sabato, 21 Settembre, 2019

Tennis: dall’Atp di Sofia all’Atp di Rio, tutti i tornei

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Tanto tennis giocato in queste ultime settimane: dall’Atp di Sofia fino al recente Atp di Rio; passando per l’Atp di Rotterdam, per l’Atp di Buenos Aires, per l’Atp di Cordoba, per l’Atp di Montpellier, per l’Atp di Marsiglia (Bouche du Rhône); passando ancora per il Wta di Dubai (dove questa settimana, invece, saranno impegnati gli uomini) e per la Fed Cup. Vediamo quali notizie e novità hanno portato, con uno sguardo anche agli italiani ed ai giovani in particolare.
L’Atp di Sofia ha visto il trionfo di un ritrovato Daniil Medvedev, che si è imposto in finale su Marton Fucsovic con un netto 6/4 6/3. Tra l’altro Daniil Medvedev veniva da una finale recente, persa ma molto lottata, al torneo di Brisbane, dove si era arreso solamente al terzo set al giapponese Kei Nishikori (per 4/6 6/3 2/6). Oltre la nota positiva di due tennisti validi emersi, parallelamente quello che c’è da sottolineare è il ruolo avuto nel torneo dal nostro Matteo Berrettini. Dopo aver battuto al secondo turno Karen Khachanov (testa di serie n. 1) in tre set, con il punteggio di 6/7(6) 6/3 6/4, in un match strabiliante, l’azzurro si è arreso in semifinale proprio a Fucsovic, perdendo in tre set, dopo essere stato in vantaggio nel primo, con lo score di 5/7 7/5 6/3. Molto amaro per un’occasione persa; tra l’altro Marton aveva eliminato al primo turno Andreas Seppi: l’altoatesino era uscito sconfitto per 6/2 7/6(6). Male anche per Stefano Travaglia che a Sofia perde subito da Struff per 6/3 6/4, ma mettendo in campo comunque un buon tennis, in un match equilibrato tutto sommato. Avevamo ritrovato, poi, Seppi al successivo Atp si Rotterdam, dove era uscito al primo turno per mano di Peter Gojowczyk col punteggio di 7/6(3) 3/6 6/2; ed anche Thomas Fabbiano aveva perso malamente da Jo-Wilfried Tsonga per 6/1 6/4. Tuttavia erano state due eliminazioni dignitose, in quanto Andreas aveva ad ogni modo giocato bene e lottato, mentre Thomas si era arreso ad un avversario decisamente in forma. Infatti Tsonga sarebbe andato a vincere il successivo torneo di Montpellier: un ritorno gradito il suo, soprattutto se in casa per il pubblico francese, in un derby in finale contro Pierre-Hugues Herbert (che si era dimostrato un avversario molto ostico, in grado di muoversi molto bene in campo, veloce, con grande mobilità, solido e molto regolare, quasi un muro in grado di respingere e recuperare tutto, qualsiasi tipo di palla), conquistata agevolmente per 6/4 6/2. Tuttavia il torneo di Rotterdam ha regalato due grandi sorprese. Un’altra, sempre per i francesi, il ritorno alla vittoria anche di Monfils. Gael è sembrato davvero ispirato, molto più concentrato, costante nei risultati, anche dopo il fidanzamento ufficiale con Elina Svitolina: i due, tra l’altro, hanno deciso di dare in beneficienza all’ospedale pediatrico di Odessa (in Ucraina) 100 dollari per ogni ace messo a segno nei due tornei successivi agli Australian Open che disputeranno. E Gael Monfils, in finale a Rotterdam (in Olanda), aveva di fronte proprio lo svizzero Stan Wawrinka, ritornato e ritrovato in ottima forma. Molto competitivo, ha dato del filo da