venerdì, 20 Settembre, 2019

Tennis: si apre la stagione guardando agli Us Open

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Eravamo rimasti a Wimbledon e alla straordinaria finale tra Djokovic e Federer, vinta magistralmente dal serbo. Poi c’era stata una parentesi sulla terra rossa con il torneo dell’Atp di Amburgo, vinto per il secondo anno consecutivo da Nicoloz Basilashvili su Andrey Rublev al terzo set per 7/5 4/6 6/3. Sicuramente già qui sono arrivate le prime due notizie per quanto riguarda la sezione maschile: ossia il ritorno alla vittoria del georgiano, in grado di compiere l’impresa di bissare in un torneo importante come questo qui in Germania, vincendo soprattutto con il suo gioco in pressione da fondo, sfondando con il suo dritto potente, violento, profondo, in forte accelerazione. La conquista del titolo arrivata dopo aver sbaragliato in semifinale il padrone di casa Alexander Zverev in rimonta al terzo set; il tedesco, infatti, aveva recuperato nel secondo set e sembrava lanciato verso la vittoria, ma Basilashvili è riuscito ad annullare tutte le occasioni di break e match point avuti a disposizione da Sasha. 6/4 4/6 7/6(5) il punteggio e forte la delusione per il campione tedesco, che si è reso conto della grande opportunità mancata.
Atp Amburgo. Della finale tra Basilashvili e Rublev possiamo dire che il georgiano ha vinto di grinta ed esperienza, di merito: ha rischiato di più e alla fine ha ottenuto più vincenti, i suoi rischi sono stati ripagati, grazie al talento messo in campo con giocate da manuale di livello eccellente.

Sicuramente bravissimo Andrey a lottare sino all’ultimo, a rientrare in partita ed a costringere comunque l’avversario a giocare sempre un colpo in più. Ritornato in forma, al top della condizione fisica, ma soprattutto mentale, ha mostrato di essere molto migliorato anche dal punto di vista tecnico e tennistico-tattico. Ma di lui avremo modo di riparlare.
Poi è stata la volta dell’apertura della stagione sul cemento, con due grandi appuntamenti, con due importanti Master 1000 quali quelli degli Atp di Montréal e di Cincinnati; ma anche del Wta di Toronto. La stagione in Canada ha offerto altre grandi notizie di rilievo. Innanzitutto il Mastre 1000 dell’Atp di Montréal ha visto trionfare un Rafael Nadal quanto mai in fiducia ed ispirato, che ha completamente dominato gli avversari, a cui riusciva praticamente tutto e in grado di commettere pochi errori e di concedere pressochè nulla; anche sul cemento e non solo sulla terra rossa. Lo spagnolo si è imposto con un netto 6/3 6/0 su Daniil Medvedev, impedendo all’avversario di poter invertire la rotta del match; sicuramente il fatto di giocare la sua prima finale in un master 1000 ha condizionato il russo. Tuttavia del russo andremo presto a riparlare; infatti arriverà in finale anche al torneo di Cincinnati, dove trionferà sul belga David Goffin per 7/5 6/4. Per lui era la terza finale consecutiva (dopo l’altra persa contro Nick Kyrgios con un doppio 7/6 all’Atp di Washington). Sicuramente per il russo il 2019 è stata finora una stagione da ricordare; è il tennista che ha vinto più di tutti ed è apparso molto più solido rispetto al passato e molto più sereno da un punto di vista mentale. Dopo aver raggiunto la finale al torneo di Brisbane (persa – a gennaio – al terzo set da Nishikori), è arrivato il primo titolo stagionale a febbraio a Sofia, dove ha liquidato Fucsosivcs con un netto 6/4 6/3; poi la finale persa sulla terra rossa a Barcellona da Thiem (con un severo 6/4 6/0); ancora l’altra finale persa da Kyrgios al torneo di Washington, in cui l’australiano ha però fatto vedere il suo miglior tennis, con un gioco molto solido in cui gli riusciva ogni cosa ed era ispirato come non mai. Evidentemente Kyrgios ama giocare sul cemento e su questa superficie dà il meglio e si esprime al meglio. Peccato che sia stata una parentesi positiva subito oscurata da una pessima performance all’Atp di Cincinnati contro il russo Karen Khachanov, match durante il quale l’australiano si è innervosito, ha rotto racchette e si è persino scontrato aspramente con il giudice di sedia.

