giovedì, 14 Novembre, 2019

TENTAZIONI

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Nel momento in cui si deve far di conto e di conti con la Manovra l’intesa nell’Esecutivo sembra ancora una volta vacillare. Il Presidente Conte, come nel Governo precedente da lui presieduto, prova a far da paciere tra le due fazioni in lotta, da una parte i pentastellati in eterno ‘movimento’ per avere dalla loro anche alcuni punti della Manovra, dall’altro i dem ancora una volta lacerati, e anche i sostenitori dell’intesa con i 5stelle adesso sembrano dubbiosi al riguardo.
Dall’alto invece, l’Ue che annuncia una lettera di chiarimenti. Fonti di governo confermano la missiva osservando che la lettera in arrivo è un atto dovuto, che fa parte del dialogo costruttivo tra l’Italia e la Commissione europea. Non è in discussione né l’impianto, né i saldi della manovra, ma si tratta di chiarire il dettaglio di alcune misure di coperture. Le stesse fonti spiegano che Roma risponderà entro i tempi dovuti, ma adesso il Governo è impegnato a fare i conti in casa, mentre Conte ha annunciato che vedrà personalmente i capi partito per la Manovra. Prima un faccia a faccia con Luigi Di Maio, poi i bilaterali con i singoli partiti per arrivare al vertice di maggioranza e quindi al Consiglio dei ministri delle 19 con una linea condivisa. Gli alleati devono parlare delle modifiche alla legge di bilancio e al decreto fiscale, ma sul tavolo dei ministri questa sera ci sarà anche il decreto terremoto.
“O si fanno – la richiesta non trattabile di Di Maio e M5S – o non esiste la manovra”. Carcere per i grandi evasori, abbattimento dei costi del pos e giovani partite Iva i temi ai quali il M5S non vuole rinunciare e sui quali, promette, darà battaglia. Sulle polemiche dei giorni scorsi, Di Maio è netto: ”I toni ‘o si fa così o si va a casa’ fanno male al Paese, al governo. In politica si ascolta, si prendono in considerazione le proposte della prima forza politica che è il Movimento 5 Stelle. Se va a casa il Movimento 5 Stelle – ancora un avvertimento – è difficile che ci sia un governo, anzi quasi impossibile”. “Nessun ultimatum – ci tiene a precisare -, io credo solo che bisogna fare in modo che in questo governo ci sia meno nervosismo e mettere al centro delle persone e non le proprie opinioni”.
La notizia di eventuali possibili modifiche alla legge di bilancio viene accolta con preoccupazione dai sindacati, con il leader Cgil Landini sul piede di guerra: “Lo dico chiaro: che non venga in mente a nessuno – tuona – di ridurre il cuneo fiscale sui lavoratori dipendenti e di non combattere l’evasione fiscale, di non fare le cose che devono essere fatte: noi queste riforme le vogliamo fare e se necessario le sosterremo con la mobilitazione di piazza”. “Se vi confrontate con il sindacato e vi prendete impegni con il sindacato non può succedere che vengano poi messe in discussione le questioni perché ci sono beghe al vostro esterno. Ve ne chiederemo conto”.
In casa dem intanto cresce la tentazione di voler tornare al voto. Persino il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, primo sostenitore del governo Conte bis, ha minacciato la rottura. Mentre dall’altra parte Andrea Orlando, vicesegretario dei dem, da giorni chiede al segretario del Pd Nicola Zingaretti di valutare l’opzione di concludere l’esperienza del Conte bis, dopo il via libera alla manovra. La posizione dell’ex ministro della Giustizia è condivisa da altri due esponenti dem: Maurizio Martina e Matteo Orfini. Secondo la fronda di Orlando, con le elezioni sarebbe Renzi a chiedere aiuto al Pd, proprio l’uomo di Rignano che ha attaccato il Governo, ma che allo stesso tempo adesso chiede responsabilità in vista dell’elezione del prossimo presidente della Repubblica.
Ma ancora di più ora i dem sono infastiditi dall’atteggiamento dei grillini di Di Maio che sembrano non aver perso il vecchio vizio di puntare il dito contro il loro partito.
“E allora il Pd?”, e allora il Pd…

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