domenica, 22 Settembre, 2019

Tennis: Atp di Dubai e di Acapulco, i tornei del riscatto

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I tornei Atp di Dubai e di Acapulco (in Messico) sono stati i tornei del riscatto e della rivincita per due grandi campioni. Non solo, ma dopo quest’ultima settimana di tennis giocato, sono state molte le novità portate al ranking mondiale. A Dubai si impone uno dei ‘Fab four’ più amati e seguiti, ovvero lo svizzero Roger Federer, che sale alla posizione n. 4 del mondo. Una vittoria fondamentale per lui. Non solo sale a quota 100 (tornei vinti in carriera, record personale che inseguiva da tempo), ma il momento per la pensione è ancora lontano – come ben ci ricorda e titola Ubitennis -; infatti l’elvetico non sembra volersi fermare ed a 37 anni è più grintoso e affamato di vittorie che mai; anche sulla terra rossa. E il Roger che abbiamo visto giocare qui a Dubai è davvero pericoloso; anche sulla terra. Per questo 2019 ha deciso di non saltare completamente la stagione sul rosso, ma probabilmente non giocherà a Roma agli Internazionali Bnl d’Italia al Foro Italico, ma solamente a Madrid come preparazione al Roland Garros. Tuttavia appare più in forma e competitivo che mai, dominante come un leone. Infatti, non solo ha conquistato il titolo qui negli Emirati Arabi, ma si è preso anche la rivincita sul greco Stefanos Tsitsipas, vendicandosi della sconfitta che il giovane ellenico gli aveva impartito agli Australian Open ad inizio anno. Il greco, tuttavia, diventa il nuovo n. 10 del mondo e, accedendo alla top ten, raggiunge un traguardo importante a soli vent’anni, quasi un best ranking che lo lancia nell’Olimpo dei grandi, se ve ne fosse ancora bisogno. Quello che dobbiamo segnalare, però, è il gioco e il tennis eccellente espresso da Federer: ha tolto completamente il tempo a tutti gli avversari, in primis al veloce, rapido e agile Tsitsipas, attaccando spesso in contro-tempo, lanciandosi in repentini serve&volley, scambiando pochissimo da fondo e accorciando al massimo gli scambi. Ciò lo ha molto favorito, in quanto gli ha permesso di esprimere il suo miglior tennis da manuale, con volées pressochè perfette, un solido servizio e buone accelerazioni anche di rovescio. Questo uno schema che, se riuscirà a portare avanti anche sul rosso, lo faciliterà ed agevolerà molto, facendogli risparmiare – paradossalmente – molte energie preziose fisiche e – viceversa – dandogli molta carica mentale e forza emotiva, convinzione e sicurezza nei propri mezzi, perché è il gioco che predilige quello in avanzamento a rete e su pochi scambi; lo esalta, annullando il breve vantaggio che lo scambio prolungato potrebbe portare ai suoi avversari, poiché spinge spesso lo svizzero all’errore gratuito, con campioni della racchetta che fanno della regolarità la loro arma vincente. Un doppio 6/4 al greco Stefanos (testa di serie n. 5 del tabellone), dunque, regala un moto d’orgoglio a Federer (che era testa di serie n. 2) che difficilmente è riuscito a contenere, mascherare e controllare: enorme per lui la soddisfazione. Impressionante anche il netto 6/2 che ha impartito a Borna Coric (n. 6 del seeding) in semifinale. Una conquista del torneo non scontata per Federer, anche nonostante il livello di tennis espresso e le facili vittorie contro Coric e Tsitsipas; infatti ai sedicesimi Roger ha rischiato di perdere da Fernando Verdasco: dopo aver portato a casa bene e abbastanza agevolmente il primo set per 6/3 (con questo gioco molto aggressivo, rapido e veloce con discese a rete repentine), si è fatto rimontare dallo spagnolo e imbrigliare in un gioco più prolungato da fondo, con scambi sempre più lunghi, che gli hanno fatto commettere più errori e perdere punti, mettendo a suo agio Verdasco, che ha trovato ritmo e fiducia; un’incognita terzo set dove solamente l’abilità, l’esperienza, la calma serafica di Federer hanno permesso al campione svizzero di compensare con un altro 6/3 e superare il turno, continuando la sua corsa verso la finale. Anche Verdasco (in attesa della sua prima figlia) aveva vinto il (secondo) set per 6/3: molto curioso questo fatto che tutti i parziali siano terminati per 6/3, indice di quanto il match comunque sia stato equilibrato e del valore di entrambi i tennisti. Dunque una risposta a chi diceva che Federer sarebbe stato surclassato dalle ‘nuove leve’, perché ormai ‘vecchio’ per il tennis e troppo ‘lento’ per tenere certi ritmi. Ma un’intelligenza tattica con cui programma con cura gli impegni, gli permette di essere sempre sulla cresta dell’onda, con più in vigore che mai.
