giovedì, 18 Luglio, 2019

Tennis: la terra rossa a Nadal, l’erba verde tedesca a Berrettini

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La moda del tennis ha evidenziato le sue ultime tendenze: lancia il rosso Nadal e il verde Berrettini. L’erba è la superficie dove il romano si esprime meglio. Mentre, sulla terra rossa, Rafa si è confermato campione assoluto, vincendo il Roland Garros per la dodicesima volta e in condizioni proibitive, tanto che la Nike gli ha regalato un servizio di un minuto-tributo (quasi uno spot personale e personalizzato) che racchiudeva tutti i suoi più grandi successi: intitolato “Crazy dreams take crazy effort”, ovvero – tradotto dall’inglese – “i grandi (nel senso di ‘eccezionali’ ‘straordinari’) sogni richiedono grande sacrificio e sforzo”. Un Grand Slam iniziato con le polemiche di Kyrgios (che ha dato forfait) e di Tomic, che hanno mostrato tutta la loro predilezione per il torneo di Wimbledon piuttosto che per quello parigino. Poi proseguito con molti disagi causati dal maltempo, ma che ha visto arrivare sino in fondo alla sezione maschile gli attuali ‘fab four’ – se si esclude l’assente Andy Murray -: ovvero Novak Djokovic, Rafael Nadal, Roger Federer, Dominic Thiem. La finale è stata disputata dai due più in forma e talentuosi, ovvero lo spagnolo e l’austriaco. A spuntarla è stato il campione di Mallorca, in condizione strepitosa, ma che talento Dominic! Tuttavia, la categoria Atp delle eccellenze del Roland Garros è stata anche molto tormentata. Pioggia e maltempo hanno provocato non pochi problemi; la semifinale tra Thiem e Djokovic si è dovuto posticiparla di un giorno e, per essere conclusa nel sabato (la giornata della finale femminile, ma disputata prima che le donne scendessero in campo), ha richiesto molte interruzioni, sospensioni e riprese, per portare a termine un match complicatissimo: folate di vento che dirottavano completamente le traiettorie dei colpi, due parti del campo con condizioni di gioco molto diverse (una più pesante, l’altra meno, una con più terra accumulata dalle folate di vento, l’altra più spoglia e scoperta di terra). Sia il posticipo che l’interruzione hanno fatto discutere, ma sicuramente tali condizioni hanno innervosito (comprensibilmente) il serbo, che non è mai riuscito a trovare continuità di gioco e ad entrare nel ritmo dello scambio. Di certo onore al merito a Thiem per aver espresso un alto livello di tennis in tali condizioni, quasi come stesse giocando in una situazione abituale, di normalità, facendo partire dritti micidiali, commettendo pochi errori e con un tempo sulla palla eccezionale, quasi non avvertisse le difficoltà create dal forte vento; così come, ancor più ‘superbo’, è stato Nadal contro Roger Federer (da encomio per aver raggiunto una semifinale importante sulla terra rossa e in un torneo del Grand Slam, da vero fuoriclasse). Ma il padrone di casa sul rosso è Rafa, che – nella finale contro Thiem – si è sbarazzato in maniera netta dell’avversario, lasciando un solo set all’austriaco (con un piccolo passaggio a vuoto nel secondo set, che ha perso per 7/5), poi gli ha rifilato un doppio 6/1 finale che ha fatto molto male a un generoso Dominic: 6/3 5/7 6/1 6/1 il risultato finale. Se pensiamo che, però, lo spagnolo aveva impartito un netto 6/3 6/4 6/2 a Federer in semifinale (certo un punteggio falsato anche un po’ dal meteo), e un severo 6/1 6/1 6/3 a Nishikori ai quarti, per fare pochi esempi, ben comprendiamo la condizione fisica dello spagnolo. Da Roma sembra davvero essere come un rullo compressore che macina tutti gli avversari in un nonnulla. Forse il fatto di essere arrivato agli IBI con risultati lievemente meno buoni rispetto alle aspettative su di lui (poche semifinali, nessun titolo), lo ha spronato e gli ha fatto ritrovare grinta e rabbia, la volontà di dimostrare che Rafael c’è ed è pronto a lottare per il primo posto. Certo le condizioni di gioco non lo hanno avvantaggiato, ma non lo hanno neppure sfavorito: in finale a Roma, Djokovic veniva da due turni duri giocati in notturna ed era molto stanco; così come Nishikori, nei quarti qui al Roland Garros, aveva disputato un duro match contro Paire finito al quinto set (6/2 6/7 6/2 6/7 7/5 per il nipponico) e terminato la mattina del giorno stesso in cui lo ha affrontato; così come Thiem aveva dovuto giocare altri cinque set in semifinale contro Nole (6/2 3/6 7/5 5/7 7/5 il risultato di una partita equilibrata, anche se frastagliata). Ma vincere con quel tempo è solamente dai migliori; un po’ come fatto da Fabio Fognini nella finale al Master 1000 di Montecarlo, per intenderci.