E un altro episodio riguarda anche Nadal, di cui rimarrà impresso il match contro Fabio Fognini nei quarti all’Atp di Montréal, in cui il ligure ha perso per 2/6 6/1 6/2 a favore dello spagnolo. Dopo il titolo entrambi hanno dato forfait a Cincinnati: Fabio per infortunio, Rafael per prepararsi al meglio per gli Us Open. Intanto il n. 2 al mondo ha acquistato un nuovo yatch e sta organizzando le sue nozze con la sua storica fidanzata, fissate per il 19 ottobre prossimo; mentre l’azzurro ne approfitterà per godersi la famiglia, dato che con Flavia Pennetta sono in attesa del secondo bebè.
E veniamo così al torneo Atp di Cincinnati, che ha incoronato il russo Daniil Medvedev, con la moglie sugli spalti ad esultare. Ma protagonista è stato anche un altro russo: proprio Rublev, che ha battuto Roger Federer per 6/3 6/4. Per poi perdere dallo stesso Medvedev nettamente per 6/2 6/3. Tuttavia Daniil ha messo a segno un’altra clamorosa vittoria. Non solo quella in finale su Goffin, battendo il belga proprio sul suo punto di forza: ovvero la regolarità; ma sconfiggendo addirittura il numero uno e favorito: Novak Djokovic. Nello scontro diretto tra i due, finito al terzo set, i due tennisti hanno dato spettacolo con colpi di elevata maestria. Nole aveva giocato un torneo impeccabile, in forma, ispirato, aveva dominato agevolmente gli avversari e così aveva fatto per il primo set contro il russo, vincendo per 6/3. Poi, però, si è fatto sorprendere dalla reazione di Daniil, che ha trovato coraggio per servire e rischiare anche la seconda alla battuta a 205 km/h senza commettere doppio fallo; il russo è venuto anche in attacco e ha seguito a rete il serbo, rispondendo con finezza alle finezze di tocco di volée e smorzate del numero uno al mondo. Lo ha passato appena ha tentato di fare serve&volley o lo ha rimandato indietro con lob di massima precisione. Davvero impeccabile su tutto, tanto da ricevere i complimenti del campione di Belgrado, che si è congratulato al termine del match. Non sapeva davvero cos’altro fare. 3/6 6/3 6/3 il punteggio che ha regalato l’ennesima finale stagionale al russo. Medvedev ha fatto vedere tutti i suoi progressi: non solo ha potenziato il servizio, ma ha rafforzato soprattutto il dritto e solidificato il rovescio; inoltre varia anche molto lo schema tattico. Del resto anche Djokovic ha fatto vedere enormi passi in avanti sia nello schema a rete che nella battuta, supportato dal lavoro con l’ex campione Goran Ivanisevic.

Male per gli italiani a Cincinnati. Marco Cecchinato ha perso subito al turno d’esordio da Alex de Minaur al terzo set per 6/7 6/1 6/2 a favore del tennista canadese. Continua il suo periodo ‘no’ di difficoltà. Così come è andato male il ritorno di Matteo Berrettini, fuori per un infortunio alla caviglia, che ha perso da Juan Ignacio Londero per 7/6 6/3. Match di primo turno negativo anche per Lorenzo Sonego, che ha dovuto subire un netto 7/5 6/4 da Nick Kyrgios. Peccato, dopo la strepitosa vittoria ad Antalya disputata con molta maturità contro Kecmanović e portata a casa per 6/7 7/6 6/1.
Il femminile. Infine chiudiamo con una nota del femminile sia in Canada al Wta di Toronto che di Cincinnati in America. Al primo è stata la 19enne canadese di origini rumene a conquistare il titolo alla Rogers Cup. Dopo le vittorie di quest’anno a Newport sulla Pegula, ad Indian Wells sulla Kerber, si è imposta anche qui a Toronto, sebbene per il ritiro di Serena Williams (forse per un problema alla spalla, che infatti ha dato forfait al successivo torneo di Cincinnati) quando conduceva per 3-1. Inarrestabile, semplicemente. Nulla ha potuto fermare la corsa di questa giovane vorticosa, che sprizza energia da ogni dove. Qui ha battuto campionesse del calibro della Bouchard, della Kasatkina, della Bertens, dell’altra giovane talentuosa Kenin; quest’ultima, infatti, aveva eliminato sia la Barty che la Svitolina. La Andreescu, molto simpatica al pubblico, si attesta così alla posizione n. 14 del ranking mondiale e conquista il titolo in casa 50 anni dopo dalla conquista del torneo da parte della connazionale Fayne Urban qui in Canada.

Al Wta di Cincinnati arriva un altro gradito ritorno: quello alla vittoria di Madison Keys e alla finale di Svetlana Kuznetsova. L’americana ha battuto la russa per 7/5 7/6(5), riacciuffando un match che rischiava di andare al terzo set e in una giornata molto ventosa, il che ha un po’ influito come variabile di gioco. Qui la Keys ha giocato al meglio variando molto lo schema, ha espresso un tennis di alto livello, molto aggressivo e in pressione da fondo, con molti avanzamenti a rete e giocate al net. Per arrivare alla finale ha dovuto sconfiggere avversarie del calibro della Muguruza (battuta solamente in tre set); della Kasatkina, della Halep, di Venus Williams e di Sofia Kenin. Ci è voluto tutto il suo talento, riuscendo a tirare fuori dal cilindro colpi di estro geniale e con effetto a sorpresa, per battere avversarie ostiche. Per Madison si tratta del quinto titolo in carriera e del secondo stagionale, dopo il trionfo a Charleston sulla Wozniacki per 7/6(5) 6/3. Vedere giocare tenniste con il talento, l’estro, l’istinto, la grinta, la tenacia, la costanza di Keys, Kenin o Andreescu non può che far sperare bene in vista degli Us Open. Anche se Serena Williams, Halep e Karolina Pliskova (per citarne alcune) non staranno certo a guardare. Ci sarebbe sicuramente anche la Osaka da tenere d’occhio, ma si è dovuta ritirare contro la Kenin per un problema al ginocchio. Altra spiacevole notizia, che riguarda un’altra giovane 19enne come Amanda Anisimova, è la scomparsa improvvisa del padre di quest’ultima: tennista statunitense ma di origini russe.
Anche le aspettative su Medvedev saranno molto alte, ma bisognerà vedere se riuscirà a recuperare dal grande sforzo e stress fisico: nella finale aveva crampi dappertutto, anche se non lo ha dato a vedere; ha giocato tanto e un po’ di riposo gli occorre di sicuro.

Barbara Conti

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