lunedì, 21 Settembre, 2020

Terra dei Fuochi,
arresti e aziende chiuse

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Terra dei fuochiA fine novembre un blitz nella Terra dei Fuochi, effettuato da carabinieri e dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha portato all’arresto di nove persone e al sequestro di due imprese. Quest’ultime avevano intascato tre milioni di euro per un traffico illecito di rifiuti metallici. Risultano indagate altre 17 persone e i reati contestati sono, oltre al traffico di rifiuti, falso e truffa ai danni dell’Inps.

La protagonista di questa storia è un’azienda “fantasma”, la Ecometal, che fa capo a un cittadino romeno, il quale è tra le nove persone arrestate. L’uomo, con la complicità di un consulente del lavoro casertano, ha ottenuto l’iscrizione all’albo dei gestori ambientali campani. Perciò la Ecometal era autorizzata al trasporto dei rifiuti derivanti dalle sue attività. Tuttavia il documento che attestava l’iscrizione all’albo è stato venduto per mille auro a diversi stranieri, i quali gestiscono in tutta la penisola la raccolta di materiale ferroso, di modo che fossero coperti dalla Ecometal servendosi dei suoi Fir (formulari di identificazione rifiuti). L’attività criminale era così giuridicamente camuffata.

La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, dopo mesi di appostamenti, intercettazioni e videosorveglianze, ha rotto infine l’intreccio malavitoso. Le indagini hanno mostrato il traffico di rifiuti ferrosi, soprattutto carcasse di veicoli, di due aziende: una nell’agro aversano e l’altra sul litorale domizio. I rifiuti accumulati in questi depositi di stoccaggio, quindi, venivano rivenduti a fonderie con il sistema del giro-bolla. Alla fonderia il metallo era venduto a 22 centesimi al chilo, mentre per i rifiuti senza Fir 15 centesimi, se con Fir 17. Inoltre le due imprese smontavano i veicoli senza curarsi della bonifica sugli oli inquinanti, come l’olio motore, o le sostanze chimiche e alcaline delle batterie.

Ecometal truffava anche l’Inps con false assunzioni e falsi licenziamenti per ottenere sussidi di disoccupazione. Gli assegni e le somme erano incassati al 50% dal titolare della Ecometal che spartiva con il disonesto consulente del lavoro. Continua la battaglia contro le ecomafie il parroco di Caivano, don Maurizio Patriciello. Nonostante il reato di combustione di rifiuti tossici, voluto fortemente dai socialisti in Parlamento, i roghi continuano ad ardere, i cittadini a respirare diossina e bere acqua avvelenata. Secondo alcune indiscrezioni, alle falde del Vesuvio sono state rinvenute dalla Guardia Forestale 100 fusti pieni di scorie industriali, che però hanno già inquinato e devastato il terreno. I cento militari per due Province estese e popolate, come Napoli e Caserta, non bastano a frenare l’azione criminale della camorra dei colletti bianchi collusi.

Il direttore dell’ufficio Affari penali del ministero della Giustizia, Raffaele Piccirillo, collaborò esattamente un anno fa al decreto che introduceva il reato di combustione illecita di rifiuti. Il magistrato, intervistato di recente, ha spiegato che: “serve adesso la rapida approvazione del pacchetto di norme che introduce il reato di disastro ambientale”. Intanto i telegiornali e la carta stampata perpetuano un silenzio imbarazzante sul dramma nella Terra dei Fuochi. Una volta che l’informazione non è più notiziabile finisce nel dimenticatoio. Un ulteriore schiaffo ai parenti delle vittime causate dai veleni della Terra dei Fuochi: un biocidio tacitamente accettato.

Manuele Franzoso

 

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