sabato, 15 Agosto, 2020

Tensione con FI. Di Lello: comunque avanti sulle riforme

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Di-Lello-Psi-FIÈ botta e risposa tra Forza Italia e il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Il tema è quello delle riforme: difficile capire, da entrambe le parti, fin dove arrivi il bluff. Se, da un lato, prima Berlusconi e poi Brunetta minacciano di far saltare “l’accordo”, dall’altro Renzi dichiara di non accettare ultimatum da nessuno ed essere pronto ad andare avanti da solo, senza l’appoggio del partito di Berlusconi. Un bel problema dall’una e dall’altra parte visto che, al Senato, i numeri sono stretti e la situazione insidiosa: senza i voti di FI, le riforme potrebbero deragliare con la stessa velocità con cui sono state annunciate. Dall’altro lato lo “scavalierato” Berlusconi, in caduta libera nei sondaggi, rischia di rimanere stritolato ed essere definitivamente consegnato al dimenticatoio della Storia se Renzi dovesse riuscire nell’intento senza il suo appoggio.

Su tutto rimane il fatto che la maggioranza di governo rimane all’oscuro del famoso accordo divenuto il pomo della discordia e su cui, reciprocamente, Renzi e Berlusconi si lanciano accuse di tradimento. Quella stessa maggioranza che, forse, sarà chiamata a votare l’approvazione di un piano che, ad oggi, non conosce.

On. Di Lello, recentemente ha lanciato la proposta di un intergruppo PD-PSI-SEL. Come è stata accolta?

Mi pare che la mia proposta di creare un intergruppo PSI-PD-SEL sia stata accolta abbastanza bene. Abbiamo trovato un forte interesse sia sul versante democratico che su quello di SEL. Proprio in questa settimana parte un’iniziativa comune e potremo valutare il volume delle adesioni.

Su cosa si lavorerà?

Su temi rilevanti come i diritti civili, le scelte economiche e il mercato del lavoro. Il nostro obiettivo è quello di valorizzare ciò che ci unisce in termini culturali. L’idea dell’intergruppo è quella di concentrarsi su un lavoro preventivo per poi arrivare a una posizione comune utile al Paese.

Come giudica le recenti posizioni di Berlusconi e FI in merito al processo di riforma?

Io credo che Forza Italia debba scegliere, da vent’anni, se essere una destra di governo moderna ed europea anziché cedere al facile populismo. In quest’ottica, una cosa è intestarsi la riforma costituzionale per entrare nella Terza Repubblica, un’altra è scegliere il mero interesse elettorale che non aiuta certo il Paese. Ora vedremo come si muoveranno. Detto ciò, le riforme è giusto provare a farle con un largo consenso, ma se poi non c’è si procederà comunque.

Si parla tanto dell’accordo con Verdini, ma le forze della maggioranza ne conoscono i dettagli?

Non conosciamo i dettagli dell’accordo. È chiaro che un patto del genere impegna chi l’ha fatto, dunque noi siamo liberi di fare le nostre valutazioni. Nessuno ci può mai impedire di presentare emendamenti e fare battaglie sui punti che riterremo siano da modificare.

In merito alle europee, c’è stato un dibattito nel PSI in merito alla prestazione dei candidato socialisti nelle liste PD. Cosa ne è venuto fuori?

Intanto, io credo che i socialisti abbiamo il dovere di valutare il fatto che Renzi, in due mesi, ha portato il PD ad aderire al PSE e ha modificato il simbolo, dando spazio al socialismo europeo. Due scelte non scontate che tutti i dirigenti provenienti dalla sinistra non avevano voluto compiere. È evidente che tutto più il PD assomiglia al PSE e più saranno stretti i legami dei socialisti con il PD. Viceversa, se il PD dovesse rimanere politicamente nel limbo, ci sarà bisogno di un forte apporto socialista a marcare una differenza. Del resto, chi proponeva la lista autonoma era un’assoluta minoranza. Non dobbiamo avere paura e sottrarci alla sfida sul terreno della costruzione di un grande partito socialista in Italia. E poi ci sono i territori: più forte sarà l’azione dei socialisti sui territori, così come in Parlamento, più si salvaguardia la nostra identità.

Roberto Capocelli

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