del Consiglio e trarne le dovute conseguenze. Come ha affermato con un tweet il segretario del Psi Enzo Maraio “Danilo Toninelli e i cinque stelle continuano a calarsi le brache difronte all’alleato. Per fortuna dell’Italia ora la Tav si farà, con buona pace di Di Maio che si dimostra sempre più il servo sciocco di Salvini”.

Intanto i No Tav sono sul piede di guerra. “Lo abbiamo sempre detto che non abbiamo governi amici e quello che è successo ieri è un’ulteriore dimostrazione”. Dice Lele Rizzo, uno dei leader del Movimento No Tav. “Le parole del premier sono un atto politico molto chiaro che va verso le braccia di Salvini per tenere in piedi il governo e salvare la faccia ai 5 Stelle perché sappiamo che se si va in Parlamento tutti voteranno a favore, eccetto i Cinque Stelle che potranno dire di aver fatto il possibile. Tutto questo per noi è inaccettabile”.

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