Di sicuro un successo già il fatto che tutte le prime quattro teste di serie del tabellone siamo approdate alle semifinali (la 1 Nole, la 2 Rafa, la 3 Roger e la 4 Thiem); ma il torneo maschile ha regalato molte emozioni. Innanzitutto commovente l’uscita dal campo e dal torneo di Mahut tra le lacrime (con il figlioletto accorso che cercava di consolarlo con un abbraccio): il francese ha perso dall’argentino Leonardo Mayer al terzo turno in quattro set, vincendo solamente il primo per 6/3 e perdendo gli altri tre per 7/6 6/4 7/6. Il francese, alla fine, è apparso un po’ stanco. Ma, a proposito di Francia (che può vantare il talento espresso dal giovane Moutet), questo Roland Garros è stato anche il torneo dell’impresa di Salvatore Caruso. Il siciliano è arrivato sino al terzo turno, dove ha perso con onore da Novak Djokovic per 6/3 6/3 6/2, ma non prima di aver compiuto appunto l’impresa record di battere – in un match eccezionale – Simon per 6/1 6/2 6/4, dominando completamente l’avversario; quest’ultima importante vittoria si andava ad aggiungere all’altro importante risultato precedente dell’incontro contro l’ancor più insidioso Munar. Il siciliano si è imposto sullo spagnolo per 7/5 4/6 6/3 6/3. L’azzurro, qualificato, ha mandato letteralmente in confusione Munar: scusate se è poco.
Un’ultima nota sul femminile. Fuori a sorpresa la Halep, ha vinto la solidità dell’australiana Barty, giocatrice molto regolare con grande varietà di gioco, in grado di non far trovare ritmo alle avversarie, di farle sbagliare e di mandarle fuori palla. Lo si è visto bene nella finale contro una giovane Vondrousova totalmente in confusione, che poco o nulla ha potuto fare contro Ashley. La testa di serie n. 8 del seeding si è imposta facilmente con un netto 6/1 6/3. Tuttavia le semifinali hanno fatto emergere tre giovani interessanti; una è proprio la Vondrousova, che si è sbarazzata della Konta (finalista a Roma) per 7/5 7/6, dimostrando grande padronanza; l’altra è l’ancor più talentuosa Anisimova, da cui forse ci si aspettava persino che riuscisse a raggiungere la finale (fermata dalla Barty, ma a cui ha strappato un set: l’australiana, infatti, ha vinto in rimonta – dopo aver perso il primo set – per 6/7 6/3 6/3); proprio la Anisimova aveva eliminato la Halep con un netto 6/2 6/4: grandi colpi potenti e profondi, tanta aggressività di gioco e coraggio, non ha paura di accelerare; buon carattere e tenuta mentale ha dimostrato anche la Martic, sconfitta dalla Vondrousova, contro cui ha ceduto un po’ fisicamente (ma ha corso tantissimo), sbagliando anche qualche colpo facile a rete, tipo smash o volèes: lì un po’ carente, però apprezzabile il fatto che sia una che ama venire in avanti e cambiare schema di gioco (in questo, invece, forse la Vondrousova è più remissiva e tende a rimanere più ancorata a fondo e a puntare più sull’errore dell’avversaria, prendendo meno l’iniziativa); che dire poi della Kenin che ha battuto Serena Williams? Altra sorpresa e rivelazione del torneo, ha messo in campo un tennis di livello altissimo, peccato che sia uscita al turno successivo proprio per mano della Barty (6/3 3/6 6/0 il punteggio per l’australiana). Anche la conferenza stampa di Serena Williams post-match ha creato qualche problema, causando l’interruzione improvvisa di quella di Thiem.
