venerdì, 19 Luglio, 2019

Tennis: torna Murray, conferma di Barty e trionfo Federer

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In preparazione di Wimbledon sono stati molti i tornei che si sono giocati, che hanno dato risultati molto significativi. Tanti i protagonisti degli Atp di Halle, del Queen’s e dei Wta di Birmingham e di Mallorca (sì, la casa di Nadal, ma si giocava sull’erba e non sulla terra). Se, con il Roland Garros, avevamo avuto il dodicesimo trionfo di Rafa, all’Atp di Halle c’è stato il decimo titolo conquistato qui dal campione svizzero; ormai è diventata casa sua questo torneo di Halle. Ci teneva a vincere e fare bene e si è visto: ha faticato, ha lottato, ha giocato alla perfezione i punti decisivi, è rimasto sempre centrato nel match e alla fine ha vinto, con un tripudio da parte del pubblico, con numerosissimi fan accorsi per lui da dovunque e con una sua esultazione che ben descrive la sua soddisfazione. Anche la finale contro Goffin lo dimostra. Ha vinto per 7/6 6/1. Il tie-break lo ha vinto nettamente per 7 punti a 2, dominandolo in maniera incontrastata, giocandolo alla perfezione; nel secondo è dilagato con ben due break di vantaggio, di cui uno guadagnato subito, che lo ha fatto volare sul 3-1 e poi 4-1. Se il match è iniziato in equilibrio, con scambi molto lottati, in cui lo svizzero non riusciva ad essere padrone del campo, ma – anzi – doveva a tratti difendersi; il belga sembrava avere addirittura margine per fare bene e strappare almeno un set all’elvetico; invece, all’improvviso, quando il set si avviava alla conclusione, verso il tie-break, Federer ha ritrovato il suo miglior tennis, ha raggiunto il massimo della solidità e concretezza dei suoi colpi, con una concentrazione ed una forza mentale da manuale, degne di un vero campione quale è. Lo aveva già fatto vedere nei match precedenti: quando aveva vinto (al primo turno) contro Tsonga (per 7/6 4/6 7/5) e contro Bautista-Agut (al secondo turno, scontro conquistato per 6/3 4/6 6/4); partita a senso unico e senza storia, poi, invece in semifinale contro Herbert (Federer ha guadagnato la finale imponendo al francese un doppio 6/3). Roger ha portato a casa 430 mila euro quasi, ma quello che contava per lui era dimostrare (anche a se stesso) di essere ancora competitivo e di poter lottare a Wimbledon per il titolo. Anche quasi a 38 anni.
Così come, nell’Atp del Queen’s, c’è stato il ritorno di Andy Murray e la vittoria in singolare da parte di un altro 38enne: lo spagnolo Feliciano Lopez. Quest’ultimo, non solo si è aggiudicato il titolo in singolare appunto, ma anche quello in doppio; proprio in coppia con Andy Murray, al ritorno dall’intervento all’anca: la coppia composta dal britannico e dallo spagnolo ha vinto al match tie-break del terzo set (conquistato per 10 punti a 5) contro il duo formato da Ram e Salisbury; la coppia vincitrice aveva portato a casa il primo set al tie-break, ma aveva perso il secondo per 7/5. A Wimbledon, invece, pare che Andy Murray giocherà in coppia (in doppio) proprio con Herbert. Soddisfazione doppia, per tutti, dunque al Queen’s. In finale, in singolare, Lopez ha battuto Gilles Simon al terzo set (per 6/2 6/7 7/6) e in semifinale aveva vinto (sempre al terzo set) su Felix Auger-Aliassime (finalista all’Atp di Stoccarda), imponendosi per 6/7 6/3 6/4. Dunque, considerando anche il doppio, un traguardo strepitoso raggiunto, anche per le maratone (persino ravvicinate) che ha dovuto sostenere, scendendo in campo a distanza di poco tempo (con poco margine di recupero). E che dire dell’altra maratona che ha avuto contro Milos Raonic (che si era ritirato in semifinale contro Auger-Aliassime a Stoccarda), altro incontro terminato al terzo set (4/6 6/4 7/6 il punteggio finale di una partita molto equilibrata e lottata)? Sicuramente da evidenziare la sconfitta del greco Stefanos Tsitsipas da parte del giovane canadese per 7/5 6/2.
