domenica, 15 Settembre, 2019

Tav, scontro ad alta velocità nel governo

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Di Maio prova a difendersi. L’accusa è ben chiara. Viene additato  come responsabile del tracollo del Movimento in Sardegna. Come prima reazione il vicepremier giallo-verde assicura che la sconfitta del Movimento 5 Stelle non avrà ripercussioni sul governo. “Oggi apriamo la discussione all’interno del M5S e con i cittadini italiani per la riorganizzazione del Movimento”, dice il capo politico 5 Stelle che continua a ripetere lo stesso ritornello: “Non mi arrendo all’idea che si possa paragonare il risultato delle elezioni amministrative a quello delle elezioni politiche”.

In linea di principio è vero, ma comunque Di Maio, come tutti i leader improvvisati, senza polso e incapaci di assumersi le proprie responsabilità, scarica su altri le proprie mancanze. “E non perché dica che vada tutto bene alle elezioni amministrative ma solo perché penso che non abbiano nessun impatto a livello nazionale e sul Governo”. “Il governo – per Di Maio – va avanti per cinque anni, ci sono ancora quattro anni di governo, in questi quattro anni si misurerà la differenza tra parole e fatti”, assicura il vicepremier.

“Sono sicuro che il governo andrà avanti con molta tranquillità e siamo sempre più forti e coesi e riusciremo a portare a casa tutti i punti del contratto, costi quel che costi”. A essere più forte però è Salvini. Le ultime elezioni regionali e amministrative hanno spostato di molto l’equilibrio tra le due forze che sostengono il governo. La componente grillina va ora al traino di Salvini che rimane il vero capo dell’esecutivo. Da qui la necessità per i giallo-verdi di trovare nuovo terreno fertile. E cerca di blindare il suo ruolo: “Resto il capo politico per altri quattro anni”.  “Il ruolo del capo politico si discute tra 4 anni, perché dura cinque anni. Fino ad allora quello sarà l’incarico che mi ha dato il M5S”, chiarisce Di Maio. “Poi è chiaro che dobbiamo organizzarci bene, non si può pensare di stare al governo centrale e far filtrare a livello locale le istanze dei cittadini senza una organizzazione”.

Fatto sta che alcuni dei punti che per i Cinque Stelle erano indiscutibili ora sono soggetti ad un altro approccio. Per esempio la Tav sulla quale si è espresso il ministro Tria con inusuale libertà di pensiero. È questo un tema infatti su cui vige una sorta di tabù. Non a caso il ministero delle Infrastrutture è stato messo in mano a un grillino. “Non mi interessa l’analisi costi-benefici – ha detto Tria – il problema non è la Tav, il problema è che nessuno verrà mai a investire in Italia se il Paese mostra che un governo che cambia non sta ai patti, cambia i contratti, cambia le leggi e le fa retroattive. Questo è il problema, non la Tav”. “Bisogna portare avanti l’economia italiana”, ha aggiunto.

Non ci ha messo molto Toninelli ha ricordare il famoso contratto di governo. “Tria ha dimenticato che c’è un contratto di governo, lui dovrebbe ricordarlo”, ha detto il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. “Tria si atterrà a quello che c’è scritto nel contratto”, ha sottolineato Toninelli. “Nelle prossime due settimane il governo deciderà cosa si farà del tunnel Torino-Lione”. Insomma in due settimane il governo deciderà il futuro di un’opera essenziale per la mobilità europea e lo farà a seconda delle convenienze elettorali. Ma il governo anche su questo è profondamente diviso, e le elezioni regionali della Sardegna hanno indebolito chi era per il no. “Io non ho nulla nei confronti del Tav – spiega ancora Toninelli – ciò che mi preoccupa è impegnare tutti i soldi per fare un buco in una montagna ed evitare di impegnarli, perché purtroppo la coperta è corta, su tantissime opere di manutenzione”. Parole fuori luogo. I soldi stanziati dall’Europa per la Tav possono essere spesi solo per la realizzazione di quell’opera. Non per altre idee partorite dalla fantasiosa mente del ministro.

Intanto il presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino, intervenendo in Consiglio regionale sulla Tav ha detto: “C’è una deadline che è l’11 marzo quando il cda di Telt dovrà decidere sui bandi di gara. Se per quella data il governo non invierà una lettera per sbloccarli, chiedo che il Consiglio regionale verifichi se c’è un modo per dare la parola ai piemontesi per chiedere cosa pensano, non sulla Tav, sulla quale si sono già espressi favorevolmente, ma sul fatto che il governo Conte-Di Maio-Salvini intende bloccare l’opera”.

“Non c’è tempo per mettere in piedi né un referendum né una consultazione popolare per il mese di marzo. Quello che possiamo fare è chiedere al ministero dell’Interno se il 26 maggio, quando già si vota per le europee e per il rinnovo del Consiglio regionale, possiamo aggiungere una scheda per chiedere ai piemontesi di esprimersi rispetto al fatto che il Governo continui o meno la realizzazione della Tav”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Nino Boeti, a margine della seduta, a proposito dell’ipotesi di referendum sulla Torino-Lione. “Non è vincolante – ha aggiunto – perché è un referendum né consultivo né abrogativo, non ha bisogno di quorum, ma sarebbe un modo per permettere a chi va a votare.

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