A proposito di donne, di francesi ed italiane, da segnalare che Sara Errani ha vinto il torneo ITF di singolare dell’Antico Tiro a Volo di Roma per 6-1 6-4 sull’austriaca Barbara Haas; mentre l’altra azzurra, Elisabetta Cocciaretto, ha vinto – sempre qui – il doppio in coppia con la rumena Nicoleta Dascalu, al match tie-break del terzo set decisivo (per 10 punti a 7) sul duo Alves-Bogdan.
La francese Caroline Garcia, invece, ha conquistato il titolo a Nottingham (sull’erba) su Donna Vekic, vincendo in rimonta; dopo aver perso il primo set per 6/2, ha imposto un doppio tie-break all’avversaria, costringendola all’errore, con palle prive di peso difficili da spingere per la croata, che faceva fatica ad imporsi nello scambio, ad accelerare e mettere pressione alla francese, che così ha iniziato a prendere le redini dello scambio e del gioco, spostando molto l’avversaria e facendola correre, anche ricorrendo al back molto basso.
Parlando sempre di erba, di Barty e di Vekic, le due si sono incontrare al torneo Wta di Birmingham; l’ha spuntata facilmente la prima, complice una Vekic molto fallosa; la croata ha dovuto incassare un severo 6/3 6/4 (l’australiana poi ha vinto anche contro l’americana Brady per 6/3 6/1).
Un’edizione da ricordare (nel bene e nel male) per gli azzurri quella del Roland Garros. Oltre a Caruso, anche Stefano Travaglia ha regalato un altro momento memorabile contro Mannarino: ha perso, ma solo dopo aver lottato alla pari strenuamente fino al quinto set; a tratti si è avuta persino la sensazione che potesse portare a casa il match, così non è stato purtroppo (ma l’esito ha visto il francese trionfare per 6/7 6/3 3/6 6/2 6/2); poi il derby tra Andreas Seppi e Fabio Fognini vinto da quest’ultimo: il ligure si è spinto poi sino al quarto turno, perdendo in quattro set da Alexander Zverev; ma per Fognini si tratta di un traguardo raggiunto: quella della top ten, è definitivamente n. 10 al mondo ora. Male, invece, per Bolelli, Cecchinato, Fabbiano e Berrettini. Il primo ha perso da Pouille (che ha giocato in maniera strepitosa) per 6/3 6/4 7/5; il secondo proprio da Mahut (al quinto, un match lottatissimo in cui il palermitano era avanti di due set per 6/2 7/6), ma il francese poi avrebbe eliminato anche Kohlschreiber con un triplo 6/3; il terzo ha trovato subito Cilic, che si è imposto per 6/3 7/5 6/1; l’ultimo era quello su cui si puntava maggiormente, ma si è lasciato sorprendere dal dritto potente e insidioso di Ruud al secondo turno (perdendo per 6/4 7/5 6/3, senza mai sembrar aver trovato le redini del gioco), dopo un buon esordio contro Andujar (a cui ha rifilato un doppio 6/4 e un 6/2, dopo aver perso il primo set al tie-break). Forse avrebbe potuto fare meglio, ma Ruud gli ha messo molta pressione, gli ha tolto ritmo, lo ha anticipato spesso e non gli ha dato modo di trovare i tempi giusti.
