giovedì, 25 Febbraio, 2021
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Teodori: “Trump irrispettoso delle regole, resistenza alla sconfitta preparata meticolosamente”

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Trump e il suo staff “assolutamente non attendibili”, una “resistenza alla sconfitta preparata meticolosamente”. Così, tra l’altro in una intervista all’Avanti!, Massimo Teodori, docente di Storia e istituzioni degli Stati Uniti in molte università italiane e straniere, e già parlamentare radicale tra il 1979 e il 1992. Teodori è, inoltre, autore di numerosi volumi, tra cui l’appena uscito per Rubbettino, ‘Il genio americano. Sconfiggere Trump e la pandemia globale’

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Professor Massimo Teodori, al momento la situazione per l’elezione del presidente statunitense è abbastanza equivoca. Qualche ora fa lo staff della campagna di Trump ha affermato che una affermazione dell’avversario democratico è tutta da vedere, perché si sta tentando con la frode, negli Stati “swing” con il voto postale e anticipato, di scippare il risultato, cioè la supposta vittoria del presidente in carica.

Trump e il suo staff non mi paiono assolutamente attendibili, fino al punto che le maggiori reti televisive americane e le più autorevoli, hanno più volte censurato la sue dichiarazioni oppure trasmesse per intero, ma le hanno fatte subito seguire da un comunicato, in cui si dice che quel che ha detto il presidente sono affermazioni assolutamente non vere.

 

Ma com’è possibile che si stia verificando un passaggio così anomalo, quasi una sorta di “sovversivismo dall’alto” come direbbe Gramsci. Il presidente, la massima carica statunitense, che intende bloccare lo spoglio delle schede con minacce e ricorsi, voti che sono stati espressi legittimamente, affermando che sono illegali o non sono stati espressi bene o che vi sono brogli architettati dagli amici del duo Biden-Harris. Una alterazione democratica?

Che Trump fosse un personaggio che non rispetta le regole e che avesse pianificato in maniera meticolosa la sua resistenza al risultato elettorale, qualora fosse uscito perdente, era qualcosa già chiaro da molto tempo.

E questo da quando aveva detto e dichiarato pubblicamente e ripetutamente che lui non avrebbe riconosciuto altro presidente vincente che sé stesso. Ciò era noto prima delle elezioni, ma anzi sostenendo che era sicuro che i democratici avrebbero commesso dei brogli elettorali, attraverso il voto postale.

Questa è una cosa che oggi ribadisce, ma che non viene presa sul serio da nessuno, tranne che dai suoi seguaci.

 

Si aspettava un risultato così come si delinea? A differenza delle previsioni, il distacco tra i due avversari è, in molti casi, sostanzialmente minimo. I sondaggi talora ipotizzavano quasi una valanga ‘blu’, una nettissima vittoria per il ticket dell’Asinello. Non è andata così, anche se poi si analizzerà il dettaglio del voto popolare e quello dei singoli Stati.

In realtà, se si leggono i sondaggi degli ultimi giorni, quelli apparsi proprio appena tre o quattro giorni prima del 3 novembre, la cartina degli Stati americani colorati in rosso e in blu è esattamente quella che è venuta fuori.

Che poi le differenze siano state minime, anche se con il voto postale si è creato un certo distacco per quanto riguarda gli Stati in bilico, questo è un altro discorso.

Laddove i sondaggi e le previsioni sono state molto erronee è stato soprattutto nel rilevare il voto dei latinos: mentre si pensava che gli ispanici avrebbero votato in grandissima maggioranza per Biden, in realtà hanno votato per un terzo a favore di Trump.
E questo ha inciso sul sul voto degli Stati del Sud Ovest, dove sono concentrati i latinos, e sul voto della Florida.
Per il resto, Trump ha recuperato la vittoria nei tre Stati della “cintura della ruggine”. Il che non è poco, perché sono Stati in cui la classe operaia e i lavoratori bianchi sono in una condizione molto precaria. Ed è quella realtà che vivevano che li aveva esposti alla attrazione di un personaggio come Trump, che però, questa volta, non c’è stata, almeno nella misura in cui si è registrata nel 2016.

 

Professore, come valuta i voti delle diverse minoranze nelle elezioni? Quanto hanno influito le diverse costellazioni di etnie sui democratici in termini elettorali, e in primis gli afroamericani, tradizionale bacino dell’Asinello?

Non ho ancora visto il dettaglio completo dei risultati, ma ho visto soltanto come si sono espressi gli afroamericani, che hanno votato, appunto, per circa il 90% per Biden. Poi, quello dei latinos che hanno votato per il 68% per il candidato democratico, e questo è, comunque, un voto inferiore alle previsioni.
E’ anche inferiore quello degli asiatici che hanno votato per Biden nella stessa misura degli ispanici. Invece, non ho ancora visto altre analisi riguardanti i vari gruppi etnici.

 

Il Partito repubblicano come reagirà di fronte a questa sconfitta? Ma poi, il Gop quattro anni fa, in verità, non aveva soltanto “tollerato” e poi solo dopo ha realmente sostenuto il suo candidato e poi presidente?

Il Partito repubblicano, in realtà, in questi quattro anni si è manifestato all’interno delle istituzioni come un partito del tutto fedele a Trump.
In Senato, soltanto il senatore McCain che è deceduto, si è schierato chiaramente contro il presidente, mentre all’inizio sembrava che vi fossero molte prese di distanza nel partito.
Adesso bisogna vedere, nel momento in cui Trump perde, se tornerà poi all’interno della classe dirigente repubblicana o di una sua nuova classe dirigente, un atteggiamento diverso da quello della gran massa dei populisti, dei nativisti e dei nazionalisti, che si è impadronita fin qui del partito e dell’etichetta repubblicana.

 

Professor Teodori, cosa pensa di questa radicalizzazione e polarizzazione di posizioni, così eccitate dal capo della Casa Bianca? Trump ha twittato ripetutamente, come è uso fare, durante i recenti scontri e violenze e controviolenze, poliziesche o di piazza, contro i radical “Antifa”. Etichette ed elementi nuovi nel dibattito pubblico, divenuti un qualcosa di cui non si parlava prima. Il presidente è arrivato a paragonare Biden e la Harris a socialisti e comunisti che arriveranno al potere con l’intenzione persino di statalizzare tutto. Come è possibile?

Innanzitutto il gruppo “Antifa” non è chiaro che cosa sia esattamente, e inoltre non è chiaro chi ne fa parte. Poi le definizioni di comunisti o socialisti sono quelle date da Trump, che ha detto persino che il candidato democratico, che è un vecchio moderato centrista, trasformerà il paese in uno Stato socialista.

Ma direi che una cosa è quello che, effettivamente, i vari e differenti gruppi sono, pensano e vogliono ed un’altra cosa le etichette che sono attribuite loro dagli avversari.

 

Roberto Pagano

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