Così come è stata una gioia e un ‘iniezione di autostima, la conquista del torneo di Acapulco per l’australiano Nick Kyrgios. Il campione di Camberra guadagna ben quaranta posizioni in classifica mondiale, portandosi alla 33esima posizione del ranking. In questo torneo Kyrgios è stato capace di battere in rassegna altri campioni del calibro di: Andreas Seppi; Rafael Nadal, con il quale è nato uno screzio non da poco: lo spagnolo lo ha accusato di avere poco rispetto dell’avversario, del pubblico e di se stesso e l’australiano si è difeso dicendo che Nadal non sa nulla di lui; quando, poi, i fan dello spagnolo hanno disturbato il campione australiano al successivo turno, lui si è difeso ricordando loro di averlo ‘eliminato’; poi, sempre per mano sua, è uscito lo svizzero Stan Wwarinka; al turno successivo, invece, Kyrgios ha sconfitto il suo amico John Isner e, in finale, ha battuto il tedesco Alexander Zverev per 6/3 6/4, che non ha gradito, rompendo ben due racchette dalla rabbia; Zverev è apparso da subito molto nervoso, meno regolare del solito, meno preciso e con le idee meno chiare: spesso si lanciava a rete, per farsi infilare dai passanti di Kyrgios oppure commetteva numerosi errori banali per lui (nelle volées ad esempio). Ma, di sicuro, non era facile giocare contro quel Nick Kyrgios, decisamente ‘ispirato’ e in stato di grazia; infatti la notizia è che le sue condizioni mentali, psicologiche, oltre che anche fisiche, sono apparse straordinarie: stranamente calmo, concentrato, ben organizzato e impostato in campo, molto sicuro, determinato, focalizzato sui match e sui colpi; ha giocato con tranquillità e in sicurezza, certo dei propri mezzi: dunque un traguardo psico-attitudinale non da poco raggiunto; e già per questo avrebbe vinto, in più il trionfo ha consolidato tale successo, assolutamente meritato va detto. Grande prova di maturità. Stavolta ha lasciato tutti davvero senza parole, come del resto la prestazione di Roger Federer a Dubai; ma dal campione svizzero se lo aspettava chiunque, viceversa stavolta Kyrgios ha messo a tacere tutte le critiche e polemiche (anche pesanti) nei suoi confronti e dimostrato di avere talento e tutto il suo estro. Ha dato prova di poter essere anche lui un campione degno di tale nome; ora speriamo che continui così e che trovi maggiore continuità e serenità, dando una svolta a una fase passata anche difficile, deludente, altalenante e molto tormentata; affinché la posizione n. 33 sia solo un primo passo. A 23 anni è un’ottima prospettiva, tutta in salita e in crescita per lui, anche in previsione del suo futuro compleanno il prossimo 27 aprile.
Inoltre Alexander Zverev aveva sconfitto, al secondo turno, proprio la wild card David Ferrer, che ha annunciato che giocherà sino a Madrid e poi si ritirerà. Lo spagnolo aveva battuto con un doppio 7/6 Tennys Sandgren; poi si era arreso al talento tedesco per 7/6 6/1; con questo punteggio Zverev aveva messo fine all’avventura nel torneo di Acapulco a un tennista amato, che molto ha fatto commuovere con la notizia del suo prossimo ritiro: basti pensare che, al precedente torneo di Buenos Aires, gli avevano fatto una vera e propria ‘festa’, regalandogli ben tre premi, riconoscimenti a ricordo di un affetto sincero che la città argentina e il torneo hanno nei suoi confronti, in una terra che ha massimo rispetto per questo campione che qui all’Atp di Buenos Aires aveva vinto più volte di tutti (sfiorando quasi un record, personale e non solo).
Così come l’altra sorpresa è venuta nella finale femminile del Wta di Acapulco. In una finale tra due giovanissime ed ‘esordienti’ quasi, si è imposta la 24enne cinese Wang per 6/2 7/5 su Sofia Kenin. La cinese, n. 65 del mondo, era alla sua prima finale e ha messo in campo una vivacità e varietà di gioco impressionanti: quasi un rullo compressore, un muro che respingeva tutto e un boomerang che tirava tutto di là dalla rete restituendo ogni colpo, spostando le avversarie con profondità e precisione; molto incisiva e con colpi a tratti anche molto pesanti, oltre che veloci. Buona la sua mobilità in campo, ha convinto e meritato il primo titolo in carriera. Ha messo in difficoltà in finale la Kenin, ad un certo punto andata veramente in confusione e molto (troppo) fallosa. Tanti, troppi gratuiti, per colpa della maggiore solidità della cinese; ma la Wang ha dimostrato soprattutto di essere ‘pronta’, in quanto il suo miglior pregio è stata la forza mentale nel gestire bene le partite e i momenti difficili e clou (centrali) del match; infatti c’è stato un sussulto, una reazione d’orgoglio della Kenin, che aveva quasi rimontato; ma poi, con ben dodici punti consecutivi, la Wang ha messo subito a tacere ogni brivido di entusiasmo nella Kenin: dal 5-5 è andata a vincere gli altri due games decisivi, facendo il break fondamentale che le ha regalato la vittoria. Molto autocontrollo, freddezza, lucidità tattica ed emotiva; non ha tremato, non ha avuto paura, non si è fatta prendere dalla tensione, dall’agitazione e dall’emozione, per un traguardo comunque importante che intravedeva e che stava per raggiungere, che forse avrebbe potuto deconcentrare e distogliere molte altre giocatrici più giovani; ma non lei, in questo serafica e cinica al punto giusto, competitiva e sportiva allo stesso tempo. Del resto non è la prima volta che vediamo tali prove da parte di tenniste cinesi: pensiamo, ad esempio, alla Peng (n. 24 al mondo), alla Zhang (n. 26) o all’omonima Y. Wang, per citarne solo alcune.

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