torcere al francese e solo il miglior Monfils ha potuto battere il miglior Stan Wawrinka. Una finale strepitosa, equilibratissima, terminata al terzo set: 6/3 1/6 6/2 il punteggio. Punti da una parte e dall’altra, scambi lunghissimi, corse da un lato a quello opposto del campo, colpi di una tecnica eccezionale, tutti vincenti e pochi errori gratuiti. Questa è stata la finale, dove alla fine ha prevalso la forma più fresca forse del francese. A dimostrazione di quanto lo svizzero sia di nuovo a pieno regime rientrato tra i ‘big’ è il fatto che è stato in grado di battere il giapponese Kei Nishikori in semifinale per 6/2 4/6 6/4. Spostandoci, invece, sulla terra rossa (dal veloce indoor) vediamo due risultati positivi, che riguardano anche l’Italia. Stiamo parlando degli Atp di Buenos Aires, di Cordoba e di Rio. Il primo è stato vinto proprio da Marco Cecchinato, che diventa il nuovo numero uno italiano, superando Fabio Fognini di qualche punto. Se il siciliano mette a segno il terzo titolo in carriera, dopo le vittorie dello scorso anno a Budapest (su John Millman per 7/5 6/4) ed Umago (su Guido Pella per 6/2 7/6), continua il periodo no per il ligure. Il tennista di Palermo incanta il Brasile, con una finale senza storia, a senso unico, completamente ed interamente dominata, vinta contro Diego Schwartzman. Ennesima prova positiva dopo l’eliminazione (una su tutte) proprio di Guido Pella in semifinale 6/4 6/2. Cecchinato tocca il suo best ranking e si porta alla posizione n. 16 del ranking mondiale. L’argentino, invece, aveva vinto un match quasi perso contro la testa serie n. 1, l’austriaco Dominic Thiem, per 2/6 6/4 7/6(5). Thiem spreca davvero un’occasione, buttando via malamente molte chance e facendosi rimontare con un parziale in netto vantaggio, commettendo molti gratuiti clamorosi; a onor del vero, forse complice il forte vento. Invece, per quanto riguarda Fognini, si tratta di una fase decisamente negativa. Tre sconfitte di seguito dopo il risultato non molto soddisfacente agli Australian Open. Perde sia qui all’Atp di Buenos Aires che all’Atp di Cordoba, ma in modo diverso. All’Atp di Cordoba esce subito di scena malamente contro Aliaz Bedene, che lo domina e gli impartisce un netto e severo 6/1 6/4. Mentre in Brasile lotta di più, prima di uscire sempre al primo turno, contro Jaume Munar, che lo sconfigge in tre set, con un parziale di 4/6 6/4 7/5. All’Atp di Buenos Aires aveva perso al secondo turno anche l’altro italiano presente nel torneo: ovvero il giovane di Torino (classe 1995) Lorenzo Sonego, che – dopo l’ottima performance contro Nicolas Jarry (in cui aveva portato a casa il match per 6/7 6/4 6/3) – si è fatto sorprendere per 7/5 6/1 dallo spagnolo Roberto Carballes Baena, con un crollo inaspettato nel secondo set; il giovane azzurro è sembrato essere andato completamente in confusione e fuori giri, perdendo il controllo della palla, forse sempre a causa di condizioni meteo particolari e avverse. Invece, venendo all’Atp di Cordoba, vediamo che non è stato positivo per gli italiani. Infatti lo stesso Jaume Munar elimina proprio Marco Cecchinato al primo turno, per 6/3 3/6 6/1 (ed al torneo di Rio il palermitano avrebbe perso sempre da Aliaz Bedene al turno d’esordio con il punteggio di 7/5 7/6).
