domenica, 21 Aprile, 2019

Teatro alla Scala di Milano, l’ultima “marchetta”

0

Una parte del Teatro alla Scala di Milano stava per essere venduto agli arabi. L’Italia tutta, in special modo l’esclusivo club dei radical chic, grida all’orrore e aggiunge che siamo alla svendita finale del Bel Paese. Cosa avrebbe dovuto impedire che ciò accadesse, un’altra accise sulla benzina? Il 5 per mille degli impoveriti e dei pensionati da destinare al Teatro alla Scala? Non so, ditemi voi, ogni idea è benvenuta per frenare questi esempi di ingordigia latente di danaro che sta consumando l’Italia e l’anima degli italiani.

La provocazione è mia e mia la prima ipotesi inesplorata che a me sarebbe parsa la più semplice, oltre che la più etica e morale. Un intervento economico da parte di quelle famiglie italiche in generale e milanesi in particolare, che dallo Stato sono state miracolate per accrescere senza fatica le loro ricchezze, mentre se ne stavano appollaiate nelle dimore più esclusive.

Il prezzo richiesto per la nostra ultima “marchetta” è di 15milioni, tanto è stato l’investimento dell’uomo arabico per appropriarsi di una parte della nostra storia e della nostra cultura, una cifra nettamente inferiore all’acquisto di un discreto giocatore di calcio. Ma noi preferiamo le curve dello stadio alla cultura e i ricchi facoltosi ci vanno a nozze perché mentre ci fanno divertire guadagnano pure altri danari.

Eppure nobili e borghesi il 7 dicembre affollano il Teatro alla Scala e si contendono i biglietti pagandoli cifre da capogiro, mentre avere un palco è segno di ostentata ricchezza, che è tutta un’altra cosa rispetto a quell’investimento che avrebbero dovuto sottoscrivere i miracolati.

La faccio ancora più semplice: le trenta famiglie più agiate di Milano, prima di arrivare a tanto non potevano forse investire nel Teatro alla Scala il prezzo dell’ultima Ferrari comprata al rampollo con la erre moscia. Invece, nulla, neanche il prezzo di un’auto, per salvare un simbolo planetario del Bel Paese e perfino hanno fatto finta di nulla quando gli arabi hanno lasciato la caparra.

Poi mi si racconta che per far mangiare i poveri i ricchi devono diventare più ricchi. “Ma mi faccia il piacere”, diceva il mitico Totò, quando nella farsa cinematografica voleva vendere la Fontana di Trevi. Ahimè, altro che farsa…chi lo avrebbe creduto che sarebbe stato, da lì a qualche decennio più tardi, tutto drammaticamente vero?! Ora il Consiglio del Teatro recede dal contratto, decide di restituire i soldi e magari paga anche una penale milionaria.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply