venerdì, 19 Luglio, 2019

Tennis, Wta ed Atp di Madrid: concentrati per essere vincenti

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Ormai tutti i big sono approdati a Roma per gli IBI 2019. Ci sarà anche Roger Federer (arrivato in semifinale al Master 1000 di Madrid) ed anche Rafael Nadal (che ha recuperato dal virus intestinale che lo aveva colpito); nulla da fare per Camila Giorgi, out ancora a causa dell’infortunio al polso che non è riuscita a superare. Scesa in campo anche Serena Williams (che batte 6/4 6/2 la Peterson). Sinner fa faville e bene Matteo Berrettini, che – in un’ora e un quarto di gioco – ha eliminato il francese Lucas Pouille (n. 28 al mondo) per 6/2 6/4 ed ora dovrà affrontare Alexander Zverev (finalista lo scorso anno, battuto da Rafa al terzo set per 6/1 1/6 6/3 per lo spagnolo; ma il tedesco si impose su Nole nel 2017 per 6/4 6/3). E ci si chiede se il tedesco riuscirà ad arrivare sino in fondo al torneo, se Rafael Nadal riuscirà a spingersi sino in finale e a difendere il titolo, se Federer sarà competitivo a tal punto da giocarsi almeno la semifinale (come nel 2016); e se Nole potrà fare meglio rispetto allo scorso anno, quando perse da Nadal in semifinale (per 7/6 6/3), arrivando almeno in finale come due anni fa. Attenzione a Thiem e Tsitsipas però. Intanto ci si domanda anche allora quale sia il segreto per essere davvero vincenti in un Master 1000.
E la risposta arriva dall’ultimo torneo di Madrid giocato, un altro Master 1000 appunto. La parola chiave è concentrazione. In particolare nel maschile, i tennisti non sono mai sembrati tenere così tanto alla vittoria, hanno messo in campo una dedizione esemplare, non sono colpi da manuale. Alla fine in finale sono arrivati Djokovic e Tsitsipas. Il primo, in semifinale, ha battuto il miglior Thiem di sempre. Quella tra il serbo e l’austriaco è stato uno dei più bei match del torneo (insieme all’altra semifinale forse). Dominic ha fatto vedere colpi di una potenza e di una profonda spaventosi, di gran precisione e in grado di mettere molta pressione e in difficoltà gli avversari, spostandoli molto da fondo, con grande aggressività. Novak, invece, è stato il miglior Nole di sempre da un punto di vista mentale: in buona condizione fisica, ha fatto vedere un ottimo tennis, ma la sua dote principale è stata di giocare alla perfezione i punti decisivi, con più maturità, esperienza e solidità, portando a casa match difficili come quello contro Thiem (che gli stava creando non pochi problemi con il suo top spin insidioso con entrambi i fondamentali). Ha ritrovato calma e lucidità, prendendosi il suo tempo, senza avere troppa fretta di fare il punto (che, invece, è sembrato essere il punto debole di Thiem). Certo il serbo ha rimediato tre warning per non aver rispettato lo shot clock, ma – in compenso – il risultato della semifinale dice molto sulla sua perfezione nell’attitudine ai momenti clou del match: 7/6(2) 7/6(4) l’esito finale. Con grande chiarezza ha scelto l’approccio migliore alle fasi fondamentali, rigirando l’esito di un match non scontato, che anzi pendeva forse a favore persino dell’austriaco – data la sua incisività di colpi, con una palla più pesante -. In tutto il torneo Nole non ha lasciato un set agli avversari, rifilando: un 6/4 6/2 a Taylor Fritz, un 6/1 7/6(2) a Jérémy Chardy, ed anche questo tie-break vinto è indice dell’indole del grande campione, che non spreca nessuna occasione e mette a segno i 15 che gli servono per portare a casa la partita. Djokovic ha sfruttato anche il ritiro (per intossicazione alimentare) di Marin Čilić ai quarti, ma in finale ha dato il meglio di sé. Ha completamente dominato un avversario come Stefanos Tsitsipas per 6/3 6/4, partendo subito in quarta e non dando modo all’avversario di entrare nello scambio, ma togliendogli ritmo sin da subito e guidando lui lo scambio. Eppure il greco era un avversario temibile, che avrebbe preoccupato chiunque. Forte della recente conquista del torneo di Estoril e della vittoria in semifinale su Rafael Nadal (al terzo set), era carico e fresco. Nole ha fatto sentire il peso della sua maggiore esperienza, con grande maturità. Giocando con vera maestria, ponderando bene le fasi di ogni game e set: un po’ alla Roger Federer, che non gioca sempre al massimo, al 100%, al top, ma nei momenti fondamentali è al 1000%.