Così come, un altro ritorno, è stato quello di David Goffin all’Atp di Halle. Se, in Germania, Federer ha avuto anche una strada a lui dedicata esterna all’impianto, il belga (partito dal n. 33 del mondo) ha potuto raggiungere la top 25; così come il nostro Matteo Berrettini raggiunge la top 20, anche se si ferma ‘solamente’ in semifinale, sorpreso proprio da Goffin (per 7/6 6/3). L’avversario l’ha imbrigliato con il suo dritto lungo linea in accelerazione sul rovescio di Matteo, che ha peccato un po’ col rovescio in back, ma comunque un buon torneo anche per lui (soprattutto dopo la partita strepitosa ai quarti con Khachanov, che ha dominato per 6/2 7/6). Tuttavia Matteo ha già vinto, non solo perché ha guadagnato la top 20 – come detto -, ma perché ha ottenuto anche i complimenti proprio di un mito (il ‘suo’ mito) come Roger Federer (“Federe è il tennis”, aveva commentato il tennista romano). Non solo l’elvetico ha esultato come lui per la vittoria ad Halle, ma lo svizzero ha affermato che Berrettini è assolutamente un tennista da tenere d’occhio a Wimbledon. Se lo dice un campione del suo calibro, non resta che congratularsi con il 23enne azzurro per i suoi progressi eccezionali, ormai riconosciutigli da chiunque.
Nel femminile, al Wta di Birmingham arriva la conferma di Ashley Barty, che vince una finale (per 6/3 7/5) abbastanza facile contro la Goerges e diventa la nuova n. uno al mondo, superando Naomi Osaka (che ha perso subito al secondo turno contro la Putinseva per 6/2 6/3), ma soprattutto un successo inaspettato persino per lei, che aveva addirittura pensato al ritiro. Le sue lacrime di commozione ben hanno evidenziato il duro lavoro che ha effettuato col suo staff. La sua semplicità, la sua umiltà, la sua genuinità, la sua simpatia, sono state ripagate, come il sacrificio che ha messo nel tennis. Sicuramente è lei la giocatrice da battere ora, anche e soprattutto a Wimbledon e sull’erba: il suo slice fa davvero male alle avversarie; non è solo difensivo, ma anche offensivo – in un certo qual modo – poiché non è attaccabile. La Goerges non è riuscita a portare la partita al terzo set, per quanto abbia avuto anche molte occasioni; dopo aver dominato il primo set facilmente (vinto appunto per 6/3), la Barty è stata brava a controllare l’avversaria nel secondo, ad aspettare il momento decisivo e a farle break sul 5-5, portandosi in vantaggio per 6-5 e chiudendo sul 7-5, senza bisogno di arrivare al tie-break.
Interessante anche il Wta di Mallorca. Vinto dalla più che valida ‘esordiente’ (ma ormai neppure più tanto) Sofia Kenin, sì quella che ha battuto al Roland Garros Serena Williams, che guadagna 34.677 euro e diventa la nuova n. 33 del mondo. Ha battuto in finale una valida Belinda Bencic per 6/7(2) 7/6 6/4, in rimonta. Un’impresa non da poco, in quanto la svizzera era in ottima forma; inoltre l’elvetica veniva da una semifinale strepitosa vinta contro la testa di serie n. 1 al terzo set, dopo aver perso il primo. La Bencic affrontava la tedesca Angelique Kerber che era partita bene, in maniera aggressiva e molto incisiva mettendola in difficoltà; poi, pian piano, la tedesca ha avuto un lieve calo, mentre la svizzera ha trovato maggiore aggressività ed incisività nei colpi, mettendo pressione alla Kerber e, con più precisione e profondità dei tiri, ha fatto commettere qualche errore di troppo alla tedesca. Al terzo set, l’elvetica ha ritrovato fiducia, riuscendo bene a guidare lo scambio; 2/6 /76 6/4 il risultato finale a favore di Belinda. Tra l’altro Angelique aveva fatto un buon torneo, battendo al primo turno Maria Sharapova (per 6/2 6/3); la russa era ritornata grazie a una wild card – dopo un infortunio alla schiena -, ma è stata letteralmente talvolta da una scatenata Kerber, che non le ha mai permesso di trovare ritmo: l’ha spostata ed attaccata molto, anche da fondo in pressione e con accelerazioni paurose. Maria ha giocato bene, ma nulla ha potuto a fronte della superiorità dell’avversaria, decisamente ispirata e in giornata, a cui riusciva tutto. Però ha fatto piacere ritrovare una buona Sharapova, determinata e più grintosa che mai. Ma anche la Kerber, la Bencic e la Kenin sembrano aver ritrovato la loro forma migliore e a Wimbledon potrebbero far bene. Per la 20enne statunitense si tratta del secondo titolo in carriera, entrambi vinti quest’anno, dopo lo scorso ottenuto ad Hobart (sul cemento) sulla Schmiedlova (per 6/3 6/0); dunque un’attitudine positiva quella della Kenin con le superficie veloci, oltre che con la terra rossa.

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