Però, in compenso, Matteo si è dimostrato molto quotato sull’erba. Parteciperà a tutti e tre i tornei sull’erba, già ha vinto il primo a Stoccarda e ha fatto bene a quello di Halle in Germania (dove però c’è Federer, questo Roger così in forma e temibile sul ‘verde’). Se Fabio ha raggiunto la top ten, Matteo – nel giro di poco – ha raggiunto la top 20 e ha battuto molti top ten e tennisti sopra di lui. Attuale n. 22 del mondo, scalerà ancora la classifica, dopo la vittoria ad Halle al primo turno su Basilashvili (n. 17 del mondo), facilmente con un doppio 6/4; ed aggiudicandosi in rimonta anche il derby con Andreas Seppi (vinto per 4/6 6/3 6/2); in maniera molto convincente, Berrettini ha fatto vedere e dato il meglio di sè: dritto potente in avanzamento che spiazza chiunque; volées da manuale, back profondi e insidiosi, ma soprattutto drop-shot da fondo di estrema precisione o stop-volley degne del miglior Federer. Sull’erba può davvero competere con chiunque, anche con Roger ed anche in vista di Wimbledon (dove è comunque quotato, anche se forse ancora non favorito). Sull’erba può dare lezioni a molti, non ha da temere né nulla da invidiare a nessuno: gioca in sicurezza, in tranquillità, in maniera ordinata, composta e precisa, sa sempre quello che deve fare e lo esegue nel modo più preciso possibile, concede pochissimo e si porta avanti, piazzando un gran numero di aces o di ottimi servizi, con cui fa break facilmente all’avversario; si muove particolarmente bene in avanzamento a rete, in avanti più che lateralmente, ma colpisce la sua attitudine corretta, il suo essere a proprio agio su una superficie difficile.
Basta vedere i risultati conseguiti a Stoccarda. Dopo aver battuto al primo turno proprio quel Nick Kyrgios che aveva disertato il Roland Garros, ha eliminato niente di meno che il n. 9 al mondo Karen Khachanov (che ora lo attende per la rivincita ad Halle), poi facilmente Kudla con un doppio 6/3, poi Struff in semifinale (impresa non facile, ma in maniera convincente); infine è arrivato il trionfo su Felix Auger-Aliassime (il canadese si avvaleva del ritiro per un problema alla schiena del connazionale Raonic in semifinale). Il giovane avversario, non ancora diciottenne, era tra l’altro n. 21 al mondo (quindi una posizione sopra Matteo, che ha guadagnato terreno su di lui, superandolo, dato che la differenza di punti era minima: 1505 a 1522). Berrettini ha portato a casa 250 punti, 117 mila euro di montepremi, un’auto elettrica e il terzo titolo in carriera (il secondo stagionale): dopo quello di quest’anno (al terzo set su Krajinovic) a Budapest e quello dello scorso anno a Gstaad su Roberto Bautista Agut in due set. Berrettini è stato bravo, contro Auger-Aliassime, a controllare una partita che si stava complicando: difficile il secondo set e, soprattutto, il tie-break decisivo; vinto per 11 punti a 9 dal tennista romano, l’azzurro stava iniziando a subire un buon servizio dell’avversario, che piazzava buone prime e seconde, anche insidiose, al corpo e molto lavorate (una qualità che già aveva mostrato nei match precedenti, anche contro Brown, vincendo in rimonta), con cui ha fatto anche un ace strepitoso di seconda ad uscire, che ha lasciato tutti esterrefatti. Tra l’altro, curiosità, contro lo spagnolo a Gstaad aveva vinto per 7/6 (a 9 punti) 6/4; contro Felix per 6/4 7/6 (a 11 punti appunto come detto), quasi con lo stesso punteggio insomma.

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