Anche Alessandro Giannessi si arrende al terzo set proprio all’argentino Diego Schwartzman (per 6/7 6/3 6/0, cedendo di schianto proprio all’ultimo parziale), dopo l’ottima vittoria al primo turno su Tiago Seyboth Wild per 6/7(8) 7/5 7/6(4). Mentre Paolo Lorenzi si sarebbe arreso ad uno dei due finalisti: Guido Pella, per 6/3 6/1. E la finale dell’Atp di Cordoba regala la prima sorpresa: si impone il 25enne Juan Ignazio Londero per 3/6 7/5 6/1 su Guido Pella, in una finale entusiasmante. Il giovane argentino si dimostra giocatore molto valido, un talento vivace, anche se incostante, però apprezzabile. Al successivo torneo di Rio, infatti, Londero ha perso malamente, non entrando mai in partita, al secondo turno da Pablo Cuevas per 6/1 6/4. Comunque il tennis che ha espresso ne fa un giocatore assolutamente da tenere d’occhio sulla terra rossa, in grado di sorprendere e fare buoni exploit come quello a Cordoba. E proprio il torneo di Rio porta l’ennesima sconfitta di Fabio Fognini e un altro risultato sorprendente e interessante. Il ligure esce subito al primo turno per mano del Next Gen, il canadese Felix Auger-Alliassime, con un parziale netto e deludente di 6/2 6/3. Invece la finale ci mostra due nuovi talenti, esordienti: quello del 18enne canadese appena citato, che affrontava in finale il 23enne Laslo Djere. Il serbo ha messo in campo il suo miglior tennis, dominando il match, quasi pronto a seguire le orme di Novak Djokovic e, a discapito di ogni aspettativa, è approdato in finale da lucky-loser (LL) e si è sbarazzato con un facile 6/3 7/5 del canadese, che non lo ha mai impensierito in fondo, disputando una prestazione che non è stata tra le sue migliori di certo. Djere ha dedicato la vittoria, commosso, alla madre.
A proposito di “Next Gen”, c’è da segnalare anche la strepitosa conquista del titolo all’Atp di Marsiglia (in Provenza) di Stefanos Tsitsipas. Il greco ha forse giocato il miglior torneo di sempre. Non ha avuto, infatti, assolutamente una finale facile contro un Mikhail Kukushkin molto determinato ed ispirato, che gli ha dato davvero del filo da torcere, rischiando persino di riuscirlo a portare al terzo set. Infatti i due hanno giocato alla pari in perfetto equilibrio per tutto il match, poi il greco è riuscito a trovare il break che gli ha permesso di portare a casa il primo set per 7/5.Nel secondo set, però, c’è stata la reazione del kazako che ha fatto subito break in apertura a Stefanos; Tsitsipas, poi, è riuscito a pareggiare i conti, a portarsi in vantaggio, ma non è riuscito a chiudere né sul 5-4 né sul 6-5; ed è stato, così, un giusto, meritato e dovuto tie-break al talento e alla generosità di due tennisti che hanno offerto uno spettacolo straordinario, con colpi da manuale e rincorse e recuperi record sensazionali; hanno esibito tutto il repertorio: dai passanti, alle volées, agli attacchi, agli smash, agli aces; infatti, spesso, il servizio vincente è stata la chiave di volta per riaggiustare il punteggio per entrambi, soprattutto per Tsitsipas. Grande agonismo, che li ha lasciati spesso senza fiato e tiri che miravano alle righe, a trovare l’ultimo angolino di spazio disponibile. Quello di Marsiglia è un torneo giocato prettamente da francesi, tanto che il nostro Simone Bolelli ha perso al primo turno proprio da Benoit Paire per 6/4 7/6; mentre Matteo Berrettini si è lasciato sorprendere da un altro Next Gen, ovvero Andrey Rublev, al secondo turno, con il punteggio di 6/3 7/6 (dopo aver eliminato al turno d’esordio un altro transalpino: Jeremy Chardy, con un doppio tie-break, di cui il primo lottatissimo vinto per 12 punti a 10, mentre il secondo portato a casa a 0).