Un doppio successo, dunque, per Nole; per lui è quanto mai importante dare una dimostrazione di tale autocontrollo e forza mentale, lui così dal carattere istintivo e fumantino. Dosare il suo risentimento e la sua rabbia gli saranno molto utili anche a Roma. Tuttavia è stata proprio la concentrazione l’arma vincente. Trovare la giusta chiave di lettura del gioco nei tratti essenziali del match ha portato alla conquista del master 1000 di Madrid al serbo, dopo l’esito deludente all’Atp di Montecarlo. E proprio dall’Atp di Montecarlo era venuta un’altra dimostrazione del genere, da parte di Fabio Fognini. In grado di vincere nonostante le folate di vento, la pioggia, l’infortunio alla gamba e i momenti difficili passati, la discontinuità della discesa in campo, anche a causa del ritiro degli avversari (che, certo facilitano, ma non permettono di essere sempre ‘allenati’ e ‘caldi’, non giocando tanto; anche il fatto di giocare poco può essere negativo infatti). Invece il ligure, come il serbo, hanno saputo ritrovarsi nelle fasi decisive, dando il meglio di loro, soprattutto dal punto di vista mentale. Infatti, proprio il tennista azzurro di Sanremo ha detto di sentirsi bene mentalmente, calmo e tranquillo, convinto, con le idee chiare; meno fisicamente, a causa all’infortunio alla gamba, da cui non ha ancora totalmente recuperato; l’atleta ha confessato di sentire ancora dolore. Un traguardo per entrambi (merito anche un po’ dei coach Corrado Barazzutti e Marian Vajda).
Viceversa questo è quello che manca ancora ad Alexander Zverev, in un momento di difficoltà per varie ragioni. Nel femminile, invece, oltre a Serena Williams, a Elina Svitolina (che difende il titolo) e a Simona Halep (finalista lo scorso anno), c’è da tenere d’occhio particolarmente Kiki Bertens. Al suo secondo titolo stagionale, si è imposta in finale a Madrid proprio su Simona Halep. L’olandese ha sconfitto di nuovo la rumena, come a Cincinnati lo scorso anno; ma, se sul cemento si era imposta in tre set (per 2/6 7/6 6/2), qui sulla terra rossa ha impartito un severo e netto parziale di un doppio 6/4 alla Halep, dominando il match e non permettendole quasi mai di guidare lo scambio, con un’aggressività, una precisione, una profondità e una potenza di colpi straordinarie. L’olandese ha dimostrato una forza mentale e una maturità, nell’affrontare un’avversaria quale una grande lottatrice come la rumena, che non hanno lasciato indifferente il pubblico: ha giocato come una veterana, una tennista di esperienza collaudata, in sicurezza, fiera di sé, senza esitazioni o tentennamenti. Chapeau; ma, anche qui, la sua decisione e convinzione, derivano dalla concentrazione con cui giocava ogni punto, senza mai fare la scelta sbagliata, ma sapendo come variare schema e ritmo. La stessa concentrazione che le ha fatto dominare Donna Vekic a San Pietroburgo quest’anno (lo scorso 3 febbraio), regalandole il titolo con il punteggio di 7/6 6/4.
La rumena qui a Roma cercherà il suo riscatto. Certo non le ha mai portato molta fortuna. Di due finali consecutive giocate (nel 2017 e nel 2018) le ha perse entrambe, tutte e due sempre da Elina Svitolina: per 6/0 6/4 lo scorso anno; per 4/6 7/5 6/1 due anni fa. Ma Simona Halep non è una che si arrende mai di fronte alle difficoltà e davanti agli ostacoli cerca di superarli con la forza e la convinzione di una combattente. Ed abbiamo visto quanto la forza di volontà, il fatto di tenere veramente alla vittoria, porti poi alla conquista del titolo stesso. Gli ultimi esiti dei recenti master 1000 ben lo hanno dimostrato: le carte vincenti sono la concentrazione nel giocare bene i punti decisivi e l’attaccamento al titolo; mai come prima, non si erano mai visti i tennisti tenere così tanto come al torneo di Madrid, che ha registrato il ritiro dal tennis di David Ferrer (che ha perso la sua ultima partita da Alexander Zverev), tra la commozione generale di tutti (tennisti e spettatori). Non bastano la tecnica e la condizione fisica (che pure contano e servono), ma occorrono forza mentale e concentrazione, convinzione: questo fa del/la tennista un campione o una campionessa e un vero talento puro. Il tennis è uno sport mentale di testa, del resto, lo abbiamo detto più volte.

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