E, alla stessa stregua, all’Atp di New York, tanti gli americani e statunitensi in tabellone. Ma il main draw vedeva anche la presenza del nostro Paolo Lorenzi (di recente trasferitosi con la moglie in Florida a Sarasota, dove attualmente risiede, per migliorare il suo livello di tennis e la qualità del suo allenamento). Purtroppo, dopo un primo turno buono contro Tennys Sandgren (sconfitto in tre set, con lo score di 7/6 6/7 6/4), la corsa del senese si è arrestata al secondo turno ad opera di Ryan Harrison, che gli ha impartito un netto 6/3 6/4. Viceversa, la finale di New York ci ha regalato due giovani molto promettenti: il 23enne canadese Bryden Schnur e il 21enne statunitense Reilly Opelka. Uno scontro tra titani, due giganti: un metro e 90 il primo, ben oltre due metri (e undici centimetri) l’americano. Alla fine l’ha spuntata quest’ultimo, con un gioco più vario e aggressivo, fatto non solo di servizio e serve&volley, ma anche di tanto gioco in avanzamento a rete e da fondo: più solido negli scambi da fondo campo, con entrambi i fondamentali, anche se più incisivo di dritto forse. Dunque, insomma, gli Usa hanno trovato un ottimo elemento da inserire in Coppa Davis e in sostituzione o in affiancamento ad altri campioni come John Isner, Sam Querrey, Steve Johnson o lo stesso Frances Tiafoe per dirne qualcuno. Pertanto i supporter a stelle e strisce sapranno sempre per chi tifare, avranno sempre un giocatore da supportare e non mancherà loro di certo la scelta. L’America è un bacino enorme di nuove leve, una fucina in continua espansione e non è un caso che le principali accademie tennistiche siano qui in America.
Per quanto riguarda il femminile, invece, iniziamo col citare il recente torneo Wta di Dubai, che ha visto il trionfo della svizzera Belinda Bencic, ritornata come il collega elvetico Wawrinka. Tennista ritrovata nel gioco, nella versatilità e vivacità di schema e nella varietà e regolarità dei colpi, ma anche nel carattere, nella determinazione e nell’ostinazione, nella voglia di lottare e nel coraggio di rischiare e mettersi in gioco. Qui negli emirati Arabi è stata, infatti, in grado di compiere due imprese, rimontando match quasi persi al terzo set, in scontri durissimi considerati partite finite. Ha sconfitto avversarie non da poco, di grande livello. Una è stata proprio Elina Svitolina, fidanzata di Gael Monfils e testa di serie n. 6 del torneo, battuta in semifinale per 6/2 3/6 7/6(3); l’altra la testa di serie n. 2 del seeding: la ceca Petra Kvitova, sconfitta per 6/3 1/6 6/2; nel primo set Petra ha faticato ad entrare in partita, più aggressiva la Bencic; poi ha cominciato ad essere più incisiva e regolare nei colpi, commettendo meno errori, mentre la svizzera era calata un pochino; nel terzo set, però, forse un calo fisico ha reso un po’ più imprecisa Petra, mentre pian piano Belinda ha trovato la regolarità e lo standard di sempre, che l’hanno portata ad esultare di gioia, incredula nel finale, quasi esterrefatta e stupefatta da se stessa, come avesse compiuto un’impresa impensabile e inimmaginabile ai pronostici. La vera sorpresa è stata la taiwanese Hsieh, approdata in semifinale, dove ha perso da Petra Kvitova al terzo set (per 3/6 6/2 6/4). La Bencic ai quarti aveva eliminato Simona Halep (con il punteggio di 4/6 6/4 6/2), per non parlare del match quasi perso contro Aryna Sabalenka che ha avuto diversi match point (ma ha perso con lo score di 6/4 2/6 7/6, con un tie break giocato in maniera impeccabile dalla svizzera, come diverse volte le è capitato nel torneo); a sua volta, invece, la Hsieh aveva sconfitto Karolina Pliskova nei quarti per 4/6 6/1 7/5. Insomma la Bencic ha ricordato molto a tratti l’ex beniamina elvetica, Martina Hingis. Infine, per quanto riguarda il tennis femminile, una nota anche sulla recente Fed Cup disputata dall’Italia, proprio contro la Svizzera di Belinda Bencic&co. Positivo il ritorno di Sara Errani e l’esordio nella competizione a squadre di Camila Giorgi; ma le due tenniste azzurre hanno perso tutti e tre i singolari, pur conquistando il doppio, il che è una notizia interessante e confortevole.

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